CHOSEN

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RE: CHOSEN

da Brisingr92 » 25 marzo 2013, 17:23

QUESTIONI DI AUTORITA’

Una voce stizzita fece sussultare Kila. Il giovane era seduto nella sala del trono con il piccolo drago argentato sdraiato al suo fianco, apparentemente sordo alla lite che imperversava tra Laufin l’elfo e re Orik. Tre giorni erano passati dalla schiusa dell’uovo. Tre giorni da quando sulla sua mano si era formato un ovale argentato; ed erano tre giorni che ogni knurla che incontrava si portava al mano al petto salutandolo. “Salve argetlam”. Dal momento in cui il suo palmo aveva toccato il muso del drago, la vita di Kila era cambiata radicalmente. Da allora il tempo per lui parve essersi fermato, visto che non faceva altro che partecipare a noiosi festeggiamenti in suo onore e stringere la mano a personaggi famosi e potenti della sua razza. Ora invece se ne stava seduto, con la testa che penzolava pericolosamente sulla spalla sinistra e le palpebre che sembravano diventate, visto il loro peso, monoliti di pietra. Ogni volta che rischiava di cadere, il cucciolo al suo fianco gli lanciava un segnale mentale che lo riportava al presente. Era un contatto davvero curioso, e aveva scoperto di poter comunicare con lui attraverso immagini e sensazioni. Il traghettatore di uova aveva avuto pochissimo tempo per introdurre il ragazzo ai principi base dei Cavalieri, in quanto Kila era stato immediatamente risucchiato dalla vorticosa politica nanesca, ma era riuscito ad apprendere che era perfettamente normale che tra drago e Cavaliere si instaurasse un legame sia fisico che mentale. Oltre a questo, aveva appreso che sarebbero partiti presto alla volta di Ilirea, dove avrebbe ricevuto un’istruzione basilare, per poi raggiungere Eragon Ammazzaspettri e Saphira Squamediluce, non appena avessero trovato una nuova capitale per l’Ordine dei Cavalieri dei draghi.
Nonostante l’approvazione dei genitori, che si erano detti fieri di ciò che il loro figlio era, ed orgogliosi per ciò che sarebbe diventato, il ragazzo era restio a lasciare il suo Paese natale per iniziare la lunga e faticosa vita dello shur’tugal, in quanto nel profondo non si sentiva ancora pronto. Come potrei essere capace di compiere imprese come quelle di Eragon? Non sono neanche capace di parlare al mio drago, figurarsi compiere eroiche missioni al suo fianco. Era vero. Nonostante rimanessero collegati mentalmente ogni singolo istante, il drago non aveva ancora imparato a parlare, anche se aveva memorizzato il suo nome. Kila gli ripeteva spesso la creatura, ed in base al tono con cui lo diceva, il nano aveva imparato a riconoscere il suo stato d’animo. Quando era annoiato o arrabbiato, cercava una scusa per rimanere solo con lui e fare una passeggiata per i lunghissimi tunnel sparsi sotto Tronijheim, luoghi isolati e poco frequentati. Cercava di insegnargli tutto ciò che sapeva sul mondo e sulla vita, e vedendo un luccichio intelligente comparire negli occhi del drago, sapeva che era in ascolto e stava memorizzando le sue parole ed il loro significato.
Per quel giorno tuttavia, Laufin aveva chiesto un’udienza a re Orik e, nonostante il suo tipico contegno distaccato, dal suo tono di voce percepì che l’elfo era alquanto stizzito. “Kila ora è uno Shur’tugal maestà, non un oggetto da esposizione di cui vantarsi con i clan. Forse non te ne sei accorto sire, ma il ragazzo si regge a stento sulle gambe, non è questo il suo destino. E’ giunto il momento per lui di partire e diventare ciò che tutti speriamo; è tempo che vada incontro al suo Wyrda”.
Piccata fu la risposta del Grimstnzborith. “Tu travalichi i confini dei tuoi doveri Laufin-elda. Non spetta a te decidere come si deve muovere un re, né come lo deve fare Kila. Lui è un knurla, e come tale deve sottostare alle nostre leggi ed alla mia autorità. Sai fin troppo bene che è il primo Shur’tugal nano che sia mai esistito, e in quanto tale non puoi chiedermi di lasciarlo partire dopo così poco tempo. Non solo deve essere visto e ammirato da ogni knurla esistente, ma se nel viaggio che gli si prospetta dovesse accadergli una disgrazia, allora che Guntera ci protegga, perché si scatenerebbe una lunga e sanguinosa guerra tra clan che getterebbe nel baratro l’intera razza”. Il suo tono era formale, ma celava una durezza che solo un nano avrebbe potuto riconoscere. Andarono avanti per lunghi minuti. L’impassibile elfo, vecchio quanto lo poteva essere un intero albero genealogico nanesco, e l’orgoglioso sovrano; il knurla che aveva combattuto e vinto la battaglia di Uru’baen, meritandosi un posto tra i più grandi re dei nani. Fu tuttavia Laufin a spuntarla, con una frase che lasciò il re basito. ” Kila apparteneva al Durgrimst Quan come hai giustamente detto sire, ma solo in passato. Essendo egli ora un Cavaliere dei draghi è al di sopra di qualsiasi autorità e giurisdizione, se non quella di Eragon Ammazzaspettri e Arya drottning, ed egli stessa degna Shur’tugal. Il ragazzo è libero di partire quando lo desidera, o quando gli viene chiesto di farlo dal Capo del suo Ordine, come le leggi dei Cavalieri impongono. Come ben sai maestà, la volontà di Eragon è quella di fornire ai nuovi Cavalieri un’istruzione adeguata, prima che lo raggiungano per completare il loro addestramento .”
Sebbene fosse palesemente contrariato, Orik finalmente acconsentì. “Se questa è la volontà di Eragon, non permetterò che l’istruzione di Kila venga compromessa dalle nostre infantili necessità” e parandosi di fronte al giovane e al suo drago concluse. “ Andate dunque, sapendo che tu Kila e tu drago, qualunque sia il nome che sceglierai di adottare, portate con voi la mia benedizione e quella di ogni knurlan di Alagaesia. Ma siate prudenti nelle vostre scelte, perché molte cose piomberanno sulle vostre spalle. Addestratevi col massimo impegno.”


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RE: CHOSEN

da oromiscanneto » 28 marzo 2013, 11:47

[spoiler]Grazie e anche a te![/spoiler]

Post dettagliato come sempre, mi piace vedere Orik non troppo "aperto" mentalmente, ma invischiato nella politica... Resta pur sempre un nano e non può essere un rivouzionario ;) non ho molto da dire purtroppo e neanche tempo, alla prossima :)
http://www.eragonitalia.it/postt16311.html
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RE: CHOSEN

da Saphira00 » 28 marzo 2013, 12:29

Complimenti! davvero molto bella la tua ff :D
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RE: CHOSEN

da Daenerys » 28 marzo 2013, 13:54

Praticamente perfetto, non ho molto da dire (anzi praticamente nulla) ;) Anche se, ovviamente io non vedo l'ora di arrivare alla "parte ancora più nuova" :D
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RE: CHOSEN

da Brisingr92 » 2 aprile 2013, 15:26

ONORE ALLE PROMESSE
Eragon sbadigliò annoiato. Viaggiare in quella landa, per quanto sconosciuta fosse, lo metteva di cattivo umore. Era interessante visitare quelle lontane terre in cui solo pochi altri prima di lui si erano avventurati, ma la missione che l’aveva costretto a lasciare Alagaesia pesava come un macigno sulle sue spalle, e non poteva permettersi di indugiare ancora a lungo. Perché Bhotis non capisce la pericolosità di questo viaggio? Come può non afferrare il pericolo che corrono le uova?. Tuttavia, il malumore del Cavaliere, condiviso in pieno da Saphira, che trovava quel viaggio inutile ed esasperante, non era condiviso dagli antichi Eldunarì che si rifiutarono di spiegarne il motivo, tranne la solita risposta enigmatica datagli da Umaroth. Devi imparare ad essere paziente Eragon, questa è l’unica via per la saggezza, e non temere per la sicurezza delle uova, a proteggerle ci sono centinaia di draghi, un Cavaliere e venti valorosi elfi. Cerca di goderti il viaggio.
Erano giorni che non dicevano altro, ed Eragon cominciava davvero a stancarsi di quella situazione. Tuttavia, si rese conto che in fondo i draghi avevano ragione, e si sforzò di godersi il percorso. Ogni due giorni circa, Saphira si allontanava per andare a caccia e la cosa non lasciava tranquillo il Cavaliere. Anche se ha combattuto con Shruikan, questi sono luoghi selvaggi e pieni di insidie. Spero solo che vada tutto bene pensava ogni volta che la vedeva alzarsi in volo. La risposta della dragonessa non si faceva mai attendere. Non sono un cucciolo indifeso, so badare benissimo a me stessa, ci vediamo entro un paio d’ore.
Al termine del terzo mese di marcia serrata, ritardo causato da un’imponente massa temporalesca che per settimane imperversò per quelle vaste pianure impedendo alla spedizione di continuare, Bhotis decise che era giunto il momento di mostrare a Cavaliere e dragonessa il lago che tante volte Eragon aveva visto nella mappa del vecchio. Secondo le sue stime, doveva essere immenso. Sicuramente il più grande lago che avesse mai visto, tanto vasto da poter essere paragonato a circa metà del deserto di Hadarac. Una volta raggiunta la sponda meridionale dello specchio d’acqua, liscia e cristallina sotto i raggi del sole, Bhotis si fermò e con tono volutamente neutrale disse. “Ora Shur’tugal, vola con Saphira al centro del lago, lì dove la nebbia copre ogni cosa. Noi vi seguiremo con le barche” e senza dare il tempo a Eragon di fare alcuna domanda si voltò e, parlando fitto nell’Antica lingua, si mise a discutere con gli elfi per convincerli ad effettuare la traversata con uova e cuori dei cuori, indicando leggere imbarcazioni che sembravano spuntate dal nulla.
Quando tutti furono pronti, Eragon salì in groppa a Saphira che subito si alzò in volo. Per quasi due ore volarono in quella nebbia via via più fitta, con la paura costante di perdersi. Ogni volta che perdeva l’orientamento, lanciava un tentacolo mentale verso gli elfi e Bhotis che ripeteva di continuo. Più avanti Eragon, più avanti. Procedettero come stabilito sempre nella stessa direzione fino a quando, d’un tratto Saphira esclamò. Eragon guarda!
Il Cavaliere rimase impietrito quando la nebbia si diradò all’improvviso, lasciando alla vista libertà di espandersi. Davanti a loro si ergeva la più grande fortezza che Eragon avesse mai visto, tanto vasta da far sembrare il castello di Ilirea un capanno per gli attrezzi. Sette livelli stratificati con mura alte almeno quattrocento metri e spesse cento che terminavano sulla cima con fortificazioni tanto imponenti che nemmeno Shruikan o Belgabad sarebbero riusciti ad abbattere. Sembravano sette cilindri messi in ordine, dal più largo a più stretto, e posti uno sopra l’altro come una gigantesca torre di guardia, ma ricoperta di glifi, raffigurazioni, disegni che trattavano la storia dei Cavalieri fin dalla loro fondazione, e giardini tanto maestosi che nemmeno elfi o nani sarebbero riusciti a realizzare con tutta la loro maestria. Le nicchie, adatte per ospitare i draghi, erano di varie forme e dimensioni, e se ne trovavano ad ogni livello. Eragon non fece a meno di notare che in cima alla roccaforte era stata raffigurata di recente la battaglia di Uru’baen con la sua epica conclusione, mentre alla base, la prima immagine raffigurava il suo omonimo che, secoli prima, trovava un uovo e decideva di tenerlo per allevare il drago che ne sarebbe nato e far così terminare la guerra tra il popolo elfico e i draghi. Sembrava quasi che Dorù Araeba fosse stata ricostruita in altezza e messa al centro di quel lago, magnifica e gloriosa come negli anni d’oro di Vroengard.
Sì Eragon confermò Umaroth appena giunto con Bhotis sull’isola questa è la rocca di Thuviel, nuova sede dell’Ordine dei Cavalieri, che chiedemmo di costruire a questi popoli quando Dorù Araeba fu rasa al suolo dai Rinnegati ma, come le uova nella Volta delle Anime, questo ricordo ci fu rimosso dalla mente perché se Galbatorix avesse occupato questa fortezza, nessun esercito al mondo avrebbe mai aperto una breccia in queste mura, dato che furono ideate per resistere all’assalto di molti rombi di draghi. Ora, il nostro debito con Thuviel è stato saldato perché da oggi il suo nome verrà celebrato in ogni angolo del mondo.
Con gli occhi pieni di lacrime Eragon disse sia con la mente che ad alta voce “Questa è la notizia più bella del mondo ebrithil, ora che abbiamo spazio a sufficienza per uova, draghi, Cavalieri ed Eldunarì possiamo finalmente ricostruire l’Ordine”, ma per un attimo il suo cuore fu stretto in una morsa di panico quando avvertì gli elfi appena sbarcati urlare. Ma si rese conto che erano urla di gioia e giubilo e sorrise quando li vide prendere la pianta della costruzione dalle mani di Bhotis per cominciare a trasportare all’interno dell’edificio uova e cuori dei cuori.
Per le successive quattro ore, secondo le stime di Eragon, discusse con Bhotis sull’esatta ubicazione della Rocca e della quantità di incantesimi la proteggevano. “Questa Rocca Ammazzaspettri, si trova nel centro esatto di questo lago, e moltissimi incantesimi la circondano” commentò fieramente Bhotis.”Ad esempio non può essere rintracciata con nessun incantesimo, per quanto ben congeniato e la nebbia che la circonda è visibile solo per coloro che non l’hanno mai vista o per coloro che vengono reputati nemici da coloro che vi abitano”. La cosa lasciò Eragon esterrefatto. La quantità e la qualità degli incantesimi gettati su quell’edificio erano magnifici e capì che erano stati i draghi che avevano fornito l’energia e le informazioni necessarie nonostante la spropositata distanza tra la Rocca di Thuviel e la Volta delle anime. Che te ne pare?. Chiese a Saphira. Umaroth aveva ragione. Potrei attaccare queste mura per secoli e ancora non riuscirei nemmeno a scalfirle. È un capolavoro di arte ed edilizia. Sicuramente sono state utilizzate tutte le conoscenze di cui erano in possesso i Cavalieri e i draghi del passato.
Eragon non poté che condividere quell’idea.
Quando fu sera, entrarono in una delle prime sale del palazzo per una leggera cena, dopo la quale Bhotis, evidentemente provato dal lungo viaggio, prese congedo.
“Ammazzaspettri” cominciò il vecchio anticipando i pensieri del Cavaliere “Siamo un popolo molto antico e purtroppo siamo rimasti in pochi rispetto a quanti eravamo durante la costruzione della Rocca, tuttavia sappi che non ci devi ringraziamenti né favori di alcun tipo, perché abbiamo rispettato una promessa fatta agli dei e questo per noi è motivo di orgoglio e trionfo. Che la fortuna ti assista Shur’tugal”. E detto questo risalì a bordo della barca e si dileguò nella nebbia, lasciando Eragon e Saphira soli ed interdetti.


Aggiunto dopo 2 minuti:

La storia inizia a svilupparsi e i personaggi cominciano a trovare i loro posti nel nuovo mondo che stanno plasmando insieme. Commentate e aiutatemi a trovare eventuali errori/distrazioni/dimenticanze
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RE: CHOSEN

da EragonEldunari » 2 aprile 2013, 20:47

Bella la descrizione della piccola cara roccaforte… e hai finito di impostare l'avvio della storia, quindi ora ci aspettiamo tutti che tu parta in quarta! :) ma poi perchè si chiama rocca di Thuviel? Thuviel è l'elfo che si è autodistrutto a Vroengard causando l'esplosione nucleare… è fatta in suo onore?
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RE: CHOSEN

da Brisingr92 » 3 aprile 2013, 7:55

Esatto. Umaroth lo descrive come un Cavaliere coraggioso che sacrificò se stesso per l'Ordine e promette che il suo nome sarebbe stato conosciuto in ogni angolo di Alagaesia, da qui la scelta di Rocca di Thuviel
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RE: CHOSEN

da Brisingr92 » 5 aprile 2013, 11:21

Prometto che sarà l'ultimo capitolo "classico", poi partirà la storia vera e propria incentrata sui personaggi nuovi, ma serete d'accordo con me nel dire che un ringraziamento per molti faticosi sforzi, è sempre dovuto...

UN DEGNO RINGRAZIAMENTO
Dopo qualche settimana, elfi e Cavaliere avevano memorizzato ogni centimetro della Rocca, trovando anche il luogo ideale per custodire uova e cuori dei cuori. La stanza, posizionata nel cuore della città-fortezza, era una vastissima sala grande quanto la piazza centrale di Carvahall, con cinque anelli concentrici in pietra, che risalivano verso il soffitto a volta. Quando il giovane varcò la soglia della stanza, capì all’istante che era stata costruita sullo stesso modello della Volta delle Anime, solo che ora c’era posto per centinaia di Eldunarì, e lungo il primo anello di pietra, anche per le uova. Per fornire luce ai cuori dei cuori, erano stati montati giganteschi specchi che amplificavano enormemente l’effetto delle lampade fluttuanti appese alle pareti. Questo è davvero un capolavoro di magia non trovi?. Aveva commentato Saphira mentre Eragon aiutava gli elfi a posizionare il prezioso carico che per mesi avevano trasportato in lungo e in largo. In un angolo appartato, notarono che era stato sistemato anche un’enorme trono di pietra dove, con rapidi e pesanti passi dall’ormai caratteristico suono metallico, vi prese posto Cuaroc, il protettore di uova di drago, che, una volta seduto, divenne immobile come una statua d’argento, pronto tuttavia a scattare in caso di pericolo.
Continuando l’esplorazione, all’ultimo piano dell’enorme palazzo, Eragon trovò una stanza che interpretò come quella assegnata al nuova Capo dell’ Ordine, adornata con deliziosi dipinti di draghi e Cavalieri, probabilmente i più coraggiosi e virtuosi predecessori del giovane ragazzo. Nella libreria vuota, il Cavaliere sistemò i pochi libri e oggetti che possedeva, come la copia scritta a mano da Oromis della ballata che aveva presentato alla festa di Ellesmera, la sua copia del Domia abr Wyrda regalatagli da Jeod e il suo dizionario dell’antica lingua che aveva compilato nel tragitto verso Uru’baen; mentre appese al muro il fairth raffigurante la madre e di fianco quello che rappresentava Arya. Uscendo dall’enorme finestra a vetri per non permettere ai suoi pensieri di non sostare troppo sull’argomento Arya, si trovò ad ammirare uno spettacolo meraviglioso, con un rosseggiante tramonto cremisi che incendiava il cielo sereno. Voltandosi verso destra trovò Saphira all’interno di un’enorme caverna costruita appositamente per permettere al drago di stare vicino al proprio Cavaliere in ogni momento, che rosicchiava le ossa di un cervo che aveva catturato qualche ora prima. Per qualche giorno la situazione rimase tranquilla, finchè una sera, mentre cenava con verdure saporite e frutta fresca appena arrivate dall’enorme orto della Rocca, che in pochi giorni gli elfi avevano reso fertile e utilizzabile, Eragon fu fulminato da un’idea impossibile da ignorare.
Con l’approvazione di Saphira e degli antichi Eldunarì, decise di restituire il favore al popolo di Bhotis lo Scacciaombre, dato che avevano sacrificato gran parte della loro vita e della loro felicità per aiutare i Cavalieri dei draghi. Durante l’ultima lezione con i saggi maestri, aveva appreso incantesimi di guarigione, fertilità ed abbondanza e aveva trovato il modo migliore per mettere subito in atto le sue nuove conoscenze.
La mattina successiva, dopo un’ora di ripasso degli incantesimi che gli sarebbero serviti per mettere in atto il suo piano, il giovane spiccò il volo sul dorso di Saphira, e si diresse verso il villaggio di adoratori di draghi e Cavalieri, accompagnati da Umaroth, Glaedr, ed un’ altra trentina di draghi che volevano contribuire all’evento.
Una volta atterrati ai margini del villaggio, Eragon e Saphira vennero nuovamente travolti da un’orda di fedeli che si inginocchiarono ai piedi della dragonessa pregando in una lingua da tempo dimenticata. Quando il Cavaliere scese a terra, notò che Bhotis gli veniva incontro allarmato. “Salute Ammazzatiranni” lo salutò con un lieve cenno del capo. ”A quale onore dobbiamo una così gradita visita?”. Eragon, che faticava a liberarsi dalla marea di gente che lo circondava rispose .“Salute a te Bhotis-elda. E’ un piacere incontrare nuovamente te e la tua gente. Il motivo della mia visita è semplice; mi sono reso conto che delle enormi sofferenze che tu e il tuo popolo avete patito nell’ultimo secolo per aiutare l’Ordine dei Cavalieri dei draghi. In qualità di nuovo, seppur giovane, capo dell’Ordine, sono qui per ringraziarvi come si deve, perché non avete sacrificato tutto ciò che avevate caro solo per un misero grazie. E’ giunto per noi il momento di sdebitarci”. E senza indugiare oltre, chiese a Bhotis di condurlo nei campi che quella gente coltivava per vivere, dove le mandrie pascolavano e dove erano situati i pozzi per le scorte d’acqua. Sebbene fosse dubbioso, il vecchio non fece domande ed esaudì quella bizzarra richiesta. Dopo una lunga marcia, quando giunsero nel luogo indicato dal Cavaliere, il cuore di Eragon sprofondò. Non aveva mai visto nulla di simile; campi rinsecchiti dal sole, mandrie tanto magre che dubitava potessero nutrire, né con carne né con latte, tutta quella gente, mentre i pozzi li trovò secchi o pieni di fango e si maledisse per non aver pensato prima ad una soluzione del problema.
Come a leggergli nel pensiero Bhotis commentò “Sono quasi cento anni che arranchiamo nel fango per vivere Ammazzaspettri, ma abbiamo imparato che è inutile arrabbiarsi o arrendersi. Bisogna solo combattere e sopravvivere”. A quelle parole, Eragon si rabbuiò ulteriormente, ma quando rispose, il suo tono era tornato calmo e rilassato. “Solo ora ho compreso le enormi sofferenze che avete sofferto Bhotis-elda, ed è stato sciocco da parte mia credere di aver anche solo minimamente intuito le difficoltà che avete affrontato, e per questo ti chiedo scusa”. “Non c’è nulla da perdonare shur’tugal.” Rispose prontamente il vecchio. “Non avevi modo di sapere in che condizioni viviamo, né la nostra fede verrà in qualche modo alterata, almeno fino a quando uno di noi riuscirà ancora a reggersi in piedi per pregare”.
Eragon, che si era posizionato davanti ai terreni rinsecchiti, si consultò con i suoi maestri. Basterà la nostra forza per compiere un incantesimo tanto potente e complesso?.
Sufficiente o no, questa gente ha bisogno del nostro aiuto, e non possiamo permetterci di indugiare oltre. Rispose Umaroth. La nostra forza è con te Eragon-finiarel, usala per ridare una vita a questa gente. Terminata la conversazione, nel corpo del giovane si concentrò una straordinaria quantità di energia, che utilizzò per restituire vigore e salute alla terra devastata. Utilizzò incantesimi lunghi e complessi, ma con l’aiuto degli Eldunarì non commise alcun errore. Risanò e trasformò la terra, rendendola umida e fertile. Laddove c’era sabbia, ora si stendevano terreni pronti per essere coltivati. I pozzi, tornarono traboccanti d’acqua pura e cristallina, e i capi di bestiame ricevettero una tale quantità di energia che tornarono sani e grassi in pochi istanti. Mentre il Cavaliere lavorava, i paesani cominciarono ad intonare un’allegra litania, cantando di amore e di ricchezza, di felicità ed armonia. Per ore continuò la sua opera di rivitalizzazione e fertilizzazione della terra, senza mai fermarsi o lamentarsi. Quando il Cavaliere recise il flusso di energia, si sentì le membra pesanti e ingombranti, ma nonostante tutto non poté che essere orgoglioso di ciò che aveva appena compiuto. Aveva restituito la vita a quella gente che tanto aveva fatto per lui e per l’Ordine che sarebbe venuto.
Dopo ore passate a festeggiare in compagnia della popolazione, con lunghe danze e canti che Eragon non aveva mai sentito, giunse il momento per lui e gli Eldunarì di tornare alla Rocca perché le uova sembravano sempre in pericolo, anche ora che si trovavano nella Rocca di Thuviel, protette a vista da Cuaroc. Dopo lo scambio di convenevoli con Bhotis, che con le lacrime agli occhi gli disse “Non dimenticheremo mai il tuo gesto Ammazzatiranni”, il giovane montò in groppa a Saphira che spiccò il volo all’istante verso il luogo che potevano ormai definire casa.
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RE: CHOSEN

da Saphira00 » 5 aprile 2013, 17:17

Bravo!!!!! :P
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RE: CHOSEN

da Brisingr92 » 6 aprile 2013, 15:45

ILIREA

Un fragoroso ruggito squassò l’aria. Non ce la faccio più Kila, non sono un cucciolo indifeso che ha bisogno di protezione. Se non si allontanano subito giuro che li sventro da capo a piedi. Era la terza settimana di marcia verso Ilirea, dove Kila e Beroar, così aveva scelto di chiamarsi il drago argentato, avrebbero iniziato la loro istruzione per diventare Cavalieri. Il giorno della loro partenza però, re Orik aveva assegnato al giovane e al suo drago, che sarebbero stati accompagnati da Laufin fino a destinazione, un intero contingente armato fino ai denti, con l’unico scopo di annientare chiunque o qualunque cosa avesse osato anche solo avvicinare il Cavaliere o il drago. La presenza delle guardie tuttavia, aveva rallentato terribilmente la spedizione, calcolando che Eragon, Saphira, Arya e Murtagh avevano viaggiato, secondo la storia che si raccontava, per ben centottanta leghe in soli cinque giorni. Certo, loro erano in fuga dall’Impero mentre loro viaggiavano a piedi, in relativa calma e con molte soste, ma il nano non si spiegava il motivo di tanta lentezza. La scorta a loro assegnata contava duecento soldati, i migliori knurlan disponibili, che, pensò Kila, tanto abili non dovevano essere dato l’enorme ritardo accumulato dalla compagnia. Durante le lunghissime giornate di marcia, Beroan aveva avuto una straordinaria crescita, sia mentale che fisica, al limite del credibile, che non solo l’aveva portato a superare di un bel po’ Kila per quanto riguardava le dimensioni, ma ormai cacciava senza sforzo per tutto il gruppo, attività che lo aiutava a crescere sano e forte, facendo risparmiare alla compagnia ore preziose. Ora però, il gruppo stava affrontando l’ira del drago, in quanto le incaute guardie, non conoscendo minimamente la mentalità dei draghi, avevano commesso l’errore di essere troppo restrittivi e attaccati alla creatura che si era rivoltata contro i suoi protettori. Kila dal canto suo, sapeva bene che i soldati avevano giurato sul loro onore di difenderli a costo della vita, e per nulla al mondo avrebbero rinunciato alla loro missione. Calmati Beroar. Tentò di rabbonirlo il giovane, mentre il drago ringhiava verso le guardie. Sai perfettamente perché si comportano così, e mi aspetto che tu ti adegui alle prescrizioni del re. Anche a me infastidisce molto questa cosa, ma se perdiamo tempo a litigare tra di noi non arriveremo mai a Ilirea e allora addio sogni di gloria. Sebbene fosse ancora molto stizzito, Beroar, condividendo con il suo Cavaliere emozioni e pensieri, si calmò all’istante, lanciando al ragazzo un limpido sguardo comprensivo, e subito si accucciò per permettergli di montargli in groppa. Laufin invece, che sembrava aver compreso ogni singola parola scambiata tra drago e Cavaliere commentò “Vi chiedo scusa per l’improvvisa aggressione da parte di Beroar, ma l’ha fatto perché gli tenete troppo il fiato sul collo. Devo quindi chiedervi l’enorme sforzo di lasciargli più libertà, consona alle sue dimensioni e necessità, per garantire al gruppo un viaggio sereno e tranquillo”. Il capo delle guardie, borbottando nel ruvido linguaggio della sua lingua natia rispose ”Le nostre scuse elfo, anche a te Kila e soprattutto a te Beroar, ma per noi è un’esperienza nuova, e in quanto tale dobbiamo ancora apprenderne le implicite sottigliezze”. Per tutta risposta, il drago proruppe in una risata roboante che spaventò maggiormente le guardie, costringendo Kila ad intervenire per spiegare ai soldati che Beroar stava solo ridendo, riportando il gruppo alla serenità. Nei giorni successivi la situazione migliorò al punto che anche la velocità di marcia né risentì, e la compagnia raggiunse presto le vicinanze di Ilirea, capitale del Nuovo Regno e sede del consiglio supremo dei maghi, fondato dalla regina Nasuada con l’appoggio di tutti i regnanti degli imperi confinanti. La regione era enorme e molto popolata. Da quando il distruttore di uova era stato ucciso da Eragon, la città, come il resto del regno, aveva ripreso a prosperare, almeno stando alle voci erano giunte nel Farthen Dur, che non aveva ancora ripreso i commerci con l’esterno in quanto la situazione non era pienamente sotto controllo e, cosa più importante, dopo un secolo di isolamento, non era semplice riallacciare i rapporti, diplomatici o economici che fossero. La capitale del Nuovo Regno era immensa, con alte mura di pietra e un cancello colossale che, all’epoca dell’Impero, permetteva al folle drago dell’usurpatore, Shruikan di entrare e uscire dalla capitale in tutta tranquillità. Allora Beroar, cosa ne pensi delle dimensioni del drago del re pazzo? Chiese Kila per stuzzicare il giovane drago. Non sei spiritoso Kila rispose il drago infiammandosi. E’ disgustoso che un drago venga costretto ad assecondare la tua follia con la magia oscura, e per di più non sarebbe mai stato così grande se non fosse stato per gli incantesimi del re. L’avrei combattuto fino alla morte. Kila non replicò, ma nelle profondità del loro legame percepì l’ansia e la preoccupazione del compagno e si affrettò a spostare l’argomento in zone più tranquille.
Una volta giunti ai piedi del maestoso ingresso, due guardie andarono incontro al contingente armato con espressioni serene e solenni. “Sua altezza Nasuada attende da molto tempo il vostro arrivo” esordì il più anziano dei due “E il vostro ritardo ha causato non poche preoccupazioni alle regine. Tuttavia, ora che siete giunti a Ilirea incolumi, è nostro compito scortarvi a palazzo per le presentazioni”. Camminando nell’intricato labirinto di vie della città, il giovane Kila veniva fissato con sguardi curiosi da tutti quelli che incontravano, alcuni felici, altri invece sospettosi o disgustati, che però non osavano avvicinarsi a causa della vasta presenza armata e di Beroar, che riluceva come argento lucidato.
Quando arrivarono ai piedi di un’enorme casa fortificata nei quartieri alti della città, le guardie si fermarono e bussarono all’enorme porta di pietra, dalla quale emerse un uomo dall’aria serena e fiera. “Generale” lo salutarono le sentinelle “Siamo qui per scortare il giovane Kila e Beroar da Lady Nasuada”. “Molto bene, da qui in poi ci penso io. Ottimo lavoro. Ora potete tornare al vostro posto”. “Sissignore” risposero quelli allontanandosi. “E così finalmente conosco un nuovo Cavaliere” esordì l’uomo dai capelli brizzolati “non credevo di vivere ancora abbastanza per vedere nuovi Cavalieri liberi dall’ombra di Galbatorix. Il mio nome è Jormundur, generale in capo delle forze armate imperiali e capo del consiglio di sua maestà Lady Nasuada”. Kila rimase a bocca aperta. Jormundur era una leggenda anche tra i nani. Abile combattente, aveva sostenuto molti capi dei Varden e partecipato attivamente alla caduta dell’Impero con strategie astute ed efficaci. “Il mio nome è Kila, knurla del Durgrimst Quan e nuovo Cavaliere dei draghi, mentre lui è Beroar, il mio compagno di vita e di mente” e mentre lo presentava, la maestosa creatura sbuffò una nuvola di fumo in segno di approvazione. “Salute a te Beroar, le tue squame sono più preziose e lucenti di qualsiasi tesoro. E’ per me un onore conoscerti”. Lui sì che sa come parlare a un drago commentò eccitato Beroar. Con un sorriso Kila rispose ha potuto imparare con Saphira come trattare con un drago, e non deve essere stato facile. Rivolgendosi ora a Laufin, l’anziano generale disse “E’ un piacere rivederti in tempi di pace Laufin-elda, confido che il viaggio sia andato bene”. “Il piacere è mio Jormundur, molto tempo è ormai passato dal nostro ultimo incontro e sono felice di vederti sano ed in forze. Il viaggio è andato bene, anche se ho notato qualche tensione nelle zone di Feinster”. Rispose serenamente l’anziano elfo. “I cittadini di Feinster non accettano l’aggregazione al Surda e ci sono state delle ribellioni, ma nulla di cui preoccuparsi al momento” replicò gravemente il generale. Lasciando la scorta armata per ultima, il consigliere li salutò formalmente, ringraziandoli del lavoro svolto e congedandoli da eroi. “Se ora volete seguirmi, vi porterò subito dalla regina, che da molto tempo desidera conoscerti” e dettò questo s’incamminò lungo il corridoio illuminato da tante lanterne magiche appese alle colonne smeraldine. I corridoi della casa erano tappezzati da molti ritratti di persone che Kila non conosceva ma sospettava che fossero i padroni di quella dimora nelle generazioni passate, in quanto sapeva che quello era solo una sistemazione provvisoria del governo di Lady Nasuada, dato che il castello era ancora in costruzione dopo l’esplosione causata da Galbatorix. Terminato il lungo corridoio d’ingresso, il percorso sfociò in un enorme atrio con una maestosa scalinata di pietra che sulla cima si apriva in due ali, conducendo a diverse zone del palazzo. Dal soffitto a volta pendeva un’incantevole sfera diamantina che brillava di luce propria, irradiando la stanza con la sua luce splendente, che rendeva le squame di Beroar accecanti. Non mi piacciono questi luoghi chiusi e stretti. Protestò Beroar. Non ho alcuna libertà di movimento, né di azione, è meglio se ci sbrighiamo ad uscire di qui. Kila rimase colpito dalle sue parole. Chi mai potrebbe attaccarci in questi luoghi? E poi, non eri tu il possente drago che sapeva difendersi benissimo da solo?. Beroar replicò piccato. Semplicemente non amo gli spazi troppo chiusi. I draghi stanno bene in aria, non dentro buchi che a voi bipedi piace tanto costruire. Kila non riuscì a trattenere un sorriso.
“Preparatevi” annunciò Jormundur, facendo sussultare il giovane “Ora saliremo la rampa di scale e verremo portati al cospetto di Lady Nasuada, che deciderà come meglio impostare il vostro addestramento”. Kila non capendo cosa intendesse il vecchio generale lo interruppe. “Scusa Jormundur, perché spetta alla regina Nasuada decidere come ci dobbiamo addestrare? Non mi sembra abbia le conoscenze adatte ad un compito simile”. “Attento giovane shur’tugal” lo ammonì di rimando Jormundur, non giudicare mai le persone perché non si può mai sapere quali ragioni guidino le loro azioni. E’ stato stabilito che dovrete addestrarvi qui a Ilirea, pertanto è più che giusto che la regina abbia voce in capitolo non trovi?”. Kila non replicò. “Avanti ora, è tempo che il tuo addestramento abbia inizio” e si avviò su per le scale. “Non temere giovane nano” lo consolò Laufin posandogli una mano sulla spalla “Qui sono riunite persone che come unico interesse hanno quello di aiutarvi, fidatevi di noi”. Detto questo, balzò ad una velocità sorprendente in cima alle scale, lasciano drago e Cavaliere imbambolati ed increduli. Avanti Kila, è ora di iniziare a lavorare sul serio. E con il suo compagno al fianco, si avviò timoroso su per le scale di pietra.


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Buona lettura ;)
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RE: CHOSEN

da murtagh81099 » 8 aprile 2013, 21:25

veramente bella la storia, spero che continuerai a scrivere il seguito di inheritance
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RE: CHOSEN

da Brisingr92 » 11 aprile 2013, 12:46

SHURZVOG

Una volta raggiunta la cima della lunga scalinata, Kila, Jormundur, Laufin e Berorar si trovarono davanti ad una grossa tenda cremisi che dall’alto soffitto scendeva in candide pieghe fino a terra, protetta ai lati da due sentinelle. Quando videro il generale avanzare, lo salutarono con un lieve cenno del capo. “Jormundur e i suoi ospiti chiedono udienza Lady Nasuada” gridò il più giovane. Dall’interno della stanza, giunse una voce autoritaria e fiera che rispose. ”Fateli passare” e detto questo, l’enorme tendaggio venne aperto, permettendo ai presenti di ammirare la temporanea sala del trono. Il pavimento era di marmo bianchissimo, e Kila notò, grazie alla sua origine nanesca, che era il miglior marmo del Farthen Dur, estratto nelle buie profondità delle montagne dal Dumgrinst Feldunost. Il centro esatto della bianca distesa cristallina, era coperto da un lungo tappeto della stessa tonalità della tenda che correva fino alla base di una grossa pedana di legno intagliato, sulla quale era stato sistemato un trono molto particolare. Era di pietra. Spoglio di qualsiasi decorazione. Di certo inadatto ad ospitare una regina, e Kila si chiese il perché di quella curiosa scelta di arredamento. Seduta sul trono, con una lunga veste purpurea e una brillante corona d’oro purissimo sulla fronte, era seduta la regina degli uomini, ex capo dei Varden e abile condottiero in battaglia. “Benvenuti Kila figlio di Gannel e Beroar Squamedargento. Finalmente ci incontriamo. Bentornato anche a te Laufin-elda, sono lieta che la missione si sia compiuta nel migliore dei modi”. Kila, preso da un leggero senso di panico non riuscì a risponderle nulla, finchè intervenne Beroar. Dille che è un onore per te incontrare una persona del suo calibro e importanza, qualunque cosa!. Grazie alle parole del compagno, il giovane nano riuscì a presentarsi dignitosamente, anche se dubitava si aver fatto una buona impressione. Dal suo alto scranno tuttavia, Nasuada era molto divertita e per superare l’imbarazzo del knurla decise di cambiare argomento. ”Per il mio trono ho preso l’idea dei tuoi antenati. L’ho fatto scolpire dalla pietra grezza in modo che risulti scomodo per chiunque vi si sieda. Per far sì che nessun mio successore si trovi comodo con il potere di cui disporrà”. Su consiglio del compagno Kila rispose “A lungo avevo sentito parlare delle tue doti di regnante maestà. Ma come aggiungono le voci, sei sempre imprevedibile e brillante nelle tue decisioni e questo di rende onore.” Incassato il complimento senza controbattere, d’un tratto sul volto della regina comparve un’espressione più autoritaria. “Ti sarai di certo chiesto come può una regina umana, più giovane di qualsiasi regnante che abbiano avuto i knurlan finora, dare indicazioni su come si deve addestrare un cavaliere dei draghi.” Kila, riuscito a riprendersi dell’improvvisa mutazione nella conversazione replicò ”Sì maestà. In effetti sia io che Beroar ci siamo fatti molte domande a riguardo perché dubitiamo, senza offesa nei tuoi confronti, che un’umana possa sapere come si deve addestrare uno shur’tugal”. Lo sguardo di Nasuada si fece profondo “Nessuna offesa giovane Cavaliere. Come hai ben detto, non spetta a me decidere come ti devi muovere o comportare, ma ben sì al tuo maestro, giunto qui tre giorni fa per conoscere i suoi primi allievi. Dovrebbero essere qui a minuti ormai”.
Mentre aspettavano, la regina s’informò con Laufin su come si era svolto il tragitto da Tronijheim a Ilirea nei dettagli, e successivamente con Kila sulle situazioni del regno di Orik “La situazione sta vistosamente migliorando maestà” spiegò il nano “Presto re Orik riprenderà i rapporti commerciali con gli altri regni”. Nasuada parve sollevata “Le tue parole sono musica per le mie orecchie. Spero che quel giorno arrivi presto”. D’un tratto, una porta laterale si aprì e sulla soglia comparvero tre figure molto diverse tra loro. La prima cosa che i presenti notarono naturalmente, fu il drago marrone castagna che avanzava fiero e altezzoso verso la pedana dove sedeva Nasuada. Gli occhi erano color rame e dalla bocca spuntavano due zanne letali. Le squame erano di una lucentezza opaca, chiarissime sul ventre e molto scure sulla schiena e sul muso. Era leggermente più grande di Beroar, quindi, pensò Kila, doveva avere al massimo un paio di mesi in più alle spalle. I draghi selvatici sono già tornati? Si chiese. Beroar, possibile che sia… non riuscì a terminare la domanda che stava per porgli perché la risposta comparve per seconda. Un urgali, alto il doppio del giovane nano entrò nel loro campo visivo, apparentemente cieco alla presenza di un altro shur’tugal e del suo drago. Sembrava forte, con uno sguardo intelligente e due corna ancora giovani che gli spuntavano dai lati del cranio. Alle sue spalle, e il cuore di Kila perse un colpo, comparve una figura snella, con lunghi capelli corvini, uno sguardo profondo e, ma fu solo un’impressione del giovane, incredibilmente triste. Solo quando notò il cerchietto d’oro con un diamante a forma di goccia al centro e la spada di un verde smeraldino appesa al suo fianco, Kila realizzò veramente chi aveva di fronte. Che giornata memorabile! Sto conoscendo le grandi leggende del nostro tempo!. Beroar tuttavia, sembrava non vedesse altro che l’altro drago, e Kila, dai pensieri del compagno, capì che non sarebbero mai andati d’accordo. Non mi piace. Confermò Beroar ringhiando verso l’altro drago, che per tutta risposta gli ruggì contro e spalancò le ali, quasi a voler sembrare più grande. “Calma Opheila” intervenne Arya “Non è questo il momento per un simile atteggiamento. Questo è il momento delle presentazioni”. Kila, che ricordò all’istante le regole di saluto elfico che Laufin gli aveva insegnato lungo il tragitto verso Ilirea, fece un passo avanti e disse “Atra esternì ono thelduin Arya drottning”. Non c’erano dubbi che dovesse parlare lui per primo. “Atra du evarinya ono varda” rispose sorridendo la regina degli elfi. “ Un atra mor’ranr lìfa inin hiarta onr” replicò il giovane, terminando il rituale. “Sono lieta di vedere che hai già appreso i nostri usi giovane knurla. E salute a te Beroar Squamelucenti, è un vero onore conoscerti”. In risposta il drago sbuffò, saltellando eccitato, e aprendo la mente disse. E’ un onore per me conoscere la leggendaria Arya Ammazzaspettri,compagna di avventura di Eragon Ammazzatiranni, shur’tugal e regina degli elfi. Possa il vento soffiare sotto le tua ali. Un ombra di dolore velò per un istante gli occhi del Cavaliere. “Così sia anche per te” replicò senza più sorridere. “Come ormai avrete capito” riprese “oggi non siete gli unici shur’ tugal presenti, ma ci sono anche Shurzvog e Opheila, giunti fin qui dalle montagne dell’ovest. Il mio compito sarà quello di darvi un’istruzione di base adeguata a farvi affrontare il viaggio per raggiungere Eragon nelle terre dell’est, dove potrete laurearvi Cavalieri di draghi dopo un periodo di addestramento più lungo e adeguato.” Terminata l’introduzione di Arya, l’urgali fece un passo in avanti, e piantandosi di fronte a Kila, espose la gola dicendo “il mio nome è Shurzvog, primo Cavaliere urgali della mia tribù e della nostra razza, mentre lei è Opheila, la mia compagna di mente e di vita”. La dragonessa lo squadrò per un istante commentando. Sembri piccolo e indifeso, ma voi nani siete famosi per la vostra tempra resistente, è un onore per me conoscerti. Terminato lo scambio di convenevoli, Beroar e Opheila si rifiutarono di presentarsi l’uno l’altro guardando in direzioni opposte per tutta la durata dell’incontro, Nasuada disse “E’ giunto il momento di riposare per tutti noi. I nostri ospiti saranno stanchi per il lungo viaggio e anche voi sembrate stremati dalla caccia di oggi” commentò scrutando per un momento Shurzvog e Opheila. “Nelle grotte che vi abbiamo fatto preparare appena fuori dalla città, c’è spazio sia per Cavalieri che per draghi, e un nutrito banchetto vi attende. Andate ora, a tre giorni da oggi comincerete l’addestramento. Nel frattempo, fate ciò che volete. Ilirea può offrire meravigliosi spettacoli per chi li volesse ammirare.” Shurzvog e Opheila presero congedo per primi, seguiti a ruota da Laufin e Arya che, rivolta ai nuovi arrivati aggiunse “Venite, vi mostro dove dormirete”. Mentre camminavano, Kila avrebbe voluto fare mille domande all’ elfa, ma per non sembrare infantile e noioso, si trattenne, rimanendo il religioso silenzio per tutto il tragitto. Da parte sua Arya, sembrava pensare ad altro e, apparentemente, non aveva intenzione di rinunciare ai suoi vagheggiamenti solo per conversare con Kila o Beroar. Il luogo, situato ad una lega di distanza dalla capitale, per permettere ai draghi di allenarsi senza creare problemi ai cittadini, era una caverna, creata probabilmente con la magia, molto spaziosa e ricca di comodità. Un grande letto soffice e candido, una vasca piena di acqua fumante e vari scaffali colmi di libri accolsero Kila e Beroar quando entrarono nella grotta a loro assegnata. Davanti al suntuoso letto in legno intagliato, era stata predisposta una nicchia di paglia per Beroar, e una grande scrivania, avrebbe permesso al knurla di studiare in tutta comodità. “Come già anticipato da Nasuada, avete tre giorni da oggi per riposarvi e riprendere le forze. Dal quarto giorno comincerete l’addestramento” spiegò l’elfa. “Grazie di tutto maestà” risposero in coro drago e Cavaliere. “Io sarò impegnata per i prossimi giorni” riprese senza replicare, ma per ogni necessità, rivolgetevi pure a Laufin che vi aiuterà volentieri.” Detto questo, scomparve correndo nell’oscurità che avvolgeva il mondo e ad un tratto a Kila parve di sentire da lontano, il battito d’ali di un drago. Che ne pensi di lei Beroar?. Dopo un minuto di riflessione, il drago rispose. E’ abile a nascondere pensieri ed emozioni, ma il dolore che prova lo noterebbe chiunque, dev’essere terribile ciò che sta passando, di qualunque cosa si tratti.
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RE: CHOSEN

da Saphira00 » 11 aprile 2013, 14:15

Bravo come al solito!Ma a quel tempo non potevano "laurearsi a cavaliere"come dici tu,semmai potevano "diventare cavaliere :D
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RE: CHOSEN

da murtagh81099 » 11 aprile 2013, 16:25

veramente bello!!!

:angel:
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RE: CHOSEN

da Brisingr92 » 16 aprile 2013, 14:19

Ringrazio quelle poche persone che mi seguono e commentano aiutandomi a migliorare la storia. A questi "fedeli" raccomando di continuare la lettura perchè, come tutti i racconti, introdotti i buoni, si parla anche dei cattivi!!

IL PRINCIPIO DELLA VENDETTA

Il Ra’zac si prostrò ai piedi dell’enorme altare di pietra. “Mio ssignore” esordì tenendo lo sguardo puntato verso il basso “la misssione si è conclusssa nei migliori dei modi. Il carico non ha sssubito alcun danno”. Dall’enorme trono di pietra, nero come una notte senza luna ne stelle, giunse una voce cavernosa e potente. “Molto bene. Portatelo nel luogo prefissato. Appena eseguito l’ordine, raduna gli altri e torna da me”. “Certo mio Sssignore, provvederò di persssona al raduno” e detto questo si ritirò nell’ombra, lasciando il padrone solo nella stanza ombrosa. Dopo decenni passati a progettare e tramare la sua vendetta, finalmente sarebbe riuscito a liberarsi. Si mosse appena, facendo sbattere le pesanti catene sulla dura pietra. Aveva atteso quel momento. Lo aveva desiderato, e nulla al mondo gli avrebbe impedito di vincere questa volta. I potenti vincoli magici a cui era legato si sarebbero presto dissolti e lui finalmente avrebbe avuto il potere a cui mirava da più di un secolo. Galbatorix lo aveva imprigionato pochi istanti dopo il completamento della sua istruzione, perché nonostante l’enorme potere di cui disponeva, perfino il traditore dei Cavalieri lo aveva temuto. Ma ora il suo più grande nemico era morto e lui avrebbe raccolto la sua eredità, perché sua di diritto dopo oltre cento anni di sofferenza. Aveva provato di tutto. Magie oscure e dimenticate, tanto potenti e crudeli da uccidere migliaia di persone in pochi istanti, ma nessun incantesimo aveva rotto i suoi sigilli, come se le catene fossero state immuni alla magia. D’un tratto, l’enorme porta di pietra arenaria si mosse, distogliendolo dalle sue riflessioni, e fecero ingresso nella lugubre prigione una trentina di figure incappucciate e gobbe, con occhi enormi senza palpebre e un becco ricurvo al posto della bocca. Tutti insieme, i Ra’zac trascinavano un’enorme carro ferrato, grande abbastanza da poter trasportare la casa di un contadino. Adagiato sopra uno spesso strato di paglia e fieno, l’immenso Eldunarì, nero come la morte, emanava un bagliore liquido, oscuro. “Wazuk!” chiamò con malcelata gioia “è ora di dare inizio al rito, sveglia la creatura dal suo torpore. La mia forza, unita a quella di Shruikan fornirà l’energia necessaria alla mia liberazione. Sbrigati!”. Tremando da capo a piedi, l’urgali chiamato in causa si avviò con passo malfermo verso il cuore dei cuori. Non appena l’incantesimo risvegliò il drago dal sonno in cui era stato indotto con la magia, i presenti furono investiti da un attacco mentale colossale. Le guardie presenti caddero a terra urlando e la testa Wazuk si gonfiò pericolosamente, mentre il drago impazzito riversava nella mente dei presenti tutto il suo odio e la sua follia. Tuttavia, non appena la mente impazzita della creatura toccò quella dell’Oscuro, nella testa dei presenti balenò l’immagine di un gigante che schiaccia una formica e il drago, spezzato e sottomesso per la seconda volta, non poté far altro che bloccare l’attacco, mentre l’Oscuro prendeva possesso della sua mente e del suo potere. Dalla sua bocca uscirono parole antiche, magiche e potenti e l’anima della creatura venne violentemente strappata dal cuore dei cuori per congiungersi con la moltitudine di spiriti che formavano la mente dell’Oscuro.
Non appena il processo fu completato, l’Eldunarì parve spegnersi, come una candela spenta dal vento e rotolando a terra s’infranse, fragile e vuoto come un vaso di cristallo. Forte del suo nuovo potere, l’Oscuro evocò l’incantesimo necessario a liberarlo, carpendo le informazioni necessarie dalla mente di Shruikan. Il nome dell’antica lingua venne pronunciato con tutta la forza di cui disponeva, ma senza capirne il motivo, si ritrovò incapace di ricordarlo per più di qualche secondo. Probabilmente, il fenomeno era dovuto ad un incantesimo di sicurezza evocato da Galbatorix per impedire a chiunque di rubargli dalla mente il nome di tutti i nomi. Ma a lui non importava. Per potersi liberare dai vincoli che lo imprigionavano sarebbe stato sufficiente pronunciare la Parola una sola volta, e così fu. Quando l’incantesimo scemò, un grido di trionfo echeggiò nei sotterranei dell’antica dimora del signore degli urgali e l’Oscuro poté ergersi in tutta la sua colossale altezza ed abbandonare il trono di pietra su cui sedeva da oltre un secolo. Non appena i Ra’zac lo videro apparire nel cono di luce sottostante il trono, si prostrarono all’unisono, anche se non poterono fare a meno di fissarlo per la prima volta da quando lo servivano. L’Oscuro era magnifico, ma lo sguardo conteneva puro odio e follia, mentre il volto sembrava quasi irradiare gioia selvaggia e cristallina. Era il primo e unico della sua razza. La lunga prigionia in quella lontana terra, lo aveva reso molto più violento di quanto non fosse in origine, mentre la sete di sangue era aumentata fino a spegnere ogni altra emozione e sensazione. Con passo pesante ma molto rapido, si avviò verso l’esterno della prigione nella quale era stato confinato, pronto a comandare le sue truppe di persona. Quando uscì sull’enorme balcone che si affacciava su una lugubre e remota landa, sperduta nelle remote regioni settentrionali di Alagaesia, tutti i presenti, soldati, schiavi, generali e Ra’zac interruppero le loro attività e si prostrarono all’unisono per acclamare il loro signore, tornato alla vita per condurli alla vittoria. Il suo successo sarebbe partito da lì, un luogo dove la terra era nera e friabile, e l’aria odorava di zolfo.
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