Dopo Inheritance...

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Re: RE: Dopo Inheritance...

da Aiedail98 » 21 giugno 2013, 17:27

Ichigo ha scritto:Finalmente hai postatoooo! Capitolo bellissimo anzi super bellissimo dato che mi piaccionoi capitoli lunghi hahahaha
E Eragon/Arya/Caine *-*spero che Caine avrà un fratellastro o sorellastra! HAhahahahahaha
Brava complimenti!


Grazie mille anche a te ichigo! :D sono davvero stracontenta di vedere che qualche buona anima ancora segue questa FanFic! :cry: non sapete quanto sono felice :D

Spero che commenti anche qualcun altro! :)
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RE: Dopo Inheritance...

da Aiedail98 » 23 giugno 2013, 13:50

Stavolta sono stata velocissima: ecco il nuovo capitolo! :D

Credo che non ci sia bisogno del riassunto :)

Buona lettura :)

Capitolo 50
OSILON
Il vento spazzava la grande pianura ad ovest di Osilon.
Le cime degli alberi ondeggiavano paurosamente, lasciando cadere cumuli della neve ammucchiata sui rami. Il cielo era sereno, ma il sole era stranamente freddo e lontano. All’orizzonte si scorgevano grossi banchi di nuvole nerissime, foriere di tempesta imminente.
I mantelli degli elfi svolazzavano, come indossati da spiriti e fantasmi. Le lunghe vesti delle elfe si gonfiavano e si sgonfiavano sotto la forza delle raffiche di vento. Gli abiti neri e la moltitudine di fosse scavate di fresco davano esattamente l’idea della cerimonia che si stava svolgendo: un funerale.
Gli otto draghi, Saphira, Fìrnen, Castigo, Slauta, Korda, Vervada, Bid’Daum e Fakhr, erano accucciati accanto ai loro Cavalieri. Le loro squame, di solito simili a gemme, erano cupe e opache.
Eragon chiuse gli occhi e ascoltò il vento che gli soffiava nelle orecchie. Le raffiche prolungate sembravano il lamento della città, mentre dava l’estremo saluto a trentasei dei suoi più valorosi guerrieri.
“Ce la posso fare” sussurrò, stringendo di più la presa sulla spalla di Saphira.
Lei lo guardò, lanciandogli un’occhiata mesta. Dai suoi pensieri fluì la profonda tristezza che la stava corrodendo e che lo contagiò.
- Sono arrivati tutti – gli disse Arya, in piedi al suo fianco. Anche lei era vestita di nero e anche lei, come i draghi, sembrava risplendere di una luce opaca, quasi come quella di una candela filtrata da un paravento.
Eragon sentì un groppo formarsi in gola e annuì, incapace di parlare.
- Cosa c’è? – gli domandò lei.
Il Cavaliere deglutì. – Ho già assistito ad un funerale alla maniera elfica –
Gli occhi di Arya si riempirono di comprensione. – Non è esattamente quella che si dice un’occasione felice – commentò, annuendo.
- Già. E l’ultima volta era morto un solo elfo, Wyrden. Oggi ci sono trentasei persone e non so se io… - la voce gli venne meno. Si guardò gli stivali affondati nella neve.
Arya sospirò e gli sfiorò il polso con le dita.
- Lo so –
In quel momento, una piccola processione uscì dalla strada principale di Osilon, dirigendosi verso di loro. Erano tutti i guerrieri che avevano combattuto nella battaglia tre giorni prima; vestiti a lutto, a schieramenti di otto, portavano sui loro scudi i compagni morti, con una solennità che sfiorava addirittura quella dell’incoronazione di Orik, a cui Eragon aveva partecipato.
I trentasei feretri marciarono lentamente verso le trentasei fosse scavate sul terreno morbido e ancora bagnato dalla neve. Le tracce degli animali neri erano state cancellate dalla nevicata della notte precedente. Lo spiazzo fuori Osilon non recava più alcuna traccia dell’esercito di Argo.
Non ancora, pensava Eragon. Ben presto, trentasei alberi sarebbero cresciuti. Trentasei tronchi forti avrebbero mostrato qual era stato il vero prezzo della loro vittoria.
Con una lentezza quasi struggente, i guerrieri elfi abbassarono i loro scudi e fecero scivolare i loro compagni caduti nella terra scavata di fresco.
Eragon osservò attentamente i morti, come per imprimersi nella memoria i loro visi pallidi e freddi, le loro espressioni riposate e serene, le loro ferite quasi violacee.
Arya socchiuse gli occhi e sospirò. Uno sbuffo di condensa galleggiò nell’aria ghiacciata.
- Mai avrei voluto presiedere ad una cerimonia del genere – mormorò.
Nella sua voce Eragon colse una nota di tristezza e rassegnazione.
Il silenzio si fece quasi totale.
Tutti, nessuno escluso, osservavano i trentasei elfi, pallidi e composti nelle loro tombe; Murtagh, accanto a Castigo, sembrava profondamente turbato. Caleb era in piedi, ritto sul posto, una mano posata sull’elsa della spada e l’altra a sfiorare il muso appuntito di Vervada. Uruk’Ray aveva cancellato il suo perenne ghigno soddisfatto e ora era serio e solenne; Fakhr era al suo fianco, con gli occhi bassi. Azkhnar era stretta a Korda e reggeva tra le mani un grosso fazzoletto nero; un velo di tristezza le era sceso sugli occhi.
Daniel e Fricai erano vicini; erano sempre stati amici inseparabili. Fricai era l’emblema della tristezza: lui veniva da Osilon e aveva visto morire molte persone conosciute. Daniel lo consolava come poteva. I loro due draghi, Bid’Daum e Slauta, erano accanto ai loro Cavalieri. Nei loro occhi profondi albergava la malinconia. Lord Ulthian stringeva la spalla del figlio minore, Saiören, ed era circondato da tutte le altre figlie. Cora stava in disparte, eppure sembrava partecipare anche lei al dolore degli elfi.
Fìrnen sfiorò Arya con il naso.
“Ė ora” le sussurrò.
La regina degli elfi annuì e fece un passo avanti.
Gli occhi di tutti si spostarono quasi svogliatamente dalle figure pallide dei morti su di lei.
Eragon guardò con attenzione il popolo di Osilon.
Si aspettava di trovare sguardi arrabbiati, delusi, oppure semplicemente vuoti e spenti. Anche Arya avrebbe accettato la rabbia del suo popolo di fronte alla distruzione e alla morte di innocenti. Eragon aveva addirittura pensato che forse solo pochi abitanti di Osilon avrebbero partecipato al funerale in presenza della regina.
Si aspettava che gli elfi fossero arrabbiati. In effetti, Arya, per trovare Fìrnen, li aveva lasciati a se stessi. Non era riuscita a proteggere Ellesmera o Osilon, nonostante non fosse assolutamente nelle sue forze fermare un esercito organizzato e micidiale come quello di Titax.
Eragon temeva che qualcuno si ribellasse ad Arya.
Ma mai avrebbe previsto gli sguardi che si concentrarono su di lei quando fece un passo avanti.
Ogni singolo elfo la guardava con gli occhi colmi di un sentimento simile alla speranza e alla meraviglia velata dalla tristezza. Nessuno la fissava ostile, nessuno distoglieva gli occhi, nessuno confabulava con astio.
Nessuno parlava o cercava di interromperla. Tutti la guardavano come un sol uomo, solenni e determinati, prestandole il rispetto che si deve ad una regina.
Arya chinò il capo e sembrò guardarli uno ad uno da sotto le sopracciglia arcuate.
Il silenzio maestoso veniva interrotto solamente dal soffiare del vento. Qualche fiocco di neve volteggiava nell’aria satura di cordoglio.
- Non li dimenticheremo –
Le parole di Arya si stagliarono nel silenzio come una figura in controluce. La regina guardava le tombe ai suoi piedi. I suoi occhi scintillavano di lacrime.
- Non li dimenticheremo mai. Né loro, né gli abitanti e i combattenti di Ellesmera. Chi paga con la vita per proteggere i propri cari è un eroe, per noi elfi. E ora, qui, riposano trentasei eroi – Alzò lo sguardo. Nei suoi occhi si leggeva la determinazione ferrea che tanto la caratterizzava. – Trentasei eroi, trentasei persone che ora non ci sono. Ma noi, voi, tutti, siamo qui e siamo vivi grazie a loro. Hanno sacrificato ciò che di più sacro esiste, la vita, per proteggere la loro città dall’esercito di uno spettro. Sono morti, hanno abbandonato tutto, le famiglie, gli amici, la Du Weldenvarden stessa, perché sapevano che, senza il loro sacrificio, Osilon sarebbe caduta –
Eragon non riuscì a fermare il brivido che gli corse lungo la spina dorsale.
- So di aver fatto degli errori terribili, che se non compiuti non avrebbero causato la morte di questi trentasei eroi. Ma non sono qui per porgervi le mie scuse. Ve le renderò per tutti i giorni della mia vita, ve lo giuro –
Arya deglutì. La voce le era venuta meno.
- Oggi sono qui per rendere omaggio a tutti loro – con il dito indicò il suolo – e temo che non li ringrazierò mai abbastanza per il loro sacrificio -. Sospirò e socchiuse le palpebre. – Se esiste un mondo o una vita dopo la morte, sono sicura che loro vivono nel più bel paradiso mai esistito –
Eragon si fece avanti. Nonostante non gli fosse chiesto di intervenire, all’improvviso aveva sentito il terribile bisogno di dire qualcosa per tutti coloro che non respiravano e non vivevano più.
- A volte la vita ci accontenta – disse, guardando Saphira. La dragonessa reclinò il capo. – Ci dona ciò che più di meraviglioso esista. Ci rende felici. E quasi non ci rendiamo conto di tutto ciò che abbiamo, di quanto fortunati siamo -. Il suo sguardo si posò su Caine. Il bambino era in braccio ad una vecchia elfa e lo guardava. – A volte, invece, ci sembra di essere travolti dalla sfortuna e dalle tragedie –
Eragon spostò i suoi occhi su Arya. – A volte, ci viene chiesto di sacrificarci, per il bene delle persone che amiamo. E loro, tutti loro, si sono sacrificati e hanno dato tutto perché Osilon continuasse ad esistere. Perché loro amavano questa città. E io credo che… che questa sia una tra le imprese più onorevoli di un guerriero –
Improvvisamente, si sentì avvampare le guance. – Il nostro vero appagamento è quello di vedere felici le persone a cui teniamo di più – sussurrò. – E questi eroi, ne sono sicuro, ora sono felici –
Una lacrima scese sul viso di un’elfa dai capelli biondissimi in piedi accanto ad una fossa.
Arya annuì e poi abbassò il capo.
Mulinando la mano destra, richiamò della neve da terra e la strinse sul palmo. Quando riaprì la mano, un bellissimo fiore bianco era racchiuso tra le sue dita affusolate.
Di nuovo il silenzio calò come una cappa maestosa sull’assemblea degli elfi e dei difensori di Osilon. Il vento soffiava a più riprese e la neve si alzava in volo per ricadere pochi passi più avanti. Le cime degli alberi ondeggiavano. I respiri dei partecipanti al funerale creavano silenziose nuvolette di condensa.
Eragon riusciva a malapena a comprendere tutta la solennità e il cordoglio di quel momento. Saphira, al suo fianco, era calmissima. I suoi pensieri, di solito sempre vivaci e attivi, erano caduti in una sorta di dormiveglia.
Poi, di punto in bianco, Arya cominciò a cantare.
Era la stessa melodia che Eragon aveva udito al funerale di Wyrden, struggente e malinconica; ricordava appena le parole, ma la vera magia di quel canto era il motivo.
Era una melodia che parlava della tristezza della fine della vita, del vuoto che lasciano le persone quando non esistono più, del dolore dei famigliari e del ricordo che, anno dopo anno, sbiadisce lentamente.
Involontariamente, Eragon di ritrovò a pensare a Garrow, la cui morte l’aveva sconvolto quasi quanto quella di Brom; gli parve di essere trasportato in quella casetta distrutta a Carvahall e, in rapida successione, nella grotta di arenaria in cui il suo vero padre aveva esalato l’ultimo respiro. Passeggiò per un istante sul sepolcro di diamante costruito da Saphira e poi si trovò improvvisamente nel Farthen Dur, al fianco di Nasuada, intento a dare l’ultimo, estremo saluto ad Ajihad, e anche ad un Murtagh che credeva morto. Percorse infiniti campi di battaglia, assaggiò di nuovo il sapore del sangue e della sconfitta, mentre nel cielo si alzava un drago rosso e colui che lo cavalcava diventava il simbolo di un tradimento doloroso. Udì il ruggito irato di Glaedr e le parole sussurrate di Oromis, prima di cadere a terra. Rivide la salma di Islanzadi, composta e fredda, dopo la guerra contro Galbatorix; ed osservò da lontano i visi di Roran, Katrina ed Ismira che si allontanavano sempre di più. Nasuada lo salutò con breve cenno della mano e poi scomparve nella neve. Il volto dolce ma allo stesso tempo sconosciuto di sua madre gli sorrise appena prima di svanire. Tentò di inseguire quelle ombre. Invano.
Tutti loro erano ormai irraggiungibili.
Si ritrovò a fissare le grandi piante che ormai erano cresciute in ciascuna fossa, alte e frondose e, soprattutto, maestose. L’orgoglio trasudava da quei rami, lo stesso orgoglio di un guerriero che vince qualsiasi sua battaglia.
Quei trentasei elfi avevano vinto la loro battaglia.
Si accorse che tutti gli abitanti di Osilon stavano cantando, insieme alla loro regina. Le loro voci ultraterrene erano belle e terribili allo stesso tempo, antiche e nuove, tristi e anche serene. Se la natura parlava, lo faceva di sicuro attraverso i canti degli elfi, pensò.
Gli alberi crescevano a vista d’occhio. Ormai avevano già superato il limite delle tombe e qualcuno era addirittura emerso in superficie, con i rami e le foglie verde pallido.
Quello spiazzo all’esterno di Osilon sarebbe presto diventato un piccolo boschetto.
Saphira, accanto a lui, era stupefatta.
Ben presto, la maggior parte degli alberi si erano innalzata nel cielo. Eragon alzò la testa e vide solamente una soffitto di foglie, interrotto qualche volta da squarci azzurro cupo. Tutti gli abitanti si Osilon si trovavano tra i tronchi, nascosti parzialmente o completamente visibili. Al centro del boschetto si era formata una radura. Nel mezzo della radura si trovava un grosso masso grigio, che brillava appena nella tiepida luce della mattina di fine inverno.
Uno ad uno, gli elfi smisero di cantare e si radunarono attorno alla pietra grigia. I giovani Cavalieri fecero lo stesso, seguiti da un attonito Murtagh e da Cora. Gli occhi azzurri della principessa erano lucidi. Eragon era sicuro che stesse pensando a suo padre Loring.
Arya fu l’ultima a finire di cantare. Alzò la testa e vide Eragon, in piedi accanto a lei, che l’aspettava.
Di nuovo il silenzio invase la natura.
Arya guardò Eragon intensamente. Gli occhi nocciola del Cavaliere erano lucidi.
Senza parlare, lei allungò la mano e strinse quella di Eragon.
Insieme, si diressero verso la radura.
- I vostri funerali sono indescrivibili – sussurrò lui.
Arya tirò su con il naso. – Lo so. Non è normale che un elfo muoia. Siamo immortali –
Eragon rimase un momento in silenzio, pensoso. - Arya, devo dirti una cosa –
- Adesso? – chiese lei, inarcando le sopracciglia.
- Beh, anche dopo –
Arya gli sorrise appena e poi allentò la stretta sulla sua mano.
Eragon sentì le dita dell’elfa staccarsi dalle sue lentamente.
Erano arrivati alla radura. Tutti gli abitanti di Osilon erano raccolti in cerchio intorno alla roccia grigia, in completo silenzio. Sulla superficie ruvida del masso erano incisi trentasei nomi in un carattere che Eragon riconobbe come quello della scrittura di Arya. Gli occhi di tutti erano fissi su quelle lettere ordinate e regolari. Era come se i sopravvissuti volessero imprimersi nella mente i nomi di coloro che ormai non esistevano più.
Lord Ulthian si tolse dalla giacca una grande spilla dorata. Con la sua falcata elegante, raggiunse in fretta la pietra; chinò il capo, in segno di rispetto, e poi posò la spilla a terra.
Saiören, seguendolo, sfoderò il pugnale che teneva appeso alla cintura e lo mise accanto alla spilla. Guardò con tristezza il nome di uno dei caduti e sfiorò le lettere incise. Poi, ritornò sui suoi passi e si allontanò in direzione della città, a testa bassa. Eragon sapeva che uno dei più cari amici di Saiören era morto, ma restò sconvolto dalla tristezza che aveva letto sul viso solitamente allegro del giovane elfo.
Uno ad uno, tutti i presenti sfilarono davanti alla pietra, lasciando qualcosa in pegno e poi allontanandosi, chi per andare in città, chi per sfiorare per l’ultima volta il tronco nato da uno dei guerrieri caduti. Murtagh lasciò a terra il suo mantello, Caleb una pergamena scritta di suo pugno. Eragon li guardò allontanarsi insieme, curvi sotto il peso della cerimonia a cui avevano appena partecipato.
Ben presto, la radura fu vuota. Solamente Eragon e Arya, insieme agli otto draghi, restavano in piedi a fissare la pietra con i nomi incisi.
Saphira fece un passo in avanti. Come era successo durante la ricostruzione di Isidar Mithrim, Eragon percepiva chiaramente la magia attraversarle il corpo. Insieme agli altri draghi, come se si fossero accordati in precedenza, posarono contemporaneamente le punte dei loro nasi alla base della pietra.
Rimasero fermi per lunghi istanti, immobili.
Quando se ne andarono, volando, il grande masso grigio era intatto.
“Saphira” mormorò Eragon, stupito. “Non è successo niente”
La dragonessa sbuffò, allontanandosi nel cielo. “Per ora, sciocchino”
“Perché, cosa dovrebbe accadere?”
“Quando la luna splenderà nel cielo, la pietra si illuminerà, cucciolo mio. Sarà il punto di ritrovo per tutti coloro che si perdono. Questo boschetto aiuterà a ritrovare la via di Osilon”
Eragon aggrottò le sopracciglia. “Ė un dono piuttosto curioso”
“Ci sembrava adeguato. Questi trentasei elfi sono morti per salvare la città: potrebbero essere paragonati a dei guardiani. I guardiani di Osilon. Aiuteranno gli erranti a trovare la giusta strada. E, soprattutto, respingeranno le malvagità. Osilon non sarà più in pericolo, d’ora in poi, e il masso non verrà mai intaccato dal passare del tempo”
“Questo forse è il più grande dono che abbiate potuto fare a questa città, Saphira”
“Lo desideravamo. Sono morte trentasei persone per salvarla. Il loro sacrificio non deve essere inutile”
La dragonessa si allontanò nel cielo e poi planò dolcemente nel bel mezzo della foresta, seguita a ruota da Fìrnen. Gli altri draghi volteggiarono ancora un po’ nel cielo e poi, uno ad uno, scomparvero lentamente tra gli alberi.
Eragon posò il suo sguardo sulla pietra grigia e sospirò.
- Saphira ti ha raccontato? – domandò Arya, dietro di lui.
- Del dono dei draghi? –
- Sì –
- Sì, me l’ha detto. È una cosa meravigliosa – Eragon scrutò in lontananza. L’orizzonte era offuscato da grandi nuvole grigie. Non si riusciva a scorgere la fine della foresta. – Vorrei che fossero in grado di fare una magia simile per tutta Alagaësia –
- Lo vorrei anche io – sussurrò Arya, posando sulla pietra con i nomi il fiore che aveva creato dalla neve all’inizio del funerale.
Si guardarono per un istante e poi, senza dire nulla, si sedettero con le schiene contro al masso e le gambe tra la neve fredda. Rimasero in silenzio per minuti che sembrarono interminabili.
- E così, sembra che siamo giunti alla fine – mormorò Eragon, osservando intensamente le punte dei suoi stivali.
- Alla fine? –
- Sì, alla fine. Tra due settimane la grotta di Ilïar si aprirà. Argo non ha la lista e non può entrare ad Osilon grazie alla magia dei draghi. Nascondiamoci qui e aspettiamo che il peggio finisca –
Arya sospirò e si spostò i capelli dal viso.
- Non ne sarei così sicura, Eragon –
Lui la guardò, stupefatto. – Come? Perché? –
Arya socchiuse gli occhi. Sembrava stanca. – Credi che Argo si accontenterà di aver fallito, Eragon? Te lo dico io: no, non lo farà. È già fin troppo strano che non sia ancora venuto qui, a cercare di sottrarci la lista mentre siamo ancora vulnerabili. È uno spettro: anche se rinunciasse ad entrare nella grotta di Ilïar, cercherebbe di raggiungere il suo scopo con altri mezzi, con altre battaglie. Creerebbe altri mostri mortali, in grado di distruggere qualsiasi cosa, pur di avere sotto il suo controllo Alagaësia –
Eragon sospirò. – Arya, sarà così per sempre. Il male esiste e non sarà uccidendo Argo che lo cancelleremo per sempre –
- Lo so – ribatté lei – ma so anche che non possiamo rinchiuderci in Osilon finchè Argo sparirà. Per prima cosa, quel mostro è immortale: passeranno migliaia di anni prima che si tolga dai piedi. Seconda cosa, è compito dei Cavalieri dei Draghi fare in modo che la pace regni su Alagaësia – gli lanciò uno sguardo obliquo – Non su una sola città, Eragon –
- Beh, non crederai che io voglia restare chiuso qui per sempre – replicò lui – è ovvio che, prima o poi, sarei costretto ad uscire di qui per porre fine alla vita di quel maledetto. Solo che desidero un po’ di riposo, Arya. Sto combattendo da mesi, ormai: l’inverno è finito, e io sono giunto ad Ellesmera all’inizio dell’autunno. È passato quasi mezzo anno e mi sono davvero riposato solo in poche occasioni –
- Non possiamo pensare solamente ai nostri comodi – sussurrò Arya. – A noi è richiesto più di quanto un immortale possa fare. Abbiamo il potere, ma dobbiamo garantire la pace: questo è il prezzo da pagare. Non possiamo fermarci perché “siamo stanchi” o aspettare ad intervenire. La gente muore, lì fuori. Argo non si limiterà a diffondere il terrore in tutta Alagaësia: farà in modo che il terrore sia giustificato –
Eragon sospirò e si passò una mano davanti agli occhi.
- Vorrei tanto essere ancora alla Città dei Cavalieri – disse. – Anche se questo comporterebbe non averti al mio fianco –. Sbuffò. – Non sono sicuro di riuscire a vivere senza di te, ora –
- So come ti senti. Anche io vorrei essere nel palazzo di Tialdarì – Arya fece una smorfia – se Ellesmera esistesse ancora. Però questo sarà l’ultimo sforzo, davvero. Sento che presto tutte le disgrazie saranno cancellate. Sto aspettando la pace da ormai duecento anni: il destino deve donarmela, non può farmi attendere ancora –
- E quindi, in cosa consisterebbe questo “ultimo sforzo”? –
Arya abbassò lo sguardo. – Uccidere Argo, beninteso –
- Bel piano, davvero – esclamò Eragon, sorridendo. – Sul serio, ci metteremo al massimo due giorni. E poi il destino ci lascerà finalmente in pace –
Arya lo guardò, trattenendo a stento un sorriso. – Mi stai forse prendendo in giro? –
- Sì, principessa – sussurrò lui. Si chinò sul suo viso e le posò un piccolo bacio sulla fronte. Arya sorrise.
- Sei perdonato – gli disse, tranquilla. – Ma non scherziamo su queste cose – aggiunse, ritornando seria. – Temo davvero che questo “sforzo” possa risolversi in due giorni –
Eragon spalancò gli occhi, sorpreso. – Hai un piano geniale per uccidere Argo a distanza? Sai, lui è a Dras Leona, se tutto va bene. Ci vorrebbero due giorni solamente per raggiungerlo –
Arya sospirò. – No, è leggermente diverso –. Lo guardò – Eragon, c’è un altro modo. Ci ho pensato venendo qui da Ellesmera. Esiste una cosa che lui non può capire, essendo uno spettro: il sacrificio per il bene degli altri. Lui non sprecherebbe mai un’occasione per raccogliere potere, a scapito di altri. Noi, invece, lo faremmo –
- Quindi? –
- Quindi si potrebbe tentare una cosa a cui lui non potrebbe mai pensare. In questo modo lo coglieremmo di sorpresa. Non potrebbe reagire di fronte ad una cosa che nemmeno conosce –
Eragon la guardò. – Taglia corto, mi sto innervosendo. Sono maledettamente curioso, Arya. Cos’hai pensato? –
Arya fece un debole sorriso. – Lui non sprecherebbe mai l’opportunità di chiedere a Ilïar di cambiare il suo destino – i suoi occhi lampeggiarono – noi sì –
Eragon la guardò, stupefatto. Aveva capito. – Vuoi che dire tu… -
- … noi tenteremo di uccidere Argo. Ma lo faremo con l’aiuto di Ilïar. Lei esaudirà il nostro desiderio di vederlo morto e ci libereremo per sempre di lui – concluse Arya al posto suo.
Eragon rimase senza parole.
- Allora? Che ne dici? – gli domandò Arya.
- Ė davvero una cosa a cui lui non penserebbe mai – rispose Eragon. Poi, si scurì in viso. – Ma sarebbe terribilmente pericoloso. Dovremmo andare da Ilïar e cercare di entrare nella sua grotta; Argo però potrebbe trovarsi lì e cercare di ostacolarci o, peggio, di rubarci la lista –. Si alzò in piedi, ansioso, e cominciò a camminare avanti e indietro. – Correremmo il rischio di aiutarlo ad entrare nella grotta, Arya –
- Bisogna pur rischiare, nella vita – replicò lei. – Anche se questo tipo di rischio è… beh, è audace, devo ammetterlo –
- Audace? Andremmo esattamente dove vuole lui e, soprattutto, con ciò che vuole lui! –
- Ma cos’altro possiamo fare? Se riuscissimo ad entrare da Ilïar, lei con il suo potere ucciderebbe Argo. Alagaësia sarebbe libera! –
- Se, se, se… questo piano è troppo traballante per poter essere messo in atto –
Arya si alzò in piedi e gli prese le mani. – Lo so – disse – ma potrebbe essere l’unico piano a nostra disposizione, Eragon –
Lui chinò il capo. – Non c’è modo di entrare nella grotta di Ilïar dopo l’equinozio di primavera? –
- La grotta sarebbe chiusa, lo sai –
Eragon sospirò, scuotendo la testa. – Saresti pronta a rischiare tutto? La libertà, la pace, la vita… davvero tutto? Lo faresti, pur di tentare di fermare Argo con le sue stessi armi? –
Arya lo guardò intensamente. – Sì, lo farei. Se tu mi fossi sempre accanto, lo farei –
Eragon si liberò con dolcezza dalla sua presa e posò la schiena sulle pietra grigia al centro della radura.
- Potremmo morire – mormorò.
Arya lo raggiunse e gli sfiorò i capelli. – Potremmo –
- Tu potresti morire –
- Potrei –
- E se succedesse? –
- E se invece non succedesse? –
Eragon le posò le mani sulla vita. – Perderei il mio tesoro più prezioso –
Arya fece un breve sorriso. – Ė strano come la gente si ritrovi proprio all’ultimo momento, prima di essere nuovamente separata. Siamo stati distanti per la maggior parte della tua e della mia vita. Ora che finalmente siamo insieme, corriamo il pericolo di perderci di nuovo –
- Non dire così, per favore –
- Eragon, è impossibile che ci perdiamo – ribatté lei, sorridendo. Si infilò la mano sotto alla sciarpa ed estrasse la collana che le aveva regalato lui prima della sua partenza per Ellesmera. – Vedi? Questa volta nessuno potrà separarci –
Eragon sospirò e poi la strinse a sé. – Sono stanco di inseguirti, sai? Vorrei che fossimo legati da un filo indissolubile –
- Lo siamo –
- Forse hai ragione –
Restarono in silenzio per lunghi minuti, uno stretto all’altra.
Arya respirò a fondo il profumo di Eragon; lui chiuse gli occhi, desiderando ardentemente che tutto andasse bene. Era stanco di pensare alle conseguenze più sbagliate.
- Non dovevi dirmi qualcosa? – gli chiese lei, all’improvviso.
Eragon sussultò. – Ė vero – mormorò. Sciolse l’abbraccio per guardarla negli occhi.
- Arya, ci ho riflettuto molto. Saphira ha dovuto farmi da consulente per l’ennesima volta, ma credo che non le faccia male. Deve pur aiutarmi, qualche volta –. Le sorrise debolmente.
- In cosa? –
Eragon si guardò gli stivali, come se fosse imbarazzato. – Mi hai colto di sorpresa con la faccenda di… beh, si Caine –
- Oh – Arya lo guardò, facendosi improvvisamente distaccata.
- Arya, ti giuro che se io fossi quello che dovrei essere, accetterei senza pensarci un momento – sussurrò Eragon, di slancio, prendendole le mani. Arya rimase in silenzio. – Accetterei, perché saprei che è ciò che ti fa felice –
- Accetta, allora. Caine ha bisogno di noi due, Eragon –
- Ma io ho bisogno di tempo per riflettere. Il pomeriggio e la sera di ieri non sono bastati per farmi decidere – sussurrò lui. – Non sono capace a fare il padre. Io… Garrow, lui… non è… era un po’ brusco, come dire. Non… non era esattamente la persona migliore da cui imparare a cresce un bambino. Se avessi avuto qualcuno come guida durante la mia infanzia, ora, bene o male, saprei come muovermi. Eppure io… Arya, ho paura di non essere abbastanza in grado di farmi responsabile di quel bambino –
Arya lo guardò intensamente. – Anche io non sono capace di fare la madre, Eragon. Credi che io abbia potuto prendere esempio da Islanzadi? –
- Ma per te è diverso: tu lo vuoi. Vuoi che Caine diventi tuo figlio – il Cavaliere scosse la testa. – Io non sono sicuro di desiderarlo –
- Non vuoi, vero? – Arya si scurì in volto. – Temevo che dicessi che era troppo presto per creare un nostra famiglia, ma… -
- Non è per la questione del tempo, principessa – la interruppe lui, sfiorandole una guancia. – Ė che… Arya, io ti amo, farei qualsiasi cosa per te e per la tua felicità. Ma ho paura di non essere capace di crescere Caine. Diventerò responsabile di lui… io, che ho sempre bisogno di te e di Saphira per andare avanti. E poi… - i suoi occhi si smarrirono tra la neve a terra – Ho soltanto ucciso, in questa vita. Lo facevo per una buona causa, certo, ma devo ammettere che ho ucciso tante persone, troppe per… beh, troppe per dare un buon esempio a qualcuno –
- Eragon, io ho ucciso più di te –
- Lo so – sussurrò Eragon.
Arya lo guardò di nuovo. Nei suoi occhi splendenti c’era una curiosa espressione di sconfitta. – Va bene – mormorò, facendogli un sorriso triste. – Facciamo come se non ti avessi proposto nulla – gli sfiorò il viso con una mano e poi si girò per andarsene.
- Aspetta! –
Arya sospirò di sollievo. Per un terribile istante aveva temuto che Eragon la lasciasse tornare ad Osilon senza fermarla. Ora che le dita forti del Cavaliere erano strette intorno al suo polso, impedendole di camminare, capì che non doveva dubitare di lui.
Quando lo guardò, vide che sul suo viso era dipinto un piccolo sorriso.
- Questo non è un no, principessa – sussurrò Eragon, attirandola a sé.
Arya sentì il cuore palpitarle dalla speranza.
- Volevo solo dirti che ho bisogno di tempo per riflettere. Di tempo, ma anche di… beh, sì, di conoscere Caine – concluse lui, stringendola contro il suo petto.
Arya chiuse gli occhi e posò il viso sul tessuto morbido del mantello di Eragon. Si strinse a lui, respirando a fondo. Uno spiraglio di luce esisteva ancora, dopotutto. Eragon non le aveva detto di no.
- Potrò capire se alla fine deciderai di non diventare suo padre – mormorò, contro il suo petto. – Il momento è il più sbagliato che potessi scegliere… e poi… beh, forse non formiamo ancora una famiglia. Forse dovremmo davvero aspettare –
- Consideralo come un compromesso, principessa. Tu mi cedi del tempo e io la promessa di valutare la faccenda più da vicino –
Arya sorrise e lo guardò. Finalmente, anche lui era più rilassato. L’imbarazzo di poco prima si era sciolto.
- Non sono soddisfatta dal compromesso – dichiarò, divertita.
- Perché mai? –
- Non è equo – Arya gli sfiorò un fianco con la mano. – Io ti darò del tempo per riflettere… ma tu devi darmi anche un po’ del tuo tempo –
- Chissà perché questo compromesso non mi dà alcun fastidio –
Si sorrisero e poi, con le mani intrecciate, si diressero verso la città.
Saphira raggiunse la mente di Eragon quasi un istante dopo.
“Hai fatto la scelta giusta, piccolo mio”
“Lo so. Ed è tutto grazie a te, Saphira”
“Concordo pienamente. Dovresti inchinarti alla mia superiorità e potenza e bellezza, piccolo mio”
A Saphira scappò da ridere quando Eragon, nel bel mezzo della strada che stava percorrendo, accennò un piccolo inchino davanti agli occhi stupefatti e divertiti di un’Arya decisamente più serena.

**********

OSILON
- Questa storia non mi piace per niente –
Murtagh incrociò le braccia al petto e li guardò, scuotendo la testa.
Nove paia d’occhi lo fissarono, contemporaneamente.
Il Cavaliere sbuffò. – Cosa c’è? Ho detto quel che penso, tutto qui –
Arya, Eragon, i cinque Cavalieri, Saiören e Cora lo stavano guardando, un po’ attoniti.
Erano tutti riuniti della stanza di Eragon, ed essendo così tanti la riempivano completamente. Eragon era seduto a terra accanto al caminetto, Caleb e Azkhnar occupavano il divano davanti al fuoco, Murtagh e Saiören sedevano sulle due poltrone, Arya era in piedi vicino alla finestra, Uruk’Ray si era ritagliato un angolino tranquillo sulla scrivania e Daniel e Cora erano seduti sul letto addossato alla parete. Se qualcun altro fosse entrato, probabilmente non sarebbero più riusciti a stare nella piccola camera.
La riunione era stata convocata da Arya il giorno prima, subito dopo la fine del funerale. Avevano riunito tutti coloro che sapevano del segreto della lista, includendo Saiören. Eragon infatti sentiva di fidarsi del giovane elfo e aveva insistito perché la storia gli fosse rivelata. Lord Ulthian e Lord Leeyo, nonostante fossero al corrente di ciò che cercava Argo, non erano stati convocati; la scusa ufficiale erano le dimensioni ristrette del luogo della riunione. In realtà, Arya non voleva che anche loro venissero a conoscenza del loro piano.
Arya aveva appena finito di raccontare cosa avevano pensato lei ed Eragon il giorno prima e tutti sembravano un po’ spaventati, tranne Murtagh. Il Cavaliere aveva cominciato a scuotere la testa fin dall’inizio della riunione e ora il suo cipiglio si era fatto più severo.
- Come, Murtagh? Non sei d’accordo? – domandò Arya, guardandolo intensamente.
- Dico – ribatté lui, non facendosi influenzare dall’occhiata dell’elfa – dico che è un piano suicida. Io non parteciperò, se non ce ne sarà l’assoluto bisogno –
- Perché? – domandò Caleb, impertinente. – Ė l’unica cosa che possiamo fare, ora. Riusciremo a mettere fine alla vita di quel mostro! Potremo finalmente ritornare alla Città dei Cavalieri! Torneremo a casa –
- Se il piano riuscirà, Caleb – ribadì Murtagh, severo. Poi, spostò i suoi occhi su Eragon. – Lo sai bene che Argo non si lascerà mettere nel sacco tanto facilmente, fratello –
- Lo so – replicò Eragon – ma è altrettanto impossibile fermarlo in un altro modo, se non desideri combattere –
- Se portiamo la lista a Roccascissa, lo aiuteremo solamente a realizzare i suoi piani – Murtagh digrignò i denti. – Questo non deve accadere –
- Non accadrà – mormorò Azkhnar – se andiamo tutti insieme e restiamo uniti –
- Quello spettro è più forte di noi, Azkhnar – ribatté lui, abbassando lo sguardo. – Ė animato dalle più cattive intenzioni. Non si farà scrupoli ad annientarci, pur di avere quella dannata lista –
- Ma prova solo a pensare se Ilïar ci aiutasse ad ucciderlo e ci riuscisse – disse Arya, con tono pacato – se Argo morisse, tutto finirebbe in fretta, senza altre vittime o distruzioni. Non voglio vedere nessun altro perire per questa lista, oltre ad Argo –
- Tutto questo avrebbe senso solo se quel mostro morisse, Arya. Se invece soccombessimo noi, non ci sarebbe nessuno in Alagaësia in grado di opporsi. L’ordine dei Cavalieri dei Draghi non esisterebbe più. Gli elfi resterebbero senza una regina. E tutto il mondo cadrebbe nelle mani del male con la facilità con cui un’aquila cattura uno storno –
- Ma è il contrario di quello che dici tu – ribatté Eragon. – Tu ora non vuoi opporti. Non vuoi intervenire –
- Io non sono in cerca di guai, Eragon. Ė diverso –
- Nemmeno io sono in cerca di guai, Murtagh. Sto solo cercando di concludere nel miglior modo possibile questa faccenda. E quello di Arya è l’unico piano che ci è rimasto –
Murtagh abbandonò la testa contro la poltrona. – E quindi? Andrete a Roccascissa, cercherete questa grotta ed entrerete? Mi sembra davvero un buon inizio – non si preoccupò di nascondere il sarcasmo nella sua voce.
- Non ho detto questo – ribatté Arya. – Quattro giorni prima dell’equinozio di primavera partiremo da Osilon. Così facendo, arriveremo a Roccascissa in tre giorni. Ci basterà aspettare un giorno, nascosti in città, prima di dirigerci verso la grotta –
- E se Argo sarà lì ad aspettarci? –
- Scapperemo – esclamò Eragon. – Non ci deve essere nessuno scontro. Argo è di sicuro in superiorità numerica. Chissà quante guardie del corpo e soldati si porterà a Roccascissa, ora che è così vicino a fallire la sua missione. Quello che dobbiamo fare noi è facile. Dovremo cercare semplicemente di non dare nell’occhio, come abbiamo fatto ad Hedarth –
- Sicuro – mormorò Murtagh. – Devo ricordarti che ad Hedarth Argo vi ha teso un agguato e che per poco Arya veniva catturata, tu morivi e Caleb veniva ucciso dalle guardie dello spettro? –
- Ad Hedarth è stato diverso – intervenne Blödgharm. – Eravamo tutti convinti che Argo fosse a Dras Leona. Non ci saremmo mai aspettati un agguato –
- Anche ora crediamo che Argo sia a Dras Leona, o mi sbaglio? –
Arya sbuffò e guardò Murtagh per la seconda volta; tuttavia, i suoi occhi ora brillavano di rabbia.
- Allora tu cosa proporresti di fare? – domandò, seccata. – Restare ad Osilon e aspettare che l’equinozio passi, così Argo non potrà più volere la lista? –
- Anche io la pensavo così – sussurrò Eragon al fratello. – Ma poi, se ci pensi, non possiamo più aspettare. Argo ha infiniti modi per raggiungere il suo obiettivo e il potere di Ilïar era solamente il meno distruttivo. Gli lasceresti carta bianca per quanto riguarda le città indifese degli uomini? O quelle dei nani e degli Urgali? –
Murtagh sospirò.
- Non so cosa si potrebbe fare – mormorò. Sembrava roso dall’incertezza. – Eppure, credo che stiamo andando esattamente nella trappola. Stiamo facendo quello che vuole lui –
Tutti restarono in silenzio, turbati dalle parole del Cavaliere. Sembrava che ognuno di loro stesse pensando alla medesima cosa. Se davvero stavano andando a finire volontariamente nella trappola tesa loro da Argo, forse quella era davvero una missione suicida.
- Sì, stiamo facendo quello che vuole lui – disse Arya all’improvviso, abbassando la testa. – Ma noi non siamo le ignare prede del predatore. Noi siamo prede consapevoli. Ci infileremo nella tana del lupo, è vero. Ma noi sappiamo che quella è una trappola: non ci infileremo lì dentro impreparati. Non ci faremo cogliere di sorpresa. E questo invece Argo non lo sa –
Il silenzio seguì le parole fredde e determinate di Arya. Murtagh rimase zitto e guardò tra le fiamme, come in cerca di rassicurazioni. Eragon cercò lo sguardo di Arya, ma lei era persa nei suoi pensieri, seria.
Tutti i Cavalieri evitarono accuratamente di fissarsi negli occhi, divenendo improvvisamente interessatissimi dalle pareti chiare della stanza; Saiören si guardò le punte degli stivali, rigirandosi i pollici per il nervosismo. Cora lisciò una piega dell’abito che indossava, sospirando appena.
Fuori, pioveva di nuovo. Il rumore della pioggia che scrosciava sui vetri si confondeva con il lieve crepitare del fuoco; le finestre della stanza erano appannate e piccole gocce di condensa scivolavano dai loro bordi, cadendo a terra con dei plick impercettibili. L’atmosfera tesa nella stanza stonava completamente con il calmo silenzio che vi regnava, sovrano. Tutti erano immersi nelle loro riflessioni, più o meno cupe di quelle degli altri. Sembrava quasi impossibile che stessero decidendo le sorti delle loro vite e della pace di Alagaësia.
Infine, Murtagh sospirò e si alzò in piedi.
- E va bene – cedette, alzando gli occhi al cielo. – Verrò con voi. Ma sappiate che lo faccio solo per fiducia. Per me è come entrare in un campo di battaglia ad occhi bendati –
Tutti lo guardarono, sollevati.
- Aspettate –
La voce di Arya fu quasi come un fulmine a ciel sereno. L’elfa era diventata più pallida del solito e li guardava, quasi allarmata. Più di qualcuno si girò verso la porta, temendo che fosse entrato qualcuno di sgradito.
Ma l’uscio era chiuso da alcuni incantesimi di Eragon e nessuno era entrato.
- Dovete sapere una cosa, prima di decidere di partire con me – mormorò, abbassando la testa.
- Di cosa si tratta? – domandò Murtagh, perentorio. Sembrava essere tornato immediatamente sui suoi passi per quanto riguardava la sua ultima decisione.
- Dovete sapere quello che ci aspetta, perché non sarà un piacevole viaggio. Anche la grotta di Ilïar nasconde alcuni segreti – mormorò l’elfa, appoggiando la schiena contro al muro della stanza.
- Non farci stare sulle spine – borbottò Murtagh, allarmato.
Eragon sbuffò, alzando gli occhi al cielo. Non c’era bisogno che dicesse ad alta voce ciò che stava pensando: lo si capiva dalla sua espressione. Ed era lo sguardo tipico di chi intima a qualcuno di chiudere la bocca una volta per tutte.
- Va bene, sto zitto – cedette Murtagh, sedendosi di nuovo sul divano. – Vai avanti, Arya –
L’elfa annuì. – Per prima cosa, dovete sapere com’è costruita la grotta, se ci volete entrare – Dal momento che nessuno la interruppe, proseguì. – Si trova su un’isola deserta, a pochi minuti dalla costa di Roccascissa. Nessuno sa esattamente dove sia il passaggio per entrarvi: l’imboccatura della caverna si sposta di anno in anno, comparendo nei posti più diversi dell’isola –
- Cominciamo bene – borbottò Murtagh. Eragon non lo sentì.
- Sulla lista c’è scritto che chi reca con sé il foglio con i nomi di Ilïar riuscirà a trovare con più facilità l’ingresso della grotta. Quindi, dovremmo fare relativamente poca fatica, prima di riuscire ad entrare – Arya sospirò. – Dentro, troveremo in un grande salone, reso non rintracciabile dall’esterno con una magia finora sconosciuta. Infatti pochi elfi intenditori di incantesimi si sono mai avventurati nella grotta di Roccascissa. Nessuno ha mai studiato da vicino questo esempio di sortilegio antico. Tuttavia, questo non ci può interessare. Dal salone di cui vi ho parlato parte una lunga scala che si inoltra sotto il livello del mare. Scendendola, si arriva ad un nuovo salone, più piccolo, posto esattamente sotto a quello sulla terraferma –
Arya si fermò per un momento. – Ė lì che colui che possiede la lista deve pronunciare il nome di Ilïar. Secondo alcune leggende, c’è anche bisogno di un tributo di sangue, per poter passare –
Caleb fece una smorfia schifata.
- Tuttavia, mia madre, quando si recò laggiù, non dovette far altro che dire il nome ad alta voce ed inoltrarsi nel corridoio che le apparve, celato da una pietra che combaciava perfettamente con le pareti del salone – continuò Arya.
- Come mai tua madre ci andò? – domandò Murtagh, all’improvviso. – Se non sono indiscreto, ovvio –
Arya fece un debole sorriso. – Mia madre ci andò ancora prima dell’ascesa al potere di Galbatorix. Desiderava con tutto il cuore dare un erede a mio padre. E Ilïar l’accontentò. Islanzadi non era destinata ad avere figli, prima di scendere nella grotta di Roccascissa –
Murtagh la guardò, interessato. - Quindi, se lei non fosse andata… -
- … io non sarei mai nata, sì – concluse Arya al posto suo. Eragon rabbrividì senza volerlo.
- Perché nessuno decise di uccidere Galbatorix con l’aiuto di Ilïar? – domandò Daniel, stupito. – A nessuno è venuto in mente di chiedere a lei di mettere fine alla sua vita? Come stiamo facendo noi con Argo? –
Arya sospirò. – Ti sbagli, Daniel. Islanzadi ha pensato di utilizzare l’immenso potere di Ilïar per distruggere l’Oscuro Sovrano ed era intenzionata ad usare la lista per porre fine alle atrocità commesse in Alagaësia. Ma Ilïar esaudisce un solo desiderio a persona. Mia madre aveva già espresso il suo; così, decise di mandare mio padre, l’unico di cui si fidasse, per implorare l’elfa indovina di guarire il male della nostra terra. Eppure, qualcosa andò storto a Roccascissa: Galbatorix aveva previsto tutto, essendo a conoscenza anche lui dell’esistenza di un potere forse più forte del suo. Re Evandar trovò un enorme contingente ad aspettarlo davanti alla grotta sull’isola: lui e i suoi uomini diedero battaglia, ma quando riuscirono ad avere la meglio, l’equinozio era passato e l’occasione di parlare con Ilïar svanita. Da quell’anno in poi, l’Oscuro Sovrano fece controllare giorno e notte la caverna di Ilïar; e nessuno riuscì mai ad entrarci, mai. Poi, quando mio padre morì, mia madre perse l’unica persona di cui si fidava. Non lasciò che nemmeno io provassi a fare ciò che nessuno, in tutti quei secoli, era stato capace di compiere. Così, non mandò più alcun messo a Roccascissa. Il timore che il suo messaggero usasse la lista per esaudire un proprio desiderio era troppo forte – Arya sospirò. – E così Islanzadi decise di dimenticare Ilïar e tutto ciò che la riguardava. Avrei preferito che non lo avesse mai fatto: forse la guerra si sarebbe conclusa prima. Dal canto suo, Galbatorix non tentò mai di rubare la lista, né parve interessato: si limitò solo a frenare il suo potere e a renderla innocua. Non aveva bisogno di lei: aveva già tutto il potere a sua disposizione. Non aveva desideri che fosse in grado di realizzare solamente con l’aiuto di Ilïar –
Tutti rimasero in silenzio. La storia narrata da Arya aveva avuto il potere di zittire anche Murtagh.
- E i cittadini di Roccascissa? – domandò Uruk’Ray, pensoso. – Sanno che dall’altra parte del mare c’è un’indovina che esprime i desideri e cambia il corso della vita? –
Arya fece un piccolo sorriso. – Sì… ma anche no. Gli abitanti di Roccascissa avvertono che un essere sovrannaturale vive poco distante dalla loro città; è impossibile anche per i non-magici non percepire l’aura di potere che emana Ilïar. Tuttavia, non credo che siano esattamente consapevoli della potenza di questa entità superiore che trova residenza a pochi passi da loro. Credo la considerino una sorta di divinità: passeggiano sull’isola, vi si recano molto spesso con le loro imbarcazioni, sanno che esiste una caverna. Ma non hanno il coraggio di varcare la soglia, per via del timore del divino. Spargono le ceneri dei loro defunti davanti all’imboccatura della grotta: ma chiunque vi entri viene punito molto severamente. A volte, anche con la morte. E, per ripagare a questa sorta di “infrazione” della legge della divinità, lasciano più offerte del solito davanti all’entrata. Credo che i gatti mannari provvedano a farle recapitare a Ilïar. Infatti, tutto il cibo offerto non viene più ritrovato –
Eragon sorrise. Nella sua mente si era formata una curiosa immagine di Grimrr Zampamonca, intento a scendere una lunga scala con un grosso cesto pieno di frutta legato sul dorso. La cosa era alquanto impossibile. Era più semplice immaginarsi Grimrr seduto accanto all’elfa indovina e intento a mangiare ciò che veniva portato da tanti gatti più piccoli e meno importanti di lui.
- Quando pronuncerai il nome di Ilïar – esordì Azkhnar, meditabonda – entreremo tutti nel corridoio segreto? –
- No – mormorò Arya – solo una persona può entrarvi. Dopo di lei, la grotta si richiuderà, per non aprirsi fino al secolo successivo –
- Quindi entrerai tu – concluse Caleb.
Arya scrollò le spalle. – Potrebbe entrare ciascuno di noi – disse – ma ovviamente non deve assolutamente esaudire un proprio desiderio. L’unica cosa che si può chiedere a Ilïar è quella di liberarci da quel mostro di Argo –
- Ė meglio che entri tu – commentò Azkhnar, serafica. – Credo, a ragione, che molti di noi potrebbero perdere la bussola, con l’ebrezza del potere sotto il naso -
Eragon sorrise per la schiettezza della nana. Molti sghignazzarono e Caleb la guardò, offeso, come se Azkhnar si fosse rivolta a lui. Tutti sembravano decisamente più rilassati e tranquilli. Se davvero la grotta era così ben nascosta e poco terrificante, forse avrebbero davvero potuto farcela contro Argo.
Ma Arya era ancora tesa. – Non è tutto – disse, ad alta voce, per sovrastare il chiacchiericcio che si era acceso nella stanza. Tutti, svogliatamente, le prestarono nuovamente attenzione.
- C’è un’altra cosa che dovete sapere – mormorò, un po’ a disagio. Sospirò, prima di ricominciare a parlare. – Ci sono delle… leggende che parlano di una sorta di magia. Una magia che avviene nella grotta di Ilïar e che si dice si verificasse in quel luogo già prima della nascita dell’elfa indovina. Ovviamente le leggende sono… beh, sì, sono quasi del tutto inventate – Arya alzò lo sguardo, incerta. – Tuttavia, il loro fondo di verità lo hanno –
- Di cosa si tratta? – domandò Murtagh.
Arya aprì la bocca per parlare, ma poi la richiuse. Sembrava incerta su come esprimersi. – Beh… si dice che la grotta, fin dall’alba dei tempi, sia il luogo in cui… in cui si riuniscono gli spiriti dei morti che hanno deciso di rimanere ancora in Alagaësia –
Il silenzio sbalordito di tutti fu molto più esplicito delle espressioni stupefatte che si dipinsero sui volti dei presenti.
- Stai… scherzando? – mormorò Eragon.
- Spero di sì – rispose Arya, sorridendo debolmente. – In realtà, sembra che sia solo una leggenda. Eppure, non so perché, ma ho la sensazione che potrebbe essere vero. Mia madre era sempre scossa quando parlava del suo viaggio nella grotta di Roccascissa; non mi disse mai nulla a riguardo, ma temo che qualcosa l’abbia spaventata, se era possibile spaventarla, ovviamente. Forse… forse si è trovata faccia a faccia con qualcosa che mai e poi mai avrebbe immaginato. Inoltre… beh, lei in merito alla questione degli spiriti non ha mai detto alcunché, ma quelle poche parole che gli sono sfuggite non erano contrarie alla leggenda. Quindi, non so cosa aspettarmi, quando scenderò in quella grotta –
- Aspetta – Murtagh sembrava scosso. – Vuoi dire che lì sotto ci sono gli spiriti di tutti i morti? –
Caleb sgranò gli occhi. – Ci sarà Galbatorix? –
Azkhnar trasalì ed Eragon quasi scivolò nel fuoco acceso.
- No! – esclamò Arya, a voce fin troppo alta. – O meglio, spero di no. Nella grotta si riuniscono, secondo la leggenda, tutti coloro che, dopo la morte, hanno deciso di restare ancora in Alagaësia sotto forma di spiriti. C’è chi lo fa per vendetta e che spera così di poter rinfacciare i torti subiti ai propri nemici; chi lo fa per semplice desiderio di restare in vita, per quanto effimera possa essere l’esistenza di uno spirito; chi decide di restare per continuare a seguire le sorti di Alagaësia. Chi lo fa per sbaglio, anche se non è nei suoi desideri diventare uno spirito. E chi lo fa per amore, nella speranza che un giorno la sua metà… la sua metà scenda nella grotta e lo ritrovi –
Arya guardò Eragon intensamente e lui rabbrividì. Sperò davvero con tutto il cuore che le leggende restassero delle semplici leggende.
- Quindi… non è un avvertimento serio, ma mi sento in dovere di darvelo… - Arya prese un lungo respiro - … se tutto ciò fosse vero, potreste incontrare persone che conoscete, laggiù. E non so se sia un bene o un male. Dovete promettermi, prima di partire per Roccascissa, che se, nell’eventualità esistessero davvero gli spiriti, doveste trovare una persona… amata, non resterete laggiù per nessun motivo, anche se il cuore vi impone di farlo. Non posso lasciare nessuno in quella grotta –
Murtagh abbassò lo sguardo.
Era fin troppo semplice capire a cosa stava alludendo Arya e quella specie di visione che lui aveva avuto la notte dell’attacco a Ilirea era un’ulteriore prova. Nasuada poteva essere rimasta in Alagaësia sotto forma di spirito. Forse l’aveva fatto per continuare a seguire le vicende del suo mondo. Del resto, aveva amato così tanto la sua terra da dare tutta la sua vita, tutto il suo coraggio e tutto il suo orgoglio per riportare la pace tra i popoli che l’abitavano. Era plausibile. Nasuada aveva un senso dell’onore e del dovere ineguagliabile.
Ma forse… forse l’aveva fatto per amore.
Murtagh rabbrividì. Non era certo lui a volersi illudere con delle sciocche storie. Alzò la testa e guardò Arya, serio, digrignando i denti. Le parole che gli uscirono di bocca erano quasi velenose.
- Le leggende sono leggende. Non troveremo nessuno laggiù, ve l’assicuro –

**********

OSILON
- Ciao, principessa –
Eragon entrò nella camera di Arya, sorridendo appena.
La stanza della regina era decisamente più grande di quella del Cavaliere: c’era un grande letto a baldacchino, un terrazzo semicircolare e grandi finestre che davano più luminosità all’ambiente.
Arya era seduta alla scrivania, con una pergamena in mano e una piuma nell’altra.
- Ciao, Eragon – gli rispose, sorridendo a sua volta.
Eragon si avvicinò a lei, camminando lentamente.
- Mancano due giorni alla partenza – sospirò Arya, guardando la pergamena che aveva in mano. – Spero davvero che vada tutto bene –
- Andrà bene, in un modo o nell’altro – replicò Eragon, posandole le mani sulle spalle.
Arya annuì e poi ricominciò a scrivere. Sembrava una lunga lista di promemoria. Eragon riuscì a leggere appena due righe, che dicevano circa “rubare cibo dalle cucine” e “riparare sella rotta Fìrnen”, quando lei capovolse il foglio all’improvviso e lo guardò.
- Ho detto a Lord Ulthian di noi due – disse, con leggerezza.
Eragon spalancò gli occhi.
- Che c’è? Perché fai quella faccia? –
Lui boccheggiò. – Ti sembra il modo di dirmelo? – esclamò, con voce strozzata. – Sembrava che mi stessi aggiornando sulle condizioni del tempo! Questa è una cosa importante! –
Arya sorrise e poi ricominciò a scrivere, dandogli le spalle.
- Beh, e quindi? – domandò Eragon, impaziente.
- Non ha fatto grandi storie – raccontò Arya. – Si è detto felice. E poi ha dichiarato che non avrei potuto scegliere persona migliore di te. Credo che nutra grande stima per te. Del resto, hai salvato la sua città dalla distruzione. E hai reso suo figlio un eroe –
Eragon si lasciò scappare un sospiro di sollievo.
- Non c’è bisogno che tu sia così sollevato – replicò Arya, divertita. – Non mi lascerò influenzare dalle opinioni del mio popolo. Io amo te, solo te. Preferirei rinunciare al trono, pur di restare con te –
Un altro sospiro di sollievo.
- Bene, questa faccenda è sbrigata. Ho parlato con Lord Ulthian e con te – commentò l’elfa, tracciando una linea retta su due voci del suo promemoria. Poi, si passò una mano sugli occhi, meditabonda. – Aiutami un momento Eragon – disse.
- Certo – l’avrebbe aiutata in qualsiasi cosa, soprattutto dopo le notizie che gli aveva dato.
- Guarda qui – mormorò l’elfa. Gli indicò un punto della pergamena. Eragon vide che c’erano una lunga serie di nomi. – Sono i nomi di chi parteciperà alla spedizione segreta a Roccascissa. Li ho scritti tutti? –
Eragon osservò attentamente. - Io, te, Azkhnar, Daniel, Caleb, Murtagh… -
- Ah, e ho sistemato la faccenda della copertura della nostra missione – l’interruppe Arya. – Ho spiegato a Lord Ulthian che andremo a visitare Ilirea, per vedere i danni al palazzo dopo l’ultima battaglia e per riconfortare gli animi degli uomini. Lui mi ha chiesto perché mai io volessi portare suo figlio come rappresentante della città, anziché lui, che ne è il governatore. Così gli ho risposto che il suo compito era quello di sorvegliare attentamente Osilon e di proteggerla da ogni pericolo. Non ho ritenuto necessario informarlo che grazie ai nostri draghi nessun pericolo potrà più minacciare la sua città –
- Sei sadica – commentò Eragon, lanciandole un’occhiata obliqua. – Ora tremerà per tutti il tempo, temendo un attacco improvviso da nientemeno che Argo –
- Lord Ulthian non trema mai – ribatté Arya, sorridendo. – E poi non vorrai portarlo con noi! Immagina la sua faccia, quando, convinto di arrivare a Ilirea, si troverà invece a Roccascissa –
Eragon sorrise a sua volta e poi guardò meglio i nomi scritti sul foglio.
- Hai dimenticato Angela e Solembum – osservò, distrattamente.
Arya annuì e fece per aggiungere i nomi, quando si bloccò con la penna a mezz’aria.
Dopo un istante di immobilità la posò nuovamente dentro il calamaio e fissò il vuoto. Sul suo viso si era dipinta un’espressione stranita.
- Che c’è? – domandò Eragon, allarmato.
Arya non gli rispose, ma si girò per guardarlo.
- Arya? –
- Dov’è Angela? – mormorò lei. Il suo tono di voce e il suo sguardo perso le davano l’aspetto di una sonnambula. – Ieri alla riunione non c’era –
Eragon aggrottò le sopracciglia. In effetti, non aveva più notizie di Angela da… da parecchio tempo.
- Non era al funerale – aggiunse Arya. Lo guardò e stavolta i suoi occhi lo misero a fuoco per davvero. – Eragon, dov’è Angela? –
Il Cavaliere si passò una mano tra i capelli, sconcertato. – Era giunta ad Osilon con noi, ne sono sicuro – mormorò, socchiudendo le palpebre.
- Sì, era arrivata nella Du Weldenvarden – confermò Arya. – Ma poi? –
- Quando sei partita per Ellesmera, era ancora qui –
- E poi? –
Eragon si sforzò di far breccia nei suoi ricordi. – So che la mattina dell’attacco non era con noi, perché eravamo in biblioteca e lei era rimasta nella sua stanza con Solembum. Dopo, tutto è diventato così confuso… sono sicuro di aver ordinato a qualcuno di andare a cercarla, ma poi… - scosse la testa. Era preoccupato.
- A chi l’hai ordinato? – domandò Arya, sospettosa.
- A… - Eragon si prese la testa fra le mani. Sembrava fossero passati anni dal giorno confuso dell’attacco degli animali ad Osilon. – Ero per strada, ho incontrato Saiören per la prima volta e poi… -
Un lampo gli attraversò la mente come una freccia e all’improvviso ricordò.

- Ti sto chiedendo di prendere un cavallo nelle scuderie poco distanti da qui e fungere da mio messaggero. Per prima cosa, dovrai trovare Angela, Solembum, Blödgharm, Lifaen e Yaela, e mandarne metà ad aiutare Murtagh e gli altri, e metà invece con Caleb e Azkhnar. Pensi di potercela fare? –

Ma a chi l’aveva chiesto? La risposta giunse chiara.
- Cora – mormorò, tetro. – Cora era incaricata di richiamare tutti alla battaglia. Anche Angela e Solembum –
Arya non perse tempo. Posò la mano su uno specchio a muro sulla parete accanto a lei e mormorò alcune parole. Lo specchio si oscurò per lunghi istanti e poi una fedele immagine della principessa si disegnò sulla superficie liscia del vetro. La ragazza stava scrivendo ad una scrivania, leggermente sulla destra rispetto allo specchio: riuscivano a vedere solamente un lungo tratto del suo vestito verde pallido e i capelli biondi.
- Cora! – esclamò Arya, lasciando che l’urgenza trapelasse dalla sua voce.
La principessa alzò lo sguardo, spaventata, e il calamaio si rovesciò a terra, andando in frantumi e macchiando la stoffa verde che toccava il pavimento. La ragazza si lasciò sfuggire un’imprecazione e poi si guardò intorno, in cerca della voce che l’aveva chiamata. Quando vide Arya ed Eragon, comparsi misteriosamente sul suo specchio a muro, spostò la sedia, in modo da ritrovarsi di fronte a loro.
- Cosa succede? – domandò, sospettosa. – Mi avete spaventato. Che razza di magia è questa? -
- Eragon, durante l’attacco degli animali di Argo, qualche giorno fa, ti ha mandato a chiedere aiuto a Lord Leeyo a cavallo – disse Arya, ignorando le sue domande. – Ma prima, ti ha chiesto di avvertire gli altri componenti della nostra compagnia, come Blödgharm, Lifaen e Yaela –
- L’ho fatto – ribatté Cora. – Credete che io… -
- Aspetta – la interruppe Eragon, agitato. – Dovevi andare anche da Angela e da Solembum, giusto? –
- Certo – replicò lei. – E ci sono andata –
- E Angela dov’era? –
Cora rimase un momento a pensare, meditabonda. – Era nella sua stanza con il suo gatto, se non ricordo male. Quando sono entrata e le ho riferito il tuo messaggio ha preso uno strano bastone, si è tolta la vestaglia e si è precipitata fuori seguita dal… da Solembum, insomma. Penso che sia uscita a combattere – raccontò.
Eragon si passò una mano sulla fronte. – E dopo non l’hai più vista? –
Cora alzò le spalle. – No – mormorò. – Era l’ultima che dovevo avvertire. Dopo averlo fatto, sono uscita immediatamente dalla città –
Arya imprecò e sbattè il pugno sul muro.
- Ma cos’è successo? – ripeté la principessa, allarmata. – Ho sbagliato qualcosa? –
Eragon scosse la testa, amareggiato.
- Angela è scomparsa -
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RE: Dopo Inheritance...

da Saphira00 » 23 giugno 2013, 14:37

Bellissimissimissimissimo!!!!!!!! Caine,forse avrai un nuovo papà! :innamorato: :D Bell'idea di far fare ai draghi un regalo per i defunti! :P
NOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO ANGELA NON PUò SPARIRE!!!!!!!!!! :cry: :cry: :cry: -_- -_- -_- -_- -_-
ti pregooooooo sono curiosissima! posta presto!
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RE: Dopo Inheritance...

da DaubleGrock » 23 giugno 2013, 15:34

Come Angela è scomparsa? Ma che fine ha fatto! Sembrava che ci mancasse qualcosa quando Eragon era stato ferito!Era sempre Angela a curarlo. :blink: Ma allora dove! Forse ha scoperto come fermare Argo oppure è :cry: morta. Spero di no mi è troppo simpatica. Quindi Eragon si sta convincendo a prendere Caine come figlio, eh? :laugh: Non vedo l'ora di leggere il prossimo capitolo
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RE: Dopo Inheritance...

da Saphira23 » 24 giugno 2013, 22:13

Gran bei post ^^ Brava! Mi sono piaciuti molto specialmente l'ultimo ;) descrizioni davvero molto belle! Anche i dialoghi mi son piaciuti parecchio ;) la nostra coppia preferita è davvero meravigliosa.....mi piace ciò che scrivi su di loro. Il tuo Eragon poi è davvero particolare ! ;) ahahahahahaha troppo forte nel precedente capitolo XD non ricordava nemmeno bene il nome di suo fratello ! Che bella botta deve aver preso! E adesso sta per diventare papà! :)
Saphira ,come sempre, ha dato buoni consigli al suo cavaliere ;)
Brava, brava, brava! ^^
Non mi resta che dirti .....
Posta presto ;)
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RE: Dopo Inheritance...

da Aiedail98 » 25 giugno 2013, 11:10

Grazie mille a tutte e tre! :D Sono contenta che vi sia piaciuto il capitolo :)
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RE: Dopo Inheritance...

da Aiedail1996 » 25 giugno 2013, 21:57

Ancora una volta... veramente brava!!!!!!! [smilie=good.gif] Capitoli eccezionali! Mi è piaciuto molto come hai descritto il funeral degli elfi: pensa che quando ho letto del brivido passato lungo la schiena di Eragon ho avuto anch'io la stessa sensazione. anche l'idea degli spiriti dei morti nella grotta non è affatto male! ;)
Al prossimo capitolo!
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RE: Dopo Inheritance...

da Ichigo » 25 giugno 2013, 23:07

Capitolo bellissimo e il funerale degli elfi mooolto bello... Interessanti gli spiriti dei morti... Povero Murtagh se ci sarà Nasuada e poveri tutti se ci sarà Galbatorix! Non oso immaginare hahahhaa
E infine come sempre bellissima la nostra coppia che ormai saranno in astinenza di baci hahahha
Da quando non ho più i tuoi occhi non mi bastano le stelle!

-Fedez
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RE: Dopo Inheritance...

da Aiedail98 » 26 giugno 2013, 8:36

Grazie mille anche a voi, aiedail e ichigo! :) già, la caverna degli spiriti piace anche a me :laugh: E comunque, si vedrà che il vecchio Galba e Nasuada spunteranno fuori, prima o poi... :)
ichigo, in effetti i nostri due piccioncini sono un po' in astinenza da baci... :sospettoso: del resto, prima devono salvarsi le chiappette, poi penseranno ad altro :lol:
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RE: Dopo Inheritance...

da eragonarya » 16 luglio 2013, 3:19

hem a dir poco magnifico davvero non so come esprmermi... solo una cosa *me guastafeste* ma quando eragon nel capitolo 48 durante il duello con titax ha urlato brisingre perché la spada era caduta la spada *scusate la ripetizione :( * non avrebbe dovuto prendere fuoco??? comunque davvero brava davvero :innamorato: :innamorato: :innamorato: :innamorato: :innamorato: :innamorato: :innamorato: :innamorato:
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Re: RE: Dopo Inheritance...

da Aiedail98 » 16 luglio 2013, 22:57

eragonarya ha scritto:hem a dir poco magnifico davvero non so come esprmermi... solo una cosa *me guastafeste* ma quando eragon nel capitolo 48 durante il duello con titax ha urlato brisingre perché la spada era caduta la spada *scusate la ripetizione :( * non avrebbe dovuto prendere fuoco??? comunque davvero brava davvero :innamorato: :innamorato: :innamorato: :innamorato: :innamorato: :innamorato: :innamorato: :innamorato:


In realtà c'entra poco che Brisingr abbia preso o no fuoco, perché Eragon è rotolato giù dalle scale e non è riuscito a prenderla... in un certo senso, la spada è "uscita di scena", quindi anche se ha preso fuoco non è rilevante nella storia :D vedo un po' tutto come in teatro, non so se mi sono spiegata bene... :)

Comunque grazie per essere passata :D
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RE: Dopo Inheritance...

da eragonarya » 18 luglio 2013, 23:57

bella la tua visione teatrale... si in effetti hai ragione ma io sono fatta così sono molto precisa nei particolari anche troppo forse comunque ancora i miei complimenti bravissime :) :)
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RE: Dopo Inheritance...

da Eragon99Saphira » 2 agosto 2013, 10:35

Aiedal sei davvero bravissima! Ho scoperto da poco questo sito ma la tua ff mi piace tantissimo! :D
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RE: Dopo Inheritance...

da eragonarya » 16 agosto 2013, 16:47

eehm aiedail io sono una persona per la pace ma giuro che se non posti ti trovo e ti obbligo a scrivere... :arms: :arms: :arms: :arms: :arms: :arms: :arms:

no scherzo fai con comodo ma non farci aspettare troppo mi sta logorando quest attesa (scusate la mia insistenza) ;) ;) ;) ;) ;) ;) ;) ;) ;)
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RE: Dopo Inheritance...

da elly-94 » 16 agosto 2013, 18:39

rieccomi a commentare dopo SECOLI!!!
per prima cosa scusa se non sono riuscita a passare prima, tra una cosa è l'altra mi sono ritrovata a ricordarmi del capitolo da commentare solo oggi (ero riuscita a leggerlo di sfuggita prima di partire per le vacanze).
passando a cose ben più importanti dei miei benemeriti cavoli, stima.
hai tutto il mio rispetto per un capitolo del genere, perché è fighissimo. il funerale è stato toccante, e ho adorato Arya per come si è comportata; la decisione di Eragon di provare a fare il padre è assolutamente lui, e checchè ne dica ha tutte le carte in regola per crescere un figlio (magari Caine non sarà la persona più sana di mente di questo mondo, ma chissene).

Angela che scompare in finale... bhè mi ha messo una gran curiosità addosso perché lei non fa MAI nulla senza un motivo...
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