Elixir

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RE: Elixir

da Kiarya92 » 2 luglio 2012, 19:12

Eccomi qua (Tobia, saluto soltanto te che so che ci sei :D)
sì, so di essere in ritardo ma spero soltanto di farmi perdonare con questo post!

Buona lettura!

Infastidita dalla luce del sole, riaprì di malavoglia gli occhi, trovandosi davanti ad un nuvoloso cielo grigio e a delle fronde di un albero talmente alto che, al solo guardarlo, le venivano le vertigini. Lentamente, girò la testa a destra ed a sinistra nella speranza di riuscire a ricordare senza successo gli eventi della sera prima e il cavallo che sbucò nel suo campo visivo per leccarle la faccia, non le rendeva il compito affatto facile. Gli diede qualche pacca su collo e lo face allontanare per potersi alzare da terra senza il pericolo di ingoiare qualche crine, poi, senza nemmeno volerlo, portò la mano nella tasca dei pantaloni di pelle, sfiorando il vetro freddo della fiala che custodiva con attenzione e, grazie a quel gesto involontario, tutto le ritornò alla mente: l'elisir, David, Ellesméra, la magia nera contro lo Spettro, la Setta delle Ombre, Tarnag.
- Aspettami a Tarnag - sussurrò tra sé, guardando il cavallo - Mi hai portata nella direzione giusta, vero? -
Il cavallo non la degnò di uno sguardo e, in tutta tranquillità, si limitò a brucare l'erba a casaccio, al contrario di lei che non sapeva nemmeno dove si trovava e come raggiungere Tarnag, in più, il fatto di non sentire la voce di David le metteva una certa tristezza. Scosse la testa ed allontanò subito David dai suoi pensieri, avvicinandosi al cavallo per distogliere bruscamente la sua attenzione dall'erba - Come ho potuto essere così stupida? -
Anche se aveva detto quella frase una sola volta, sentiva l'eco nella sua testa e non poteva fare a meno di ripensare a quel bacio.
- Smettila stupida - si disse, impersonando la Kayleena vestita da angioletto che era dentro di lei, ignorando la parte opposta che, a dirla tutta, le diceva di tornare indietro e di fare cose che al solo pensarci le orecchie diventavano rosse e bollenti - È stato una…reazione involontaria del tuo inconscio, ecco -
Socchiuse gli occhi e strinse i denti: dovendo muovere i fianchi per assecondare i movimenti del cavallo e non sbattere il sedere indolenzito sulla sella, le costole rotte si muovevano piano, pungendola dall’interno proprio come degli spilli. Sopportò in silenzio, guidando il cavallo lungo il sentiero che aveva ritrovato.


Era da un po’ che il cavallo avanzava piano sul sentiero, ma di Tarnag ancora nessuna traccia, soltanto alberi, cespugli, alberi, sassi e ancora alberi. Ormai dubitava del fatto di riuscire a trovare la città prima che facesse buio, e si guardava intorno in cerca di un riparo per la notte.
- Guarda un po’ - disse al cavallo - Adesso devo dormire in mezzo ai ragni soltanto perché un cavallo che David ha comprato a Tarnag, non riesce a trovare la strada di casa -
Il cavallo sbuffò soltanto, fermandosi davanti ad una biforcazione del sentiero. Mosse piano le redini per guidare il cavallo sul sentiero di sinistra - Oltretutto, non riesco a credere che sbuchino guai da tutte le parti. Andiamo, ti vuoi dare una mossa? - domandò all’animale che, dopo aver battuto lo zoccolo a terra per un paio di volte, ignorò i suoi comandi e fece di testa sua, prendendo il sentiero di destra - Grazie. Sono contenta che anche tu mi ascolti - farfugliò piano, tentando inutilmente di fermare il cavallo e di farlo tornare indietro, senza successo.
- Sei testardo come un mulo - gli disse, sperando che avesse ricordato la strada.
Il sentiero si dirigeva a nord, serpeggiando tra gli alberi e massi grandi quasi quanto un toro adulto, ma il cavallo, ignorando costantemente i comandi che gli impartiva attraverso i movimenti delle redini, proseguiva in linea retta, scavalcando tronchi abbattuti, saltando cespugli e facendole sbattere più volte la faccia contro i rami bagnati. Il bosco iniziò ad un tratto a diradarsi e quando terminò, il cavallo si fermò.
Sputò un rametto che stava quasi per ingoiare con foglie e tutto il resto, ed osservò davanti a sé, gioendo in silenzio: finalmente, la città di Tarnag era proprio lì, dinanzi ai suoi occhi e, oltre le mura sorvegliate dalle sentinelle, sembrava piena di vita anche a quell'ora ormai tarda. Il lato ovest era illuminato appena dai raggi rossastri del sole calante tingendo di un rosso sangue le mura di pietra, dandole un'aria tetra e lugubre, ma in quel momento le appariva la cosa più bella del mondo.
Sperò di avere abbastanza soldi da poter prendere una camera in una locanda.
Prima di avvicinarsi ulteriormente alle mura, si coprì per bene le orecchie con i capelli e si tirò il cappuccio sulla testa. Non appena fu abbastanza vicina, le sentinelle, tutte armate, la fissarono per un lungo istante e non poteva di certo biasimarli: quale donna viaggiava da sola per i monti Beör?
Fortunatamente, non la fermarono, né le fecero delle domande, le lasciarono varcare le mura con tranquillità.
Quando le porte si chiusero alle sue spalle, tirò un sospiro di sollievo e proseguì, facendo camminare il cavallo con passo lento per non creare pericolo per i bambini che correvano per la strada e per i vicoli, giocando con scudi e spade di legno.
Riuscì a fermare una bambina che le indicò la locanda più vicina. La ringraziò dandole una moneta d’argento e proseguì, nella stessa direzione che la piccola umana le aveva indicato, tirando un sospiro di sollievo e sperando che David tornasse presto da lei.
***
Una figura a cavallo avanzava per le vie di Tarnag, guardandosi intorno. Riuscì immediatamente a riconoscere i lineamenti affilati del viso che la ragazza nascondeva sotto il cappuccio. Passando da un vicolo all’altro, nascosta dalla parziale oscurità che il crepuscolo le forniva, seguì l’elfa senza farsi notare fino alla Locanda del Boccale d’Argento. La vide scendere dal cavallo ed impastoiarlo ad un palo, sistemandosi poi lo zaino in spalla e nascondendo ancora di più il viso.
Quando entrò nella locanda si avvicinò piano, sbirciando dalla finestra sporca di polvere. Non aveva alcun dubbio: era proprio quella che stava cercando.
***
Lo sguardo del locandiere indugiò per un lungo istante su di lei, come se, dal suo aspetto, potesse capire i guai che la stavano inseguendo. Sperò soltanto che non vedesse le orecchie nascoste sotto i capelli, coperti a loro volta dal cappuccio del mantello, e che non facesse tante domande.
- Quale donna onesta viaggia da sola, in una città come questa? -
- Sono soltanto in viaggio. Mia sorella è gravemente malata e devo raggiungerla al più presto - raccontò, sperando che il locandiere si bevesse le sue balle - Mi serve soltanto una stanza, niente di più, e poi… -
Cosa poteva dirgli per impietosirlo e per farlo cedere?
- Poi? -
- Io…non posso camminare per molto -
- E perché? -
- Ehm…perché sono…incinta! - l’ultima parola le uscì dalle labbra con un grido che fece voltare tutti i presenti, ma il locandiere non sembrava ancora impietosito dalle sue balle.
- Non si nota per niente, secca come sei -
Si schiarì la voce - Sono…solo all’inizio, e scommetto che lei non vorrà avere sulla coscienza un bambino morto soltanto per non avermi fatto riposare in una delle sue stanze -
L’uomo, alto e tarchiato, senza alcun capello ma con un’ispida barba grigia che gli cresceva sul mento, le diede le spalle con un sospiro, prendendo una delle chiavi appese al muro, lanciandogliela sul bancone a malo modo dopo essersi voltato nuovamente verso di lei - Su per le scale, l’ultima a destra -
Lo ringraziò con un lieve cenno dopo avergli dato monete a sufficienza per tenere la camera per un paio di giorni. Prese mentalmente nota di usare nuovamente quella scusa in caso di bisogno dato che sembrava funzionare alla grande.
Salì le scale di legno, che gemettero sotto i suoi passi, percorse poi il corridoio impolverato e pieno di ragnatele e raggiunse la porta che l’oste le aveva indicato. Si tolse lo zaino dalle spalle e lo appoggiò a terra, infilando poi la chiave arrugginita nella serratura, facendola scattare dopo aver girato un paio di volte in senso orario. La porta, come se fosse spinta da una mano invisibile, si aprì lentamente, cigolando in modo acuto e sinistro, permettendole di scrutare la stanza con un’occhiata indagatrice: non era una di certo come la lussuosa stanza al palazzo di Aberon, ma il letto, addossato alla parete, ai suoi occhi appariva la cosa più comoda del mondo; proprio di fronte alla porta c’era una finestra con i battenti chiusi, i quali permettevano a pochissima luce di illuminare la stanza, poi, proprio accanto, una cassettiera di legno, mangiucchiata dai tarli, con una bacinella in peltro vuota e piena di ragnatele.
Ignorò il fatto che nella stanza potevano esserci dei ragni e, dopo aver preso lo zaino da terra, si avvicinò al letto, abbandonando il bagaglio proprio accanto e sdraiandosi sopra alle lenzuola con un sospiro, esausta. Le costole rotte le dolevano da impazzire e ad ogni respiro le sentiva muoversi sotto la pelle. Durante il tragitto per Tarnag aveva tentato di ricordare un unguento o un siero per alleviare il dolore, ma più si sforzava di ricordare gli ingredienti e più dimenticava l’intera formula.
Doveva riposare si disse, il giorno dopo avrebbe cercato la formula giusta sul libro di Angela. Non appena chiuse gli occhi, sprofondò nel sonno.

Capitolo 28 - Tarnag
Un continuo martellare alla porta la riscosse da quel torpore e si mise lentamente a sedere, con la testa confusa e pesante, come se la sera prima si fosse ubriacata con Helen. Qualcuno bussò ancora alla sua porta e le sue tempie pulsarono di dolore. Si portò le mani alla testa - Ah, chi è? -
La sua domanda rimase senza risposta e la persona dall’altra parte della porta, nel corridoio della locanda a Tarnag, riprese a bussare. Furiosa, più per il bussare che per la sua domanda ancora in sospeso, si alzò in piedi e diede un pugno alla porta - Ho detto: CHI È?! -
- So chi sei, elfa. Aprimi -
Rimase quasi pietrificata. Chiunque fosse, quella persona sapeva cos’era realmente e, probabilmente, sapeva della sua taglia - Chi sei? -
- Dimmi la parola d’ordine e ti lascio entrare -
Era leggermente confusa: era lei quella chiusa nella stanza - Dovrei essere io a chiederti la parola d’ordine -
- Beh, che aspetti a farlo? -
Alzò le spalle. Quella voce aveva qualcosa di familiare - Parola d’ordine? -
- Sorbetto al limone -
- No -
- 123456789 -
- No -
- Sembra talco ma non è, serve a darti l’allegria? -
- No -
- Ci sto almeno andando vicina? -
Sospirò - Per niente -
- Andiamo Kayleena. Aprimi e basta -
Portò una mano al pugnale, mentre l’altra indugiava sulla chiave, pronta a girarla per aprire la porta all’improvviso. Sguainò il pugnale e spalancò la porta, puntando l’arma alla gola del rumoroso visitatore: la donna, che conosceva bene, immobile oltre la soglia le bloccò il braccio, piegò la testa di lato e sorrise - Ti sembra il modo di dare il benvenuto? -
Ritrasse il braccio, incredula del fatto di trovarsi davanti Angela in carne ed ossa. Certa che, se avesse urlato, avrebbe attirato l’attenzione di tutta Tarnag, le sorrise e si scansò, facendola entrare - Sei l’ultima persona che mi sarei aspettata di vedere - ammise, rinfoderando il pugnale e portandosi una mano alle costole. L’improvviso scatto fatto per estrarre il pugnale non aveva di certo giovato alle sue povere e doloranti costole - Come hai fatto a trovarmi? -
L’erborista, avvolta in un pesante mantello da viaggio marrone scuro, batté i piedi, togliendosi dei residui di fango dagli stivali prima di entrare nella stanza ed appoggiando lo zaino a terra - È stato semplice, ho fatto testa o croce, mi sono fermata qui e BUM! Tu eri qui, io ero qui e ho detto “che culo che abbiamo avuto” -
Chiuse la porta, facendo nuovamente scattare la serratura - Abbiamo? Sei con qualcuno? -
L’erborista si sedette a terra e aprì lo zaino quel tanto che bastava per far uscire una grossa testa pelosa: Solembum, con la lingua di fuori, lanciò un’occhiataccia ad Angela che, evidentemente, l’aveva chiuso nello zaino per non dare nell’occhio - Non ti sarai arrabbiato per così poco, vero? -
Il grosso gatto mannaro, saltò fuori dallo zaino, salendo sul davanzale della finestra e sdraiandosi a pancia in su, fingendosi morto. Solo in quel momento, intravedendo un fascio di luce tra i battenti chiusi, intuì che fosse ormai giorno - Angela? -
- Dimmi, cara -
- Qualcuno ti ha seguita? -
L’umana, rialzandosi da terra e pulendosi il sedere dalla polvere con le mani - Non penso, perché lo chiedi? -
Lentamente, stringendosi sempre le costole, andò a sedersi sul letto - Uno Spettro mi sta inseguendo - raccontò - Sta cercando di riprendere l’elisir che Helen ha rubato a Nahr e…ha avuto più di un’occasione per uccidermi -
- Cos’è successo? E dov’è David? -
Iniziò a raccontarle tutto quello che era accaduto dal giorno in cui erano partiti fino a quando era arrivata a Tarnag il giorno prima, tralasciando il fatto di aver usato la magia nera: aveva trasgredito ad un ordine di Arya e non voleva che si sapesse. Per tutta la durata del racconto, Angela era rimasta in piedi, osservandola intensamente con uno sguardo che non le aveva mai visto.
- Ed eccomi qui - concluse, ripensando al modo in cui aveva lasciato David. Si diede della stupida.
- Ti fa molto male? -
Si riscosse dai suoi pensieri, fissando Angela negli occhi - Eh? -
- Le costole. È da quando sono entrata che tieni la mano sul fianco -
Tolse la mano ed abbassò lo sguardo - Ma male persino respirare -
- Beh, a questo posso pensarci io -


Sdraiata sul letto, fissava intensamente il soffitto come se potesse rispondere ai dubbi che le giravano per la mente da quando aveva lasciato David alla Setta delle Ombre. Per un istante si portò le dita sulle labbra, sfiorandole appena, al ricordo di quel bacio. Era il suo primo bacio dopotutto...ok, era il suo primo bacio a mente lucida, o quasi, e l'aveva dato a David.
Alzò la testa: Angela era seduta a terra, circondata da ampolle ed erbe appena raccolte o secche, tritava con il mortaio delle foglie di aloe, facendo fuoriuscire la linfa, verde e molto vischiosa che, d'altro canto, puzzava un sacco. L'erborista tolse dal mortaio le foglie di aloe ormai prive di linfa, si alzò e si avvicinò a lei, porgendole la piccola ciotola di legno - Spalmala bene finché la pelle non la assorbe -
Annuì, mettendosi a sedere, accettando l'appiccicoso impasto ed infilandoci dentro le dita ed appoggiarle sul fianco, iniziando a compiere dei lievi massaggi circolari - Ti ringrazio, io non sarei nemmeno stata capace di trovare dell'aloe da queste parti -
- Una gentile signora la vendeva dall'altra parte della strada -
- Sul serio? -
La donna annuì - Urla così forte che la senti persino da qui, ma tu, evidentemente, sei troppo occupata a pensare ad altro -
Rimasero entrambe in silenzio per alcuni secondi e poté nettamente sentire una voce femminile, molto roca, che urlava ai quattro venti le erbe appena arrivate alla sua bancherella e il prezzo. Continuò a massaggiare, facendo attenzione a non farsi male da sola - Devo ammetterlo, ho la testa tra le nuvole - disse, puntando lo sguardo verso Solembum, sul davanzale della finestra che osservava la strada al piano di sotto, e poi di nuovo Angela, che ricambiò lo sguardo, come se volesse leggerle la mente.
- Non combinerai mai niente se vai avanti così -
Dal tono con cui la donna aveva parlato sembrava che avesse capito ogni sua perplessità, ma finse di non aver capito per non rischiare - Come prego? -
- L'aloe - spiegò lei, indicando il mortaio di legno con l'indice - Dovresti massaggiare più forte o non farà niente -
Si guardò le mani, impasticciate di linfa puzzolente e sospirò - Fa male -
- Non è una buona scusa - rispose Angela, sedendosi accanto a lei, premendole la mano sul fianco per spalmare l'aloe per bene. Dovette mordersi la lingua per non gridare, ma a poco a poco, sentiva il dolore sparire e un calore espandersi in tutto il corpo. Capì subito che Angela aveva messo qualcos’altro nell'impasto - Cos'altro hai aggiunto? -
- Ginepro - sussurrò la donna, premendole un po' di più la mano contro la pelle. Ad ogni movimento sentiva le costole muoversi, ma più il massaggio di Angela continuava, più il dolore si affievoliva.
- Cos'é successo con David? -
Sentì le sue dita smettere di massaggiare le costole e passare al collo, dove il morso del suo compagno era ancora ben visibile sotto un ciuffo di capelli castani. L'impasto bruciava ancora di più su quei due fori di canini - Si è esposto alla luce e gli ho offerto il mio sangue per guarire -
- Ma com'é possibile che il veleno non ti abbia trasformata? -
Alzò piano le spalle - Lunga storia, ma per farla breve io sono immune al veleno dei vampiri - raccontò - I miei antenati hanno ideato una formula che ci protegge e che viene tramandata geneticamente proprio come il colore degli occhi -
- Troppo complicato per la mia testa in questo momento - confessò l'erborista - La scimmietta che suona i piatti è particolarmente insistente -
Sorrise. Angela sembrava non sforzarsi di risollevare il morale delle persone - Io...non so quanto dovrò aspettare David - disse - Mi ha chiesto di aspettarlo qui e io non ho intenzione di abbandonarlo -
La donna sembrò capire ed annuì, smettendo di massaggiare e sedendosi sul letto, accanto a lei dopo aver preso dei fogli - Ho già avvisato Arya, arriverà qui con Helen -
- Non credi che due draghi verdi diano un po' nell'occhio? -
- Non quanto due elfe che camminano per la città infuriate come belve, e una delle due, oltre ad essere una regina, viene citata in qualsiasi libro accanto al nome di Eragon -
In effetti, sia Helen che sua madre non sarebbero passate inosservate: la prima, ovunque andasse, attirava gli sguardi delle persone per la straordinaria bellezza che possedeva, mentre Arya era una vera e propria leggenda. Alzò lo sguardo verso Angela, intenta ad osservare i fogli uniti tra loro attraverso un nastro rosso; sembrava un libro senza copertina, e più lo osservava e più la sua curiosità cresceva. Allungò il collo, riuscendo a stento a leggere soltanto la prima riga - Angela, cos'é quello? -
L'erborista alzò lo sguardo, chiudendo i fogli - Questi? -
- Sì -
- Beh è una specie di...- iniziò l'umana, tornando a fissare il libro senza copertina - ...è una specie di...ehm, libro con degli indovinelli -
- E dove l'hai trovato? -
- Ero lì per strada e un tizio me l'ha dato, dicendo che c'è una ricompensa per chi avesse dato la risposta giusta a questi indovinelli - raccontò Angela, riaprendo i fogli e riprendendo a leggere.
Per un attimo pensò di rimanere in silenzio, ma la sua curiosità ebbe il sopravvento ancora una volta - E sei riuscita a risolverli? -
- Sto facendo i conti -
- Potresti leggermi quei quesiti? Trovo che gli indovinelli siano molto utili per mantenere la mente allenata -
La donna, dopo essersi voltata verso di lei, sorrise in modo inquietante - Davvero? -
La stava forse prendendo in giro per quello che aveva detto? - Potrei darti una mano a risolverli -
- Beh, in questo caso, l'indovinello fa: "C'è un negozio in città che vende dei buonissimi pasticcini alle more per i quali il negozio è rinomato. A fine giornata, a dieci minuti dalla chiusura, entra un uomo, un cliente abituale, e compra un quinto dei pasticcini rimasti, subito dopo entra uno straniero che compra la metà dei pasticcini in vendita, dopo pochi minuti un altro cliente ne acquista otto. Ormai è giunto il momento di chiudere quando il proprietario nota una bambina, ferma sulla soglia. Capì che doveva essere molto povera e così le regala gli ultimi due pasticcini alle more rimasti. Sai dirmi quanti pasticcini sono stati venduti in questi pochi minuti?" -
Fissò la donna, che le sventolò immediatamente i fogli sotto il naso. Si schiarì la voce, ignorando le costole - Tutto qui? -
- Sai già la risposta? -
Annuì - Venticinque -
Angela, dopo averla fissata per qualche istante, lanciò un’occhiata ai fogli prima di tornare a guardarla con aria dubbiosa - Sicura? -
- Certamente -
- Perché se fosse giusta mi farebbe comodo la ricompensa per saldare i miei debiti con il poker -
Rimase in silenzio. Angela aveva dei debiti con il poker? - Capisco -
- Finché giocavo con Arya puntando noccioline non c’era alcun problema, e poi non si accorgeva nemmeno delle carte che nascondevo sotto il sedere - confessò lei, voltando pagina - Riusciresti a farne un altro? -
Annuì. Angela la stava usando a scopo di lucro, ma non le importava, voleva tenere la mente occupata - Ad una condizione -
- Tutto quello che vuoi - si affrettò a dire la donna, con un sorriso a trentadue denti che parlava da sé.
- Voglio accedere ai tuoi libri senza il rischio di bere filtri d’amore o altre pozioni di tua invenzione -
Il sorriso dell’erborista si spense - Ma così non posso più usarti come cavia -
- Queste sono le mie condizioni -
- Non preferiresti Solembum? - le domandò lei, alzandosi di scatto per afferrare il grosso gatto rossiccio, ancora spaparanzato sul davanzale, per poi lanciarglielo sul letto - È di molta compagnia, non morde e a volte non graffia; in più è così grosso e peloso che puoi usarlo come straccio per lucidare il pavimento e dare la cera -
Accarezzò il gatto, chiudendo gli occhi e sospirando - Non credo che Solembum sia d’accordo -
- Dai la cera, togli la cera, dai la cera, togli la cera - continuò Angela, muovendo entrambe le braccia in modo circolare.
“Ti prego. Chiama la protezione animali” si sentì dire nella mente dal gatto seduto sulle sue gambe “Oppure il WWF”
- Allora? Vuoi questo bel gattone? Le spese di imballaggio e spedizione sono gratuite -
Sospirò - Angela? -
- Sì, cara? -
- No. Ho già detto le mie condizioni, ma se non ti stanno bene puoi risolverti gli indovinelli da sola -
- D’accordo, accetto - disse la donna, sconfitta, iniziando a leggerle una serie di indovinelli, uno in fila all’altro, senza mai fermarsi. Mentre Angela si fermava sui soliti dettagli inutili inseriti negli indovinelli per mettere confusione, pensava che fosse veramente molto fortunata: se l’erborista non l’avesse vista per strada e non l’avesse seguita nella locanda, ora sarebbe bloccata a letto con dolori lancinanti alle costole fino all’arrivo di David e non sarebbe nemmeno riuscita ad uscire dalla stanza per comprare il necessario per improvvisare un unguento. Era così occupata con gli indovinelli che, soltanto quando Angela accese una lampada ad olio appesa al muro, si accorse della luce rossastra che entrava dalla piccola fessura delle imposte socchiuse. Il sole stava tramontando e ringraziò il cielo che la giornata fosse passata così in fretta.
- Questo è facile, posso farlo da sola - disse all’improvviso la donna, scarabocchiando qualcosa sul foglio con piuma, dopo averla intinta nel calamaio che teneva in equilibrio sul ginocchio - Adesso ti faccio io un indovinello -
Si grattò la testa - Certo, perché no? - sussurrò, osservando la donna che, senza aspettare la sua risposta, aveva strappato un angolo di uno dei fogli con gli indovinelli ed aveva iniziato a scarabocchiarci sopra. Soltanto quando la piuma finì di grattare contro il foglio, l’erborista gli porse l’indovinello illustrato con un disegno.

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Guardò attentamente il foglio - Cosa…dovrebbero essere? -
- Non si vede? -
- Sono uccellini che guardano in su? -
- No, sono degli uomini con dei cappelli in testa -
Piegò la testa di lato, trovando il modo di disegnare di Angela alquanto bizzarro, quasi quanto quello di Arya - Persone…con quella testa? -
- Perché? Tu hai la testa quadrata? -
- Ma nemmeno così tonda - rispose - E non hanno gli occhi, né il naso e la bocca. Con cosa respirano? -
Angela si riprese il foglietto, disegnando qualcos’altro prima di porgerglielo nuovamente.

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- Meglio? -
Sospirò - Dimmi questo indovinello -
- Allora, questi omini sono condannati a morte, ma il giudice gli propone questo gioco alquanto sadico -
- Se sono condannati a morte perché stanno sorridendo? -
- Affrontano la morte con serenità - rispose Angela, tagliando corto - E sperano che tu riesca a salvarli risolvendo l’indovinello -
- D’accordo, com’è questo gioco? -
- Il giudice gli mette in testa quei cappelli…-
- Quei ridicoli cappelli - bisbigliò.
Angela continuò, facendo finta di niente - Dice loro che ci sono due cappelli bianchi e due cappelli neri e che hanno soltanto una possibilità: se uno di loro indovina il colore del cappello che porta in testa, tutti e quattro i prigionieri saranno liberati, se sbagliano…ZAC! Gli tagliano la testa. Ora, sai dirmi chi dice il colore del proprio cappello e perché? -
- Cos’è quella linea? -
- Il muro -
- Ah, pensavo che avessi sbagliato -
- Vuoi rispondere? -
Sospirò - Immagino che non si possano voltare, altrimenti sarebbe troppo facile -
- Esatto -
Puntò l’indice sul secondo omino deformato da sinistra - Lui - rispose - È lui che dice il colore del proprio cappello -
- E perché? -
- L’omino a destra può guardare soltanto il muro, quindi è da escludere in principio proprio come quello dall’altra parte. Il primo da sinistra può vedere i due prigionieri che ha davanti, ma non risponde perché vede un cappello nero e uno bianco e non sa il colore di quello oltre il muro; quindi l’omino riesce a capire che il colore del suo cappello è diverso da quello del prigioniero davanti a lui proprio perché quello dietro non riesce a rispondere -
Angela, con un occhio socchiuso e l’altro spalancato, si riprese il foglio - Ti…odio -
Alzò le spalle - Non era semplice -
- L’hai risolto senza battere ciglio -
- Mi piacciono gli indovinelli -
- Allora mi rispondi a questo: un gallo fa un uovo sulla cima di una montagna, l’uovo cade a est oppure ad ovest? - le chiese lei, parlando velocemente.
- Da nessuna parte. Il gallo non fa le uova -
- C’è un melo con 57 rami, su ogni ramo ce ne sono 24, su ognuno di questi altri 18 e su ogni ramo ci sono 7 frutti. Quante pesche ci sono? -
- Nessuna, il melo non fa le pesche -
- 1.754 x 598? -
- 1.048.892 -
- Dì latte dieci volte -
- Latte, latte, latte, latte, latte, latte, latte, latte, latte, latte -
- Cosa beve la mucca? -
- Acqua -
- Basta mi arrendo! - esclamò la donna, facendola persino sussultare, incrociando poi le braccia al petto ed iniziando a fissare intensamente il pavimento, pensando a chissà cosa, in silenzio. Rimase zitta a sua volta, immobile per alcuni secondi, cercando di non disturbare l’erborista alle prese con i suoi pensieri; ma quando la donna si voltò improvvisamente verso di lei, non poté fare a meno di sussultare - Kayleena, cara, hai detto che c’è uno spettro che ti sta inseguendo o me lo sono immaginata? -
Scosse la testa, domandandosi il motivo per cui Angela aveva tirato fuori quel discorso - Ci sta inseguendo da quando ce ne siamo andati da Aberon, per l’elisir immagino -
- E hai detto che ha provato a farti fuori, giusto? -
Annuì - Esatto -
- E mi spieghi perché sei ancora viva? -
Spiazzata dalla domanda e spaventata dai modi diretti dell’umana, sgranò gli occhi - Pensavo che…fossi contenta che non mi abbia uccisa -
- Oh, sì, certo che sono contenta di non averti trovata tre metri sotto terra e con una lapide con inciso il tuo nome - tagliò corto lei, agitando le mani a destra e a sinistra, enfatizzando le sue parole - Ma come hai fatto a sfuggirgli due volte? Senza contare la tua impresa sulle mura che sarebbe la terza -
Abbassò lo sguardo, indecisa se rivelare tutto - In realtà sono quattro - ammise - Immagino che Helen ti abbia raccontato del suo folle piano di rubare l’elisir -
- Ha soltanto detto che hai inscenato uno spettacolino per quanti? Centinaia e centinaia di soldati? -
- Scappando mi sono imbattuta in quello Spettro - raccontò - Mi ha lanciato qualche sfera di fuoco ma poi mi ha lasciata lì, dicendo che doveva occuparsi di Helen -
- E le altre due volte? -
- A Dalgon non ha fatto praticamente nulla. Ci inseguiva e basta, poi una freccia mi ha colpita e David mi ha portata via - continuò, ricordandosi di come, incurante della sua incolumità, aveva spinto David per spostarlo dalla traiettoria delle frecce di frassino - Mentre l’altra…-
- Sì? -
L’immaginaria Kayleena vestita da angioletto, seduta sulla sua spalla, la guardava con un sorriso “Ti toglierai un peso dal cuore” le disse, mentre l’altro alter ego, alle spalle della Kayleena buona, scuoteva la testa “Se glielo dici, lei lo dirà ad Arya e ti consiglio di segnarti le ossa in anticipo, perché te le mischierà con la forza del pensiero”. Lasciò perdere le due voci e seguì l’istinto - Ho usato la magia nera per allontanarlo -
Angela, seria come non mai, annuì solamente - Sì, Arya mi aveva accennato del vostro innato ed illimitato “talento” per la magia e tutto il discorso sui danni di quella malvagia, ma l’importante è che tu stia bene, no? - disse lei - Non importa se hai disubbidito alla vecchia e maligna regina degli elfi, sai, a volte è meglio non ascoltare quella schizzata di Arya -
- Chi sarebbe la schizzata? -
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RE: Elixir

da Tobia92 » 3 luglio 2012, 18:31

Kayleena sotto pressione inventa storie inquietanti. Non per la storia in sé, ma più che altro per le possibili conseguenze a livello intercontinentale.

Alla domanda "Chi sarebbe la schizzata?" non saprei rispondere, sinceramente. Ci sono davvero troppi personaggi con... un diverso senso del normale, diciamo così :D

Non preoccuparti per il ritardo, immagino avrai mille esami e mezzo da fare... Oppure poltrisci e basta che comunque ci sta sempre :P

Continua presto! ;)
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Re: RE: Elixir

da Kiarya92 » 4 luglio 2012, 8:33

Tobia92 ha scritto:Non preoccuparti per il ritardo, immagino avrai mille esami e mezzo da fare... Oppure poltrisci e basta che comunque ci sta sempre :P


In realtà poltrisco tutto il giorno e gioco ad Oblivion :laugh:
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Re: RE: Elixir

da Tobia92 » 4 luglio 2012, 18:35

Kiarya92 ha scritto:
Tobia92 ha scritto:Non preoccuparti per il ritardo, immagino avrai mille esami e mezzo da fare... Oppure poltrisci e basta che comunque ci sta sempre :P


In realtà poltrisco tutto il giorno e gioco ad Oblivion :laugh:


Oblivion mi ricorda solo "I promessi sposi in 10 minuti", veramente... :sleep: :sleep:
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Re: RE: Elixir

da Kiarya92 » 4 luglio 2012, 19:48

Tobia92 ha scritto:
Kiarya92 ha scritto:
Tobia92 ha scritto:Non preoccuparti per il ritardo, immagino avrai mille esami e mezzo da fare... Oppure poltrisci e basta che comunque ci sta sempre :P


In realtà poltrisco tutto il giorno e gioco ad Oblivion :laugh:


Oblivion mi ricorda solo "I promessi sposi in 10 minuti", veramente... :sleep: :sleep:


ahahahah e come mai? :laugh:
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Re: RE: Elixir

da Tobia92 » 5 luglio 2012, 10:15

Kiarya92 ha scritto:
Tobia92 ha scritto:
Kiarya92 ha scritto:
Tobia92 ha scritto:Non preoccuparti per il ritardo, immagino avrai mille esami e mezzo da fare... Oppure poltrisci e basta che comunque ci sta sempre :P


In realtà poltrisco tutto il giorno e gioco ad Oblivion :laugh:


Oblivion mi ricorda solo "I promessi sposi in 10 minuti", veramente... :sleep: :sleep:


ahahahah e come mai? :laugh:


Non ho mai giocato ad Oblivion :P
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RE: Elixir

da Kiarya92 » 13 settembre 2012, 19:59

Saaaaaalve, scusate tanto. Lo so di essere in ritardo ma sto riordinando un po' le idee e sto cercando di cambiare metodo di scrittura (dato che ho ricevuto diversi commenti che dicevano di non capire il soggetto della frase) Beh, gente, mi sto aggiornando.

Arriverò a breve con un altro post (Tobia, siamo solo io e te)

Ciao ciao!
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RE: Elixir

da fiocco24 » 10 maggio 2013, 21:11

Complimenti! Te hai talento! Continua così!!!!!!!!!!!!!!!!:laugh: :laugh: :laugh: :laugh: :laugh: :laugh: :laugh: :laugh: :laugh: :laugh: :laugh: :laugh: :laugh: :laugh: :laugh: :laugh: :laugh: :laugh: :laugh: :laugh: :laugh: :laugh: :laugh: :laugh: ANCHE IL PREQUEL è SPETTACOLARE!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! :O :O :O :O :O :O :O :O :O :O :O :O :O :O :O :O :O :O :O :O :O :O :O :O :O :O :O :P
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RE: Elixir

da fiocco24 » 11 maggio 2013, 10:11

Un secondo...
CHI è SPLAFFY???????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????? :wacko: :wacko: :wacko: :wacko: :wacko: :wacko: :wacko:
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RE: Elixir

da Saphira00 » 12 maggio 2013, 9:48

Finalmente sono riuscita a leggere tutti i capitoli! (Ci ho messo mezza giornata però) :D) Mi piace un sacco il tuo modo di scrivere! 2) uuuuuu la nostra protagonista si sta innamorano di David! :innamorato: anche se mi piace di più Eric perché se no lo fai sembrare uguale a.....Twilight! XD adesso cercherò di leggere la tua prima ff....
Posta presto! :P
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RE: Elixir

da Kiarya92 » 24 maggio 2013, 12:56

Scusatemi ma purtroppo sono occupata con l'università e non so quando posso postare (infatti vedete il mio enorme ritardo) in più pensavo che non ci fosse più nessuno a leggere ma, evidentemente, mi sbagliavo. Ora che so di per certo che qualcuno sta leggendo, mi impegnerò a postare al più presto ;)
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RE: Elixir

da Kiarya92 » 5 giugno 2013, 21:58

La figura sulla porta portava sulle spalle un lungo mantello marrone scuro e con il cappuccio tirato sulla testa, in modo che nascondesse parzialmente il volto, lasciandosi però sfuggire delle lunghe ciocche di capelli neri. Kayleena riuscì a vedere l'elsa di un un pugnale e non poté fare a meno di cercare il suo, nascosto sotto il cuscino.
« Rilassati Kayleena » disse la figura, togliendosi il cappuccio e mostrando la sua identità. Arya, seria e preoccupata, fece un passo avanti, entrando nella stanza e lasciando entrare altre due figure. Quando vide i loro volti, Kayleena trasse un sospiro di sollievo, contenta di rivedere entrambi sani e salvi, ed avrebbe voluto alzarsi in piedi per saltare addosso ad Helen per poterla abbracciare, ma le costole in via di guarigione non glielo permettevano.
Helen, ancora più spettinata della madre, raggiunse l'amica con alcuni grandi passi e le si gettò addosso, afferrandola per le spalle « Sono così contenta di vederti. Per un attimo ho temuto che lo Spettro ti avesse uccisa »
« Tu mi hai spaventata a morte. Ricordami di non seguire mai più uno dei tuoi stupidi e folli piani »
Le due si abbracciarono, felici di sapere che l'altra stava bene, poi, dopo essersi staccate, Kayleena porse una mano ad Adryén, rimasto in disparte « Anche tu stai bene, grazie al cielo »
L'elfo le strinse la mano ma non disse nulla. Kayleena sapeva che Adryén non era particolarmente loquace.
Con un tonfo della porta, tutti si riscossero, voltandosi verso Arya. L'espressione sul viso del Cavaliere non prometteva nulla di buono « Credo che tu mi debba delle spiegazioni » disse, rivolta a Kayleena « Soprattutto questa storia della magia nera »
La giovane resse per qualche istante lo sguardo della regina, ma lo abbassò immediatamente, lacerata dal senso di colpa per averle disobbedito « Non avevo scelta. Aveva bloccato David in modo che non potesse avvicinarsi e gli incantesimi normali non servivano a nulla. Ho provato a pugnalarlo ma... »
« Dov'è David adesso? Perché ti ha lasciata sola? »
« Ha dovuto » rispose, spiegandole velocemente la situazione in cui si erano cacciati.
L'elfa rimase in silenzio, fissandola intensamente come se potesse leggerle l'anima « Dobbiamo andarcene »
Kayleena si passò le dita sulle tempie, ignorando un capogiro « Ma avete ascoltato ciò che vi ho detto? »
« Tu vieni con me senza fare storie. Hai fatto fin troppo »
« Ho promesso a David che l'avrei aspettato, e se non mi trova potrebbe pensare che mi sia successo qualcosa » rispose Kayleena, contraria agli ordini della regina degli elfi, visibilmente furiosa.
L'elfa si avvicinò al letto con fare minaccioso, puntandole l'indice contro « Non contraddirmi e fai come ho detto »
La giovane elfa era tentata di restare in silenzio ed obbedire, ma non poteva. Non poteva abbandonare David dopo tutto quello che aveva fatto per lei « Io lo aspetterò qui con o senza di voi »
Arya la guardò per un attimo, poi sospirò, rassegnata « Ascoltami, Kayleena » iniziò Arya in tono deciso ma quasi amorevole, mettendole una mano sulla spalla « Non può essere sopravvissuto. Non aveva possibilità »
Le mancò il fiato e per un attimo si sentì svenire: non poteva credere che, dopo tutto quello che avevano passato, David fosse morto, morto per salvarla « Mi aveva detto di aspettarlo qui »
Non ricevette nessuna risposta di conforto, solo silenzio. Fece un respiro profondo, tentando di calmare i pensieri che le affollavano la mente, cercando di convincersi che non era colpa sua e di dimenticare il bacio che gli aveva dato. Le lacrime colarono lentamente sulle guance, ma le tolse immediatamente « Mi ha permesso di fuggire da quel posto. È morto per salvarmi la vita » disse l'elfa, più a sé stessa che ad Arya, che la teneva ancora bloccata.
« Verrà ricordato, non temere » la rassicurò lei « Ora devi darmi la fiala, non voglio rischiare che lo Spettro la prenda »
Kayleena abbassò lo sguardo ed annuì, estraendo dalla tasca dei pantaloni la piccola ampolla del misterioso liquido e gliela porse « Cosa devo fare ora? »
« Vieni con noi ad Ellesméra. Oromis saprà cosa fare con questo elisir » spiegò Arya « E tu potresti riposare, non hai un bell'aspetto »
Kayleena scosse il capo, rassicurandola « Ho soltanto mal di testa »
« Da quanto?» domandò Angela, immobile come una statua di pietra, al centro della stanza. La giovane si passò una mano sulla fronte, sperando che fosse soltanto dovuto alla stanchezza « Non molto, qualche minuto »
L’erborista si avvicinò al letto, sfiorando appena il braccio di Helen, ancora seduta accanto a Kayleena, per attirare la sua attenzione e le fece cenno di allontanarsi per farle spazio. Lo strano comportamento dell'erborista spaventò Kayleena e nemmeno l'espressione di Arya riuscì a rassicurarla « Perché mi fissate in quel modo? »
Angela la ignorò e le appoggiò i palmi della mani sulle guance « Senti qualcosa di strano? Voci? »
Kayleena rimase in ascolto per qualche secondo, ma non sentiva nulla eccetto i rumori degli ospiti della locanda al piano inferiore che mangiavano e ridevano, facendo sfrigolare le forchette e i coltelli sui piatti « Nulla »
« Ascolta meglio, è una questione di vita o di morte »
Riprovò, stavolta per più secondi e chiudendo gli occhi per concentrarsi il più possibile e tentare di ignorare l'allegro brusio dei clienti della locanda. Al di sotto del vociare delle persone al piano inferiore, poteva udire un sibilo, simile al suono di un serpente infastidito ma molto più umano. Si concentrò su di esso, escludendo il resto, e riuscì soltanto a capire poche parole: Tarnag. Prendetela.
Kayleena spalancò gli occhi, terrorizzata « Lo Spettro. Sa dove sono »
L'erborista ritrasse le mani fresche dal suo volto e le abbandonò sul grembo, poi abbassò anche lo sguardo « Purtroppo è come temevo, Arya. Lo Spettro ha stabilito una sorta di legame con la sua mente, può entrare quando vuole »
La giovane elfa si portò entrambe le mani alle tempie, compiendo un lieve massaggio per alleviare il dolore e per aiutarsi a riflettere « Com'è riuscito a stabilire un legame con la mia mente? »
« Forse durante l'assalto » suppose Helen, voltando lo sguardo verso la madre per proporre la sua ipotesi « Quando ha attaccato le tue barriere mentali deve aver trovato un modo per legarsi a te »
Arya annuì semplicemente « Quella volta è stata più che sufficiente. Poteva ucciderti in un istante, ma non l'ha fatto. Mi chiedo il perché »
« Si può rimuovere questo legame? » domandò Kayleena, ancora sdraiata sul letto. Lo Spettro aveva giocato con lei per tutto il tempo, ma ancora non riusciva a spiegarsi perché quella creatura non l'aveva ancora uccisa; eppure aveva avuto diverse occasioni per farlo.
« Credo che uccidere lo Spettro sia la soluzione più efficace, ma immagino che sarà una cosa lunga » s'intromise Angela « Comunque dovrebbe esserci un modo per impedirgli di entrare nella tua mente»
Kayleena fece un sospiro di sollievo, contenta che ci fosse una soluzione « Bene, cosa devo fare? »
L'erborista, dapprima sorridente, abbassò lo sguardo, scuotendo la testa « Vedi, Kayleena, c'è soltanto un piccolo problema » iniziò « Non so come si fa »
« Come sarebbe a dire che non sai come si fa? »
« Vedi cara, non sono il saggio che abita sulla cima della montagna. Alcune cose sfuggono alla mia mente »
« Mi dispiace interrompervi » disse Arya « Ma c'è uno Spettro che sta venendo proprio qui »
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RE: Elixir

da Saphira00 » 6 giugno 2013, 12:52

:O :O nooooo non lo spettro! spero che David non sia morto...... :cry: :cry:
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RE: Elixir

da Kiarya92 » 2 agosto 2013, 10:53

Eccomi qui! Scusate innanzitutto il mio ritardo e, in secondo luogo, se trovate alcuni errori nel capitolo poiché non ho avuto modo e tempo di correggerlo.
Spero che il post vi piaccia :)

[align=right]Capitolo 29[/align]
Kayleena si scostò di dosso le lenzuola che le coprivano le gambe, appoggiando i piedi sul pavimento di legno ed infilandosi alla svelta gli stivali, mentre continuava a vedere l'immagine dello Spettro che avanzava lungo la via principale di Tarnag, in testa ad un manipolo di uomini « È già in città, riesco a vederlo, ma è ancora lontano »
« Interrompi il legame e prendi le tue cose » le ordinò Arya « Passeremo tra i vicoli. Oltretutto abbiamo la magia dalla nostra parte »
Kayleena pensò che fosse una buona idea: se i soldati di Nahr dovessero raggiungerle, nei vicoli non avrebbero potuto attaccare in massa e lei poteva trattenerli con qualche incantesimo.
« Noi abbiamo la magia, certo, e loro un fottuto Spettro » replicò Angela, dall'aria preoccupata « Uno Spettro!»
« Forse non sa che siete qui e posso trattenerlo con la magia » propose Kayleena, infilando il secondo stivale e stringendo a dovere i lacci per poi alzarsi in piedi e recuperare il pugnale nascosto sotto il cuscino, infilandolo nel fodero fissato alla cintura.
« Dubito che non abbia visto due draghi atterrare nei campi fuori città, ma, se così non fosse, temo che ci abbia appena visto tramite il legame che ha con te » spiegò l'erborista « E sei ancora troppo debole »
Kayleena si mise il suo zaino da viaggio sulle spalle, ringraziando il cielo di non aver tolto nulla; la spada d'argento era fissata con dello spago dall'aria debole alle spalline. Non aveva ancora avuto modo di usarla dato che preferiva di gran lunga i pugnali donatigli da Helen e, nel caso in fosse sopravvissuta, l'avrebbe venduta per qualche soldo in una bottega o da un fabbro « Sto bene »
Arya, infuriata, sguainò la spada « Piantatela, adesso si fa come dico io, chiaro? »
Strinse bene la cinghia di cuoio fissata al fodero dei suoi due pugnali, poi sgranchì le spalle, preparandosi a combattere. Nella sua testa si materializzavano frammenti di immagini della città di Tarnag e Kayleena capì al volo quello che lo spettro stava cercando di fare: le stava inviando pensieri a casaccio per confonderla, per non farle capire dove si trovava con esattezza.
Informò immediatamente Arya, che spalancò la porta « Usciamo da questo posto » ordinò, uscendo dalla stanza per guidare il gruppo giù dalle scale fino alla sala principale della locanda. I clienti, spaventati per quel trambusto a quell'ora tarda, avevano smesso di mangiare e di riempirsi la pancia di birra per fissarle senza alcun riguardo, ad eccezione degli ubriachi: a loro non importavano nulla e ridevano tra di loro.
« Che avete da guardare?! » esclamò Helen, facendo desistere i clienti dal guardarle con curiosità.
Il gruppo si bloccò all'entrata della locanda.
L'idea di combattere nuovamente contro i soldati di Nahr non la entusiasmava particolarmente, ma non poteva di certo tirarsi indietro, non poteva arrendersi dopo tutto quello che lei e David avevano passato a causa dell'elisir. Le salì un groppo alla gola e trattenne le lacrime al ricordo del suo compagno di viaggio “Sii forte Kayleena” si disse, osservando con decisione l'elfa dai capelli corvini, ferma sulla porta con la mano appoggiata sulla maniglia, mentre l'altra stringeva una spada dalla lama color smeraldo « Non facciamolo attendere » bisbigliò, socchiudendo lentamente la porta prima di aprirla del tutto.
Non appena varcò la soglia della locanda, ancora prima di appoggiare la suola dello stivale sulla strada polverosa, Kayleena si sentì afferrare dal cappuccio del mantello e venne trascinata di nuovo dentro. Oltre la porta, una sfera infuocata grande due volte il suo pugno passò a tutta velocità, infrangendosi contro un muro. Con il sedere a terra, la giovane alzò lo sguardo verso la persona che l'aveva trascinata indietro: Arya, immobile, strinse i denti « Non mi aspettavo che fosse già qui fuori » sussurrò, quasi in un ringhio sommesso « Helen te la senti di combattere? »
Helen impallidì all'improvviso, deglutendo rumorosamente « Posso farcela »
« Non ti sto costringendo »
« Posso aiutarla io » s'intromise Kayleena, alzandosi in piedi e togliendosi la polvere dai pantaloni di pelle « Posso trattenerlo con la magia in modo da permetterci di fuggire »
« Hai già rischiato grosso con la bravata della magia nera. Tu non ti muovi da qui »
La giovane elfa la guardò, dispiaciuta e un po' imbarazzata « Non avevo altra scelta » raccontò « Dovevo disubbidire »
L'elfa non la degnò di uno sguardo « Andiamo » bisbigliò, varcando la soglia della locanda. In una frazione di secondo e con un semplice gesto della mano, Arya deviò lontano una seconda sfera infuocata con la stessa facilità con cui si allontana una mosca. Subito dopo, i profondi occhi color smeraldo che riflettevano la febbrile luce delle lanterne appese lungo la strada buia, si spostarono con lentezza, osservando con indifferenza i suoi aggressori.
Helen lanciò all'amica un'occhiata preoccupata prima di seguire la madre e Kayleena, dopo un sospiro, uscì dalla locanda seguita da Angela ed Adryén. Solembum era sparito.
« Trovata » disse piano una voce che le fece accapponare la pelle, ma questo non impedì a Kayleena di voltare lo sguardo per accertarsi a chi appartenesse quella voce. Non lontano da loro, nella strada illuminata a stento dalla tremolante luce delle lanterne, in testa ad un manipolo di venti soldati, lo Spettro se ne stava immobile, avvolto nel suo mantello nero dal quale sbucava soltanto una pallida mano, arcuata verso l'alto per far fluttuare un'altra sfera infuocata a pochi centimetri dal suo palmo. Quel fuoco magico riusciva appena ad illuminargli il viso scarno e pallido come quello di un cadavere, facendo brillare gli ardenti occhi rosso sangue. Le sue labbra sottili si curvarono appena, facendo apparire un sorriso, per niente amichevole, sul volto dello Spettro.
Nel trovarselo di nuovo lì, a pochi metri da lei, la giovane elfa sentì la paura crescerle nel petto, ma dovette immediatamente ad allontanarla, tornando alla realtà per evocare all'ultimo istante una barriera intorno a lei e ai suoi compagni per evitare che la sfera di fuoco li colpisse.
Dopo quel brevissimo istante, il sorriso dello Spettro si spense e i suoi occhi ardenti si spostarono su Arya « Sono lieto di poterti incontrare di persona, Ammazzaspettri »
La regina, con la schiena ritta e la testa alta, non si mosse « Non dovresti esserlo »
« E perché mai? »
Arya, lentamente, estrasse la spada senza emettere il minimo rumore « Deve esserci un motivo se mi chiamano Ammazzaspettri »
Helen impugnò la sua spada, Adryén e Kayleena erano pronti con gli incantesimi e Angela impugnava un bastone che sembrava apparso dal nulla.
Kayleena si curò alla svelta le costole: ormai non c'era più bisogno di nascondersi dal nemico, dato che l'aveva trovata, le bastava fare un piccolo incantesimo per aggiustarle parzialmente ed ignorare il dolore. Ci avrebbe pensato dopo a curarsi come si deve.
Lo Spettro estrasse la sua spada, ridendo in modo folle « Speravo in qualcosa di meglio di quattro elfi e una...vecchia »
Le due elfe partirono all'attacco, senza degnare lo Spettro di altre parole, correndo così velocemente che i loro piedi sembravano quasi non toccare terra, e quando furono abbastanza vicine attaccarono la creatura. La loro sembrava quasi una danza, piroette per schivare affondi o per cercare di mettere a segno dei fendenti, salti e finte. Lo stile di Arya era a dir poco impeccabile e, a quella distanza, Kayleena riusciva a stento a distinguere la sua lama, che muoveva in modo talmente veloce e repentino che disegnava nell'aria soltanto delle scie verdi che svanivano in un istante; mentre Helen, meno esperta, più volte veniva spinta a terra con un calcio o con uno sgambetto, ma riusciva a destreggiarsi per parare gli attacchi. Lo Spettro non sembrava per nulla in difficoltà, anzi, sembrava quasi divertirsi.
Kayleena dovette distogliere lo sguardo da quello spettacolo e concentrarsi sulle guardie che, dopo aver estratto le armi, partirono all'attacco. Era pronta a correre in aiuto delle due elfe, impegnate nello scontro, temendo che i soldati potessero attaccarle e sopraffarle in un attimo, ma per sua sorpresa e sfortuna, le ignorarono completamente, correndo verso di loro. Alzò la mano destra, concentrando la sua magia e rilasciandola tutta d'un colpo per scagliare lontano i soldati che si stavano avvicinando. L'incantesimo non sortì alcun effetto sui soldati di Nahr che, imperterriti, continuavano la loro carica. Intuì che fossero protetti dallo Spettro.
La giovane elfa sguainò entrambi i pugnali, pronta a lottare. Non poteva arrendersi ora che si era ricongiunta con gli altri, o meglio, che Angela l’aveva trovata per puro caso. Pochi passi dividevano l'elfa dai suoi avversari e si mise in posizione, pronta a colpire, ma prima che qualcuno le si avvicinasse, la strada di terra battuta tremò sotto i suoi piedi. Adryén le urlò di spostarsi ed ubbidì immediatamente, gettandosi di lato, a terra, prima di essere travolta da delle enormi colonne di terra, alte più di tre metri, che si alzarono all’improvviso dalla strada, scagliando per aria la prima fila di soldati. Urla disperate risuonarono nella notte prima che il loro corpi si schiantassero violentemente al suolo. I soldati con qualche leggera frattura si rialzarono in piedi, pronti per combattere. Due giacevano a terra con le gambe piegate in angolazioni per niente naturali, i quali non potevano fare altro che trascinarsi si da una parte per mettersi al riparo, mentre un soldato, caduto di testa, aveva il cranio spaccato a causa del forte impatto con la strada.
Si voltò verso Adryén, che aveva appena scagliato quell'ingegnoso incantesimo e lo ringraziò con un cenno, rialzandosi in piedi « Falli avvicinare un poco per volta »
Kayleena partì all'attacco, anche se era l'ultima cosa al mondo che voleva, e si scagliò sul primo soldato, piantandogli il pugnale nella gola ed estraendolo quasi immediatamente per deviare la lama di un'altra spada pronta a colpirla al cuore. Contrattaccò dopo un'altra parata, affondando un pugnale sotto l'ascella del suo avversario, dove la leggera armatura lasciava uno spiraglio non protetto, e l’altro pugnale dietro la nuca, facendo spuntare la punta dall'altra parte della gola.
Il battito del cuore accelerò, mandando in circolo l’adrenalina, il respiro si fece sempre più affaticato ma non sentiva alcun dolore, anzi, si sentiva carica. Afferrò al volo una lancia e la rilanciò al proprietario, che crollò a terra, trafitto in pieno petto. Trasmise un po’ di magia alla lama dei suoi pugnali, brillanti come rubini, riuscendo a squarciare l’armatura dei soldati come se fosse un foglio di pergamena. Un altro avversario crollò di lato, sventrato.
La giovane elfa, semplicemente disgustata per quello che stava facendo, era sconcertata, sconcertata perché in passato non avrebbe mai pensato di fare delle cose del genere, non avrebbe mai pensato di uccidere delle persone che cercavano di fare la stessa cosa a lei.
Altri soldati vennero scagliati in aria, ma quando Adryén usò nuovamente lo stesso incantesimo, i loro avversari, ormai consapevoli della meccanica dell'incantesimo, ogni volta che la terra tremava indietreggiavano di qualche passo, riuscendo così ad evitare di essere lanciati nuovamente in aria; altri umani perirono dopo i colpi che gli infliggeva con i pugnali e altri cadevano a terra, privi di sensi dopo essersi scontrati con Angela.
Kayleena gettò indietro la testa, evitando facilmente l'attacco di uno dei soldati, armato con una mazza chiodata, e si abbassò veloce, tagliando i legamenti delle gambe per farlo cadere in ginocchio. Gli piantò il pugnale sotto lo sterno, in profondità, arrivando fino al cuore.
Era tutto così strano, pensò, con le armi era ancora una principiante e più di una volta i soldati avrebbero potuto colpirla con un affondo ed ucciderla, ma sembravano quasi trattenersi, come se non volessero farlo.
Qualcuno la colpì alle spalle e cadde in avanti, ma si rialzò immediatamente, maledicendosi per essersi distratta in un momento del genere. Sentì la maglia, inzuppata di sangue, appiccicarsi alla schiena. La giovane si voltò di scatto, tagliando la gola al suo aggressore, che si accasciò a terra mentre affogava lentamente nel suo stesso sangue.
Kayleena guardò gli ultimi soldati ancora in piedi o che si stavano rialzando e rinfoderò i pugnali, facendo appello alla magia: tese le braccia in avanti tenendo i palmi rivolti verso la strada, sussurrando piano l'incantesimo. La terra tremò appena e i soldati indietreggiarono per paura di essere scagliati nuovamente in aria, ma l'unica cosa che si sollevò erano dei frammenti di terra, lunghi poco più di una spanna, che l'elfa riuscì facilmente a comprimere. Ora gli innocui pezzi di strada assomigliavano a delle acuminate punte di lancia, che furono scagliate con forza contro il manipolo di uomini che aveva davanti. I soldati, senza nemmeno rendersene conto, crollarono a terra, trafitti a morte.
L'elfa cadde in ginocchio, stringendosi il fianco e sputando del sangue a terra: ora che era tutto finito, iniziava a sentire i muscoli indolenziti per lo sforzo, il dolore alla schiena e quello delle costole non ancora sistemate nel modo giusto.
L'urlo di Arya la riscosse e voltò lo sguardo: Helen era inginocchiata a terra e si stringeva il fianco destro, cercando di fare pressione sulla ferita ed impedire al sangue di uscire a fiotti, mentre la regina degli elfi aveva soltanto qualche graffio, uno sullo zigomo e un altro sulla spalla. Lo Spettro, immobile, non aveva alcun tipo di ferita. Arya con uno scatto fulmineo, afferrò la figlia e si allontanò dallo Spettro.
Kayleena si fece forza e si alzò in piedi, barcollante, osservando lo Spettro che, per niente affaticato dallo scontro con i due Cavalieri, voltò lo sguardo verso di lei. L'elfa si sentì morire: quello sguardo riusciva ad impaurirla persino da quella distanza.
« Noto con piacere che sei ancora viva »
« Non fingere di essere sorpreso. So del legame »
Lui alzò le spalle senza rispondere, mentre Kayleena non sapeva come agire: Helen ed Arya non lo avevano nemmeno stancato, come poteva pensare di batterlo? « Perché Nahr ci tiene così tanto a riavere quello che vi abbiamo preso? A cosa serve il filtro? »
« A nulla »
Irritata, Kayleena trasferì un po' di magia alla mano destra, formando una sfera infuocata che, con un semplice gesto, scagliò contro lo Spettro. Il globo di fuoco si dissolse ancor prima di raggiungere il suo bersaglio « A cosa serve? » chiese di nuovo, un po' più decisa.
« È un banale infuso magico. Nulla di importante »
« Se non è nulla di importante, allora perché sei qui? Perché mi hai seguita per tutto questo tempo? »
Senza motivo, e con lo stupore di tutti i presenti, lo Spettro rinfoderò la spada ed incrociò le braccia, ridendo a gran voce « Sei furba. Ma non abbastanza »
Kayleena rimase in silenzio. Arya non si muoveva, si limitava a fissare lo Spettro senza fare niente, se non stringere la figlia tra le braccia.
« All'inizio Nahr mi ha ordinato di recuperare l'elisir, ma ora sembra che abbia messo gli occhi su altro »
Rifletté qualche secondo, senza trovare una soluzione, poi, quando rialzò gli occhi, lo Spettro sorrise in modo inquietante « Qualcosa di molto più interessante »
Detto questo, in una nuvola di fumo nero, scomparve. Kayleena si lasciò cadere a terra, sedendosi in mezzo alla strada polverosa, continuando a ripetere nella sua testa le parole del nemico. Se non era l'elisir ciò che voleva, pensò, allora perché aveva perso tempo e soldati ad inseguire lei e David?
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RE: Elixir

da Saphira00 » 2 agosto 2013, 16:24

Bellissimissimissimissimissimissimissimissimo!!!!!!!!!!!!!!!! :D :D
La spada è vittoriosa per poco, ma lo spirito per sempre...
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