Quinto Libro - Domia Ab Wyrda

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RE: Quinto Libro - Domia Ab Wyrda

da Erchiber » 5 novembre 2012, 23:32

Eccomi qua. Come Arya nella FF ci ho messo un po' anche io a tornare ma alla fine sono qua! Posso dire a mia discolpa, e non è comunque una giustificazione valida, che ho avuto da fare con la scuola e sono praticamente impazzito per la maturità... ma se sto riscrivendo vuol dire che stavolta devo portarla avanti. Detto questo eccovi il nuovo capitolo



Capitolo 7


Jaime sentiva la testa esplodergli; le tempie pulsavano ininterrottamente e gli occhi erano pesanti. Dopo essersi recato alla rupe, l'elfo gli aveva detto che per quella notte avrebbero dovuto dormire all'aria, visto che lo straniero era appena arrivato e l'accampamento consisteva solamente in qualche zaino e qualche bisaccia sistemati alla bell'e meglio sopra la rupe. Quando era arrivato il momento di coricarsi, dal cielo era disceso un drago con le squame color zaffiro e il ragazzo era rimasto completamente senza fiato; era enorme, molto più grande di qualsiasi altro animale avesse mai visto. Nonostante ciò le membra rimanevano slanciate e il peso della mole era armonizzato dalle figure composte del corpo; era un animale maestoso e bellissimo.
Questi gli rivolse uno sguardo sospettoso e poi annusò il piccolo drago argentato; dopo di chè alzò lo sguardo e si avvicinò all'elfo che le battè un paio di carezze affettuose sul muso.
Cenarono in silenzio, con Jaime che aveva un umore troppo nero per mettersi a fare conversazione. L'elfo non sembrava a disagio, anzi era completamente tranquillo nel silenzio che si era istaurato e guardava le stelle tranquillo tra un morso e l'altro e, a cena finita, si mise a guardare le stelle immobile, con la luce lunare che gli illuminava il volto.
I pensieri erano in subbuglio, contorti in un groviglio del quale non se ne intravedono i capi: condivideva uno strano e sovrumano legame con un cucciolo di drago, era andato via di casa, era da solo senza amici e aveva seguito uno straniero di cui non conosceva nemmeno il nome in una nuova avventura. Era abbastanza e forse troppo per una persona adulta, figurarsi per lui, un semplice ragazzo di quattordici anni che non sapeva nè leggere nè scrivere.
Senza accorgersene scivolò in un sonno inquieto e poco profondo, risvegliandosi di tanto in tanto dopo un incubo. E non appena riusciva a riaddormentarsi, lo stesso incubo, lui e il suo drago che venivano rincorsi da una folla urlante, con a capo i suoi vecchi amici, che li voleva impalare con dei forconi se non avessero lasciato il paese dove prima viveva.
Il giorno dopo quando si svegliò aveva ancora le guance rigate da alcuni segni di lacrime.

**********************

Ismira era presa da emozioni contrastanti: da un lato non vedeva l'ora di cominciare quel nuovo viaggio con Arya ed era eccitata perchè adesso era anche lei un cavaliere di drago, come tutti quelli di cui aveva conosciuto le gesta grazie ai racconti di Arya. Dall'altro però sentiva un groppo in gola al pensiero che non avrebbe rivisto suo padre e sua madre per un bel po' di tempo.
L'avevano lasciata andare, con gli occhi colmi di lacrime, e l'avevano salutata da lontano con l'augurio di buona fortuna, dicendole che l'avrebbero aspettata finchè non sarebbe tornata a casa, quando il suo nuovo drago avrebbe potuto sopportare quel viaggio in volo.
"Sei pensierosa" non era una domanda. Arya aveva visto gli occhi della ragazza velati, come se in realtà fosse da tutt'altra parte con la mente.
"Già" disse la ragazza alzando le spalle, grattandosi il palmo argentato con il medio e l'anulare, in maniera abbastanza convulsa "Mi dispiace per mamma e papà"
"Vedere partire chi amiamo ci lascia sempre l'amaro in bocca..." osservò saggiamente l'elfa. "Purtroppo però ci sono decisioni che non possiamo prendere pensando solo a quello che vorremmo perchè sulla loro base dipendono troppe altre sorti."
"Da adesso in poi le decisioni che prenderai influiranno su tutto il mondo che ti circonda" continuò Arya, impartendo la prima grande lezione a Ismira. Mentra pronunciava quelle parole l'elfa capì che il fato l'aveva privata della spensieratezza degli anni dell'adolescenza; non avrebbe mai potuto fare tutte le cose che, quando si è giovani e senza il peso dell'esperienza sulle spalle, si fanno con grande contentezza. Non avrebbe mai potuto disobbedire a suo padre per frequentare di nascosto il figlio dello stalliere e prendersi poi il rimbrotto quando sarebbe stata colta sul fatto. Non avrebbe mai potuto far arrabbiare sua madre perchè, anzichè studiare in casa con la septa di compagnia, era uscita da una finestra per andare in città in cerca d'avventura.
Non avrebbe mai avuto niente di ciò. E' come se di botto il mondo le richiedesse di cominciare a pensare con un cervello che non si ha e con cui non si è generalmente d'accordo; cominciare a pensare nell'ottica del bene degli altri, nell'ottica delle coo,nseguenze di ogni gesto, nell'ottica del rigore e della disciplina... qualcosa che a una ragazzina dal carattere come il suo sarebbe stato sicuramente estraneo.
Ancora una volta avete richiesto un bel tributo, draghi...
"Sarai il faro di speranza per un sacco di persone; tutti vorranno chiederti favori, consigli. Tutti cercheranno di convincerti e di controllarti, senza nessuna esclusione."
Avrebbe voluto evitarsi quel discorso, avrebbe voluto che Ismira potesse godere di quegli anni spensierati come tutti gli altri e invece non potè far altro che ascoltarsi mentre apriva con forza gli occhi di quella piccola ragazza.
"E verranno tutti da me zia Arya?"
"Si, verranno da te e tu dovrai essere forte. Ci saranno dei momenti in cui dovrai pronunciare parole di conforto agli altri quando non ne hai neanche per te" continuò con quel discorso, più rivolta a sè stessa che alla ragazzina, che intanto l'ascoltava rapita. "Ci saranno dei momenti in cui dovrai scegliere nonostante tu non sappia da che parte andare."
"Ci saranno dei momenti in cui dovrai saltare nel vuoto senza sapere se atterrerai in acqua, inizierai a volare o ti schianterai al suolo." Arya guardava avanti finendo quel discorso che sapeva che andava fatto, non solo per Ismira, ma anche per sè stessa. "Ci saranno delle volte in cui dovrai mettere da parte quello che il cuore ti grida per fare ciò che è giusto." concluse arricciando le labbra e ricacciando dentro gli occhi le lacrime che minacciavano di scatenarsi.
"E allora perchè lo facciamo?" chiese Ismira includendosi già all'interno dell'ottica degli Shur'tugal.
"Perchè ci guadagni il colore del mondo" le rispose gentilmente Arya. "Reggiti forte ora, dobbiamo arrivare di volata ad Ellesmera.

******************

Quella mattina il sole era sorto prima del solito; la rupe bianca brillava di riflessi perlacei che gli conferivano un'aura quasi mistica, qualcosa di innaturale.
E' bellissimo vero, piccolo mio?
Già
rispose con la mente Eragon mentre si abbandonava a quell'abbraccio mentale affettuoso della dragonessa.
Il ragazzo? E' sveglio?
No sta' ancora dormendo. L'elfo si girò a guardarlo; dormiva rannicchiato su un fianco, con le braccia intorno al corpo ancora mingherlino del drago argentato, che era acciambellato contro il petto del suo cavaliere.
Ha scalciato tutta la notte
Non dev'essere stato facile per lui, ritrovarsi d'un tratto emarginato da chi fino a prima era stato al suo fianco... Guarda si sta svegliando
Ed effettivamente Saphira aveva visto bene: la zazzera di capelli castani si era sollevata da terra mentre il ragazzo si stropicciava gli occhi con le nocche, aprendosi in uno sbadiglio.
"Dormito bene?"
"Uno schifo" storse la bocca in un'espressione alquanto infastidita "Non avevo mai dormito sulla roccia così dura e al freddo. In più ci si sono messi anche gli incubi..."
Eragon si aprì in un sorriso.
"Ieri sera eri parecchio silenzioso." constatò in silenzio andando a sedersi a gambe incrociate davanti a lui; se avessero dovuto passare parecchio tempo assieme, forse era il caso di non approcciarsi con rigore e con distacco, come avevano fatto i suoi maestri. Brom era più vecchio ed era schivo per sua natura mentre Oromis ispirava, per ciò che rappresentava, un timore reverenziale che Eragon non aveva mai trovato. Anzi al suo cospetto si era sentito anche a disagio inizialmente. Ed era riuscito a vincere l'imbarazzo perchè aveva già delle certezze quando si era trovato al cospetto dei suoi maestri; aveva Saphira, aveva Arya e aveva dalla sua l'esperienza.
Che cosa aveva questo ragazzo che si trovava dinanzi a lui? Un'espressione smarrita e nessuna certezza se non quella di aver lasciato tutto ciò che aveva senza sapere bene perchè e come. Per questo Eragon pensò che forse un approccio più diretto, più vicino anche nella fisicità avrebbe aiutato il ragazzo a sciogliersi.
"Come ti chiami?"
"Jaime."
"E' un nome non comune tra i ragazzi della tua età" constatò Eragon cercando di sciogliere quel nodo di tensione che si era creato tra di loro "Come mai?"
"Non lo so" mugugnò lui brontolando. "Penso che piacesse a mia madre" aggiunse con un'alzatina di spalle.
"I nomi hanno sempre un grande potere." buttò lì il cavaliere in modo apparentemente casuale. "Sapere di chi onoriamo la memoria e le gesta portando questo nome ci apre la mente e ci fa capire qualcosa sul nostro fato."
"Allora come ti chiami tu, signor conosci-te-stesso?" era irriverente il ragazzo ma, anzichè esserne infastidito, Eragon era divertito.
"Eragon"
"Eragon come l'ammazzaspettri che ha ucciso l'imperatore di Alagaesia?" chiese Jaime con un guizzo di curiosità negli occhi, spiazzandolo. Non si era aspettato che il ragazzo sapesse chi fosse.
"Immagino che mi si conosca così, ma per te sono Eragon e basta. Puoi chiamarmi Ebrithil, che significa maestro, nel caso in cui tu voglia imparare ciò che ho da insegnarti. In ogni caso lei è Saphira, la mia dragonessa, e sarebbe carino che tu mostrassi un po' di rispetto verso di lei; i draghi non sono abituati ad essere ignorati." puntualizzò il cavaliere facendo voltare il ragazzo verso la dragonessa che stava mettendo in mostra le sue squame brillanti in una posizione particolare, facendole risplendere di mille sfaccettature di blu diverse.
"Ciao Saphira." borbottò indisposto il ragazzo. "Che cosa puoi insegnarmi?"
"Immagino che, dato che sai chi sono io e che cosa è un drago, tu sappia che cosa comporta nella tua vita questo nuovo cambiamento. Sai a cosa andrai incontro... suppongo."
"So che i draghi crescono e che possono fare delle magie." disse lui "so che diventano talmente grandi da essere scambiati per colline"
"Sai anche che il legame tra Drago e Cavaliere non può essere spezzato e che parte della tua identità da ora in poi sarà parte dell'identità del drago e viceversa? Sai che ne ascolterai i pensieri finchè uno dei due entrerà nel vuoto?" incalzò Eragon. "Sai che parte della sua forza e della sua energia ti cambieranno, alterando il tuo corpo fino a farti diventare come sono io adesso?"
Il ragazzo rimase ammutolito.
"Posso insegnarti a controllare i poteri che avrai, la magia che svilupperai, la forza che accrescerai..."
"E se non accetto?"
"Se non accetti ti lascerò andare. Sei libero di scegliere la tua via, ma una volta scelto non potrai tornare indietro. Se sceglierai di andare per la tua strada da solo, dovrai imparare per conto tuo a controllare tutta l'eredità che verrà depositata in te. Se scegli di imparare ciò che ho da insegnarti, farò tutto ciò che è in mio potere per renderti un ottimo cavaliere."
Il ragazzo rimase a pensarci per un po': da un lato potevano andarsene, lui con il suo drago, e vivere come due raminghi lontano da tutto e da tutti e che non dovevano rendere conto di nulla a nessuno. Una vita solitaria, all'insegna dell'avventura e del mistero. Suonava terribilmente affascinante alle sue orecchie.
Ma quando poi si sarebbe trovato ad affrontare i cambiamenti che il suo corpo avrebbe compiuto con o senza la sua volontà, sarebbe stato capace di farcela anche senza nessun insegnamento da seguire?
Non ci sarebbe riuscito, e lo sapeva; e sua madre gli aveva sempre detto che con la magia non si scherzava. Maghi e streghe molto preparati erano caduti nel vuoto solo per un misero errore; esisteva solo una linea, invisibile e latente, oltre la quale non era consentito avventurarsi. E con il drago? Come avrebbe potuto fare?
"Eragon." lo chiamò "Accetto. Insegnami tutto ciò che c'è da sapere"


*********************************


Ebbene si è finito questo capitolo nuovo! Scusatemi ancora per il ritardo. Come vedete la narrazione ora si è stabilizzata abbastanza, senza tutti quei continui flash che mi servivano solo per darvi una panoramica. Spero di non avervi deluso per chi ancora volesse seguire questa storia.
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RE: Quinto Libro - Domia Ab Wyrda

da oromiscanneto » 14 novembre 2012, 19:56

Chi non muore si rivede :sospettoso: E io credevo che fossi uno dei tanti utenti spariti per sempre... Invece eccoti, vedo chi ci tieni davvero ad eragonitalia!
Chiedo scusa per il ritardo, ma tra one-shot e post arretrati (scuola, tra parentesi) sono nel caos... Oggi ho avuto tempo ^^
Mi spiazza sempre l'alternanza dei POV, quasi repentina... Ad esempio tra Ismira ed Arya, un salto improvviso. Interessante l'analisi di Arya ;) ma molto di più quella di Eragon... Davvero bravo. Mi è piaciuto molto il ragionamento sul rapporto con Brom e Oromis, oer arrivare a Jaime. Forse mi ha colpito perché non ci avevo mai pensato, ma tanto di cappello!

P.s.la trama, a grandi linee, la ricordo... :sospettoso:
Ultima modifica di oromiscanneto il 9 settembre 2013, 15:55, modificato 1 volta in totale.
http://www.eragonitalia.it/postt16311.html
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RE: Quinto Libro - Domia Ab Wyrda

da Erchiber » 24 novembre 2012, 16:01

il capitolo è in fase di preparazione! tra poco sarà pronto!
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Re: RE: Quinto Libro - Domia Ab Wyrda

da _betta-love_ » 7 gennaio 2013, 14:52

Ciao, è davvero una bella storia. Mi piace molto e anche il tuo modo di raccontare. C'è solo una cosa...

Erchiber ha scritto:Era abbastanza e forse troppo per una persona adulta, figurarsi per lui, un semplice ragazzo di quattordici anni che non sapeva nè leggere nè scrivere.

scusa ma se non sapeva ne leggere ne scrivere come ha fatto a leggere il Domia ab Wyrda?

A parte questo davvero bello
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RE: Quinto Libro - Domia Ab Wyrda

da EleFly » 9 settembre 2013, 14:01

Hey, hai davvero talento.
Leggere i tuoi capitoli è davvero un piacere, scrivi benissimo! E la storia.....è davvero interessante e bella. ^^
Aspetto il continuo, mi raccomando! :)

:P :P :bye:
Che le vostre spade rimangano affilate.
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Re: RE: Quinto Libro - Domia Ab Wyrda

da elysasvit-kona » 20 settembre 2013, 18:29

continua sei bravissima
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