Atra du evarínya ono varda

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Atra du evarínya ono varda

da Iulieth » 26 luglio 2014, 21:40

Beh, ragazzi, questa è la prima FF della mia vita e sinceramente non sono ancora sicura di quello che sto per fare...Siate clementi e non vi arrabbiate se fa schifo :laugh:
La storia inizia a metà del libro "Eragon", più o meno - non ho con me il libro e quindi non posso essere precisa precisina.

Bbbbene, posto un pezzo del primo capitolo e vediamo come va!
Buona lettura, spero...


Capitolo 1

Aeris scrutò lontano nella notte e si calò il cappuccio sulla fronte bianca. Le fredde mura di Dras-Leona non potevano certo nasconderla completamente, in una notte così limpida. La ragazza sapeva che avrebbe dovuto ricorrere a qualche trucchetto per passare inosservata e finire il lavoro. Sorrise nella notte: il suo passo era più leggero di quello di un gatto.
Aveva già abilmente derubato due guardie distratte, sfruttando un gran fracasso improvviso causato dal mulo irrequieto trascinato da un garzone, ma voleva essere sicura di potersi comprare un nuovo pugnale, l'indomani, e per questo sperava in un colpo veloce e redditizio.
Mentre puntava una terza guardia che camminava spedita sulla strada davanti a lei, si rese conto di percepire qualcosa di molto strano provenire dalle sue spalle. Voci concitate, soprattutto, ma anche una sorta di respiro affannoso. Un respiro molto profondo. Certo, molte volte si era piacevolmente affidata al suo buon udito, per scovare le nuove vittime, ma questa volta Aeris rimase decisamente sconcertata nel rendersi conto di esser stata capace di percepire un respiro lontano. Si voltò verso le alte mura della città, certo che gli strani rumori provenissero dall'esterno.
In una frazione di secondo dimenticò la guardia e il suo misero bottino, per seguire la sua curiosità. Sfoderò piano la daga poco appuntita che si trascinava dietro da troppi mesi ormai, e sperò con tutte le sue forze di trovare qualche stupido viandante rumoroso. Varcò silenziosamente una delle porte di pietra della città e si acquattò tra la vegetazione portando tutta la sua attenzione ad uno sparuto gruppetto di alberi,lontano. Strisciando, respirando a fatica, si fece sempre più vicina, fino a che non riuscì a riconoscere le voci. Contò due uomini, ma avvicinandosi sempre di più ne scorse un terzo accasciato a terra. Non era completamente certa di potercela fare, i due in piedi sembravano giovani dalle voci, e lei era sicuramente più debole nel combattimento corpo a corpo e con una sciocca daga smussata in mano. Avrebbe comunque potuto correre, sfrecciare nell'oscurità, prendere quel che voleva e scappare senza un solo rumore. Digrignò i denti. Ce l'avrebbe di certo fatta. Si nascose dietro all'albero più vicino a uno dei due e decise di approfittare del momento di caos che sembravano attraversare per rubare una borsa buttata lì vicino. I suoi piedi si mossero veloci, scatenando un debole fruscio appena udibile. Proprio mentre tratteneva il respiro e allungava la mano sentì di nuovo quello strano respiro e un attimo dopo si ritrovò a terra con una gelida punta di spada poggiata alla gola. Aeris si riscosse e tentò di strisciare indietro, ma il ragazzo che teneva la spada gliela premette di più contro la vena e lei capì che forse era il caso di chiedere scusa e darsela a gambe. Il giovane aveva il viso contratto in una smorfia di dolore, i corti capelli castani tutti arruffati. Rinfoderò la sua spada e tornò a occuparsi del terzo uomo che giaceva a terra accanto a un ceppo.
“Non osare avvicinarti, vattene da qui” rantolò il ragazzo.
Il suo amico emerse dall'oscurità con la lama insanguinata pronta all'attacco.
“Sei fortunato, ladro, questo non è proprio il momento giusto. Sparisci”
Aeris fissò per un attimo il viso pallido del nuovo arrivato, strinse a sé la sua daga e con un balzo si alzò da terra e ringhiò sprezzante verso il giovane, poi afferò la borsa abbandonata e prese a fuggire. Purtroppo fece appena tre passi che il giovane le afferrò il mantello, togliendole il fiato e facendole scivolare il cappuccio sulle spalle. La afferrò per un braccio e le mise una malo alla gola, per vedere meglio il suo viso alla luce flebile delle stelle. Per un momento Aeris fissò gli occhi di lui e lui sussultò. Erano grigi e chiari come la Luna, duri come la pietra: Aeris non aveva mai visto occhi così freddi. Lui smise di guardarla e le bloccò le mani dietro la schiena. In quell'attimo la ragazza infilò la sua lama tra le pieghe della casacca, sperando di non tradirsi.
“Una donna” ringhiò lui sottovoce, poi si rivolse al suo compagno di viaggio, strattonandola a destra e sinistra mentre Aeris si dimenava “E' una donna, Eragon! Adesso che ne facciamo?”
Eragon le lanciò un'occhiata appena, poi riprese ad occuparsi del terzo uomo ancora sdraiato. Sembrava che stesse molto male: la lunga barba era sporca di sangue e rantolava.
“Legala, Murtagh, la lasciamo qui”
Il giovane coi capelli lunghi di nome Murtagh la fissò un momento. Sembrava quasi deluso del fatto di non poterla fare fuori ed estirpare il problema. Aeris sapeva che si sarebbe liberata facilmente, ma era una seccatura perdere l'occasione di una borsa piena e pesante. Soprattutto perchè sarebbe dovuta tornare di corsa in città prima dell'alba, per improvvisare un terzo colpo. Soffiò piano e si lasciò trascinare, non senza fingere di lottare per far notare a Murtagh quanto lei fosse estremamente debole. Quindi si ritrovò presto legata con pezzi di stoffa intrecciati al ceppo dove giaceva il loro compare. Abbassò la testa e poggiò la fronte contro un ginocchio, in segno remissivo. Una ciocca di capelli rossi le scivolò via dalla treccia.
“Lasciatemi andare, vi prego...” piagnucolò. “Non potete lasciare una donna sola, di notte, legata in mezzo agli alberi alla mercé di chiunque passi!”
Eragon la squadrò e incrociò appena il suo sguardo. “Non posso pensare a te. E non posso rischiare che tu ci segua. Resterai qui, mi dispiace.”
Murtagh le strinse meglio i polsi e le sussurrò a un orecchio “Sei fortunata, sciocca ladruncola. Fosse per me saresti già morta.”
Aeris si voltò quel tanto che le permetteva di guardarlo dritto negli occhi e ribattè
“Non sono una sciocca. Non potete lasciarmi qui. Vi prego”
Per un attimo credette di averlo piegato, perchè il ragazzo allungò una mano per toccarle la guancia. Le sue dita fremettero e lui sghignazzò lasciandole solo un buffetto.
“Addio!” e, raccogliendo un corno bianco e un arco da terra, seguì Eragon e i loro cavalli senza voltarsi indietro.
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Re: Atra du evarínya ono varda

da DaubleGrock » 28 luglio 2014, 1:38

Interessante come idea, continua così, mi sono sempre piaciuti i ladri, scaltri e silenziosi :invisibile: voglio sapere come continua, chissà forse brom rimarrà vivo o succederanno altre cose diverse dalla serie originale, aggiorna presto :laugh:
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RE: Atra du evarínya ono varda

da Iulieth » 28 luglio 2014, 11:36

Grazie mille! Non ho idea di come tutto ciò sia scritto, vado molto alla come viene viene...
Altro pezzettino

Mentre i tre si trascinavano fuori dalla radura, Aeris pensò che non avrebbe fatto in tempo a procurarsi altro oro entro la fine della nottata. Per questo decise che non gli interessava di quei tre, non gli interessava del vecchio moribondo o del ragazzo con gli occhi grigi. Afferrò la daga nascosta e con un gesto più rapido che poté tagliò le corde che la bloccavano. Senza fiatare si avvicinò ai fuggitivi e ai loro cavalli e appena il ragazzo di nome Murtagh fece per voltarsi lei si tuffò in avanti puntando al suo collo. La daga, però, affondò nella spalla e lui non trattenne un'imprecazione, prima di lanciare un grido strozzato per il dolore. Aeris balzò via veloce e puntò all'altro giovane. In quel momento, mentre si preparava a saltargli alla gola, sentì un forte boato che la disorientò. Guardò in alto e un'ombra si stagliò sulle stelle. Era una notte limpida e non si aspettava un'improvviso temporale. Non sentiva nemmeno l'odore della pioggia, e se non lo sentiva voleva dire che non stava arrivando. Mentre fissava ancora il cielo col cuore in gola, Murtagh l'afferrò per le spalle e la spinse a terra. Aeris si divincolò e riuscì a liberare un braccio e la mano volò dritta sulla guancia del suo nuovo nemico del cuore. Lui soffocò un lamento: ora aveva quattro segni rossi di sangue sulla pelle bianca. Nel momento in cui la guardò di nuovo, però, lei sembrò perdere parte della sua ferocia. In quel momento un secondo boato la fece tremare e quando si rese conto di ciò che stava scendendo dal cielo non ebbe la forza di sottrarsi alla punta di freccia che Murtagh le stava premendo contro un fianco. La punta affondò di due dita e Aeris si sforzò di non gridare.
Mentre la dragonessa Saphira atterrava sbuffandole contro, lei si appese al collo del ragazzo, tentando di respirare. Anche Murtagh stava guardando in alto, e non si sottrasse alla sua stretta. Allora Eragon gridò nella loro direzione “Brom sta morendo, dobbiamo trovare un medico, uno stregone, chiunque!”
Murtagh si liberò dalle grinfie della ragazza e lei soffocò un altro lamento. Dalla ferita sgorgava sangue ed era inutile premersi le mani sopra, aveva bisogno di qualcosa per bloccare il flusso. Sentì improvvisamente una pressione in un angolo remoto della sua mente: sentì paura, apprensione, rabbia e poi sorpresa. Mentre sentiva la testa spegnersi e gli occhi chiudersi, vide di nuovo il drago sopra di lei, le ali spalancate.
Le tue squame sono davvero lucenti, si ritrovò a pensare.
Poi chiuse gli occhi.

“Lasciami curare la sua ferita, almeno.”
“Non penso che sia una buona idea. Non dovrebbe affatto interessarci la sua maledetta ferita. Ha cercato di ucciderci, Eragon! Non vorrai rischiare che...”
Aeris socchiuse gli occhi lentamente, spostando quasi impercettibilmente la testa verso le due voci. Il ragazzo dagli occhi gelidi, Murtagh, stava tentando di convincere l'altro a mollarla lì, a quanto pareva. La giovane allungò lievemente le gambe e si lasciò andare a un grido di dolore ben poco trattenuto e ben poco veritiero. Eragon si voltò di scatto e fece per avvicinarsi a lei, ma il compagno tese un braccio e lo bloccò.
“Sta male, devo fare qualcosa. Poi se vuoi la lasciamo qui e quel che sarà sarà.”
Murtagh lo ignorò e si trascinò accanto alla ragazza. Con sguardo sprezzante allungò una mano e la strinse attorno al collo di lei, sussurrando “Fai un'altra mossa avventata e sarà l'ultima della tua schifosa vita.”
Lei lo fissò ancora una volta nel profondo di quelle iridi così fredde e gli sfilò un pugnale dalla cintura, senza mai abbassare lo sguardo e senza farsi notare. Era molto brava in questo genere di cose. Si lasciò sfuggire un sorriso tenue quando si rese conto che quella era la sua vecchia daga: non era mai stata così contenta di averla di nuovo con sé.
“Lasciami andare. Curate la mia ferita e datemi la vostra borsa.”
Il ragazzo aumentò la stretta al collo di lei, quasi ringhiandole in faccia “Oh, e cosa ci faresti tu, altrimenti?”
Mentre finiva la frase si rese conto che un rivolo di sangue sottilissimo gli stava macchiando la pelle del collo. Aeris premette la lama ancora più a fondo.
“Lasciami andare, voglio solo abbastanza denaro da poter vivere tranquilla per qualche altro giorno senza dover sgozzare qualcuno.”
A malincuore, Murtagh si ritrasse e fece scivolare la mano via da lei. Si guardarono in cagnesco per un po', fino a che Eragon non decise che era il momento di mettere fine a quella situazione snervante. Le si avvicinò con un impacco fatto di foglie sminuzzate, così come Brom gli aveva insegnato.
“Come ti chiami?” chiese, guardandola di sottecchi mentre lavorava alla sua ferita.
Ma lei non era molto convinta di rivelare loro il suo nome. “E voi, invece, chi diavolo siete?”
Murtagh sputò per terra. “Ma rispondi alla domanda e basta. Come ti chiami, ladra?”
Scese un silenzio teso e in quel silenzio Aeris cercò di capire chi davvero aveva davanti. Eragon sicuramente era una brava persona: voleva curarla, non voleva lasciarla sola e indifesa e tante belle cose. Murtagh d'altro canto voleva solo vederla morta. Nei loro occhi, però, c'era anche dolore, smarrimento e una grande, potente, rabbia. Decise che non dovevano essere poi così malvagi, solo tristi.
“Mi chiamo Aeris, vivo a Dras-Leona da quando ho memoria. Rubo, rivendo e mangio. Vivo da un po' di tempo così come viene.” sussurrò alla fine, abbassando il capo e socchiudendo le palpebre, studiandoli ancora.
“Io sono Eragon, vengo da Carvahall e sono in viaggio con...una mia amica...e – e ho appena incontrato Murtagh, ci ha aiutati a sopravvivere a un agguato.” le rispose quello simpatico, facendo un cenno verso quello che simpatico non lo era per niente. Aeris si aspettava che Murtagh avrebbe detto qualcosa di lui, ma chiaramente non era il momento, o forse non gli andava. Si limitò a fissare assorto l'estremità della treccia di lei che dondolava al vento.
Eragon si fece più vicino e le si sedette di fianco. “Non ti conviene provare a ucciderci di nuovo. La mia amica si arrabbierebbe molto, sai...”
Aeris sapeva cosa intendeva quel ragazzo: non si era affatto dimenticata del rombo di tuono che l'aveva messa a tappeto la notte prima. In città ormai già da un po' si parlava di un ragazzo e del suo drago. Aeris sapeva perfettamente che non avrebbe dovuto infilarsi in una situazione del genere. Non avrebbe dovuto infilarsi in mezzo ai draghi e ai loro Cavalieri, ma in quel momento ormai l'unica cosa che poteva fare era continuare ad essere gentile e sperare di trovare presto il momento giusto per darsela a gambe senza essere vista.
“Come si chiama il tuo drago?” chiese quindi.
Eragon sussultò appena, evidentemente non si aspettava che qualcuno - una donna! - avrebbe indovinato così facilmente ciò che teneva nascosto.
“Si chiama Saphira” rispose, abbassando il capo quasi tristemente.
Aeris si accorse in quel momento che poco lontano da loro tre si stagliava una grande sagoma di diamante: sapeva di cosa erano capaci i draghi e, a quanto pareva, infine, il vecchio era morto.

Stava piovendo a dirotto quando Aeris si svegliò di soprassalto, di nuovo nell'oscurità. Per un attimo si maledisse per aver dormito così tanto: ormai metà della nottata era passata, e non avrebbe avuto molto tempo per cacciare. Poi si guardò intorno e si rese conto che non avrebbe potuto cacciare per un po'...o almeno, non avrebbe potuto scegliere come vittime Eragon o Murtagh. Spostò lo sguardo fino a lasciarlo cadere sul profilo bianco di quest'ultimo e pensò che presto lui le avrebbe tagliato la gola. Non era affatto fiducioso nei suoi confronti – com'era giusto che fosse, d'altronde. Spostando da parte il mantello che fungeva da coperta, Aeris si sporse di più verso di lui. Forse avrebbe dovuto ammazzarlo adesso che stava dormendo, pensò, ma poi guardò Eragon e sentì nel profondo del cuore che questa sarebbe stata una pessima mossa. La dragonessa sarebbe spuntata, gli avrebbe dato la caccia e se la sarebbe mangiata intera. La ragazza sbuffò sonoramente, riflettendo sulla sua brutta situazione, poi decise che le avrebbe fatto bene una passeggiata prima dell'alba.
Mentre si alzava gli stracci che portava addosso si fecero più pesanti per la pioggia e la treccia ormai disfatta lasciava scappare grandi ciocche di ricci bagnati. La sciolse del tutto e si passò le dita tra i capelli, osservando la tomba del Cavaliere dei Draghi Brom. Le gocce di pioggia facevano un rumore delizioso, mentre picchiettavano sul diamante e scivolavano giù, tanto che Aeris si sentì percorrere la schiena da un piccolo brivido.
“Che c'è, ci vuoi sgozzare nel sonno?” sussurrò una voce mezzo addormentata.
Aeris si voltò appena e scorse l'ombra di Murtagh alla luce della Luna.
“Ho riflettuto e ho deciso che non mi conviene sfidare un Drago, sai com'è”
Il ragazzo, ancora barcollante dal sonno, le si accostò stirandosi le braccia.
“Allora che cosa vuoi fare domani?”
“Credo che questo non potrò deciderlo da sola. Eragon è il capo, mi sembra. Penso che mi impegnerò per meritarmi la sua fiducia e poi mi lascerà andare senza aver paura che io vada a spifferare tutto in giro.”
Murtagh sorrise verso la tomba, annuendo piano “Direi che così è meglio che tentare di ucciderci ogni secondo...ma dovrai impegnarti molto per guadagnare la nostra fiducia”
“Non la tua, solo quella di Eragon.” precisò la ragazza, poi si voltò e si incamminò tra gli alberi per godersi la sua passeggiata.
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