Quinto Libro - Domia Ab Wyrda

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Quinto Libro - Domia Ab Wyrda

da Erchiber » 21 aprile 2012, 11:28

Capitolo 1

"Ismira! Non è questo il modo di rispondere a tuo padre!"
"Ma mamma... non è giusto che io non possa giocare con Thelma e Aberd perchè devo stare qui a casa a leggere..."
"Si ma non puoi metterti a urlare contro di lui..."
"Uffa..."
"Un giorno ringrazierai tuo padre perchè ti permette di studiare, non sono tanti quelli che sanno farlo... Non sei contenta di saper leggere?" Non sapeva più cosa fare con quella sua figlia: ogni giorno che passava somigliava sempre di più a suo padre Roran, signore di Carvahall, e quindi inevitabilmente finivano per litigare a rotta di collo.
"A che mi serve saper parlare e scrivere l'antica lingua? La parlano solo gli elfi e i maghi, e dato che con zia Arya parlo sempre e solo nella lingua comune non ne vedo l'utilità."
Katrina si limitò a sorridere. Tra pochi giorni Ismira avrebbe compiuto dodici anni; sembrava solo ieri quando Eragon aveva lasciato Alagaesia per non farvici più ritorno e Ismira era poco più di una neonata. Ne sentivano tutti quanti la mancanza, lei e Roran.
Arya non era più la stessa da quando l'aveva guardato partire, Katrina l'aveva notato; era ancora più taciturna e distaccata, e le poche volte in cui cambiava erano quando raccontava a Ismira, quando veniva a trovarla, dei cavalieri di Drago, della magia e di Eragon e Saphira.

***********

Non so più che devo fare con lei... Ogni volta che provo a convincerla a fare qualcosa per il suo bene mi risponde sempre urlando
Roran girava in tondo nell'androne del suo palazzo appena fuori le mura cittadine: era orgoglioso di sè stesso; assieme a Horst e gli altri avevano ricostruito la loro piccola cittadina rendendola un fiorente centro di scambi commerciali all'interno della grande dorsale. Nasuada aveva ragione: ci sapeva proprio fare.
"Fortemartello?"
"Dimmi tutto"
"La regina Arya e Firnen sono in avvicinamento al castello."
"Molto bene" Ismira sarebbe stata contenta e forse avrebbe accettato di studiare un po' di più se c'era anche la sua zia preferita a spronarlo "Fai chiamare mia figlia e Katrina e preparatevi nel cortile ad accoglierli."

**************

Ogni volta era sempre la stessa situazione. Sentiva le lacrime che tratteneva ogni giorno da dodici lunghi anni pizzicarle ai bordi degli occhi.
Tutto ok Arya? La voce di Firnen la riscosse un po'
Mi fai sempre la stessa domanda disse accarezzandogli le squame del collo E' tutto ok davvero.
Non c'era bisogno di aggiungere altro perchè il legame che stavano sperimentando era così fondo che Firnen sapeva esattamente perchè ogni volta insistesse così tanto per andare a trovare Roran con Ismira: cercava sempre un pezzo di lui in quel paesino sperduto tra le montagne sperando che contattasse Roran e Katrina per avvisarli di aver trovato un luogo propizio, tracce di civiltà, un nuovo apprendista, qualsiasi barlume della sua esistenza.
Mancano molto anche a me
Perchè te ne sei andato Eragon?

*******

Dodici anni. Dodici lunghissimi anni senza neanche mai incontrare altro che desolazione, steppe sconfinate. Avevano girato in lungo e largo tutti i confini, allungando un viaggio che a dorso di drago poteva essere fatto in poco più di un mese di cammino. Ma non potevano permettersi errori; dovevano vedere ogni singolo posto e ispezionare ogni singolo angolo. Erano saliti su tutte le montagne che avevano incontrato, tra i valichi, le insenature rocciose e dentro le foreste oscure che si stagliavano sulla linea dell'orizzonte. Niente.
Nessun luogo era adatto: ogni volta che l'animo di Eragon e di Saphira si scaldava nell'euforia di avercela fatta, c'era sempre un però che rovinava tutto quanto.
E per giunta in tutti i luoghi che avevano visitato non vi era stato un solo uovo di drago che si era schiuso.
Da Alagaesia non arrivavano mai notizie: era come un miraggio nei ricordi del cavaliere che spesso aveva avuto voglia di fare dietrofront e tornarsene a casa ad allevare a Vroengard i nuovi shur'tugal.
"Ammazzaspettri... guardate la..." la voce di Blödgharm lo riscosse dai suoi pensieri.
Non di nuovo, non una nuova montagna inutile e fredda.
"Sarà di nuovo una di quelle solite alture in mezzo alla vallata..." ma nell'alzare lo sguardo rimase folgorato; un'enorme altura circondata da alberi di roccia bianca, come la rupe di Tel'naeir si imponeva su tutto il passaggio, gettando la sua ombra su tutta la radura circostante.
"Non sembra fredda, ed è abbastanza grande per costruirci sopra un castello o un palazzo per ospitare i draghi: e guardate la a est!" Gli elfi erano euforici.
Vicino l'ansa di un fiume, si vedevano i contorni di un piccolo villaggio arroccato su una collinetta verde. Sembrava come se un gigante bianco puntasse il suo sguardo su quella piccola creazione umana che in confronto sembrava minuscola.
Saphira!
Ci siamo piccolo mio... dopo tanto tempo!


Che dire? Ho finito oggi di rileggere inheritance e il finale mi fa restare l'amaro in bocca. Quindi ho deciso di far passare del tempo e di costruire una storia tuuuutta nuova!
Come vedete c'è Ismira che da neonata è diventata una ribelle ragazzina che sta per diventare un'adolescente, c'è Arya che convive con il suo rimorso per aver lasciato andare via Eragon (Ma approfondirò il tutto nei prossimi capitoli) e c'è Eragon che finalmente dopo aver vagato e vagato per molto tempo ha finalmente trovato un luogo dove rifondare l'ordine dei cavalieri.
Il prossimo capitolo vi spiegherà meglio la situazione in Alagaesia e vi farà conoscere qualche nuovo personaggio e qualche vecchio che ritornerà in auge!
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RE: Quinto Libro - Domia Ab Wyrda

da pazzadiRoran95 » 21 aprile 2012, 22:15

come inizio mi piace molto ed è anche scritto bene :D ma ho una domanda da farti... parlerà di Murtagh la tua ff?
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RE: Quinto Libro - Domia Ab Wyrda

da Erchiber » 25 aprile 2012, 14:44

Capitolo 2

La mente dell'elfa galoppava a briglia sciolta: le sembrava passata una vita da quando l'ultima volta aveva visto gli occhi di Eragon. A volte si svegliava in preda agli incubi nella notte; un Eragon senza volto le parlava e le diceva di averlo dimenticato e di essere una codarda. Puntualmente riemergeva ansimando e guardava l'ultimo fairth che lui le aveva fatto e si sentiva un po' più rinfrancata.
In fin dei conti era lui quello che si era dimostrato più coraggioso e più forte, come al solito. Era lui che dal nulla aveva preso la decisione più difficile che un ragazzo di diciotto anni poteva aver mai preso: aveva abbandonato la sua vita e aveva messo a tacere il suo cuore per dedicarsi al compito gravoso e pesante che si ritrovava sulle spalle e che lei, Arya regina degli elfi, non aveva preso con la giusta serietà.
E recarsi a Carvahall la faceva sentire un po' più vicina a lui. Ogni volta che Ismira le domandava di lui, lei passava ore e ore a raccontare di tutte le avventure che avevano passato assieme e si scopriva più viva di quanto fosse durante tutti i mesi costretta a vivere a Ellesmera e regnare sul popolo degli elfi.

******

"Zia Arya!!" Ismira si fiondò tra le braccia dell'elfa non appena mise piede giu da Firnen.
E un saluto a me? il drago protestò fintamente offeso
"Ciao Firnen" gli disse mentre gli accarezzava l'enorme muso
"Arya! Atra Esternì ono thelduin..."
"Roran puoi risparmiarti questa manfrina ogni volta... per voi sono solo Arya. Quando vengo a trovarvi è la mia vacanza dai compiti di regina..."
"Sarai stanca" le disse Katrina mentre si avvicinava sorridendole
"Zia Arya mi racconti di Zio Eragon e di Saphira??"
"Ma è una storia che hai già sentito un milione di volte!" rideva Arya. Ismira era la sua migliore cura... la faceva sentire viva e la faceva stare bene.
"Ismira! Arya è appena arrivata!!"
"Ma papà!! Andiamo Zia Arya e raccontami di quella volta in cui avete...." e la trascinò per la mano.
Arya si girò con un sorriso smagliante verso Roran come a dirgli di non preoccuparsi e che lo faceva volentieri; nessuno sapeva quanto le piacesse parlare di Eragon con Ismira.

*******
La vita di Edorah, cittadina fluviale, era tranquilla e senza niente di particolarmente eclatante che rompesse la monotonia. Ogni cittadino al mattino si alzava e vedeva il sole svettare oltre i bianchi picchi di Morewah, la bianca rupe, per poi guardarlo tramontare oltre le anse dell'Adrugh.
"Ragazzino, la prossima volta ti stacco la testa!"
Jaime correva assieme a Shawn e Alicia per i vicoli del paese e tutti e tre ridevano a crepapelle: avevano rubato un cesto di mele al vecchio Martland che come al solito stava urlando e li stava rincorrendo. Sfrecciavano veloci nei quartieri meridionali, quelli vicini alle mura di pietra e al molo sul fiume: erano il luogo più sicuro per nascondersi.
Almeno finchè, come in quel caso, Martland non avesse preso il cavallo e avesse cominciato a rincorrerli...
"AAA Ritirata!"
"Jaime dobbiamo separarci, ci vediamo nell'ala nord tra un'oretta..."
"Ok ragazzi". Shawn teneva il cesto e Alicia stava attirando Martland verso il cancello, alla fine del decumano sud.
Jaime cominciò a addentrarsi tra i vicoli finchè non vide la figura curva di uno straniero con un cappuccio sulla testa al lato della strada.
"Non dovreste rubare tu e i tuoi amichetti..." la voce era profonda e emanava un tocco calmo e rilassante che Jaime non aveva mai sentito in tutta la sua vita. Gli fece venire voglia di sotterrarsi al pensiero di aver rubato un cesto di mele.
"Chi sei tu ?"
"Vengo da molto lontano, da Alagaesia"
Alagaesia! Il continente all'estremo ovest delle montagne, oltre il deserto di ghiaccio e le cascate tonanti.
"Da Alagaesia? Ma è lontanissima! E' quasi impossibile sopravvivere per arrivare qui... devi essere qualcuno di molto importante."
"Essere importante è solo una questione di prospettiva" e lo straniero si tirò giù il cappuccio.

************


"Ed è andata proprio così zia?"
"Si Ismira, Eragon l'ha distratto e io affondato la spada dritta nel suo cuore e Varaug è caduto."
"Cielo che avventura... doveva essere proprio potente lo zio Eragon!"
Arya non rispose: sentì gli occhi farsi umidi. Si alzò e si mise a guardare alla finestra. Firnen era a caccia e sentiva il sottile filo della sua coscienza sprizzare felicità per aver catturato un bel cervo.
"Ti manca molto zia vero?"

********

"Vostra maestà, c'è Murtagh che richiede un'udienza con voi"
"Fallo entrare Farica. Puoi andare."

"Sempre tutte queste pantomime ogni volta che vieni a palazzo." un sorriso bianchissimo le illuminò il volto.
"Tuo marito non sarebbe contento se sapesse che vengo qua più spesso del dovuto ed evado tutte le formalità, potrebbe insospettirsi..." e la attirò a sè con un gesto improvviso.
"Sai che tra me e mio marito non vi è altro che un accordo di natura politica. Avevo bisogno di un uomo per consolidare la mia autorità e perchè prendesse le redini dell'esercito, non posso stare dietro a tutto quanto."
"Già immagino i pettegolezzi, il re cornuto..." Murtagh cominciò a ridere seguito a ruota da Nasuada.
"Volevi parlarmi comunque ?"
"Abbiamo problemi nella Gilda della Folgore."

***************

"Toccalo"
Lo straniero aveva tirato fuori una pietra argentata dalla bisaccia.
Jaime sentiva di potersi fidare e la diffidenza iniziale era scomparsa non appena aveva sentito la voce rassicurante dello straniero.
Istintivamente allungò la mano e sfiorò, prima con il dorso poi con il palmo, delicatamente l'enorme pietra argentata dalle mille sfaccettature.
Piccole crepe cominciarono a disegnarsi sulla superficie lucida... Si stava schiudendo.
Era un uovo...

**********************

"Zia Arya! Cos'è questo?"
Arya non aveva fatto in tempo a girarsi che aveva visto Ismira tenere in mano l'ultimo uovo rimasto di Firnen e Saphira: era di un colore verde smeraldo, proprio come il suo padre.
"Ismira, rimettilo subito a posto!"
"No! Ci sono delle crepe... non sarà mica un...?"


Ebbene si, ho continuato questa porcheria ! xD
Come promesso è arrivato qualche vecchio personaggio e si sono intravisti i nuovi due cavalieri di drago...
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RE: Quinto Libro - Domia Ab Wyrda

da pazzadiRoran95 » 25 aprile 2012, 16:13

ma porcheria dove??!! è stupenda! Ismira cavaliere? è il mio sogno!
Murtagh e Nasuada? :sospettoso: e il terzo incomodo: il Re cornuto! :P

"Essere importante è solo una questione di prospettiva" e lo straniero si tirò giù il cappuccio.

chi sarà mai quest'uomo misterioso che proviene da Alagaesia? un nemico?
scrivi molto bene.. posta presto!
( siii c'è Murtagh :innamorato: )
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RE: Quinto Libro - Domia Ab Wyrda

da Galbatorix99 » 25 aprile 2012, 17:27

:)
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RE: Quinto Libro - Domia Ab Wyrda

da oromiscanneto » 26 aprile 2012, 21:25

Tu ti sottovaluti sei molto bravo! :) mi piace molto l'idea del montaggio incrociato, da una parte rende la trama continua e appassionante, anche se dall'altra mi sembra ti impedisca di approfondire un po'... Però vale la pena continuare, ogni ff ha una caratteristica, e la tua sarà questa ;)
Ultima modifica di oromiscanneto il 30 aprile 2012, 16:22, modificato 1 volta in totale.
http://www.eragonitalia.it/postt16311.html
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RE: Quinto Libro - Domia Ab Wyrda

da Saphira23 » 27 aprile 2012, 13:11

bell'inizio complimenti posta presto!!!Mi piace :O ;)
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RE: Quinto Libro - Domia Ab Wyrda

da pocahontas » 27 aprile 2012, 13:16

mi piace!!
da una visuale completa di tutto quello che succede ai personaggi principali, lasciando anche un pizzico di mistero!!!!!!!!!!!!
continua che voglio sapere chi è il marito "cornuto" di Nasuada xD
ps: lo straniero incappucciato era Eragon vero ??
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RE: Quinto Libro - Domia Ab Wyrda

da Erchiber » 29 aprile 2012, 11:12

Capitolo 3

Jaime si era sempre considerato un ragazzo nell'ordinario. Un semplice adolescente di quattordici anni a cui piaceva passare le giornate a giocare con i suoi amici. Trovarsi di fronte una pietra che si stava schiudendo, dalla quale era spuntata una testolina argentata... be' questo aveva cambiato in un baleno tutte le sue prospettive.
"Te l'avevo detto, essere importanti è una questione di prospettiva. In questo momento per esempio, per me sei tu il più importante..."
"Senti straniero, non ci sto capendo assolutamente niente" la voce gli tremava e voleva solo tornarsene nell'ala nord della città
"Sai cos'è?" disse indicandogli l'uovo.
"No, altrimenti non ci sarei cascato così... mia mamma mi dice sempre che non bisogna parlare con gli sconosciuti."
"Be' si da il caso che tu l'abbia appena fatto e credimi... un domani mi ringrazierai!"
"Si ma posso sapere almeno che cosa è questo...coso?"
"Questo, mio caro Jaime" lo straniero sapeva già il suo nome "E' un uovo di drago. Si schiudono solo quando sentono vicino la presenza di colui che vorranno come cavaliere per tutta la vita."
"Quindi mi stai dicendo che io ora sarei un cavaliere di drago?" Jaime eruppe in una fragorosa risata.
"Non ci credi? Tocca il cucciolo appena nato..."
"Si, poi posso andarmene a casa?"
Lo straniero si limitò a fargli un cenno con il capo.
Timorosamente il ragazzo allungò la mano verso la testolina irrequieta che non faceva altro che muoversi qua e là. Era una creaturina deliziosa, questo doveva ammetterlo.
Il cucciolo si sporse e strusciò il dorso sul palmo di Jaime che, come scottato da una fiamma gelida, ritrasse la mano per guardarla.
Pochi secondi dopo il palmo della mano era diventato più gonfio e duro, sembrava quasi fatto d'argento.
"E questo cosa diamine sarebbe??"
"Sta' calmo." girò la mano lunga e affusolato per rivelarne uno identico. "Questo si chiama Gedwey Ignasia, è la prova che tu sei un cavaliere di drago, che ti piaccia o no..."
"Si va bene io ora me ne vado."
E mentre si stava girando aveva sentito una corrente di tristezza, come un bambino abbandonato, da una parte nuova e attaccata alla sua mente che lo aveva fatto subito ritrarre.
"Che cosa mi sta succedendo?"
"Sei ancora sicuro di voler tornare a casa?"

*************************
"Ismira! L'hai toccato?!" Arya era preoccupata. La verità è che non sapeva minimamente come comportarsi in questo genere di situazioni, non le era mai capitato di vedere un uovo schiudersi.
"Si zia! Ma che sta succedendo?! Sembra quasi che si stia... schiudendo!"
L'elfa corse subito a chiudere la porta
Firnen, l'uovo si sta schiudendo
Davvero? Vuol dire che Ismira diventerà il cavaliere del mio cucciolo?
Esattamente...
Sto tornando, Arya lo sai cosa significa questo vero?
Non voglio pensarci ora...

"Zia Arya, il cucciolo è uscito tutto dall'uovo." era grande quanto un gatto, ed era di un verde così intenso che a contatto con la luce del sole brillava e cambiava le sue sfumature.
"Toccalo."
"Perchè?"
"Il primo tocco stabilisce il legame, non puoi non farlo!"

*************************************

"Ci hai messo un po' ad arrivare Rokry... pensavo che voi della gilda della folgore foste un po' più veloci."
"Ho avuto dei problemi a fare in modo di non essere seguito"
La donna annuì con un gesto secco del capo
"Che cosa vuole la gilda da me? Dicono che voi della folgore pensiate di essere i migliori di tutto l'ordine... come mai vi rivolgete a una sicaria?"
"Abbiamo bisogno del tuo aiuto per una piccola e insignificante faccenda"
"Sono tutt'orecchi..."
"Vogliamo che tu rubi un uovo di drago."
La rosa nera cominciò a ridere. "Voi siete folli. Sapete benissimo che non sono più rimaste uova di drago in Alagaesia."
"E infatti devi andare a est e cercare nelle terre la... Quando l'avrai trovato tornerai e avrai il tuo compenso"
"Sai che ci vorrà molto tempo? Le uova hanno lasciato Alagaesia dodici anni fa."
"Non abbiamo fretta, abbiamo anche altri piani..."

*********************************

"E ora come lo spiego a mia madre? Come le giustifico la presenza di questo drago a casa?"
"Crescerà Jaime, e diventerà molto grande e pericoloso. Anche tu diventerai più pericoloso e più forte, in un modo che neanche immagini. I draghi ci cambiano e non possiamo farci niente. Ti lascio del tempo per scegliere: puoi venire con me e imparare a controllare i tuoi nuovi poteri e quello sarai in grado di fare oppure puoi tornare a casa e provare a vivere come facevi prima. Quando saprai quello che vuoi fare, cercami."
"Come faccio a cercarti? Non so neanche il tuo nome"
Lo straniero intanto si aveva rialzato il cappuccio e stava correndo verso il decumano ovest.
"Ti aspetto tra tre giorni ai piedi della bianca roccia: aspetterò dall'alba al tramonto. Se non verrai, saprò quale è la tua scelta."

**********************************

Gli hai dato la possibilità di scegliere piccolo mio
Si Saphira, non voglio costringerlo a prendere questa responsabilità sulle spalle. Voglio che possa scegliere.
E cosa pensi che sceglierà?
La cosa giusta.



Tadaaan! Ecco il terzo capitolo. Jaime ha avuto il suo drago e ho svelato l'identità del misterioso straniero. Adesso comincieranno ad arrivare i guai per i nostri eroi. Arya dovrà dare la sconvolgente notizia che Ismira è un cavaliere a Roran, e prendere una soffertissima decisione. E come vedete, la gilda della folgore e questa inquietante rosa nera vogliono rubare un uovo di drago...
Non vi dico altro. Penso di postare domani o martedì il prossimo capitolo perchè sarò costretto a uno stop forzato per una settimana perchè partirò per la svezia!
A presto!
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RE: Quinto Libro - Domia Ab Wyrda

da oromiscanneto » 1 maggio 2012, 15:29

[spoiler]Buon viaggio![/spoiler]

Buono il post, mi piace la descrizione delle uova che si schiudono e soprattutto le reazioni dei vari personaggi, molto naturali. Spero che riuscirai anche ad approfondirne il carattere...
Ultima modifica di oromiscanneto il 7 maggio 2012, 19:19, modificato 1 volta in totale.
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RE: Quinto Libro - Domia Ab Wyrda

da pazzadiRoran95 » 6 maggio 2012, 10:47

non c'è che dire! un altrocapitolo stupendo! complimenti, continua presto! :)
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RE: Quinto Libro - Domia Ab Wyrda

da lukix59 » 6 maggio 2012, 19:16

E' vero che il fatto di passare a più punti di vista per descrivere in modo completo quello che avviene in più parti nello stesso momento,ma invece di fare cinque parti minuscole nello stesso capitolo ti consiglio di dividere il ciclo di punti di vista in due capitoli,per dare più spazio ad ogni personaggio,come Martin nelle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco.
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RE: Quinto Libro - Domia Ab Wyrda

da Erchiber » 11 maggio 2012, 16:37

Capitolo 4


Jaime aveva svoltato l'angolo e stava correndo a perdifiato con in braccio il cucciolo di drago che si era comodamente accoccolato a lui. Da qualche parte Shawn e Alicia probabilmente lo stavano aspettando: era irrilevante. Se solo avesse svoltato in un altro vicolo ora non si sarebbe trovato invischiato in quella situazione senza alcuna via d'uscita: sua madre glielo diceva sempre, la curiosità è una brutta bestia e bisognerebbe imparare a vivere la propria vita senza curarsi di essere onniscienti e di sapere tutto quanto.
Anzichè mettersi a parlare con quello straniero che veniva da Alagaesia doveva correre e liquidarlo con due parole.
Ora cosa ne avrebbe fatto di quel drago? Sentiva che c'era una sorta di legame tra loro, un sottile filo che li univa all'interno delle loro menti, che gli faceva desiderare di non lasciarlo mai. Mai.
Non c'era ordine all'interno dei pensieri perciò riprese a correre a perdifiato. Doveva tornare a casa, buttarsi sul letto e farsi un bel sonno. Poi forse avrebbe dato la risposta allo straniero.
Jaime
Chi lo stava chiamando? Mosse la testa come punto da un insetto per capire da dove provenisse quel suono.
Jaime
Non riusciva a capire come tutte le altre persone che erano lì non sentissero un suono così forte. Insomma, gli riverberava ancora nelle orecchie.
Invece tutti quanti camminavano dritti e tranquilli senza alcun turbamento. Perfetto... ora sentiva anche le voci.
Jaime
Ancora una volta. Doveva capire. Fece vagare lo sguardo finchè non incrociò la pupilla liquida del drago argentato.
Ma quanto sono stupido! Sei tu che mi stai parlando!
Un fiotto caldo di eccitazione gli pervase la mente mentre il drago alzava la piccola testa per sfiorargli la guancia. Allora questi esserini sapevano anche parlare...
Che cos'hai piccolino?
Sentì un morso allo stomaco. Evidentemente il drago stava condividendo, sempre in virtù di quel legame, tutti i suoi stati d'animo con il suo nuovo cavaliere.
Hai fame? Andiamo a casa, dovrei avere qualcosa da farti mangiare.

Una volta che il drago ebbe mangiato a sazietà piombò subito in uno stato di sonno. Jaime a quel punto si concesse del tempo per pensare: aveva tre giorni. Poi avrebbe dovuto prendere una decisione, nel bene o nel male. Se avesse scelto di diventare un cavaliere avrebbe dovuto dire addio a tutto ciò che conosceva per cominciare una nuova vita. Se avesse scelto di non seguire lo straniero, la stazza e i poter del drago lo avrebbero sopraffatto prima o poi e sarebbe diventato un pericolo per tutti quanti.
Forse alla fine avrebbe comunque dovuto dire addio a sua madre, i suoi amici, suo padre, la sua città perchè lo avrebbero visto come una minaccia e lo avrebbero allontanato.
Poteva già vedere l'orrore negli occhi di Alicia e Shawn mentre vedevano il suo drago infuriato, enorme e pericoloso. Poteva già sentire le urla di sua madre quando lo avrebbe visto avvicinarsi all'enorme bestia.
Doveva saperne di più. Doveva sapere che cosa comportava diventare un cavaliere di drago.
E sapeva dove trovare le informazioni di cui aveva bisogno.

***********************************

"Arya, come hai potuto?! E' la mia unica figlia!"
"Sai che non ho colpa Roran" disse Arya con freddezza, pronta a sganciare la notizia che stava tenendo dentro. Roran non l'avrebbe presa assolutamente bene. Eppure questa cosa prescindeva da qualsiasi affetto e qualsiasi legame, e lei stessa l'aveva capito quando era diventata un cavaliere. "E' il drago a scegliere il cavaliere, e se il cucciolo di Fìrnen l'ha scelta significa che vuole lei e nessun altro al mondo."
"E tu non pensi che io non sappia cosa significa questo? Pensi che non sappia che ora, come già una volta è successo con Eragon, debba dire addio a mia figlia."
L'acume di Roran sorprese Arya. Non pensava assolutamente che avrebbe capito già da prima che cosa sarebbe successo ora che sua figlia era un cavaliere.
"Si Roran. Devi separarti da lei. Non possiamo rimanere in Alagaesia. Nè io, nè Murtagh, nè nessun altro ha le competenze e la capacità per addestrarla e istruirla. L'unica soluzione è raggiungere Eragon a est e farla addestrare."
"Quindi non rivedrò mai più mia figlia?"
"Assolutamente no. La rivedrai... quando sarà abbastanza grande da affrontare da sola il viaggio potrà tornare quando vorrà. Un cavaliere di drago è libero. E sai benissimo che tua figlia è perfetta per questo compito."
"Non aspettarti che ti dica che sono contento. Speravo che mai più avrei dovuto dire addio a qualcuno a cui tengo. E invece ora mi ritrovo a separarmi da una parte di me..."
"Roran. Pensi che per me sia facile? Ho sempre vissuto in questa terra per più di cento anni, ho sempre servito il mio popolo, ho rinunciato all'amore per servire completamente gli elfi e ora mi ritrovo anche io a dover andarmene perchè è così importante che richiede il massimo sacrificio da tutti noi."
"Quando intendete partire?"
"Domani all'alba. Passeremo per Ellesmera, lascerò il trono a un reggente e poi credo che dovremmo partire. Non sappiamo dove Eragon sia arrivato e non ci sarà neanche un minuto da perdere..."
"Capisco" Una buona cosa di Roran: appariva sempre forte anche se dentro era distrutto. "Permettimi almeno di salutarla"

**********************

Non appena Roran se ne fu andato Arya seppe che il momento era arrivato.
Arya, non sei costretta a farlo.
Si Fìrnen, sono stata una codarda. Ma ora è per il bene di Ismira che lo faccio.

Si avvicinò lentamente alla sua borsa da viaggio e affondò le mani dentro fino a trovare quello che cercava.
Lo tirò fuori lentamente, ammirandone i bordi immacolati e perfetti d'argento che ritraevano dei viticci intrigati tra loro.
Ricordava ancora le parole di Eragon poco prima che partissero da Ellesmera
Arya questo è uno specchio incantato. Basterà che tu pronunci il mio vero nome e ti troverai in contatto con me. Usalo per qualsiasi cosa.
Voleva usarlo già il primo giorno dopo che se ne era andato ma non aveva trovato il coraggio neanche per prenderlo in mano: lei aveva fatto la sua scelta, lui la sua. L'avrebbe portata avanti a costo di morire scavata dal dolore, a costo di diventare ancora più fredda di prima. L'avrebbe sostenuta a costo di chiudere il suo cuore a chiunque altro.
Ora però era necessario. Era necessario perchè quando si trattava di draghi il suo cuore doveva farsi da parte e scegliere di fare ciò che è giusto, e non ciò che è semplice.
Con la mano rimosse la sottile patina di polvere che aveva offuscato la superficie dello specchietto e chiuse gli occhi.
Inspirò profondamente.
Aveva paura: se il vero nome di Eragon fosse cambiato che cosa avrebbe potuto fare? Non aveva paura di non riuscire a trovarlo, ovvio. L'avrebbe trovato sicuramente interpretando i segni fella terra.
No, aveva paura di scoprire che la persona che ricordava non esistesse più. Aveva paura che Eragon non la ricordasse come lei ricordava lui.
Prese un altro respiro profondo e pronunciò il vero nome di Eragon e la superficie dello specchio cominciò a tremare.

********************************


Scusate l'assenza ragazzi e il capitolo mooolto corto ma è un po' un periodaccio: appena tornato da uno scambio culturale in svezia e i primi tempi è sempre molto difficile rifare l'abitudine a tutto quanto! Cmq per quanto riguarda i capitoli sul prototipo di martin presto comincieranno narrazioni più lunghe, ma ancora dobbiamo entrare nel vivo della scena !
Posterò presto la prossima parte!
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RE: Quinto Libro - Domia Ab Wyrda

da oromiscanneto » 11 maggio 2012, 20:47

Bentornato! Ottimo il post, mi piace sia come scrivi (perfetto e corretto, ma senza approfondire particolari descrittivi, o perderci tempo, detto da un altro punto di vista) sia come descrivi le senszaioni dei personaggi. Fondamentale la parte psicolgica ;) per la trama aspettiamo qualcosa di più grosso ma c'è tempo...

P.S. ottima scelta il post più lungo! Sono d'accordo sull'assegnare a ogni capitolo un punto di vista...
http://www.eragonitalia.it/postt16311.html
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RE: Quinto Libro - Domia Ab Wyrda

da onny » 11 maggio 2012, 21:01

fidati è stupendo
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