Figlio dei Lupi – Cronache di un Drago e del suo Cavaliere

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RE: Figlio dei Lupi – Cronache di un Drago e del suo Cavalie

da eragon-brisingr » 28 aprile 2013, 18:21

Qualche errore nella parte iniziale, ma nel complesso molto bello.
Scusami se sono stato assente così a lungo ma..scuola chiama.
Interessante, la reazione della dragonessa. Devo ammettere che non mi aspettavo una tale furia, anche se i motivi di Niya sono più che comprensibili. Posta presto!
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RE: Figlio dei Lupi – Cronache di un Drago e del suo Cavalie

da Kooskia » 1 maggio 2013, 10:04

Ma grazie x3 no problem, e devo dire che sono stato abbastanza occupato pure io di recente <.<
Cmq, quali sarebbero gli errorini? (se li vedi al volo)
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RE: Figlio dei Lupi – Cronache di un Drago e del suo Cavalie

da Kooskia » 2 giugno 2013, 14:55

Nuovo capitolo ! Anche in questo caso, se ci sono errori, indicateli pure x3


Capitolo 21 - Un Cuore in ostaggio.

Il pavimento dinanzi a lui era lucido e piatto, Kooskia non aveva mai visto nulla del genere: nemmeno in quell’antica torre di pietra nella quale aveva incontrato Khelia per la prima volta.
Le grandi sale si susseguivano una dopo l’altra e sporadicamente gruppi di uomini armati si scagliavano contro di loro, tentando di fermarli.
Il giovane Cavaliere avanzava, seguito da amici ed alleati: per un istante egli gettò lo al di fuori di una finestra vetrata.
La città sotto le mura era in preda a diversi incendi mentre le forze dei Mashujia prendevano d’assalto o assediavano le località chiave della città.
Ma la vera battaglia si svolgeva all’interno delle mura del palazzo, dove Kooskia e i suoi compagni (insieme ad un gruppo di guerrieri scelti Mashujia che avevano proseguito insieme a loro) si facevano strada verso il cuore stesso del castello.
-Non manca molto- disse un giovane dalla pelle nera.
Kooskia si volse nell’osservare il guerriero parte del gruppo dei Mashujia che era venuto con lui: egli era stato un servitore in quel castello e sapeva dove doveva trovarsi il loro nemico.
-La sala del trono di Lord Asald è oltre queste porte-
Laér si fece avanti, allungando la mano verso il portone per poi sfiorarne il legno intarsiato senza toccarlo: la magia dell’elfo si era rivelata preziosa in più di un occasione, specie quando si erano trovati dinanzi a porte sbarrate con l’uso della magia.-
-Va tutto bene, piccolo mio?-
Kooskia rispose trasmettendo una sensazione di calda quiete alla mente della sua compagna.
-Stiamo per sfondare l’ultimo portone, presto sarà tutto finito.-
-Lo spero… io sto aiutando i guerrieri ma… Kooskia c’è qualcosa di strano. Molti dei soldati sono rinchiusi nelle caserme e sembra quasi che si aspettassero... –

L’attenzione del ragazzo venne distratta dalle improvvise parole di Brelan, il guerriero umano ansimava e la sua spada era rossa di sangue, i suoi occhi tuttavia scrutavano pensierosi il gruppo di guerrieri alle loro spalle.
-Ma che fine a fatto la ragazza?- disse il guerriero tra sé e sé.
Kooskia si volse, incuriosito da quanto l’uomo aveva appena detto, quando Laèr annunciò:
-State indietro! E tenetevi pronti!-
Improvvisamente, il grande portone venne sfondato da un energia invisibile e quando il pulviscolo di legno sollevatosi si diradò, una compatta schiera di soldati si mostrò dinanzi a loro al centro della sala del trono.
Con un grido di guerra i Mashujia si slanciarono in avanti, seguiti da Kooskia e dai suoi compagni. Il rumore delle armi e delle grida riempì la sala, amplificandosi a causa dell’eco.
Kooskia alzò lo scudo per parare un colpo sferrato da un guerriero e allo stesso tempo roteò la sua lama per colpire il fianco esposto del nemico, passò oltre verso un avversario successivo eliminandolo rapidamente con un colpo che divise in due lo scudo del soldato.
-Le spade dei Cavalieri non vengono fermate così facilmente.-
Fu in quel momento che lo vide.
Lord Asald si alzò dal trono posto in fondo alla sala e Kooskia rimase colpito dal suo aspetto.
Era giovane.
Decisamente più giovane di quanto si fosse aspettato, con la pelle abbronzata dal sole e una rada barba scura che insieme ai capelli di uguale colore incorniciavano un volto che esprimeva solo determinazione.
Egli avanzò verso il centro della mischia accompagnato ai lati da un altro paio di soldati, quando estrasse la lama il cuore di Kooskia ebbe un sussulto.
Il colore della spada era di un intenso color violaceo, qualcosa di inusuale tanto quanto la spada di Kooskia. La mente del giovane Cavaliere cercò di rendersi conto di quanto ciò implicasse e rimase bloccato nel bel mezzo della mischia.
-Attento ragazzo!- urlò Khalgek, frapponendosi tra lui ed un guerriero e bloccando la lama dell’uomo con la sua scure, il nano la roteo affondando la lama nello stomaco del guerriero.
-Che hai? Perché ti sei fermato!-
Ma Kooskia non era il solo ad essersi bloccato: Laér era rimasto in piedi ed immobile, il suo volto solitamente così composto era deformato da una smorfia di orrore.
Oramai pochi guerrieri dalla tunica rossa erano rimasti in piedi ma anche il numero dei Mashujia si era assottigliato, Brelan prese per il braccio un ferito e lo trascinò per alcuni metri, quindi afferrò salda la sua spada con due mani e fronteggiò il Lord che avanzava.
Lord Asald non indossava armatura, né portava scudo: era avvolto da una veste blu scuro con ricami dorati e avanzava tenendo in pugno la lama viola quasi con non curanza.
Brelan si scagliò contro di lui e il Lord alzò la spada con una rapidità sovraumana.
-No… non può essere.- disse Laèr a voce abbastanza alta da essere udito dai presenti.
All’improvviso dal fondo della sala una porta secondaria si spalancò e ne uscirono altri soldati.
-Siamo in netta inferiorità adesso, dobbiamo ucciderlo ora o ritirarci!- gridò il nano.
Prima che egli potesse muovere un altro passo, Laèr lo raggiunse con uno scatto e strinse con forza il suo polso, trafiggendolo con uno sguardo sconvolto.
-Dobbiamo fuggire, adesso!-
Kooskia rimase interdetto, incerto se unirsi a Brelan nel suo duello oppure richiamarlo.
Ma come pose lo sguardo nuovamente sul guerriero umano, si rese immediatamente conto che Asald non era un avversario normale.
-Come… come è possibile?-
Il Lord aveva parato rapidamente e quasi con noncuranza una serie di fendenti che avevano ucciso in precedenza molti dei suoi uomini, quindi egli si mosse con una rapidità che Kooskia aveva visto solo nei duelli di Laèr.
Brelan cercò di parare il colpo con la sua lama ma il Lord la allontanò agilmente, quindi sferrò un secondo colpo senza che l’altro uomo potesse fare nulla per fermarlo.
La lama viola aprì uno squarcio nel petto di Brelan che cadde in ginocchio dinanzi al suo nemico senza emettere un lamento.
-Fuggiamo! Adesso!- urlava Laèr che stava trascinando a forza il nano; Khalgek guardava incredulo il corpo dell’amico mentre Kooskia mosse alcuni passi all’indietro mentre la schiera dei nuovi soldati appena giunti avanzò correndo verso di lui ad armi sguainate.
Il Cavaliere non si unì all’elfo, al nano e ai Mashujia sopravvissuti: egli cadde in ginocchio serrando le braccia nude attorno al corpo, mentre fitte di dolore gli attraversarono la schiena e la spalla.
La voce disperata di Niya lo raggiunse.
-Kooskia! Ce n’è un altro! Io… -
Un ruggito di dolore sconvolse la mente di Kooskia ed egli ruggì insieme a lei, mentre l’intera volta della sala venne travolta e frammenti di pietra volarono attorno a lui.
Il grande corpo dorato di Niya, venne schiacciato con forza sui resti del pavimento sopra i corpi di soldati e Mashujia caduti, un grande drago viola la teneva bloccata in tale posizione mentre schizzi di sangue scaturivano da una ferita sulla spalla della dragonessa.
Fu in quel momento, sotto lo sguardo attonito di Laèr e Khalgek che avevano già varcato il portone da cui erano entrati, che una nuova figura si levò dal gruppo di soldati.
Il grande corpo di Niya copriva metà della sala e la luce notturna della luna si era sostituita a quella delle torce accese, creando un atmosfera surreale.
Kooskia si rese conto che se anche avesse trovato la forza di soverchiare il dolore, egli non avrebbe potuto raggiungere il portone poiché era proprio il corpo della sua dragonessa a sbarrargli la strada.
Avrebbe potuto tentare di combattere fino alla morte ma la vista di un guerriero che si affiancò a Lord Asald lo sconvolse.
Khelia si avvicinò ad Asald, togliendosi un elmo bronzeo dal capo e tenendolo in mano.
Ella indossava un articolata armatura di placche bronzee ed un mantello cremisi sventolava dietro di lei.
-E’ andato tutto come avevi previsto, padre. Le nostre guarnigioni stanno respingendo gli schiavi ribelli fuori dalla città.-
Lord Asald annuì, quindi parlò per la prima volta usando l’Antica Lingua.
Kooskia sentì improvvisamente le sue forze venirgli meno e l’ultima cosa che avvertì prima di sprofondare in un sonno senza sogni fu il ruggito di dolore della sua dragonessa.

Le stelle brillavano in cielo e la luna illuminava l’interno della grande sala del trono ormai parzialmente distrutta.
Lord Asald si aggirava pensieroso su quel pavimento un tempo lucido ed adesso macchiato dal sangue di tanti uomini… e dal sangue di una dragonessa.
-Dovresti ucciderla, non significa nulla per te- disse una voce fredda e spietata.
Asald evitò lo sguardo del suo interlocutore, concentrandosi sull’espressione di furia e disperazione della prigioniera dinanzi a lui.
Due uomini le stavano ai lati ma ella non avrebbe più potuto fuggire dal palazzo come aveva fatto in passato.
-No, questo non posso farlo, del resto non può più recare alcun danno ormai.-
Con un gesto, ordinò ai suoi uomini di portarla via.
-Ricordati il tuo compito Asald, ricordati che possiedo il vostro cuore.-
Il Lord ebbe un brivido di terrore, nel guardare la creatura che a prima vista poteva essere scambiata per un uomo.
Il volto pallido come la morte e i capelli rossi color del fuoco .
La sua vita era stata sconvolta da quando si erano incontrati, molti anni prima.
Ultima modifica di Kooskia il 6 ottobre 2013, 11:36, modificato 1 volta in totale.
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Re: RE: Figlio dei Lupi – Cronache di un Drago e del suo Cav

da Kooskia » 4 ottobre 2013, 20:22

Capitolo 22 - Il drago viola.

La dragonessa si era abituata da tempo al caldo e all’afa ma la grande conca dove era tenuta prigioniera era costantemente illuminata dal sole a picco.
Non vi erano ripari poiché Niya era costretta al centro della conca: una spessa catena di metallo la teneva bloccata e la sua lunghezza era tale che non consentiva alla dragonessa di raggiungere gli spalti della conca dove guardie armate erano appostate notte e giorno.
In cuor suo Niya era consapevole che in qualche modo avrebbe potuto liberarsi e dare libero sfogo alla sua furia sui suoi carcerieri ma le vere catene che la tenevano lì bloccata erano più immateriali e molto più resistenti.
Avevano preso il suo Cavaliere.
E se Niya avesse tentato di liberarsi e salvarlo, egli avrebbe immediatamente sofferto le conseguenze delle azioni della dragonessa.
La cosa che la straziava era come il loro legame mentale fosse indebolito e offuscato: era divenuto presto evidente come il ragazzo fosse costretto a mangiare cibo con una qualche sostanza, a sopprimere l’uso della magia da parte di Kooskia.
Tale stato di debolezza andava anche ad intaccare il loro legame e Niya soffriva nel sentire il suo Cavaliere ai margini della sua coscienza, senza poterlo trovare nel mare di nebbia che lo avvolgeva.
Ringhiò frustrata, artigliando il suolo per l’ennesima volta: aveva tentato di dissipare quella nebbia dall’esterno ancora una volta senza successo. Poteva parlare col suo Cavaliere ma il loro dialogo era lontano e distante e i suoi pensieri giungevano a lei confusi e frammentari.
Un rumore pesante la colse di sorpresa alle spalle, si volse e vide il grande drago viola atterrare dietro di lei.
Istintivamente Niya ruggì, il suo grido echeggiò tra le mura gialle e terrose della conca.
-Comprendo la tua rabbia… - disse lui con voce profonda.
Lei rispose sprezzante: - La comprenderai meglio quando avrò affondato le zanne nel tuo cuore!-
Il drago più grande piegò il capo, con espressione di rimpianto e profondo dolore nel muso.
-Ho già perso il mio Cuore molto tempo fa Niya, e non sono padrone delle mie azioni più di quanto non lo è la piccola formica che lavora nella colonia in cui è nata.-
Niya emise uno sbuffo a sentire tale strano paragone, quindi si rese pienamente conto delle parole del maschio: ella conosceva il proprio Cuore dei Cuori, non che sapesse esattamente a cosa servisse, ma era una parte del suo corpo proprio come tante altre.
-Volevo dirti che il tuo Cavaliere non corre alcun pericolo. Oh… ma dimenticavo di presentarmi, il mio nome è Tèmrer, e solo l’ultimo drago dell’Ordine sopravvissuto a oriente del Deserto di Hadarac. –
-Avevo sentito che tutti voi eravate stati uccisi.- disse lei, cercando di trattenere la delusione: aveva sognato e sperato di incontrare un altro drago come lei ed il primo che aveva incontrato si era rivelato un nemico.
- Galbatorix non sa della mia esistenza, io e il mio Cavaliere ci siamo nascosti tanto a lui che agli ultimi superstiti dell’Ordine, ammesso che ve ne siano stati.-
-E tu hai lasciato che il tuo Cavaliere si nascondesse qui come un codardo? Spadroneggiando al comando di soldati con la fiamma di Galbatorix e sottomettendo i Mashujia? Queste non sono le azioni di un Cavaliere e del suo Drago.-
Tèmrer scosse la testa, come a voler scacciare via tali parole: - Hai ragione… non lo sono, sono più vecchio di te Niya ma ai tempi della Caduta ero ancora giovane. Giovane e sciocco come il mio Cavaliere, mi separai dal mio Cuore dei Cuori quasi per diletto … per godere dei piccoli vantaggi che tale pratica consentiva. Quale errore fu quello: quando i massacri dei Wyrdfell iniziarono a sembrare inarrestabili io, il mio Cavaliere e pochi altri giovani abbandonammo l’Ordine. A quel tempo giustificammo la nostra azione a noi stessi come il desiderio di preservare la razza dei Draghi e l’Ordine stesso ma fu la paura e il timore a dominare i nostri cuori. I massacratori di Galbatorix ci rintracciarono oltre il deserto di Hadarac: erano capeggiati da un leader potente e inaspettato, i nostri compagni vennero tutti uccisi e il mio Cuore dei Cuori venne rubato, rendendomi impotente di fronte alla strage. –
Niya volse il capo, osservando con orrore e pietà il drago viola.
-Fu in quel momento che quel demonio ci piegò al suo volere. Egli non obbediva agli ordini di Galbatorix e seguiva un volere molto più oscuro di quel pazzo traditore, agli occhi del neo auto-nominatosi Re Galbatorix la sua spedizione ottenne il successo sperato: sterminare tutti i draghi che avevano tentato di fuggire ad est. Egli non seppe mai della mia sopravvivenza e quando non ricevette più notizie probabilmente dimenticò quella che per lui era solo una spedizione abbandonata in lande remote, probabilmente sterminata da malattie e nativi. –
Temrèr si avvicinò lentamente alla femmina, esibendo per la prima volta un sorriso.
-Non avrei mai immaginato che almeno un altro uovo fosse stato messo in salvo! E’ stato un incredibile colpo di fortuna che uno dei subordinati del mio Cavaliere decidesse di disertare seguendo sogni e speranze di potere: uno dei gruppi che era stato mandato alla loro ricerca e che si era spinta fino alle propaggini occidentali di queste terre vi trovò, a vostra insaputa l’unico mago del gruppo celò la propria presenza e sfuggì alle tue fiamme, per poi comunicare di aver visto un drago in libertà ed un nuovo Cavaliere. Tutta la successiva catena di eventi è stata condotta con questa speranza, che il nuovo drago ritrovato fosse una femmina, speranza aiutata anche dal fatto che i Mashujia non sapevano della mia esistenza. Queste colline rocciose dietro la rocca sono piene di gallerie e caverne e qui trascorso gli ultimi decenni, tenendomi in disparte anche dagli occhi degli umani che credono di servire il mio Cavaliere nella sua falsa identità di Lord imperiale.-
Niya piegò leggermente il capo osservando per la prima volta il corpo del drago: le sue scaglie violacee rilucevano e le sue zampe e il petto erano dotate di muscoli gonfi e sviluppati.
La dragonessa sentì del calore crescerle nel petto.
Delle voci umane risero sugli spalti della conca, con un ruggito furioso Temrèr si volse e rilasciò una feroce fiammata verso di loro, incendiando quel tratto di muro ed una torre di legno adiacente.
Nessuna altra voce si levò.
Il grande drago viola ruggì insulti nei confronti delle guardie, vive o morte, quindi piegò il muso.
Egli sfiorò appena la catena che teneva la dragonessa legata e il duro metallo si sciolse come neve al sole.
Niya trattenne un gemito di sorpresa poiché ciò che aveva appena visto era uno di quei rari episodi in cui i draghi manifestavano la magia in modo istintivo e senza controllarla consapevolmente.
-Per favore, non cercare di fuggire in volo… sarei costretto a combattere per fermarti e non voglio farlo.- disse lui con espressione cupa.
Niya non dispiegò le ali né cercò di fuggire: sapeva che non era quella catena oramai liquefatta a tenerla prigioniera e per la prima volta avvertì che vi era qualcos’altro a tenerla legata a quel luogo a parte la prigionia del suo Cavaliere.
-Non… non potevo sapere che il drago avvistato fosse davvero una femmina: tale era la mia speranza ma… -
Niya mosse la lunga coda verso di lui, accarezzandogli il muso come per zittirlo.
Aveva capito i sentimenti e i desideri del maschio e benché lei stessa si fosse chiesta in passato come si sarebbe comportata in una tale situazione, ora la sua mente era sgombra da preoccupazioni e gli istinti stavano per dominarla.
-Niya… sei sicura? – chiese distante la voce del suo Cavaliere.
-Mio compagno-di-cuore-e-di-mente… ti chiedo di benedire la mia scelta e restare insieme a me per quello che ha da venire.-
-Hai paura?
– rispose la voce.
-Affatto… ma sento che tale è la sua grandiosità che non posso tenertene a parte. –
Attraverso la nebbia che si era frapposta a forza tra le loro menti, la dragonessa avvertì un ondata di affetto da parte di Kooskia.
-Fagli vedere come è fatta una vera cacciatrice della nostra foresta … -
Niya emise un mugolio di piacere, quindi si slanciò verso il drago viola azzannandogli la spalla.
Lui resistette all’impatto benché sangue sgorgasse dalla ferita e sul muso della dragonessa, il maschio fece perno sulla zampa anteriore destra e sfruttando il suo maggior peso la sbatté a terra, quindi si guardò sorpreso la ferita sanguinante.
-Avevo sentito leggende sul comportamento delle dragonesse selvatiche e di come fossero formidabili… -
Lei rimase a terra, stesa su di un fianco come una gatta, con la lunga coda che frustava il terreno.
-Allora non hai visto ancora niente Témrer, dimostrami di essere più che uno schiavo e battiti con me per avermi!-
Improvvisamente la dragonessa dorata si slanciò sul fianco esposto di lui ma il grande drago maschio la aspettava, le afferrò il collo e sfruttando lo stesso slancio riuscì a ribaltarla e a farla rovinare al suolo: la grande zampa artigliata di lui premette quindi contro la sua schiena, trattenendola.
Niya mugulò di soddisfazione e sottomissione nei suoi confronti, colpita dalla forza e dalla prontezza di riflessi di lui. Senza che lei avesse proferito parola, Tèmrer la lasciò andare quindi spiccò il volo e rimase in aria in attesa di lei.
La dragonessa dorata lo seguì, senza degnare di uno sguardo le guardie rimaste sugli spalti che in effetti si erano rintanate nelle torrette e nelle casematte.
Il fuoco dei due draghi si unì in una singola fiammata in cielo prima che i due atterrassero di nuovo nella conca: infine la dragonessa si accovacciò al suolo, invitando finalmente il maschio a prenderla tra ruggiti di piacere e di passione.


Il cucciolo non voleva stare attento e continuava imperterrito a concentrare tutta la sua attenzione su di un uccellino azzurro che cinguettava in cima ad un albero.
Redpaw gli pungolò il fianco con il muso e poi mordicchiò l’orecchio destro del cucciolo ormai mezzo cresciuto per riportare la sua attenzione sulla lezione di posta alla preda.
Nonostante la frustrazione a volte generatasi dal dovere allevare una piccola banda di monelli, il giovane lupo era soddisfatto e felice nel vederli crescere ed era grato alla sua compagna di essere una madre tanto premurosa.
Il cucciolo però commise un altro errore, mettendosi a ringhiare.
Redpaw stava per dargli un'altra lezione quando si rese conto che il piccolo non stava ringhiando al branco distante di cervi ma a qualcos’altro.
Il lupo si drizzò e annusò l’aria, fiutando qualcosa di strano.
Abbaiò al cucciolo di tornare alla tana da sua madre e dai suoi fratelli mentre lui stesso decise che si sarebbe messo a investigare.
Non poteva permettere ad un pericolo misterioso di minacciare la sua famiglia!
Non c’era nemmeno tempo di avvertire con l’ululato gli altri branchi o gli umani del Popolo dei Lupi, doveva agire subito e doveva agire da solo.
Redpaw corse nella foresta in direzione dell’intruso: rimase sorpreso nell’avvertire che fosse uno solo e il suo odore, benché ricordasse quello dei due-zampe, era in effetti diverso.
Ringhiò e gli sbarrò la strada, osservando il suo nemico.
Gli occhi di lupo non sono buoni quanto quelli dei due-zampe ma Redpaw riuscì a notare come l’intruso fosse alto e slanciato per essere un due-zampe: con lunghi capelli corvini.
Egli rimase sorpreso quando sentì parole antiche e potenti ma che il lupo comprese alla perfezione.
-Non sono tuo nemico, fratello cacciatore, il mio nome Laér e vengo qui in cerca di aiuto: due cacciatori di questa foresta, Kooskia Figlio dei Lupi e Niya Figlia del Cielo, sono stati catturati da nemici potenti. Aiutami fratello… portami da coloro i quali sono disposti a lottare per la loro e per la nostra libertà. –
Ultima modifica di Kooskia il 4 giugno 2014, 11:52, modificato 1 volta in totale.
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Re: Figlio dei Lupi – Cronache di un Drago e del suo Cavalie

da Brisingr92 » 10 ottobre 2013, 18:07

Piccolo errore nella parte finale del capitolo 22
"Il cucciolo non voleva stare attento e continuava imperterrito a concentrare tutta la sua attenzione su di un uccellino azzurro che cinguettava in cima ad un albero. "
In italiano il termine "su di un uccellino" è considerata quasi una blasfemia....x il resto eccellente lavoro
Ammetto la mia totale delusione per non essere diventato moderatore dopo aver speso passione e disponibilità per questo sito...
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RE: Figlio dei Lupi – Cronache di un Drago e del suo Cavalie

da Kooskia » 13 ottobre 2013, 9:45

"su di un uccellino" è considerata quasi una blasfemia....

Non per far figure ma... cosa ci sarebbe di sbagliato?
http://www.treccani.it/magazine/lingua_ ... a_190.html
Cioè... non mi sembra che dire "su di un".. fosse sbagliato... ma potrei ricordare male..
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RE: Figlio dei Lupi – Cronache di un Drago e del suo Cavalie

da Kooskia » 29 gennaio 2014, 13:19



Capitolo 23 - Confronto

Il Cavaliere aveva oramai perso il conto dei giorni: albe e tramonti si susseguirono dalle sbarre della finestrella della sua cella, che si affacciava sul cielo indaco. Aveva vagamente considerato l’ipotesi di segnare lo scorrere del tempo sul muro ma l’utilità di tale passatempo gli parve scarsa.
Ciò che più lo faceva soffrire era la difficoltà nel contattare la sua dragonessa poiché i suoi sensi rimanevano velati e benché riuscisse ancora ad avvertirne la presenza e a percepire parte delle sue parole, ciò che recepiva era solo una pallida ombra di quel che avevano condiviso un tempo.
Parte della sua attenzione era anche rivolta ai dialoghi dei suoi carcerieri.
Riusciva a coglierne solo una frazione ma di importanza sempre più rilevante: mentre essi inizialmente di dimostravano spavaldi e sicuri di sé, negli ultimi tempi Kooskia aveva afferrato stralci di conversazione che non lasciavano presagire nulla di buono per loro.
-A quanto pare lì fuori sta succedendo qualcosa… stanno ancora combattendo.-
La risposta della sua compagna di cuore e di mente giunse sfocata, ma riuscì a comprenderla.
-Gli uomini sugli spalti della mia prigione a cielo aperto… sono sempre di meno, come se ci fosse un gran bisogno di loro altrove. Témrer non mi ha voluto dire nulla però… -
Il giovane cavaliere non replicò, pensieroso.
Al di là di ciò che era accaduto tra la sua dragonessa e il drago viola, i cui frammenti di emozioni avevano raggiunto anche lui nonostante l’annebbiamento dei suoi sensi, Kooskia iniziava a porsi domande a cui non riusciva a trovare risposta.
Stando alle parole di Niya, quel drago misterioso non era un cattivo individuo eppure era legato ad un cavaliere come Asald.
-Se io cadessi nell’oscurità, tu che cosa faresti Niya? Mi seguiresti? Saresti costretta a farlo?-
La dragonessa non rispose.

Il giorno successivo, il giovane cavaliere si svegliò di soprassalto quando una delle guardie gettò senza tanti complimenti la scodella con il solito pasto all’interno della sua cella.
Fatto ciò l’uomo si allontanò di corsa con una fretta inusuale.
Anche gli altri due uomini di guardia erano in visibile stato di allerta e anziché sedere ad un tavolo a giocare a dadi o bere vino, essi erano in piedi e chiaramente preoccupati.
-Niya… cosa sta succedendo? Vedi qualcosa?-
La dragonessa inizialmente non rispose, poi parlò con espressione incerta.
-Non … non ne sono sicura. C’è grande movimento sugli spalti e degli uomini stanno guardando verso qualche punto in particolare, credo che sia la città. Si intravede del fumo, pensi che ci siano dei combattimenti in corso?-
L’attenzione del Cavaliere venne spostata sulle sue guardie poiché esse si affrettarono verso la porta: l’aveva appena aperta una figura ammantata con cappuccio e volto celato, per un istante rimase ferma all’ingresso ma poi estrasse una lama che affondò nel ventre di una delle due guardie.
L’uomo cadde all’indietro con un grido e il suo compagno sguainò la spada cercando di decapitare l’aggressore, quest’ultimo serrò le distanze e ne scaturì un confuso corpo a corpo coi due contendenti che lottavano per immobilizzarsi a vicenda.
L’individuo ammantato finì a terra e il soldato alzò vittorioso la spada per colpirlo, all’ultimo istante tuttavia il guerriero parve bloccarsi per poi accasciarsi al suolo. Un coltello era affondato nel suo petto.
L’uomo misterioso si concesse alcuni istanti per riprendersi dallo scontro, quindi afferrò un mazzo di chiavi dal fianco della prima guardia uccisa e si diresse verso la cella di Kooskia.
Il Cavaliere trasalì quando la vide.
-Traditrice… -
Gli occhi di Khelia sobbalzarono e sembrarono riempirsi di dolore.
-Non… non è come credi.-
-E cosa dovrei credere? Ti ho vista marciare armi in pugno contro di noi… Brelan e tanti altri sono morti per causa tua.-
Lei rimase in silenzio, abbassando lo sguardo.
-Non nego che la loro morte sia colpa mia ma… io non sono chi credi. La guerriera che hai visto era mia sorella maggiore, io… -
-Anche se questo fosse vero, ciò non toglie che tu ci hai condotti qui deliberatamente. La morte di tanti è solo colpa tua, e tutto questo per soddisfare i piani di tuo padre. –
Il giovane cavaliere tirò un pugno contro le sbarre di metallo.
-Sono stato uno stupido a fidarmi di te! Ti permisi di unirti a noi senza sapere nulla del tuo passato!-
-Non avevo scelta!- rispose lei. –Vi sareste mai fidati di me se avessi rivelato chi era mio padre? Ascoltami ti prego, c’è un potere più grande dietro di lui… se riuscissimo a salvarlo noi… -
- Salvarlo?!- il giovane cavaliere guardò con rabbia la fanciulla oltre le sbarre.
Il silenzio che si creò veniva inframezzato solo dal distante rumore di battaglia.
La giovane allungò una mano e aprì con le chiavi la serratura del cancello.
-Ti sto liberando perché non sono tua nemica, tu sei l’unico che può affrontare mio padre. Non ti chiedo di fidarti di me. Ti chiedo solo di fare ciò che ritieni giusto.-
Khelia fece un passo indietro, quindi si tolse la mantella, rivelando di portare sulla schiena la spada verde del cavaliere nel suo fodero.
Quando la ragazza gliela consegnò, il Cavaliere la estrasse.
Fu tentato di aggredirla ma non lo fece.
-Se questo è un altro inganno, non ti lascerò un’ altra possibilità.-
Lei annuì.
-Andiamo, dobbiamo raggiungere i cortili esterni e liberare Niya.-
-Voi non andrete da nessuna parte.-
Una figura si scostò dall’ombra: i lineamenti perfetti del volto manifestavano solo ferrea decisione.-
-Laèr! Che sollievo vederti…. cosa sta succedendo? I Mashujaa hanno rinnovato un attacco?-
-Non sono solo loro, sono andato dal tuo popolo e li ho convinti a venire a combattere per liberti, ma tutto questo oramai non ha più alcuna importanza.-
L’elfo estrasse la sua elegante lama.
-Tu adesso verrai con me, Cavaliere… ti porterò dove avrei dovuto portarti fin dall’inizio. Nella Du Weldenvarden per essere addestrato e preparato dal mio popolo a combattere le vere battaglie che ti aspettano contro l’Impero.-
Le parole dell’elfo colpirono Kooskia più di una spada.
-Io… io…. no aspetta, non possiamo semplicemente andarcene!-
Laèr scattò in avanti e colpì con violenza col manico della spada la fronte di Khelia che crollò all’indietro quindi, senza che Kooskia riuscisse ad avvertire con esattezza tutti i suoi movimenti, l’elfo gli si portò alle spalle e piegò con la mano libera il braccio destro del Cavaliere.
-Tu verrai con me umano! Sono stufo di tanta stupidità… Brelan è morto a causa di una mia debolezza, non avrei dovuto essere così indulgente con te. Ci sono responsabilità dalle quali sono fuggito e ho permesso che tu venissi invischiato in questo conflitto inutile quando le sorti di Alagesia potrebbero dipendere dalla tua presenza o meno sui campi di battaglia ad ovest!.-
La spada di Kooskia cadde al suolo e il giovane si piegò sulle ginocchia, avvertendo come l’elfo avrebbe anche potuto spezzargli un braccio alla minima pressione applicata.
Sempre tenendogli il braccio bloccato in una morsa di ferro, Laèr rinfoderò la sua spada e raccolse quella di Kooskia.
Lasciò andare il Cavaliere, mandandolo a sbattere contro una parete, per poi recuperare il fodero della lama verde: rinfoderò la spada del Cavaliere e se la sistemò sulla schiena.
-Non ho ucciso questa traditrice perché ho avvertito che se lo avessi fatto sarebbe stato difficile averti collaborativo nei miei confronti, adesso muoviti. Dobbiamo andare dalla tua dragonessa e poi lasciarci alle spalle questi luoghi.-
Kooskia si scagliò contro l’elfo per ritrovarsi senza neanche sapere come con la faccia contro il pavimento e sangue che gli colava dal labbro.
-Sei uno stupido se pensi di poter battermi sul serio, credevo che questo lo avessi già capito.-
La mano destra dell’elfo si chiuse nuovamente sul polso del ragazzo, piegandogli ancora una volta il braccio e costringendolo ad avanzare.
-Tu hai… hai portato qui il mio popolo! E convinto i Mashujaa a combattere ancora solo per avere un diversivo per liberarmi, loro moriranno per causa tua!-
-Sono sacrifici necessari, ragazzo. In guerra muoiono migliaia di persone ma la tua liberazione può da sola essere in grado di alterarne il corso… -
Il giovane Cavaliere non tentò di replicare ancora, ma non smise di lottare con tutte le sue forze per liberarsi dalla presa dell’elfo, inutilmente.
La frustrazione di Laèr veniva contenuta, quasi che egli avesse preventivato la resistenza di Kooskia.
Egli però non aveva evidentemente previsto quanto accadde poco dopo, quando essi superarono un nuovo corridoio: da un percorso laterale sbucò dinanzi a loro il nano Kalcegk.
Il nano era attorniato da un gruppetto di guerrieri Mashujia ed in mezzo a loro vi era Khelia: sembrava non essersi ancora del tutto ripresa dal colpo ricevuto poco prima.
-E’ una fortuna che lei conosca tutti i passaggi e corridoi di questo posto, così da avermi permesso di tagliarvi la strada… -
Commentò piatto il nano.
-Già… - fu la sola risposta dell’elfo.
-Immagino che avrei dovuto sospettare questa tua mossa quando sei sparito all’improvviso, un altro esempio della fiducia degli elfi nei confronti delle razze che per così tanto tempo hanno ignorato?-
Gli occhi dell’elfo si levarono furiosi ma egli non fece in tempo a proferire parola che il nano lo incalzò.
-Non provarci nemmeno, Laér … le chiacchere sulla lealtà e i doveri di voi elfi. Credevo che il tempo passato con noi, sia prima che dopo aver scoperto dell’esistenza di un altro Cavaliere, ti avessero aperto gli occhi sul fatto che esistono molti tipi di lealtà a questo mondo.-
Laèr abbassò il capo, e la sua voce si fece piatta.
-E’ in gioco troppo, per lasciarsi andare a sentimentalismi. Devi capirmi, Kalcegk… -
-Credi forse che io sia uno sprovveduto o un sentimentale? Barzuln! Sono un guerriero, Laèr, proprio come te… ma a differenza di te ora mi è chiaro c’è ben altro che le mere ambizioni di un giovane cavaliere rinnegato sperduto in un angolo di terra sconosciuta. O mi dirai che sei convinto che quel giovanotto abbia messo su questo piccolo impero tutto da solo? –
Kooskia rivolse lo sguardo verso Khelia, sicuro che nonostante le parole forti di Kalcegk, fosse stata la ragazza ad aver messo la pulce nell’orecchio al nano: ma le sue parole avevano valore?-
-… o sarà un'altra trappola?-
Evidentemente anche Laèr si rese conto della cosa perché la sua attenzione si rivolse proprio a Khelia.
-Vedo che si è ripresa… bene allora, faremo a modo tuo. Preparati ragazza, perché entrerò nella tua mente e non intendo subire alcuna resistenza da parte tua. –
-No! Io non… -
Il nano afferrò il braccio di Khelia, come a cercare di dissuaderla dal resistere.
-Avevi… mi avevi detto che ci sono pericoli per la mente di un umano se un elfo si attarda troppo in essa. – chiese il Cavaliere.
-Sarò sbrigativo e Khelia è senz’altro una fanciulla forte… ma il suo stato di salute mentale direi che sia la nostra ultima preoccupazione a questo punto.-
Durò meno di quanto Kooskia si aspettasse.
Khelia si accasciò a terra, indubbiamente provata ma parzialmente lucida.
-Sto… sto bene… - disse quasi a rassicurare se stessa.
Il volto dell’elfo era impallidito, eppure trapelava determinazione.
-Non avrei mai immaginato… - disse con un sospiro.
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RE: Figlio dei Lupi – Cronache di un Drago e del suo Cavalie

da Kooskia » 22 maggio 2014, 14:40

Capitolo 24 - Il ponte del destino.
L’uomo si fermò, osservando la stretta via dinanzi a lui.
I muri delle case si ergevano ai suoi lati, ma dall’interno non proveniva alcun segno di vita.
Khamal si chiese se non stesse per condurre i suoi guerrieri in un'altra trappola.
Il grande guerriero aveva dovuto impiegare tutta la sua persuasione per cercare di convincere gli altri condottieri Mashujaa di rango inferiore a non abbandonarlo.
Aver vinto la prova dei Lunghi Coltelli non garantiva la loro lealtà eterna, specie di fronte allo sterminio totale del loro popolo.
Nei giorni precedenti era riuscito a mantenere le forze degli uomini dalla pelle pallida in costante allerta, compiendo assalti notturni alla periferia della loro città.
-E adesso ci giochiamo tutto: come il cacciatore, con una sola freccia nell’arco, di fronte alla preda che sta per caricare.-
Egli allungò il possente braccio destro, aprendo la porta socchiusa di un’abitazione con la punta della lancia, poteva avvertire dietro di sé il fiato dei suoi guerrieri più leali.
Era l’ultima occasione, l’ultima battaglia per tentare di rovesciare la sorte: almeno così aveva promesso l’elfo e Khamal aveva prestato fede alle sue parole senza indugiare.
Dovevano solo intrattenere le forze degli Imperiali il più a lungo possibile nella speranza che il secondo tentativo di affondare la lancia nel cuore del nemico andasse a buon fine.
Khamal aveva solo sentito parlare dai pochi sopravvissuti Mashujaa della battaglia nel cuore del palazzo: il gigante color d’ebano rimpianse di non avervi preso parte perché egli si era convinto che avrebbe potuto farsi largo tra alleati e nemici per affondare la lancia nel petto malvagio del loro oppressore.
-Forse… forse il drago arriverà?-
Chiese un guerriero alle sue spalle, quando superarono un altro edificio abbandonato.
Un brivido di terrore scosse il gigante, poiché anch’egli aveva visto il drago viola apparire dal retro della fortezza, per scagliarsi contro la dragonessa dorata.
-Non lo ha fatto finora e dobbiamo credere che non lo farà: se ci attaccasse qui in città rischierebbe di uccidere anche gli uomini del suo padrone.-
La risposta data ai suoi guerrieri non convinceva nemmeno Khamal, ma egli sapeva che un leader doveva mostrare sicurezza dove gli altri giacevano nel dubbio.
Non ebbe il tempo per rassicurarli ancora, perché una lama scintillante passò a pochi centimetri dal suo naso.
Dall’ombra di un vicolo laterale, l’Imperiale aveva allungato la spada un istante di troppo in anticipo e l’istintiva cautela di Khamal gli aveva fatto rallentare il passo in prossimità dell’imbocco del vicolo.
Ruggendo contro di lui, il gigante allungò la lancia per poi affondarla nello stomaco del suo assalitore, impalandolo contro il muro dell’edificio: Khamal guardò oltre e vide una dozzina di soldati ammassati nella stretta via laterale un attimo prima che questi si lanciassero all’unisono.
Khamal cercò di estrarre la lancia, col solo risultato di spezzarla, ma la spada del primo assalitore venne bloccata dal troncone in mano al guerriero.
Egli emise un altro urlo tonante e allungò lo scudo di vimini che portava al braccio sinistro direttamente contro il volto del soldato, facendolo barcollare all’indietro.
Negli istanti successivi, gli altri Mashujaa dietro a Khamal si slanciarono in avanti, combattendo a ranghi serrati contro i soldati, uccidendoli o ricacciandoli nelle profondità del vicolo.
Khamal si accorse del rischio troppo tardi e altre urla di nemici alle loro spalle gli fecero rendersi conto di essere in trappola.
Una compagnia di soldati era sbucata dalla via centrale che loro stessi avevano percorso ed ora erano loro ad essere imbottigliati nel vicolo.
Khamal si fece largo tra i suoi guerrieri ammassati, per raggiungere la coda del gruppo che stava già affrontando i nuovi nemici quando all’improvviso un sibilo di frecce risuonò sopra le loro teste.
Delle sagome si muovevano dai tetti e benché il primo istinto di Khamal fosse quello di levare lo scudo di vimini, si accorse rapidamente che le frecce stavano centrando con precisione mortale i soldati che li avevano intrappolati.
Sbraitò degli ordini e afferrò la lancia di uno dei suoi guerrieri per poi lanciarla contro il gruppo di nemici confusi: l’arma si conficcò nello scudo di uno loro facendolo barcollare per l’impatto.
Khamal raccolse da terra la spada di un soldato caduto e la levò alta in cielo conducendo i suoi uomini in una carica.
Quando anche l’ultimo dei guerrieri nemici era caduto, Khamal si concesse di guardare verso i loro imprevisti alleati sui tetti.
Erano anche loro uomini dalla pelle pallida anche se recavano capelli lunghi: come i Mashujaa anche loro non indossavano armature di acciaio ma, invece di tuniche blu o nere, essi portavano rozzi pantaloni di pelle di animale e spesso non indossavano altro sui petti nudi.
Khamal si rese conto che il loro aspetto ricordava quello di Kooskia, il Cavaliere.
-Non possiamo restare qui, dobbiamo proseguire!- disse ai suoi uomini, spronandoli a continuare.
Il gruppo dei guerrieri guadagnò nuovamente la via principale ed iniziò a percorrerla: sui tetti rimaneva la costante presenza dei loro nuovi alleati.
Khamal si sorprese da come essi si muovevano: agili e veloci come bestie selvatiche.
L’attenzione del guerriero venne però a concentrarsi sul ponte che si ergeva alla fine della grande via… e sulla schiera compatta di soldati pronti ad attenderli.
Di fronte ad essi, spiccava una figura differente dalle altre: un guerriero solitario ricoperto da un’ armatura bronzea e con un mantello cremisi che svolazzava dietro di lei.
Khamal non ebbe bisogno di sapere altro: sapeva bene che caduto il capo, il resto dei suoi uomini sarebbero stati più propensi ad arrendersi.
Evidentemente anche il suo nemico doveva aver pensato la stessa cosa, poiché i loro sguardi si incrociarono quando Khamal ruggì di caricare: una volta che la distanza si ridusse considerevolmente, Khamal si rese però conto dell’errore da lui commesso, poiché chi lo stava affrontando aveva senza ombra di dubbio un aspetto femminile.
La guerriera approfittò dell’attimo di esitazione di Khamal: ella portava un grande scudo rettangolare al braccio sinistro ed una lancia impugnata nella mano destra, la punta luminosa di quest’ultima fendette l’aria con precisione e Khamal ebbe appena il tempo di levare lo scudo di vimini.
La lancia trapassò lo scudo da parte a parte come se fosse fatto di erba e la punta sfiorò appena la pelle del braccio sinistro, ma quanto bastava ad incidere un solco di sangue.
Khamal approfittò del fatto che la lancia fosse bloccata dai resti del suo stesso scudo e allungando la spada riuscì a tranciarla in due.
I due avversari si distanziarono, mentre Khamal si liberò dei resti dello scudo ed impugnò la spada con due mani, la guerriera fece lo stesso con il troncone della lancia ed estrasse una spada affilata.
Intorno a loro, i combattenti di entrambe le fazioni avevano fatto spazio, consci che il duello dei due leader avrebbe potuto risolvere l’esito dello scontro.
Khamal fece un respiro profondo ed osservò bene il suo avversario: era sorpreso ed infastidito dal fatto di dover affrontare una fanciulla che non arrivava alla sua spalla per altezza, ma era consapevole che doveva essere decisamente più portata di lui nel combattimento con la spada.
-Sei più abile… ma non forte quanto me. – pensò il guerriero, e si slanciò in avanti.
Imprimendo ogni volta con un urlo profondo i suoi fendenti, Khamal cercò di risolvere la questione in fretta: non poteva permetterle di sfidarlo in un tenzone di abilità.
Ogni colpo sferrato dal guerriero avrebbe potuto dividere in due un uomo, ma la fanciulla si mantenne sulla difensiva, evitando molti degli affondi piegandosi da un lato o all’indietro, e solo raramente sollevò la lama.
Poi la ragazza colpì, e la sua spada trovò un varco nel basso ventre del guerriero: Khamal si ritrasse appena in tempo ma avvertì il dolore quando la spada calò più a fondo, affondando nella coscia destra.
Si ritrasse, leggermente piegato, e con il volto contorto da una smorfia di dolore: non era una ferita mortale, ma lo avrebbe affaticato.
Khamal tentò un assalto disperato, imprimendo tutta la sua forza in un colpo laterale che andò a trovare lo scudo metallico della fanciulla: quest’ultimo si piegò a seguito dell’impatto e la ragazza fece alcuni passi all’indietro per liberarsene.
Si levò l’elmo, e Khamal rimase sorpreso nell’osservare lo stesso volto che aveva accompagnato il Cavaliere e che aveva combattuto per liberarli.
-No… perché… tu?!- fece in tempo a balbettare il guerriero, prima che la ragazza riuscisse con un abile colpo a disarmarlo.
La spada del guerriero cadde a terra, distante, ed egli si lasciò cadere in ginocchio: una mano stretta sulla coscia ferita e che perdeva sangue.
-Un altro che mi scambia per la mia cara sorellina… - disse la ragazza con un ghigno divertito.
Lei sollevò la spada, e Khamal si rese conto che presto tutto sarebbe finito.
Chiuse gli occhi per un istante ma invece di sentire il sibilo della lama, un ruggito animale risuonò attorno a lui. Una grande bestia color della cenere si era slanciata tra i due contendenti: aveva l’aspetto di un cane, ma agli occhi di Khamal apparve chiaro che l’animale era decisamente più grande e feroce.
Volse lo sguardo dietro di lui, e notò come alcuni dei nuovi inaspettati alleati si fossero mischiati a suoi guerrieri: che la bestia appartenesse a loro?
-Non sarà un animale a strapparmi la vittoria… - disse la fanciulla, con voce superba, prima di alzare la lama.
Ma la creatura non gliene diede il tempo, come un lampo grigio si scagliò contro di lei ed atterrò pochi metri più in là, alle spalle della ragazza.
Per alcuni istanti, lei rimase immobile, poi un rivolo di sangue cominciò a sgorgare da uno squarcio sul collo.
Khamal si alzò in piedi, osservando lo sguardo sorpreso e furioso della fanciulla: fece due passi verso di lei, e prima che la ragazza potesse sollevare la spada, chiuse le mani attorno al suo collo.
Il secco rumore del collo spezzato, fece trasalire i soldati Imperiali che osservavano il duello mentre i guerrieri alle spalle di Khamal esultarono.
Uno dei soldati si fece avanti: - E’ stato un combattimento sleale! Come possiamo cedere di fronte a questi schiavi e a questi selvaggi! Non hanno onore e portano persino le loro bestie selvagge con loro! Se cederemo, cosa ne sarà delle nostre famiglie?! Le daranno in pasto alle loro bestie!-
Khamal prese fiato e concentrò lo sguardo nei confronti dell’uomo che aveva parlato.
Avrebbe voluto ricordar loro con quanto onore il suo popolo era stato reso schiavo, di come le loro vite erano state completamente asservite e alle dipendenze dei voleri dei loro padroni, voleri che potevano includere il diritto di vita e di morte.
Poi però rammentò coloro i quali lo avevano liberato e ciò che aveva appreso dalle loro azioni.
Ora toccava a lui pronunciare le parole di un capo.
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Re: Figlio dei Lupi – Cronache di un Drago e del suo Cavalie

da Kooskia » 15 febbraio 2015, 19:21

Capitolo 25 - Il ritorno del Cavaliere.

Il volto dell’elfo rimase pervaso da calma e quiete ma Kooskia percepiva la tempesta scatenarsi sotto la superficie.
-Amici miei, vi prego di portarla al sicuro. Raggiungete il vostro capo e portate Khelia con voi: la battaglia che ci aspetta oltre queste porte è al di là della vostra portata.-
La voce di Laèr era colma di ragionevolezza e benché alcuni dei giovani guerrieri paressero voler protestare, i più anziani li condussero via.
Il giovane Cavaliere scambiò una fugace occhiata con Khelia, la quale era cosciente ma chiaramente provata.
-Si riprenderà.- disse l’elfo. –Se è forte anche solo la metà di suo padre.-
Suo padre.
Kooskia respirò profondamente, mentre Kalcegk pose le sue tozze mani sulla superficie del legno per poi aprirlo con un grugnito di sforzo.
La sala del trono era rimasta immutata dall’ultimo scontro: il tetto e parte del muro erano ancora divelti e si vedeva in lontananza l’intera città, come anche l’esito della battaglia.
-E’ finita, Asald.- disse l’elfo.
-Le tue forze sono distrutte e ridotte alla resa, in ogni caso hai perso.-
L’uomo non parve reagire minimamente a quella ovvia constatazione.
-Vi prego di arrendervi, le vostre morti saranno inutili.- rispose.
Laèr fece un cenno ed il trio di compagni avanzò verso il Cavaliere rinnegato.
Come prevedibile, l’elfo distanziò i suoi due compagni con uno scatto di velocità sovraumana ed estrasse la lunga lama ricurva con la stessa rapidità: Asald reagì prontamente, levandosi dal suo trono di pietra ed estraendo a sua volta la spada.
Dopo che le due lame cozzarono, l’umano riuscì a spingere indietro l’elfo, guadagnando terreno e i due duellanti si scambiarono una serie di rapidi colpi la cui velocità era al di fuori della comprensione di Kooskia.
Con un barlume di ragionevolezza, si rese conto che l’elfo aveva probabilmente lasciato che Kooskia avesse la meglio su di lui in alcuni dei loro duelli di addestramento.
Il livello dello scontro non escluse comunque Kooskia e Kalcegk: ogni qualvolta l’elfo arretrava di un passo, Kooskia prendeva il suo posto, scambiando pochi colpi con il loro nemico.
Era evidente come il Cavaliere traditore avesse decenni di esperienza alle spalle e Kooskia fu grato all’ascia di Kalcegk.
Il nano non poteva sperare di duellare allo stesso livello del loro nemico o dell’elfo o dello stesso Kooskia, ma un’ascia da guerra non era un’arma da duello e Asald doveva ritrarsi ogni qualvolta Kalcegk allungava la potente arma.
-Ancora!- gridò l’elfo ai suoi compagni, per poi scagliarsi nuovamente contro il suo nemico, coadiuvato dai colpi laterali sferrati sia da Kooskia che Kalcegk.
-Non è…. un combattimento molto onorevole… - disse il Lord con una smorfia, mentre la sua lama parava un colpo di Kooskia e piegava allo stesso tempo la testa per non essere decapitato da un ben più insidioso fendente dell’elfo.
Quest’ultimo rispose con gelida furia.
-L’unica cosa onorevole in questo confronto sarà la tua morte.-
-Hai detto bene elfo.- disse una voce glaciale.
Kooskia non fece in tempo a vedere chi l’avesse pronunciata, poiché si sentì il collo stretto da una morsa di ferro invisibile.
Lasciò cadere la sua spada e si accasciò al suolo, a malapena cosciente ed in grado di respirare.
-Kooskia!- giunse il grido disperato di Niya.
Il giovane cavaliere avrebbe voluto urlare alla sua dragonessa di stare lontana: implorandole di non intervenire e di mettersi in salvo, ma le forze che gli rimanevano gli lasciavano a malapena l’energia per continuare ad osservare.
Kalcegk venne sospinto via, come se fosse stato colpito da un’enorme maglio invisibile, per poi svanire dietro ad un cumulo di frammenti del tetto crollato.
Il Cavaliere osservò l’individuo che si stagliava all’ingresso della sala.
Era un uomo … o almeno così sembrava poiché la figura ammantata di nero aveva una pelle mortalmente pallida, coronata da lunghi capelli color rosso fuoco.
-Lo sapevo…. – disse l’elfo, trattenendo a malapena la sua furia e disperazione.
-Quindi per tutto questo tempo eri tu a controllare Asald.- disse.
Lo Spettro fece un ghigno e sollevò una mano a mostrare una sfera violacea che pulsava lievemente di una luminescenza dello stesso colore.
-Uccidilo!- sibilò lo Spettro.
Asald attaccò l’elfo con quella che sembrò essere il doppio dell’energia impiegata prima.
Laèr dovette impegnare tutte le sue abilità e Kooskia riusciva a malapena a seguire tutti i movimenti delle loro lame.
Dopo alcuni tragici istanti, la spada del Cavaliere trovò la coscia dell’elfo aprendovi una ferita: Asald si mosse di fianco all’elfo, infierendo una seconda ferita al braccio e Laér lasciò cadere la spada.
Con sgomento, Kooskia potè solo osservare senza fare nulla quando la spada di Asald affondò nella schiena dell’elfo: la punta fuoriuscì dal petto con un fiotto di sangue.
-Nooo!!-
Il giovane cavaliere lanciò uno sguardo di odio nei confronti dello Spettro, il quale rispose con un ghigno.
-Tu vivrai Cavaliere, dopo che avrò costretto la tua dragonessa a cedermi il suo Eldunarì, potrai… - le sue parole si interruppero.
Una sagoma bassa era apparsa dietro di lui, silenziosamente e senza destare l’attenzione dello Spettro.
L’ascia di Kalcegk affondò nella spalla destra dello Spettro e si scavò strada diagonalmente nel suo petto: lo Spettro ululò di dolore, fece dei passi in avanti, con ancora l’ascia incastrata dentro di lui.
Quindi si voltò ed un’esplosione di fuoco e fiamme accecò momentaneamente la vista di Kooskia.
Il corpo del nano compì un arco in aria per poi rimbalzare sul duro pavimento e rotolare fino al fianco di Laér.
Kooskia intravide come la pelle del nano fosse bruciata e ustionata mentre la corazza di pelle imbottita e cuoio era annerita dalle fiamme e dal calore.
-Ci…. ci sono… quasi riuscito… sarei stato, il primo nano a … -
Laér, al suo fianco, respirava ancora anche se il suo petto era in un mare di sangue.
Lo Spettro ululava di dolore e rabbia, quindi riuscì finalmente a raggiungere il manico dell’ascia dietro la sua schiena ed estrarre la lama.
-Solo un colpo al cuore ucciderà uno Spettro.- sentenziò Asald, con espressione neutra.
Un turbinio di vento giunse sopra le loro teste e la grande sagoma del drago viola Temrér li sovrastò mentre dietro di lui si manteneva in volo Niya.
-Stai indietro dragonessa!- ululò lo Spettro. – O il tuo cavaliere morirà prima che tu possa fare qualcosa: sarebbe un maledetto spreco, ma sempre meglio delle conseguenze.-
Quindi ringhiò con rabbia verso Asald. Lo Spettro era chiaramente indebolito dalla terribile ferita, ma riusciva a mantenersi in piedi e la sua voce crudele non aveva perso nulla della sua sicurezza.
-Perché il tuo drago l’ha liberata?! Forse vi siete dimenticati che possiedo il vostro cuore?!-
Quindi rise, come a voler finalmente liberarsi di qualcosa.
-Ma in effetti non ha importanza. Il tuo drago ha assolto il suo compito, con il potere del vostro Eldunarì posso già vedere la nuova vita che cresce dentro la femmina: ed è un maschio, quindi in realtà non ho più bisogno di voi.-
Nel dire questo, sollevò l’ascia di Kalcegk che aveva estratto poco prima dal suo corpo.
Il legno e il metallo si fusero in una vampata di calore mentre l’arma veniva rimodellata con la magia in una lunga lancia nera.
-No aspetta! Ti prego!- gridò Asald, ma egli si immobilizzò quando lo Spettro strinse il cuore-dei-cuori di Temrér.
Kooskia comprese come il legame tra drago e cavaliere fosse cresciuto tanto forte che l’effetto del controllo subito dall’Eldunarì colpiva anche lo stesso Asald.
-Getta la tua lama, Cavaliere!- intimò lo Spettro e Asald non poté che obbedire, scagliando la sua spada lontano.
Con un ultimo ghigno di soddisfazione, lo Spettro si voltò e scagliò la lancia in direzione di Temrèr.
L’arma saettò rapidamente fendendo l’aria e sorprese il drago, che non fece nulla per evitare quel colpo essendo immobilizzato quanto il suo Cavaliere.
La lancia affondò in profondità nel petto di Temrér.
Il ruggito di dolore che ne seguì proveniva sia dai polmoni del drago che da quelli di Asald e tale voce era tanto reale quanto il lamento che raggiunse la mente di Kooskia.
Temrèr rilasciò istintivamente una vampata di fiamme e fuoco verso lo Spettro, ma uno scudo invisibile lo protesse: quando il grande drago viola crollò nella sala, il ruggito di Niya squarciò il cielo.
-Ferma dragonessa! O il tuo cavaliere morirà.-
La pallida mano dello Spettro aveva estratto una lunga lama che portava al fianco, mentre con la sinistra reggeva l’Eldunarì.
-Tu e il tuo cavaliere sarete burattini meno difficili di Asald e Temrèr: quando tuo figlio verrà alla luce, avrai altri figli da lui, tanti da creare un’armata di draghi al mio comando.-
Sorrise, quasi a pregustare le umiliazioni che intendeva infliggere a Niya.
-E quando sarà il momento giusto, farò sì che degli Spiriti lo posseggano. Riesci a immaginarne la gloria? Sarà uno Spettro di tale potenza che il mondo interò tremerà.-
Kooskia cercò di trascinarsi vicino ai corpi di Laér e Kalcegk: respiravano debolmente entrambi.
-Che destino… morire al fianco di un elfo.-
-E… morire al fianco di un amico?- sussurrò Laèr.
-Questo… posso farlo.- rispose debolmente il nano.
Gli occhi di Kooskia incrociarono quelli di Laèr e in un’istante il Cavaliere capì.
-Bastardo! Non te lo lasceremo fare, meglio la morte che tale schiavitù!-
Lo Spettro si voltò verso Kooskia, la sua attenzione tutta concentrata su di lui.
-Ah sì? E come pensi di impedirmelo ragazzo?-
Questo bastò a Laèr: la sua mano sinistra scagliò la sua lama che scivolò sul pavimento fino a raggiungere i piedi di Asald.
L’uomo era in ginocchio, con espressione sconvolta, mentre il suo drago ancora respirava e lottava per aggrapparsi alla vita.
-Ora, Cavaliere!- urlò Kooskia, rivoltò ad Asald e l’uomo reagì.
L’ex-Cavaliere, l’ex-Lord, ed ora ex-traditore , afferrò la spada dell’elfo e fece dei passi in direzione dello Spettro.
-Quanto è futile … sei ancora vivo, maledetto?- disse lo Spettro con espressione divertita.
Asald si reggeva a malapena in piedi e non fece nulla per evitare l’affondo della lama del suo nemico.
La spada penetrò nel petto di Asald, ma egli rimase saldo ed afferrò con il braccio sinistro la spalla ferita dello Spettro.
Il volto dell’uomo era una maschera di furia e disperazione e le sue dita affondavano nella carne pallida dell’essere che aveva smesso da anni di essere un uomo.
-Lasciami maledetto, muori una volta per tutte!- gridò lo Spettro, affondando sempre di più la lama finchè fuoriuscì dalla schiena di Asald.
Ma era esattamente ciò che Asald voleva poiché in tal modo aveva bloccato la spada dello Spettro e la sua mano era salda sulla spalla del nemico: affondò anch’egli la lama e lo Spettro cercò di divincolarsi all’ultimo senza riuscirci.
La lama elfica affondò dritta nel cuore dello Spettro e Asald la spinse in avanti fino ad unirsi al suo nemico in abbraccio di muta morte.
Ma mentre gli occhi di Asald si spegnevano in un’espressione finalmente serena, quelli dello Spettro mutarono colore e la sua pelle divenne trasparente, come se fosse di vetro, prima di iniziare a screpolarsi e disintegrarsi.
Con un ululato che aveva ben poco di umano, lo Spettro andò in pezzi.
Kooskia si coprì il volto nel timore di essere investito da luce o calore, ma vide una coppia di globi luminescenti fuoriuscire dai resti del corpo del nemico.
Dello Spettro non rimase più nulla.
Quando Kooskia tornò a guardare Laér e Kalcegk, scorse solo la serenità della morte sui loro volti.
Il silenzio regnò infine nella sala, per poi venire infranto da un ruggito luttuoso proveniente da Niya.
La dragonessa dorata sfregò il capo sul corpo freddo del grande drago viola, per poi annusare con rispetto quelli degli altri caduti.
-E’ finita Niya… ma se questa è la vittoria, mi domando cosa sia la sconfitta.-
Kooskia si rimise in piedi, zoppicando per la stanchezza, fino a crollare sul muso della dragonessa dorata, abbracciandolo.
Lentamente il giovane cavaliere si mise a piangere.
-Siamo vivi Kooskia… e della nostra vita dobbiamo gioire. Ma da questo momento in poi le nostre vite hanno un significato diverso, dobbiamo vivere anche per coloro che sono caduti oggi, serbandone il ricordo e la memoria. Glielo dobbiamo.-
Kooskia annuì debolmente, stava per cercare di salire sulla groppa della sua dragonessa quando notò in un angolo della sala l’Eldunarì viola.
Gli sembrò di scorgere un barlume di luce al suo interno.
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