Apocalypse

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RE: Apocalypse

da saphira1999 » 1 agosto 2013, 20:02

Sarà che sono secoli che non entro nel forum, sarà che un po' mi sento in colpa, sarà che di tempo ne ho da vendere... Seguirò questa fanfiction.
(Yaaaaaaaaaa, sono viva.)
Premetto che gli elfi mi sono sempre stati moooooolto antipatici: non solo gli elfi di Paolini, ma anche gli elfi di Tolkien (tranne Legolas, ma deve esserci una ragione omonale, uhm). Gli unici esenti sono gli elfi della Troisi, che però sono cattivi :blink: Sono da manicomio, sì.
Quindi penso che farò attivimente il tifo per il ragazzo :D
E ora me ne vado prima che Dany possa trovare una motosega, perchè non ho mai finito di commentare A letter *.* *paura!*
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RE: Apocalypse

da erica300 » 3 agosto 2013, 10:23

tra quanto posti ???!!! :D
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RE: Apocalypse

da oromiscanneto » 21 agosto 2013, 17:14

Saphira, mi fa molto piacere che tiferai per il ragazzo!
A questo punto credo di aver trovato il mio nucleo di lettori; dedico il post a tutti voi che avete deciso di leggere e commentare sin da subito, quindi incondizionatamente, questa fan fiction. Per me è davvero importante.
Adesso sapremo qualcosa in più su questo ragazzo e sui fantomatici appunti di cui abbiamo parlato :sospettoso: Poi ancora, la verità su Arya e… Finale a sorpresa!
Buona lettura!

PROLOGO- PARTE II

L'uomo è nato per soggiogare la natura; la natura è nata per servirlo. L'ordine delle cose è questo. E allora mi chiedo: perché? Perché ergerle un simile monumento? Perché non piegarla alla nostra volontà? Non capirò mai gli elfi; c'è qualcosa di ambiguo e sfuggente nella loro mentalità... L'uomo non è fatto per stare tra le piante.

Non riuscì a proseguire nella lettura. Davvero gli aveva scritto ciò? E a quale scopo? Non era certo la prima volta che leggeva quelle parole, eppure ogni volta gli svelavano un nuovo aspetto, un nuovo pensiero della mente di suo padre che non aveva ancora considerato. D'altra parte non l'aveva neanche conosciuto. Sorrise amaro.
Molte volte si era soffermato sull'argomento di quel testo, e puntualmente si era trovato in totale disaccordo con tutto quello che c'era scritto. Del resto riteneva che per un ragazzo di diciassette anni come lui fosse già molto approfondire la conoscenza di ciò che lo circondava, senza smarrirsi nei complessi ragionamenti filosofici del genitore. Non poteva tuttavia opporsi all'istinto, che lo invitava a tentare comunque di confutare quelle parole, chiaramente insensate, nonostante la poca esperienza.
Eppure, riflettendo per l'ennesima volta, si ritrovò suo malgrado a riconoscere in quelle brevi frasi le proprie azioni. E gli capitava spesso. Ciò che si accingeva a fare, per quanto rischioso, rientrava perfettamente nel discorso dello sfruttamento della Natura tanto caro a suo padre: un piano si era insinuato nella sua mente da qualche mese, e si riteneva finalmente pronto per metterlo in atto. Quella notte stessa avrebbe agito.
Si specchiò per qualche secondo in una pozza d'acqua, lievemente compiaciuto. Nonostante gli accecanti riflessi della stella del mattino, v’intravide i suoi sottili lineamenti e con essi un fisico tonico e asciutto, corti capelli corvini e due vispi occhietti neri. Si riteneva davvero cresciuto e maturato, anche nello spirito, per essere pronto all'azione che stava per compiere.
Si riscosse e levò fiero il capo. Intorno a lui si apriva una vasta distesa di pini, caldamente illuminati dal sole di mezzogiorno; la foresta proseguiva, come si era aspettato grazie a quegli appunti ormai fondamentali nella missione, a perdita d'occhio. Per quanto scarne e imprecise, le annotazioni erano impostate come in una vera e propria enciclopedia che trattasse della Du Weldenvarden. Della foresta suo padre non sapeva molto in realtà, come aveva anche confessato nello scritto, ma dalle esigue informazioni che possedeva era riuscito a ricavare qualcosa sull'ubicazione di Ellesméra. Tanto era bastato al giovane però: impiegando diciassette, lunghissimi giorni di cammino, si era infiltrato nella selva- con sua enorme sorpresa sprovvista di ogni difesa magica, al contrario di quanto indicato dalle note- e, districandosi fra i celebri "ombrosi pini" di cui si discorreva tanto fantasiosamente in tutta Alagaesia, aveva raggiunto i confini di quella che, secondo i suoi calcoli, doveva essere la capitale degli elfi. Finora sono stato bravo. Si disse, con una punta di orgoglio. Ora però avrebbe quasi certamente avuto a che fare con gli elfi.
Al di là delle istruzioni paterne, per arrivare fin lì si era affidato per lo più ai sussurri di piante, alberi e arbusti, oltre che a quelli, in parte, degli uccelli e dei roditori della foresta: essi non mentivano mai, e lui aveva un talento speciale nel relazionarsi con loro. Sapeva proteggerli, sfiorarli, toccarli, cullarli, persuaderli. Sapeva immedesimarsi in ciò che lo circondava con scioltezza, il contatto che fluiva era fresco e genuino, puro.
Lo attribuiva tanto a un dono divino quanto ai meriti del suo mentore, il vecchio Hank.
Ricordò per un istante le ore trascorse con il buon maestro e la sua infanzia presso le valli ai piedi della Grande Dorsale, non molto lontano dalle propaggini più orientali della foresta degli elfi. Vivevano solo della compagnia reciproca, in una minuscola capanna di legno, ai margini di un boschetto di betulle che faceva la gioia di entrambi, ma soprattutto del ragazzo.
Rievocò le ore felici trascorse a cantare tra gli usignoli, cinguettare con i pettirossi, osservare colonie di agguerrite termiti o studiare comunità di laboriose formiche.
Sorrise rivedendo fra i suoi pensieri, vividi più che mai, i dialoghi e gli intimi contatti avuti con quelle che per lui rappresentavano la vera essenza della Natura, le piante. Ne aveva assaporate la serenità, la rassegnazione e l’adeguarsi all’ordine del mondo, senza la brama di ribellione tipica dell’uomo. Il fatto che fossero a loro modo coscienti della realtà circostante lo aveva aiutato, da ragazzo, a cullare il sogno che pini e cipressi potessero occupare il posto di amici e parenti, che a loro facessero piacere i suoi lunghi e appassionati abbracci mentali, che quelle strette rappresentassero un’ondata d’affetto. Del resto era un ragazzo solo, abbandonato alle cure del suo maestro, aveva estremo bisogno d’affetto e ne era consapevole.
Crescendo poi, aveva presto compreso che la Natura, termine con cui in realtà amava identificare solo e soltanto gli amati vegetali, non era certo in grado di sostituirsi alle persone. E proprio in quel periodo, tra gli appunti paterni aveva scovato una frase che lo aveva incuriosito, e che aveva dato il via al progetto più assurdo che avesse mai letto:

Gli animali, se non altro, ci possono volere bene. Le piante invece possono solo esserci utili, donandoci ad esempio le energie di cui abbiamo bisogno… Certo, i vegetali sono assolutamente pacifici e non si possono convincere facilmente a dare il via a una vera e propria guerra; è sufficiente tuttavia avere con loro una certa confidenza e loro venderanno, volontariamente o meno, la loro stessa anima alla tua causa.


Suo padre aveva architettato un piano folle e insensato, ma al tempo stesso logico, audace e ambizioso, il cui primo passo stava per compiersi grazie a lui.
Ormai si sentiva il suo legittimo erede, pur essendo ancora riluttante ad abbracciarne del tutto alcune teorie.

***

“Da allora ha deciso, con un perverso meccanismo mentale, che le piante, in quanto inferiori, debbano essere sottomesse per aiutarlo.” Sentenziò Däthedr, una volta fuori dalla mente del ragazzo. Arya aggrottò le sopracciglia, confusa; in precedenza, intimorita dalle reazioni che aveva notato sul volto dell’elfo, aveva insistito affinché si concedesse una pausa prima di terminare l’ispezione. Ora che il tutto si era concluso, non aveva ancora giustificato tanto affanno.
Il fatto che anche Fìrnen, accovacciato da un lato sulla rupe di Tel’Naeìr, si stesse ponendo le sue stesse domande la tranquillizzava non poco. Osservò ancora una volta il suo compagno con estrema attenzione, mai si stancava di studiare ogni singola sfaccettatura di quelle squame smeraldo che, sotto i riflessi del sole nascente, rappresentavano uno spettacolo ancora più suggestivo. A volte sperava di trovare nel suo drago la risposta a ogni questione esistenziale che le veniva da porsi, tanto era cambiata la sua vita con quella presenza, e lui mai l’aveva delusa. Certamente non era in grado di esprimersi in maniera certa e definitiva, ma le sue affermazioni erano sempre argute e brillanti.
Lo so, sono scaltro, intelligente e tra un po’ anche saggio!
Oh dai, smettila di spiarmi i pensieri, stiamo parlando di cose serie.
Lo so, mi sono reso perfettamente conto di ogni situazione spinosa che ho affrontato fin dalla nascita; però non per questo posso permetterti di essere così timorosa di tutto questo. Ti preoccupi troppo, hai superato ostacoli ben peggiori. Sei un’elfa, e quello è un cucciolo d’uomo.
Detto ciò sbuffò lievemente, esalando un pennacchio di fumo dalle narici.
E poi- proseguì, assumendo un aspetto più tecnico- non ti stavo spiando. Cavaliere e drago condividono tutto o no?
Ah, Fìrnen… Se non ci fosse stato lui, pronto a ridimensionare ogni situazione, dimostrando un’acutezza fuori dalla norma e senza scadere mai nella banalità, probabilmente sarebbe stata sommersa da un mare di cariche, pressioni e responsabilità.
Troppo buona, non sono poi così importante… Sei sempre stata capacissima di affrontare i tuoi doveri anche prima della mia nascita, o saresti già morta e sepolta.
Stavolta il drago le aveva strappato un sorriso pieno di rimorso, dato che non riusciva mai a mettere in pratica i suoi consigli.
Va bene, ma ora mi lasci parlare con Däthedr? Già non ha senso che non mi sia recata io personalmente a disinnescare la minaccia, non so ancora perché non l’ho seguito e gli ho dato retta. Almeno ora devo essere informata di tutto.
No, credo che prima dovresti goderti un po’ il paesaggio: siamo pur sempre nella nostra foresta.
Che vuoi dire?
Non c’è alcun bisogno che te lo spieghi.
Stavolta i riflessi dei suoi occhi avevano perso ogni traccia di malizia, lasciando il posto a un’espressione profonda e saggia.
Rifletté un attimo. Era ovvio che la foresta c’entrava ben poco con quella richiesta; voleva che lei non parlasse del nemico davanti ad altri elfi, non ancora almeno.
Ecco, mi devo rilassare. Così non sono utile a nessuno né sono pronta a prendere decisioni.
Estratti dalla mente del ragazzo ancora imperversavano nella sua mente, mentre si sforzava di ammirare le meraviglie che la circondavano. Portò lo sguardo in basso, ai piedi della rupe di Tel’naeír; in fondo allo strapiombo si apriva l’ampia foresta che le sembrava impossibile sperare di conoscere ramo per ramo. Ogni volta che si affacciava da lì, non poteva fare a meno di pensare di aver raggiunto i confini del mondo; oltre sembrava non poterci essere nient’altro che alberi, alberi e alberi. Lo sguardo le cadde sul rametto di gelsomino che teneva con tanta cura e che molte volte era stato per lei un’ancora di salvezza contro l’infelicità o, peggio ancora, la noia. Respirò a fondo, ora si sentiva più pronta emotivamente ad affrontare la realtà.
Ancora una volta cercò di ricomporsi per riprendere la conversazione, dopo aver prontamente ringraziato Fìrnen.
“Che… Che logica.” Fu l’unica affermazione coerente che riuscì a concludere la regina, rivolgendosi finalmente al suo sottoposto. “Ma insomma, che ci faceva qui, nel cuore della nostra terra? E poi, cosa gli avete fatto di preciso?” Era stranamente accaldata; da tempo immemore la foresta non veniva violata così sfacciatamente, per giunta da un ragazzino appena maggiorenne anche secondo i canoni umani. Di quali oscuri poteri era dotato quell’individuo in apparenza insignificante?
“L’ho colpito a una costola io personalmente, Arya Dröttning, anche se… ecco… Abbiamo notato che la ferita è totalmente rimarginata, o almeno così sembra. Molto strano. Ad ogni modo, almeno finora, non ha accennato in alcun modo a ribellarsi a nessuno di noi cinque, lo stiamo tenendo a bada con una certa pressione mentale ed Egìra lo sta trattenendo anche fisicamente”. Si prese una pausa per sistemarsi la chioma argentata. Fece poi cenno all’altro elfo di allontanarsi dal corpo, non più martoriato, del nemico. Poi lo sollevò di peso per un braccio, mostrandole il punto esatto in cui era stato trafitto appena pochi minuti prima. Era liscio al tatto anche per lei, segno tangibile che effettivamente qualunque lesione sembrava essere stata guarita.
“Per quanto riguarda la sua missione non è stato facile ricavare informazioni dalla sua mente, sembra confusa e ricca di progetti. Abbiamo scoperto una cosa però, che sperava di conquistarci con l’aiu…”.
Mai avrebbe concluso quella frase. Uno stiletto, apparso quasi dal nulla, lo trafisse lungo la schiena. Däthedr emise un gemito strozzato, poi si accasciò a terra.
In un istante un lampo accecante squarciò l’aria; l’elfa non riuscì a trattenersi e socchiuse gli occhi, sperando di non essere travestita da quella che le sembrava un’esplosione silenziosa. Il tutto durò non più di qualche secondo, ma quando finì e lei poté finalmente rialzare le palpebre il risultato la lasciò sbalordita; una parte della rupe appariva completamente bruciacchiata, come devastata da un incendio; la sfumatura predominante era ovviamente quella tendente al nero. Ma subito rinunciò a scoprire di cosa si trattasse, una sola risposta le premeva conoscere in quel momento: sapere dove si era cacciato il ragazzo.
È sparito! La regina si voltò di scatto in cerca del nemico; lo intravide a quasi una lega di distanza, fra i pini, che indietreggiava scagliando, con una certa destrezza, dei dardi con un rudimentale arco di legno. Già si trova lì! Le sue difese magiche respinsero prontamente le frecce, ma Arya sapeva che nella foresta non molti avevano avuto la previdenza di proteggersi da simili attacchi. Neanche Däthedr. Persino la pace presenta le sue controindicazioni, e la guerra i suoi vantaggi, trovò il tempo di pensare; diciassette anni prima per lei asserire ciò sarebbe stato pure follia.
Sentiva già Fìrnen agitarsi dietro di lui, sorpreso. Un paio di poderosi battiti d’ali, poi una macchia smeraldina fendette l’aria e si lanciò a caccia del nemico.
“Prendetevi cura di lui! Penso io al ragazzo.” Detto ciò anche lei partì all’inseguimento; in fondo non sapeva neanche a chi si era rivolta, nel viale cosparso di trifogli che conduceva alla rupe, i suoi fratelli erano davvero in pochi; nonostante il suo ordine a ogni modo, si formò dietro di lei un seguito di elfi dall’espressione decisamente allarmata. Nessuno di quelli si trovava con lei al momento dell’accaduto, dovevano aver sentito che qualcosa non andava ed erano accorsi.
“Maestà, permetteteci di aiutarvi in quest’impresa, è troppo pericoloso avventurarsi da sola in cerca di uno squilibrato.” La regina si rimproverò silenziosamente per essersi lasciata trasportare dagli eventi, accettando con gratitudine che i suoi compagni formassero un cerchio protettivo attorno al suo corpo; quindi il gruppetto prese ad avanzare rapidamente.
Come? Come ha fatto? Ha prevalso sulla pressione mentale di cinque dei nostri maghi! Sempre più pervasa dall’inquietudine, avanzò rapida in cerca dell’umano.
Dov’è? L’elfa scrutò fra i pini circostanti, spaesata. Si era allontanato di nuovo, ma stavolta in maniera definitiva. Tutto ciò era assurdo. E lei l’aveva lasciato accadere invece di mettere a disposizione la forza della sua mente per tenerlo prigioniero.
Nulla sfuggiva al suo sguardo indagatore, eppure era sicurissima che il ragazzo non fosse nelle vicinanze né si nascondesse dietro un pino.
Arya, neanche io vedo nulla; Däthedr aveva ragione stanotte a non farmi partire con la spedizione, con tutte queste piante dall’alto non distinguerei nemmeno un gregge di pecore. E io non consento mai che le mie prede si facciano beffe di me.
E se ci lanciassimo all’inseguimento? Potremmo stanarlo, con giorni e giorni di marcia. Tu potresti seguirci in volo, perlustrando la foresta con la mente non può sfuggirci!
No, ti prego… Ci ho pensato, e ho deciso che questa missione è troppo pericolosa per noi; parliamo di un ragazzo abile a nascondersi, che sa muoversi nella foresta e che ha superato le menti di cinque elfi, Arya! Non possiamo permetterci di affrontarlo così, alla cieca, ci ha già sorpreso e potrebbe farlo ancora.

Si fermò. Gocce di sudore le colavano dalle orecchie lungo l’arco dorsale, le energie nervose spese nel lasso di pochi minuti erano immense e l’uomo sembrava in quel momento invincibile.
Fuggito. Ancor più innervosita, provò a sondare nuovamente il territorio circostante con la mente, ma senza risultati. Doveva essere talmente bravo a sfruttare le menti degli alberi al punto da nascondersi tra di loro… Ma che idiozie! Che andava a pensare? La foresta non lo avrebbe mai aiutato, e poi era un cucciolo d’uomo e poco altro, per quanto potente. Non era da lei essere sempre così tesa.
Ancora contrariata, la regina si acquietò un istante, riacquistando immediatamente il suo regale contegno ormai divenuto proverbiale presso molti esseri umani. Intraprese un’analisi serena e lucida della situazione, andando in cerca della causa di quello che era da considerarsi sotto ogni punto di vista un totale fallimento.
Fu costretta ad ammettere a se stessa che, quando il suo popolo si trovava in pericolo, si sentiva troppo emotivamente coinvolta. Solo così si spiegavano errori mai commessi né quando, ancora giovanissima, era alle prese con i primi incarichi diplomatici, né durante la logorante guerra contro Galbatorix. La responsabilità era sua, non più di sua madre, da un pezzo. E lo percepiva.
So che non vuoi sentirti dire molto; ti ricordo solo che gli elfi che ti hanno chiesto di non aiutarli erano davvero potenti, non c’è bisogno di pentirsi. Nessuno immaginava che quel cucciolo potesse costituire una reale minaccia, ma ormai è un pericolo da tenere ben presente e anzi, va segnalato anche a Lady Nasuada. Ma non ora. Le ultime tre parole erano state scandite e rimarcate dal drago con particolare cura.
Con un moto di gratitudine, Arya accettò e si rese conto che c’e4ra altro da fare. Ora basta, ci penserò dopo. Si riscosse e decise di tornare indietro; doveva salvare Däthedr, lui sapeva. Sapeva tutto. Era stato quasi tutto un equivoco, mai avrebbe pensato che un umano appena maggiorenne avrebbe potuto sbaragliare cinque esperti maghi elfici.
“Arya Dröttning.” Un elfo dai capelli ramati sopraggiunse trafelato. Poi un sussurro: “Ci dispiace.”
La regina rimase inchiodata sul posto, come pietrificata. Il suo volto diventò ancor più una muta maschera di ghiaccio. E qualche lacrima già le scorreva sul viso.

***

Dannazione! Ci è mancato poco che non mi catturassero, e per sempre. Per qualche istante aveva seriamente rischiato che la rabbia prendesse il sopravvento, ma non aveva escluso la possibilità di essere fatto prigioniero e si era preparato al meglio a tale eventualità. Aveva sperato in una maggiore precisione, magari di essere portato più lontano, ma era andata comunque bene e nient’altro contava.
Aveva ormai raggiunto la radura, quella in cui aveva abbandonato i suoi effetti personali. Il tempo per recuperarli era pochissimo, se ne rendeva conto, ma comunque era ben speso. Il ritorno sarà ben più complesso, chissà se avrò ancora l’appoggio della foresta…
Aveva rischiato grosso, ma stranamente si era anche divertito. L’ebbrezza del rischio lo eccitava, lo spingeva a dare il massimo per sfidare continuamente se stesso e i suoi limiti. In lui saliva sempre più la convinzione di potercela fare, presto avrebbe davvero avuto al suo servizio la flora completa di Alagaësia.
Se non altro, due informazioni tra le più importanti le aveva salvate dall’ispezione mentale. E forse anche le altre, se davvero aveva ucciso il suo carceriere. Per di più, aveva avuto ottimi riscontri riguardo alle sue capacità in battaglia, essendosi appena preso gioco di cinque maghi elfici. Un ghigno gli increspò le labbra, ma si trattò di un istante. Subentrarono poi in lui dubbio e malinconia. Davvero lui era quello? Chi glielo faceva fare? Quale sarebbe stato il suo destino? Il piano era stato portato a termine quasi in ogni sua fase, eppure era terribilmente turbato. Si sentiva trasformato, e non certo in meglio.
Lo faceva per loro, provò a rassicurarsi, per l’ennesima volta, senza convinzione. Per regalare al mondo nuove foreste. In realtà sapeva fin dentro le proprie ossa che non era vero. Lo faceva per se stesso, e si rendeva sempre più conto del fatto che il suo legame affettivo con le piante, la sua “Natura”, in realtà non esisteva affatto, e al contrario ne era quasi… geloso. Ho un talento, e voglio sfruttarlo a fini personali, ecco la verità. E quasi subito si sentì meglio, come gli accadeva ogni qualvolta in cui prendeva definitivamente atto di verità che in realtà aveva scoperto già da tempo.
Raccolse le bisacce, custodite da difese magiche naturalmente legate dell’ambiente circostante, al di fuori della capitale. Da lì non rischiava più di essere avvistato, visto che il drago verde si era defilato già da tempo.
Levò lo sguardo verso l’orizzonte, notando che Aiedail svettava già alta in cielo. Era ora di rimettersi in marcia, o sarebbe stato trovato. Rasserenato, si chinò verso uno sperone di nuda roccia, dove aveva lasciato la sacca più importante, e la accarezzò sussurrando riconoscente. Per tutta risposta avvertì nell’aria un moto d’approvazione che contribuì ulteriormente a rincuorarlo. Raccolse quindi anche l’ultima borsa, ancora traboccante di energie, e si preparò a una nuova, estenuante corsa.
“Andiamo.” Amaramente, costatò che la sua visione del mondo non era poi così lontana da quella di suo padre.


Bene, come sempre fatemi sapere qualcosa (magari anche sulla lunghezza dei post e su come gestisco i POV). Nel prossimo post sapremo qualcosa in più sul povero Däthedr, se non cambio l’ordine dei post, e soprattutto arriverà il primo capitolo.
http://www.eragonitalia.it/postt16311.html
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RE: Apocalypse

da saphira1999 » 27 agosto 2013, 10:28

Stranamente Arya non mi sta sulle scatole. Stranamente Arya come la scrivi tu non mi urta i nervi come me li urtava quella di Paolini, e già per questo potrei darti il premio miglior Fanfiction in corso, ma, be', poi non sarebbe giusto nei confroniti di Daenerys perchè devo ancora recoperare Enchantement, ma tu non dirlo in giro perchè ho paura che poi la suddetta mi insegua infuriata e armata di motosega, shhh :laugh:
Anche Fìrnen è reso molto bene, comunque meglio di quello di Paolini (ancora) perchè dai, quello di Paolini dice due parole in croce e poi lui e Saphira si imbucano come se si conoscessero da decenni, nonono non mi piace.
Uh, il ragazzo è cattivo. Diabolicamente malvagio, esagerando un po'. Dev'essere una cosa di famiglia, architettare piani per la conquista del mondo vegetale :lol: Lo adoro :innamorato:
E, uhm, mi dispiace tanto dirlo, ma di Dathedr non è che mi importi poi molto, se vive o muore. Certo però che sono curiosa come una scimmia riguardo all'accenno di una sua possibile tresca con Islanzadi.
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RE: Apocalypse

da Neya » 29 agosto 2013, 18:02

Non mi ero ancora accorta che avessi postato, questo telefono maledetto ha smesso di segnalare i nuovi messaggi -.-
Ok, comincio.
Questo post mi è piaciuto molto, più del primo: forse perché mi ha dato tanti spunti per riflettere :rolleyes: Per esempio: che strano potere ha questo ragazzo? Come fa a nascondersi così bene senza che nessuno si accorga della sua presenza? Come diamine ha fatto a sconfiggere ben cinque elfi in una volta sola? Perché cerca la collaborazione dell'albero di Menoa? Insomma, il mio cervello si è messo in moto, ma ci sarà bisogno di qualche nuovo post per chiarirmi bene le idee.
Non so come si scriva il nome dell'elfo, lo chiamerò D. Dunque, a me la morte di D è dispiaciuta: non era Mr. Simpatia, però non ha mai fatto nulla di antipatico. E che rabbia vederlo morire prima di rivelare i piani del ragazzo!
Arya e Fìrnen mi piacciono molto. Arya non mi è mai stata antipatica, ma comunque preferisco la tua a quella di CP: forse perché posso capirne i pensieri e conoscerla meglio, visto il legame mentale con il suo drago. Fìrnen è un vecchietto! Per la sua saggezza e il suo acume, dico.
Ed ecco che arrivo a Lui: il ragazzo misterioso. Ha un legame speciale con le piante, ma aspetto chiarimenti. Usa magie insolite, riesce a mimetizzarsi in tutti i sensi nella foresta. Un tipetto interessante e molto particolare.
Mi è piaciuto come hai gestito il post: l'analisi dei ricordi del ragazzo prima, la spiegazione di D e la fuga dopo, per poi concludere con il trionfo del ragazzo. L'ho trovato molto coinvolgente. Sai come interessare il lettore, ti servi delle parole, dei pensieri e delle situazioni giuste. Insomma, bravo oromis ;)
Cercherò di riparare questo benedetto telefono, anche perché questa è l'unica ff che seguo assieme ad un altro paio e voglio quantomeno essere puntuale .-.
Al prossimo post :bye:
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RE: Apocalypse

da Daenerys » 30 agosto 2013, 11:19

Eccomi qui ^^
Da dove iniziamo...
Dal protagonista [smilie=heart.gif] che adoro già: spero che abbia più spazio in futuro perché lo adoro. Il modo con cui si prende gioco degli elfi è fantastico [smilie=yes2.gif] (quanto si vede che non amo le saccenti creature dalle orecchie a punta [smilie=elf.gif] lontani ricordi della mia ff in cui ormai sta crescendo la giungla )
Aya si, dai è leggermente più sopportabile, ma giusto un po' :sleep: Fírnen invece mi piace, sapevo che c'era qualcosa nel suo cervello verde (sarà ma mi sta più simpatico da quando ho iniziato la ff su di lui) Dä... Quell'elfo lì, insomma (ma chiamarlo Davide no? :sospettoso: L'elfo Dävide, semplice ma esotico) no, della sua morte non me ne frega niente (rimanderemo le condoglianze). Invece stima al mio amico protagonista (ma questo l'ho già detto... :arms: )
Bello lo stile con cui hai scritto questo capitolo.
Le prime righe sono... Solenni. ;) Bello :laugh:
Invece lo stile dopo è molto Paoliniano, anche se non abbondano (per fortuna) le descrizioni chilometriche e le parole obsolete (ma è solo un bene, credimi :cool: )
Per stavolta niente citazioni :( ma fa lo stesso :P
Alla prossima,
Daen
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RE: Apocalypse

da Saphira23 » 1 settembre 2013, 21:57

Ciaoooo! Wow :O questo post è meraviglioso!
Mi piace tanto il modo in cui scrivi ! Bravissimo! :laugh:
Ahahahahahahaha XD il povero Dathedr è morto!
Questo povero elfo non sta proprio simpatico a nessuno XD
Arya e Firnen , mi piacciono molto invece ! ^^ Il drago verde è molto saggio !
Il nostro caro amico...quindi non è morto! Wow , questa sua....come dire....unione con la natura è interessante!
Ha una trama particolare questa ff !
Non vedo l'ora di leggere il seguito! ;) Sono veramente curiosa ;)
Hai fatto qualche errore di battitura, ma figurati capita a tutti ! ;)
Vai così!
Posta prestissimo! ;)
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RE: Apocalypse

da smeraldina96 » 3 settembre 2013, 17:45

ciao Oromis, mi è piaciuto molto il capitolo, bravo hai davvero talento nella scrittura, adoro sempre di più questa storia continua così!!!!!
Immagine[http://i43.tinypic.com/2hyj52x.jpg[/img][/url]
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RE: Apocalypse

da erica300 » 3 settembre 2013, 18:52

ahahaah ciucciatevi il calsino stupidi elfi ahahaha (penso si sia capito da che parte sto )
mi è piaciuto molto e adesso una domanda mi sta tormentando : cosa c'era nella borsa più importante ?????
secondo me il pezzo meglio è il protagonista :innamorato: bellissimo anche solo perchè ha i capelli neri , e perchè ha messo nei casini gli elfi ahahaah grande lui !!!!!!!!!!!! (staranamente mi ricorda Giotto )
complimenti vivissimi !!! mi è piaciuto molto :P ;) :D
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Re: Apocalypse

da Galbatorix99 » 2 ottobre 2013, 18:20

magnifico!!!!!!!!!!!!!! :O :O inizio avvincente :D no seriamente grande storia! il prologo è interessante,ma sto tizio chi è?? e che cosa voleva fare?posta il prossimo capitolo!! :D e senza offesa ma a "Eragon Amazzatiranani" ho riso non pre l'errore ma per il senso del soprannome se lo dividi in tre parole XD
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