The Story Continues... After the And

Moderatori: Nonno-vor, mastermax, AnnaxD, Saphira23, Arya18, SkulblakaNuanen, Wyarda, blitz, Daenerys, oromiscanneto

RE: The Story Continues

da Saphira00 » 27 aprile 2013, 14:09

Wow WOW WOW WOW wow!!!!!!!!!Bellissimo! :innamorato: Non vedo l'ora di sapere come continuerà! :D :P
POSTA PRESTO!
Avatar utente
Cavaliere Mago
Cavaliere Mago
 
Messaggi: 941
Iscritto il: 27 marzo 2013, 0:00
Località: Alagaesia
Sesso: Femmina

Re: RE: The Story Continues

da EragonEldunari » 27 aprile 2013, 14:22

Saphira00 ha scritto:Wow WOW WOW WOW wow!!!!!!!!!Bellissimo! :innamorato: Non vedo l'ora di sapere come continuerà! :D :P
POSTA PRESTO!


Oddio sei iperattiva?
Vivi come se tu dovessi morire domani, impara come se tu dovessi vivere per sempre.
Avatar utente
Argetlam
Argetlam
 
Messaggi: 233
Iscritto il: 16 dicembre 2012, 0:00
Sesso: Maschio

Re: RE: The Story Continues

da DaubleGrock » 27 aprile 2013, 14:30

EragonEldunari ha scritto:Mamma mia Eragon è caduto in basso… anche io li faccio fuori quei soldati e lui si nasconde che potrebbe farli tutti fuori con un "Deja"…
E come incantesimo di invisibilità potevi usare "Frethya", come in Inheritance…


Si Eragon era un pò fuori allenamento. :laugh:
Per quanto riguarda l'incantesimo di invisibilità, mi ero dimenticata di Frethya. Grazie spero di non fare o stesso errore.
Ciao
Immagine
"I looked at him and I saw myself"
by Hiccup to Astrid in How To Train Your Dragon I
Avatar utente
Cavaliere Anziano
Cavaliere Anziano
 
Messaggi: 1022
Iscritto il: 18 febbraio 2013, 0:00
Località: Ovunque mi porti il vento
Sesso: Femmina

RE: The Story Continues

da EragonEldunari » 27 aprile 2013, 14:33

E gli Eldunarí li ha lasciati tutti nella sua roccaforte?
Vivi come se tu dovessi morire domani, impara come se tu dovessi vivere per sempre.
Avatar utente
Argetlam
Argetlam
 
Messaggi: 233
Iscritto il: 16 dicembre 2012, 0:00
Sesso: Maschio

Re: RE: The Story Continues

da DaubleGrock » 27 aprile 2013, 14:36

EragonEldunari ha scritto:E gli Eldunarí li ha lasciati tutti nella sua roccaforte?


Si purtroppo :cry:
Però questo nulla toglie al fatto che in fututo non ci potrebbero essere capitoli con qualche Eldunarì :P
Meglio però se non svelo altro :D
Immagine
"I looked at him and I saw myself"
by Hiccup to Astrid in How To Train Your Dragon I
Avatar utente
Cavaliere Anziano
Cavaliere Anziano
 
Messaggi: 1022
Iscritto il: 18 febbraio 2013, 0:00
Località: Ovunque mi porti il vento
Sesso: Femmina

RE: The Story Continues

da DaubleGrock » 28 aprile 2013, 14:37

Ed ecco di nuovo a rompere :O
Ma se non rompo io chi lo fa? :D
quindi ritornando al capitolo, eccolo qui, spero che vi piaccia,
Ciao DaubleGrock :)

Ritrovarsi




Aveva riletto quella lettera almeno una decina di volte. A quanto pare l’esercito Ombra aveva attaccato contemporaneamente Narda e Therinsford, quindi si era diviso su due fronti e questo poteva essere una buona e una cattiva notizia al tempo stesso. Buona, perché sarebbe stato più facile combattere contro metà dell’esercito. Cattiva, perché non sapevano quale sarebbe stata la loro prossima mossa e questo preoccupava non poco Roran.
Arya camminava avanti e indietro davanti a lui inquieta, non aveva mai visto un’Elfa così preoccupata o che mostrasse le sue emozioni in questo modo. All’incirca due anni prima Arya aveva deciso di lasciare la carica di sovrano a Lord Fiolr ed era diventata custode delle uova come lo era stata un tempo con l’uovo di Saphira.
Fortemartello sentì un rumore di passi affrettarsi verso di lui, Baldor.
“Roran… Roran…” Urlava mentre correva e quando si fermò davanti a lui si piegò sulle ginocchia per riprendere fiato. “Una fila di soldati è arrivata nella piazza del mercato, hanno preso Michael...”
A Roran non servì altro e si precipitò verso la piazza seguito da Katrina “Arya, tu va da Fírnen e intervieni solo se strettamente necessario!” urlò all’Elfa prima di uscire dalla reggia per dirigersi al mercato.
La piazza era piena di persone che erano accalcate attorno a un uomo.
“Che succede qui?” urlò. Le persone attorno a lui riconoscendolo si fecero da parte per farlo passare. Solo allora notò suo figlio inginocchiato e tenuto per le braccia da due soldati. Katrina lo affiancò poco dopo e vedendo il figlio si lasciò sfuggire un’esclamazione sgomenta.
“Tu dovresti essere Fortemartello” disse un uomo.
“Chi siete voi? Cosa volete?” chiese duro Roran.
“Io sono il generale Kidrauhl e sono qui per chiedervi di arrendervi.” Disse l’uomo.
“Arrenderci? E a chi se è lecito saperlo?” Chiese Roran.
“Alla Regina Bianca.” Rispose il generale
“E questa regina bianca avrebbe un nome?” chiese Roran.
“Questo non vi è dato saperlo. Se accetterete la resa, a nessuno, né uomo, donna o bambino sarà torto un capello, certo dovranno servire l’esercito ma resteranno vivi. In caso contrario.” Il generale gli rivolse un sorriso sinistro. “Diverrete cibo per corvi.”
Katrina si strinse a lui e Roran le posò una mano sulla schiena cercando di rassicurarla ma invano.
“Però devo dire che questo è davvero un bel ragazzo” disse il generale “Umm… Capelli rossi, occhi azzurri, tu dovresti essere Michael.” Si rivolse nuovamente a Roran “Tuo figlio. Si, andrà benissimo a tirare le catapulte.”
“No, no-ooo” qualcuno urlò nella folla. Il generale si rivolse a un gruppo di uomini che andarono tra la folla tornando con sua figlia e un uomo incappucciato con un lungo mantello nero.
Il generale si rivolse nuovamente a Roran “Ah ecco tua figlia, finalmente abbiamo la famiglia al completo. Ma cos’altro abbiamo qui?” chiese avvicinandosi all’uomo incappucciato.
Lo sconosciuto cercò di liberarsi e Roran fu molto sorpreso della sua forza, ma altri due soldati intervennero rendendo vani gli sforzi dell’uomo.
“E’ bello forte, generale.” Disse uno di questi.
“Ci sarà molto utile.” Rispose Kidrauhl. “Scopritegli il volto”
Un soldato dietro l’uomo gli abbassò il cappuccio, ma Roran dalla sua posizione non poté vedere il volto dell’uomo e poté scorgere solo i capelli biondi e le orecchie a punta.
“Ah, bene bene. Guarda se non abbiamo un elfo qui?” disse il generale con un sorriso divertito. “Qual è il tuo nome, elfo?” chiese il generale appoggiando la punta della spada sul collo dell’uomo.
Questi non rispose e in cambio ricevette un colpo alla tempia da parte del pomo della spada del generale cadendo a terra di lato. Uno scintillio proveniente dal fianco dell’uomo attirò l’attenzione di Roran, una spada, ma non una semplice spada, Brisingr. Roran rimase a bocca aperta, davanti a lui steso nella piazza del mercato c’era Eragon, suo cugino.
Eragon si alzò lentamente, alcune persone attorno a Roran iniziarono a mormorare il nome del cugino e un brusio di diffuse tra la folla.
“Bene, bene, bene. A quanto pare abbiamo qui Eragon Ammazzaspettri.” Disse il generale “Dové la tua dragonessa?” chiese dopo un po’.
“Non te lo dirò mai.” Rispose deciso il Cavaliere.
Un uomo con un lungo mantello si fermò davanti a Eragon. “Cavaliere, eh? Sinceramente mi aspettavo di meglio.” Disse
“Signori vi presento mio figlio, Gunak.” Disse il generale. “Mi è venuta un’idea, che ne dite Cavaliere di un duello, lei contro mio figlio, il Cavaliere Ammazzatiranni, contro il migliore spadaccino che io abbia mai addestrato?”
“E io cosa ne guadagnerei?” chiese Eragon.
“Facciamo una cosa, se tu combatterai, lascerò viva la ragazza. Allora, abbiamo un accordo?” Chiese.
Vide Eragon lanciare uno sguardo a sua figlia che era trattenuta da due soldati.
“Il tempo scorre Cavaliere.” Disse il generale.
“Accetto” rispose suo cugino con un sussurro quasi impercettibile, che Roran si chiese se avesse parlato realmente. Il generale gli rivolse un ghigno e con un gesto della mano in poco tempo la parte centrale della piazza si svuotò lasciando solo Eragon e Gunak. All’improvviso il mantello del Cavaliere passò da nero a blu e i suoi vestiti si trasformarono in un’armatura blu a scaglie d’argento che faceva somigliare suo cugino a un drago. Il suono inconfondibile di Brisingr pervase l’aria quando fu sguainata dal fodero. Eragon si mise in posizione di attacco e rivolse uno sguardo a Roran prima di tornarsi a concentrare sull’avversario.
Dopo alcuni minuti, anche Gunak estrasse una spada di colore bruno come la terra e si posizionò a trenta iarde di distanza dal Cavaliere. Roran rimase a guardare il cugino studiare Gunak per un tempo che parve infinito, gli era mancato davvero tantissimo. Per lui Eragon era stato come un fratello, la persona a cui aveva sempre confidato tutto, anche quando era partito da Alagaësia, Roran aveva continuato a parlare con lui ogni singolo giorno, fino a una settimana prima e ora ne comprendeva il motivo.
Eragon e Gunak iniziarono a muoversi in cerchio, come due lupi che si studiavano a vicenda, per trovare i punti deboli dello sfidante. Eragon aveva il viso contratto in una maschera di pura concentrazione, invece Gunak sembrava sereno come se stesse facendo una semplice passeggiata. Questo preoccupò Roran. Suo cugino era stato il migliore spadaccino di Alagaësia ai tempi della guerra contro Galbatorix e a quel tempo aveva solo sedici anni, ma Gunak, il generale e i soldati non sembravano affatto preoccupati e rivolgevano sguardi spavaldi al Cavaliere. Ma cosa gli dava tanta sicurezza? Erano troppo sicuri del loro “miglior spadaccino”, o avevano in mente altro?
Nel frattempo, Eragon si era fermato e guardava Gunak negli occhi. Questi gli rivolse un ghigno molto probabilmente per farlo deconcentrare, ma questo non sembrò subire alcun effetto sul Cavaliere che dal canto suo rivolse all’avversaria un ringhio felino facendolo indietreggiare e mettendo in mostra dei canini candidi.
I due avversari si osservarono ancora per qualche minuto, poi Gunak emettendo un urlo si lanciò contro Eragon mirando al fianco, ma il Cavaliere come ad aver previsto la mossa dell’avversario fece un passo indietro e intercettò la lama con Brisingr senza alcuno sforzo.
Il secondo attacco fu da parte di Eragon che con tre rapidi fendenti, al fianco, alla gamba e all’addome fece arretrare Gunak con una facilità disarmante. Con stupore, Roran constatò che il cugino da quando era partito era anche migliorato nella scherma per quanto questo fosse possibile.
Le sue riflessioni furono interrotte da qualcuno che cercava di intrufolarsi nella sua mente, Roran eresse delle barriere mentali ma queste non servirono a nulla contro la potenza della attacco che in poco tempo mandò in frantumi le mura attorno la sua coscienza. Dall’entità emerse la voce di Arya.
“Roran cosa succede lì?” chiese preoccupata.
In poco tempo spiegò la situazione all’Elfa, ma quando arrivò all’identità dell’uomo Arya urlò talmente forte nella sua mente che per poco Roran non fu tentato di coprirsi le orecchie con le mani prima di ricordarsi che la voce era nella sua testa.
“Cosa? Eragon?” la voce dell’Elfa era piena di sorpresa, incredulità e felicità.
“Si è qui” e gli mandò un’immagine mentale del combattimento che si stava svolgendo davanti a lui.
“Stiamo arrivando” disse dopo alcuni minuti l’Elfa.
“No, forse è meglio che tu e Fírnen aspettiate un altro po’.” Obbiettò Roran
“D’accordo,” acconsentì l’Elfa dopo un attimo di riflessione “ma anche per un solo piccolo presentimento io e Fírnen interverremo.” Detto questo chiuse il contatto mentale.
Nel frattempo, grazie alla sua agilità, il Cavaliere, in poco tempo, con una stoccata mirata al polso dell’avversario, riuscì ad avere la meglio su Gunak disarmandolo. La spada volò dietro l’uomo andando a penetrare nel terreno a quindici iarde di distanza. Questi orami senza un’arma, rimase fermo mentre Eragon posava la punta di Brisingr sulla sua gola, facendogli cadere un rivolo di sangue.
“Davvero ammirevole, Cavaliere.” Disse il generale “Ma quando ho detto che avrebbe duellato contro mio figlio, non ho detto che non ci sarebbero stati interventi esterni.” Aggiunse con un ghigno.
Proprio in quel momento un drago color ambra atterò ruggendo nella piazza scatenando il terrore nella folla. Il drago, un maschio dedusse Roran dalla muscolatura, doveva essere molto giovane, perché era grande quanto lo ara Saphira durante la battaglia contro Galbatorix. Le sue squame erano di diverse tonalità che passavano dal marrone più scuro sul busto, al beige sul ventre e al giallino sulle membrane che coprivano le ali. Roran non poté che constatare quanto fosse magnifico quell’esemplare.
Il drago si avvicinò ad Eragon ringhiando, il Cavaliere prima che potesse anche solo muovere un muscolo fu scaraventato a venti iarde di distanza contro il muro di un edificio, il drago lo raggiunse con un rapido balzo e lo prese tra le fauci. Il Cavaliere urlò di dolore e Roran senza rendersene contò iniziò a correre verso il cugino ma fu subito intercettato da tre soldati e non poté far altro che guardare il Cavaliere contorcersi nella stretta del drago.
[align=center]
*******[/align]

Dolore, fu solo questo quello che sentiva in quel momento. Dolore, un insopportabile dolora alla gamba sinistra dove il drago ambra lo aveva azzannato lacerando pelle, muscoli fino ad arrivare all’osso.
Eragon cercò di riprendere un po’ di lucidità cercando di ignorare il dolore. Qualcuno cercava di alleviargli l’insopportabile tormento, Saphira. La sua compagna stava venendo in suo soccorso dalla radura dove l’aveva lasciata.
Il drago allentò un po’ la presa sul suo corpo, ma quel poco fu abbastanza per Eragon. Con un movimento fulmineo estrasse il pugnale dalla cintura e lo piantò nella pelle coriacea del muso del drago.
Questi mollò la presa ululando di dolora e facendo cadere a terra Eragon. Il Cavaliere rimase immobile e strinse i denti mentre una fitta insopportabile attraversava la sua gamba, fiumi di sangue uscivano dalla profonda ferita su di essa e una pozza rossa iniziò a formarsi sotto il corpo del Cavaliere. Nel frattempo il drago cercò di riazzannare Eragon, ma la sua attenzione fu attirata da un sibilo, come di una freccia che attraversa l’aria, proveniente da sopra di loro.
Proprio in quel momento Saphira si andò a schiantare contro il drago, le due creature rotolarono avvinghiati un all’altra nella piazza schiacciando alcuni soldati. La mole del drago in confronto alla dragonessa era come di un fringuello con un falco. Saphira in poco tempo riuscì a bloccare il drago mantenendolo per la nuca. Gunak iniziò a correre verso di Eragon, ma prima di essergli addosso un terzo drago atterò nella piazza facendo da scudo ad Eragon, Fírnen.
Fírnen ruggì e dalle sue fauci eruttò una vampata di fuoco verde che incenerì alcuni soldati e ferì mortalmente altri. Questi, dopo aver capito di essere in svantaggio iniziarono a battere in ritirata uscendo dalla città. Il drago approfittando della sua piccola mole riuscì a sfuggire alla dragonessa e dopo aver fatto salire Gunak sul suo dorso spiccò il volo verso la Grande Dorsale.
[align=center]
********[/align]

Arya era in attesa sul dorso di Fírnen, voleva intervenire ma sapeva che Roran aveva ragione, doveva intervenire solo se strettamente necessario. L’Elfa sentiva il suo drago respirare affannosamente sotto di lei, attraverso il loro legame capì che era nervoso come anche lei d’altronde.
Solo pochi minuti prima avevano saputo che Eragon si trovava lì, in Alagaësia, a Carvahall. Non vedeva il Cavaliere da molto tempo ormai, da troppo tempo, da ben diciassette anni. La cupola che si era costruita attorno a lei dal giorno della partenza di Eragon si era infranta solo quella mattina alla scoperta del suo ritorno. Solo quando lo aveva perso aveva scoperto quanto ci tenesse a lui e si era vergognata per averlo allontanato in quel modo, per avergli spezzato il cuore, quello che lui gli aveva donato, quello che lei aveva rifiutato così ostinatamente, quello che lei voleva riconquistare.
Ma una presunzione la rendeva preoccupata, il ritorno di Eragon. Secondo quanto gli aveva spiegato lui, Angela, prima che lui arrivasse dai Varden nel Farthen Dûr, a Teirm gli aveva letto il destino. L’erborista gli aveva predetto che lui sarebbe partito da Alagaësia e non vi avrebbe fatto più ritorno. Il fatto che il Cavaliere fosse ritornato, voleva solo dire che il suo vero nome fosse cambiato e con esso anche il suo wyrda, il suo destino. Ma cosa era cambiato di questo? Arya aveva paura di conoscerne la risposta.
Un ruggito proruppe nei suoi pensieri, senza pensarci un attimo Fìrnen si librò in aria e si diresse verso la piazza del mercato. Con stupore di Arya un giovane drago ambra era atterrato nella piazza, ma questo stupore si trasformò ben presto in rabbia quando l’Elfa video il drago lanciare Eragon contro un muro e poi prenderlo in bocca. La rabbia ben presto lasciò il posto alla paura quando sentì l’urlo di dolore del Cavaliere, questi dopo alcuni secondi che per Arya parvero infiniti piantò un pugnale nel muso del drago che lo lasciò cadere pesantemente a terra. Il drago tentò un altro attacco, ma prima che Fìrnen potesse intervenire, Saphira si lanciò contro il drago bloccandolo dopo poco a terra.
Senza preavviso Fìrnen si lanciò in picchiata atterrando davanti al Cavaliere, solo dopo un po’ di tempo Arya capì il perché. Il ragazzo che prima aveva combattuto contro Eragon stava cercando di approfittare del momento di fragilità del Cavaliere. Ma questo Arya non lo avrebbe permesso, prima però che l’Elfa potesse fare qualsiasi cosa, l’uomo salì in groppa al drago ambra che nel frattempo era riuscito a liberarsi dalla presa della dragonessa e volò via.
Arya fece un balzò dalla sella e atterrò leggera come una gatta sul terreno, davanti a lei Eragon giaceva esanime. Saphira si accovacciò accanto al suo Cavaliere, Arya si inginocchiò dall’altro lato. Il volto del Cavaliere era bianco come uno straccio, la gamba sinistra e parte del busto erano interamente coperti di sangue, respirava a fatica.
“Come sta?” chiese qualcuno alle sue spalle. Era Roran. Katrina era affianco a lui e teneva Ismira e Michael vicino a lei come a volerli proteggere da una qualsiasi nuova minaccia.
“Non bene, ha perso molto sangue ma dovrei essere capace di guarirlo.” Rispose Arya.
Propri in quel momento, Eragon aprì gli occhi e guardò prima Arya poi Roran.
“Bè Ammazzaspettri, saranno anche passati diciassette anni ma lei continua ancora a cacciarsi nei guai.” Disse Arya con una punta di divertimento.
Eragon le rivolse un flebile sorriso troppo debole per parlare. Arya gli sorrise a sua volta.
“Allora cosa aspetti a curarlo?” gli chiese Roran con tono impaziente e preoccupato.
“Non posso farlo qui, mi serve concentrazione” poi sottovoce aggiunse “e poi dovrò sfilargli i pantaloni”
Eragon guardò Arya preoccupato e il suo viso si tinse di rosso. L’Elfa per poco non scoppiò a ridere per quella vista.
“D’accordo” concordò Roran dopo aver notato la folla di gente che osservava attentamente ogni loro movimento. Detto questo si abbassò e prese in braccio il cugino che emise un gemito di dolore quando una fitta gli attraversò la gamba. “Scusa” disse Roran.
“Mi sei mancato.” Sussurrò Eragon
“Anche tu” disse Roran guardandolo
Eragon gli sorrise e perse i sensi per lo sforzo di parlare.
Lentamente, cercando di non far sobbalzare il corpo del Cavaliere, Roran si diresse verso il castello seguito da Arya e dagli sguardi indagatori degli abitanti di Carvahall. Sembrava essere tornato tutto come diciassette anni prima.
Immagine
"I looked at him and I saw myself"
by Hiccup to Astrid in How To Train Your Dragon I
Avatar utente
Cavaliere Anziano
Cavaliere Anziano
 
Messaggi: 1022
Iscritto il: 18 febbraio 2013, 0:00
Località: Ovunque mi porti il vento
Sesso: Femmina

RE: The Story Continues

da EragonEldunari » 28 aprile 2013, 16:43

Adoro i ricongiungimenti :D
Comunque si scrive be', non bè. Per il resto non ho visto errori, m non ho molto tempo e ho letto in fretta -_-
Vivi come se tu dovessi morire domani, impara come se tu dovessi vivere per sempre.
Avatar utente
Argetlam
Argetlam
 
Messaggi: 233
Iscritto il: 16 dicembre 2012, 0:00
Sesso: Maschio

Re: RE: The Story Continues

da DaubleGrock » 28 aprile 2013, 20:24

EragonEldunari ha scritto:Adoro i ricongiungimenti :D
Comunque si scrive be', non bè. Per il resto non ho visto errori, m non ho molto tempo e ho letto in fretta -_-


Non l'avevo notato quell'errore :D
Starò più attenta la prossima volta
Ciao :)
Immagine
"I looked at him and I saw myself"
by Hiccup to Astrid in How To Train Your Dragon I
Avatar utente
Cavaliere Anziano
Cavaliere Anziano
 
Messaggi: 1022
Iscritto il: 18 febbraio 2013, 0:00
Località: Ovunque mi porti il vento
Sesso: Femmina

RE: The Story Continues

da Saphira00 » 29 aprile 2013, 19:01

bello! ho notato degli errorini tipo:tu hai scritto ara invece si scrive ala...ma saranno solo degli errori di battitura! :P
e per la cronaca:no non sono iperattiva -_- e che mi entusiasmo facilmente! :D
Avatar utente
Cavaliere Mago
Cavaliere Mago
 
Messaggi: 941
Iscritto il: 27 marzo 2013, 0:00
Località: Alagaesia
Sesso: Femmina

RE: The Story Continues

da DaubleGrock » 29 aprile 2013, 20:12

Salve :D
Ecco un nuovo capitolo, è non pò più lungo degli altri, spero che vi piaccia :)
Dopo di questo dovrete aspettare un pò di più perche sto ancora scrivendo il successivo e questo era l'unico che tenevo gia pronto.
Commentate in tanti
Ciao :cool:

Mi sei mancato

Lentamente aprì gli occhi. Eragon era sdraiato su un comodissimo letto, le sue nudità nascoste da una spessa coperta. Della sua ferita alla gamba non ce n’era traccia, sicuramente era stata curata con la magia, da Arya. Quest’ultimo pensiero lo fece arrossire. Spostando la coperta si mise a sedere, si trovava in una stanza illuminata da una grande finestra con una terrazza. I soffitti erano molto alti tanto che avrebbero pure potuto far entrare un drago grande il doppio di Saphira. Le pareti erano intervallate da qualche dipinto e gli unici pezzi di arredamento erano il letto dove Eragon era sdraiato, due comodini, uno per ogni lato del letto, una scrivania con una sedia, un grande comò e una tinozza per fare il bagno.
Affianco al letto, appoggiata alla parete c’era Brisingr, su uno sgabello era appoggiata la sua armatura a scaglie di drago, pulita e lucidata e sul comodino c’era una brocca d’acqua con un bicchiere. Eragon si dissetò per dare sollievo alla sua gola riarsa. Alzandosi si avvicinò alla tinozza e passandoci una mano dentro constatò che l’acqua era ancora calda.
Si lavò e indossò la tunica che si trovava nella sua borsa affianco al letto. In quel momento Saphira entrò dalla finestra e lo guardò con uno dei suoi grandi occhi zaffiro.
“Buongiorno piccolo mio” disse
“Buongiorno” rispose Eragon appoggiandogli la mano sul muso.
“Come ti senti?” chiese la dragonessa
“Sto bene” rispose il Cavaliere rassicurandola poi ricordando gli ultimi avvenimenti chiese preoccupato “Per quanto tempo ho dormito? Che fine ha fatto l’esercito? Ismira e Michael stanno bene?” il suo viso si tinse di rosso “Ch… Chi mi ha curato?”
“Quante domande! Ismira e Michael si sono spaventati ma sono illesi, Arya ti ha curato”
la dragonessa fece un verso che Eragon identificò come una risata “hai dormito per quasi due giorni e rispondendo alla domanda dell’esercito, bè, questo… è… scomparso, senza lasciare traccia.”
“Ci sono feriti?” chiese il Cavaliere
“Oltre qualche graffio, i cittadini stanno tutti bene.” Rispose questa
“Ok, un esercito ha attaccato la città, per poco non rimanevo ucciso insieme a Ismira e Michael, un nuovo Cavaliere è schierato con il nemico, l’esercito è scomparso nel nulla, Arya mi ha sfilato i calzoni mentre ero svenuto…” fu interrotto da Saphira.
“Guarda il lato positivo, no?”
“E sarebbe?” chiese il Cavaliere
“Bè… Allora… C’è… No… Tu… Ah… Si, tu sei vivo… e… Hai rivisto tuo cugino e tutta la tua famiglia, e cosa più importante, Arya.” Rispose titubante la dragonessa.
“Gusto, guardiamo al positivo.”
“Roran e Katrina ti aspettano per fare colazione, Arya li aveva avvertiti che ti saresti svegliato questa mattina”
fece una pausa “ci sarà anche lei.”
“Arya eh? ... Mmm, eh come sta Fìrnen?” chiese Eragon con un sorriso impertinente.
La dragonessa emise uno sbuffo di fumo che colpì il Cavaliere dritto in faccia facendolo tossire rumorosamente. Lei non rispose, ma Eragon capì da solo il colore delle sue emozioni dal loro legame e arrossì vistosamente.
“Forse è meglio che vada” disse Eragon assicurandosi Brisingr alla cintura e avviandosi verso la porta.
“Io sarò nel cortile principale”
“Con Fìrnen?”
chiese Eragon con un sorriso
“Oh ma sta zitto o ti riduco a un mucchietto di cenere, e poi non sono io a cui sono stati abbassati i PANTALONI” rispose la dragonessa sottolineando l’ultima parola.
Eragon la guardò storto, ancora una volta aveva vinto lei. “Ci vediamo dopo.”
La dragonessa gli lanciò uno sguardo prima di lanciarsi fuori la finestra verso il cortile che si trovava nel mezzo delle mura del palazzo. Eragon la vide allontanarsi e ancora una volta dopo tanto tempo si stupì ad essere così fortunato ad essere diventato il suo compagno, onorato ad essere stato scelto tra tutti gli esseri di Alagaësia. Ricordava una volta che aveva chiesto alla dragonessa il perché e lei aveva risposto: “Si sceglie un capo per il suo cuore...”
Lui aveva replicato: “Ma io non sono senza paura!”
Lei con decisione aveva risposto: “Senza paura non c’è coraggio, ma quando noi due siamo insieme sono i nostri nemici a dover avere paura...”


Eragon uscì dalla porta ma non sapendo dove dirigersi chiese a una cameriera intenta a piegare alcune lenzuola. Questa gli rivolse un profondo inchino prima di indicargli delle scale che scendevano verso il piano inferiore.
“Quelle portano vicino le cucine, dopo averle scese ci sarà un lungo corridoio sulla vostra sinistra, percorretelo tutto e sarete nella sala da pranzo. Non potete sbagliare.”
“Grazie.” Disse Eragon prima di iniziare a scendere le scale, non aveva certo non notato gli occhi dolci che le aveva rivolto la ragazza mentre parlava, ma a lui quella ragazza non le importava più di tanto, certo era bella ma niente a vedere con Arya, quella ragazza era una candela carina, Arya era il sole, il sole che scaldava il suo cuore ogni volta che la vedeva. Quanto avrebbe dato in modo che anche Arya lo guardasse come lui guardava ogni volta lei.
Come aveva detto la ragazza, si trovò sulla sinistra a un lungo corridoi, le pareti erano piene di quadri che raffiguravano varie battaglie. Uno di questi quadri ritraeva una furiosa battaglia tra due eserciti, in alto c’erano raffigurati due draghi, uno blu e uno rosso, combattere uno contro l’altro. Eragon esaminò anche gli altri quadri che raffiguravano altri importanti episodi della lotta contro l’impero fino ad arrivare alla morte del tiranno. Il Cavaliere si sentì un po’ a disagio, era strano vedersi raffigurato in dei quadri.
Fece un respiro profondo ed entrò nella stanza dove la ragazza gli aveva detto essere la sala da pranzo. La stanza era riccamente decorata, le pareti erano dipinte di rosso, un lungo tavolo si trovava nel mezzo della sala e su di esso si trovavano numerose pietanza da biscotti a torte di ogni tipo. Roran era seduto a capotavola, di spalle rispetto ad Eragon, alla sua sinistra sedeva Katrina e alla sua destra Ismira, Arya e Michael. I due fratelli stavano ascoltando a bocca aperta Arya che raccontava di quando l’uovo di Fìrnen si era schiuso per lei. Un maggiordomo stava versando del tè a Roran e Katrina. Il Cavaliere si fermò dietro la sedia del cugino, la prima ad accorgersi della sua presenza fu Katrina.
“Eragon!” urlò alzandosi e abbracciò il Cavaliere.
“Avresti anche potuto avvertirmi che ritornavi in Alagaësia invece di scomparire senza una parola.” Disse Roran anche lui in piedi.
“Scusa, ma è stata una decisione improvvisa e non ho avuto tempo di fare niente se non partire all’istante.” Disse Eragon.
“D’accordo, l‘importante è che ora sei qui.” E lo abbracciò.
“Ehi, piano, mi stai soffocando!” disse il Cavaliere notando quanto forte lo avesse abbracciato Roran.
Il cugino rise piano e si staccò. A quel punto Eragon si ritrovò a terra. Rise fragorosamente, Ismira e Michael gli erano letteralmente saltati addosso facendogli perdere l’equilibrio. Quando si rialzò si rivolse all’unica persona che era rimasta in silenzio. Incerto di come comportarsi, dopotutto il loro ultimo incontro non era stato dei migliori, quindi fece un lieve inchino.
“Atra du evarínya ono varda Arya Svit-kona” disse portandosi due dita alle labbra. Un’ombra di dolore, comprensione, rassegnazione, Eragon non si seppe spiegarsi il perché, sembrò passare negli occhi dell’Elfa ma fu subito rimpiazzata del solito viso impassibile di Arya.
“Atra esterni ono thelduin, Eragon Shur’tugal.” Rispose questa.
“Atra guliä un ilian tauthr ono un atra” disse Eragon concludendo il saluto. Dopo alcuni attimi interminabili, in cui Eragon si perse negli occhi verde smeraldo dell’Elfa, aggiunse “Ti volevo ringraziare per… avermi curato.” Disse Eragon.
“Non c’è di che” disse Arya con un lieve sorriso.
Eragon sapeva che si sarebbe pentito di quello che stava per fare, ma non gli importava, quindi sopraffatto dalle emozioni e dai sentimenti, abbracciò Arya e si stupì quando anche lei ricambiò la stretta con pari intensità.
“Mi sei mancato” sussurrò l’elfa sorprendendo ancor di più il Cavaliere.
“Anche tu” disse Eragon assaporando quel momento magico.
Quando si staccarono il Cavaliere poté notare una luce nuova ardere negli occhi di Arya, una luce familiare ma non sapeva dirsi il perché.
Roran gli mandò un sorriso d’intesa ed Eragon roteò gli occhi.
“Allora, che ne dite di una belle colazione? Ti stavamo giusto aspettando Eragon.” Disse Katrina accomodandosi.
Il Cavaliere fu fatto accomodare difronte ad Arya sulla sinistra di Katrina. La colazione si concluse a metà mattinata per via delle continue domande soprattutto da parte di Ismira e Michael, che insistenti non gli diedero nemmeno il tempo di finire il suo tè. A colazione finita, Roran ed Eragon andarono in paese con la scusa di dover controllare i danni nella piazza del mercato.
Arrivarono in piazza che era piena di bancarelle e tra i vari erranti, Eragon ne riconobbe uno in particolare, Merlock, il mercante al quale, circa venti anni prima, aveva quasi venduto l’uovo di Saphira.
“Chissà cosa sarebbe successo se lo avrei venduto” si ritrovò a pensare
“Io avrei fatto di tutto per ritornare da te” disse Saphira che aveva ascoltato le riflessioni del suo Cavaliere.
Nel frattempo una piccola folla si era radunata attorno ai due cugini.
“Eragon!” gridò una voce alle sue spalle.
Horst, il fabbro correva verso di loro e appena fu davanti a loro, Eragon lo abbracciò.
“Horst, non sai quanto sia felice di rivederti!” esclamò il Cavaliere
“Bè Eragon anche io son felice di rivederti.” Scrutandolo bene da capo a piedi aggiunse “e lasciatelo dire, non sei cambiato nemmeno di una virgola dall’ultima volta che ti ho visto”
Poco dopo arrivarono anche Albriec e Baldor insieme ad una donna che Eragon non riconobbe.
“Eragon, finalmente ti sei deciso a ritornare a casa eh?” disse Baldor “Ti voglio presentare Ramina, mia moglie. Ramina, Eragon.”
“Piacere di conoscerla Lady Ramina.” Disse il Cavaliere chinando il capo
“Piacere di conoscerla Argentlam” disse la donna facendo una profonda riverenza
Dopo qualche minuto anche altri compaesani si fecero avanti, tra cui Elain che gli presentò sua figlia Hope, la ragazza a cui anni prima aveva curato il labbro leporino e Gertrude che era molto invecchiata negli ultimi anni. Lo salutarono come una persona normale, cosa che rincuorò molto Eragon sentendosi accettato, ma non mancarono gli sguardi pieni di timore referenziale.
Quando fu quasi l’ora di pranzo, Roran ed Eragon ritornarono a palazzo e pranzarono con Katrina e Arya.
“Allora, com’è questa terra sconosciuta?” chiese Roran dopo un po’ di tempo mentre attendevano la portata successiva.
“E’… Sconosciuta, selvaggia, ma ha il suo fascino.” Rispose il Cavaliere ripensando alla terra che aveva lasciato per ritornare in Alagaësia.
“Ah, Eragon, quasi dimenticavo, Nasuada prima mi ha contattato e mi ha detto di riferirti che la tua presenza è richiesta a Teirm. Un esercito di circa duemila soldati sta per assediare la città.” Scoccò un’occhiata all’Elfa “Anche tu, Arya dovrai andare a Teirm. Siete gli unici che possono salvare la città. Nasuada non riuscirebbe mai a mandare in tempo il suo esercito che ci metterebbero come minimo una settimana per arrivare e allora la città potrebbe già essere distrutta.”
“Quando dovremo partire?” chiese il Cavaliere.
“All’alba.” Rispose Roran.
A pranso terminato Eragon andò da Saphira. La trovò raggomitolata nel giardino interno del palazzo, affianco a Fìrnen. I due draghi non si accorsero della sua presenza finché non fu davanti a loro.
“Bentornato Eragon-elda, sono felice di rivederti” disse il drago verde fissandolo con un solo grande occhio smeraldo.
“Anche io sono felice di rivederti Fìrnen” disse Eragon portandosi due dita alla bocca.
Si sedette a gambe incrociate ai margini del giardino e, come gli aveva insegnato Oromis quasi venti anni prima, aprì la mente per sentire tutto fino a non sentire niente.

*********

Arya passeggiava per i corridoi del palazzo diretta al cortile interno. Quando arrivò nel meraviglioso giardino chiuse gli occhi per godersi la leggera brezza e il profumo dei pini.
Sorrise quando vide Fìrnen e Saphira coccolarsi a vicenda ognuno felice della vicinanza dell’altro.
Qualcosa alla sua sinistra attirò la sua attenzione. Eragon era seduto a gambe incrociate sul prato, il capo rivolto verso il cielo, gli occhi chiusi e un’espressione di calma sul viso.
Arya rimase come paralizzata davanti a quel viso che per tanto tempo aveva cercato di dimenticare fallendo miseramente. Quel viso così perfetto, che ogni volta che Arya lo vedeva il suo cuore prendeva a battere più velocemente del normale.
“Chissà se è lo stesso per lui” si chiese. Lei sapeva bene che Eragon la aveva amata in passato. “Ora mi amerà ancora? Al posto suo io non mi amerei.” Non dopo quello che era successo, non dopo che lei lo aveva rifiutato. Ma lei non poteva fare a meno che pensare a lui. In quei diciassette anni si era impegnata anima e cuore in tutto quello che faceva per distrarre la mente da quei pensieri. In quegli anni si era illusa di aver dimenticato quel volto, ma quella convinzione si era dissolta come nebbia al sole quando Eragon era riapparso nella piazza del mercato due giorni prima.
Mentre rifletteva Eragon aprì gli occhi mostrando e sue iridi azzurre. Solo allora Arya si rese conto che il suo sguardo era cambiato, era più maturo, più affascinante. Allo stesso tempo però Arya ne lesse in essi una profonda tristezza, una grande solitudine. La fissò intensamente e sul suo volto comparve un sorriso, Arya gli sorrise a sua volta e gli si sedette affianco.
Passarono dei minuti interminabili in cui nessuno di due proferì parola. Fu il Cavaliere a rompere quel silenzio imbarazzante
“A Saphira, Fìrnen è mancato molto, sai?” disse
“Era molto triste quando siete partiti.” Disse Arya
“Anche tu gli sei mancata.” Disse “Anche a me sei mancata” disse con un sussurro appena udibile. A quelle parole il cuore di Arya perse un battito, forse c’era ancora speranza.
“Anche a me sei mancato Eragon” disse “e non sai quanto” aggiunse mentalmente per non farsi sentire da lui.
Il Cavaliere si girò verso di lei e la guardò con i sui occhi di un azzurro più profondo dell’oceano, un oceano dove lei si sarebbe potuta perdere tra le svariate sfumature. Poi i suoi occhi si soffermarono sulle sue labbra, quanto avrebbe voluto dargli un bacio e assaporarne il sapore. Fece scorrere lo sguardo lungo il suo viso appuntito come quello di un elfo “quant’è bello”.
“Perché mi fissi in quel modo? Qualcosa non va?” domandò il Cavaliere facendola riemergere dal mondo dei sogni.
“No è tutto apposto” disse distogliendo lo sguardo dal suo voto e sperando che non notasse il rossore sul suo volto.
“Perché sei arrossita?” chiese Eragon
“Ah, perfetto, e ora che dico?” si domandò
“Ma che fifona, che ci vuole a dirgli che lo ami?” la voce di Fìrnen le giunse inaspettata nella sua testa.
“Cosa? No, non se ne parla nemmeno.” Disse decisa.
Il drago sbuffò “E perché no?”
“E se non mi ama più? Cosa dovrei fare? Lo hai detto anche tu che non mi guarda più allo stesso modo di venti anni fa.”
Disse
“Non varrebbe la pena rischiare?” chiese con più dolcezza Fìrnen.
“Non ancora, voglio prima capire se mi ama ancora.”
“Fa come vuoi, ma ricorda che io ti voglio solo aiutare.”
E si ritirò nella sua mente.
“Arya? Mi senti Arya?” sentì il Cavaliere sfiorargli una spalla.
“Oh, scusa Eragon, stavo parlando con Fìrnen” disse “Allora come stanno andando la costruzione della città dei Cavalieri?” chiese dopo un po’
“L’abbiamo quasi finita, giusto gli ultimi ritocchi. Abbiamo costruito ben tre palazzi: uno per i Maestri Shur’tugal, uno per gli allievi e uno per gli ospiti.” Disse con voce sognate “I palazzi sono situati tra tre cascate, poi abbiamo edificato un campo di addestramento dove potersi allenare con la spada e un campo di contenimento per allenarsi con la magia. Dovresti vederla Arya, la città diventa ogni giorno più bella. Alcuni Eldunarì si sono ripresi e sette uova di drago si sono schiuse, peccato solo che ancora nessun uovo si sia schiuso per qualcuno.” Aggiunse.
“Tu sai meglio di me Eragon che le uova di drago si schiudono solo quando il territorio in cui si trovano è sicuro per loro.”
“Hai ragione, le uova di drago selvatico si saranno schiuse solo perché lì la terra è sicura.” Disse il Cavaliere pensieroso.
“Per ora è meglio così, con una guerra alle porte. Anche se devo ammettere che qualche drago in più ci sarebbe proprio utile.” Disse Arya
“Forse. Ho deciso di non portare gli Eldunarì per tenerli lontano da qualcun’altro che volesse usarli per un suo scopo personale come ha fatto Galbatorix.” Disse Eragon. “Avresti dovuto vedere Saphira che insegnava a dei piccoli draghetti a volare e ad andare a caccia.” Aggiunse sorridendo perso in bei ricordi.
“Come stanno Blödhgarm e gli altri?” chiese Arya
“Stanno bene, amano tantissimo stare con i draghi e quando me ne sono andato Blödhgarm mi ha addirittura abbracciato” disse con un sorriso divertito.
“Davvero? Si deve essere affezionato a te.” Disse l’Elfa.
“Si forse hai ragione.” Disse “Sarà meglio che andiamo a prepararci, domani dovremo partire all’alba.”
“Hai ragione.” Disse l’Elfa a malincuore.
“E’ stato bello parlare con te, Arya.” Disse guardandola “Non faccio discorsi così lunghi da davvero molto tempo”
“Non c’è di che Eragon. Mi è piaciuto parlare con te.” Disse Arya
Eragon si alzò e guardò i draghi alzarsi in volo per andare a caccia. “Davvero non sai quanto mi sei mancata” mormorò
“Anche tu mi sei mancato” disse Arya a sua volta e solo allora si scoprì di capire quanto fosse vero.




Allora che ne pensate? :blink:
Immagine
"I looked at him and I saw myself"
by Hiccup to Astrid in How To Train Your Dragon I
Avatar utente
Cavaliere Anziano
Cavaliere Anziano
 
Messaggi: 1022
Iscritto il: 18 febbraio 2013, 0:00
Località: Ovunque mi porti il vento
Sesso: Femmina

RE: The Story Continues

da smeraldina96 » 29 aprile 2013, 20:46

ciao Daublegrock, bel capitolo, brava!!!!!
Immagine[http://i43.tinypic.com/2hyj52x.jpg[/img][/url]
Avatar utente
Cavaliere Anziano
Cavaliere Anziano
 
Messaggi: 1855
Iscritto il: 13 giugno 2012, 23:00
Località: Rupe di Tel'naeir
Sesso: Femmina

RE: The Story Continues

da Saphira00 » 1 maggio 2013, 11:45

:applauso: :applauso: :applauso: :applauso: brava!
Avatar utente
Cavaliere Mago
Cavaliere Mago
 
Messaggi: 941
Iscritto il: 27 marzo 2013, 0:00
Località: Alagaesia
Sesso: Femmina

RE: The Story Continues

da DaubleGrock » 1 maggio 2013, 13:19

Ho quasi finito di scrivere il prossimo capitolo :D
Forse in questi due giorni lo posto :rolleyes:
Ciao e grazie per aver commentato :)
Immagine
"I looked at him and I saw myself"
by Hiccup to Astrid in How To Train Your Dragon I
Avatar utente
Cavaliere Anziano
Cavaliere Anziano
 
Messaggi: 1022
Iscritto il: 18 febbraio 2013, 0:00
Località: Ovunque mi porti il vento
Sesso: Femmina

Re: RE: The Story Continues

da EragonEldunari » 1 maggio 2013, 13:57

Saphira00 ha scritto:bello! ho notato degli errorini tipo:tu hai scritto ara invece si scrive ala...ma saranno solo degli errori di battitura! :P
e per la cronaca:no non sono iperattiva -_- e che mi entusiasmo facilmente! :D

Questo l'avevo notato lol
E DaubleGrock posti a un ottimo ritmo, brava!
Vivi come se tu dovessi morire domani, impara come se tu dovessi vivere per sempre.
Avatar utente
Argetlam
Argetlam
 
Messaggi: 233
Iscritto il: 16 dicembre 2012, 0:00
Sesso: Maschio

RE: The Story Continues

da DaubleGrock » 3 maggio 2013, 14:30

Scusate per il ritardo, ma in questi giorni non ho avuto proprio tempo per scrivere :laugh:
Purtroppo vi dovrete accontentare di questo piccolo, insignificante capitolo :D
Spero che vi piaccia e che commentiate
Ciao :)

Punizione


La regina sedeva dritta e fiera sul suo scranno d’oro. Indossava un’armatura d’ebano nera in contrasto alla sua pelle pallida. I suoi occhi di ghiaccio scrutavano impassibili le due figure inginocchiate davanti a lei. Il generale Kidrauhl e suo figlio Gunak avevano appena fatto ritorno dalla battuta di “caccia”. Avevano perso quasi metà dello squadrone e avevano fallito. Erano stati frustati perché erano scappati davanti al nemico, proprio quando erano così vicini al loro obbiettivo. Se l’erano fatto scappare, dopo tutto quello che lei aveva fatto per loro facendo diventare Gunak un Cavaliere e Kidrauhl il generale del suo esercito. Oramai il nemico sapeva dell’esistenza del Cavaliere e del suo drago, ma allo stesso tempo lei era venuta a conoscenza del rientro del loro obbiettivo in Alagaësia. Forse questo avrebbe giovato a loro favore.
“Vi chiediamo umilmente perdono, mia regina” mormorò ancora una volta il generale.
L’avevano delusa, avevano mancato di rispetto a lei, la loro regina. Non li avrebbe perdonati tanto facilmente.
“Quanti uomini avete perso?” chiese la regina accarezzando distrattamente le squame del drago bianco.
“Ottantaquattro maestà” disse il generale senza osare alzare gli occhi dal terreno.
“E quanti erano gli uomini che tenevi sotto il tuo comando, generale?” chiese distrattamente la donna, se poteva definirsi tale.
“Cento settantuno” disse l’uomo.
La donna chiamò un uomo al suo fianco e disse: “Prendi gli uomini restanti dello squadrone del generale e giustiziali.”
Il soldato che aveva chiamato restò paralizzato davanti quella richiesta, ma si ricompose prima che potesse succedergli qualcosa di sgradevole. “Come desidera, maestà” fece un inchino e scappò dalla vista della regina.
“Ritornando a noi,” disse rivolgendosi ai due uomini davanti a lei “Gunak, allora hai conosciuto Eragon?”
“S-si mia regina” rispose Gunak titubante
“Prima mi hai detto che lo hai sfidato a un duello e hai perso, giusto?” chiese lei
Il Cavaliere si limitò ad annuire
“Rispondimi!” urlò la regina
“Si” sussurrò il Cavaliere del dragon ambra
“Non preoccuparti mio caro ragazzo, la prossima volta non sarai tu a perdere.” Disse la regina con un sorriso glaciale.
“Come mia regina?” chiese Gunak preso alla sprovvista dall’affermazione della regina
“La prossima volta Eragon non riuscirà a sfuggirmi, sarà mio.” Disse
“Ma come è possibile, ho combattuto contro di lui ieri e non ho mai visto qualcuno combattere in quel modo!” esclamò il Cavaliere indignato
“Dopo ti dirò come.” La regina si alzò e si rivolse ad un nano incappucciato alla sua destra “I tuoi Knurla sono pronti Vermûnd?”
“Si sono pronti, ma ricorda Orik è mio!” rispose questi
“Si non preoccuparti avrai la tua vendetta.” Rispose la regina “Ma ci vorrà ancora un po’ di tempo per quel giorno.”
“Attenderò” e si diresse verso la sua tenda
“Allora, ritornando alle tue lezioni, Gunak che ne dici di provare con un nuovo tipo di magia oggi?” disse la regina con un luccichio non rassicurante negli occhi
“Ne sarei onorato mia regina” disse Gunak chinando la testa
“Bene oggi ti insegnerò la negromanzia” disse la regina avviandosi verso un spiazzo con al suo seguito l’ignaro Cavaliere. Quando avrebbero finito, lui non sarebbe più stato lo stesso.



Allora com'era? :blink:
Immagine
"I looked at him and I saw myself"
by Hiccup to Astrid in How To Train Your Dragon I
Avatar utente
Cavaliere Anziano
Cavaliere Anziano
 
Messaggi: 1022
Iscritto il: 18 febbraio 2013, 0:00
Località: Ovunque mi porti il vento
Sesso: Femmina

PrecedenteProssimo

 


  • Argomenti correlati
    Risposte
    Visite
    Ultimo messaggio
Chi c’è in linea
Visitano il forum: Nessuno e 0 ospiti

cron
CHIUDI
CLOSE