Figlio dei Lupi – Cronache di un Drago e del suo Cavaliere

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RE: Figlio dei Lupi – Cronache di un Drago e del suo Cavalie

da Kooskia » 11 aprile 2012, 20:13

Volevo chiedere un pò scusa del ritardo ^^
Sto lavorando al prossimo capitolo ma mi sta dando parecchi problemi...
Poi vi spiegherò il motivo, mi manca un dialogo finale e appena finisco farà una correzione e poi lo posterò.
Comunque, è fondamentalmente d'azione + spiegazioni v.v
Domani SPERO di scrivere un buon dialogo finale..

(nel frattempo, per chi non la stesse leggendo, suggerisco la mia fanfic Vindex nella sezione delle Altre Fanfic. mi piace scriverla leggermente più di questa qui e per il momento ha meno capitoli ^^ )
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RE: Figlio dei Lupi – Cronache di un Drago e del suo Cavalie

da Kooskia » 16 aprile 2012, 17:45

Ecco qui il prossimo capitolo ^^
Come ho detto mi ha dato parecchie difficoltà e inevitabilmente temo che possa risultare meno piacevole come lettura dei precedenti.
Siamo arrivati al capitolo numero 15 e, avendo suddiviso il resto della trama pianificata in capitoli, vi comunico che probabilmente si arriverà al capitolo numero 23 + un epiologo.
Altri 8 capitoli insomma, anche se magari durante la scrittura potrei allargarne un paio...

Per adesso pausa comunque e procederò al prossimo capitolo di Vindex v.v ho intenzione di procedere alternando le due fanfiction x3

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Capitolo 15 – Spade nella tenebra

Il riflesso della luce sull’elsa della spada era limpido e Kooskia dedicò solo alcuni secondi a togliere la poca terra che si era incrostata su di essa, quando aveva abbandonato la lama tra l’erba alta.
Si incamminò, lasciandosi alle spalle sia la sua dragonessa sia sia coloro il trio di guerrieri venuti dall’ovest..
Recuperò il suo scudo ai piedi della collina dove aveva riposato fino a poche ore prima. Egli sorrise, osservando il muso rosso dipinto sulla superficie: gli avrebbe sempre ricordato le sue origini.
Questo improvviso pensiero lo turbò. L’elfo aveva ragione nel rammentargli i nuovi doveri, in parte a lui ignoti, della sua posizione.
Ma in cuor suo, era il dover rispondere a delle aspettative di persone e popoli che non lo avevano mai incontrato a turbarlo: non aveva idea di quanto questo legame avrebbe potuto influire sulle sue scelte.
-Io ho fatto un giuramento, a me stesso e alla mia famiglia… -
Non era qualcosa che poteva cambiare, non era qualcosa che voleva dimenticare.
Senza rendersene conto, iniziò ad incamminarsi verso la torre abbandonata; osservò con passiva tristezza le bianche ossa che scaturivano dal terreno intorno alla torre.
La brezza leggera scorreva tra una serie di lunghe costole bianche alte quanto due uomini, Kooskia sfiorò la superficie candida con una mano: lasciò con piacere che il calore del sole assorbito dall’osso la scaldasse.
Un rumore improvviso lo distrasse e dalla cima della torre si alzarono in volo un trio di gracchianti corvi neri.
Il giovane cavaliere proseguì fino a trovarsi dinanzi all’ingresso della torre: una volta costituita da tre lunghi blocchi di pietra più imponenti di quelli che formavano il resto della struttura decadente.
Egli valicò quell’ingresso, il buio era meno fitto di quel che si era immaginato perché un poco di luce filtrava dai pertugi tra le pietre.
Un sibilo nell’aria avvertì Kooskia un istante prima che una candida lama passasse vicino al suo capo. Riuscì a piegarsi sulle ginocchia per poi guadagnare alcuni passi muovendo all’indietro.
Respirò a fondo ed allungò una mano sull’elsa della spada dietro al suo collo.
La estrasse con un movimento fluido mentre si inginocchiò per evitare un secondo colpo sibilante.
Il contatto del suo ginocchio sinistro con il pavimento di pietra era stato più duro del previsto e Kooskia strinse i denti resistendo a quell’improvviso dolore. Egli riuscì allo stesso tempo ad allungare un ampio fendente con la sua lama verde, allontanando quanto bastava il suo aggressore sconosciuto.
Il cavaliere non trattenne un sorriso di compiacimento, badò di mantenere la sua mente chiusa e protetta anche nei confronti della sua dragonessa: questa era la sua battaglia e non voleva alcuna interferenza.
Non attese di essere attaccato di nuovo.
Il braccio sinistro reggeva lo scudo ma egli non fece alcun movimento per usarlo; tenne il braccio disteso, scoprendo il suo petto nudo e giocando tutto sulla sua velocità.
Si scagliò in avanti, colpendo rapidamente. La sua spada si incrociò con una più sottile lama d’acciaio: gli occhi del Cavaliere scorsero una figura sottile reggere la spada; essa era in parte celata dall’oscurità ma Kooskia intravide un abbigliamento simile ai membri del gruppo che avevano trovato la morte per mano le fiamme di Niya.
Non trattenne la forza del suo braccio né la precisione dei suoi colpi, affondando di punta o aprendosi dei varchi con degli ampi fendenti laterali per abbattere la difesa del suo avversario.
In breve guadagnò terreno, spingendo indietro il suo nemico mentre il clangore delle spade echeggiava nell’interno della torre.
Kooskia vide il suo avversario salire su quello che sembrava essere un sentiero di roccia formato dalle stesse pietre che costituivano la struttura della torre: realizzò come con esse fosse possibile raggiungere la cima della torre.
Questo significava che il suo nemico si stava infilando in una trappola senza via di uscita.
Non rimase ad aspettare: la spada verde emise scintille al contatto con la pietra quando Kooskia tentò di mozzare un piede al suo nemico con un fendente.
L’uomo misterioso salì sempre più in alto cercando di tenere a bada il Cavaliere ma quest’ultimo non gli diede tregua, colpendo di punta o di lama nel tentativo di concludere lo scontro.
Con uno scatto improvviso Kooskia lo raggiunse e allungò la spada riuscendo ad infilare la punta sotto una protezione di cuoio che proteggeva il polpaccio destro.
Mentre il giovane uomo avvertì come la punta della spada trapassava qualcosa di più morbido che il semplice cuoio, il suo avversario emise un breve grido di dolore.
Era un grido acuto, dal tono femminile.
Kooskia comprese che colui che lo aveva affrontato fino ad esso era una donna, probabilmente di giovane età.
Ritrasse la lama per poi tentare un ampio fendente mirando al braccio sinistro della ragazza, se lei non lo avesse parato all’ultimo istante probabilmente si sarebbe ritrovata una mano mozzata.
Con un gemito, la fanciulla si voltò cercando di raggiungere la cima della torre.
Kooskia non si mise fretta, lei non poteva fuggire da nessuna parte e il fatto di avere a che fare con un avversario di genere opposto non costituiva per lui nessun tipo di freno.
Il cacciatore nella foresta abbatte cervi sia maschi che femmine per garantirsi la sopravvivenza.
La ragazza era sfuggita alla sua vista e Kooskia proseguì fino a notare uno spiraglio di luce intensa.
Un’uscita dava sul tetto della torre e il giovane Cavaliere la attraversò cautamente, osservando per la prima volta con chiarezza colei che lo aveva assalito pochi minuti prima.
Come aveva compreso, la ragazza indossava lo stesso genere di abiti degli uomini che Niya aveva ucciso: abiti leggeri rinforzati col cuoio scuro in più punti per garantire un minimo di protezione.
Per la prima volta poté osservarla in volto, la sua pelle era chiara come quella di Kooskia: solo leggermente scurita dall’intenso sole di quelle terre meridionali.
I suoi lunghi capelli neri ricadevano dietro le spalle mentre gli occhi di un colore castano fissavano con ansia il giovane uomo dinanzi a lei.
-Aspetta fermati! Noi non siamo nemici, io… -
Ella sollevò la sua spada giusto in tempo per bloccare un fendente calato dall’alto. Il suo braccio ebbe un tremito, dovendo sostenere l’impatto fisico causato da Kooskia che possedeva una maggior forza muscolare.
Un sequela di colpi costrinse la fanciulla a retrocedere fino a trovarsi ad un passo dal vuoto.
Con un ultimo attacco, Kooskia riuscì a far volare via la spada dalla mano indebolita della ragazza: la lama volò oltre le spalle di lei, precipitando al suolo.
Il Cavaliere allungò la punta della sua spada verde verso il collo indifeso.
-Ti prego, io… -
-Credo che basti così, Kooskia. L’hai sconfitta, ora ascoltiamo quello che potrebbe rivelarci… -
L’imponente figura della dragonessa dorata in volo comparve alle spalle della ragazza.
Il Cavaliere non fu sorpreso nell’osservare in lei un espressione di stupore mista a paura, quando ella si voltò per osservare colei che evidentemente aveva reso la stessa ragazza partecipe delle parole appena pronunciate.
Kooskia abbassò la spada.
-Mi sta bene… considerati nostra prigioniera da questo momento in poi.-
La ragazza rimase in silenzio per alcuni istanti, Kooskia però non riusciva a valutare chiaramente le sue emozioni dalle espressioni del viso. La vista di un drago l’aveva sconvolta, come c’era da aspettarsi, ma non sembrava terrorizzata dalla vista di Niya come il Cavaliere si aspettava …
-Chiunque ella sia, potrà spiegarci molte cose … -
L’alto profilo di Laér era uscito fuori dal rozzo ingresso di pietra che dava sulla cima della torre.
-Ma che razza di progettazione! Solo degli umani potrebbero costruire delle scale tanto irregolari e sconnesse, per non parlare dell’intera struttura poi… c’è da vergognarsi.-
Kalgeck si fece avanti, col fiato leggermente pesante per aver affrontato una salita evidentemente non progettata per le sue gambe più corte del normale.
Brelan dietro di lui sembrava molto più riposato e cercava di trattenere un sorriso.
-Potrei strapparvi tutto ciò che voglio sapere dalla vostra mente, ma preferirei non farlo e lasciarvi parlare con onestà… innanzitutto diteci come chiamarvi.-
La ragazza volse lo sguardo verso l’elfo, i suoi occhi tradivano ansia.
-Io… mi chiamo Khelia, e ciò che avete fatto qui avrà delle ripercussioni tremende… -
L’elfo fu l’unico dei presenti a mantenere un espressione tranquilla.
Khelia volse lo sguardo, facendo un breve inchino imbarazzato in direzione di Kooskia.
-Io ecco, mi dispiace… non sapevo chi eri e queste terre sono pericolose. Meglio chiedere il perdono per un fraintendimento piuttosto che rischiare di ritrovarsi con la gola tagliata. –
Ella abbassò lo sguardo, fissando un indistinto punto sul pavimento di pietra grezza.
-Avete distrutto una compagnia dell’Impero… una cosa del genere non passerà inosservata né impunita. Li osservavo da giorni chiedendomi chi volessero razziare e mi domandavo il motivo del loro passo spedito. Quello che avete fatto tuttavia avrà grosse ripercussioni… Lord Aseld incolperà i Mashujaa per questo e molto sangue verrà versato.-
La voce cristallina dell’elfo si intromise con una tonalità incuriosita.
-Permettimi di interrompervi ma ... chi sono costoro ? Non credo di averli mai sentiti nominare... –
Khelia abbassò lo sguardo, parlando lentamente...
-Sono, o meglio erano, un popolo nomade dalla pelle scura come la notte. Anni orsono essi vennero sconfitti e resi schiavi dagli Imperiali. Molti di loro lavorano in una serie di cave o nei campi intorno all’Avamposto... ogni loro rivolta viene sedata nel sangue e che io sappia esistono solo poche bande ancora libere di vagare per queste terre. Quando Lord Aseld scoprirà che i suoi uomini non faranno mai più ritorno, egli incolperà i Mashujaa... è già accaduto in passato.-
La voce di Niya risuonò potente nelle menti di tutti i presenti.
-La colpa è mia... sono stata io ad uccidere quegli uomini e mia è la responsabilità del destino di questi Mashujaa. Mi dispiace Laér, ma questo decide ogni cosa.
Non posso lasciare questa terra sapendo che degli innocenti soffriranno per colpa delle mie azioni.-

Brelan alzò timidamente la voce, dando parola al proprio quesito..
-Io.. vorrei sapere, chi è questo Lord Aseld ? –
Khelia spostò lo sguardo, osservando il profilo lontano dell’orizzonte... aspettò alcuni istanti prima di parlare.
-E’ il discendente di un Lord che era stato inviato un centinaio di anni fa dall’Imperatore Galbatorix. Venne stabilita una colonia e venne eretta una cittadella nota come l’Avamposto.
Lo scopo originario era quello di sterminare eventuali draghi che cercavano di fuggire ad Oriente ma il nonno di Lord Aseld decise di rimanere ed insediarsi qui: reclamando terre e schiavi nel nome dell’ Imperatore della terra lontana dalla quale egli proveniva. Io sono nata e cresciuta nell’Avamposto, mio padre venne ucciso quando ero piccola perchè era uno degli oppositori del Lord: non tutti i coloni desiderano rimanere qui, così vicini ai Mashujaa e fronteggiando le loro insurrezioni. Molti di noi vorrebbero tornare ad occidente, verso le verdi terre dei nostri antenati.-
Il Cavaliere lasciò che il silenzio regnasse sulla cima di quella torre per lunghi istante.
Sapeva che gli sguardi dei tre guerrieri venuti da occidente erano su di lui, per la prima volta nella sua giovane vita egli vide due strade davanti a se.
Ma egli era consapevole di non essere il solo a dover rispondere a questa sfida.
Cercò Niya con la mente e i loro pensieri si fusero insieme trovando l’unica risposta che i loro cuori potevano accettare.




Ultima modifica di Kooskia il 22 aprile 2012, 10:41, modificato 2 volte in totale.
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RE: Figlio dei Lupi – Cronache di un Drago e del suo Cavalie

da eragon-brisingr » 22 aprile 2012, 9:45

Innanzitutto scusa per il ritardo, ma sono stato assente dal forum per parecchio tempo.
Il capitolo è molto interessante: rivela degli aspetti di kooskia di cui non avevo nemmeno sospettato l'esistenza e che mi hanno colpito molto.
Il cacciatore nella foresta abbatte cervi sia maschi che femmine per garantirsi la sopravvivenza.
Rivela una mentalità molto diversa da quella di qualsiasi altro Cavaliere citato o descritto da Paolini. Devi avere molte sorprese in serbo per l'avvenire, che hai finalmente iniziato anche a delineare. Credo di aver capito ormai il motivo per cui Kooskia ed Eragon finiranno col non incontrarsi.
Ti segnalo un paio di correzioni possibili
Si incamminò, lasciandosi alle spalle sia la sua dragonessa sia coloro i quali dovevano alla furia di Niya la loro salvezza.
Il periodo è veramente troppo complesso e rende più difficile la comprensione del testo.

Recuperò il suo scudo ai piedi della collina dove aveva riposato fino a poche ore prima, sorrise osservando il muso rosso dipinto sulla superficie: gli avrebbe sempre ricordato le sue origini.
Avresti dovuto usare o il punto o il gerundio. Questo è un errore che ho notato ricorrere più volte nel testo.

Posta presto!
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RE: Figlio dei Lupi – Cronache di un Drago e del suo Cavalie

da Kooskia » 27 aprile 2012, 15:17

Grazie mille x3
Beh... io cerco sempre di svelare il carattere dei personaggi progressivamente o modificarlo a seguito di alcuni avvenimenti. Questo in generale, non solo qui ^^

Comunque, a breve posterò per Vindex e sarà un capitolo particolarmente lungo .. poi tornerò a lavorare al prossimo capitolo qui v.v
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RE: Figlio dei Lupi – Cronache di un Drago e del suo Cavalie

da Kooskia » 16 maggio 2012, 18:17

Ecco il nuovo capitolo ^^ Queste sono giornate impegnative sia per lo studio sia per tante altre cosucce da fare e quindi ho inevitabilmente avuto una battuta d'arresto <.<
Comunque... capitolo breve da "intermezzo", potrebbero esserci eventuali errori o frasi pasticciate v.v

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Capitolo 16 Lungo il cammino

-… e così il nostro Cavaliere rimase per tutto il tempo con un espressione ignara e inconsapevole mentre la nostra capoclan Íorûnn non cessava di elogiare tali virtù con alcuni racconti della nostra Storia … -
Kooskia rise insieme ai presenti, anche se dovette ammettere a se stesso che sarebbe stato impossibile per lui comprendere su due piedi quanto veniva detto e quanto veniva sottointeso dalla nana che guidava il clan di Kalcegk.
-Ho sentito molto parlare di questa vostra capoclan, stando ai racconti è bella anche per gli standard di noi umani o sbaglio?- chiese Brelan con un sorriso.
- Oei… è bella e forte, sarebbe stata una monarca perfetta ma l’incoronazione di Re Orik del Durmgrist Ingeitum è stata comunque una scelta saggia. Purtroppo non sono giunti molti altri dettagli su come si è svolta la votazione e il tradimento del Durmgrist Az Sweldn rak Anhûin non era per nulla un evento inaspettato per come la vedo io.-
Il nano scosse veementemente il capo, per poi sputare parole piene di rabbia.
-Barzul knurlar! Hanno avuto quel che si meritavano e quando questa guerra sarà finita i clan dovranno decidere come risolvere la questione in maniera definitiva.-
-E’ un mondo ben più pericoloso della nostra foresta, lì nessuno poteva colpirci alle spalle e tradirci. Non sono sicura di volerlo vedere …-
Il commento privato di Niya non sorprese il giovane Cavaliere. Egli allungò una mano sulle squame del collo di lei: la dragonessa camminava lentamente, seguendo il passo dei cavalli. Uno dei motivi era il loro comune interesse di assorbire maggiori conoscenze sul mondo ad ovest, ma più cose imparavano… più quel mondo appariva loro oscuro e pieno di minacce.
-Non pensarci, ci sono anche cose interessanti dopotutto! Questa Íorûnn è stata un po’ scorretta nei confronti di Eragon però devo ammettere che l’interesse di lei nei suoi confronti è curioso.-
Una vampata di ironia si sprigionò dai pensieri di Niya.
-Questo è sicuro! Ricordami di presentarti qualche femmina nana la volta in cui visiteremo una loro città.-
Kooskia trattenne una risposta perché dopotutto l’allegria della dragonessa contagiava la mente del ragazzo umano, rendendolo partecipe di quello stesso divertimento.
-Per Angvard! Credo che Nasuada dovrebbe avere qualche parola in merito al riguardo: è pur vero che si tratta di una faccenda interna a voi nani ma Eragon è legato ai Varden.
Il suo tentato omicidio è anche un insulto a tutti noi e alla stessa leadership di Nasuada.. –
L’esclamazione dell’umano aveva scaturito curiosità in Kooskia, aveva sentito parlare della giovane donna dalla pelle scura che conduceva i Varden dai discorsi di Brelan, ma il nome “Angvard” suonava a lui sconosciuto.
-Chi è Angvard?- chiese ingenuamente, per poi ritrovarsi ad ascoltare un fitto dibattito tra Brelan e Kalgeck che verteva su nomi ed entità ignote a Kooskia.
Egli comprese poco delle parole dei due compagni, ma dopo alcuni istanti realizzò che esprimevano contrasti e differenze sulle rispettive credenze sull’aldilà e i poteri sconosciuti di questo mondo.
-Il Popolo dei Lupi non crede in nulla di tutto questo… la Foresta in cui viviamo ci nutre e ci protegge e ha un posto speciale nei nostri cuori, ma non vi è qualcuno che l’ha plasmata. E’ sempre stata così e così sarà per sempre, se il Popolo continuerà a proteggerla e a vivere in pace con essa.
Quando moriamo il nostro spirito si unisce agli spiriti di tutti coloro che sono vissuti prima, negli alberi, nei fiumi, nella terra… -
Il giovane umano rinunciò a difendere le semplici credenze della sua gente di fronte alle dettagliate contro-argomentazioni di Brelan e Kalgeck ma del resto non era veramente interessato ad affrontare l’argomento.
–Scopriremo la verità solo il giorno della nostra morte… - commentò privatamente con Niya
-E nel frattempo non crucciarti con questi dubbi, concentriamoci su ciò che siamo ora senza lasciare che i timori e le scelte degli altri influenzino i nostri giudizi.-

Più tardi, durante una sosta verso sera, Kooskia smise di prestare attenzione a Khelia.
Ancora non si fidava completamente né di lei né delle sue motivazioni così come il passato stesso della ragazza rimanevano un mistero per il giovane Cavaliere: tuttavia non poteva passare il resto del viaggio in attesa di un qualche segno che lasciasse trapelare inganno o tradimento.
Era altresì curioso di parlare con Laér: del trio di guerrieri dell’ovest egli era stato quello più freddo e più calcolato nel parlare e nell’esprimere il suo parare con Kooskia.
-Mi chiedevo … - disse, avvicinandosi con cautela. – Quali sono le credenze del tuo popolo?-
L’elfo era chino sul terreno, dove aveva appena riposto alcune delle bisacce portate dal suo cavallo.
-Ti sorprenderà sapere che… sono più simile alle tue di quanto non lo siano rispetto a quelle dei nani o degli umani come Brelan: noi crediamo in ciò che possiamo comprendere e non in entità ultraterrene alla quali prostrarci in cerca di protezione o rassicurazioni per il nostro futuro. –
Kooskia non fu sorpreso della risposta né dal tono utilizzato dall’elfo.
-Immagino che poche cose a questo mondo possano sorprendere te e i tuoi simili..-
-Poche in effetti… mostrami la tua spada-
Il giovane cavaliere rimase stupito della richiesta ma estrasse rapidamente la lama e Laér la prese con una curiosa deferenza. Osservò per alcuni istanti il profilo, incluso lo strano glifo inciso sulla lama e l’elsa brunita. Kooskia lo sentì pronunciare delle parole a bassa voce mentre strofinava due dita sul filo della lama.
-Sta usando la magia… -
La constatazione di Niya non era necessaria a Kooskia ma cionondimeno sottolineava l’abilità dell’elfo in quel campo così raro.
-Alleniamoci.- disse l’elfo, restituendo la spada a Kooskia.
-Sei sicuro di voler accettare di allenarti da lui? Non lo sottovalutare… -
-So bene che dev’essere più forte di quel che sembra ma questo non.. –

Laér aveva estratto la spada del precedente proprietario del suo cavallo, una lunga lama di acciaio con una elsa a croce: in pochi istanti l’elfo applicò sulla spada lo stesso incantesimo che aveva formulato su quella del Cavaliere.
Kooskia non ebbe il tempo di chiedere quale fosse la sua natura che l’elfo scattò verso di lui
La velocità del guerriero dai lunghi capelli lo sorprese, non aveva mai visto nulla muoversi con tanta rapidità e scioltezza.
Fece appena in tempo a sollevare la spada per deviare la lunga lama d’acciaio dell’elfo che Laér si esibì in una fitta di serie di attacchi: in una manciata di istanti il Cavaliere si vide costretto a retrocedere e ad impegnarsi a parare fendenti e stoccate realizzate con una maestria impeccabile.
-Ti sta battendo, non durerai mezzo minuto se … -
Kooskia represse una brutta risposta alla sua dragonessa ma per quanto cercasse di concentrarsi non riusciva a trovare il momento per sferrare un singolo colpo.
Colto dalla frustrazione egli si slanciò in avanti calando un fendente verso il basso ma l’elfo era riuscito a spostarsi di lato per poi abbassare la sua lama sulla nuda pelle della schiena del giovane.
Kooskia avvertì il formicolio della magia dell’elfo sulla pelle e comprese come essa servisse a prevenire l’esito letale che avrebbe avuto normalmente il filo della lama a contatto col suo corpo.
-Ti muovi rapidamente per essere un umano… e possiedi un curioso stile di combattimento aggiungerei.-
-Già… peccato che non sia servito a molto.-
-Non preoccuparti-
gli rispose Niya nella sua mente -Secondo me c’era qualche trucco magico… -
-Trucco o non trucco non posso permettermi di essere sconfitto così facilmente quando il mio futuro avversario cercherò di uccidermi.-
- Beh… se non altro quel Lord Aseld che affronteremo è un normale essere umano.-

Laér ripose la spada nel fodero, rivolgendosi poi al Cavaliere con un espressione tranquilla.
-Non crucciarti - disse con un sorriso, -Pochi esseri umani riescono a combattere alla pari con un elfo e questi erano tutti dei Cavalieri: col tempo e con l’addestramento migliorerai anche tu.-
Kooskia rinfoderò la sua lama verde nel fodero dietro la schiena, quindi si asciugò con una mano il sudore dalla fronte
-Non potresti insegnarmi? Sono sicuro che le tue conoscenze nella spada e nella magia potrebbero essermi di grande aiuto, sarei onorato di essere tuo allievo.-
L’elfo si volse e si incamminò verso un albero solitario che cresceva nella secca radura.
-Non è mio compito farti da insegnante, ricorda che non sei da solo ed hai già le qualità per affrontare gli avversari che dovrai affrontare in queste lande dimenticate. Quando raggiungerai Alagaesia troverai coloro che ti insegneranno ciò che hai bisogno di conoscere.-
Il palmo della sua mano delicata si posò sulla corteccia dell’albero.
-Tuttavia posso mostrarti qualcosa, una dimostrazione di cosa si può ottenere con la magia.-
L’elfo si mise a cantare.
E fu qualcosa che i presenti non avrebbero mai dimenticato.
Kooskia avvertì un sussulto al cuore mentre l’elfo cantava in una lingua a lui sconosciuta, solo dopo alcuni istanti riconobbe alcune parole dell’Antica Lingua inframezzate a tante altre che non conosceva.-
Il Cavaliere non comprese il senso della canzone ma riconobbe parole legate alla vita delle piante, allo scorrere della linfa, alla vita pulsante sotto la corteccia e al sacrificio che l’elfo compiva utilizzando la sua energia su quell’albero solitario.
Lentamente dalla dura corteccia si formò un prolungamento, come se un ramo dell’albero stesse crescendo da solo ad una velocità più elevata del normale.
Laér stava concentrando ora tutti i suoi sforzi su quel singolo ramo: la sua magia lo plasmava, adattandolo in una forma ben precisa e allo stesso tempo l’elfo attingeva visibilmente alla propria forza per sostenere l’albero e non prosciugare la vita in esso.
Dopo alcuni minuti il canto si interruppe e l’elfo rivelò un lungo arco. Kooskia non poté non rendersi conto dell’enorme differenza che vi era tra un tale oggetto e gli archi che venivano prodotti tra i cacciatori col quale era cresciuto: l’opera di Laér era un vero capolavoro di precisione e maestria.
-Dovresti sentirti sollevato che non ti ha invitato a sfidarlo con la magia…-
Nonostante le parole di Niya, Kooskia non provò né invidia né timore di fronte all’opera di Laér: il canto dell’elfo ancora riecheggiava nella sua mente e nessun altro genere di pensiero sembrava poter turbare quella melodia nella mente del Cavaliere.
Ultima modifica di Kooskia il 2 giugno 2012, 19:19, modificato 1 volta in totale.
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RE: Figlio dei Lupi – Cronache di un Drago e del suo Cavalie

da eragon-brisingr » 2 giugno 2012, 10:00

Bello è interessante: Kooskia ha avuto il suo battesimo con il mondo di Alagaesia, e sta cominciando a comprendere che il mondo è molto più complesso di quanto si fosse aspettato.
Data la particolarità della situazione la scelta dell'elfo di non insegnare a kooskia le proprie conoscenze mi ha un po' sorpreso: ptrebbero essere necessarie per salvargli la vita, un giorno. Bene per l'iinovatività dimostrata. Non avevamo mai visto un elfo cantare un'arco da un albero, ma hai reso l'idea dello sforzo e della passione dell'elfo alla perfezione.

Ancora non si fidava completamente né lei né delle sue motivazioni così come il passato stesso della ragazza rimanevano un mistero per il giovane Cavaliere:
Piccolo errore: manca un "di". Posta presto.
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Re: RE: Figlio dei Lupi – Cronache di un Drago e del suo Cav

da Kooskia » 3 luglio 2012, 14:12

eragon-brisingr ha scritto:Bello è interessante: Kooskia ha avuto il suo battesimo con il mondo di Alagaesia, e sta cominciando a comprendere che il mondo è molto più complesso di quanto si fosse aspettato.
Data la particolarità della situazione la scelta dell'elfo di non insegnare a kooskia le proprie conoscenze mi ha un po' sorpreso: ptrebbero essere necessarie per salvargli la vita, un giorno. Bene per l'iinovatività dimostrata. Non avevamo mai visto un elfo cantare un'arco da un albero, ma hai reso l'idea dello sforzo e della passione dell'elfo alla perfezione.

Ancora non si fidava completamente né lei né delle sue motivazioni così come il passato stesso della ragazza rimanevano un mistero per il giovane Cavaliere:
Piccolo errore: manca un "di". Posta presto.


Ho pensato che in questa situazione avrebbe dato la stessa risposta che Arya diede ad Eragon quando lui le chiese di addestrarlo. Laèr inoltre ha già espresso il suo parere secondo cui la cosa migliore da fare sarebbe ritornare ad ovest, portarlo dagli elfi e lì addestrarlo al meglio... diciamo che in questo momento vuole "accontentarlo" per poi convincerlo in seguito e sta inoltre facendo un grosso errore di sottovalutazione dei pericoli che si possono trovare in questo est a lui sconosciuto (e questo elemento sarà importante, penso che ci sarà un mezzo capitolo ancora dal suo punto di vista).

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Capitolo 17 - Non si può tornare indietro

La vista che si mostrava dinanzi a lei non era particolarmente piacevole. La vasta e secca pianura si era sostituita con brulle colline rocciose che lasciavano poco spazio alle rade piante per crescere e svilupparsi. Esse tuttavia non continuavano fino all’infinito: un colle più alto degli altri copriva la vista di una conca fremente di attività umana.
L’altro lato della conca era ben più alto e ripido della collina dove la dragonessa era intenta ad osservare: una parete rocciosa costellata di cave e buche scavate dagli uomini mentre interi sentieri di pietra sembravano esser stati livellati per agevolare loro la salita o la discesa.
L’oscurità notturna non indeboliva la vista di Niya e la dragonessa scrutò attentamente quei pertugi abbandonati, al centro della valle rocciosa si sviluppava un intricato assembramento di tende. Ella volse il muso quando avvertì la piccola mano del suo Cavaliere sfiorare le squame della sua zampa sinistra.
-Sei sicuro che sia la scelta giusta da fare?- chiese.
Il giovane umano annuì. – Quelli che vivono in questa valle lo fanno contro la loro volontà, costretti da quegli stessi uomini che hanno colpito il mio popolo. La morte per mano tua di quei guerrieri scatenerà una vendetta su questi… Mashujaa. Inoltre, se quanto ha detto Khelia è vero, potremo trovare degli amici tra costoro. -
Niya volse il muso, fissando con un grande occhio dorato il suo compagno-di-cuore-e-di-mente.
-Non ti fidi di lei. Riesco a sentire i tuoi dubbi risuonare forti nella mia mente come il bramito di un cervo maschio…-
Una sensazione di colpa e di richiesta di perdono si avvicinò alla sua mente, la dragonessa la accolse e condivise con il suo Cavaliere i suoi dubbi e timori.
-Sei sempre convinto di voler agire in quel modo? Ogni volta che ci allontaniamo rischi sempre di metterti nei guai.- si lamentò lei.
Kooskia ridacchiò mentre Niya avvertì l’intensità della gratitudine nella sua mente.
–Non sarò solo Niya, non dico di non preoccuparti per me… ma converrai che l’entrata in scena di un drago è qualcosa che deve essere sfruttata al meglio e nel momento giusto.-
Niya diede il suo consenso con un borbottio.
-Assolutamente, per quanto riguarda lo stile voi umani siete assolutamente negati.-

La palizzata in legno che si innalzava davanti a loro era un lavoro grezzo e approssimativo, spunzoni di rami costellavano la cima ed altri erano stati posizionati a livello del terreno: infilati in cumuli di pietra. Ma questa modesta barriera difensiva dava l’idea di aver visto tempi migliori, in alcuni punti il legno era logoro e rovinato dalle intemperie mentre alcuni mucchi di pietre erano crollati.
Un paio di guardie assonnate sostavano dinanzi ad un ingresso lasciato incautamente aperto.
Kooskia non ebbe bisogno di altre conferme per realizzare come un attacco fosse l’ultima cosa che si aspettassero.
Uno dei due uomini che indossava la logora tunica rossa, già vista da Kooskia nella foresta, sollevò lo sguardo quando si accorse dell’arrivo degli stranieri al loro ingresso ma non fece in tempo a proferire parola che una freccia sibilante lo colpì in pieno petto.
L’elfo non diede tempo al suo compagno di reagire e con un uno scatto innaturalmente veloce lo raggiunse. Kooskia non ebbe neanche il tempo di vedere con chiarezza come Laér uccise anche la seconda guardia e non trattenne un sussulto di disagio di fronte all’innaturale ferocia di un essere all’apparenza tanto gentile e delicato.
Un rumore di lame estratte ed al suo fianco lo scintillio dell’acciaio si mise in mostra sotto quel sole a picco: un istante più tardi il Cavaliere e i suoi compagni irruppero oltre la barricata.
Un grido di allarme si levò al loro arrivo ma era oramai troppo tardi, il giovane rimase tuttavia interdetto di fronte alla vista che si mostrava davanti a loro.
Decine di uomini e donne dalla pelle scura erano accalcati sul lato roccioso della cava, pesanti catene ai piedi e ai polsi li tenevano imprigionati mentre dozzine dei loro compagni lavoravano più in alto nelle cavità scavate nella pietra.
Alcune guardie si lanciarono contro di loro, molti di essi non indossavano elmo o le consuete tuniche scarlatte mostrando un misto di abiti che includeva le pratiche uniformi da viaggio e da lavoro osservate da Kooskia alcuni giorni prima.
Non vi era da stupirsi inoltre che alcuni dei carcerieri lavorassero a torso nudo per il caldo, l’assenza di protezioni non costituiva comunque uno svantaggio rispetto ai loro compagni.
Brelan incrociò la lama contro uno dei loro nemici alla sinistra di Kooskia, mentre il nano fece buon uso di un ascia che aveva recuperato dal materiale salvatosi giorni prima dalle fiamme di Niya.
Il giovane cavaliere non si era stupito quando Kalgeck aveva rifiutato una spada, arma troppo lunga per la sua stazza, ed aveva scelto una solida scure dopo aver tagliato ed accorciato il manico in legno.
Benchè i suoi due compagni non possedessero le sovraumane capacità dell’elfo, si dimostrarono combattenti esperti e dopo alcuni istanti i loro primi due avversari giacevano nella polvere.
Con la coda dell’occhio il Cavaliere notò anche Khelia battersi con un avversario ma la punta della lancia di un carceriere dovette riportare tutta la sua attenzione sullo scontro imminente.
L’uomo che aveva dinanzi indossava un tunica rossa con l’emblema della fiamma dorata, ma era logora e macchiata di polvere: nulla nell’uomo faceva presupporre una qualche esperienza militare. La sua espressione era spaventata e le sue movenze goffe e Kooskia dovette fare un lungo respiro per cercare di ignorare l’odore di paura che si spandeva attorno a lui. Mosse in avanti il braccio sinistro e devio lateralmente con lo scudo la punta della lancia, quindi calò la lama verde verso il petto scoperto del nemico.
-E’ il secondo uomo che uccido…-
La muta constatazione venne interrotta dalle roche parole del nano.
-Per Gûntera! Faresti bene a chiamare quella tua dragonessa adesso, ragazzo!-
Un cerchio di guerrieri e carcerieri si era formato attorno a loro, gli uomini si erano fatti più prudenti dopo la morte dei loro compagni.
Kooskia si fece avanti, rivolgendosi a loro.
-Io sono Kooskia, Cavaliere dei Draghi. Chiedo la vostra resa.-
Le sue parole avevano suscitato sguardi di nervosismo misto ad un incredule ironia. Non avevano suscitato l’ilarità del passato solo grazie ai corpi degli uomini che giacevano nella polvere.
Il Cavaliere mosse alcuni passi sulla sinistra, cercando di rivolgersi agli uomini e alle donne incatenate. –Voi siete i Mashujaa, ho sentito che eravate un popolo di guerrieri una volta, cosa vi è successo?!- Kooskia volse lo sguardo verso la parete rocciosa e si incamminò fino a raggiungerla, non molto distante dagli altri uomini incatenati vi era un loro compagno.
Quando due carcerieri provarono a mettersi sul cammino di Kooskia, Laèr incoccò una freccia e questo bastò ad immobilizzare i due uomini.
Il Mashujaa dinanzi a Kooskia era l’essere umano più imponente che egli avesse mai visto: lo avrebbe potuto scambiare per un orso nella sua foresta, grazie alla sua stazza e al suo corpo color della notte. Muscoli possenti recavano segni di cicatrici e frustate mentre delle pesanti corde in cuoio lo legavano ad una piattaforma di legno.
-Perchè avete lasciato che degli uomini potessero trattarvi in questo modo? –
La voce del gigante d’ebano era profonda e risuonava come un eco nella mente del giovane.
-I nostri villaggi arsero nelle fiamme e il nostro sangue bagnò la terra. Quelli che non vennero uccisi ebbero poca scelta per proteggere la vita di quelli che non potevano combattere, straniero dalla pelle pallida.-
Kooskia sollevò la spada ed un barlume di timore scaturì negli occhi del gigante, finchè la lama verde recise i legacci in cuoio che lo tenevano prigionero.
-Basta selvaggio! Questo è il mio campo e quello è il mio schiavo!-
Una voce furiosa riecheggiò nella conca e voltandosi, Kooskia vide un uomo della stazza di poco inferiore al gigante che aveva appena liberato.
L’uomo si fece largo tra gli altri carcerieri. Sul bianco petto nudo si stagliava solo la fascia di cuoio che reggeva una fodera sulla schiena mentre il volto era coperto da un casco il pelle.
-Nessun uomo ha diritto di possedere un altro uomo e tu sei uno sciocco se credi di poterci fermare-
Kooskia chiamò la sua dragonessa con la mente.
-Era ora! Avrei potuto sistemarli io fin dal principio... –
-Hai ragione Niya, ma qui ci sono uomini che devono capire come la loro libertà possa essere riconquistata con la parola e con la spada anzichè col fuoco e con le zanne.-

La dragonessa dorata ruggì ed invece che atterrare nella conca volò dritta contro la palizzata in legno, sfondandola all’ultimo momento con le zampe posteriori. Ella atterrò sui resti e ruggì di sfida di fronte ai loro nemici. Bastarono pochi istanti di incredulità e questi ultimi gettarono le armi per poi prostrarsi a terra, tutti meno l’uomo che aveva alzato la sua voce contro Kooskia.
-Un... Cavaliere dei draghi beh... sei solo un ragazzo. Se hai un briciolo d’onore battiti con me! Senza quel tuo drago o trucchetti magici!.-
Kooskia respirò profondamente, quindi allungò il braccio sciogliendo la tensione dei muscoli. La sua spada verde scintillava grazie alla luce solare e il suo avversario estrasse dal fodero che teneva sulla schiena una lunga frusta.
Il suo colore marrone scuro era lucido e denotava una cura spasmodica per uno strumento designato solo a portare sofferenza.
Come il ragazzo scattò in avanti, l’uomo di fronte a lui sollevò la sua arma e caricò una sferzata che impattò contro lo scudo sollevato del Cavaliere: la lunga punta della frusta aveva tuttavia raggiunto il fianco del giovane che trattenne un gemito.
Kooskia si allontanò cercando di guadagnare tempo ma il suo nemico non gli diede tregua, mulinando con esperta precisione il suo strumento di tortura e la nuda spalla del ragazzo venne segnata da un colpo netto che fece scaturire il sangue scarlatto.
L’aria era satura di polvere e il sudore imperlava la fronte di Kooskia che non trovava un modo per oltrepassare la gittata dell’arma del carceriere.
-Potresti prendere la sua mente e porre fine a tutto questo!-
Kooskia scacciò via la critica della sua dragonessa perchè in cuor suo sapeva di dover vincere questa battaglia mantenendo la sua promessa: i Mashujaa dovevano vedere il loro tiranno cadere per forza o abilità, qualcosa che fosse alla loro portata.
L’uomo sollevò il braccio e caricò un colpo poderoso, Kooskia tuttavia si fece trarre in inganno e la frusta andò ad attorcigliarsi sulla sua caviglia sinistra. Tirando con rabbia il carceriere riuscì a sbilanciare il giovane che crollò a terra.
Prima che egli riuscisse ad allungare la spada e a mozzare la frusta, il suo nemico aveva già ritratto il suo strumento con un gesto esperto.
-E va bene... se stanno così le cose... –
Egli si alzò, poi lasciò il suo scudo che cadde a terra con un tonfo cogliendo di sorpresa il suo nemico: quando la frusta diresse contro di lui, il Cavaliere usò entrambe le mani per tenere la sua spada verde e spazzare l’aria di fronte a se. La lama smorzò l’impeto della frusta e Kooskia allungò rapido la mano sinistra afferrandone la cima. Per un istante la lunga frusta rimase tesa tra i due contendenti, quindi Kooskia mosse la spada nella sua mano destra contro di essa.
La frusta si tagliò di netto e sebbene il carceriere fosse in possesso della maggior parte della lunghezza originaria, egli era rimasto sbilanciato da quello stesso taglio.
Il giovane Cavaliere sfruttò il momento ed avvicinandosi con uno scatto infierì ulteriormente sulla frusta tagliandola lungo la metà: un istante più tardi e la sua lama era puntata contro il petto nudo dell’uomo.
-Ho vinto. Tieniti la tua vita ma questi uomini adesso hanno la loro libertà.-
Il Cavaliere si volse e ripose la spada nel fodero sulla schiena.
Non vide il volto dell’uomo contorcersì in un ghigno di rabbia nè la sua mano estrarre dal lungo stivale destro un coltello lì nascosto.
Prima ancora che egli potesse sferrare il colpo letale e prima ancora che Kooskia potesse reagire, avvertito dalle improvvise grida dei suoi compagni, accadde qualcosa: la mano del carceriere venne intrappolata da una presa micidiale.
Il gigante color della notte si era mosso con inaspettata rapidità ed ora tratteneva il braccio del suo nemico: un impresa non da poco, considerando come lo stesso schiavista non avesse nulla da invidiare in fatto di forza fisica.
Eppure lo schiavo liberato torse il braccio del suo nemico come se si fosse trattato di un esile ramoscello, mentre la sua mano destra si chiuse con implacabile ferocia sul collo del carceriere.
L’uomo lascio andare il coltello e cercò di allentare la presa dello schiavo, inutilmente.
Il secco rumore del suo collo che si spezzava interruppe i suoi tentativi.
Kooskia si volse a guardare l’uomo dalla pelle nera che aveva appena riconquistato la sua libertà.
-Avevi ragione ragazzo, il nostro era un popolo di guerrieri. E senza ricorrere a quella bestia dorata ci hai ricordato quel che serve per tornare ad esserlo.-
Alle loro spalle, Brelan e Kalgeck avevano liberato alcuni di quegli uomini che si affrettarono a loro volta a fare lo stesso coi loro fratelli.
Mentre i primi schiavi liberati raccoglievano vanghe e bastoni, gli ultimi carcerieri rimasti si raggrupparono al centro dell’accampamento, consci che nessuno di loro sarebbe sfuggito alla vendetta.

Il cielo era terso quella notte e il cuore del Cavaliere era appesantito dalle preoccupazioni e non riusciva a sentirsi dell’umore giusto per prendere parte ai festeggiamenti attorno al fuoco. Degli uomini e delle donne avevano ritrovato la libertà ma i pensieri di Kooskia erano velati da un ombra.
-Non possiamo più tornare indietro. Se lo facessimo ora, la vendetta contro parenti e compagni di coloro i quali abbiamo liberato questa notte sarà terribile: e la colpa sarà stata solo nostra. –
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RE: Figlio dei Lupi – Cronache di un Drago e del suo Cavalie

da eragon-brisingr » 2 settembre 2012, 17:56

Trama molto interessante.
La dragonessa comincia ad avere una caratterizzazione più completa, e si inizia anche a capire quale sarà la vera battaglia di kooskia. Non quella di Eragon, come ci avevi già preannunciato, ma una diversa e simile allo stesso tempo.
Non mi è piaciuto molto però lo scontro con il comandante degli schiavisti. Troppo breve e troppo dinamico. La mancanza di sorpresa di fronte alla dragonessa e la sfida troppo velocemente lanciata la hanno appesantita, rendendola anche molto simile al primo combattimento di kooskia subito dopo la nascita della sua dragonessa.
Molto interessante invece il personaggio del gigante di colore: se deciderai di riutilizzarlo potrebbe diventare un personaggio di grande rilievo.
Posta presto.
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Re: RE: Figlio dei Lupi – Cronache di un Drago e del suo Cav

da Kooskia » 2 settembre 2012, 19:33

eragon-brisingr ha scritto:Trama molto interessante.
La dragonessa comincia ad avere una caratterizzazione più completa, e si inizia anche a capire quale sarà la vera battaglia di kooskia. Non quella di Eragon, come ci avevi già preannunciato, ma una diversa e simile allo stesso tempo.
Non mi è piaciuto molto però lo scontro con il comandante degli schiavisti. Troppo breve e troppo dinamico. La mancanza di sorpresa di fronte alla dragonessa e la sfida troppo velocemente lanciata la hanno appesantita, rendendola anche molto simile al primo combattimento di kooskia subito dopo la nascita della sua dragonessa.
Molto interessante invece il personaggio del gigante di colore: se deciderai di riutilizzarlo potrebbe diventare un personaggio di grande rilievo.
Posta presto.


Grazie per il commento e per la critica pure X3
Anche se onestamente non saprei (nè vorrei) modificarlo. Un pò per due motivi:
C'è un motivo per la reazione degli schiavisti (alcuni si sono bloccati/spaventati come ho scritto, il capo no). Anche perchè questi non sono proprio gli schiavisti che ha affrontato Eragon, quelli erano predoni a cavallo, questi gestivano una miniera e ho descritto (logore) divise tra loro ^^ Su questo punto (la loro reazione) ne parlerò in seguito.
Riguardo alla velocità... non lo so, forse è il mio stile ma non amo perdere troppo tempo nei duelli... mi sembra di descriverli un pochino comunque ma non riuscirei mai a fare qualcosa che duri pagine o un personaggio che pensa o parla d'altro nel confronto XD E' un classico del fantasy ma onestamente l'ho sempre trovato poco realistico..
Inoltre essendo questo un genere di combattimento (fisico, senza magia) diverso da quelli beh... futuri, posso dire che in quei confronti la lunghezza sarà maggiore.
Riguardo a quel personaggio... avrà il suo ruolo ma fondamentalmente minore/di accompagnamento... ce ne sono già tanti XD
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RE: Figlio dei Lupi – Cronache di un Drago e del suo Cavalie

da Kooskia » 4 ottobre 2012, 12:47

Capitolo 18 – I dubbi di un Cavaliere e la felicità di una dragonessa.

La terra sotto la sua mano era tornata ad essere secca e screpolata. Kooskia osservò con preoccupazione quel suolo asciutto e si voltò per osservare la lunga coda di persone dietro di loro.
Benché i loro nuovi compagni sapessero dove trovare dei pozzi d’acqua, essi erano rimasti sorpresi nel constatare come essi erano stati tutti distrutti o interrati.
L’unico pozzo intatto che avevano trovato in mattinata, emanava un odore inconsueto e Laér rivelò con un incantesimo come esso fosse stato volutamente inquinato.
-Li abbiamo liberati… solo per far morire di sete i loro figli?-
Il giovane cavaliere si ricongiunse alla testa della colonna, dietro di loro le figure degli schiavi liberati sembravano sempre più spossate. I pochi cavalli disponibili erano stati dati alle donne più in difficoltà o agli uomini più anziani ma l’assenza di acqua avrebbe reso quel genere di comfort inutile da lì a qualche ora.
-Se non troviamo dell’acqua entro sera, saremo costretti a tornare nella vecchia cava. Lì almeno vi era un pozzo e donne e bambini potranno dissetarsi.-
Le parole di Khamal erano possenti così come la statura del gigantesco leader degli ex- schiavi.
-E non solo loro… con questo sole non ci vorrà molto prima che anche noialtri crolleremo esausti in terra.- disse Kalgeck
Kooskia si rivolse a Khelia, che era rimasta come sua abitudine in disparte.
-Cosa puoi dirci?-
Ella rispose con uno sguardo carico di stanchezza.
-Non c’è molto da dire… dovevate aspettarvelo. Per ordine del Signore dell’Avamposto tutti i pozzi isolati o separati da una guarnigione devono essere distrutti: un modo come un altro per mettere alle spalle al muro i Mashujia ribelli rimasti in libertà.-
-Ma se questi sono ancora liberi e in forza per lottare, vorrà dire che avranno di che rifornirsi di acqua!- I pensieri della dragonessa raggiunsero il cavaliere ma non potevano essere di alcuno aiuto.
Kooskia si volse, cercando di scrutare l’orizzonte: aride colline si alternavano alla pianura deserta senza esporre alla vista uno specchio d’acqua o un fiume.
Il cavaliere tuttavia si stupì nello scorgere Laér allontanarsi di alcuni passi dal gruppo per poi sedersi su quel terreno arido.
-Volevi imparare qualcosa Cavaliere dei Draghi? Allora vieni qui e siedi accanto a me.-
La mente di Kooskia ebbe un attimo di sconcerto quando l’elfo comunicò tramite i suoi pensieri.
Il contatto con la mente di Laér era un esperienza a cui Kooskia avrebbe potuto abituarsi solo con una considerevole dose di tempo.
Incuriosito, egli raggiunse l’elfo e andò a sedersi al suo fianco.
-Dì alla tua dragonessa di scavare nel terreno di fronte a noi-
-Ma… avresti potuto dirglielo direttamente… -
-E’ estremamente scortese per uno come me rivolgersi ad un drago se non si è in una vera necessità oppure senza chiedere il permesso al Cavaliere. Ora fai come ti ho detto, Kooskia.-

Il giovane Cavaliere non obiettò anche se trovò irritante il tono dell’elfo.
-Per favore Niya, non ti ci mettere anche tu, fai come ha detto lui e basta… - disse, di fronte allo scetticismo e alla scarsa voglia di mettersi a scavare nella terra da parte della dragonessa dorata.
Fu solo quando la dragonessa ebbe scavato una buca profonda quasi la metà della sua stazza che Laér si disse soddisfatto e la fece fermare.
-Ora guarda, giovane Cavaliere e ripeti con me queste parole..-
Kooskia osservò con meravigliato stupore come il fondo della profonda buca si riempì di acqua dopo che lui e l’elfo ebbero lanciato l’incantesimo.
-Anche sotto il deserto più arido vi è acqua, giovane Kooskia. Ricorda inoltre che anche l’armata più possente può essere spazzata via in un pomeriggio se i suoi guerrieri hanno la gola secca, per quanto forti essi possano essere.-
Tutto intorno a loro si sollevarono esclamazioni di sollievo e giubilo mentre alcuni uomini iniziarono ad affaccendarsi attorno alla fossa per raccogliere il prezioso liquido.
-Aspetta Kooskia, ho qualcos’altro da dirti… immagino avrai notato anche tu che Khelia nasconde dei segreti.-
Il giovane concentrò tutta la sua attenzione nelle parole di Laér.
-Ho provato più volte ad avvicinarmi alla sua mente ma l’ho sempre trovata pronta e dotata di consistenti barriere. Probabilmente riuscirei a sfondarle ma con un grave danno alla sua mente ed ho preferito evitarlo. Avrai notato anche tu comunque la strana reazione del capo dei carcerieri dei Mashujia: a differenza dei suoi uomini egli non ha mostrato segni di timore di fronte a Niya, come se non fosse la prima volta in vita sua che si trovava dinanzi ad un drago. L’altra sera ho parlato in privato con quella fanciulla e lei è stata forse fin troppo rapida nell’assicurarmi di non aver mai visto o sentito di altri draghi in libertà in queste lande. -
Kooskia rispose, sconcertato. –Ma… tutti i draghi furono uccisi a parte le poche uova rimaste in mano a Galbatorix nelle terre ad Ovest e l’uovo da cui nacque Niya. Gli scheletri dei draghi che avevamo visto erano la prova che gli unici sopravvissuti ai massacri in occidente vennero rintracciati ed abbattuti qui dai nonni dei soldati che ora combattiamo: se qualche Cavaliere fosse sopravvissuto del resto avrebbe già distrutto gli Imperiali che vivono in queste terre!.-
-I segreti che Khelia tiene per se aprono interrogativi inquietanti, ma non devi farti turbare da ipotesi o idee prive di fondamento o spiegazione: concentrati in quanto puoi vedere, dimostrare e comprendere. Bada però di prestare attenzione alle mosse di quella ragazza.-

I suggerimenti dell’elfo sortirono effetto, turbando i pensieri del Cavaliere che vennero infettati dal dubbio come se una tela di ragno si stesse espandendo nella sua mente. Essi però vennero momentaneamente spazzati via da uno strano sentimento che avvertì provenire dal contatto della mente con Niya. Egli si volse a cercarla con lo sguardo e vide la dragonessa accovacciata accanto alla pozza dell’acqua: un piccolo gruppo di bambini si era avvicinato con fare timido a lei.
-Hanno detto che hanno un regalo per me!- disse eccitata la Dragonessa al suo Cavaliere.
Egli mosse alcuni passi nella loro direzione, incuriosito.
Quando giunse vicino a loro, poté osservare un bambino più grande degli altri allungare uno strano oggetto a Niya.
– Questo è per te, grande drago. Lo abbiamo fatto durante una pausa del viaggio…-
Tra le sue mani vi era un curioso oggetto: sembrava un grosso pupazzo fatto di rami intrecciati tra loro che aveva tutto l’aspetto di essere la riproduzione di un drago che volava con le ali spiegate.
Kooskia sorrise, colpito dalle intenzioni di bambini che devono aver visto così tanta sofferenza vivendo in quel luogo terribile insieme ai loro genitori.
Ma la reazione di Kooskia non fu nulla paragonata a quella di Niya…
-Kooskia, hai visto?! E’ un regalo! Un regalo per me! –
Il Cavaliere si stupì della reazione eccitata della dragonessa, ma poi realizzò che doveva essere una soddisfazione per lei vedersi al centro delle attenzioni di umani a dimostrare affetto quando era solitamente il suo Cavaliere a concentrare su di sé gli occhi e le parole altrui.
Certo: da quando avevano lasciato la foresta tutti avevano dimostrato di temere o ammirare la forza di Niya, ma alla fine la maggior parte delle attenzioni erano rivolte a lui, in quanto Cavaliere.
L’unica eccezione poteva dirsi essere stata Laér naturalmente, che aveva persistito in un comportamento un po’ troppo sbilanciato nei confronti di dragonessa e Cavaliere.
-Però non credo che potrei portarmelo in volo, e quando combatterò dovrò poter usare entrambe le zampe. Potreste tenermelo voi fin quando sarà tutto finito?-
Le espressioni dei bambini dalla pelle scura erano inizialmente intimidite, probabilmente a causa del contatto mentale con la dragonessa, ma poi i loro visi si decorarono di sorrisi quando videro come Niya si distese sul fianco davanti a loro.
Ella allungò una zampa e fece cenno col muso di avvicinarsi: i bambini lo fecero, inizialmente con cautela e poi con maggior sicurezza iniziarono a toccarle la zampa per poi sedersi su di essa o iniziare ad arrampicarsi tra lo sguardo divertito di Niya e quello preoccupato delle loro madri.
La cosa più sorprendente tuttavia fu lo sguardo dell’elfo.
Per un solo istante Kooskia aveva intravisto un sorriso spensierato, quasi desideroso di prendere parte a quel gioco da bambini.
Durò solo un istante: quando egli si accorse dello sguardo di Kooskia, l’elfo fu rapido a tornare alla sua solita espressione indecifrabile.
-Khelia non è la sola a nascondere i propri pensieri … - pensò Kooskia.


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A voi! Capitolo breve ^^ Spero in qualche commento x3
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RE: Figlio dei Lupi – Cronache di un Drago e del suo Cavalie

da eragon-brisingr » 13 ottobre 2012, 13:00

Una realtà di segreti e di misteri, quella in cui Kooskia è ormai costretto a vivere. La scena con i bambini ha donato un po' di colore in più, ma l'impressione generale è quella di una situazione decisamente poco piacevole per il nostro Cavaliere. Posta presto!
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Re: RE: Figlio dei Lupi – Cronache di un Drago e del suo Cav

da Kooskia » 24 dicembre 2012, 13:28

eragon-brisingr ha scritto:Una realtà di segreti e di misteri, quella in cui Kooskia è ormai costretto a vivere. La scena con i bambini ha donato un po' di colore in più, ma l'impressione generale è quella di una situazione decisamente poco piacevole per il nostro Cavaliere. Posta presto!


Ci ho messo fin troppo <.< causa studio ma anche tante altre cose da fare...

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Capitolo 19 - Diventare un capo.
L’impronta era leggera, appena visibile, ma chi l’aveva lasciata non era stato accorto a tal punto da poter prevedere le abilità di un elfo.
-Secondo te da quanto tempo sanno che siamo qui? E perché non si sono fatti avanti?-
L’espressione di Brelan era preoccupata, l’uomo teneva il palmo della mano sinistra sul pomo della spada che portava al fianco mentre il suo sguardo vagava da un punto all’altro dell’arido profilo intorno a loro.
-Da ieri direi, e riguardo al motivo della loro timidezza, ciò è alquanto evidente … -
Rispose l’elfo con voce inespressiva.
-State dicendo che sarebbe colpa mia? – scattò irritata Niya – Non ho intenzione di volarmene via solo per far avvicinare questa gente e se vogliono continuare a giocare a nascondersi, per me possono restare lì dove sono. –
Kooskia avanzò al fianco della sua dragonessa, posando una mano sulla sua zampa anteriore destra e parlandole dolcemente per calmarla.
-Nessuno ti chiede di fare questo naturalmente, sei nervosa Niya? Sai che non hai nulla da nascondere con me. -
Rimorso e affetto fluirono dalla mente della dragonessa dorata verso quella del suo cavaliere.
-E’ soltanto che sono stanca di vagare nel deserto: non credo mi abituerò mai ad un ambiente del genere. -
La sagoma di Khamal si avvicinò lentamente verso di lui: il gigante indossava una tunica color porpora, che lasciava scoperta la spalla e parte del fianco sinistro, ed impugnava un lungo bastone.
-Col tuo permesso Cavaliere, penso di poter riuscire a parlare con loro. –
-Sei sicuro che vorranno aiutarci, Khamal?-
Lo sguardo del gigante si fece incerto per la prima volta da quando il Kooskia l’aveva incontrato.
Era strano vedere un uomo talmente imponente e temibile mostrare sconcerto o timore e il Cavaliere comprese che tale espressione non lasciava presagire nulla di buono.
-Le nostre usanze potranno essere rimaste invariate da quelle di alcune generazioni fa… ma quelli del nostro popolo che non furono schiavizzati si isolarono sempre più e a parte sporadici attacchi contro i soldati dei quali sentivamo parlare, i contatti tra loro e noi vennero interrotti anni or sono.-
-Insomma… non siamo sicuri se sono disposti ad accoglierci a braccia aperte o a riempirci di frecce fino a farci sembrare dei ricci!- commentò Niya e immediatamente il pensiero della dragonessa dorata ricoperta di una folta pelliccia spinosa come quella dei ricci si formulò nella mente del giovane Cavaliere, facendolo sorridere. Non fece però in tempo a nascondere quel pensiero alla sua compagna di cuore e di mente, perché ella si voltò fissandolo con i suoi grandi occhi dorati.
-Quello... non era niente, non pensarci Niya.-
Lei sorrise mostrando i suoi denti affilati -Lo spero bene per te, se ci tieni al fatto che non ti riduca in cenere i pantaloni lasciandoti a vagare nudo nel deserto.-
Kooskia si annotò mentalmente di badare ai suoi pensieri raminghi, se questi avevano a che fare con Niya in qualche situazione poco decorosa.

Qualche ora dopo, Kooskia stava risposando contro il fianco di una Niya ancora non del tutto riappacificata, quando il monotono richiamo di Khamal si fermò. L’uomo aveva levato la sua possente voce da diverso tempo parlando nella sua lingua natia a chiunque potesse essere in ascolto tra le aride colline circostanti: il fatto che avesse interrotto il suo richiamo significava che i loro osservatori avevano deciso di mostrarsi, oppure che egli aveva desistito.
Quando si alzò e notò l’agitazione ed il cicalio di voci aumentare intorno a loro, Kooskia ebbe conferma che l’ipotesi corretta fosse la prima.
-Non abbiate paura! Sono i nostri fratelli! Tenete giù le armi!- parlava ad alta voce Khamal, mischiandosi agli uomini più forti del gruppo di ex-schiavi che avevano sollevato con espressioni guardinghe le lance e le spade recuperate nella battaglia precedente.
-Ci hanno proprio circondati…- commentò Niya, e Kooskia dovette aguzzare lo sguardo per realizzare quanto questo corrispondesse al vero.
Una lunga fila di guerrieri si stagliava sul profilo delle colline che circondavano la loro postazioni, essi indossavano lunghe tuniche color sabbia o terra che sembravano ideali per mimetizzarsi in quel terreno.
Il Cavaliere non poté fare a meno di notare come tutti loro impugnavano leggeri scudi fatti di fasci di legno secco intrecciati tra loro: davano l’idea di essere molto leggeri e Kooskia si chiese se avessero potuto reggere l’impatto di una spada. Un’altra visibile caratteristica dei guerrieri era che essi impugnavano tutti corte lance e a volte tenevano sulla schiena archi e faretre.
Nessuno di loro sembrava indossare armature o possedere spade d’acciaio: qualche altra protezione in legno adornava le loro spalle o avvolgeva il capo, coperto anch’esso da altri veli e che lasciava esposto solo lo scintillio di occhi cauti.
Khamal si fece avanti verso di loro e un paio di quei guerrieri gli vennero incontro.
Il Cavaliere era troppo distante per rendersi conto cosa stessero dicendo, ma era evidente la preoccupazione dei due uomini ed uno di essi indicò da lontano Niya con la punta della lancia.
-Si stanno chiedendo perché dei Mashujia abbiano portato un tale mostro nella loro terra.
Si riferiscono a Niya ovviamente … - disse la voce limpida dell’elfo.
Laér si era messo al fianco del Cavaliere senza che quest’ultimo se ne accorgesse.
-Evidentemente non hanno mai sentito parlare dei draghi, almeno non nel dettaglio… o sarebbero ben più spaventati.-
Dopo alcuni lenti minuti, Khamal si voltò verso di loro e fece cenno di proseguire: lentamente la colonna degli ex-schiavi riprese il cammino, sotto lo sguardo attento dei guerrieri disposti sulle colline; il giovane Cavaliere rimase nel mezzo del gruppo, fianco a fianco con la sua dragonessa.
Il paesaggio attorno a loro iniziò a cambiare: le colline divennero via via sempre più rocciose fino a sollevarsi in duri rilievi e secchi alberi crescevano tra le crepe di quella pietra rossa.
Fu solo verso sera che il gruppo giunse a destinazione.
All’interno di una gola rocciosa, si rivelò un conglomerato di tende di svariata grandezza: molte voci si levarono dagli abitanti di quel villaggio nascosto, mentre il gruppo si avvicinava.
Kooskia fu sorpreso nell’osservare Khamal dirigersi verso di lui.
-Cavaliere … ci hanno accolto ma dubito fortemente che abbiano interesse ad unirsi alla nostra battaglia, temo che si dovrà rinunciare ad ogni proposito di guerra.-
Il ragazzo rimase interdetto un istante mentre attorno a lui i suoi compagni diedero voce ai suoi sentimenti.
-Ma… avevate detto che ci avreste sostenuti! Lo sai anche tu… vi daranno la caccia e vi rintracceranno fino a qui. Che lo vogliate o no, tu e il vostro popolo siete parte di questa battaglia!-
La voce di Brelan era intensa e decisa ma il gigante d’ebano scosse la testa con fare sconsolato.
-E’ già tanto che i nostri fratelli ci abbiano accolto, nel dirigerci qui ho ascoltato le loro conversazioni: temono il drago e credono che lei e gli stranieri possano solo essere portatori di sventura.-
-Un momento, noi abbiamo combattuto! Abbiamo combattuto e vi abbiamo aiutati, siete in debito nei nostri confronti! Eravate prigionieri e noi… -
Khamal scostò il capo, nel cercare di ignorare le parole del nano Kalgeck.
-Sì è vero, ma per gli abitanti di questo villaggio l’arrivo di nuovi membri significa nuove bocche da sfamare… e più probabilità di essere individuati e scoperti. Onestamente penso che in cuor loro molti dei Mashujiaa che sono qui avrebbero preferito che noialtri restassimo degli schiavi. –
Quelle parole risuonarono intorno a loro mentre il silenzio si propagò nel gruppo.
Gli ex-schiavi si erano accalcati ai margini del villaggio mentre i guerrieri, le donne e i bambini locali guardavano con paura e sospetto. Solo alcune anziane si erano avvicinate per distribuire un po’ di acqua e cibo ma nessuno dei Mashujaa liberati si era avvicinato alle tende.
All’improvviso dalla tenda più grande del villaggio si mosse un piccolo gruppo di uomini.
Alcuni di essi erano agghindati con tuniche più colorate, che variavano dal viola al rosso intenso mentre indossavano intorno al collo o alle braccia monili d’oro scintillanti.
Kooskia conosceva quello strano metallo giallo, perché a volte il Popolo dei Lupi lo trovava tra le rocce dei torrenti: ma a parte il fatto di costituire un curioso ornamento, esso non aveva altro valore. L’attenzione di Kooskia venne presto distratta da un lampo di consapevolezza che sembrò provenire dagli occhi di Laér.
-Osserva le braccia del loro leader… è un rituale di cui ho già sentito parlare.-
La voce dell’elfo risuonò nella mente del ragazzo.
-Forse c’è una possibilità… se qualcuno sfidasse il loro capo per il comando e ne risultasse vittorioso, il vincitore avrebbe il diritto di poter condurre il suo popolo in guerra.-
Kooskia rifletté rapidamente, mentre il gruppetto di uomini si faceva sempre più vicino.
-Lo sfiderò io, è mia responsabilità… - rispose all’elfo con la mente, per poi ritrovarsi travolto da un senso di fredda e profonda consapevolezza.
-Tu sei un Cavaliere: una carica che comporta grandi privilegi. Galbatorix è il chiaro esempio che nessun Cavaliere dovrebbe mai ottenere una posizione di comando alla testa di un popolo o di una nazione. Le tue intenzioni sono genuine ma c’è un motivo se i Cavalieri non hanno mai ricoperto una carica da regnante fino ad oggi: sarai tentato di utilizzare la tua forza e la tua influenza quando le responsabilità di Cavaliere sono di diversa natura.
No. qualcun altro dovrà affrontare questa sfida: qualcuno nato per essere un capo, qualcuno che appartiene a questo popolo.-

Kooskia volse lo sguardo verso Khamal. L’espressione del gigante si era fatta improvvisamente spaventata: gocce di sudore colarono dalla sua fronte scura.
Il Cavaliere si rese conto che Laér stesse parlando al Mashujaa nella mente, ma non comprese il motivo della paura evidente dell’uomo.
-Questa sfida è davvero così terribile? Oppure c’è dell’altro?- pensò Kooskia privatamente.

Le stelle rilucevano nella notte buia sopra di lui, Kooskia le osservava con un vago interesse mentre sedeva sulla roccia rossa del ciglio di un crepaccio.
Sotto di lui si stagliavano le luci del villaggio che illuminavano le tende nella notte. Il Cavaliere percepì la presenza di Khelia avvicinarsi a lui.
-E’ salita sin qui da sola… stai attento.- Lo mise in guardia Niya, che riposava alcuni metri più in la ma la cui mente era vigile anche durante quel finto sonno.
-Non ho nulla da temere Niya… -
Quando la ragazza si sedette ad un metro di distanza da lui, Kooskia volse leggermente il capo osservandola. Era innegabilmente una giovane attraente, ma troppe cose di lei restavano velate dal mistero.
-Non è ancora finita… da quel che ho capito è una prova di resistenza a chi sopporta il dolore. Mi sono stupita che non ti sia offerto tu per sfidare il loro capo. –
Il giovane Cavaliere tenne lo sguardo fisso verso l’orizzonte, cercando di non posare gli occhi sui lunghi capelli neri di lei: li trovava fin troppo affascinanti e lo turbava il fatto di provare interesse per una fanciulla del genere.
-Non era la scelta giusta da fare.-
Gli occhi castani di Khelia cercarono il suo sguardo, come se non fosse affatto sicura della saggezza della scelta di Kooskia.
-Io… credo che hai il diritto di saperlo, Lord Aseld è un nemico pericoloso. Se lui cade, i Mashujaa non saranno i soli a ritrovare la propria libertà… ma non devi sottovalutarlo. –
Il Cavaliere era sul punto di porle delle domande ma la fanciulla si alzò e fece alcuni passi, dandogli la schiena: tutto nel suo modo di comportarsi faceva trasparire i rimpianti e le sofferenze di un passato che non voleva rivelare a nessuno e Kooskia rispettò la sua intimità.
-Non saremo soli, quando marceremo su di lui. Khamal è un uomo d’onore e farà di tutto per aiutarci, al momento non possiamo fare altro che attendere e sperare.-
Dovettero passare alcuni lenti minuti finché agitazione e confusione nel villaggio confermarono come la prova fosse finita, qualsiasi sia stato il risultato.
Una figura solitaria si incamminò sul brullo sentiero che risaliva lungo il fianco della gola e quando essa raggiunse la cima, Kooskia e Khelia osservarono la sagoma imponente di Khamal.
Le sue braccia erano avvolte da grezze fasciature, macchiate di sangue fresco.
-E’… è accaduto, sono il nuovo capo del mio popolo. E ora ti confermo la promessa da me fatta: i Mashujaa cammineranno insieme a te per sconfiggere Lord Aseld, Cavaliere.-
Egli guardò il terreno, trattenendo un espressione visibilmente scossa.
-Spero di non dovermene pentire… quello che più temevo è successo: non affrontare il dolore o anche la morte in battaglia, ma essere un capo. Sapendo che le mie decisioni potrebbero causare la rovina della mia gente.-
-Non sei da solo, guerriero-color-della-notte. Il tempo è giunto per far tremare il cuore ai nostri nemici: zanne e artigli, fuoco e frecce faranno ricordar loro il destino dei tiranni. –
Tuonarono le parole di Niya, nella mente dei presenti.
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RE: Figlio dei Lupi – Cronache di un Drago e del suo Cavalie

da eragon-brisingr » 15 gennaio 2013, 15:50

E... rieccomi, le mie vacanze dal forum come scrittore e commentatore sono ufficialmente finite (non quelle da
disegnatore: work in progress).
Grande ed importante svolta, quella del post precedente: il nostro amico gigante è diventato il capo dei Mashuja (se è scritto sbagliato, scusami), e la guerra sembra essere ormai alle porte. Riusciranno i nostri eroi, armati solamente di lance e di scudi, a sconfiggere il nemico? Beh, questa è una domanda a cui devi rispondere tu :D
Non ho notato errori, quindi passiamo subito agli apprezzamenti. Ho particolarmente apprezzato, in questo post, la cautela con cui hai descritto questo nuovo popolo, stando attendo a determinarlo in maniera precisa e coerente. La loro estraneità alle vicende di Alagaesia, i loro costumi (totalmente diversi), e la loro mentalità. 10 punti anche a Niya, che si sta dimostrando la degna erede della razza, e all'alone di mistero che continua a circondare la nostra protagonista femminile.
Posta presto!
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Re: RE: Figlio dei Lupi – Cronache di un Drago e del suo Cav

da Kooskia » 18 gennaio 2013, 11:27

eragon-brisingr ha scritto:E... rieccomi, le mie vacanze dal forum come scrittore e commentatore sono ufficialmente finite (non quelle da
disegnatore: work in progress).
Grande ed importante svolta, quella del post precedente: il nostro amico gigante è diventato il capo dei Mashuja (se è scritto sbagliato, scusami), e la guerra sembra essere ormai alle porte. Riusciranno i nostri eroi, armati solamente di lance e di scudi, a sconfiggere il nemico? Beh, questa è una domanda a cui devi rispondere tu :D
Non ho notato errori, quindi passiamo subito agli apprezzamenti. Ho particolarmente apprezzato, in questo post, la cautela con cui hai descritto questo nuovo popolo, stando attendo a determinarlo in maniera precisa e coerente. La loro estraneità alle vicende di Alagaesia, i loro costumi (totalmente diversi), e la loro mentalità. 10 punti anche a Niya, che si sta dimostrando la degna erede della razza, e all'alone di mistero che continua a circondare la nostra protagonista femminile.
Posta presto!


Ma grazie mille !
Anch'io purtroppo sto andando molto a rilento <.< adesso devo sfornare un capitoletto per Vindex (quell'altra dragonesca) e poi torno su questa qui. E appena posso passo da te e commento, intanto:
Immagine
(da uno scambio di battute nella storia)
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RE: Figlio dei Lupi – Cronache di un Drago e del suo Cavalie

da Kooskia » 27 febbraio 2013, 14:33

Capitolo 20 – Il tempo del fuoco e della zanna

Kooskia posò una mano su una parete dell’abitazione: la pietra che la costituiva era fredda al palmo della sua mano. Il panorama lo inquietava; si sentiva soffocare tra quelle mura e le rade piante che crescevano nei cortili non riuscivano a mutare la sua opinione di quel luogo.
Distolse lo sguardo, mentre una banda di guerrieri Mashujaa usciva dall’edificio: alcuni di essi indossavano ancora gli stessi abiti consumati della precedente vita da schiavi ma la maggior parte di essi portava più curate tuniche rosse o color sabbia.
Il cuore del Cavaliere ebbe un fremito perché sapeva che sarebbe stato suo dovere reprimere le vendette più crude ma la decisa furia degli uomini dalla pelle nera unita alle sofferenze e dalle ingiustizie da loro patite si manifestavano con una rapida e precisa efficienza.
Le tenute periferiche erano state sistematicamente assalite e saccheggiate nel silenzio, gli schiavi che lavoravano la terra o i servitori nelle stesse abitazioni si erano uniti ai guerrieri armati e spesso avevano fatto pagare col sangue ai loro ex padroni gli anni di soprusi subiti.
-Lo sai che non possiamo fare nulla al momento, inoltre… quegli “uomini” meritano tale sorte.-
-Come Cavaliere dovrei essere in grado di vedere al di la della vendetta o del rancore, dovrei dare un esempio, ma se cercassi di fermarli o anche solo di placare la loro rabbia otterrei soltanto sospetti e dubbi sul mio conto.-

Non che questo non fosse già accaduto: quando nuovi gruppi di guerrieri armati erano giunti dalle pianure, chiamati a raccolta dai messaggi di Khamal, essi avevano rivolto gli scudi di vimini e le corte lance contro Kooskia e i suoi compagni dalla pelle bianca.
Solo le parole del possente Khamal erano riuscite a placare i sospetti iniziali.
Il giovane Cavaliere cercò con lo sguardo il gigante d’ebano; quest’ultimo ordinava con rapidi gesti ad una ventina di guerrieri di suddividersi in gruppi e setacciare alcuni magazzini che parevano abbandonati. Kooskia non era rimasto sorpreso dalle capacità di comando e di valutazione dell’ex- schiavo ed era consapevole che Khamal fosse l’uomo adatto a condurre i suoi compagni nella battaglia imminente.
Quando egli lo raggiunse, Khamal si volse con un ampio sorriso.
-Stiamo procedendo bene: le poche guardie che abbiamo incontrato sono state neutralizzate senza causare allarmi e per quando la luna sarà alta in cielo saremo pronti ad assaltare le caserme vicino alla cinta muraria. –
-Va bene però… devi cercare di contenere i tuoi fratelli, Khamal. Non tutte le persone che incontreremo in città saranno colpevoli della vostra schiavitù allo stesso modo degli schiavisti o dei proprietari di queste tenute.-
Il gigante d’ebano annuì, con un espressione meditabonda. – Lo so Cavaliere, ma il mio popolo ha sofferto come non puoi immaginare. Ci sono persone che devono pagare e lo faranno questa notte col loro stesso sangue. –
Kooskia annuì e cercò nuovamente Niya con la mente.
-Dovremmo iniziare a muoverci verso l’interno della città ed agire più in fretta di quanto abbiamo fatto finora. Per quando i Mashujia avranno raggiunto le caserme, noi dovremmo essere già oltre le mura e tu dovrai tenerti pronta.–
Non gli giunse risposta dalla sua dragonessa e un velo di imperscrutabili sentimenti coprivano i recessi della sua mente.
-E’ tutto a posto?- chiese lui.
Niya emise solo uno sbuffo di assenso dalle ampie narici e dopo alcuni istanti il Cavaliere tornò a concentrarsi sui compagni intorno a se. L’elfo, il nano e l’uomo venuti dall’ovest erano pronti ed in attesa, così come Khelia che tuttavia non tratteneva sguardi preoccupati: lo stesso Khamal era tornato dopo aver raccolto una dozzina dei suoi migliori capitani.
La vista dell’uomo era impressionante ma indossava una semplice tunica bruna ed in luogo di una lancia o di uno degli scudi leggeri in vimini usati da altri guerrieri, egli impugnava solo un lungo e pesante bastone decorato nella mano destra.
Kooskia chiuse gli occhi per un istante, cercando di trovare in se la sicurezza e la decisione nel rivolgersi attorno a coloro i quali lo circondavano: in così tanti riponevano la loro fiducia in lui e nelle sue scelte.
-Dovremo abituarci… - disse con gentilezza Niya nella mente del suo Cavaliere.
-Lo so..- rispose Kooskia, per poi aprire gli occhi e rivolgersi con decisione ai suoi compagni.
-Andremo soltanto in due con Niya… dovremo essere rapidi e precisi. Quando saremo oltre le mura, apriremo il portone e per quel momento le caserme esterne dovranno già essere conquistate.-
Quindi egli si volse verso i suoi compagni.
-Laér, avrò bisogno della tua abilità, della tua forza e della tua esperienza, mi aiuterai?-
L’elfo osservò a lungo il giovane Cavaliere e per un istante Kooskia avvertì un brivido di incertezza scorrergli lungo la schiena.
-Naturalmente.-
Egli quindi si accovacciò sul terreno, attorniato dai presenti, ed insieme abbozzarono una semplice mappa della città e delle mura sul terreno polveroso. Mentre degli esploratori di Khamal si avvicinavano con deferenza nei confronti del loro capo per fornire dettagli accurati, le voci dei presenti si accavallarono l’una sull’altra nell’elaborare possibili strategie di attacco.
-E’ deciso allora!- proclamò il guerriero dei Varden dopo che tutti i pareri si furono accordati verso un piano comune. Con il tono pratico del veterano quale era, Brelan riassunse le decisioni prese.
-Laér accompagnerà Kooskia e la sua dragonessa: lei vi depositerà dall’altro lato delle mura dove intratterrà per il tempo sufficiente le guardie sugli spalti mentre voi penetrerete nelle torri ai lati del cancello principale per sollevare la grata. In contemporanea Khamal e il grosso dei suoi uomini aspetterà oltre il ponte che da sul cancello, mentre altre squadre dovranno aver già conquistato le caserme il più silenziosamente e velocemente possibile. Io e Khalgeck...–
La sagoma della dragonessa si frappose alla luce lunare e l'ombra di Niya calò sul gruppo di guerrieri: il suo sguardo bruciava con un espressione di fuoco.
Quindi la dragonessa spalancò le ali, dischiuse le fauci ed emise un potente ruggito: il rombo tuonò nelle orecchie dei presenti e il suo eco rimbombò da un capo all’altro della città, seguito a ruota dalla potente voce mentale della dragonessa.
-Io sono una dragonessa! In questo giorno di furia e vendetta coloro che assassinarono i miei fratelli pagheranno col sangue! Nessun piano e nessun tranello vedranno il giorno della nostra vittoria: sali in groppa a me Cavaliere, oppure rimani qui a pianificare e a ponderare quando è ormai giunto il tempo del fuoco e della zanna!-
I presenti ammutolirono mentre ovunque giunsero rumori di finestre che venivano spalancate e ancora più lontano si potevano sentire le grida dei soldati di guardia su spalti e torri.
Soltanto Laér non sembrava affatto stupito del tono della dragonessa.
-Se pensi di poter relegare la tua … compagna-di-cuore-di-mente al ruolo di un cavallo o di una aiutante, ti sbagli di grosso, giovane Kooskia.- disse l’elfo privatamente al ragazzo.
Il lungo collo dorato si diresse verso il giovane nato in una foresta selvaggia e il cui cuore non aveva dimenticato l’energia che palpitava in Niya: avrebbe dovuto aspettarselo.
-Io sono il drago, ed io dico andiamo!-
Tuonò l’imperiosa voce mentale della possente creatura.
Non appena Kooskia si issò nella sella della sua dragonessa, ella ruggì nuovamente e si lanciò in una corsa terrestre lungo la strada principale che tagliava in due la città.
Dietro di lei arrancavano le forze di Khamal mentre con la coda nell’occhio il Cavaliere notò come l’elfo Laér si muovesse avanti a tutti loro: tra le ombre delle abitazioni e banconi di legno di mercati ora deserti.
Fu solo quando dopo alcuni istanti essi giunsero in prossimità del cancello d’ingresso che Kooskia osò contattare di nuovo la sua compagna con la mente.
-Posso chiederti cosa intendi…-
-Sono un drago Kooskia! E una porta per me non significa nulla!-

Niya spalancò le fauci mentre ancora stava correndo ad una velocità impressionante: un getto intenso di fiamme dorate colpì violentemente il portone.
Mano a mano che si avvicinava, Niya continuava ad alimentare il getto di fuoco senza interromperlo: un abilità che aveva sviluppato gradualmente solo col passare del tempo e con la sua crescita.
Mentre le parti in robusto legno prendevano fuoco, il metallo che costituiva l’ossatura del portone e la stessa grata di metallo che irrobustiva la protezione dell’ingresso, si piegarono fondendosi a seguito di un tale assalto.
Alcune frecce piovvero dagli spalti verso di loro, Kooskia ne intercettò un paio con la magia ma altre vennero bloccate misteriosamente: la sera prima il giovane Cavaliere aveva scambiato strane parole con l’elfo il quale gli aveva assicurato che “Le protezioni imposte su di lui avrebbero retto fintanto che la sua forza non fosse venuta meno”. Ma al momento di chiedere a Laér di quale tipo di magia si trattasse, l’elfo aveva risposto che ci sarebbe stato tempo dopo la battaglia per imparare di più su quel tipo di magia. Per il momento doveva accontentarsi di servirsene per restare vivo.
Drago e Cavaliere avevano ormai raggiunto il ponte di pietra sopra un fossato poco profondo, quando Niya interruppe il suo attacco e la sua stessa corsa. Il portone sfrigolava e bruciava, mentre il metallo e la grata di ferro ardevano di un colore rosso intenso.
Sfruttando lo slancio della sua corsa, Niya piantò le zampe anteriori sul ponte pietroso per poi ruotare il suo ampio corpo e sferrare un tremendo impatto con entrambe le zampe posteriori sul portone.
Il metallo indebolito dalle fiamme si spaccò e il blocco principale della grata di metallo volò all’interno dello stesso cortile mentre frammenti di legno vennero sparsi ovunque.
Un secondo ruggito di Niya echeggiò e gli uomini sugli spalti si bloccarono un istante, paralizzati dal terrore, mentre un coro di grida di guerra irruppe tra i guerrieri Mashujia che sciamarono verso il ponte di pietra e il cortile del castello, ormai senza difese.

Ultima modifica di Kooskia il 6 ottobre 2013, 11:36, modificato 1 volta in totale.
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