Poesie Arya & Durza (?)

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RE: Poesie Arya & Durza (?)

da dj-fantasy » 11 maggio 2012, 20:50

oddio sono in mostruoso ritardooooo... me chiede perdono!!!
bellissima come sempre anzi meravigliosa come sempre... dovresti scrivere un fan fiction... postane altreee!!! baciiii :D :D :D :D :D
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RE: Poesie Arya & Durza (?)

da morzan2001 » 12 maggio 2012, 16:42

già molto bella , come le altre del resto
UN ANELLO PER TROVARLI
UN ANELLO PER DOMARLI
UN ANELLO PER GHERMIRLI
E NEL BUIO INCATENARLI -
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RE: Poesie Arya & Durza (?)

da Lalli » 30 maggio 2012, 16:54

Scusatemi tanto per la mia ultima assenza T.T
Non sono morta (o almeno non ancora) e giuro che non appena finisce la scuola tornerò ad aggiornare.
Un abbraccio a tutti :)
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Re: RE: Poesie Arya & Durza (?)

da redrum1456 » 30 maggio 2012, 21:24

Lalli ha scritto:Scusatemi tanto per la mia ultima assenza T.T
Non sono morta (o almeno non ancora) e giuro che non appena finisce la scuola tornerò ad aggiornare.
Un abbraccio a tutti :)


attendo speranzoso una tua lettera o poesia! ;)
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RE: Poesie Arya & Durza (?)

da Lalli » 3 luglio 2012, 11:42

Siamo durante la battaglia nel Farther dur. Arya riceve il messaggio dei gemelli di controllare che gli urgali non scavino un tunnel sotto la città. Eragon la precede mentre lei si occupa di saphira, ma sappiamo tutti chi attende il cavaliere laggiù. Durza, il suo più grande nemico. E il più grande amore dell'elfa.

Addio

La voce dei gemelli mi rimbombò nella testa.
«Si sentono rumori sospetti sotto Tronjheim. Forse gli Urgali stanno aprendo un tunnel sotto la città. Cerca il cavaliere e andate a fare crollare le gallerie che stanno scavando»
Mi guardai intorno, appena in tempo per vedere cavaliere e drago avvicinarsi a me.
Strinsi la mano che Eragon mi porgeva e mi affrettai a salire in groppa a Saphira, tenendo saldamente la spada nella mano sinistra. Dannazione! Si stava mettendo male per i Varden e i loro alleati.
Gli Urgali sciamavano da ogni angolo della terra e sembravano conoscere perfettamente come e dove attaccare.
Avevo assistito allo stupore dei miei compagni nel notare la disciplina dei mostri e mi ero dovuta mordere le labbra a sangue per non rivelare loro che conoscevo la vera ragione di tutto questo loro senso di unità.
Lui controllava le loro anime, lui dava loro gli ordini.
Perché Durza? Cosa stai cercando di fare?
Sobbalzai sentendo Saphira ruggire di dolore. Un Urgali l’aveva colpita sul petto. Ci alzammo in volo e vidi lo stesso mostro alzare la sua arma, pronto a scagliarla. Mi affrettai ad evocare la mia magia e a colpirlo.
Volammo via dal campo di battaglia, piuttosto instabili a dirla tutta.
«Sta bene?» domandai a Eragon, strillando per farmi sentire.
«L’armatura è schiacciata verso l’interno, le da fastidio» la sua voce vibrò di preoccupazione per il suo drago. Mi fece quasi tenerezza.
«Resterò io con Saphira quando atterreremo» mi offrii «E quando l’avrò liberata dall’armatura, ti raggiungerò»
«Grazie» disse lui, un’espressione di puro sollievo in volto.
Arrivammo su Isidar Mithrim, dove avremmo dovuto trovare i gemelli, ma di loro nessuna traccia.
Eragon si accertò rapidamente della condizioni di Saphira, prima di borbottare un «Buona fortuna» e correre via.
Lo chiamai, invano. Stupido! Eravamo in cima a Vol Turin, la scala infinita, avrebbe almeno dovuto farsi portare alla base di Tronjheim. Come avrebbe fatto a scendere?
Sbuffai, avrebbe aspettato. Il mio compito era liberare la dragonessa e mi accinsi a farlo con delicatezza, sperando di non farle troppo male. Scostai le placche metalliche dell’armatura, lentamente.
«Arya» mi richiamò all’improvviso lei «Eragon è sceso con lo scivolo»
Alzai gli occhi al cielo. Ma che razza di incosciente era quel ragazzino, rischiava la vita in continuazione e..
«C’è Durza lo spettro là sotto»
Un gemito strozzato proruppe dalle mie labbra prima ancora che potessi rendermene conto. Un senso di irrealtà mi circondò. Smisi di ascoltare la voce allarmata di Saphira che premeva insistente nella mia mente.
Durza.
Cosa stava facendo? Che ci faceva in battaglia? Pensavo che avesse semplicemente mandato i mostri.
«ARYA MALEDIZIONE!»
«Ti ascolto Saphira» soffiai con voce arrochita.
«Eragon lo sta affrontando»
Il mio cuore perse un battito. O forse addirittura due.
Il cavaliere lo stava affrontando. Durza. Il mio Durza.
Un senso di angoscia mi serrò la gola, impedendomi quasi di respirare. Presi a liberare Saphira con ansia febbrile, incurante del fatto se la cosa fosse dolorosa per lei o meno.
La mia mente era volta ad un unico pensiero.
Non avrei lasciato che nessuno dei due uccidesse l’altro. Perché uno era la pedina più importante per tutta la ribellione al re, l’unica persona che avrebbe mai potuto garantire sicurezza nelle terre di Alagaësia.
E l’altro.. Durza. Lui era l’unica ragione per cui valeva la pena di respirare. L’unica persona al mondo che sarebbe mai stata in grado di rendermi veramente felice. E io non potevo permettermi di perderlo, o avrei perso me stessa.
«Dobbiamo aiutarlo!» gridai. Senza capire bene neanche io a chi mi riferissi.
Saphira scambiò ovviamente la mia fretta per preoccupazione per il suo cavaliere.
«Rompi lo zaffiro stellato»
Strattonai l’ultimo pezzo dell’armatura e, senza nemmeno pensarci, richiamai il mio potere e colpii la pietra. Montai in groppa a Saphira in un attimo, controllando la caduta dei frammenti tendendo le mani alzate sulla testa.
Durza.
La dragonessa si tuffò in picchiata, eruttando una fiammata gialla e azzurra.
Intravidi subito le due figure dei combattenti. Eragon era accucciato a terra e mi guardava con gli occhi di chi vede un’apparizione, il volto rigato di lacrime. Intorno a lui si allargava un lago di sangue.
Ma la mia attenzione fu inesorabilmente catturata dal soldato dalla chioma rossa chino appena su di lui.
Il tempo parve dilatarsi, mentre Durza si voltava rapido nella mia direzione, il viso trasfigurato in una maschera di odio.
I suoi occhi di fuoco incontrarono i miei. Li vidi sciogliersi in un attimo, riempirsi di quella tenerezza che era sempre e solo per me. Mi resi conto di stare sorridendo, persa nelle spire dell’amore che vedevo riflesse nelle sue iridi.
Alzò una mano, quasi a volere prendere la mia, con quel ghigno sfottente che ostentava sempre e che io tanto adoravo «Ti ho trovata. Non mi scapperai mai più Arya, non ti toglierò un attimo gli occhi di dosso. È finita adesso, mi unirò a loro pur di averti con me. Tutto pur di averti con me»
La sua voce mi riecheggiò nel cervello, riempiendo la mia anima di una luce calda e rassicurante. Come una doccia calda dopo un temporale gelido.
Annuii, incapace di formulare un pensiero coerente. Sì, noi saremmo stati insieme, per sempre.
Il tempo dell’odio e del dolore era finito. Noi potevamo avere un futuro, noi avevamo qualcosa in cui credere. E non ci saremmo curati di niente e nessuno, perché l’unica cosa che veramente contava era la presenza dell’uno accanto all’altra.
Ma la vita è crudele, ed era una cosa che in quel momento avevo totalmente dimenticato.
Il bagliore rosso della spada di Eragon mi parve quasi accecante.
Il cavaliere si scagliò in avanti.
E colpì Durza proprio al centro del torace.
«NO»
Fu un grido spontaneo, dettato dalla parte più profonda di me. Un grido che nessun pensiero razionale avrebbe mai potuto fermare. Squarciò l’aria, prepotente.
Forse Saphira si voltò addirittura a guardarmi, sconcertata.
Ma non lo ricordo. In quel momento era tutto ovattato.
Presi solo consapevolezza che la felicità mi era passata ad un soffio dalla pelle, mi aveva sfiorata, mi aveva illusa con il suo calore, per poi ritirarsi rapida, maligna, portando con sé tutta me stessa.
Sentii Durza urlare e sprofondai in un abisso di orrore.
Alzò il viso e ancora imprigionò i miei occhi nei suoi.
Scandì due parole, che riuscii a intendere leggendole sulle sue labbra.
«T-i a-m-o»
Poi sparì. Come uno di quei sogni bellissimi che ti cullano illusori per tutta la notte, per poi dissolversi al mattino, lasciandoti l’amarezza in bocca, l’amarezza che la realtà sia ben diversa.
Boccheggiai, incapace di riempire i polmoni dell’aria che serviva loro.
Un dolore acuto e straziante mi dilaniò le membra. La vista mi si oscurò e caddi nell’oblio.



Sgridatemi un po’ per favore, sono sparita per un’eternità T.T
Vi chiedo scusa. Mi sono lasciata trascinare dall’euforia delle vacanze estive :wacko:

Redrum: Secoli fa mi hai chiesto come mi è venuto in mente questo rapporto. Allora Durza mi è sempre piaciuto come personaggio e ci sono rimasta malissimo quando Paolini l’ha fatto morire è.é Inoltre mi sembra che sia molto incompreso da tutti (come ogni cattivo alla fine). Mi è sempre piaciuta l’idea del suo lato “umano” celato a tutti. E Arya mi è sembrata la più adatta e la più inaspettata su cui scaricare i suoi sentimenti, ci stava così bene la prigionia, l’amore segreto..
Ok smetto di sognare :D Graziegraziegrazie!

E grazie a tutti coloro che mi hanno letta :)

Vi informo che sto lavorando ad una fan fiction, ma la posterò solo quando l’avrò terminata. Non voglio rischiare di non essere in grado di finirla.

Baci a tutti!
:innamorato: [/b]
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RE: Poesie Arya & Durza (?)

da redrum1456 » 3 luglio 2012, 12:50

e brava lalli!
Mi piace molto l'idea di un POV di Arya di quel capitolo...è geniale! continua così, è valsa la pena aspettare!
PS: anche io sto scrivendo una ff, e la pubblicherò solo dopo averla finita! ;)
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RE: Poesie Arya & Durza (?)

da Lalli » 12 luglio 2012, 13:49

Lotta interna di Arya durante la prigionia.

Ho tradito tutto e tutti.
Sono la vergogna del mio popolo.
Stesa sul pavimento di pietra della mia cella, mi sento addosso tutto il peso del mondo
Perdonami madre, perché non ho seguito i tuoi insegnamenti.
Perdonami Glenwing, perché non ho saputo onorare il tuo sacrificio.
Perdonami Faölin, perché ho sputato in faccia alla tua morte.
Perdono a me stessa, perché sono incapace di reagire a questa situazione.
E non so nemmeno io di quale oscuro incantesimo sia vittima. Non so perché ogni volta che lo vedo, diventa immediatamente il centro del mio mondo e delle mie attenzioni. Non so perché la sua voce mi dia alla testa, tanto da confondermi. Non so perché ogni volta che mi sfiora cielo e terra si invertano in un unico turbinio indistinto. Non so perché al semplice incrociare i suoi occhi, il mio cuore parta a battere al ritmo sordo e incostante di un tamburo colpito distrattamente.
Sono costretta ogni giorno a subire la sua presenza, a cadere vittima delle più indesiderate reazioni.
Lo odio. E lo amo.
Mi sento l’anima sporca, perché ho dato tutta me stessa a colui che ha distrutto la vita mia e dei miei amici, lui che è la causa di ogni graffio e ferita sul mio corpo, il più grande alleato del tiranno. Ciò che ho sempre combattuto.
Ma non riesco ad odiarlo, non riesco ad impormi una maschera di freddezza di fronte a lui, non riesco a reprimere la sensazione di calore e sicurezza che mi trasmette la sua presenza.
È il mio aguzzino, dannazione!
Mi stringo la testa tra le mani, cercando inutilmente di porre qualche pensiero razionale al di sopra di tutte le emozioni e i pensieri che mi vorticano nel cervello.
Sono una stupida. Ho rinnegato me stessa, per uno spettro che non prova sentimenti. Per il mio nemico.
Per la miseria, Durza, tutte le torture che vuoi.. ma non questo.



Grazie Redrum per continuare a commentare :)
E grazie ai lettori silenziosi ;)
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RE: Poesie Arya & Durza (?)

da redrum1456 » 12 luglio 2012, 15:27

Lalli!
Ci sei ancora?

mmm.. riguardo alla tua ultima creazione...mi piace!
Tramuti i pensieri di Arya in poesia! continua così!
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RE: Poesie Arya & Durza (?)

da Lalli » 2 settembre 2012, 23:32

Dopo la morte di Durza, Arya si trova sola soletta in una galleria dei nani vicino a Tronjiem, a riflettere sulla morte di Durza.


Era colpa mia, non avevo voluto rischiare la mia credibillità di fronte ai Varden, ammettendo la mia alleanza con uno Spettro.
O infondo era colpa di Eragon, troppo impulsivo e sciocco per poter interpretare la situazione?
Scoppiai in una risata folle, che rimbalzò tra le pareti di roccia.
Era successo e basta. La colpa non era mia, non di Eragon, non di Durza..
La vita si divertiva a prendere in giro i suoi giocattoli, tutto lì. E con me ci era riuscita alla grande. Avevo sempre creduto di essere un’Elfa tutta d’un pezzo, di essermi fatta da me, di essere destinata ad essere sola, sempre. Poi avevo scoperto Faölin, e avevo creduto che fosse il miglior regalo che la vita potesse farmi. Ma lui era stato ucciso e avevo creduto che anche il mio tempo non sarebbe durato ancora a lungo.
Era solo un’ennesima beffa.
Avevo finito per curare, comprendere, apprezzare, amare il mio rapitore, colui che mi aveva tolto tutte le mie certezze e restituita al mondo totalmente cambiata. E tra le sue braccia io avevo vissuto davvero, per la prima volta da sempre.
Ma in quel momento.. io non avevo più niente.
E mi rendevo finalmente conto di quanto io avessi fatto affidamento a Durza. In maniera totale, come non avevo mai fatto con nessuno. E lui mi era scivolato dalle dita.
E mi sentivo sola come non mai.
Scossi la testa tristemente, se qualcuno avesse saputo, ci sarebbe stato veramente da ridere.



Tornata dalle vacanze!
Ciao a tutti :)
E un saluto speciale a Redrum che continua a commentare.

Baci baci :innamorato:
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RE: Poesie Arya & Durza (?)

da redrum1456 » 3 settembre 2012, 10:11

mmm..davvero molto particolare quest'ultima! Forse avresti dovuto curare maggiormente i tempi e la punteggiatura; sarebbe uscita meglio!
Comunque il mio è solo un consiglio!
Continua così! A presto!
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RE: Poesie Arya & Durza (?)

da Lalli » 7 gennaio 2013, 16:00

Okay, questa mi è uscita dalla strana idea che dopo la deposizione di Galbatorix e alla fine di tutto, Arya decida di cercare un modo di fare tornare in vita Durza utillizzando la magia oscura e attingendo energia dalla cintura di Beloth il savio (colori dell'arcobaleno).
Saluti a tutti!

Tutto è finito.
Il sole splende di eterna luce,
promette gioia e prosperità,
illude di una pace che non se ne andrà.

Troppo sangue innocente è stato versato
per potermi permettere di cambiare
questa realtà che sa di normale.

Ma nella normalità io mi perdo,
affogo nell’allegria,
annaspo nella serenità.

È dura cercare la luce,
quando il mio sole si è spento nel passato.
È sbagliato fingere calore,
quando il mio cuore è un sasso ghiacciato.

Nei colori dell’arcobaleno
e nel buio delle anime
io vedo la mia felicità.
Sbagliata, egoista, distruttiva.

E ciò che a tanti farà del male
a me ridarà il sorriso.
Accetto l’oscurità che maligna mi seduce
mi abbandono alla sua promessa.

Non ho più nulla da perdere ormai.
Ma adesso spero, amore mio,
che tornerai.
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RE: Poesie Arya & Durza (?)

da dj-fantasy » 9 gennaio 2013, 15:06

ciaoooooooo=) scusa se nn ho più commentato... devo dire che le tue poesie su questa coppia improbabile rimango veramente originali... nn cadi mai nella banalità, complimentiXD scusa per questo misero commento ma nn so davvero che scrivere se nn dirti che sono davvero tutte belle le ultime che hai postatoXD continua cosi :D :D
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RE: Poesie Arya & Durza (?)

da Lalli » 7 marzo 2013, 23:54

In occasione della festa della donna, Durza dedica un pensierino alla sua prigioniera Arya e a tutte le donne di Alagaësia e non.
Auguri a tutte le fanciulle! ;)


Durza poteva considerarsi abbastanza vecchio da conoscere il mondo, ad ormai duecento anni di età. E poteva permettersi di affermare di conoscere i principali generi di uomini e di donne.
Ma quella donna in particolare proprio non riusciva a comprenderla.
Poteva provare a giustificarsi dicendo che non aveva mai conosciuto un’Elfa in vita sua, poteva cercare di incolparla di non essere normale.
Ma tutto ciò non toglieva il fatto che lei lo aveva in qualche modo colpito in maniera profonda, radicale, viscerale, come nessuna donna aveva mai fatto. E lui ne aveva viste tante di donne, anche solo per l’istante che avrebbe preceduto la loro uccisione.
La sua prigioniera aveva un modo di fare talmente rigido, freddo e distante, che talvolta pareva fatta di pietra. Non sorrideva. Non faceva smorfie. Non un’espressione.
Era così decisa e determinata che talvolta i suoi atteggiamenti ricordavano il comportamento di un uomo. Era un guerriero, voleva far credere di essere un guerriero.
Eppure Durza era convinto che sotto quella scorza avrebbe trovato una donna. Il suo cuore doveva essere tenero quanto il suo viso era di pietra.
Pensò che avrebbe dovuto meritare tutto il suo rispetto, non i ferri roventi che imponeva al suo corpo.
Poi subito dopo si rese conto di aver fatto il madornale errore di considerarla debole per il semplice fatto di essere una donna. Era stato il suo primo pensiero quando l’aveva catturata. “Una femmina! Sarà più facile del previsto!”.
Invece non lo era stato affatto.
Nella tribù desertica da dove veniva lui le donne erano considerate poco più che degli animali da soma, il cui unico scopo era procreare e dare piacere al marito. Non potevano mostrare il corpo e i capelli, erano eternamente nascoste da larghe vesti e veli colorati. Solo l’uomo che il padre avrebbe scelto per loro come sposo poteva avere il diritto di godere delle soavi segretezze dei loro corpi.
Ai tempi lui era ancora chiamato Carsaib. E pensava che tutto quello fosse una sciocchezza.
Sua madre aveva un viso e un sorriso bellissimi ed era un tale peccato che potesse mostrarli solo all’interno della tenda dove abitavano. Lui era sicuro che se alle donne fosse stato permesso di sorridere a tutti, il mondo sarebbe stato più allegro e sereno.
E in qualche modo l’idea si era mantenuta.
La verità era che le donne erano sempre sottovalutate da quel mondo maschilista che era Alagaësia. Nessuno pareva capire quanta forza, quanto orgoglio, quanta tenerezza sapevano custodire nei loro cuori.
Erano degli esseri che comprendevano il mondo da un punto di vista più profondo, ed essendo destinate a diventare madri erano più sensibili e più consce del valore della vita.
Ma ciò non le rendeva deboli.
Se il mondo fosse stato in mano alle mogli invece che ai mariti, probabilmente non ci sarebbero state lotte per il potere, guerre e spargimenti di sangue, perché tutti sarebbero stati troppo impegnati a coltivare la vita per trovare il tempo di distruggerla.
Lo Spettro provò a fantasticare sul viso della sua prigioniera e la immaginò sorridere dolcemente e chinarsi ad accogliere un bambino tra le sue braccia forti. Era una scena così bella che per poco non gli si sciolse il cuore.
Ma ricacciò l’immagine.
Lui era Durza lo Spettro.
Ad uno come lui nessuna donna con un minimo di intelligenza avrebbe offerto il suo amore. Lui non avrebbe mai e poi mai avuto qualcuno che lo guardava come sua madre aveva guardato suo padre. Non avrebbe mai guardato suo figlio e riconosciuto nei suoi lineamenti quelli della sua sposa.
No.
Una donna era una creatura troppo bella, pura e perfetta per poter toccare ad uno come lui.
Le donne dovevano essere venerate come dee.
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RE: Poesie Arya & Durza (?)

da smeraldina96 » 8 marzo 2013, 14:36

oddio, sei sadica!! no dai scherzo.... comunque da questo punto di vista stimo Durza, le donne sono da venerare come dee!!!!
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RE: Poesie Arya & Durza (?)

da Lalli » 8 marzo 2013, 18:25

Ahahahaah perché sadica? xD o.o
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