La vera storia di Murtagh e Nasuada

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RE: La vera storia di Murtagh e Nasuada

da Murtagh4e » 21 novembre 2012, 17:40

grazie per essere passato... sì, siamo agli sgoccioli nella mia testa, ma a fatti siamo ancora a tre quarti... ho già pensato a tutti i capitoli da questo alla fine... altri 10 capitoli come minimo... almeno spero... :)
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RE: La vera storia di Murtagh e Nasuada

da Murtagh4e » 18 dicembre 2012, 16:34

Il viaggio fino al portale fu lungo e faticoso. Sei giorni di marcia pressoché ininterrotta attraverso montagne scoscese e boschi pieni di grossi lupi e di orsi giganteschi, interrotta solo ogni due giorni per fermarsi a riposare un’ora o due in cui a turno il Cavaliere rosso e la sua sorellastra erano costretti a fare turni di guardia. Solo la sera del sesto giorno erano arrivati a destinazione. Una grossa roccia da cui pioveva una grossa cascata che si andava a perdere nel bosco si ergeva in mezzo al nulla.
«Non mi ricordavo che ci fosse questa montagna qui...» constatò Murtagh fermandosi a prendere fiato. La sorella, che era molto più avanti di lui, lo guardò in obliquo.
«Qui non c’è nessuna roccia, genio.» disse acidamente.
Il Cavaliere non credeva alle sue orecchie. «Sì che c’è! Tu non la vedi? Proprio di fronte a noi...» le indicò l’orizzonte con il mento. Lei sbuffò e scosse la testa.
«Spero che i tuoi figli non siano così ottusi o non faranno molta strada...» mormorò la strega.
«Grazie... grazie tante...» borbottò slacciandosi lo zaino dalle spalle con un coltellino.
«Dammi qua...» gli strappò il coltellino dalla mano e iniziò a menare fendenti all’aria davanti a sé. Murtagh ridacchiò divertito e avanzò. Fece per prenderle la mano per insegnarle a colpire ma si bloccò quando vide la montagna dividersi in due pezzi e afflosciarsi a terra come un telo. «Ecco qua la tua solida montagna...» disse lei porgendogli la piccola daga. «Era solo un’illusione?! Ma come...» balbettò incredulo. Le montagne non si dividevano con un coltello – oltremodo poco tagliente – e non cadevano come tovaglie vecchie.
«Geniale trovata delle streghe. Benvenuto al portale.» disse Elettra scostando ciò che rimaneva della montagna come una tenda leggera e passando oltre, scomparendo. La seguì velocemente ritrovandosi davanti ad uno scenario a dir poco sconvolgente. Una distesa infinita di sabbia trasparente e un sole azzurro furono le prime cose che vide, seguite da una piccola casetta di vetro. La strega si sciolse i capelli e si tolse il pesante mantello, rimanendo con il vestito senza maniche. Prese la boccetta con il sangue di Selena e si mosse agilmente verso la casetta. Murtagh la seguì dopo che i suoi occhi si furono abituati alla luce fortissima e bianca. Si muoveva molto più lentamente di lei. Era stato poche volte su tanta sabbia assieme. Alla fine – con grande fatica e con il sudore addosso – arrivò all’entrata. Un cerchio di sangue scuro circondava la casa. Entrò abbassandosi per non sbattere la testa e si avvicinò alla sorella.
«Chiudi gli occhi, Murtagh.» gli disse. Lui seguì i suoi ordini dopo aver osservato l’interno vuoto della casa. Lei gli spalmò del sangue sugli occhi e mormorò alcune parole nella lingua delle streghe e le ginocchia del Cavaliere cederono facendolo cadere a terra.


Aggiunto dopo 17 minuti:

finalmente ho postato!!!!!! mi applaudo da sola!!!!!!! ora spazio ai vostri commenti!!!!!!! :laugh:
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RE: La vera storia di Murtagh e Nasuada

da Giada98 » 19 dicembre 2012, 18:53

ciao tesoro... mi sono persa un po' di capitoli... tutti bellissimi... posta presto! :laugh:
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RE: La vera storia di Murtagh e Nasuada

da oromiscanneto » 19 dicembre 2012, 22:58

Sei tornata :bye:
Vediamo... Buona l'idea dell'illusione ^^ credevo che Murtagh avesse le visioni ;) e il finale è abbastanza sconcertante, vediamo un po' ^^ puoi essere anche più dettagliata se vuoi
http://www.eragonitalia.it/postt16311.html
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RE: La vera storia di Murtagh e Nasuada

da Murtagh4e » 29 aprile 2013, 16:43

Elettra posò una mano sulla spalla del Cavaliere rosso. Lui aprì gli occhi molto lentamente e si tirò in piedi barcollando lievemente. «Stai fermo.» gli disse in tono duro.
«Che c’è? Siamo già stati scoperti?» chiese allarmato.
«No. Nessuno ti arresterà... » Murtagh sbuffò soddisfatto accennando un sorriso. «...Se farai il bravo.» concluse la strega smorzando quel barlume di positività. «Ti aspetteranno delle lezioni sulla cultura delle streghe e ti consiglio di seguirle con attenzione se non vuoi trovarti senza un dito nel giro di due giorni.» lo avvertì passandogli la sacca che era caduta durante l’attraversamento del portale. Il Cavaliere si guardò finalmente intorno e notò di essere all’aperto, in cima ad una collina dall’erba verde scuro come gli aghi degli abeti dalla quale nasceva un piccolo rigagnolo trasparente come un diamante liquido che riluceva il cielo lilla che in lontananza diventava rosso proprio in prossimità di un sole nero. «Il vostro mondo è... strano.» commentò Murtagh guardando i cespugli che variavano dal viola scuro al verde bosco al rosso cremisi. «Sì. È il mondo opposto al vostro.»
«Quindi suppongo che tutto ciò di cui sono certo sia completamente ribaltato, giusto?» chiese rimanendo sorpreso nel vedere un cervo bianco con alcune macchie lilla.
«No, stupido. Ti stavo prendendo in giro. Questi colori “inusuali” per te sono solo frutto del contatto diretto con la magia.»
«E c’è qualcos’altro che dovrei sapere prima di diventare lo zimbello delle streghe?» chiese mettendosi in marcia. La sorellastra lo raggiunse velocemente e rimase a guardare il cielo per diversi istanti. «Solo che il tempo è più veloce qui. Tre settimane in Alagaësia è pari a una qui da noi.»
«Fantastico... non tornerò mai indietro in tempo...» mormorò affranto tra sé e sé.
«Forse avrei dovuto avvertirti delle leggi di Desirae.»
«Aspetta, aspetta! Come lo hai chiamato questo posto?!» disse sorpreso. L’aveva già sentito quel nome.
«Desirae, perché?» chiese con sguardo sorpreso.
«L’ho già sentito... chi... chi lo ha scelto?»
«La nostra regina. Era il nome di sua madre.»
«E la vostra regina... come si chiama?» chiese sempre più assetato di conoscenza.
«Non lo ha mai detto a nessuno. Lei non è nata strega. Ha sangue umano nelle sue vene e sapere il suo nome potrebbe dire governarla e lei non ha assolutamente intenzione di farsi rubare il trono.» disse indicando un castello nero che si ergeva alto e dalla base piccola, che dava l’impressione di essere instabile, e dalle numerose torri coperte da edere di diamante e giardini di fiori neri e azzurri. Due grosse statue a forma di cavallo alato di roccia bianca con gemme incastonate blu notte proteggevano la porta. Niente guardie? Strano..., pensò il Cavaliere quando Elettra aprì il portone ed entrò in una grossa sala – che assomigliava più ad una grossa galleria – dalle pareti arancioni e i tendaggi tra le lampade di vetro decorato. Un andirivieni di streghe, alcune con sgargianti vestiti di diversi colori, altre con sudici vestiti di pelle nera o marrone, si fermarono appena lo videro varcare la soglia. Una donna dai capelli castano chiaro e gli occhi neri come la pece si avvicinò ad Elettra e lo indicò con il mento, senza dire una parola.
«Lui è Murtagh Morzansson, mio fratello. Chiediamo udienza dalla regina.» disse alzando il mento per farsi udire meglio da tutti. «Come può una Promessa chiedere udienza alla regina, dopo aver portato un essere umano qui senza invito? Sei ammattita completamente forse, Elettra?» chiese la strega che aveva parlato prima. Era più anziana di tutti e due messi assieme, probabilmente era una delle prime che aveva accolto la streghetta quando, alla tenera età di otto anni, era sparita dal castello del re ed era entrata tra le persone della sua vera razza. «Non sono diventata pazza. Lui è qui per salvarmi. E per salvare tutti voi.» rispose lei ottenendo il silenzio totale.
Ma che vai a dire? Io salvare loro? Non so nemmeno se sarò in grado di salvare te, figuriamoci questa masnada di streghe! , la rimproverò mentalmente il Cavaliere.
Se non l’hai capito tu possiedi gli unici neonati in grado di salvarci...
Mi sembrava di essere stato chiaro a riguardo. I miei figli non sono in vendita e non li useranno di certo per salvarsi la pelle!
, ringhiò alla sorella.
«Allora se è davvero così la regina assentirà ad accogliervi...» disse una strega emergendo dalla folla. Aveva i capelli color sangue che diventavano corvini sulla lunghezza e la frangia metteva in mostra un paio di occhi grigio chiaro che quasi scomparivano nel color nocciola della sua pelle. Il vestito che non arrivava nemmeno alle ginocchia era composto da una specie di rete a maglia molto larga sul busto, un corpetto lungo cremisi che copriva un abito della stessa lunghezza nero dal quale si muovevano centinaia di piccoli fili neri e cremisi intorno alle gambe, coperte sin sotto il ginocchio da un paio di pesanti stivali di pelle corvina.
«Seguitemi.» disse dirigendosi verso l’unica porta del corridoio.
Ce l’abbiamo fatta!, commentò Elettra nella mente del fratellastro.
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RE: La vera storia di Murtagh e Nasuada

da Murtagh4e » 10 maggio 2013, 17:54

Fratello e sorella furono portati in un corridoio laterale che conduceva ad una serie infinita di porte. La strega dai capelli rossi aprì una porta e li invitò in un salottino sui toni del viola scuro e sparì dentro una porta nascosta da un pesante arazzo raffigurante una donna dai capelli rosa. Murtagh si avvicinò, studiando quella figura vestita di grigio. Poi li notò, gli occhi viola. Occhi che aveva già visto, ne era sicuro.
«Allontanati da lì, Cavaliere.» disse una voce severa alle sue spalle. Si voltò, notando che la donna in rosso era tornata. Sua sorella ridacchiò divertita dalla sua espressione leggermente confusa e lo guardò molto intensamente, finchè i suoi piedi non iniziarono a muoversi autonomamente verso la poltrona più vicina.
«Cosa...? Cos’è stato?» chiese mentre il suo corpo non rispondeva più ai suoi comandi.
Le due streghe ignorarono le sue domande, iniziando una conversazione lenta e senza alcuna sfumatura emotiva nella voce. Murtagh cercò di riprendere il controllo delle sue braccia ferme sui braccioli come se una mano invisibile le stesse bloccando. Si concentrò al massimo su ciò che stava facendo, riuscendo a riacquistare il movimento dell’avambraccio, ma il polso rimaneva immobile.
- Finalmente mi sento al massimo delle mie capacità qui! – sentì dire dalla sorella.
- Stai liberando i poteri che sulla Terra non funzionano, è normale... – le rispose la strega rossa.
Smise di lottare contro quella morsa invisibile dopo aver capito che era inutile e si concentrò sulle parole delle due.«È una sensazione magnifica...» disse Elettra esaminandosi le mani come se fossero cambiate.
«Lo credo... Il nostro potere su questo mondo è quasi il doppio di quello su Alagaësia! Se decidessimo di conquistare gli umani non ci sarebbe alcun problema. Sarebbe un gioco da ragazzi.»
«Dimentichi gli elfi... loro potrebbero fermarci...» sussurrò Elettra guardandosi una piccola cicatrice sul polso. Sorrise e si voltò verso Murtagh. Fece un gesto con una mano dall’alto verso il basso e la morsa invisibile svanì all’istante. «Contento? Così smetterai di dimenarti!» gli disse acida.
«Grazie...» borbottò il Cavaliere. La strega rossa lo guardava divertita. La regina vi riceverà tra poco... Finito il concilio... , disse la strega nella mente del giovane. Lui aumentò le barriere, ma sembrava che la strega potesse infilarsi in ogni fessura, anche microscopica, e avere una forza psichica fortissima.
«Come fai?» chiese guardandola in obliquo. Lei ridacchiò, mentre sua sorella lo guardò male e mimò un gesto parallelo alle sue labbra, sigillando quelle del fratello.
«Possiamo insegnartelo...» disse languida la strega rossa guardandolo con le sue lunghe ciglia nere.
Elettra fece lo stesso gesto con cui gli aveva impedito di parlare e aggiunse: «Possiamo insegnarti anche questo...»
«Sì!» rispose il Cavaliere prima di venire scortato nella sala del trono.



http://www.youtube.com/watch?feature=pl ... -D1EB74Ckg
Ultima modifica di Murtagh4e il 12 giugno 2013, 10:36, modificato 1 volta in totale.
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RE: La vera storia di Murtagh e Nasuada

da PuCcIaFoReVeR » 27 maggio 2013, 14:05

due capitoli addirittura!!! bello, posta presto!!!
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RE: La vera storia di Murtagh e Nasuada

da oromiscanneto » 1 giugno 2013, 19:31

Molto interessante, brava! Stai aggiungendo molti dettagli utili alla storia e che la arricchiscono, come questa nuova magia... In più si vede che ti stai impegnando con le parti descrittive, che devi solo rifinire con la punteggiatura ;)
Ho trascorso una decina di minuti piacevoli leggendo, e la curiosità mi resta.
Ultima modifica di oromiscanneto il 18 giugno 2013, 11:31, modificato 1 volta in totale.
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RE: La vera storia di Murtagh e Nasuada

da Murtagh4e » 17 giugno 2013, 9:49

L‎a strega sedeva sul suo trono di diamante intarsiato, con le mani appoggiate ai braccioli, e guardava con sguardo penetrante la grande porta di mogano nero e oro. La riunione del Concilio Delle Streghe era appena stato prosciolto e la strega rossa le aveva annunciato l’imminente arrivo di un Cavaliere e della strega per il sacrificio. Avrebbe voluto non riceverli, ma una piccola parte di sé desiderava ardentemente scoprire il motivo di tanto struggimento del Cavaliere verso la sorella. Non capiva come potesse sacrificarsi per lei, una strega minore e nemmeno troppo potente. Appoggiò il mento sulla mano sinistra, lasciando che le lunghe unghie bianche le solleticassero ritmicamente la gola ad ogni suo movimento. Si perse a guardare le pareti spoglie della sala, tutte tremendamente cremisi. Si soffermò anche sul pavimento di marmo nero e si sporse dalla piattaforma rialzata su cui poggiava il trono, contemplando la sua carnagione cadaverica riflessa nell'impiantito, notando che i suoi occhi viola erano l’unica parte che non era variata di tonalità. Non cambiavano mai, né con il sole né con il buio. Sembravano incantati da un’antica e misteriosa forma di potere, ed effettivamente lo erano. Scosse la testa, riscuotendosi dai suoi ricordi e riassunse il suo sguardo gelido, e aspettò l’arrivo dei suoi ospiti.

Finalmente stavano per incontrare la Regina delle Streghe. Mancava veramente un soffio alla grande porta nera e oro, solo poche decine di passi. Venti.
Quindici.
Dieci.
Cinque.
E la porta si aprì. Murtagh e la sorellastra erano al cospetto della regina, una donna dai capelli rosa molto corti e gli occhi viola con una pesante sfumatura gelida. Aveva la pelle bianca, come se non vedesse il sole da anni, quasi fragile. Sembrava ancora una bambina dai lineamenti del volto, ancora delicati e preziosi, ma vederla su un trono con grossi spuntoni di diamante grandi come Zar’Roc, che creavano come una corona brillante e gigantesca intorno alla sua testa, libera da qualsiasi gioiello, faceva trapelare la sua aura guerriera. «Mia Regina» disse Elettra inginocchiandosi. Il Cavaliere la guardò disorientato, scuotendo la testa in segno di domanda, ma non ricevette alcuna risposta. «Mia Signora, lui è Murtagh figlio di Morzan» disse la donna dai capelli rosso fuoco avvicinandosi alla regina. Si sedette sui gradini della piattaforma su cui era poggiato il trono e iniziò a fissare incuriosita il Cavaliere.
«Siamo venuti per evitare una morte inutile, mia regina» disse Murtagh con una strana luce negli occhi. La sorella se ne accorse e lo guardò, ma lui la ignorò distogliendo lo sguardo.
«E cosa dovrebbe farmi cambiare idea?» disse la regina, reagendo per la prima volta alle parole dei presenti. Murtagh era sicuro si aver sentito quella voce, circa un anno prima, durante la battaglia di Uru’Baen.
«Il mio fratellastro possiede l’unica cosa in grado di salvarci.» rispose Elettra.
La regina fece uno scatto in avanti, sedendosi in punta al trono. «Ditemi di più» ordinò.
«Come ho già detto, i miei figli non sono in vendita come carne da macello!» esclamò il figlio di Morzan adirato. «Tranquillo, Cavaliere. Ho già in mente un modo per sfruttare le loro potenzialità senza nuocere a nessuno. Non accadrà niente ai tuoi figli. Non verrà torto loro nemmeno uno dei loro fragili capelli corvini.» disse la donna dagli occhi viola con voce ferma.
«E come posso esserne sicuro?» chiese scettico.
«Hai la mia parola, Cavaliere. Vel einradhin iet» rispose la regina usando l’Antica Lingua. Murtagh rimase sorpreso che conoscesse la lingua degli elfi, ma questo lo tranquillizzò un po’: almeno non sarebbe successo niente ai bambini.
«Conosco quello sguardo, ti fidi.» aggiunse con un sorrisetto beffardo sul volto pallido.
«Sì, potrai conoscere il mio sguardo, strega, ma io conosco il tuo nome: Elva.» rispose alla provocazione lui. Nella sala calò un lungo silenzio tombale. L'identità della regina era stata svelata da un semplice Cavaliere dei Draghi.


scusate, ma la seconda parte è venuta malissimo... ho azzardato usando una frasetta nell'antica lingua ma non so se è corretta...
[spoiler]ecco la canzone che mi ha ispirato il capitolo... per chi volesse ascoltarla la metto, chi non volesse... ciao :D
http://www.youtube.com/watch?feature=pl ... bTz1Lu7L2c[/spoiler]
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RE: La vera storia di Murtagh e Nasuada

da oromiscanneto » 18 giugno 2013, 15:33

Murtagh4e ha scritto:scusate, ma la seconda parte è venuta malissimo... ho azzardato usando una frasetta nell'antica lingua ma non so se è corretta...

Non direi, a me piace. In un momento così importante non serviva esagerare con i ricami, mi sta bene... E soprattutto con me la suspense è riuscita bene, non avevo idea che fosse Elva :blink: E anche l'Antica Lingua ci sta bene, e credo sia giusta la frase.

Piuttosto evita le ripetizioni:

[spoiler]
Murtagh4e ha scritto:L‎a strega sedeva sul suo trono di diamante intarsiato, con le mani appoggiate ai braccioli, e guardava con sguardo penetrante la grande porta di mogano nero e oro. La riunione del Concilio Delle Streghe era appena stato prosciolto e la strega rossa le aveva annunciato l’imminente arrivo di un Cavaliere e della strega per il sacrificio. Avrebbe voluto non riceverli, ma una piccola parte di sé desiderava ardentemente scoprire il motivo di tanto struggimento del Cavaliere verso la sorella. Non capiva come potesse sacrificarsi per lei, una strega minore e nemmeno troppo potente.


In cinque righe c'è strega per bene cinque volte; usa regina, o quello che serve (che so, la strega del post precedente potevi presentarla con un nome da usare all'occorrenza)[/spoiler]

La prima parte è più che buona, solo cerca di non fermare esageratamente la narrazione ma descrivi "in azione", non so se mi sono spiegato. Buon, lavoro!
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RE: La vera storia di Murtagh e Nasuada

da Murtagh4e » 22 luglio 2013, 10:51

Come tutte le mattine da ormai due settimane Nasuada si alzò dal grande letto a baldacchino, svegliata dal pianto di un neonato. Indossò la sua vestaglia, coprendosi la sottoveste che usava per dormire e aprì la porta che portava nella stanza dei bambini, attenta a non svegliare il drago cremisi che dormiva nella grande terrazza collegata alle sue stanze. Si lasciò cullare per pochi attimi, gli ultimi di tranquillità prima di iniziare la sua giornata da regina, dal rumore dei suoi piedi scalzi sul marmo candido e dal fruscio delle sue vesti, che strofinavano attorno alle sue gambe e attorno alle sue caviglie. Aprì una finestra e prese un profondo respiro di aria pulita e fresca della mattina poi, con silenziosa rassegnazione, si scostò dal davanzale e si avvicinò alle culle, prendendo in braccio il piccolo Arget, che chiedeva il suo pasto. Gli sorrise dolcemente e soddisfò i bisogni del piccolo, spostandosi nella grande terrazza dove Castigo si era appena svegliato. «Buon giorno, Castigo.» disse accennando un inchino.
Buon giorno, Nasuada. Dormito bene? , chiese il drago con la sua voce calda e profonda.
«Sì. Sta arrivando l’autunno però.» rispose guardando l’orizzonte con la speranza che Murtagh sarebbe ritornato al più presto, ma nel profondo sapeva che tutto ciò non era possibile. Lo aveva perso ancora una volta, lo aveva lasciato andare. Forse per sempre. Murtagh tornerà. Ti ama, e ama anche i tuoi figli. , la tranquillizzò Castigo, che aveva sentito tutti i suoi pensieri. «Lo spero.»
Lo farà.
Nasuada si lasciò sfuggire una lacrima solitaria, asciugandola subito per paura che qualcuno la vedesse.
Non c’è alcun male a dimostrare le proprie debolezze, cucciolo d’uomo. Io e Murtagh lo abbiamo capito solo ora, e tu hai aiutato il mio Cavaliere in questo.
«Io non...»
«Nasuada!» , la chiamò una voce alle sue spalle, interrompendola. Si voltò dopo aver riconosciuto Eragon che, come tutte le mattine, era venuto a trovarla. Si coprì le spalle con la vestaglia, in segno di rispetto, e lo salutò con un sorriso. «Ero venuto a controllare se eri ancora tutta intera... intendo...» disse Eragon con una strana emozione nella voce, quasi imbarazzo. Castigo sbuffò una nuvoletta di fumo, scuotendo la grande testa. «Non sono ancora diventata matta se è questo che intendi, Eragon. Ma ti ringrazio per il tuo... interessamento.» rispose lei seria. Sentì ammirazione proveniente dal drago, ma non capì il perché.
«No, non era quello, ma... non importa.» disse sistemandosi la magnifica camicia azzurra lucente ricamata in oro. Non aveva notato che era vestito così accuratamente. «Aspettiamo visite?» chiese squadrandolo. Lui distolse lo sguardo imbarazzato e annuì. «Così sembra. Ma nessuno vuole dirmi niente.» sbuffò.
«Lo diranno a me. Sono la regina, dopotutto.»
Se tengono alla loro incolumità lo faranno. , constatò il drago solamente rivolto alla regina.
Lei si voltò verso l’enorme bestia e la fulminò con lo sguardo.
«Forse dovrei cambiarmi.» disse lei rompendo il silenzio. Diede il bambino allo zio e scomparì nelle sue stanze, dove Farica l’aspettava con un vestito cremisi fresco di bucato. Venti minuti dopo si affacciò di nuovo alla terrazza acconciata e vestita. Prese il bambino dalle braccia di Eragon e lo ripose nella sua culla poi insieme si diressero nel suo studio. Eragon le porse il gomito e lei accettò con un sorriso, iniziando a discutere su alcune questioni del regno.

Il Cavaliere si assentò dalla stanza per controllare l'avanzamento dell'istruzione delle nuove reclute lasciando la regina sola. Nasuada stava leggendo alcune carte sulle entrate e le uscite economiche del Surda quando l'uscio del suo studio si aprì. Pensò che fosse Eragon e non distolse lo sguardo dalle carte di fronte a lei. «Ciao, Nasuada.» disse una voce ruvida e melliflua. La regina alzò la testa di scatto, ritrovandosi sulla porta suo zio e suo cugino, con un sorriso beffardo stampato sui volti scuri. Non poteva crederci. Suo zio, il fratello di sua madre, e suo figlio, un ragazzo di circa vent’anni dai capelli scuri e la pelle d’ebano, erano riapparsi al suo castello dopo una vita di silenzio. Suo zio aveva rifiutato di vedere la piccola Nasuada sin da quando era venuta al mondo, dicendo che non avevano alcun legame dato che la sorella dell’uomo era morta, e aveva incontrato suo cugino per puro caso durante la sua adolescenza al Gran Mercato del Surda. Li guardò dall’alto in basso con incredulità per diversi minuti, chiedendosi il motivo di quella visita. «Cosa siete venuti a fare qui?» chiese acida alzando un sopracciglio. L’uomo più anziano scoppiò in una risata, poco amichevole alle orecchie della regina, e disse: «Siamo venuti a proteggere il regno, ovviamente.»
La donna non poteva credere a quelle parole. Il regno aveva bisogno di protezione? E a cosa serviva lei allora? «Quindi deduco che mi riteniate una buona a nulla.» disse tornando ad assumere il suo contegno che la caratterizzava. Il cugino si fece serio e incrociò le braccia al petto. «Ho saputo che hai appena avuto un bambino. Tuo padre è morto e tua madre non c’è più da molto tempo. Siamo qui per essere i tutori del regno» ribadì suo zio. Il figlio fece un ghigno soddisfatto.
«E cosa vi dice che lascerò che voi prendiate il mio posto? Non ho...» sentenziò lei, interrotta dal pugno calato con gran forza sulla scrivania davanti a lei. Suo cugino si era mosso con straordinaria velocità e forza, lasciando un solco circolare della grandezza di una grossa mela sulla superficie legnosa. «Ascoltami bene, brutta sgualdrina, tu farai tutto quello che ti diremo senza fiatare. Mio padre potrà anche perdonare il disonore che hai causato alla nostra famiglia, ma io no.» ringhiò.
«Gael, calmati. Ricordati che è ancora la tua regina.» lo richiamò il padre.
«Quale disonore? Io non ho disonorato proprio nessuno!» esplose Nasuada, colpita nel profondo dell’orgoglio.
«Devo rinfrescarti la memoria allora. Mi sembra che il padre di tuo figlio sia un traditore più che affermato, e per di più un assassino a sangue freddo! E come se non bastasse, non eravate nemmeno sposati!» disse l’uomo con tono velenoso. Nasuada incrociò le braccia al petto. «È vero, non siamo sposati, ma è come se lo fossimo. E lui è cambiato, non è più il perfido...»
«Basta così! Lasciatela in pace!», disse Eragon entrando nella stanza, «La regina è stanca. Vi prego di andarvene.»
«Come desiderate, mia Signora. Riprenderemo la discussione domani mattina.» avvisò l’uomo con falsa gentilezza.
“Grazie, Eragon” sussurrò Nasuada all’orecchio del Cavaliere mentre la aiutava ad alzarsi.
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RE: La vera storia di Murtagh e Nasuada

da oromiscanneto » 22 luglio 2013, 12:03

I parenti :sospettoso: quelli lontani spuntanto sempre e solo quando hai raggiunto una posizione di prestigio, quanto è vero... Non è che mi spaventino più di tanto, sembrano due buoni a nulla :rolleyes:
Intanto ero convinto che sarebbe stato il primo post interlocutorio, invece hai inserito altri personaggi, segno che non manca poi così poco alla conclusione.
Dall'inizio sei migliorata davvero tantissimo, immagino che la scuola ti abbia aiutato molto! Descrivi bene, è tutto scorrevole e interessante. Brava!
Ultima modifica di oromiscanneto il 11 settembre 2013, 16:37, modificato 1 volta in totale.
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RE: La vera storia di Murtagh e Nasuada

da Zio_Torix » 11 settembre 2013, 14:34

Posta presto la fine ...
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Re: La vera storia di Murtagh e Nasuada

da Murtagh4e » 5 gennaio 2014, 15:52

Inutile dire che la regina delle streghe non si fosse arrabbiata con lui arrivando a definire il Cavaliere rosso un bugiardo, un pazzo, un traditore. Era diventata paonazza in volto subito, poi il suo colorito si era tramutato in un bianco-violaceo quasi cadaverico. I suoi occhi avevano vagato freneticamente nella sala con una lieve sfumatura di paura dipinta nelle iridi violette per poi fermarsi a guardare nel vuoto con le palpebre spalancate per preoccupazione e pazzia visibilmente marcate sul suo volto pallido e la regina non si preoccupò più di nasconderle dietro una maschera di apatia. Aveva alzato lo sguardo, il Cavaliere, e la regina aveva fatto lo stesso. Si erano guardati per molto tempo e improvvisamente la regina alzò un braccio chiamando le guardie perché riportassero Murtagh nelle su stanze, un’intera ala del palazzo fornita di tutto, una fortezza nella fortezza. Poche ore dopo arrivò a lui un araldo, sempre una strega, per informarlo dell’inizio delle sue lezioni di magia e cultura del popolo di cui era ospite. Più che ospite, dopo che l’araldo gli ebbe illustrato la serie infinita di regole e restrizioni verso gli spostamenti e l’utilizzo della magia per la sua persona, si rese conto di essere un ostaggio, ma poco importava: stava facendo tutto questo per la sua famiglia. Ancora non sapeva come avrebbe fatto a salvare sua sorella, ma sapeva che quando il momento sarebbe giunto il suo essere avrebbe saputo. Uccidere la regina non gli sembrò un’idea geniale e sarebbe solo servito ad avere un intero popolo senza più una guida alle calcagna con sete di vendetta verso di lui e le persone a cui teneva. No, decisamente non andava come piano. Doveva trovare qualcos’altro, ma cosa? Si affacciò al terrazzo del suo studio personale e guardò il cielo violetto diventare di un azzurro acceso striato dalle nuvole blu elettrico pensando a casa. L’indomani sarebbero iniziate le lezioni che sarebbero durate due settimane, intere giornate di allenamenti di magia e teoria sul popolo delle streghe. Sentì una porta in lontananza aprirsi e dei passi.
«Sai, è veramente bello qui.» disse una voce senza emozioni dietro di lui.
«Mi chiedevo giusto dove fosse la mia sorellina.» rispose lui senza girarsi.
«Oh sono andata a prendere le mie cose per trasferirmi qui.»
Murtagh si girò per guardarla, con un sopracciglio alzato in segno di dubbio. «Credevo che questi sarebbero stati i miei alloggi...»
«Beh, credevi male», rispose fulmineamente la strega. «Non pensavi mica che avresti avuto un intero castello tutto per te, vero?!», lo canzonò lei.
Murtagh alzò le spalle sorridendo. «Sognare non fa mai male. Ci sono delle stanze libere nel secondo corridoio a destra»
«Va’ a dormire. Domani ti spetterà una giornata pesante. E le insegnanti non sono per niente flessibili.» gli disse alzando le sue bisacce da terra.
«Dimentichi che sono stato allievo di Galbatorix.»
«Fa’ come vuoi allora. Sei sempre così testardo.» sbottò uscendo Elettra.
“Lo farò.” , sussurrò Murtagh tornando a guardare il cielo.



capitolino corto corto, ma avevo bisogno di scrivere qualcosina per riprendere e cercare di avere un po' di ispirazione, che mal non fa. non prometto di postare un capitolo presto ma ci proverò. ciao :D
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Re: La vera storia di Murtagh e Nasuada

da oromiscanneto » 5 gennaio 2014, 17:06

Bentornata! Brava, hai ripreso a scrivere :) non fa mai male verissimo... Comunque non devi metterti fretta nè porti problemi sulla lunghezza dei post. È incredibile quanto sei migliorata con l'esercizio, è stato un capitolo breve ma ben fatto.

[spoiler]
Murtagh4e ha scritto:I suoi occhi avevano vagato freneticamente nella sala con una lieve sfumatura di paura dipinta nelle iridi violette per poi fermarsi a guardare nel vuoto con le palpebre spalancate per preoccupazione e pazzia visibilmente marcate sul suo volto pallido e la regina non si preoccupò più di nasconderle dietro una maschera di apatia.
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Per leggere questa serve la bombola d'ossigeno :rolleyes: Ma va bene, tranquilla, hai descritto la regina in maniera incredibile.
Buon lavoro per il prossimo post!
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