The Story Continues... After the And

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The Story Continues... After the And

da DaubleGrock » 24 aprile 2013, 21:54

Salve, sono fresca di iscrizione e ho deciso, non so come :blink: , di iniziare a scrivere questa ff.
Spero che non sia proprio da cestinare. :cry:
La storia inizia diciassette anni dopo la partenza di Eragon e Saphira da Alagaësia.
Vabbè, vi lasco alla lettura del primo capitolo. CIAO :)

Una notizia inaspettata


«Arya.» Subito dopo sussurrò il vero nome dell’Elfa, che, riconoscendolo, fu scossa da un brivido.
Arya mormorò il vero nome di Eragon in risposta, e anche lui tremò nell’udire la pienezza del proprio essere.
Aprì la bocca per parlare ancora, ma lei lo precedette posandogli tre dita sulle labbra. A quel punto si allontanò e levò un braccio.
«Addio, Eragon Ammazzaspettri.»



Eragon si svegliò di soprassalto madido di sudore. “Ancora quel sogno” mormorò.
Erano ben 17 anni che sognava sempre lo stesso sogno, lui sulla nave Talíta che diceva addio a Arya, l’unica donna che lui abbia mai amato, l’unica che amerà mai, la donna che lo aveva rifiutato.
Una forte tempesta imperversava fuori dalla finestra dalla sua camera, lui giaceva raggomitolato nelle coperte del suo accogliente letto a baldacchino, attorno a lui sprazzi regolari di luci illuminavano la stanza dandogli un che di spettrale. D’un tratto si mise a pensare su quello che aveva avuto nella sua vita da contadino e su quello che aveva ora, lui, Eragon Bromsson, l’Ammazzaspettri, l’Ammazzatiranni, Spada di Fuoco, Argentlam, Shurt’ugal, Palmo Luccicante, Cavaliere Dei Draghi. Erano molti i titoli di cui si avvaleva ma il suo preferito era difficile a dirsi, cucciolo mio, come Saphira, la sua dragonessa, la sua compagna di mente e di cuore, spesso usava chiamarlo.
Dalla sua partenza da Alagaësia molte cose erano cambiate. Oramai Alagaësia, suo cugino Roran, suo fratello Murthag, Nasuada, Orrin, Orik… erano solo un ricordo sfocato nella sua mente, ma avrebbe fatto di tutto pur di rivederli. Però lui aveva un compito, un dovere, nei confronti dei Draghi e nei Cavalieri dei Draghi.
Saphira invase la sua mente rassicurandolo. Un lieve sorriso apparve sulle labbra del Cavaliere.
“Tutto bene cucciolo mio?”
“Si tutto bene” rispose lui mentalmente.
La dragonessa lesse una nota di malinconia nella sua mente, ma decise di lasciarlo stare da solo sui suoi pensieri.
La possente mola della dragonessa era raggomitolata su un gigantesco cuscino nella parte opposta della stanza di Eragon. Le sue squame color zaffiro rispendevano di mille colori ogni qual volta un lampo illuminava la stanza.
Eragon si ritrovò a pensare a quanto era stato fortunato a diventare il suo Cavaliere, al fatto che Saphira tra le migliaia di persone in Alagaësia lei avesse scelto proprio lui.
Così nemmeno accorgendosene i suoi occhi si chiusero e confortato dalla presenza di Saphira nella sua mente si riaddormentò.

*********

La mattina successiva come era consueto da lui negli ultimi 17 anni volò con Saphira godendosi la leggere brezza che accarezzava i suoi capelli.
In quel momento insieme a Saphira era padrone dei cieli. Guardava gli alberi, i monti, le valli, i fiumi, i laghi scorrere veloci sotto di loro.
Ma la quiete di quel momento fu spezzata dalla coscienza di un elfo, che Eragon riconobbe come Blödhgarm.
“Ammazzaspettri è arrivato un messaggero che porta importanti notizie!” disse l’elfo.
“Da parte di chi?”
chiese Eragon.
“Non lo sappiamo, ha detto che parlerà solo con voi. Ha detto che non ha molto tempo ma che le notizie che porta sono di vitale importanza per il destino di Alagaësia.” Detto questo l’elfo chiuse il contatto mentale.
Saphira che aveva sentito tutta la conversazione, senza nemmeno un segno da parte del Cavaliere fece una brusca virata dirigendosi verso il punto in cui Blödhgarm si trovava insieme a altri due elfi e al messaggero.
Questi era un giovane ragazzo con i capelli castani e gli occhi scuri e penetranti e appena vide Saphira atterrare davanti a lui in tutta la sua grazia e potenza fece un paio di passi indietro. Il suo viso era un misto di ammirazione, timore e speranza, per cosa Eragon non lo sapeva ma ipotizzò che doveva essere qualcosa che aveva a che fare con il messaggio.
Così si fece avanti e si fermò davanti al ragazzo che gli rivolse un profondo inchino.
“Benvenuto, a cosa devo la tua presenza qui?” disse Eragon.
Il ragazzo si umettò le labbra e iniziò a parlare:
“Argentlam la regina di Alagaësia ti convoca a Ilirea, per un compito di grande importanza. Alcune settimane fa le città di Arunghia e Dauth sono state attaccate da un esercito...” Si fermò per riprendere fiato ma pima che riuscisse ad aprire bocca “Che cosa?” sbraitò Eragon sconvolto per quella inattesa notizia. “Non si sa niente dell’esercito?”
“L’unica cosa certa è che questo esercito provenga da fuori Alagaësia, ma non è questa la cosa peggiore, i soldati portano lo stemma di Galbatorix…”
“Ma questo è impossibile!” Urlò Eragon interrompendo di nuovo il giovane.
Nel frattempo Saphira si era affiancata al suo Cavaliere e il ragazzo vedendola arrivare arretrò.
“Non hai nulla da temere.” Disse Eragon. Ma vedendo che il giovane non accennava a volersi di nuovo avvicinare disse a Saphira di allontanarsi. La dragonessa sbuffando si allontanò.
“Quando dovrei partire?” Chiese il Cavaliere.
“Il prima possibile” Rispose pronto il ragazzo. Il Cavaliere annuì e congedò il giovane.
Appena il ragazzo se ne andò i tre elfi lo sommersero di domande.
“Sileeeeenziio” urlò il Cavaliere.
Poi si rivolse a Blödhgarm “Io vado a preparare i bagagli. Affido a te il comando. Dovrai proteggere le uova e gli Eldunarì a costo della vita se necessario.”
Poi portandosi le dita alla bocca disse “Atra du evarínya ono varda”
“Atra esterní ono thelduin, Eragon” Rispose Blödhgarm.
E prima che il Cavaliere potesse finire il saluto l’elfo lo sorprese abbracciandolo.
“Vola alto” disse l’elfo dalla pelliccia blu notte. Recitando un verso di un poema elfico sui Cavalieri.
Eragon gli rivolse un flebile sorriso e si avviò verso le sue stanze per preparare i bagagli.

*********
Tutto il pomeriggio Eragon lo passò a preparare i bagagli discutendo nel frattempo con Saphira l’esercito misterioso. Le oro menti erano affollate da moltissime domande senza risposte: Chi comandava l’esercito? Galbatorix? Poteva essere mai sopravvissuto? Potevano essere stati tutti ingannati? Poteva mai essere che la sua amata terra fosse di nuovo in pericolo?
Eragon fece un respiro profondo avrebbe avuto le risposte arrivato a Ilirea. Un leggero sorriso affiorò sulle sue labbra: avrebbe rivisto la sua terra di origine e tutte le persone a lui care. La sua felicità si fuse con quella di Saphira che aspettava con ansia il momento di partire perché anche lei voleva rivedere qualcuno, Fìrnen, il suo compagno.
Così dopo aver ricontrollato per la centesima volta di aver perso tutto, salì in groppa a Saphira e assicurò bene i lacci che gli tenevano le gambe.
“Pronto?” chiese Saphira con un leggero cenno di eccitazione nella voce
“Pronto” rispose Eragon con fermezza e senza esitazione.
La dragonessa non se lo fece ripetere due volte e portando le ali perpendicolari al terreno le spinse in basso più forte che poté e si diressero verso Alagaësia. Verso casa.
Ultima modifica di DaubleGrock il 29 maggio 2013, 21:52, modificato 4 volte in totale.
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RE: The Story Continues

da EragonEldunari » 24 aprile 2013, 22:17

Benvenuta sul forum!!
Bell'inizio :O Wow sono il primo a commentare…
E chi sarà a guidare questo esercito? :blink: Galbatorix è morto veramente, quindi suppongo che siano dei sui servi ancora fedeli… continua :laugh: non vedo l'ora di scoprirlo…
Ma aspetta, per chiarire, in questa ff gli Eldunarí non ci sono, vero?
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Re: The Story Continues

da DaubleGrock » 24 aprile 2013, 22:33

Allora prima di tutto ti ringrazio per aver commentato EragonEldunari :D
Bè si forse, mi dispiace anche un pò, ma bisognerà aspettare qualche altro capitolo per gli Eldunarì, per ora non gli darò molta importanza. :unsure: ma non preoccuparti che qualcosa ci sarà in futuro, non posso mica dimenticarmi di loro :P
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RE: The Story Continues

da smeraldina96 » 25 aprile 2013, 10:48

ciao DaubleGrock, e benvenuta sul forum; bell' inizio, sono curiosa di sapere il nuovo nemico chi è , io adoro la furbizia dei cattivi :D, e da dove vengono..... brava, continua così, ne verrà una bellissima ff!! ciaooooooo
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RE: The Story Continues

da DaubleGrock » 25 aprile 2013, 10:54

Allora, in questo nuovo capitolo Eragon e Saphira arrivano a Ilirea e...
Leggete e fate prima è meglio non rovinare la sorpresa [smilie=grin.gif]
CIAO :P

Bentornato fratello


Un giorno fa…

“...ci hanno attaccati senza nessuna pietà senza nemmeno chiederci se volevamo arrenderci.” La donna si fermo reprimendo un singhiozzo e le lacrime che minacciavano di cadere. Poi facendosi forza e stringendo la mano del bambino a canto a se, molto presumibilmente suo figlio, continuò: “Hanno preso tutti gli uomini e li hanno giustiziati… Mio marito è stato ucciso davanti ai miei occhi…” In quel momento il bambino scoppiò a piangere stringendosi alla veste della madre che si inginocchiò stringendo a se suo figlio.
La regina di Alagaësia non poté più reggere la vista della madre e del figlio, quindi si girò verso il tavolo dietro di lei su cui era stesa una mappa del suo regno che fino a poco tempo prima aveva prosperato. Tutti i presenti avevano i volti rivolti verso la donna come se fossero incantati, nei loro sguardi Nasuada lesse sgomento.
Da quanto avevano raccontato, la donna e suo figlio, erano gli unici sopravvissuti di Celia, una cittadina tra Belatona e Kuasta, sulle sponde del lago di Leona. Erano arrivati quella mattina e si erano subito recati da lei. A quanto avevano spiegato, una guarnigione di duecento soldati aveva attaccato la cittadina la mattina di cinque giorni prima uccidendo tutti i suoi abitanti ma risparmiando loro per far arrivare la notizia del massacro nella capitale e facendo scoppiare il caos.
Nasuada si girò verso uno dei suoi falchineri, un nano: “Porta la donna e il bambino nell’ala ovest del castello, fagli preparare una stanza e provvedi che Farica si prenda cura di loro e che gli faccia avere tutto ciò che desiderano.” Detto questo lo congedò.
Quando la donna e il bambino uscirono Lady Furianera si rivolse a Jurmundur che fino a quel momento non aveva aperto bocca. “Come è possibile che si possano commettere questi atti contro della gente indifesa?” Chiese più a se stessa che al Capitano.
“Vi sono persone molto malvage e senza un briciolo di umanità. Tu più di tutti dovresti saperlo.” Rispose lui.
Nasuada si lasciò cadere pesantemente sul suo scranno riflettendo su tutto ciò che era accaduto nell’ultimo mese. “Sembra che il passato sia tornato a perseguitarci” sussurrò. “E che noi non possiamo fare niente per impedirlo” continuò.
Sentì una mano posarsi sulla sua spala per infondergli coraggio, la regina alzò il mento incontrando il volto di Murtagh che gli rivolse un sorriso rassicurante. Il Cavaliere indossava una tunica rossa aperta sui lati, sotto portava un paio di braghe nere, una camicia dello stesso colore e un paio di stivali alti fin sotto il ginocchio. Nasuada si ritrovò a pensare che lui insieme al suo drago, Castigo, aveva sofferto più di tutti durante la guerra contro Galbatorix.
La regina strinse la sua mano per ringraziarlo. Quindi si alzò e rivolgendosi al consiglio delle Terre Unite, un consiglio nato dopo la sconfitta del tiranno formato dagli ambasciatori dei paesi che formavano Alagaësia. “Miei cari consiglieri purtroppo da come avrete notato anche voi, la situazione sta degradando, quindi vi chiedo di essere uniti, dovremo marciare insieme, sotto un’unica bandiera perché ancora una volta qualcuno ha osato attaccare la nostra libertà.”
Detto questo si rivolse ai capi consiglieri, cinque in tutto che rappresentavano tutte le razze di Alagaësia: Umani, Nani, Elfi, Urgali e Gattimannari. “Bisognerà allertare tutto il regno soprattutto il Surda perché a quanto pare l’esercito sta attaccando prima questi.” I Cinque acconsentirono.
Poi uno dei consiglieri, Jedrick del casato Lorlen, si fece avanti e prese, con l’assenso della regina la parola: “Mia regina, a quanto pare da alcuni resoconti provenienti da Dauth, la città è stata attaccata anche con l’ausilio di un drago. Quindi le chiedo di poter richiamare dentro i territori del regno Eragon Ammazzaspettri e Saphira Squamediluce...” Lanciò uno sguardo a Murtagh “...non per mancare di rispetto a Murtagh e ad Arya Svit-kona, ma se hanno deciso di usare un drago per attaccare una città piccola come Dauth è probabile che cene siano altri...” disse.
“Non ha tutti i torti” disse Castigo rivolgendosi sia al suo Cavaliere che alla regina.
Il drago era accovacciato vicino la terrazzo e seguiva con sguardo acuto i movimenti di tutti i presenti. Le sue squame color rubino riflettevano la luce delle Erisdar, le lanterne senza fiamma usate sia dagli elfi sia dai nani e ora anche dagli umani.
La regina si fece avanti e rivolgendosi sia a Jedrick che agli altri consiglieri, disse: “Avevo già preso in considerazione la presenza di più draghi, quindi mi sono presa il libertà di convocare Eragon e Saphira. Il messaggero è partito una settimana e mezza fa e dovrebbe essere già arrivato. Molto probabilmente in questo momento Eragon si trova già in viaggio…” disse.
Prima che potesse continuare Murtagh intervenne: “E secondo i miei calcoli dovrebbero trovarsi qui tra massimo tre giorni.”
Dopo aver discusso per l’intero pomeriggio fino a tarda notte, Nasuada sciolse il consiglio e augurando una buona notte a tutti si ritirò nelle sue stanze. Si spogliò e entrò nel catino pieno di acqua calda che le era stato preparato dalle sue ancelle. Accolse con piacere il calore dell’acqua e si lasciò cullare dall’aroma dei petai di rosa appena colti pensando agli avvenimenti della giornata.
Dopo un bel po’ di tempo si asciugò, indossò la sua camicia di lino da notte e andò a dormire nel suo accogliente letto a baldacchino, conscia del fatto che molti innocenti mentre lei si rilassava avrebbero potuto perdere la vita e la loro libertà.

[align=center]********[/align]

Erano passati tre giorni dalla loro partenza, tre giorni di viaggio, in cui Eragon e Saphira, per tacito accordo avevano deciso di non fermarsi, né per nutrirsi, né per riposare.
Nella luce dell’alba Eragon guardava le praterie infinite scorrere sotto di loro. A sud poteva scorgere la Du Weldenvarden con i suoi maestosi alberi millenari che fungevano da guardiani delle creature che prosperavano alle loro radici, a nord poteva vedere l’Az Ragni entrare nella catena dei monti Beor, dove neppure i draghi riescono a volare sulle loro vette. E infine dinnanzi a loro il deserto di Hadarac, che si estendeva a perdita d’occhio come se non avesse mai fine e che, Eragon, per esperienza personale sapeva essere vastissimo. Ma loro non avrebbero attraversato l’intero deserto, ma solo una piccola parte che li avrebbe condotti dritti verso Ilirea.
Senza che Eragon potesse accorgersene la lieve brezza mattutina lasciò il posto al sole cocente del mezzo dì, lasciando Eragon fradicio di sudore.
“Dovremo fermarci, questo è l’ultimo tratto prima del deserto e sarà meglio rifornirci di acqua prima di attraversarlo.” Comunicò Eragon a Saphira all’imbrunire.
Allora la dragonessa si diresse in una piccola radura sule sponde di uno dei tanti piccoli affluenti dell’Az Ragni che attraversano la regione.
Quando la dragonessa atterò, sollevando una piccola nube di polvere, Eragon slegò i lacci alle gambe e scese da Saphira ma non appena appoggiò i piedi a terra le gambe gli cedettero ed il Cavaliere si ritrovò a terra. Pian piano si alzo e iniziò a camminare avanti e indietro per ridare sensibilità alle gambe intorpidite per il lungo viaggio. La radura era un piccolo spiazzo nel bel mezzo di un boschetto di pioppi, la pace e la tranquillità che dominavano il luogo erano intervallate solo dai cinguettii dei passeri.
Dopo un po’, mentre Saphira andava a caccia, Eragon mosso dalla fame decise di agire, quindi accese un fuoco con l’ausilio della magia e preparò una zuppa di farro, insaporita con alcune spezie che aveva trovato nei dintorni dell’accampamento.
Saphira arrivò poco dopo trattenendo tra le fauci la carcassa di una giovane cerva che divorò con foga. Quando finì di sgranocchiare anche gli ultimi residui della cena, la dragonessa iniziò a pulirsi gli artigli imbrattati del sangue del suo pasto. E quando Eragon ebbe finito di mangiare la sua zuppa si accucciò vicino al suo Cavaliere.
“Buona notte cucciolo mio” disse Saphira
“Buonanotte” rispose Eragon, che cullato dal calore del ventre della dragonessa si addormentò.

**********
Il mattino seguente Eragon, dopo aver riempito le borracce, salì in groppa a Saphira e iniziarono la loro traversata del deserto di Hadarac.
Il mattino seguente si erano già lasciati il deserto alle spalle e all’orizzonte si potevano scorgere le mura della capitale, un tempo chiamata Urû'baen, ora Ilirea, dove sia Eragon che Saphira sapevano avrebbero rincontrato molte delle persone che fino a pochi giorni prima avevano creduto di non rivedere più.

***********

Nel frattempo.

Erano passati due giorni dalla riunione del Consiglio, Lady Furianera, sedeva sul suo scranno ascoltando due uomini, anch’essi unici superstiti di un’altra incursione dell’esercito “Ombra”, come avevano iniziato a chiamarlo gli abitanti di Alagaësia perché dopo aver colpito scompariva come fumo.
I due uomini, come la donna e il bambino, erano gli unici sopravvissuti al massacro di Yazuac, cosa che preoccupava non poco la regina. Perché l’esercito Ombra avrebbe attaccato la parte più a nord di Alagaësia, quando avrebbe benissimo potuto conquistare tutta la parte sud? Perché conquistare Arunghia e Dauth, due grandi città nel sud e poi passare ad una città così piccola e insignificante?
Nasuada era talmente assorta a porsi queste domande, che non si accorse nemmeno che i due uomini erano stati congedati da Jurmundur.
“Ogni città che conquistano lasciano due superstiti.” Disse questi.
“Lo fanno per mandare il regno nel caos, in modo che i superstiti possano raccontare quello che hanno sofferto a tutti coloro che incontrano instaurando il seme della paura negli animi della gente.” Rispose la regina.
Murtagh emise un sospiro di sconforto. Non potevano continuare così, lentamente l’esercito Ombra stava facendo cadere Alagaësia nel caos, distruggendo città sotto il loro naso. Bisognava agire. Rispondere all’offensiva. Ma come? Come si poteva combattere contro un esercito che scompariva dopo ogni assalto senza lasciare traccia? Nasuada si convinceva sempre di più che l’appellativo Ombra era perfetto per quell’esercito.
Mentre tutti riflettevano su come poter anticipare la prossima mossa del nemico, un araldo entrò nella sala, e si fermò davanti ai tre con il volto pieno di terrore.
“Maestà…” Si piegò sulle ginocchia cercando di riprendere fiato “Maestà…” ripeté “…un drago… da est… si avvicina…punta verso la città…”
A Nasuada non servì altro. “Jurmundur, fa prepara le baliste. Murtagh, Castigo, preparatevi.”
Detto questo si avviò verso il cortile principale. I corridoi erano un via vai di soldati che consegnavano messaggi a destra e a manca.
“Perché ci attaccano proprio ora?” Chiese Murtagh
“Non lo so.” Rispose Nasuada.
Arrivata nel cortile scorse il capitano Farengar intento a preparare gli uomini per la battaglia.
“Serrate i ranghi” Urlò questi.
Appena vide la regina avvicinarsi fece un lieve inchino. “Maestà, gli uomini sono pronti a combattere” Disse.
Un attimo dopo Castigo atterrò accanto a loro facendole svolazzare il vestito della regina. Murtagh era seduto sul suo dorso intento a osservare il drago in rapido avvicinamento.
“Rimanete a terra non voglio che vi vedano se non per questione di vita o di morte.”
“Ma...” disse Murtagh.
Ma Nasuada lo interruppe prima che potesse continuare: “Niente ma, voi siete la nostra arma segreta, ed è meglio se rimanete un segreto.”
“Le baliste sono puntate.” Disse Jurmundur.
“Bene, ora non dobbiamo far altro che aspettare.”

*********
Ilirea era proprio lì, dinnanzi a loro, in tutta la sua potenza. Ma c’era qualcosa che non andava. Eragon e Saphira avevano un brutto presentimento.
Le strade della capitale erano vuote e silenziose ad eccezione dell’ululato di un cane, il cui suono faceva rizzare i capelli sulla nuca di Eragon. Il Cavaliere poteva sentire l’agitazione nella mente della dragonessa che voltava il capo da una parte all’altra per scorgere anche il più impercettibile di movimenti.
Davanti a loro c’era il castello di Niernen che significava letteralmente Orchidea in onore della Dauthdaert che aveva ucciso Shruikan, il drago nero di Galbatorix. Era diverso da come lo ricordassero. Diciassette anni prima era apparso molto più tetro, invece ora gli sembrava, luminoso. Uno scintillio su una delle torri di guardia attirò l’attenzione di Eragon, una lama.
Perché c’erano degli uomini sopra le torri di guardia? Ma prima che Eragon potesse indagare oltre un dardo da balista fu lanciato verso di loro e per poco non li colpì se non fosse stato per i riflessi pronti della dragonessa.
Perché li stavano attaccando? Forse credevano che era un nemico. Cercò di raggiungere le persone sulle torri con la mente, ma invano perché erano così concentrate a caricare le baliste che non si accorsero neppure della sua presenza. Loro, si accorse con sgomento Eragon, non li avevano mai conosciuti, quindi credevano che fosse un Cavaliere nemico che cercava di attaccare il castello. La loro unica possibilità era quella di farsi vedere da una faccia a loro familiare, come Nasuada. Quindi espanse di nuovo la mente e cercò quella della regina. La trovò quasi subito. Era indaffarata a dettare ordini nel cortile principale. Dovevano farsi vedere da lei.
Saphira, sentendo i pensieri del suo Cavaliere, appiattì le ali al corpo e si lanciò in picchiata verso il cortile più veloce di una freccia e quando arrivò a cento piedi dal suolo aprì le ali di scatto. Atterrando con grazia e potenza in mezzo ai soldati terrorizzati.
In poco tempo però questi serrarono i ranghi e si disposero a cerchio intorno a Saphira, puntandole contro le lance affilate.
“Fermi.” Urlò una voce. Che Eragon riconobbe come Jurmundur.
“Abbassate le lance!” Disse un’altra. Murtagh. Suo fratello. Eragon cercò di individuarlo. E dopo un paio di tentativi ci riuscì. Il fratello stava in groppa a Castigo. Affianco al drago c’era Nasuada che cercava di calmare alcuni soldati, era affiancata da un altro uomo che dopo un po’ iniziò a correre verso il cerchio di soldati intorno a loro, intimando i soldati ad abbassare le armi, giurando che se non avessero eseguito i suoi ordini sarebbero andati a pulire le stalle per il resto della loro vita. Eragon lo guardò con divertimento.
Lentamente, molto lentamente, i soldati iniziarono ad abbassare le lance, rialzandole all’improvviso quando Saphira fece uno sbadiglio mettendo in mostra la sua impressionante chiostra di denti.
“Lo hai fatto a posta” disse Eragon mentalmente in modo accusatorio alla dragonessa, senza però nascondere la sua punta di divertimento.
“No-ooo” Rispose Saphira con ironia.
Eragon riuscì a stento a trattenere un sorriso.
Quando i soldati si furono allontanati la dragonessa si accovacciò per far scendere il suo Cavaliere.
La regina insieme a suo fratello li raggiunsero poco dopo. Nasuada portava uno splendido vestito di velluto rosso che metteva in risalto le sue forme, i capelli erano raccolti in con una retina di perle e sul capo portava una corona in platino con uno zaffiro nel mezzo. Suo fratello invece portava una lunga tunica che lo designava come Cavaliere dei Draghi. La tunica molto simile alla sua tranne che nel colore, perché come era tradizione doveva portare il colore del drago del Cavaliere che la indossava, era aperta sui lati e sotto di essa il Cavaliere portava delle brache e una camicia, entrambe nere e al suo fianco pendeva Zar’roc, la lama di Morzan, suo padre.
La regina di Alagaësia si fermò davanti al Cavaliere scrutandolo bene in volto, ma dopo pochi secondi un caloroso sorriso apparve sulle sue labbra e abbracciò forte il Cavaliere che senza esitazioni ricambiò.
Dopo avergli sussurrato nell’orecchio “Mi sei mancato.” La regina lasciò andare il Cavaliere che si girò verso il fratello.
“E così ci si rivede.” Disse Eragon.
“Già.” Rispose Murtagh con un sorriso sulle labbra.
“Allora… “Disse Eragon mettendo una mano dietro alla testa.
“Allora…” Ripeté Murtagh.
Eragon girò la testa verso Saphira che si era avvicinata, e notò che tutti li stavano guardando. Tutti lì sapevano che un tempo i due fratelli erano stati nemici. Ma quei tempi erano ormai lontani, così Eragon vincendo la paura si girò di scatto e abbracciò forte il fratello, il quale ricambiò con pari intensità.
I due si scambiarono delle pacche sulla schiena e Murtagh sussurrò: “Bentornato fratello.”
“Fratello.” Disse Eragon con un sorriso.
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RE: The Story Continues

da smeraldina96 » 25 aprile 2013, 11:10

sonno dinuovo io..... :D, beh che dire stai adando bene, mi è piaciuto l' incontro fra Murtagh ed Eragon, continua così, bravissima, bel post!!!!
Ultima modifica di smeraldina96 il 25 aprile 2013, 15:02, modificato 1 volta in totale.
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RE: The Story Continues

da Saphira00 » 25 aprile 2013, 11:58

CIAO!E BENVENUTO SU ERAGON ITALIA!!!!!! :laugh: :D riguardo alla tua ff.....mi è molto piaciuto che non ci siano più rivalità tra i due fratellastri ma non ho capito una cosa: che fine ha fatto il messaggero??? :blink: E Arya perché non è stata avvisata dell' arrivo dell' esercito? :blink:

P.S POSTA PRESTO! :P
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RE: The Story Continues

da EragonEldunari » 25 aprile 2013, 12:29

Ottimo capitolo!
Ma guarda che la Du Weldenvarden è a nord e i Beor a sud, non il contrario :blink:
Ma Eragon e Saphira sono partiti da soli? Senza altri Cavalieri o Eldunarí?! Sono pazzi io mi sarei portato tutti i cuori e almeno un centinaio di Cavalieri con i loro draghi…
E mi è piacijta molto la descrizione di Nasuada e Murtagh, sono come me li immaginavo, ma proprio uguali stessi vestiti ecc… anche se ho sempre pensato Nasuada con una corona, sì di platino, ma con pietre viola, non zaffiri… forse ossidiana oppure ametiste… dettagli :laugh:
Continua così, posti a un ritmo ottimo!
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RE: The Story Continues

da DaubleGrock » 25 aprile 2013, 20:08

Bè Saphira00 Arya si farà viva nei prossimi capitoli, non preoccuparti non mi dimenticherò di lei :rolleyes:
EragonEldunari grazie per avermi corretto, la prossima volta starò più attenta :D
Ringrazio anche smeraldina96 per aver commentato
Presto posterò il prossimo capitolo, ne tengo già pronti sei
Ciao :laugh:

Aggiunto dopo 6 ore 41 minuti:

Come promesso un'altro capitolo, qui si entra in tema di visioni, ma non voglio stare qqui a rompervi :D , anche se so che nessuno leggerà la descrizione, vabbè vi lascio al capitolo, fatemi sapere che ne pensate, che so vi piace, fa schifo è illegibile ecc ecc
Ciao :)


Visioni al chiaro di luna



Nel chiarore della luna una figura incappucciata cavalcava un possente drago. Con un potente battito di ali la creatura atterò dinnanzi a un grande esercito e la figura su di essa, una donna, abbassò il cappuccio. La sua pelle bianca risaltava in confronto ai suoi capelli più neri della morte, ma la cosa più terrificante erano gli occhi, occhi dalle iridi azzurrissime, vuoti, occhi di una creatura senza anima né cuore, occhi che con un solo sguardo, avrebbero potuto pietrificare anche il più valoroso dei guerrieri.
La donna rivolse il suo sguardo disgustato agli uomini sull’arida pianura. Per lei loro erano solo strumenti, niente di più, strumenti per perseguire i suoi piani.
Dopo aver constatato di avere tutta l’attenzione su di sé, scese dal suo drago, pallido come la neve di primavera, e si rivolse ai soldati, impauriti come sempre dalle loro sovrana spietata: “Miei uomini, la nostra ascesa al potere si avvicina sempre di più, ben presto attaccheremo Carvahall, la patria del nostro obbiettivo.” Detto questo la regina si rivolse a un uomo al suo fianco: “Preparate la nostra arma, io mi dirigerò verso la Grande Dorsale e lì vi attenderò dopo che avrete ucciso ogni singolo uomo, donna o bambino di quella città.”
“Come ordinate mia regina, attaccheremo Carvahall tra due giorni e voi ben presto potrete avere la vostra vendetta.”
La donna emise una risata glaciale poi rivolgendosi ancora una volta al capitano……


L’immagine si sfocò, fino a che le parole non divennero sussurri lontani. Molto lentamente Eragon aprì gli occhi, chiudendoli subito dopo per la troppa luce. Qualcuno gli stava accarezzando il viso con un panno umido. Era sdraiato sul pavimento della sala del trono.
“Eragon?” Disse una voce che il Cavaliere sentì appena. Era stata Nesuada a parlare. La regina era accovacciata al suo fianco. Altri visi che lui non riconobbe lo guardavano preoccupati.
“Come ti senti?” Chiese un’altra voce, Angela. Eragon poteva sentire qualcosa di caldo e morbido premergli contro il fianco ma che non riuscì a identificare. Lentamente si mise a sedere aiutato dal fratello e capì che affianco a lui era raggomitolato Solembum, i gatto mannaro, che tanti anni prima aveva conosciuto nella bottega dell’erborista a Teirm.
“Mi fa male un po’ la testa” rispose questi. Con un gemito si sdraiò nuovamente aspettando che la stanza la smettesse di girare. “Che cosa è successo?” Chiese dopo un po’ con un filo di voce.
Fu Murtagh a rispondere: “Mentre stavamo studiando il piano di azione dell’esercito, sei svenuto. Orrin ti ha preso prima che tu potessi cadere a terra e sei rimasto incosciente per quasi due ore.”
“Due ore?” Chiese Eragon sbalordito, gli sembrava che fossero passati solo un paio di minuti.
“Da quanto tempo hai delle visioni Ammazzaspettri?” Chiese l’erborista.
“Come fai a… Sei entrata nella mia mente?” Chiese Eragon con una punta di amarezza.
“Mi dispiace.” Rispose Angela. “Ma non potevo fare altrimenti, dovevo capire perché eri caduto come un sacco di patate tra le braccia del nostro amatissimo re!” Pronunciò quell’ultima parola con un po’ di sarcasmo nella voce.
“Scuse accettate” Rispose il Cavaliere dopo un po’.
“Mi hai fatto preoccupare” Gli disse Saphira. La dragonessa era accucciata dietro di lui e lo osservava attenta.
“Allora?” Chiese Angela con impazienza.
“Allora cosa?” Chiese Eragon.
“Come allora cosa?” Rispose l’erborista sempre più impaziente
“Voglio solo sapere cosa vuoi dire con quel allora.” Disse il Cavaliere.
La donna emise un sospiro di esasperazione. “Ti ho chiesto: da quanto hai delle visioni?” Rispose Angela scandendo ogni singola parola.
Il Cavaliere non si arrabbiò per quel modo di fare, era abituato ai modi stravaganti di Angela. “Da quando ho trovato l’uovo di Saphira, credo.” Rispose dopo una breve riflessione.
“Che cosa?” Urlò Nasuada.
“Perché non ce lo hai mai detto?” Chiese Orrin in tono aspro.
“Bè, all’inizio credevo che fossero solo normalissimi sogni, certo un po’ agitati, ma pur sempre sogni. Noi stavamo combattendo una guerra e di sicuro c’erano cose più importanti dei miei sogni!” Rispose a tono Eragon.
Il re del Surda divenne paonazzo e stava quasi per replicare quando intervenne Nasuada: “Va bene smettetela!” Gridò, poi si rivolse ad Eragon: “Che cosa hai visto?” Chiese.
Eragon abbassò lo sguardo e lentamente iniziò a raccontare la visione: “Era notte, una donna che non avevo mai visto prima stava cavalcando su un drago…”
“Bianco” Disse Angela.
Eragon si girò verso l’erborista prima di continuare: “Poi i drago è atterrato su una vasta prateria piena di tende, la donna si è tolta il cappuccio del mantello, aveva la pelle bianca, come se non vedesse la luce del sole da anni, lunghi capelli neri e i suoi occhi erano...”
“Davvero terrificanti, in tutti i miei viaggi non avevo mai visto nulla di simile.” Disse Angela.
“Oh Venerabile spero che lei ora mi dia il consenso di poter continuare?” Chiese Eragon in tono adulatorio.
“Permesso accordato Shurt’ugal.” Rispose l’erborista con un sorriso di sfida sul volto.
Eragon emise un sospiro di sconforto ma continuò: “La donna si è rivolta a dei soldati davanti a lei, ha detto che... Devo partire subito…” Disse mettendosi in piedi. “Vogliono attaccare Carvahall, la donna ha accennato a un’arma segreta che voleva usare contro di noi. Poi si è girata verso un uomo… non c’è tempo da perdere… ha detto di attaccare fra due giorni. Devo partire all’istante.”
Il Cavaliere si girò verso la regina per avere il suo consenso.
“Va bene,” Rispose questa. “Ma sappi una cosa, Roran non è al corrente del tuo ritorno, quindi cerca di non far ripetere quello che è successo quando sei arrivato qui. Buona fortuna Ammazzaspettri.” E lo congedò.
Dopo aver salutato Murtagh e aver fatto un lieve inchino al Consiglio corse in camera sua a prendere la borsa che non aveva avuto nemmeno il tempo di disfare e insieme a Saphira fecero ritorno dove tutto era iniziato.
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RE: The Story Continues

da smeraldina96 » 26 aprile 2013, 7:32

wow adoro i misteri, bel capitolo, non vedo l' ora di sapere come contiuerà questo dilemma!!!!!!!!! posta, sei bravissima, continua!!!!!!
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RE: The Story Continues

da DaubleGrock » 26 aprile 2013, 18:47

Ecco qui un'altro capitolo. Questo è un capitoletto dal punto di vista di Ismira
Spero che vi piaccia. :D
CIAO :)



Poteva sembrare tutto normale

Alcuni raggi filtravano dalla finestra e il canto degli uccelli risuonava nell’aria annunciando un nuovo giorno. Ismira aprì gli occhi, si alzò dal letto, e andò a lavarsi nel catino pieno di acqua calda che Laila, la sua Dama di compagnia, le aveva preparato. Dopo un po’, con malavoglia si alzò e con l’aiuto di due cameriere indossò un vestito verde, che era in netto contrasto con i suoi riccioli rossi.
Uscì dalla sua stanza e si diresse verso la sala da pranzo dove la sua famiglia ogni mattina si riuniva per fare colazione. Suo padre, Roran Garrowson o Fortemartello come tutti usavano chiamarlo, sedeva a capo tavola intento a leggere una strana lettera. Sua madre era in piedi davanti alla finestra e dallo sguardo che le rivolse quando entrò nella stanza, Ismira capì che era preoccupata, ma per cosa? Suo fratello, Michael, aveva gli occhi fissi su un punto dietro suo padre.
Solo allora notò che dietro suo padre c’era un’Elfa. Aveva dei lunghi capelli nero corvino e degli occhi verdi come il folto di una foresta, indossava un’armatura a scaglie di un verde chiaro con riflessi argentei, che la faceva somigliare a un drago, un paio di guanti moto simili all’armatura e portava un mantello di un verde più scuro con alcune scaglie argentee in rilievo su di esso, queste scendevano dalle spalle fino a formare un triangolo dietro la schiena. Al suo fianco portava una spada anch’essa verde con uno smeraldo incastonato nell’elsa e una runa sul fodero, solo una persona portava una spada simile, suo zio, il Cavaliere dei Draghi Murtagh Morzanson, da quanto gli aveva raccontato lui, tutti i Cavalieri avevano spade come quella e a giudicare dal colore di quella spada quindi la donna dinnanzi a lei non poteva essere altri che Arya, l’ex regina degli elfi, il Cavaliere di Fírnen.
“Buongiorno” disse rivolta a tutti.
Arya le rivolse un caloroso sorriso “Buongiorno, tu dovresti essere Ismira. Io sono Arya.”
“Piacere di conoscerla Arya Svit-kona” disse Ismira rivolgendole un lieve inchino.
“Ismira, Michael, andate nelle cucine e dite alla signora Shenderholt di prepararvi la colazione.” Disse suo padre.
“Ma...” dissero lei e suo fratello in coro ma furono subito interrotti dal padre.
“Niente ma, ora andate.”
Ismira lanciò uno sguardo a sua madre.
“Va!” disse questa dolcemente.
Lanciando un ultimo sguardo all’Elfa, Ismira uscì dalla stanza per dirigersi alle cucine, seguita a ruota da suo fratello.

[align=center]********[/align]

Le cucine erano un continuo viavai di domestici e cuochi, intenti a preparare il pranzo. Ismira si diresse dove sapeva di trovare la signora Shenderholt
“Buongiorno signora Shenderholt” disse rivolta alla donna intenta a cacciare alcuni biscotti da un forno. La signora Shenderholt era una donna anziana, con dei capelli grigi striati di bianco portati a crocchia e un viso con lineamenti dolci. Portava una veste grigia con sopra un grembiule, la schiena era leggermente piegata in avanti a prova della sua età avanzata. Nel complesso la figura che Ismira e Michael avevano che più si avvicinasse a una nonna.
“Buongiorno cara, ho appena preparato dei buonissimi biscotti al cioccolato come piacciono a voi, ne volete?” Dopo un attimo disse “Guardate che non accetto rifiuti”
“Come potrei dire di no ai vostri biscotti” disse Michael sorridendo.
La signora Shenderholt sorrise compiaciuta e si diresse verso un mobile da cui ne cacciò due fazzoletti per metterci dentro i biscotti ancora caldi.
“Ecco, attenzione che scottano.” Disse “ora però devo andare” e sparì nella miriade di persone che affollava le cucine.
Ismira chiuse il fazzoletto con i biscotti e se lo attaccò alla veste “Io vado in città da Hope”
“Davvero? Posso venire?” chiese Michael
“Perché vorresti venire?” chiese Ismira “Ah, giusto, Hope.”
“No… Io… Veramente… Non glielo dirai, vero?” chiese Michael preoccupato.
“No non preoccuparti. Sarò muta come un pesce” rispose Ismira che sorrise vedendo il fratello emettere un sospiro di sollievo. Michael e lei avevano un anno di differenza, e anche se Hope era più grande di lui, non si scoraggiava.

[align=center]*******[/align]

La città era piena di persone indaffarate nei oro compiti giornalieri. Si diressero verso la fucina del padre di Hope. Il posto era forse il luogo più rumoroso della città per via dei continui martelli che battevano contro il ferro. Entrando dentro trovarono Horst e suo figlio, Baldor, intenti a raddrizzare una ruota di un carro.
“Ciao Ismira, Michael” disse il fabbro non appena la vide.
“Salve Horst, Baldor, sapete dove possiamo trovare Hope? chiese ai due. “Dovevamo incontrarci qui.”
“Sarà sicuramente in piazza per guardare la mercanzia degli erranti.” Rispose Baldor.
“Grazie.” Rispose Ismira e, insieme a suo fratello, corse verso la piazza del mercato che si trovava nella città bassa.
La piazza era piena di persone che analizzavano attentamente tutto quello che trovavano davanti ai loro occhi, valutando e qualche volta acquistando. La maggior parte di loro erano semplici persone, contadini, ma si poteva notare anche qualche nobile. Ismira ne conosceva la maggior parte.
“Ah eccola” esclamò Michael
Ismira si voltò dove stava guardando suo fratello e facendo scorrere lo sguardo sulla folla trovò Hope ad “ammirare” una collana d’argento con uno zaffiro a forma di goccia grande quanto un uovo di quaglia come ciondolo, su una bancarella piena di gioielli dai più raffinati ai più strani.
“Ehi” disse Hope vedendola arrivare.
“Ciao” disse Ismira. “Non dovevamo vederci davanti alla fucina di tuo padre?”
“Si, scusa” rispose questa.
“Buongiorno, Hope.” Disse suo fratello.
“Ah buongiorno Michael, non ti avevo visto” Si girò verso Ismira “Vieni, voglio mostrarti una cosa.” Detto questo prese Ismira, che lanciò un ultimo sguardo a suo fratello prima che Hope la trascinasse tra la folla verso il banco di un’anziana donna che vendeva pregiati tessuti provenienti da tutte le parti di Alagaësia.
Hope ne indicò uno in particolare che si trovava in una teca, era di un color verde con riflessi blu, molto probabilmente di provenienza elfica.
“Wow” disse Ismira
“Bella vero?”
Era più un’esclamazione che una domanda ma Ismira rispose lo stesso. “E’ magnifica”
“Sapevo che ti sarebbe piaciuta.” Disse Hope sorridendo.
“Guarda, arriva tuo padre” Disse Ismira indicando il fabbro che si avvicinava a un bancone vuoto dove depositò alcuni utensili e qualche arma, un attimo dopo fu raggiunto da Baldor. Il fabbro e suo figlio come ogni mese avrebbero venduto tutti i loro migliori lavori.
Rimasero insieme per tutto il resto della mattina. Mentre Hope cercava di convincere Ismira che Morgan, un ragazzo del villaggio, si interessava a lei, si sentì un corno suonare da una delle torri di guardia alle porte della città. Poco dopo una fila di all’incirca duecento soldati entrò nella piazza. Gli uomini portavano delle armature nere piene di borchie su cui spiccava una fiamma dorata. La colonna di soldati era guidata da due uomini a cavallo. Il primo, sui quarant’anni, il comandante, dedusse Ismira notando che dava gli ordini, aveva capelli neri, occhi castani e una cicatrice biancastra che gli attraversava la guancia sinistra dandogli un aspetto sinistro e malvagio.
Il secondo uomo invece era poco più giovane del primo e aveva il viso contratto in un ghigno che fece venire la pelle d’oca a Ismira. I capelli erano castani, lunghi fino alle spalle e gli occhi grigi. Portava un lungo e pesante mantello
I soldati si disposero a semicerchio in modo che nessuno potesse uscire dalla piazza, il generale si fece avanti e iniziò a parlare con voce forte e chiara: “Io sono Kidrauhl figlio di Batendor di Iralya e sono qui per chiedervi la resa, in caso contrario” rivolse un sorriso non rassicurante alle persone radunate attorno a lui e si passò due dita sulla gola. Il suo sguardo tagliente passò sulla folla finché non si fermo su una persona: Michael.
“Prendetelo” disse rivolto a tre uomini affianco a lui.
I tre soldati si fecero avanti, presero Michael e lo portarono davanti a Kidrauhl.
“No-ooo” gridò Ismira e si lanciò contro di loro, ma prima che potesse avvicinarsi qualcuno la prese per un braccio tirandola di nuovo tra la folla. Ismira cercò di sfuggire, ma lo sconosciuto non accennò a mollare la presa. Si girò per affrontare l’uomo dietro di ei, ma questi le afferrò il braccio e la spinse contro il muro di un edificio. Con il braccio libero l’uomo si tolse il cappuccio, a quel punto Ismira poté guardarlo in volto e appena lo riconobbe rimase paralizzata.
“Zio” sussurrò.
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RE: The Story Continues

da smeraldina96 » 26 aprile 2013, 19:21

bel post, bravissima..... uhmmmm che cosa vuole Aya da Roran???? e lo zio in questione è murtagh o eragon? io spero sia Murtagh, anche perchè Ismira non può aver conosciuto Eragon.... non vedo l' ora di leggere il seguito!!!!! brava, continua così!!
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RE: The Story Continues

da EragonEldunari » 26 aprile 2013, 22:26

Béh Eragon ha detto che avrebbe sicuramente conosciuto Ismira con gli specchi… comunque perchè Arya non è più regina? E chi lo è ora?
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RE: The Story Continues

da DaubleGrock » 27 aprile 2013, 13:46

Ciao, sono sempre io e sono qui a rompere un altro po’. In questo capitolo la guerra si avvicina sempre di più, ormai e alle porte. Qui troverete alcune risposte alle vostre domande, chi è lo zio? Leggete e lo scoprirete. Per sapere il motivo per il quale Arya sia a Carvahall, chi sia il re o la regina degli elfi dovrete attendere il prossimo capitolo. :sorrisone:
Spero che vi piaccia.
Ciao a presto. :laugh:

Glossario

Vi prego non uccidetemi se questi incantesimi dell'antica lingua non vanno bene, ho unito parole di varie frasi.
Speriamo bene. :cry:

“Unir Làmarae” = Trasformati tessuto


L'identità svelata


Stavano viaggiando da due giorni quando la mattina del 3 giorno, Saphira avvistò Carvahall.
“Eccola” disse la dragonessa
“Dobbiamo atterrare dove non possono vederci ma allo stesso tempo in posto da cui tu possa arrivare in tempo se si presentino problemi” disse Eragon.
Durante il viaggio avevano deciso che il modo migliore per non causare lo stesso trambusto di quando erano arrivati a Ilirea, Eragon sarebbe dovuto andare in città da solo prima di far arrivare anche Saphira.
“Potrei atterrare lì” propose Saphira mandandogli un’immagine di una piccola radura dietro un sporgenza rocciosa a est di Carvahall.
“Sembra un buon posto, ma fa attenzione. Ricorda non dobbiamo farci vedere.” Rispose il Cavaliere.
La dragonessa virò verso est e si diresse alla radura. Quando furono arrivati, Eragon si cambiò e indossò la sua armatura e il suo mantello color zaffiro a scaglie di drago.
“Unir làmarae” mormorò. Lentamente l’armatura si tinse di nero e il mantello divenne una comunissima cappa. Si calò il cappuccio in testa e controllò che Brisingr fosse libera dal fodero. A quel punto si girò verso Saphira
“Io vado, appena avrò la conferma che potrai venire ti chiamerò. Sta attenta.” Disse
“Tu sta attento perché non sono io quella che si caccia sempre nei guai” disse la dragonessa.
Il Cavaliere sorrise e appoggiò la fronte contro il muso squamoso della dragonessa, della sua dragonessa, della sua compagna di mente e di cuore. “Ti voglio bene” sussurrò Eragon.
“Anche io cucciolo mio” rispose lei
Allora Eragon si voltò e si diresse verso Carvahall.


******

Carvahall non era come se la ricordava. Non era più il piccolo villaggio di quando era bambino, ora era diventata una grossa città, era cinta da una muraglia bianca alta cento piedi e spessa trenta, con file di feritoie rettangolari e un camminamento in cima per i soldati e le sentinelle. La superficie liscia della muraglia era interrotta da una saracinesca di ferro. Al centro della città si poteva scorgere un grosso castello con tre torri su due lati, due più grandi davanti e una sentinella su ognuna di esse.
Fu distolto dai suoi pensieri dal suono di un corno, molto probabilmente un allarme, dedusse Eragon. Volse lo sguardo in tutte le direzioni finché non vide una fila di soldati venire verso di lui. Con un balzo si nascose dietro un barile sul fianco di un edificio.
“Frethya” Sussurrò prima che i soldati si fermassero davanti al barile.
Eragon trattenne il fiato finché gli uomini non passarono oltre. Solo allora notò che sulle loro armature c’era raffigurata una fiamma color oro. Il Cavaliere rimase a bocca aperta, allora era vero Galbatorix era tornato, ma come? Lui era morto.
I soldati si dirigevano verso la piazza del mercato e Eragon decise di seguirli stando attento a non farsi scoprire. Arrivati nella piazza si fermarono e formarono un semicerchio in modo che nessuno sarebbe potuto uscire ma allo stesso tempo Eragon non sarebbe potuto entrare quindi decise di fare il giro da dietro una casa.
Rimase per un po’ dietro l’edificio per sciogliere l’incantesimo che lo rendeva invisibile prima di entrare tra la folla accalcata intorno ai soldati.
Arrivato in piazza vide un uomo con una lunga cicatrice sul viso rivolgersi alla gente, Eragon si avvicinò di più per ascoltare le sue parole “…sono qui per chiedervi la resa, in caso contrario” e si passò due dita sul collo. Questi fece scorrere lo sguardo sulla folla finché non individuò qualcuno. Poi si rivolse a due soldati dietro di lui “Prendetelo” dopo essersi allontanati gli uomini ritornarono trascinando un ragazzo. Michael, suo nipote.
“No-ooo” gridò una ragazza davanti a lui. Eragon la riconobbe quasi all’istante, era Ismira, la figlia di suo cugino Roran. La ragazza si lanciò in avanti per salvare il fratello, ma Eragon la prese prima che potesse essere vista dai soldati e la trascinò tra la folla. Ismira cercò di liberarsi, ma lui non mollò la presa, la poggiò contro il muro di una casa lontano dagli occhi delle persone, ma soprattutto lontano dai soldati. A quel punto si tolse il cappuccio del mantello e fisso la ragazza davanti a lui che riconoscendolo rimase a bocca aperta.
Dopo alcuni secondi con un sussurro quasi impercettibile “Zio” disse.
Eragon le poggiò un dito sulle labbra e le rivolse un lieve sorriso. Era passato davvero molto tempo da quando non vedeva Ismira, troppo. Certo aveva parlato con lei attraverso un incantesimo di divinazione ma mai di persona.
“Ciao Ismira” disse.
La ragazza non accennava a dire una parola quindi Eragon si voltò verso i soldati. I tre uomini avevano fatto inginocchiare Michael davanti al generale.
“Ma guardate che bel giovane ragazzo, qual è il tuo nome?” chiese questi con un sorriso sprezzante. Michael non osò aprire bocca e uno dei tre soldati gli menò un ceffone.
“Rispondi al generale.” Disse.
“Devo aiutarlo” disse Ismira dietro di lui.
“No, tu non puoi fare niente.”
“Ma…” obbiettò la ragazza.
“Ho detto solo che TU non puoi fare niente, non che io non possa farlo!” disse il Cavaliere.
“Hai un piano?” chiese Ismira con un barlume di speranza negli occhi.
“Ci sto lavorando. Dov’è tuo padre?”
“Non lo so, stamattina l’ho trovato che leggeva una lettera e sembrava molto preoccupato, con lui c’era anche Arya.” Rispose.
Il mondo per Eragon parve fermarsi per un’eternità, Arya, non la vedeva da tantissimo tempo, che ci faceva a Carvahall, l’aveva mandata Nasuada a informare Roran sull’imminente attacco? Ma allora perché non avevano fatto niente per fermare il soldati? Oppure era per qualcos’altro? Ma cosa?
“Arya? Arya è qui?” Chiese quasi urlando.
“Si, è arrivata stamattina” disse Ismira “Perché me lo chiedi con quel tono?”
“No, non è niente.” Rispose lui voltandosi.
Proprio i quel momento una voce profonda proruppe dalla folla “Che succede qui?” urlò e dalla massa di gente si fece avanti Roran seguito da Katrina.
“Tu dovresti essere Fortemartello” disse il generale.
Roran guardò scioccato gli uomini che tenevano suo figlio inginocchiato davanti al generale.
“Chi siete voi? Cosa volete?” chiese Roran.
“Io sono il generale Kidrauhl e sono qui per chiedervi di arrendervi.” Disse Kidrauhl.
“Arrenderci? E a chi se è lecito saperlo.” Chiese Roran.
“Alla Regina Bianca.” Rispose il generale come se fosse ovvio.
“E questa regina bianca avrebbe un nome?” chiese Roran.
“Questo non vi è dato saperlo. Se accetterete la resa, a nessuno, né uomo, donna o bambino sarà torto un capello, certo dovranno servire l’esercito ma resteranno vivi. In caso contrario.” Il generale rivolse un sorriso sinistro a Roran. “Diverrete cibo per corvi.”
Roran si girò verso sua moglie che sconvolta si strinse a lui.
“Però devo dire che questo è davvero un bel ragazzo” disse il generale “Umm… Capelli rossi, occhi azzurri, tu dovresti essere Michael.” Si rivolse a Roran “Tuo figlio. Si, andrà benissimo a tirare le catapulte.”
“No, no-ooo” urlò Ismira dietro di lui. Eragon gli tappò la bocca ma ormai il danno era fatto, alcuni soldati si stavano avvicinando a loro. Due di loro presero Eragon per le breccia e lo trascinarono nello spiazzo davanti al capitano, altri due invece presero Ismira e la sollevarono di peso.
“Saphira tieniti pronta” disse Eragon alla dragonessa prima di essere fatto inginocchiare.
Il generale si rivolse nuovamente a Roran “Ah ecco tua figlia, finalmente abbiamo la famiglia al completo. Ma cos’altro abbiamo qui?” chiese avvicinandosi a Eragon.
Eragon cercò di liberarsi e quasi ci riuscì se non fosse stato per l’intervento di altri due uomini.
“E’ bello forte, generale.” Disse uno di questi.
“Ci sarà molto utile.” Rispose Kidrauhl. “Scopritegli il volto”
Un soldato dietro di lui gli tirò giù il cappuccio e mostrando le sue orecchie a punta e i suoi occhi dalle iridi azzurre come il fondo di un oceano.
“Ah, bene bene. Guarda se non abbiamo un elfo qui?” disse il generale con un sorriso divertito. “Qual è il tuo nome, elfo?” chiese appoggiandogli la punta della spada, che nel frattempo aveva estratto, sul collo.
Eragon gli rivolse uno sguardo torvo ricevendo in cambio il pomo della spada sulla fronte. Il colpo fu talmente forte da farlo cadere di lato. Una miriade di puntini rossi si formò davanti gli occhi del Cavaliere. Eragon sentì qualcosa di caldo scorrergli lungo la tempia. Nel cadere, il suo mantello si era mosso rivelando la sua spada, Brisingr. Sentì alcune persone sussurrare il suo nome, lentamente si alzò, molti volti lo guardavano con stupore.
“Bene, bene, bene. A quanto pare abbiamo qui Eragon Ammazzaspettri.” Sembrava un po’ preoccupato ed Eragon sapeva per cosa. “Dové la tua dragonessa?” chiese dopo un po’.
“Non te lo dirò mai.” Rispose il Cavaliere.
“Saphira dove sei?” chiese alla dragonessa.
La risosta di questa non si fece attendere “Sopra di te.”
“Preparati. Ma non intervenire ancora.”
Nel frattempo l’altro uomo era sceso da cavallo e si era avvicinato al Cavaliere.
“Cavaliere, eh? Sinceramente mi aspettavo di meglio.” Disse squadrandolo da capo a piedi.
“Signori vi presento mio figlio, Gunak.” Disse il generale sorridendo. “Mi è venuta un’idea, che ne dite Cavaliere di un duello, lei contro mio figlio, il Cavaliere Ammazzatiranni, contro il migliore spadaccino che io abbia mai addestrato?”
“E io cosa ne guadagnerei?” chiese Eragon guardando con odio i due uomini davanti a lui.
“Facciamo una cosa, se tu combatterai, lascerò viva la ragazza. Allora abbiamo un accordo?” chiese.
Eragon lanciò uno sguardo a Ismira, aveva gli occhi pieni di terrore, alcuni soldati la tenevano per le braccia.
“Il tempo scorre Cavaliere.” Disse il generale impaziente.
“Accetto” disse Eragon con un sussurro.
Il generale sorrise e disse alle guardie di arretrare così da poter far spazio ai due contendenti. Eragon sapendo di non poter più nascondere la sua identità, sciolse l’incantesimo che faceva in modo che i suoi abiti assomigliassero a quelli di un mercante, si tolse il mantello, estrasse Brisingr e si mise in posizione di attacco. Il duello era iniziato.
Ultima modifica di DaubleGrock il 24 maggio 2013, 16:47, modificato 1 volta in totale.
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RE: The Story Continues

da EragonEldunari » 27 aprile 2013, 14:07

Mamma mia Eragon è caduto in basso… anche io li faccio fuori quei soldati e lui si nasconde che potrebbe farli tutti fuori con un "Deja"…
E come incantesimo di invisibilità potevi usare "Frethya", come in Inheritance…
Vivi come se tu dovessi morire domani, impara come se tu dovessi vivere per sempre.
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