Il dipinto del drago

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Il dipinto del drago

da Riario1 » 16 novembre 2013, 14:38

Spoiler:

IL DIPINTO DEL DRAGO

[color=blue]1° CAPITOLO
DRAGO
Era solo ormai, pochi mesi o molti anni il tempo si confondeva nella sua mente; era arrivato il cavaliere rosso a rompere la sua prigionia: serviva Galbatorix da tempo, doveva solamente fornirgli energia quando il re la richiedeva e in cambio lui lo lasciava alla sua silenziosa meditazione.
Meditava sulla morte del suo cavaliere, non ne ricordava il viso né il nome; ricordava solo la voce, melodiosa persino mentre moriva rivolgendogli le sue ultime parole lo implorava di vivere; non più in forma corporea ma di tener vivo il suo spirito per vedere quando sarebbe giunta la fine per chi guidava i Rinnegati, coloro che avevano tolto la vita alla sua metà. Aveva dovuto fare da mentore a Murtagh e a Castigo, li aveva trattati come dei figli e insieme avevano coltivato il loro odio per il re; ma dopo a togliergli quel legame era arrivato Eragon che aveva deposto colui che li teneva prigionieri ma li aveva irrimediabilmente separati e lui non lo avrebbe mai accettato, non poteva perdere ancora un pezzo così importante della sua esistenza, non glie ne rimaneva più molta; aveva meditato a lungo sulla distruzione di ciò che lo imprigionava ancora lì dopo la morte del despota; ora non voleva morire ma impedire che Murtagh rimanesse solo con Castigo e i propri rimorsi; doveva impedire che si logorasse e infine morisse in essi.
Eragon lo aveva allontanato da Alaghesia cosa che lui voleva per allontanarsi da quei ricordi ma rivoleva il suo piccolo umano che con il suo drago ancora cucciolo vagava solo ancora in quella terra corrotta da millenni di male; perché Galbatorix era solo il frutto di quello che già altri avevano compiuto; si fece coraggio per sovrastare le miriadi di voci che come lui non più draghi in carne e ossa rimanevano solo pensieri, ricordi e emozioni racchiusi in una piccola sfera: l’Eldunarì.
“ascoltami per favore!” si rivolse a lui ma non lo ascoltò, da quando il ragazzo aveva tolto al palazzo distrutto ogni cuore dei cuori e ogni arma appartenuta ai cavalieri deceduti aveva chiuso la mente a tutti loro che solo ora dopo tempo (indefinito impossibile dire quanto perché la loro vita così lunga non si basava più su misure come i giorni, i mesi o gli anni) cominciavano a comprendere la caduta del despota e cercavano dopo la prigionia di esaudire i loro desideri: alcuni avrebbero voluto essere distrutti mentre altri volevano aiutare e dare consigli mentre altri ancora non si aprivano restavano a crogiolarsi nel dolore. Perché il ragazzo dopo la lunga festa al villaggio dei nani, l’ultimo avamposto prima del mare e dell’ignoto si era chiuso come se non volesse andare avanti ma era costretto a farlo; sapeva che era per l’elfa, diventata da poco cavaliere; lui l’amava lo capiva come Murtagh a suo tempo aveva amato Nasuada (aveva dovuto rinunciare a quell’amore quando essa venne fatta prigioniere dal re per non farla soffrire ulteriormente, anche se l’aveva aiutata come ricordo di quel sentimento), ora il giovane piangeva lacrime fatte di pensieri e voleva fare questo in solitudine; ma lui non poteva aspettare che il cuore del giovane guarisse col tempo; lui di tempo non ne aveva più. Intensificò la sua voce sulla mente di Eragon diventando pressante ma senza avere l’intensione di infrangere le sue difese, voleva solo essere ascoltato; voleva comunicargli la sua richiesta di aiuto.
ERAGON
Aveva lasciato Arya da due giorni aveva pianto da solo, nemmeno Saphira aveva assistito; era mattina e dalla sera precedente sentiva questa coscienza tamburellare sulle sue difese mentali, aveva pensato che fosse un Eldurnaì che volesse parlargli ma ora si accorgeva che questo a differenza degl’altri non si infrangeva come un debole ruscello ma continuava a premere sulla sua mente, aveva deciso di ignorarlo rimandando il dialogo tra quel drago al giorno dopo (sapeva che non si sarebbe arreso, conosceva i draghi erano esseri caparbi), lo incuriosiva quell’Eldurnaì ma la sua mente era occupata dal dolore che però si andava affievolendo di giorno in giorno.
Arrivò la sera e lui ancora avvertiva lo spirito del drago premere contro la sua mente, ne avvertiva il dolore, non era dispiaciuto per il dolore del drago anzi era felice di non essere solo, guardava il mare dal lato destro della nave quando l’elfo di vedetta si mise a urlare: ”Terra!” Non pensava che sarebbero arrivati così in fretta alla costa della terra sconosciuta, corse veloce verso il timone per vedere meglio: si scorgeva in lontananza il profilo di una striscia di terra, la speranza di una nuova vita lo distolse un momento dai suoi tristi pensieri. “Eragon arriveremo domani mattina se la corrente ci è favorevole” aveva parlato il comandante della nave Nayr: alto e snello, coi capelli lunghi legati in una treccia che gli ricadeva sulla schiena coprendo in parte la camicia di tessuto elfico; Eragon si girò verso di lui e annui poi tornò a fissare il profilo ondulato della sua nuova casa, dopo il tramonto si rifugiò nella sua cabina: una piccola stanza con un letto, una cassapanca e una piccola scrivania cosparsa di fogli e libri; si sdraiò sul letto con la testa appoggiata al cuscino e i pensieri rivolti all’Eldurnaì che cercava la sua attenzione, decise di ascoltare subito la sua richiesta e gli aprì la mente “come posso aiutarti?” chiese cordialmente, non dovette aspettare molto per una risposta “grazie per avermi aperto la tua mente ,ti volevo chiedere di non abbandonare Murtagh, ha bisogno di te e me, mentre io ho bisogno di lui” il tono di quel pensiero stupì Eragon quanto il suo contenuto: l’anima del drago parlava di Murtagh con dolcezza ma ripiangeva di non averlo vicino; “ha bisogno di restare solo non è pronto a tornare e quando lo sarà verrà da se” “non puoi lasciarlo solo non resterà in vita” Eragon sapeva che il drago aveva ragione e che dopo pochi anni suo fratello non avrebbe mai più cavalcato Castigo ma aveva dei doveri verso i draghi; “non posso andare a cercarlo ma la tua razza dipende da me e ….” Non lo lasciò finire di parlare “capisco la lealtà verso i tuoi doveri, non chiedo che tu vada subito a cercarlo ma spero che lo farai in un prossimo futuro” alla supplica il cavaliere non poté che accettare e dopo essersi consultato Saphira disse nell’antica lingua (per dimostrare che avrebbe mantenuto la parola data) che sarebbe andato a cercare il fratello dopo 4 mesi dal suo arrivo nella nuova terra.
DRAGO
Il consenso di Eragon ad andare a cercare il suo piccolo umano e il cucciolo suo drago lo rese felice; dovevano passare quattro mesi prima che partissero alla sua ricerca ma non gli importava l’avrebbe rivisto era felice e voleva comunicarlo a tutti: aprì la mente e mentre lo faceva si accorse che qualcosa non andava; oltre all’equipaggio composto da elfi e a Eragon un’altra coscienza era presente nella nave: una coscienza femminile, giovane, umana e nascosta molto probabilmente nessuno sapeva che si trovava lì; cercò di forzare le sue difese mentali che erano resistenti ma dopo qualche tentativo riuscì a entrare e in pochi istanti venne a conoscenza di tutto su quella ragazza: Il suo nome era Sil aveva 15 anni si era intrufolata dentro alla nave durante la festa nel villaggio dei nani non voleva nuocere a nessuno voleva solo vivere avventure lontano dalla terra natia dove aveva perso i genitori a causa della guerra. Si era nutrita di mele e pane conservati nella stiva. Si sentì in dovere di avvertire Eragon, non perché non gli piacesse quella ragazza ma soprattutto per il suo bene. “Ragazzo credo che ci sia un problema” non aggiunse altro ma gli fece vedere con la mente la ragazza nascosta nella stiva e inviandogli la sua storia e chiedendogli tacitamente di non arrabbiarsi troppo poiché l’unica colpa della ragazza era la sua sete di avventure (che lui conosceva già molto bene), Eragon lo lasciò vedere coi suoi occhi mentre scendeva nella stiva e si fermava davanti alla porta; non sapeva cosa lo aspettava: se la ragazza era armata o il suo aspetto, insomma lui anche potendo entrare nella sua mente non aveva accesso a informazioni a cui la ragazza non pensava. Restando sempre nella mente del giovane cavaliere vide la mano di lui spingere la porta e vide anche la ragazza in piedi sopra un barile per poter guardare fuori da un finestrino posto in alto; “Chi sei e cosa ci fai qui?” la ragazza si girò di scatto mostrando la sua faccia con gl’occhi color nocciola le labbra non troppo sottili e i capelli lunghi fino alle scapole coprirle il collo, era poco più bassa di Eragon e sembrava spaventata, molto spaventata. Non rispose subito ma dopo qualche momento disse:” Mi chiamo Sil …” fece una pausa intimorita e poi riprese: “sono qui perché me ne volevo andare da Alaghesia, lì sono morti i miei genitori e il mio fratellino; anche per colpa tua!” Lo aveva accusato della morte dei sui genitori e aveva ragione sia il drago che Eragon lo sapevano.
NOTE DELL’AUTRICE: Allora cosa ne pensate? Naturalmente è solo l’inizio spero che recensirete perpoter sapere se vi è piaciuta oppure no o anche cosa dovrei migliorare.
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Re: Il dipinto del drago

da Riario1 » 24 novembre 2013, 13:57

IL DIPINTO DEL DRAGO


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2° CAPITOLO

Sil

Mi guardava valutando cosa fare, gli avevo appena addossato la colpa della morte della mia famiglia, la colpa non era direttamente sua ma della guerra era il principale esponente; avrei potuto dare la colpa al re ma avevo davanti lui e non il re. Era bello coi capelli arruffati e gli occhi verdi tendenti al blu aveva le labbra sottili e rosee, scesi dal barile e notai che era poco più alto di me, feci un passo avanti e lui corrugò lo sguardo e poi si decise a dire:” arriveremo domani verso l’alba vieni non mangerai qualcosa di gustoso da un po’” si volto sorridendomi e mi fece strada fin sulla scala, Quando arrivammo alla porta lui la aprii e io potei finalmente vedere lo stupendo panorama del mare con la luna riflessa, ad un tratto il mio sguardo fu rapito da qualcosa che si muoveva nell’acqua, mi avvicinai al parapetto e vidi un’enorme testa blu emergere dall’acqua ancora più blu:” Quella deve essere Saphira!” la sagoma si avvicinò e io mi sporsi ancora di più, mi trovai faccia a faccia con la stupenda dragonessa; mi voltai e vidi Eragon che mi si affiancava e allungava una mano verso la sua dragonessa per accarezzarla. “è stupenda e magnifica” “grazie” e poi si rivolse al suo cavaliere “sembra sicura di se”, io mi rivolsi di nuovo a lei: “Dev’essere stupendo volare?” “oh si lo è” sorrisi e il suo cavaliere mi accompagnò a un tavolo dove si trovava vario cibo e io assaggiai tutto; avevo fame. “Puoi dormire in quella cabina” eravamo nel corridoio e lui mi indicava una porta, io gli sorrisi e aprii la porta lui si girò e fece altrettanto con la porta difronte a quella dove io stavo entrando; la cabina era spoglia ma non mi soffermai sul suo aspetto, mi sdraiai e mi addormentai subito.

ERAGON

Gli avvenimenti di quella sera lo avevano sollevato dal dolore anche se non era scomparso del tutto, la mattina sopraggiunse veloce e con lei lo sbarco sulla nuova spiaggia; tutti si unirono allo sbarco: Eragon, Saphira, gli elfi e Sil; ormai tutti sapevano che era a bordo e nessuno trovava sgradevole la sua presenza; la spiaggia era ghiaiosa, cosparsa di sassolini bianchi con qualche striatura nera e più ci si allontanava dal mare più i piccoli cespugli diventavano alti alberi verdi che contrastavano con il bianco dei sassolini; si voltò verso Sil la vide chinarsi e prendere una piccola pietra per poi scagliarla nell’acqua che trasparente all’inizio diventava poi di un blu intenso quasi come il colore della sua dragonessa, la ragazza aveva un’espressione meravigliata che le faceva brillare gl’occhi e per la prima volta si chiese se lui non l’avesse già vista; scartò velocemente quell’idea anche se forse avrebbe voluto conoscerla già da molto e sapere tutto di lei.

“Ci accampiamo qui? O ci inoltriamo nel bosco?” La voce riscosse il cavaliere che scrutando il viso dell’elfo cercò di valutare cosa fosse meglio fare, “Per oggi restiamo sulla spiaggia e domani vedremo di esplorare l’entroterra, non sappiamo cosa possa trovarsi in queste terre”. Montare il campo non richiese molte energie: tutti gl’elfi presenti impiegarono la magia per sollevare le tende adibite a stanze per tutta la comunità presente sulla barca, la loro disposizione era circolare con al centro un focolare dove sopra la fiamma v’era montata una griglia dove far cuocere il cibo, esse erano tutte della stessa dimensione. Era passato da poco mezzo giorno quando il lavoro fu completato e una minestra dall’aspetto squisito bolliva sul fuoco e quando fu pronta tutti si sedettero attorno al focolare e a tutti venne passata una ciotola colma di quella pietanza che tutti mangiarono gustandone il sapore e scaldandosi con quel piatto caldo che fumava nel clima fresco. Dopo il pranzo alcuni si ritirarono nelle proprie tende per riposare altri tornarono sulla barca per portare a terre altre provviste, Eragon si avvicinò a Sil che sedeva in riva al mare coi piedi scalzi immersi nell’acqua; “Non hai freddo” le disse riferendosi hai piedi nell’acqua, scosse la testa e rispose: “Sono abituata, a casa mi lavavo nell’acqua fredda; mi piace, mi rinvigorisce”, anche il cavaliere si tolse gli stivali posandoli vicino a quelli della ragazza, allungo i piedi e rabbrividì al contatto col freddo dell’acqua, però, dovette ammettere che la fanciulla aveva ragione il freddo lo aveva svegliato dal torpore che provava da quando aveva lasciato la sua casa.

“Sai” disse con voce che racchiudeva un tono di mistero e questo fece incuriosire la ragazza che si voltò a guardarlo curiosa, lui felice di aver attirato la sua attenzione continuò guardando il mare: “Le tre uova di drago che possedeva il re non erano le uniche rimaste” Sil ritirò velocemente i piedi dall’acqua e si mise in ginocchio rivolta verso Eragon che continuava a fissare il mare: “Davvero?! Le hai tu?”, il ragazzo sorrise si alzò in piedi e porse una mano alla ragazza che l’afferrò per aiutarsi ad alzarsi, entrambi presero gli stivali senza infilarseli e si avviarono verso il campo: Eragon faceva strada affiancato da Sil che lo seguiva entusiasta. Arrivarono davanti alla tenda del cavaliere che scostò il lembo di stoffa facendo segno a Sil di entrare, lei non aspettò e si catapultò dentro seguita dal ragazzo, si sedettero l’una sul letto e l’altro su un piccolo sgabello; in quel momento Eragon pronunciò alcune parole nell’antica lingua e così apparve una specie di sacco da dove il cavaliere tirò fuori una pietra ovale lunga quanto un avambraccio, era dorato e rifletteva la poca luce che filtrava dalla tenda, Eragon lo porse alla ragazza che lo prese in mano con riverenza e lo portò vicino agl’occhi in modo da esaminarlo meglio, era completamente liscio e delle venature d’oro più scuro si arrampicavano sul guscio come delle crepe, il ragazzo che credeva che ella potesse diventare un nuovo cavaliere la osservava attento a percepire se all’interno dell’uovo il cucciolo si muovesse; ma niente scosse il sonno del piccolo drago; Eragon esaminò ogni coscienza die draghi racchiusi nelle uova destinate hai cavalieri; uno sembrava interessato alla ragazza, Eragon immerse di nuovo la mano nel sacco e ne tirò fuori un ovo poco più piccolo di quello dorato ma completamente bianco: non una venatura si stagliava sulla superfice marmora del guscio; Sil colpita porse al ragazzo l’alto uovo per ricevere in cambio quello completamente bianco, “I draghi bianchi sono esemplari molto rari, questo è l’unico destinato a un cavaliere mentre ce ne sono altri due selvatici”la ragazza alzò lo sguardo da quella meraviglia e rivolse la parola al suo interlocutore: “Selvatici?” “Sì molte uova racchiuse qui..” indicando il sacco “… sono di draghi destinati a diventare selvatici” in quel momento le mani della ragazza tremarono. “Eragon! Si è mosso!” il tono di Sil era allarmato e al contempo emozionato; in effetti l’uovo continuava a deformarsi (apparivano piccolissime protuberanza) per poi tornare normale, “Ora sarebbe meglio se riposassi” disse lui per poi pronunciare poche parole nell’antica lingua e Sil si addormentò subito lasciando cadere l’uovo che prontamente Eragon afferrò; fece sdraiare la ragazza sul letto e le mise l’uovo che continuava a dimenarsi vicino al braccio per poi uscire portando con se la sacca dove erano conservate le uova.

SIL

Mi svegliai nel cuore della notte, ricordavo solo che dopo aver visto alcune uova mi ero addormentata; mi misi a sedere e solo allora mi accorsi che vicino a me era rimasto l’uovo bianco lo presi in mano e in quel momento il ticchettio sul guscio divenne più forte e in pochi secondi si crepò; la crepa si allargò fino a far uscire una piccola testa bianca da cui spuntavano due piccole corna, aveva della peluria sulla parte più alta della testa per poi diventare piccole scaglie, posai l’uovo appena schiuso su materasso, il draghetto alzò la testa mettendo in mostra due occhi completamente bianchi con solo una piccola striscia nera al centro; con un’altra spinta rovesciò l’uovo e ruppe del tutto il guscio rivelando così quattro piccole zampe edue ali che sbatteva per cercare di raddrizzarsi. Allungai la mano per accarezzarlo e sentii un’energia fortissima scavarmi nella mano per poi non sentire più nulla.
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Re: Il dipinto del drago

da Riario1 » 29 novembre 2013, 18:04

IL DIPINTO DEL DRAGO

3° CAPITOLO

SIL

Mi ridestai che fuori albeggiava e la mano sinistra mi bruciava, girai il palmo e mi stupii di cosa trovai “Quello è il gedwëy ignasia segna il vostro legame” “Legame?? Vuoi dire che…” “Sì” non mi lasciò finire, lo guardai sorrideva e spostava lo sguardo da me al cucciolo che si trovava sopra il mio stomaco; accoccolato chiuso a cerchio con la coda sotto la testa, allungai la mano per accarezzargli il piccolo collo, “Ma… io non volevo diventare un cavaliere” “Non è una cosa che puoi decidere, ma adesso non si piò più tornare indietro” “E chi vuole tornare indietro? Sono felice che lui o lei si sia schiuso d’avanti a me” “è un maschio”; il dialogo aveva risvegliato il draghetto che si stiracchiava le zampe e sbadigliava buttando indietro la testa, “Dovrai dargli un nome” ci riflettei su guardando il mio piccolo compagno: osservavo ogni centimetro del suo corpicino, allora lui si voltò verso di me guardandomi con i suoi occhi bianchissimi; faceva quasi paura perdersi dentro di essi. Spectro decisi era un nome che gli si addiceva in pieno “Spectro?” Eragon mi guardò severamente “Gli spettri sono creature orride e malvage, non dovresti dargli questo nome” il mio piccolo compagno emise un gridolino: un principio di ruggito verso Eragon, “A lui sembra piacere” “Sei tu a dover scegliere” con questa affermazione chiuse il discorso, poco dopo aggiunse:” Dovresti riposare ancora” e uscì dalla tenda senza lasciarmi replicare; come potevo riposare? Dopo tutto quello che era successo dormire era l’ultimo dei miei pensieri, allungai la mano spontaneamente verso il draghetto che era sceso prima che mi mettessi seduta sul letto con le gambe a penzoloni e ora mi stava di fianco. Indossai un paio di braghe, una camicia lunga con uno scollo a V chiuso da un laccio di cuoio e una giacchetta di pelle, più corta (finiva poco prima della cassa toracica) e aderente della camicia che usciva ricadendo candida fino ai fianchi, il giacchetto aveva i lacci che partivano dal fianco destro proseguendo in diagonale fino alla spalla sinistra, completai il tutto con un paio di stivali marroncini; tutto l’abbigliamento era stato lasciato in un primo momento da Eragon quando era venuto a trovarmi. Cambiati i miei vecchi e usurati abiti mi sentivo rinata e d in effetti era così, la mia vita non sarebbe mai stata più la stessa; porsi il braccio destro verso il draghetto che mi guardava dal letto, la mano aperta aveva il palmo rivolto verso l’alto, Spectro con un piccolo balzo salì sulla mia mano e si arrampicò sul braccio fino ad appollaiarsi sulla spalla sinistra quindi mi avviai all’uscita. Fuori dalla tenda v’era un viavai caotico, tutti erano già al lavoro, la metà si occupava di costruire una specie di casa: cantavano agli alberi infondendo nelle parole la magia per plasmare gli alberi a crescere in determinate forme, “La prima casa sarà completa fra due ore” a parlarmi era stata l’unica elfa: “Io mi chiamo Nadja tu sei Sil naturalmente, congratulazioni nuovo cavaliere” fece un piccolo inchino e io ricambiai con un timido sorriso, “Come l’hai chiamato?” “Spectro” fece una piccola pausa per valutare cosa rispondere poi aggiunse: “Il nome … è giusto per chi crede alle leggende popolari che dicono che gli spettri sono bianchi, anche Eragon ammazzaspettri non è esattamente uno dei nomi migliori che avresti potuto scegliere” “so che non tutti potranno capire ma è quello che io ho scelto” calcai sull’ultima parola per far capire che non intendevo cambiare idea, “Ora devo andare” fece un altro inchino e si allontanò.

Mi avviai verso il mare e mentre passavo chi mi incontrava si inchinava e sorrideva, quando finalmente arrivai al mare mi misi a sedere con le gambe incrociate e iniziai a espandere la mia mente meglio che potevo, non l’avevo mai fatto prima e lasciare le barriere sicure dove risedevano i miei pensieri e unirli a quello di Spectro mi fece rabbrividire nel sentire quello che anche lui provava: gioia, meraviglia, stupore e paura. Infusi in lui tutto quello che avevo fatto e tutto quello che mi ricordavo ogni cosa, alle immagini di cose aggiunsi la parola corrispondente, andai avanti così fino all’ora di pranzo e non mi sarei fermata se Eragon non fosse venuto a chiamarmi.



ERAGON

Era sulla spiaggia a gambe incrociate e il draghetto appollaiato sulla spalla, lui si avvicinò a passo svelto aveva fame me prima doveva chiamarla anche lei e Spectro dovevano mangiare; era stato con Saphira tutto il giorno a esplorare dall’alto la foresta, essa finiva poche miglia da dove erano accampati loro con l’iniziare di una catena montuosa mentre proseguiva lungo la costa fino a perdita d’occhio, le uniche creature che avevano scorto esistevano anche ad Alagaesia e non c’era traccia di insediamenti di nani, elfi o umani né di costruzioni. La ragazza non si era nemmeno accorta che lui si era fermato dietro di lei e la osservava comunicare con la mente a Spectro, ci era riuscita bene per non averlo mai fatto anche se le sue difese mentali erano scarse, cosa a cui avrebbe dovuto provvedere lui come avrebbe dovuto provvedere a tutte le sue lacune a partire dalla lingua fino all’uso delle armi e della magia così come nel volo. Il ragazzo le posò una mano sulla spalla non occupata dal draghetto, lei si girò con un cipiglio concentrato e lui sorrise ne vedere la sua espressione ma poi si riscosse e le rivolse la parola: “Vieni devi pranzare e poi inizieremo le nostre lezioni” “Lezioni? Su quale argomento”, nemmeno Eragon aveva ancora le idee chiare su questo ma rispose comunque restando vago: “Ti valuterò sulle discipline di base su cui si fondano i cavalieri” lei non volle indagare ulteriormente quindi si alzò e lo seguii verso il centro dell’accampamento dove consumarono un pasto veloce per poi dirigersi verso un lato secondario del campo adibito ad armeria con un piccolo spazio usato come arena; Eragon aveva deciso di iniziare con la spada cosa che le sarebbe tornata utile. Lui iniziò con spiegarle le basi per poi mostrarle qualche affondo, “Tieni prendi questa” e le porse una spada normale, corta e spessa per vedere come poteva cavarsela con quel tipo d’arma “Come la senti? Dovrebbe essere come i prolungamento del tuo arto, prova qualche affondo”; Sil sapeva tirare di scherma si vedeva dai suoi movimenti, erano solo parate e affondi ad un avversario immaginario ma facevano risaltare il poco che sapeva su quella disciplina, “Sono più brava con l’arco e le frecce” si scusò con un sorriso imbarazzato, “Il problema non è solo la poca pratica ma quella spada non è adatta a te, è meglio per i tuoi movimenti una più lunga e sottile” prese un’altra spada da una rastrelliera che conteneva diversi tipi di armi e la porse alla ragazza che la prese restituendo l’altra, andarono avanti con parate e stoccate seguita dai complimenti o dai rimproveri di Eragon; era da un po’ che lavoravano su una tecnica che non riusciva alla ragazza, dopo l’ennesima spiegazione su come svolgere l’esercizio lui rinfoderò la spada e si avvicinò a Sil prendendole la mano e accompagnando i suoi movimenti per correggerle gli errori di postura, quando finirono il sole stava tramontando e loro erano fradici di sudore, avevano lavorato molto e con soddisfazione di Eragon la ragazza migliorava velocemente, “Va a lavarti c’è un insenatura poco più in là dove nessuno più vederti, Nadja ti ci accompagnerà” mandando un cenno con la testa all’elfa per poi aggiungere: “dopo cena passeremo allo studio dell’antica lingua”. Il ragazzo aspettò che le due si fossero allontanate ed entrò nel piccolo capanno che si trovava dietro alla rastrelliera, si chiuse dentro e ammirò lo spettacolo che quel luogo conservava poi si sedette con la schiena appoggiata alla porta e raccontò a Saphira gli avvenimenti del pomeriggio, con un leggero tono fiero nell’affermare che come primo giorno da maestro era stato bravo.

SIL

La conca dove avevo appena fatto il bagno era ricavata su un lato di uno sperone di roccia vicino al loro accampamento ma sul lato non esposto ad esso, mi ero vestita con abiti simili a quelli di prima, coi capelli bagnati uscì dalla piccola grotta ritrovandomi d’avanti Nadja che mi aspettava seduta su una roccia, con lei mi avviai in silenzio verso la capanna di Eragon che la notte prima avevo usato io, lì mi aspettava Eragon con due ciotole di zuppa fumanti e vari libri aperti sul piccolo tavolo; Nadja si congedò con un lieve inchino, Eragon mi fece cenno di sedermi e io lo feci; mangiammo in pochi minuti senza proferire parola, poi dopo che Eragon ebbe spostato le ciotole dal tavolo al pavimento iniziò a parlare: “Come già saprai i cavalieri dei draghi sanno usare la magia proveniente dagli stessi draghi e per potere fare questo bisogna conoscere l’antica lingua e questi libri sono l’inizio” e mi porse due enormi tomi alla vista dei quali Spectro che mi sedeva sulle gambe mugolò, “Comincia subito dovrai finire entro due giorni”, sospirai rassegnata e mi misi a leggere il primo libro: un insieme di novelle con traduzione a fianco, passate tre ore ero arrivata a un quarto del libro e le parole di una lingua mi si confondevano con quelle dell’altra; era come se la mia testa si fosse allargata per consentirmi di imparare tutto più in fretta; ogni parola che leggevo mi si imprimeva nella memoria senza volersene andare. Mentre io leggevo quel libro Eragon leggeva un libro di magia (o almeno credevo che la parola sul titolo significasse magia), ma mi stavo addormentando sul libro allora Eragon si rivolse a me dicendo: “Ora vai a dormire, domani ti sveglierai all’alba abbiamo una lezione”. Quando uscii per andare alla mia capanna fuori non c’era nessuno e la luna splendeva piena in celo riflettendosi sul mare, mi avvicinai ad esso per ammirarlo meglio con Spectro che mi trotterellava dietro divertito, andai a sedermi sull’altura che nascondeva la piccola grotta dove avevo fatto il bagno; con le gambe a penzoloni nel vuoto guardavo quell’immenso spettacolo condividendo con Spectro i miei sentimenti e lui faceva altrettanto con me; mi addormentai lì con il nostro legame ancora intatto e sognai il mio volto addormentato che veniva illuminato solo dalla luce della luna e una voce nella mia testa che diceva il mio nome “Sil”, solo quando vidi una zampetta bianca che sembrava possedere al corpo da cui stavo guardando capii che era Spectro che mi trasmetteva le immagini che lui vedeva ancora sveglio.
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Re: Il dipinto del drago

da Riario1 » 30 novembre 2013, 16:47

IL DIPINTO DEL DRAGO


4° Capitolo

Passati tre mesi dal loro arrivo in Seridan (così Eragon soprannominò la terra dove avrebbe ricostruito l’ordine dei cavalieri) molte cose erano accadute: la terra non presentava suoi abitanti e nessuna costruzione, si estendeva fino ad arrivare ad un grande deserto che nessuno superò in quei tre mesi; Sil e Spectro erano cresciuti entrambi, lei ormai era esperta con la spada e con l’arco, bravissima persino con la magia; ormai cavaliere e drago in piena regola. Anche la comunità era cresciuta creando una piccola città dove il primo insediamento si era accampato pochi mesi prima, la città sorgeva sulle cime degli alberi affacciati al marre, mentre la sede del nuovo ordine è posizionata in un posto dove solo i draghi selvaggi e i cavalieri con le rispettive cavalcature possono accedervi, la sede è formata da un palazzo ricavato da una grossa quercia aperto sul deserto dal lato destro e le montagne su quello sinistro, in esso sono conservati in una stanza posta sul ramo più grande il cui soffitto è inesistente gli Eldurnaì e le varie armi possedute ai precedenti cavalieri, la sala dove i cavalieri vengono investiti si trova all’aperto coperta da un ramo che aprendosi copre il luogo e da esso partono molti altri rami e fronde intrecciati essi fungono da pareti anche se lasciano filtrare la luce del sole creando un atmosfera quasi surreale; l’illuminazione è fornita da piccole ghiande che imbevute di magia si illuminano di luci bianche, sembrano quasi stelle quando le si guarda di notte; nel castello risiedono venti stanze singole di cui diciotto non ancora ammobiliate (si era deciso che solo coloro che avrebbero risieduto in esse avrebbero potuto scegliere come arredarle), tutte della stessa dimensione posizionate tutte in un ramo che si contorce formando varie curve, altre due stanze molto più grandi si trovano nel ramo inferiore, esse sono adibite a giovani cavalieri non ancora investiti di tale onore (ancora vuote) una per i ragazzi e l’altra per le ragazze, dieci letti sporgono dalla parete di destra e altri dieci da quella di sinistra con al termine un baule dove porre i propri averi. Nel tronco cavo dell’albero si trova una grande biblioteca piena di ogni genere di libro e pergamena, da essa si accede ai corridoi che portano a tutte le stanze presenti nel castello; dalla parte destra del castello sorge una grande arena pavimentata con la sabbia del deserto mentre dalla parte opposta del grande portone decorato con la nascita di un piccolo drago si trova un piccolo lago un po’ distaccato che funge da grande bagno.

Eragon
“Saphira domani ci sarà la cerimonia di investitura di Sil credo che dovrebbe scegliere una spada che la renda definitivamente cavaliere” pensa Eragon rivolto alla sua dragonessa, volavano insieme sopra la foresta e Saphira non sembra intenzionata a rispondere “Allora cosa ne pensi?” insiste il cavaliere, un piccolo mugolio risentito esce dalle fauci della dragonessa che virando trasmette a Eragon poche ma chiare parole: “Sarebbe meglio aspettare il giorno dopo la cerimonia”, il cavaliere acconsente senza dire una parola e insieme tornano verso il palazzo, atterrano davanti all’ingresso della grande biblioteca e mentre il cavaliere entra il suo drago riprende il volo; uno in cerca di Sil mentre l’altra di Spectro. Come il cavaliere aveva immaginato la ragazza leggeva seduta al tavolo principale un libro trattante la magia, più precisamente la magia dell’acqua con incantesimi dai più semplici fino a quelli più avanzati; con gl’occhi concentrati e la mente attiva presa dalla lettura Eragon non si aspettava che lo salutasse anche se ben conscia della sua presenza, il cavaliere si siede di fronte a lei guardando il libro a poche pagine dalla fine, sa di dovere restare in silenzio fino alla sua conclusione, avendola già interrotta troppe volte sa bene le conseguenze di un simile gesto; da quando lui le aveva assegnato i primi libri da leggere la ragazza non si era più stancata e nell’enorme biblioteca erano rimasti pochi volumi che essa non avesse già concluso.
L’ultima pagina del libro non tarda ad arrivare e quando essa chiude la copertina Eragon è libero finalmente di parlare: “Un altro libro finito vedo” annuisce e si alza per sistemare il libro in uno scaffale poco più distante, “Come farai quando li avrai letti tutti?” “Me ne procurerò altri” dice disinvolta, il cavaliere butta indietro la testa e sbuffa, la ragazza si gira e gli sorride divertita atteggiamento che contagia anche lui ed entrambi si mettono a ridere come bambini, “Ti ho preso una cosa dal villaggio degl’elfi” estrae dal tascapane un braccialetto completamente bianco “Acciaio luce” spiega Eragon mentre porge a Sil il braccialetto ondulato con inciso lo stemma dei cavalieri: un passerotto avvolto dalle fiamme, la ragazza lo prende lo mette al braccio felice, alza lo sguardo su Eragon “Grazie è… è stupendo” , il cavaliere sorride “Domani sarai finalmente cavaliere e io non sarò più tuo maestro…” in quella frase non c’era rimpianto anzi, “Sei sicuro che non fossi io la tua maestra?” entrambi si mettono a ridere a quella battuta, “Orami è tardi dovresti andare a dormire e anche io domani sarà una giornata impegnativa”, insieme si avviarono verso le loro stanze, nel lungo corridoio alternati alle porte delle varie stanze sono esposti vari arazzi alcuni raffiguranti la guerra contro il tiranno di Alagaesia mentre molti altri raffigurano la nascita dei draghi selvaggi, uno invece non rappresenta nessuna delle scene precedenti ma raffigura Sil e Eragon sui rispettivi draghi, tutti e quattro sono resi con molto realismo e hanno lo sguardo fisso davanti a loro come a scrutare chi passa per quel corridoio. Arrivati alla stanza della ragazza i due cavalieri si salutano e Eragon prosegue verso la sua stanza poco più avanti, apre la porta e si getta sul letto, stanco in poco tempo si addormenta.

SIL
La porta della camera di Eragon si chiude e io sono ancora fuori dalla mia, non ho sonno e voglio chiarirmi le idee; mi avvio veloce verso la sala delle armi e degli Eldurnaì, faccio sempre così quando c’è qualcosa che non va, li ascolto tutte le coscienze dei draghi ma raramente parlo con loro, ascoltarli mi rilassa. Arrivo e mi siedo sul legno del pavimento con la schiena appoggiata a un mobile, chiudo gl’occhi e ascolto i pensieri di tutti i draghi, lascio che mi invadano la mente e trasportino via tutti i miei pensieri e le mie preoccupazioni; è notte fonda quando la mia mente torna compatta, mi trascino nella mia stanza e quando arrivo mi sdraio sul letto e dormo un sonno profondo senza sogni, la luce mi colpisce le palpebre e non posso che svegliarmi, dovrebbe essere ormai pomeriggio, ho dormito molto ed è ora che mi inizi a preparare per la cerimonia. Mi siedo sul letto e rigiro il braccialetto che la sera prima mi aveva regalato Eragon, cerco Spectro con la mente e lo chiamo, dopo pochi minuti atterra sopra il ramo in cui si sviluppano le stanze e spinge la testa dentro una botola sul soffitto che avevo creato io il mese precedente per poter salire sul tetto e spiccare il volo da li, Spectro ne aveva scoperto un altro utilizzo: si affacciava per potere starmi vicino anche se lui non poteva entrare nella stanza, salgo veloce sul tetto e poi mi arrampico sul dorso del mio drago che mi chiede eccitato: “Dove andiamo?” Sorrido “Solo a farci un bagno” emette un piccolo sbuffo di vapore “Speravo in qualcosa di più avventuroso” “Di avventure ne avremo molte dopo la nostra investitura” “Speriamo” . Arrivati al piccolo lago mi spoglio e mi tuffo nell’acqua limpida “Controllo che non arrivi nessuno” spicca il volo e gira in tondo sopra il laghetto, mi appoggio al bordo erboso del lago e mi rilasso buttando la testa indietro. Dopo mezz’ora richiamo Spectro ed esco dall’acqua, mi avvicino alla sella del mio drago e prendo la bisaccia dove avevo riposto i vestiti per la cerimonia, li indosso: l’armatura dei cavalieri, un mantello bianco (dal colore del mio drago) e gli stivali. Salgo su Spectro e insieme ci avviamo nella sala grande (la sala delle cerimonie), arrivati scopriamo che le pareti formate da rami e fronde sono state sollevate per far entrare i draghi selvaggi con cui avevo stretto un bellissimo rapporto, finisco un pezzo di pane che stavo mangiando e mi pulisco le mani sui pantaloni e mi appresto ad atterrare.

Appena posate le zampe a terra Spectro alza la testa e ruggisce e emette una vampata di fuoco che gl’altri draghi approvano ruggendo anch’essi, scendo e con il drago al mio fianco percorro la navata verso Eragon, è vestito come me tranne per il mantello che è blu, Saphira è al suo fianco e osserva impassibile; ogni drago al nostro passaggio emette uno sbuffo d’aria calda che ci investe, anche i più piccoli ancora cuccioli emettono qualche sbuffo di fumo, arrivati d’avanti a Eragon e Saphira mi inchino; “Oggi è un giorno importante, un nuovo inizio per la razza dei draghi e …” Continua con un lungo discorso di cui non mi importa affatto, cerco di non ridere mentre parla e Spectro non mi facilita il compito perché commenta ogni frase di Eraagon. Verso la fine del discorso il sole è già calato e il buio incombe, Eragon si gira prende una spada con il suo rispettivo fodero, quando la estrae posso vederla in tutto il suo splendore: bianca, lunga e sottile, ha l’impugnatura di legno sciro con una gemma bianca incastonata fa quasi paura; Eragon mi invita ad alzarmi, dice qualcos’altro riguardo a questo gesto, a una transizione e roba del genere, tolgo il fodero della mia spada dalla cintura e la porgo a Eragon mentre lui mi porge la spada bianca, la prendo con reverenza e la sistemo al posto di quella che avevo prima. Compiuto quel gesto tutti i draghi presenti capaci di sputare fuoco emettono una fiammata che riempie l’aria, anche Saphira e Spectro si uniscono a loro.
La notte in poco rimanda a casa ogni drago e rimaniamo solo in quattro, Eragon mi guarda divertito: “Hai ascoltato almeno una parola?” Faccio una faccia indignata e poi ci mettiamo a ridere entrambi; in poco ci ritroviamo in volo entrambi e sempre insieme atterriamo vicino al lago, ci scambiamo qualche battuta e mentre parliamo i nostri draghi spariscono nel buio.
Mi bacia.
Ha il mio viso tra le mani e le mie labbra tra le sue, non ci penso e ricambio; ho il petto schiacciato al suo, il mio cuore batte forte e in poco il mio battito si confonde con il suo, mormora qualche parola e un fuoco ci avvolge bruciando i vestiti che abbiamo indosso, solo il metallo resta intatto ma finisce nell’acqua prima che possiamo accorgercene; sento le sue braccia intorno ai fianchi e la terra che mi si stacca dai piedi, ho le braccia intorno al suo collo e sento la pelle tirare tra le sue braccia e il vento scompigliarci i capelli; in poco il poco di buon senso che mi era rimasto vola via e tutto diventa rosso.
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Re: Il dipinto del drago

da Riario1 » 7 dicembre 2013, 16:23

5° Capitolo

SIL
Ero entrata poche volte nella sua stanza: ha il soffitto alto, un piccolo armadio affiancato da una libreria, un tavolo sul quale sono sparsi fogli con una penna e un calamaio posati sulla copertina di due libri impilati, la grande finestra è oscurata con gli scuri di legno che lasciano comunque filtrare la luce del giorno; non ricordo come sono arrivata li, arrossisco al pensiero della notte precedente ma non ho ancora metabolizzato la mia nuova posizione: non sono vestita ma un lenzuolo mi copre i fianchi, ho il petto schiacciato contro quello di Eragon che con le braccia mi circonda i fianchi sollevando leggermente il lenzuolo, con le mani mi accarezza la schiena facendomi capire che è sveglio. Non ho ancora aperto gl'occhi perché voglio godermi quel momento, l’odore della sua pelle mi si insinua nelle narici e schiaccio ancora di più la testa contro il suo petto, lui allora poggia li mento sui miei capelli e restiamo così per un po’senza muoverci per non rovinare tutto; quando finalmente decidiamo di muoverci è lui che sposta una mano sul mio collo e si mette a giocare con i miei capelli, stacco la testa dal suo petto e alzo lo sguardo per incontrare i suoi occhi blu, “Sai …” dice, “dobbiamo fare un viaggio” continua, devo avere una faccia buffa perché si mette a ridere “Dove?” chiedo, “Dobbiamo tornare ad Alagaesia”, mi alzo di scatto gli poggio le mani su pettorali e spingo con il mio peso su di lui “Come?” domando irritata, è sdraiato sulla schiena e io lo schiaccio sul materasso ma sembra sereno, “So che non vuoi ma l’ho giurato e lo devo fare” e mentre parla porta le mani sulla mia schiena; sospiro e torno a sdraiarmi con il braccio sinistro e la testa poggiata su di lui, “A chi? E perché?” domando, non mi risponde a voce ma con la mente così in pochi secondi so il motivo e ne capisco l’importanza, “Se non vuoi venire ti capisco” “Verrò … Spectro ha il diritto di vedere la sua terra natia” ridacchia “Speravo che lo facessi per me” rido anch’io “Non ti credere così importante Ammazzaspettri”.

ERAGON
Ridiamo insieme ma la sua risata è così cristallina che trattengo la mia per ascoltarla, le accarezzo i capelli tirandoli delicatamente dietro all’orecchio e accarezzo anch’esso, inizia ad assomigliare a quelli elfici, “Quando partiamo?” chiede, “Il prima possibile: due, tre giorni al massimo” in quel momento sento Saphira che cerca di entrare nella mia mente; la sera prima ero riuscito a nascondergli tutto dicendo che avevo sonno e che Sil si era addormentata e dovevo portarla al palazzo (cosa vera), ci aveva creduto e non aveva domandato oltre, ma adesso essendo mattina inoltrata voleva sapere dove mi trovavo cosa comprensibile essendo il mio drago, ma proprio non ho voglia di parlare e intensifico le mie barriere mentali, sembra funzionare perché allenta la pressione, ma poco dopo sento un ruggito provenire sopra le nostre teste a cui se ne aggiunge un altro di diversa tonalità, anche Sil sembra accorgersene perché si mette seduta; scosto le coperte rassegnato e apro l’armadio prendendo dei vestiti che indosso mentre alcuni altri li passo a Sil che anche lei li indossa, gli vanno un po’ larghi ma visto che i suoi si erano bruciati con i miei non aveva molta scelta. Insieme saliamo con una scala a pioli che è sistemata fuori dalla mia finestra che porta sulla cima del ramo, prima arriva lei poi io e quando sono completamente in piedi entrambi i due draghi se la prendono con me e iniziano a ruggirmi contro: Saphira sembrava solo indignata mentre Spectro aveva tutta l’aria di volermi sbranare; guardo Sil mimando la parola “aiuto” ma la sua unica reazione è una risata mentre il suo drago continua ad avanzare minaccioso verso di me, ad un certo punto Spectro si gira verso il suo cavaliere che gli da un buffetto sulla testa e poi sale, rivolgendomi un ultimo sbuffo di fumo spicca il volo, salgo veloce su Saphira che li segue, “Abbiamo tante cose di cui parlare Ammazzaspettri” “Non è vero o almeno io non intendo parlarne” “Nemmeno io se è per questo ma a parer mio ti stai cacciando nei guai” , la investo con tutta la mia felicità “è ancora un errore Saphira squamediluce?” non risponde ma so che l’ho convinta perché accelera e si affianca al drago bianco “Dove stiamo andando?” Grido a Sil per sovrastare il rumore del vento, “Dagl’elfi, non dovevamo partire? O hai già cambiato idea?” Urla di rimando “Ma tu non hai nemmeno i tuoi vestiti” “Me ne farò dare dei nuovi e poi prima passiamo al lago per recuperare l’armatura” “Ma i draghi selvaggi non passiamo a salutarli?” “Gli ho già spiegato la situazione e approvano tutti e mi hanno riferito di salutarti ma di stare attento quando tornerai a fargli visita, non hanno preso bene il falò di vestiti dell’altra sera”. Non manco di crederlo hai un rapporto con quei draghi che nemmeno io riesco a capirlo e loro sono così protettivi nei tuoi confronti , ma questo è meglio non dirlo. Voliamo per un’ora dopo aver recuperato le armature dal lago quando iniziamo a scorgere le prime case-albero, poco dopo atterriamo sulla spiaggia, già alcuni elfi sono corsi fuori dalle loro abitazioni per venirci in contro; mangiamo, facciamo rifornimento di viveri e vestiti oltre che a recuperare l’ Eldurnaì che aveva deciso di rimanere vicino al mare.

L’oceano è di un blu così intenso da accecare quasi gl’occhi, mi accorgo che i due draghi sembrano dello stesso colore perché Spectro riflette il blu del mare, il secondo giorno di volo Spectro è stremato non essendo ancora adulto, “Sil non andrete molto lontano se non alleggerisci il carico vieni con me su Saphira” “Ho cercato di farlo ragionare ma non accetta l’energia che ho accumulato” , affianco Saphira a Spectro e tendo una mano verso Sil: “Salta!” Si mette in piedi sulla sella e salta, afferra il mio braccio tirandolo per cercare di salire, quando riesce a mettersi seduta a cavalcioni dietro di me gli batte il cuore all’impazzata per lo sforzo e anche il mio non ha il solito ritmo rilassato, si appoggia contro la mia schiena e si addormenta poco dopo. Si risveglia dopo un quarto d’ora dall’atterraggio che il sole sta calando, i draghi sono sdraiati esausti, riconosco il paesaggio è lo stesso di quando siamo partiti tre mesi prima, il fiume che avevamo navigato scorreva alla nostra destra sfociando poco oltre, per raggiungere il villaggio dei nani ci metteremmo altre due ore di volo ma non siamo in condizione di proseguire; tiro fuori dal tascapane una borraccia e qualcosa da mangiare che finiamo senza parlare troppo, il buio ci avvolge come una coperta fatta di stelle e l’unica altra luce è il piccolo fuoco che ci divide, spento anche quello restiamo a guardare le stelle ma non per molto: mi misi seduto fissando nel riflesso dei suoi occhi il cielo stellato quasi più limpido del cielo stesso, gira appena lo sguardo e non posso più resistere, la prendo tra le braccia, le bacio il collo tenendole una mano nei capelli mentre con l’altro braccio le cingo la vita, mette le sue mani sul mio viso questo mi fa sussultare leggermente, la prendo in braccio e mi siedo a terra con lei seduta sopra le mie gambe, ci sdraiamo a terra, le tolgo la maglia e lei toglie la mia, restiamo abbracciati per terra così fino al mattino quando Spectro ci alita addosso aria calda; quando anche lei si sveglia la bacio leggermente sulle labbra e rindosso la maglia, preparo le poche cose che avevamo mentre lei indossava la maglia, poco dopo siamo in volo.
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