Un matrimonio indesiderato

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Re: Un matrimonio indesiderato

da smeraldina96 » 16 dicembre 2013, 21:49

Riario1 ha scritto:Sì i cavalieri hanno giurato fedeltà al re, ma non ne sono felici...
Per un po' ci sarà la storia dei due "sposini" ma poi ci introdurremo meglio nell'equilibrio precario del regno :cool:

menomale!! auguratemi buona fortuna per l' interrogazione di filo di domani.....
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Re: Un matrimonio indesiderato

da Riario1 » 17 dicembre 2013, 14:14

Auguri... io ieri avevo Latino...
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RE: Un matrimonio indesiderato

da smeraldina96 » 17 dicembre 2013, 15:08

grazie!!!
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Re: Un matrimonio indesiderato

da erica300 » 17 dicembre 2013, 16:26

idea originale non c'è che dire , mi è piaciuto molto !
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Re: Un matrimonio indesiderato

da Riario1 » 17 dicembre 2013, 20:17

Grazie mille
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Re: Un matrimonio indesiderato

da Riario1 » 24 dicembre 2013, 13:58

UN MATRIMONIO INDESIDERATO

Le ali di Castigo dominano il vento della notte; ogni battito delle sue grandi ali è un battito del cuore di Murtagh, lento e costante.

Serafina dorme tra le braccia del cavaliere, lui non aveva ammesso repliche ed erano partiti appena dopo cena, la ragazza non era quasi riuscita a salutare i parenti che subito il cavaliere l’aveva presa per mano e l’aveva accompagnata fuori.

Appena Serafina aveva visto il drago rosso aveva spalancato gli occhi e aveva fatto qualche passo indietro; Murtagh accorgendosi che lei ne era intimorita le aveva stretto ancora di più la mano e l’aveva tirata verso il suo compagno rassicurandola sul fatto che non le avrebbe fatto nulla; lei si era fidata e aveva toccato il muso del drago che l’aveva annusata curioso.

“Sono felice di conoscerti Serafina” Aveva detto entrando nella mente della ragazza, lei aveva sorriso e risposto cortesemente:

“Il piacere è mio” E così inizia l’amicizia tra fanciulla e drago.

***

“A cosa pensi Castigo? Ti sento irrequieto”

“Quella povera ragazza… Come noi è entrata in una gabbia; una gabbia fatta d’oro e di gioielli, ma pur sempre una gabbia”

“No, ti sbagli lei non è come noi” E mentre dice questo osserva il volto sereno di Serafina, perso nel sonno; sospira tornando a guardare le stelle che si stagliano nel cielo e gli viene in mente il vestito con cui l’aveva visto il primo giorno.

“In cosa è diversa?” Chiede Castigo incuriosito.

“Lei non ha mia fatto del male a nessuno, la nostra anima è nera e rossa, mentre la sua è bianca e pura, come le stelle” Un sospiro rauco e gli occhi pesanti; il vento che sverza il viso del cavaliere ne porta lontano i peccati e ogni altra cosa orribile della sua esistenza.

“Forse riuscirà a guarirci”

“Nessuno ci può guarire, ci può solo rendere peggiore”

***

Arrivano al castello di Moran poco dopo la mezzanotte, Murtagh prende in braccio Serafina, ancora addormentata ed entra dalla porta principale; la servitù compone due file ai bordi del corridoio salutano i padroni con un inchino e restano immobili in attesa di ordini.

“Potete andare tutti, ma prima qualcuno mi mostre la nostra stanza” Dice il cavaliere tenendo un tono di voce più basso possibile; tutti si congedano con un inchino, tranne un uomo alto e snello.

“Signore, se volete seguirmi vi mostrerò le vostre stanze” Murtagh fa un cenno d’assenso e segue l’uomo.

“Come ti chiami?” Chiede a bassa voce, mentre cammina tra i corridoi del castello con Selena in braccio.

“Arion, mio signore”

“Mi aspettavate…” Osserva il cavaliere con aria disinteressata.

“Qualche giorno fa è arrivato un messaggero che ci ha informato del ritorno del figlio del nostro padrone, Morzan” Murtagh rallenta nel sentire il nome di suo padre.

“Avete conosciuto mio padre?” Domanda riprendendo il passo veloce. Il servo annuisce; effettivamente è abbastanza vecchio da aver vissuto sotto la “tirannide” del cavaliere rosso.

“Sì, l’ho servito le poche volte in cui veniva qui e mi sono preso cura di voi quand’eravate piccolo; molto probabilmente non vi ricordate”

“Infatti non ricordo” Dice lui chiudendo il discorso; arrivano d’avanti a una porta di legno grande e intagliata a mano, delle figure di draghi in battaglia escono dal legno d’ebano e ringhiano contro chi è d’avanti a quella porta.

Il sevo la apre facendosi da parte e lasciando entrare Murtagh e Serafina; dopo che il cavaliere a posato la ragazza sul letto si rivolse all’uomo che aspettava ancora d’avanti all’entrata:

“Svegliami domani, due ore dopo l’alba”

“Deve farvi preparare la colazione?”

“No, ma potrei richiederla” Arion annuisce chiude la porta dietro di se; il cavaliere aspetta di non sentire più i suoi passi sul pavimento e poi si gira verso Serafina.

“È il caso di svegliarla?” Si chiede il cavaliere, ma comunque sarebbe piuttosto imbarazzante ed è meglio aspettare un altro momento.

Si spoglia ed indossa una camicia da notte; si avvicina a Serafina, le sfila le scarpe e scosta le coperta, con delicatezza la solleva e la copre, lasciandola il vestito.

Torna dalla sua parte di letto e si infila sotto le coperte, non passa molto che si addormenta, cullato in un sonno senza sogni. Nessuno dei due durante la notte si muove disturbando l’altro e così riescono a dormire abbastanza bene.

Muertagh si sveglia un’ora prima di quel che voleva e si trova in bocca dei capelli di Serafina, lei è girata di schiena mentre lui ha il viso immerso nei suoi riccioli; si scosta piano tossicchiando e pensando che non è abituato a dormire nel letto con qualcuno.

Si stende dritto e mette le braccia dietro la testa, aspettando che il servo gli comunichi che deve alzarsi; e poi?
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RE: Un matrimonio indesiderato

da smeraldina96 » 24 dicembre 2013, 15:09

ciao Riario, bel capitolo brava mi piace come Murtagh si confida con Castigo, sembra come un fratello maggiore :D, bravissima continua così e buon natale!!!
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Re: Un matrimonio indesiderato

da Riario1 » 24 dicembre 2013, 15:28

BUON NATALE anche a te, grazie mille per i complimenti, sono un bel regalo per la Vigilia :O
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Re: Un matrimonio indesiderato

da smeraldina96 » 24 dicembre 2013, 17:44

Riario1 ha scritto:BUON NATALE anche a te, grazie mille per i complimenti, sono un bel regalo per la Vigilia :o

figurati te li meriti!!!!
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Re: Un matrimonio indesiderato

da Riario1 » 5 gennaio 2014, 20:43

UN MATRIMONIO INDESIDERATO

[color=blue]Serafina dorme di un sonno leggero e tranquillo, nessun sogno o incubo la disturba; Murtagh guarda il soffitto sospirando, non ha la più pallida idea di cosa fare con la sua vita.

La ragazza emette un gemito e il cavaliere la osserva girarsi verso di lui, gli occhi ancora chiusi; gli appoggia i piedi sul petto e infila i piedi tra le sue gambe. Murtagh sobbalza dalla sorpresa, sentire quei piedi gelidi intrufolarsi tra i suoi polpacci gli fa partire un brivido lungo la schiena.

Ha freddo. Dovrebbe abbracciarla?

Un altro sospiro alleggia nell’aria; cosa deve fare? Non lo sa, così lascia stare; meglio non fare niente piuttosto che combinare guai.

Restano così per un tempo che a Murtagh sembra indefinito; qualcuno bussa alla porta, è in quel momento che il cavaliere alza la testa e si ricorda che aveva chiesto di essere svegliato.

“Avanti” dice con un tono di voce neutro, ma non troppo forte da svegliare Serafina, che però si agita leggermente.

Un servo con il volto sconosciuto a Murtagh entra, dopo una piccola riverenza riferisce l’ora in cui il cavaliere aveva chiesto, esplicitamente, di essere svegliato; Murtagh congeda il servo chiedendogli di preparagli la colazione e servirla nella sala da pranzo.

“Per due” aggiunge Serafina con il viso schiacciato sul petto del cavaliere.

“Certo mia signora” dice il servo mentre chiude la porta dietro le sue spalle; poco dopo il viso assonnato di Serafina si scosta dal petto del cavaliere, le guance sono arrossate per la vergogna di essersi appisolata con la testa appoggiata ad uno sconosciuto, non che suo marito.

“Dormito bene?” Chiede lui mettendosi a sedere; lei non risponde, ma dopo qualche minuto dice:

“Non mi hai svegliato. Insomma, io credevo che la prima notte di nozze si…” La voce le muore in gola, non riesce ad andare avanti, non sono certo cose di cui parla con chiunque. Ma cosa le è preso? Adesso sembra che anche il cavaliere stia diventando rosso in viso.

“Dormivi e non mi sembrava il caso di svegliarti” Dice lui tornando serio e alzandosi dal letto, si dirige verso l’armadio, lo apre e ne tira fuori i suo vestiti consoni; si sveste senza uscire dalla camera e Serafina non può fare a meno di notare che suo marito ha una bella schiena, ma subito si volta imbarazzata.

Anche a Murtagh non piace certo spogliarsi davanti alla ragazza, ma d'altronde è sua moglie e non potrà vergognarsi per sempre; quando è vestito si gira e lo spettacolo che trova è a dir poco… Non sa come definirlo.

Serafina si è tolta, anch’essa, i vestiti e si sta infilando un abito più sobrio; è più snella di quello che pensava, i capelli mossi le scendono sulla schiena fino alle scapole, ma la cosa più bella è la curva che la spina dorsale disegna sulla sua schiena, la divide in due perfette metà che guizzano sotto i muscoli.

Le curve morbide e non troppo pronunciate si addicono al corpo esile; il cavaliere rimane a guadare mentre si infila il vestito, non credeva di stupirsi tanto, infondo aveva già visto delle donne nude.

Quando Serafina si volta lo trova a fissarla, abbassa lo sguardo imbarazzata per poi rialzarlo con un’aria più sicura; ogni ombra di imbarazzo è svanita, lasciando il posto a un’espressione seria e priva di qualsiasi paura.

Il cavaliere non può fare a meno che stupirsene, sia dei quella ragazza che non ha paura, sia di quanto è stato stupido; parlerà con Castigo, il drago riesce sempre a chiarirgli le idee.

“Andiamo?” Chiede lei avviandosi verso l’uscita. Lui la segue, per poi precederla nei corridoi del castello.

Quando arrivano davanti alla grande porta della sala due servi la aprono per loro e li seguono richiudendo il portone; la sala è torreggiata da una grande tavola, le pareti sono addobbate da dipinti di Morzan e Selena, anche se alcuni di essi sembrano squarciati da un colpo di spada.

Serafina non può fare a meno di notare quanto fosse bella la madre di Murtagh, anche se la sua bellezza cambiava dopo alcuni dipinti: prima la sua bellezza sembrava altezzosa e austera, mentre qualche dipinto dopo il viso si fa più dolce e sereno.

“Quella è mia madre” Anela i cavaliere con la testa.

“Sì… Sì, lo so” Risponde Serafina con un tono di voce, per poi raggiungere Murtagh al grande tavolo.

Ci sono solo due posti apparecchiati, uno a capotavola e l’altro a fianco; entrambi si accomodano e iniziano a mangiare in silenzio, nessuno dei due ha voglia di parlare, sono entrambi vittima della stessa persona.
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Re: Un matrimonio indesiderato

da erica300 » 9 gennaio 2014, 19:10

commento per tutti e due i capitoli : bellissimi !!!!!!
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Re: Un matrimonio indesiderato

da Riario1 » 11 gennaio 2014, 12:44

UN MATRIMONIO INDESIDERATO

Finiscono di mangiare, dopo di che il cavaliere si alza per raggiungere l’uscita.

“Io devo andare, tornerò a sera tarda” Serafina annuisce rimanendo girata, non le importa quello che deve fare suo marito e se lui pensa che glielo chiederà solo per cortesia, allora si sbaglia di grosso, perché non ha intenzione di farlo.

“A stasera” Risponde solo e così il cavaliere esce senza proferire parola, avranno tutto il tempo per parlare o forse non parleranno proprio.

Esce veloce dal castello, quasi correndo; raggiunge Castigo e gli monta in groppa velocemente, il drago ruggisce e con un balzo si lancia nella sua attività preferita: volare; volare, perché quando vola nessuno lo può fermare, non si sente un essere soggetto a qualcun altro, è se stesso; sì perché lui e Murtagh non possono essere comandati quando volano, quando volano veramente.

“Cosa pensi?” Chiede Castigo di getto, sa quello che il suo cavaliere pensa, ma vuole sentirlo dire da lui. Murtagh cerca le parole, non sa come spiegarsi, è difficile dire quello che prova; ma tutto sommato è sempre difficile, quindi perché non provarci?

“Sinceramente non so più cosa pensare; prima avevo una sola certezza, Nasuada; adesso non c’è più nemmeno lei”

“Tu ti sei innamorato di lei solo perché volevi, vuoi, salvarla; ma devi capire che prima devi salvare te stesso, per quanto può essere difficile devi tentare… Non salverai nessuno se non pensi prima a te stesso” Risponde il drago rosso, con un filo di tristezza nella voce; deve ammettere che è stanco del comportamento del suo cavaliere.

Ormai Murtagh pensa solo a Nasuada, non cerca nemmeno un modo per ribellarsi al re, a smesso persino di pensare a come rendere a loro due la vita migliore; eppure è convinto che lui non ami veramente Nasuada, non sa nemmeno il motivo di questo pensiero, forse conosce meglio Murtagh di quanto lui conosca se stesso.

“So quello che pensi Castigo, ma sono sicuro che non riesci a capire; per i draghi è tutto così semplice…”

“Semplice?! Ti pare semplice non avere nessuno della tua stessa razza con cui poter star bene? Saphira ha trovato il suo compagno e io rimango solo e lo sarò sempre se tu non impari a capire che prima degli altri ci siamo noi” E con questo viene chiusa la discussione.

In un’ora arrivano alla meta, il cuore del cavaliere è pesante e questo non riesce a capirlo; solitamente quando arrivavano lì il suo cuore era leggero e colmo di gioia, perché non è più così? Forse Castigo ha ragione.

Scende dal dorso del suo compagno e lì, sotto a quella quercia, vicina al fiumiciattolo ci trova lei, Nasuada; le corre in contro e l’abbraccia. Ancora quel senso di pesantezza gli occlude il cuore, fino a stringergli la gola; decide di ignorarlo, vuole restare con lei; non vuole parlare, o meglio vuole, ma in un’altra lingua.

Le percorre tutto il corpo, ogni cicatrice; la bacia come un assetato davanti all’acqua, la spoglia senza che lei dica niente, lo segue che altro vorrebbe sapere; fanno l’amore, come ogni volta che si incontrano, eppure è diverso, lui è diverso. È cambiato tanto? In così poco tempo, come si può cambiare tanto?

“Mi sono sposato, ieri” Lo dice in un solo fiato, gli esce dalla bocca più veloce di quanto pesasse.

Cerca i suoi occhi, cerca l’aiuto di cui ha bisogno; non lo trova, ora è lei che piange, piange? Non è lei che si è dovuta sposare con qualcuno che non ama. Non è lei quella che va consolate, è lui. Perché nessuno lo capisce?

“Perché piangi?” Chiede senza ombra di dolcezza nella voce; sono sempre gli altri ad avere bisogno di lui, non può concedersi il lusso di farsi vedere debole, eppure ne ha bisogno, bisogno di piangere e sfogarsi.

“Perché ora non sei più mio” Risponde lei soffocando le lacrime.

Suo? Suo! Lui, lui non è di nessuno, nessuno.

“Io non sono di nessuno; non di Galbatorix, non di Serafina e nemmeno tuo. Io… Ho da rispondere solo a Castigo e a nessun altro” L’ha detto, quello che doveva, quello su cui Castigo l’aveva avvertito.

“Non piangere, non hai pianto durante le torture del re, non farlo adesso” Aggiunge lui asciugandole una guancia; deve andare, la bacia sulla fronte e la lascia lì.

***

Arriva di sera, Castigo atterra senza fare rumore e lui si dirige nella sala da pranzo. È vuota, sul tavolo c’è appoggiata una scodella di zuppa ed un bicchiere di vino; si siede al posto che una volta era di suo padre, mangia e beve. Sua moglie non l’ha aspettato, come biasimarla è tardi, ma non così tardi.

“Signore, sua moglie vi ha aspettato ma la stanchezza ha preso il sopravvento” Dice Arion inchinandosi davanti al cavaliere. Murtagh sorride e lo ringrazia.

“Cos’ha fatto oggi? Durante la mia assenza” Chiede, rendendosi conto, improvvisamente, che è interessato.

“Ha passato la giornata in giardino, signore. Ha detto che sarebbe bello vedere qualche animale giocare nei giardini; poi ha fatto un giro per il castello” Risponde il servo, evitando appositamente di dire che Serafina aveva pianto per metà del tempo.

Avevano parlato ancora, Murtagh e Arion, non di un argomento preciso, ma di ogni cosa che al cavaliere facesse dimenticare quella giornata.

***

Va a dormire verso mezzanotte, indossa la camicia da notte si infila sotto le coperte facendo meno rumore possibile; lì sdraiato nel buio non può fare a meno di pensare agli avvenimenti della giornata.

Le lacrime iniziano a rigargli le guance, lacrime mute; non un singhiozzo le accompagna, ma sta di fatto che sono lì e non se ne andranno.

“Piangi?” La voce di Serafina è incerata e soffocata, ma per il cavaliere è come un lampo a ciel sereno; un uomo non piange, se succede se ne vergogna; ma a un cavaliere non è permesso piangere o non si potrebbe considerare più tale.

“Non c’è vergogna nel piangere” E mentre dice questo anche a lei scendono poche lacrime, scacciate via brutalmente; deve essere forte per entrambi, come lui lo sarà in futuro.

“Aiuta a liberare il cuore da quello che non riesci più a tenere dentro” Continua lei, mentre dice questo cerca la mano del cavaliere, la stringe, anche se non c’è risposta a quella strette, solo silenzio.


“Piangi, non lo saprà nessuno” E si addormenta nuovamente con la mano nella sua.
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Re: Un matrimonio indesiderato

da erica300 » 14 gennaio 2014, 20:09

bello bello bello !!! :D
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Re: Un matrimonio indesiderato

da Riario1 » 14 gennaio 2014, 20:12

Grazie mille!! Ne sono felice. :)
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Re: Un matrimonio indesiderato

da Riario1 » 19 gennaio 2014, 18:49

UN MATRIMONIO INDESIDERATO

Il secondo giorno lo passarono insieme, in giro per il castello, nei giardini e a pranzo; la discussione più interessante si basava su che fiore sarebbe stato meglio piantare nelle aiuole; conversazioni abbastanza frivole per entrambi.

“Com’erano?”

“Chi?” Domanda lui in risposta.

“I tuoi genitori” Ecco la domanda che non doveva fare; il viso del cavaliere si rabbuia all’istante, non ha mai pensato ha come si risponde ad una domanda come questa.

Poi decide di dirle quello che sa di loro, non molto in realtà, soprattutto su sua madre; le racconta del padre, non esattamente un esempio da seguire, della cicatrice e di come lo ha sempre maltrattato, del suo desiderio di compiacerlo, che poi si è spento quando è stato abbastanza grande per capire com’era veramente suo padre.

Le parla di Eragon, di quanto sia stata nobile, ma altrettanto inutile la sua missione; tralascia accuratamente la parte della sua vita che parla di Nasuada, per finire il racconto di come si è sentito per la notizia di quel matrimonio.

Lei ascolta, le dispiace per la vita del cavaliere; sicuramente lei è stata molto meglio. La famiglia l’ha sempre amata, non l’ha costretta a fare niente che non volesse fare; l’unica pecca nella sua vita era, ed è, il desiderio di poter lasciare tutto e andarsene, qualche giorno lontana da tutto e da tutti, lei e il suo cavallo.

“Non credo che potrai scappare ora che siamo sposati, saresti troppo in pericolo” Le dice lui.

“Non è un desiderio che posso controllare; credo che per te sia lo stesso” Obbietta lei con un cipiglio severo.

Passeggiano, parlano e ridono fino all’ora di cena; anche durante il pasto continuano a chiacchierare, mangiano e bevo… Bevono, soprattutto; si divertono e l’alcol solleva tutti i pensieri che hanno in testa, stanno bene, si sentono leggeri, troppo leggeri.

Ogni pensiero razionale è andato a farsi benedire, rimane solo un irresistibile desiderio di contatto umano; i loro piedi si muovono automaticamente, raggiungono la stanza senza che nessuno li veda o li disturbi.

La porta si chiude con un tonfo, il rumore della stoffa che si strappa, due corpi che cercano il calore l’uno dell’altra, gli occhi che si cercano, annebbiati dall’alcol ma sempre vispi. Ancora respiri sempre più pesanti, gemiti; parole dette a vuoto, senza significato, non comprese e forse nemmeno ascoltate.

I morsi si susseguono ai baci; caldo, tanto caldo. Bruciante, piacere bruciante, che arde ogni cosa. Fuoco, rosso e intenso; il fuoco della passione, che scorre nelle vene.

Morbido, la morbidezza del letto, dei cuscini; il respiro si fa più regolare, fino a diventare pesante nel sonno; un sonno beato, a cuor leggero, inconsapevole.

***

Murtagh si svegli di soprassalto, non ricorda niente, solo tante sensazioni indefinite, che non trovano un’esatta collocazione.

Ha la gola secca e la voglia di vomitare, i sintomi classici di una sbornia; quanto ha bevuto? Si passa una mano sulla fronte, madida di sudore; che ha combinato? Respira, scaccia il mal di testa e si guarda attorno; vede del sangue e Serafina pallida, cerca la sua spada con gli occhi; non c’è, che ha fatto?

Le prende il viso e la scuote.

“Serafina, Serafina!” Tira un sospiro di sollievo quando apre gli occhi. Il suo colorito passa da bianco a verde, si volta di lato e vomita; quindi ha bevuto anche lei, realizza Murtagh; il cavaliere ritorna sdraiato e sospira nuovamente.

Allora cos’è quel sangue? La consapevolezza di quello che hanno fatto lo invade quando si rende conto di essere nudo; che stupidi, non avrebbero dovuto bere tanto. Però è stato piacevole.

Non deve ricapitare; si avvicina a Serafina, che è ancora piegata dalla nausea; prende il lenzuolo e le copre, per poi accompagnarla nella sala da bagno; fa scorrere l’acqua dentro ad una vasca e la lascia riempire.

Quando è piena l’aiuta ad entrare ed esce dalla stanza; si veste e chiama qualcuno per pulire.

***

Anche Serafina ha capito quello che è successo, se ne è resa conto appena ha aperto gli occhi; non ricorda molto, ma sa che le è piaciuto. Un brivido le percorre la schiena quando alcuni ricordi riaffiorano; le mani di Murtagh che dai fianchi arrivavano alla schiena e fino al viso, serrandolo in una presa ferrea, le sue labbra sul collo, sulla fronte e appoggiate sulle sue; il cuore inizia a martellare, il respiro le infiamma il petto.

Non sa più cosa pensare di se stessa; ora dovrà affrontarlo? Parlarne? No, sicuramente lei non dirà niente, diventerà rossa, ma farà finta di niente.

Esce dalla vasca e si asciuga, in quel momento si accorge che non ha vestiti.

***

Si è seduto sul letto ormai pulito, ha aperto le finestre e ha lasciato entrare il sole; respira, è calmo. Ma ha chi la vuole dar a bere? Nemmeno lui crede di essere calmo; cosa prova? È dispiaciuto? No.

È felice? No

E allora? Cosa prova? Lo sa cosa prova; non vuole dirlo a se stesso.

È eccitato; ha paura di rifarlo, di cadere in trappola; sa che lo rifarà, potrebbe anche subito; gli è piacito, lo ha adorato, lo ricorda e ricorda anche altro.

Non pensava di essere così meschino, eppure; se dovesse uscire adesso da quella camera non sa se riuscirebbe a trattenersi, è così eccitante; sta diventando come suo padre? Non vuole, può fermarsi; si fermerà? Ne sarà capace? Vuole fermarsi?

Proprio quando quei pensieri gli[color=blue] frullano in testa Serafina esce dalla sala da bagno, ha un telo da bagno avvolto intorno al corpo , è ancora bagnato e lascia trasparire le sue forme; ecco il colpo finale al suo autocontrollo, deve respirare; voltare lo sguardo? Aiuterebbe; non ci riesce. Non ci prova nemmeno, non ci riuscirebbe, o peggio, potrebbe riuscirci.

Si alza, cosa vuole fare? Ah... Non lo Sto arrivando!, lo scoprirà quando lo farà[/color]
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