One-shot di tutti

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One-shot di tutti

da Nasuada97 » 12 giugno 2012, 23:03

Salve a tutti!
Io e Daenerys abbiamo avuto l'idea di aprire un topic in cui tutti potete pubblicare delle one-shot, cioè storie ad un solo capitolo. In pratica dovrebbe essere un topic in cui chi vuole scrivere una one-shot, ma non aprire un topic solo per questo, può farlo, così si raccolgono in un'unica parte e non si creano topic inutili, e chi vuole può anche scrivere poco e iniziare così a cimentarsi con la scrittura, senza dover per forza scrivere un'intera ff! Mi sono ispirata al topic "Fan Art di tutti" di Giorgia98 :P e ringraziamo eragon-brisingr per il suo sostegno di moderatore e scrittore.
Allora, aprirò io le danze con questa one-shot: si tratta del PDV di Murtagh dopo aver torturato per la prima volta Nasuada e del loro primo incontro a Uru'baen dal suo PDV. E' sdolcinato e mileoso, una seria minaccia di diabete XD, ma vi prego leggete leggete leggete!
NON PER NOI, NON PER LEI

-Murtagh, vieni, non essere scortese: mostrati alla nostra ospite.
Vorrei non avere orecchie per sentire il suo invito e gambe per muovermi, ma se non lo faccio io mi costringerà lui. Mi giro, e penso solo una cosa: Galbatorix, ti odio con tutto me stesso.
Mi espone a Nasuada come il più tremendo assassino di Alagaësia, e tutto ciò che posso fare è dire: -Vero, sire-, poi con una frase mi strappa il cuore dal petto: -Dopotutto è stato lui a convincermi che meritavi di unirti alla nuova generazione di miei discepoli.- Dopo questo, l'ho persa per sempre.
-Ti arrendi?
-Mai.- Quanto coraggio, amore mio. Ma riuscirai a resistergli a lungo?
-Così sia. Murtagh?
Non posso fare altrimenti! Ti prego, perdonami...

Murtagh, non dovresti bere quella roba.
Castigo, non ce la faccio più... Non sei la mia coscienza!
E invece sì!

Sono seduto appoggiato al muro della mia stanza, una fiaschetta semipiena di liquore accanto a me.
Chiudo il mio compagno di vita fuori dalla mente, ma faccio in tempo a sentire la sua delusione come un mugolio lontano. So che è dispiaciuto per me, ma non sono del morale giusto per pensare se sia giusto o sbagliato. Nulla può la ragione per alleviare il peso delle mie sciagure; forse neanche bere puiò farlo, ma mi aiuta a non pensarci troppo.
Dovrebbe. E invece sembra amplificare, far riecheggiare i miei pensieri negativi ancor più forte nella mia mente, come onde che s'infrangono violente, tornano indietro e urtano di nuovo sulle tempie. Mi gira la testa, sento un mare in burrasca che si agita dentro di me. Appoggio al testa al muro, afferro la fiaschetta -vedo confusamente la mia mano che trema mentre la tendo, le dita che si muovono a scatto-, la porto alle labbra e bevo un lungo sorso.
La vista è offuscata, la luce delle candele crea curiosi nastri di luce sullo sfondo aranciato, ma in realtà non li vedo: davanti a me solo la mia bellissima ragazza che urla di dolore sotto il tocco del tizzone ardente, la mie mani che manipolano l'asta arroventata, ma non sono io, è quel giuramento maledetto, quel nome che gli altri mi hanno inflitto, che lui conosce e ha legato a sé per sempre. È lui che mi guida su come e dove debba posare il tizzone su quella pelle di cioccolato, su quanto debba fare pressione, penso sempre che sia troppo, troppo per lei, ma lui pensa sempre che sia poco, che bisogni spingere di più, farla soffrire maggiormente. Il cuore mi s'infrange ad ogni suo urlo, e mi sento terribilmente male perché anche se non è colpa mia lei questo non lo sa, e potrebbe pensare che ci goda, che sia come il re... L'espressione sul suo bellissimo viso quando Galbatorix ha detto che l'ho voluta a Urû'baen... Non ho avuto neanche il coraggio di guardarla negli occhi, ma sentivo i suoi addosso a me che mi fissavano, inorriditi per ciò che ho fatto, che -secondo lei- sono diventato... Se solo sapesse che quello che vede non sono io, che in realtà l'ho salvata da morte certa, che dalla prima volta che l'ho vista sulla soglia della mia cella sono impazzito per lei, per il suo protamento regale, per il suo modo di parlare, sempre venato di qualche emozione, che sia allegria o tristezza, per i suoi occhi a mandorla che cerco sempre d'incrociare, pozzi di oscurità luminosa, per i suoi capelli corvini che scendono come una colata d'inchiostro sulle spalle e in cui mi piacerebbe tanto affondare le dita, per la sua pelle delicata che accarezzerei all'infinito con dita incerte, per le sue labbra carnose che vorrei far combaciare con le mie e penso non accadrà mai... E invece le uniche carezze che posso -devo- darle sono di dolore. Che paradosso, l'amo più della mia vita e sono costretto a odiarla più della morte.
A ogni suo urlo provo l'impulso di lanciare via l'asta rovente e stringerla forte a me, tranquillizzarla, sussurrarle parole dolci all'orecchio, baciarla dolcemente... Farla uscire dall'incubo... Farle capire che l'amo, che finché ci sarò io con lei non dovrà mai avere paura e non sarà mai sola, mai! Cerco di scacciare le immagini di disperazione che mi perseguitano, ma anche se vedo il pavimento della mia stanza illuminato dalla luce calda e dorata delle candele il pensiero che è incatenata laggiù, che soffre, e per causa mia, che vi rimarrà, diventerà schiava di Galbatorix, perderà la sua identità, oppure morirà... e io... la... perderò... per sempre... No, non lo permetterò! Dev'essere viva, dev'essere MIA! Non può finire così, non doveva! Non per noi, non per lei!Traggo un altro lungo sorso e affondo la testa tra le ginocchia. Senza che lo voglia il respiro inizia a uscire a rantoli dai polmoni, poi con esso le lacrime, roventi come il tizzone ardente con cui la ferisco. È lei la causa del mio pianto, come io lo sono del suo dolore; ci ustioniamo a vicenda, noi. Queste gocce del mio mare scendono lungo gli zigomi per poi attraversare le guance a tutta velocità, esitare sul mento e precipitare. Farò la stessa loro fine? Riuscirò a resistere ancora all'ironia della sorte, a quel paradosso che è la mia vita? Che si prenda gioco di me, se è necessario, ma mai di lei!
È così vicina, eppure così distante: anche se dovesse insultarmi, vorrei sentirla parlare, a costo di farmi prendere a schiaffi, toccarla, pur di prendermi occhiatacce, incrociare i suoi occhi, nonostante possa pensar male di me, essere nei suoi pensieri...
Ma se sono davvero disposto a ciò, non vale la pena di incontrarla e parlarle? Forse è l'alcol che mi annebbia il giudizio, mi fa pensare assurdità. Ma l'idea è troppo allettante per abbandonarla. Tanto, ormai, cos'ho da perdere? Almeno scoprirò se è arrabbiata con me per quello che ho fatto... E se lo è, potrei cercare di farle aprire gli occhi e guardare oltre le apparenze... Forse si tratta solo della mia disperata voglia di vederla, stare un po' da solo con lei, di sciocchezze, ma... Ora ho deciso: andrò nella sua cella. Non so cos'accadrà, non m'interessa. Il pensiero mi eccita, mi fa sorridere: un sorriso ebete, una pallida imitazione della sua meravigliosa espressione felice e intensa, ma è un sorriso per lei. Sorrido per te, amore. Non sie felice?
Ecco, ora sto davvero vaneggiando. Mi alzo, prendo la fiaschetta e bevo ancora. Non sento quasi più il sapore intenso del liquore; la borraccia è leggera, devo averla quasi svuotata. Ma stasera tutto è concesso.
Apro la porta e imbocco il corridoio che mi porterà alla sua cella. La luce delle torce sembra muoversi da sola e infiammare le pareti; il crepitio delle fiamme è amplificato alle mie orecchie. Barcollo, quasi non mi reggo sulle gambe malferme: mi appoggio al muro e proseguo. A volte mi sembra di stare per bruciarmi e mi scosto velocemetne dal muro imprecando. Avanzo con passi incerti; abbasso un attimo lo sguardo e vedo che le nocche della mano destra sono sbucciate e gocciola sangue. Chissà dove mi sono ferito. Proseguo finché non arrivo alla porta della cella: passo in mezzo a due guardie guardandole torve, e il mio sguardo è da loro ricambiato con ancor più odio, ma non proferiscono parola. Scendo le scale e a ogni gradino il cuore mi batte più veloce: sto per vederla.. Arrivo ai piedi della scalinata e apro la porta per poi richiuderla alle mie spalle.
Mi giro e la vedo: eccola, è lì, legata sulla lastra. Penso dormisse, ma il rumore che ho provocato al mio ingresso deve averla svegliata. Mi avvicino lentamente, ogni passo un'eternità, un battito di cuore, e finalmente vi giungo. Appoggio i pugni alla lastra e la divoro con gli occhi.
Nasuada, davanti a me. Il mio desiderio di sempre si è realizzato -quasi. È davvero bellissima, e le ferite non fanno che aumentare il suo fascino, anche se non vorrei mai vedergliele addosso. Non è cambiata per niente dall'ultima volta che l'ho vista, il giorno maledetto della battaglia del Farthen Dûr. Studio a lungo il suo viso, apprezzando ogni suo nobile tratto; Mi accorgo che mi sta guardando e incrocio i suoi occhi: sono vacui, vacillano, dev'essere stanca. Quanto vorrei darle quel po' di forza che mi rimane. Sto incrociando il suo sguardo... Di nuovo, dopo tanto tempo... Mi sembra un sogno... È passato tanto, ma non ti ho mai dimenticata, amore. In quella liquirizia fusa rivedo la ragazza che mi andava a trovare in una cella e con cui parlavo del più e del meno. Adesso i ruoli si sono invertiti.
Vorrei guardarla all'infinito, ma la testa mi pesa come un macigno e non riesco più a stare in piedi; vado verso una delle pareti, scivolo a terra e mi metto nella stessa posizione che avevo in camera. Siamo soli, io e lei. Non sembra arrabbiata, ma non posso dimenticare il suo sguardo d'accusa di prima... Volevo solo che non morisse.. Basta, deve saperlo! Ho deciso, glielo dirò: le dirò a mia storia, la decisione di Galbatorix, tutto. Sento il bisogno impellente di raccontarle la mia disperazione, voglio che sappia tutto di me, metterò la mia vita nelle sue mani. La amo, non sopporto che pensi male di me! Lei, lei sola, saprà cosa dirmi, come consolarmi, risollevarmi dal mio baratro... Deve capire...
Riprendo la fiaschetta e la vuoto velocemente. E inizio a parlare. Le racconto di Tornac e della fuga da Urû'baen. Parlo con voce piatta, ma le emozioni quando risveglio i ricordi si accumulano sempre di più, e prima o poi esploderò. Lei mi ascolta senza reazioni particolari, anche quando ho finito resta in silenzio. E se fosse ancora arrabbiata con me, credendo che l'ho portata qui per renderla schiava? È giunto il momento di dirglielo: - È colpa mia. Sono stato io a convincerlo che era meglio portarti qui. L'idea gli è piaciuta. Sapeva che in questo modo avrebbe attirato Eragon qui molto più in fretta. Era l'unica maniera per impedirgli di ucciderti... Mi dispiace... Mi dispiace.
-Avrei preferito morire.
-Lo so. Potrai mai perdonarmi?
Non mi risponde. Tenevo così tanto a questa risposta. Amore, non riesci proprio a capirmi? Ti prego, apri gli occhi! Almeno tu! Le emozioni spingono, e io non riesco più a trattenerle: le lacrime scavano una strada dal cuore agli occhi e riprendono a scendere copiose, e quello che nascondo, l'amarezza per il mio affetto da nessuno ricambiato, l'invidia per l'abbondante fortuna degli altri che non mi ha mai sfiorato, diventano voce e urla e strazio, e allora dico tutto, perché almeno lei capisca, sperando che almeno lei sia diversa! Le parlo delle persone a corte che sin da piccolo mi hanno odiato e sfruttato, della mia malsana invidia per Eragon, del dolore per la morte di mia madre, forse l'unica che mi voleva davvero bene, poi di Castigo. Le confido quello che non ho mai osato dire a nessuno, uno dei dolori più grandi della mia vita, le parlo del mio drago che soffre. È questo il ricordo che più mi fa male. -Poi Galbatorix entrò nella mia mente. Imparò tutto su di me, e mi impartì il mio vero nome. E adesso sono suo... per sempre.- Appoggio la testa al muro, finalmente svuotato, ma le lacrime continuano a scorrere a fiumi, i singhiozzi mi scuotono ancora.
Non voglio la sua compassione, voglio la sua comprensione. Avrà capito ora cosa sono e cosa sono diventato?
Rimango così finché sulle guance rimangono solo scie d'acqua secca e il respiro si è tranquillizzato. Non posso fare nient'altro; ora tocca a lei riflettere, vedere oltre. Solo una cosa posso ancora fare: mi alzo, mi avvicino a lei e le poggio una mano sulla spalla. Vorrei accarezzarle una guancia, è così vicina, ma non mi è concesso. Con poche parole pongo fine alla sua sofferenza, almeno per ora; poi mi scosto. È finita qui.
-Non posso perdonarti, ma capisco.
La sua voce mi fa sussultare e il cuore inizia a battermi forte. Capisci? Davvero pensi di capire, amore mio? Se davvero così fosse, capiresti anche che ti amo. E invece no; lo intuirei, se lo sapessi. Sento di aver fatto un passo avanti, anzi, è stata lei a farlo, ma può vedere ancora oltre.
Annuisco e la lascio sola, abbiamo entrambi da riflettere.


Commentate e... pubblicate le voste storie! :)
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RE: One-shot di tutti

da blackstar » 12 giugno 2012, 23:23

brava,complimenti,vedo che sei una tipa romantica,stò già pensando a qualche storia....
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RE: One-shot di tutti

da pazzadiRoran95 » 12 giugno 2012, 23:31

Nasuada oh mio dio è stupenda! Mi piace tantissimo! Dio mio hai descritto i sentimenti di Murtagh che è una meraviglia :cry: è commovente :cry: povero Murtagh :cry:
E quando lui pensa? :3 è tenerissimo, diversissimo dal Murtagh che appare di fuori :innamorato:
Hai descritto molto bene anche la parte in cui i sensi vengono confusi dall'alcool!
Le righe finali? STRAORDINARIE! :innamorato:
Brava! per me dovresti proprio andare avanti e scrivere gli altri PDV di Murtagh fino alla fine di Inheritance! sarei curiosa di vedere come faresti il punto in cui Lei e Lui sono vicini, lui le prende la mano e lei si ritrae... il pezzo del _Perchè? _Lo sai perchè! e anche quando alla fine lui la lascia a piangere e se ne va :innamorato:
sarei super felice di leggerli quando e se avrai voglia di scriverli :innamorato:
Brava!!!! e seriamente, pensaci! :rolleyes:
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RE: One-shot di tutti

da Aiedail98 » 13 giugno 2012, 13:10

Bellissimo :cry: non ho parole, davvero... :cry:
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RE: One-shot di tutti

da saphira1999 » 13 giugno 2012, 14:18

Tre parole:
Tu
sei
un
genio

Ops, erano quattro XD
La mia ff: 4 libro - sezione Ciclo dell'Eredità
Qualcosa è sempre stato creduto tre, ma in realtà è quattro...
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RE: One-shot di tutti

da Galbatorix99 » 14 giugno 2012, 13:08

bella questa idea delle one-shot ne ho scritta una pure io ma è un mezzo cross-over
eccola qua

Erano passati tre giorni da quando Galbatorix era morto. Eragon stava riposando, sentì Saphira chiamarlo “Eragon, Arya ha trovato la camera del tesoro di Galbatorix!”
Eragon non perse un attimo si alzò subito e andò da Arya che stava fuori nel cortile,davanti alle macerie del castello.
“Eragon ho trovato l'entrata seguimi”
Arya si girò e andò verso l'unica parte del castello ancora integra un enorme muro e una porticina in legno. Arya aprì la porta, ed entrarono, mentre Saphira rimase all'esterno.
“Sta attento Eragon, potrebbero esserci delle trappole.” disse Saphira.
“Certo”
Scesero lungo delle scale di pietra. Passava il tempo ma le scale sembravano non finire. Finalmente dopo molto tempo, forse delle intere ore, finalmente arrivarono in fondo alla scalinata.
Videro un enorme sala, dove c'erano almeno quattordici porte.
“Dove condurranno tutte queste vie?” chiese Eragon, Arya lo guardò e rispose
“Almeno tredici di queste portano ad altre sale con altrettante porte, un labirinto una soltanto porta alla camera del tesoro”
“Arya quale?”
L'elfa non lo degno della risposta e si diresse verso la nona porta a partire da destra, Eragon decise di seguirla. Arya aprì la porta, davanti a lloro si distendeva un lungo corridoio di cui non si vedeva la fine.
“Arya non hai paura di eventuali incantesimi a trabocchetto?”
“Li ho rimossi col vero nome dell'antica lingua”
Dopo aver camminato per ore e ore finalmente giunsero davanti a una porta in legno.
Eragon aprì la porta, appena aperta videro davanti a loro un enorme stanza, che si estendeva per metri e metri lungo.
“Si estenderà lungo tutta la città!” disse Eragon sbalordito.
La stanza era piena di scaffali sugli scaffali c'era di tutto:pergamene,oro,reliquie di vario genere, armi d'oro o d'argento.
“Arya questa è una fortuna c'è di tutto! C'è tutto quello che Galbatorix ha preso dall'ordine, forse c'è pure di più!”
“La priorità è trovare l'uovo!”
“Certo Arya ma dopo averlo trovato dobbiamo vedere che c'è qui dentro, ci sono cose che possono sovvertire ogni ordine.”
Si divisero per cercare l'uovo, Eragon andò a cercare fra i vari scaffali, guardava ogni singolo scaffale in cerca dell'uovo, vide un calice in legno,spade e venti anelli, il ventesimo in particolare era molto normale, non era come gli altri, che erano molto belli con diamanti,rubini,zaffiri e smeraldi incastonati, questo era semplice come una fede nuziale. Eragon ebbe l'improvvisa voglia di mettersi l'anello al dito,lo prese, se lo stava per infilare, quando sentì Arya chiamarlo.
“ERAGON! L'HO TROVATO!”
Rimise a posto l'anello e corse da Arya, la trovò davanti a un piedistallo dove era posato l'uovo verde. Eragon era felice, finalmente l'uovo era stato trovato!
“Arya adesso dobbiamo cercare le cose più importanti prenderle e poi sigillare questo luogo! La priorità ora sono le uova dei ra'zac!”
L'elfa gli diede ragione e incominciarono a cercare di nuovo, ma stavolta insieme guardano fra le varie zone.
“Arya guarda!” disse eragon indicando delle lance lunghe due metri, di colore giallo,rosso e bianco con la punta che brillava di quel colore.
“Sono delle dauthdaert?” chiese Eragon. Arya si limitò ad annuire poi disse in antica lingua
“Sono Girasole,Rosa e Giglio”
“Galbatorix le teneva per usarle contro di chi?”
“Molto probabilmente quando le trovò i rinnegati erano ancora in vita, di sicuro voleva tutelarsi contro i loro draghi!”
“Capisco prendiamole” prese le lance se le legò dietro la schiena poi con un incantesimo le rese invisibili.
Continuarono a cercare poi Eragon si fermò davanti a una teca, nella teca c'era una mappa, Eragon tolse la teca e prese la mappa, la guardò a lungo era una mappa di alagaesia, ma non era come le altre. La mappa continuava andando sempre più a est lungo il percorso del fiume Edda e andava avanti fino ad arrivare in un altra terra.
Arya che non si era accorta che Eragon si era fermato andò avanti, poi lo sentì chiamarla.
“Arya!! Vieni ho trovato qualcosa di molto interessante!”
Arya appena sentì Eragon corse verso di lui, una volta giunta li Eragon gli mostrò la mappa.
Arya la guardava molto attentamente, poi disse:
“Eragon questa mappa dice che...”
“C'è un altra terra a est di Alagaesia, si chiama narnia” continuò Eragon indicando la scritta “Narnia”.
“Ma ce ne sono altre: Caalormen,terre di Archen e le terre selvagge del nord.” disse poi Eragon.
“La suddivisione del territorio potrebbe essere in regni” disse Arya.
“Chiederò a Umaroth se sapeva dell'esistenza di Narnia.”.
Dopo di che cercarono in lungo e in largo le uova di ra'zac ma non ne trovarono nemmeno l'ombra.
La sera raccontò tutto a Saphira e a Nasuada.
“E così a est c'è un altra terra,Eragon che farai?” chiese Nasuada
“Niente, per il momento terremo l'informazione per noi”
“D'accordo”.
Una volta andato nella sua stanza,Eragon chiese a Umaroth se sapeva dell'esistenza di Narnia.
“Eragon ci sono cose che non era dato sapere a tutti. Io e Vrael insieme ad altri pochi sapevamo dell'esistenza di questo territorio, ma era selvaggio. Il primo cavaliere ad andare a est per vedere se esistessero altre terre abitabili, fu il secondo Eragon torno dopo ventinove anni, portandoci quella mappa, ci aveva raccontato di una terra sempre gelida e fredda, con a nord dei mostri alti otto metri, uomini metà toro e metà uomo e una strega che pietrificò il suo drago, quella Eragon è una terra di mostri. Dopo i racconti del secondo Eragon decidemmo di mantenere il segreto.”
Eragon capì che ciò che Umaroth gli raccontò era la verità,in quel posto non sarebbe mai andato.

Qualche mese dopo si ritrovò a parlare con Saphira di dove costruire il nuovo ordine.
“Saphira pensi quello che penso io?”
“Si piccolo mio qua non c'è un posto adatto, Vroengard magari ma è distrutta”
“Ci serve un posto abbastanza lontano da Alagaesia che sia isolato e sicuro per i cavalieri.”
“Eragon... no quel posto è pericoloso!”
“Saphira è l'unico che ci rimane! E poi sono passati cento anni da quando ci è andato l'altro Eragon sicuramente quella strega sarà morta da tempo. Poi noi conosciamo il nome dell'antica lingua, potremmo sventare la maggior parte dei loro incantesimi”
“Forse hai ragione... d'accordo andiamo!”
“Bene e deciso andremo a Narnia”
La sera stessa lo comunicò a Umaroth, che non era molto favorevole a questa decisione ma non vide altre scelte.

Erano sulla nave, stavano andando a Narnia. Eragon a quel punto incominciò ad avere dubbi e paure, Saphira cercò di rassicurarlo “Eragon il cambiamento fa sempre paura, ormai non si torna in dietro, andremo avanti insieme come abbiamo sempre fatto!”
Eragon ringraziò Saphira. Narnia era ormai prossima.
Ultima modifica di Galbatorix99 il 14 giugno 2012, 13:49, modificato 4 volte in totale.
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RE: One-shot di tutti

da Murtagh4e » 14 giugno 2012, 13:37

Bella mi piace... Narnia e Algaesia... combinazione fatale o coppia invincibile?
Nooo, non ascoltarmi... Sto vaneggiando... Bella e scritta bene... :yes:
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RE: One-shot di tutti

da pazzadiRoran95 » 14 giugno 2012, 13:55

“Eragon ci sono cose che non era dato sapere a tutti. Io e Vrael insieme ad altri pochi sapevamo dell'esistenza di questo territorio, ma era selvaggio. Il primo cavaliere ad andare a est per vedere se esistessero altre terre abitabili, fu il secondo Eragon torno dopo ventinove anni, portandoci quella mappa, ci aveva raccontato di una terra sempre gelida e fredda, con a nord dei mostri alti otto metri, uomini metà toro e metà uomo e una strega che pietrificò il suo drago, quella Eragon è una terra di mostri. Dopo i racconti del secondo Eragon decidemmo di mantenere il segreto.”

Questo pezzo mi è piaciuto molto! Per il resto non è brutta l'idea di Unire Eragon e Narnia :uhmm: ma per giudicare meglio dovrei leggere un futuro proseguimento!
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RE: One-shot di tutti

da Nasuada97 » 14 giugno 2012, 15:10

Complimenti, Galbatorix99! Pensavo che avresti fatto entrare Eragon a Narnia o con l'armadio ( :P XD ) o con il solito buco nero che ti porta da una parte senza manco accorgertene! Invece farcelo andare di sua spontanea volontà è molto originale e mantiene anche una certa continuità con Alagaesia, perché così valgono le leggi della magia della sua terra natia, mentre in un altro mondo magari non potevano valere! In questo modo non trapianti un personaggio in un altro mondo, ma mischi proprio tutto! bravo davvero, bellissima trovata!!! :ok: e poi bellissimo l'ingarbuglio del labirinto del palazzo del galba, chissà che ci teneva il re oscuro :D
se hai intenzione di trasformare la one-shot in ff, cosa che penso farai sicuramente visto che non può concludersi così, ti raccomando di non abbandonare Alagaesia del tutto e di inserire anche altri personaggi nella storia.. ma con la fantasia geniale che hai, è inutile anche che te lo dico ;) attento all'uso delle virgole, unica nota!
PS comunque non usate il topic per mettere delle storie, vedere cosa ne pensano gli altri e poi aprire delle ff... Si può benissimo fare, ma la storia deve avere la struttura di qualcosa di cui comunque non è necessario leggere un seguito! Dev'essere una cosa a sé! Magari potete fare una storia chiusa, poi ne modificate leggermente il finale e la trasformate in ff, per dire, ma non potete partire col presupposto che la vostra one-shot è il prologo di una ff. Spero di essere stata chiara. :)
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Re: RE: One-shot di tutti

da Galbatorix99 » 14 giugno 2012, 15:15

Nasuada97 ha scritto:PS comunque non usate il topic per mettere delle storie, vedere cosa ne pensano gli altri e poi aprire delle ff... Si può benissimo fare, ma la storia deve avere la struttura di qualcosa di cui comunque non è necessario leggere un seguito! Dev'essere una cosa a sé! Magari potete fare una storia chiusa, poi ne modificate leggermente il finale e la trasformate in ff, per dire, ma non potete partire col presupposto che la vostra one-shot è il prologo di una ff. Spero di essere stata chiara. :)


grazie del commento cmq in verità doveva essere una one-shot autoconclusiva, solo che il finale era quello(apre la via ad una seconda one-shot), se ci tieni proprio faccio una ff su questo(sto scherzando oppure no? :rolleyes: )
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RE: One-shot di tutti

da blackstar » 14 giugno 2012, 21:13

e bravo galba.lo sai che a casa ho un quadernino dove avevo scritto ,anzi stò scrivendo un romanzo su eragon e saphira che dopo essere partiti come dice la profezia di angela,si ritrovano,dopo un naufragio a narnia.te lo giuro.
l'avevo cominciata 2 mes fa,doveva essere un segreto ma mia mamma che mentre lavorava al computer ha trovato il quadenino che mi ero dimenticata lì e lesse tutto.sono arrivata a pag 34 o più.
e un miscuglio di storie:il ciclo,le cronache di narnia,e dragonheart,e il gladiatore!e qualche personaggio inventato da me.
però nella mia storia tutte le altre vengono leggermente stravolte.
comunque molto bella,bravo,continua a postare delle one-shot!

Aggiunto dopo 2 ore 20 minuti:

Ok,mi è venuta voglia di fare una one-shot!
spero vi piaccia!anche se è un pò lunghetta!!!!!!!!!!!!

Era una notte terribilmente afosa,un leggero venticello soffiava,ma anch'esso caldo.Saphira si lasciò cadere stremata e zoppicante sullo spiazzo d'erba accanto alla tenda di Eragon.Appoggiò l'enorme testa sulle zampe anteriori e osservò i Varden che guardinghi si ritiravano nelle proprie tende,sembravano tutti molto preoccupati.La dragonessa cercò di mettersi in una posizione più comoda ,ma decise di rimanere nella posizione iniziale quando una fitta dolorosissima alla zampa le fece scappare un lamento strozzato.Si guardo la zampa fasciata con un lenzuolo prima immacolato,ora rosso per via del sangue.Ogni movimento le provocava dolorose fitte,ma cercò di non far'soffrire anche Eragon,allontanandolo dalla sua coscienza ogni volta che lui provava ad allevierle il dolore.
Da poco era finita un'altra piccola battaglia.Nel cuore della notte l'allarme era suonato e due minuti dopo i Varden combattevano contro dei soldati imperiali,che però non si curavano molto di loro,ma si concentravano più su Saphira,caricandola tutti insieme molte volte.Alla fine riuscirono ad aprirle un orribile squarcio sulla zampa sinistra anteriore,poi batterono la ritirata.
"E' molto strano il loro comportamento",aveva commentato Nasuada mentre Eragon,Arya e altri elfi fasciavano la zampa sanguinante di Saphira con una fasciatura improvvisata:un lungo lenzuolo donato con estremo piacere da Roran e Katrina che accarezzava il muso della dragonessache,con un enorme sforzo di volontà stette ferma anche quando le stoffa strusciò sulla carne viva.
Dopo la battaglia eragon e Saphira si erano recati alla loro tenda,poi il ragazzo era andato achiamare dei guaritori per la sua dragonessa che si faceva pioù debole ogni minuto che passava.
Era passato un pò di tempo ,ma eragon tardava a tornare.Ad un tratto Saphira sentì un fruscio,pensò che fossero gli aggrazziati elfi e allora si rilassò.Era stanchissima,quella ferita la indeboliva ogni minuto che passava,ma non riusciva a trovare il motivo.Sentì un'altra volta quel fruscio,ma stavolta molto più vicino.Alzò la testa e rimase tupefatta:davanti a lei c'erano una decina di soldati imperiali con le lance affilate puntatele contro.
"ho no"pensò preoccupata"non riuscirò mai a combattere in questo stato,non riesco nemmeno a muovermi!"
All'improvviso tra i soldati sbucò un uomo leggermente più slanciato degli altri.Indossava una camicia e un pantalone molto eleganti.
Saphira capì subito con chi aveva a che fare quando vide i soi capelli e incontrò il suo sguardo colore del sangue.Uno spettro.L'ultima cosa che Saphira vide fu il ghigno dello spettro pronunciare una parola,poi sui suoi occhi caddero le tenebre.
Si risvegliò,ma non era nel suo spiazzo d'erba,era in un luogo chiuso.
Batte più volte le palpebre per mettere a fuoco il mondo e si rese conto di dove si trovava:era una sala enorme,le pareti erano di un rosso molto scuro,illuminata da delle torce in cui ardeva del fuoco rosso contornato di nero.Il suo sguardo si soffermò sull'unico pezzo d'arredamento della sala,un trono,su cui sedeva un uomo.Alla vista di quell'uomo le si formò un nodo allo stomaco.Anche se non lo aveva mai visto in vita sua lo riconobbe all'istante.Era Galbatorix.
-Saphira,ti aspettavo da tanto-Disse il re,la sua voce era dolce come il miele ma inquietante come una notte senza luna nè stelle.
-Mi spiace per il brutto trattamento che hai ricevuto,ma non avevamo alternative-.
Saphira ringhiò e provò a muoversi,oltre alla solita fitta di dolore scoprì di essere legata in modo che non potesse fare nulla,la testa era circondata da una museruola di ferro.
-hai conosciuto il mio nuovo alleato,Suba?Penso proprio di sì-.
La dragonessa capiva che parlava dello spettro.
-Non trovi che quello per la tua cattura sia un piano perfetto?-chiese Galbatorix sorridendo.
"che cosa?"Domandò lei confusa.
-Bhè,non crederai che l'attacco di stanotte sia stato tanto per rischiare di perdere degli uomini?-Chiese ironico,poi continuò:
-lì ho mandati dicendo loro di cercare di causarti una ferita abbastanza grave con una lancia magica,in modo che tu perdessi velocemente le forze,poi ho mandato altri uomini con Suba per catturarti e portarti da me-.
"dov'è Eragon?"chiese Saphira preoccupata più per lui che per se stessa.
Il re sorrise compiaciuto come se aspettasse questa domanda.
-penso che sapranno darti una risposta loro-Disse e poi continuo:
-andiamo,mostratevi alla nostra ospite prediletta-.
Dall'ombra si fecero avanti Murtagh e Castigo che si fermarono a pochi piedi da lei.
Saphira ringhiò e intmò al drago rosso:
"dov'è il mio cavaliere,traditore".
"mi dispiace,non posso dirtelo,ma ti prego,non chiamarmi in quel modo"rispose il drago rosso con un filo di voce.
-Allora,avete preso Eragon vero?-
Murtagh parve esitare ma poi rispose:
-si signore-.
-benissimo-Disse il re compiaciuto.
-Saphira,io lascierò in vita Eragon a una sola condizione,tu dovrai giurarmi fedeltà,altrimenti il tuo cavaliere verra ucciso davanti ai tuoi occhi-.
Saphira era davanti a una scelta:la fedeltà ai varden o il suo cavaliere.
"lurido verme ricattatore''disse infine.
-Se fossi in te non sarei così sgarbata,conosco moltissime punizioni per un drago,non è vero Castigo?-Il re pronunciò le ultime parole come se volesse burlarsi del drago rosso che abbasso la testa.
Il volto e la voce di Galbatorix si fecero molto più seri e minacciosi.
-Vero Castigo?-ripetè.
Il drago rosso annuì debolmente.
il suo sguardo e quello di Saphira si incrociarono e lei vide nella tristezza di quegli occhi il vero Castigo,il drago che ogni volta era costretto a portare morte e distruzione,il drago che a furia di sentirsi dire dal proprio cavaliere che lui era la sua sfortuna,se n'era convinto,il drago che sopportava il dolore delle proprie punizione solo per il proprio cavaliere,Saphira in quegli occhi vide un vero drago.
"mi dispiace,ti prego perdonami"la implorò il drago.
Galbatorix approfittò di quel momento di distrazione e si insinuo nella mente della dragonessa scavando in ogni suo ricordo mentre lei si contorceva per il dolore.
a quello scenario a murtagh cadde una lacrima sulla guancia,che si affrettò ad asciugare.
alla fine Galbatorix trovo ciò che cercava,il vero nome di Saphira.
E la costinse a farlo,la costrinse a fare ciò che lei aveva sognato di fare nei suoi incubic peggiori.
Saphira ripenso in un attimo a Eragon,a nasuada,Arya e a tutti i suoi amici e si scusò con loro -anche se sapeva che non avrebbero mai saputo che lo aveva fatto-per ciò che sarebbe stata costretta a fargli.
ripenso a tutti i momenti più belli passati con il suo Eragon,a tutte le dolorose perdite che avevano subito per le causa dei Varden,pensò a tutti i sacrifici che avevano fatto per quella causa,tutto sprecato.
Pensò a tutto questo mentre quel maledetto patto veniva sugellato.


spero vivamente che vi sia piacuto,e lo so che sono un pò tragica,però mi piaceva quest'idea.
commentate e leggete per favore e un grazie a gli ideatori di questo topic,
un bacione a tutti.scusate se ci sono errori!
ciaoooooooooooo ;) :P :D :)
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RE: One-shot di tutti

da Galbatorix99 » 14 giugno 2012, 21:39

Come promesso ho letto la tua one-shot nasuada97 :) è bella dai meno sdolcinata di quanto dicevi, castigo dice sono la tua coscienza mi ricorda un pò saphi ;) le ferite accrescono il fascino di nasuada?... bah saranno punti di vista e poi un ultima cosa murtagh la deve chiamare amore ogni 5 secondi? si è mooooooooooolto sdolcinata infati per quanto zucchero hai messo sono andato all'ospedale per diabete il povero shruikan ha preso un colpo sai?
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RE: One-shot di tutti

da Galbatorix99 » 15 giugno 2012, 11:01

solo orami sono accorto della tua onee-shot blackstar :P devo dire che è molto bella l'hai fatta bene ma mi ricordavo che murtagh era morto e castigo lo avevo messo in quarantena senza dimenticare il vestitino :sospettoso: :D
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RE: One-shot di tutti

da Eragon36 » 15 giugno 2012, 12:38

Per Nasuada: sei bravisssimaaaaaaaaaaaaaaaaa la one shot è splendida, davvero, mi hai commosso, non ho mai pensato ad un Murtagh così. Certo, innamorato, ma introspettivo, riflessivo, e ubriaco avevi detto che eri quasi diventata lui, ma non credevo fino a così tanto! Complimenti! Quando leggevo ero tipo :blink: , non avrei mai creduto di leggere delle simili righe introspettive, è veramente veramente fantastica!
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RE: One-shot di tutti

da Murtagh4e » 15 giugno 2012, 13:18

LA SPARIZIONE DI SELENA
Una figura incappucciata camminava silenziosa per i corridoi del castello. Si fermò ad ascoltare: silenzio. Bene, poteva avanzare senza essere vista o riconosciuta. Passò davanti a diverse porte, fino ad entrare in una stanza illuminata soltanto da una candela sopra una scrivania. Si abbassò il cappuccio e un uomo si voltò a guardarla. «Non sei più silenziosa come una volta, Mano Nera.» disse lui riducendo gli occhi a due fessure. «Oh, sta’ zitto, Morzan! Ecco, tutto ciò che gli abitanti di Furnost avevano. Spero che ti basti.» sbottò lei posando un sacco sulla scrivania. L’uomo si alzò di scatto e le puntò una spada rossa alla gola. La donna deglutì e spostò la lama con due dita. «Non è così che si tratta una moglie, Morzan.» rispose lei a tono. «Taci, donna. Sveglierai la piccola Peste. Ho dovuto addormentarlo con un incantesimo. Non voleva saperne andare a letto.» sussurrò Morzan guardandola in cagnesco. «Posso vedere mio figlio, Morzan?» chiese la donna trattenendo gli insulti verso il marito. «No.» rispose lui con tono secco e acido «Domani. Prima di ripartire per una missione.»
«Meno di ventiquattro ore?!? Vedo il mio bambino a mesi alterni e tu mi dai meno di un giorno per stare con lui? Sei un porco, Morzan!» esplose lei. Morzan le tirò uno schiaffo. «Qui decido io, donna. Sono suo padre e...»
«Non ti è importato mai niente di lui. Perché dovresti interessartene adesso?» lo interruppe lei. L’uomo la prese per i polsi e la scaraventò dall’altra parte della stanza. Selena colpì il muro e cadde a terra piegata dal dolore. Il giardiniere entrò nella stanza dopo aver sentito tanto rumore. «Passavo di qui e ho sentito del baccano, è successo qualcos...» si bloccò quando vide la donna a terra. Emise un grugnito e imprecò tra i denti, poi uscì senza dire nulla. Selena si rialzò tenendosi le mani in grembo. Tossì e sulla mano si ritrovò del sangue. Morzan sussurrò qualche parola che non riuscì a percepire e il dolore scomparve. Si asciugò le lacrime e uscì dalla stanza sbattendo la porta. Corse fino alla stanza da letto e si buttò su di esso, piangendo sul morbido guanciale.

Selena si svegliò nel pieno della notte. Non si udivano rumori, se non il respiro di Morzan al suo fianco. Si alzò dal letto e raccolse alcuni suoi averi dentro ad alcune bisacce. Si vestì e si avviò con passo leggero verso la cameretta del piccolo Murtagh. Il bambino dormiva beato abbracciando un cagnolino di peluche. Si accovacciò accanto al suo letto e gli carezzò i riccioli scuri. Murtagh aprì gli occhi di scatto, preoccupato. «Sono io, sono la mamma.» lo tranquillizzò lei. Murtagh si alzò di scatto e le cinse il collo con le mani, ripetendo: «Mamma...» Selena lo baciò sulla fronte e gli rimboccò le coperte. «Le nostre strade si dividono di nuovo, piccolino. Ma ti prometto che tornerò per portarti in un luogo migliore, lontano da quel bruto di tuo padre. E sarai in buona compagnia, te lo assicuro. Ora dormi e fai sogni tranquilli.» sussurrò lei sulla porta, ma il piccolo si era già riaddormentato.

Selena prese le bisacce e montò a cavallo, diretta a Carvahall. Si fermò un attimo a guardare il castello e sussurrò: «Tornerò, Piccolo mio, te lo prometto.» Poi si voltò e partì al galoppo, diretta al nord.


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