Un matrimonio indesiderato

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Re: Un matrimonio indesiderato

da Riario1 » 29 gennaio 2014, 14:01

UN MATRIMONIO INDESIDERATO

Le si avvicina, lei arretra di un passo; ha paura, le fa paura, perché? La fissa negli occhi, non ha paura, allora cos’ha? Non lo vuole? No, vede anche questo, lo vuole, eppure... È orgogliosa, a lui piace, abbozza un sorriso; torna a guardarla, non voleva farle del male ma ha capito che non può farne a meno.

Confronta gli occhi di Serafina con quelli di Nasuada, entrambi splendidi, eppure in quelli di Serafina non si sente affogare, si sente rincuorato e rinvigorito, mentre in quelli di Nasuada ci vede solo due pozze senza fondo in cui non può fare altro che annegare.

Non vuole che Serafina diventi come Nasuada, ma lui la ama, chi? Chi ama? Entrambe? Risposta troppo semplice, no, dovrà scegliere. Ma chi? Deve prendersi del tempo per pensare. E nel frattempo? Non si negherà certo Serafina, forse nemmeno Nasuada; le tradirà, ma ormai lo ha già fatto; lo perdoneranno? No, forse; ma cosa importa? Tanto non si perdona nemmeno lui.

Ora è abbastanza vicino a Serafina, i loro corpi si sfiorano; lui le sfila il telo lasciandola nuda. Non le guarda il corpo, avrà tutto il tempo per imprimerlo nella memoria, lo sguardo fisso nei suoi occhi, ancora così fieri, che lo sfidano anche quando sono senza speranza, senza via di scampo.

Le sfiora i fianchi, fino a chiuderli con un abbraccio; la solleva leggermente e l’adagia sul letto; la osserva sdraiata, le sfiora una coscia e risale piano, lento e inesorabile.

Arriva ad un fianco e lo accarezza con le dita, traccia un cerchio intorno all’ombelico; le labbra sulle sue e ancora quegli occhi, che non si chiudono nemmeno ora, lo continuano a scrutare anche in quel momento, gli guardano nell’anima.

“Se vuoi che mi fermi devi dirlo subito o tra poco sarà troppo tardi…” Le sussurra all’orecchio; le labbra sul suo collo, come può rifiutarlo? Vorrebbe, ma non ne ha la forza.

Un altro sibilo, altre carezze poi un piacere infiammante e bruciate, figlio di un matrimonio odiato da entrambi, ma ora così ben accetto.

***

“Hai fame?” Chiede accarezzandole la schiena, movimenti calmi e rilassanti, per entrambi; petto contro petto, sudati e stanchi. Lei solleva il viso dal petto del cavaliere e lo osserva, cercando di capire cosa le sta succedendo; si può definire una moglie felice? No, non è felice; non sa esattamente cos’è, ma lo capirà…

“Sì, abbiamo saltato la colazione” Risponde lei sorridendo; Murtagh annuisce e fa per alzarsi.

“Credo che la colpa sia mia” Si scusa con un sorriso colpevole.

In pochi minuti si rivestono e insieme si dirigono verso la sala da pranzo, dove mangiano osservati dai ritratti dei genitori di Murtagh.

***

Passano la settimana in modo sereno e piacevole, poi però arriva il giorno della settimana in cui il cavaliere deve incontrare Nasuada; il giorno che avrebbe voluto non arrivasse mai. Sale in groppa a Castigo e parte verso la sua meta.

“Cosa intendi fare?” Chiede il drago. Il suo cavaliere scuote la testa dubbioso.

“Quello che è meglio per tutti”

“Cioè?” Indaga ulteriormente Castigo.

“Cioè ognuno dovrà andare per la sua strada, pensare ai propri problemi e risolverli; perché condividerli non serve a nulla, solo a peggiorare” Il drago approva mentalmente e non aggiunge niente.

Arrivano presto al punto del loro incontro e Nasuada è già li ad aspettarli; Murtagh scende con movimenti rigidi e composti, deve farlo subito o non ci riuscirà.

“Nasuada…” Inizia, ma la sua faccia così seria non riesce a non far trasparire quelle emozioni che vuole tenere nascoste e così Nasuada capisce.

“No, no. Ho capito, non dire niente” Si gira nascondendo gli occhi e allungando una mano per tenere lontano il cavaliere, che si sta avvicinando per consolarla.

“Non piangere, è meglio per entrambi e tu lo sai” Cerca di consolarla, ma sa che ci vorrà del tempo, per entrambi.

“Certo, è facile per te dirlo. Avrei dovuto saperlo, che eri come tuo padre! Ti sei trovato un’altra e non mi guardi più” Lui rimane interdetto, lo ha appena insultato, dell’insulto peggiore; dovrebbe capirla, scusarla… Però non può farlo, non può accettare di essere paragonato a suo padre.

“Non ti permettere, non puoi dirlo. NON È VERO!” Quasi urla. Un respiro profondo, il battito del cuore che si calma leggermente e la ragione che torna a fluire nella sua mente.

“Sei sconvolta, ti capisco e hai bisogno di restare da sola; addio” E detto questo ritorna su Castigo che si alza in volo verso il castello di Morza.

***

Passano tre mesi felici, senza che Galbatorix li richiami a corte; stanno bene, non hanno nessuna preoccupazione; si conoscono meglio e capiscono che hanno molte cose in comune.

Passano il tempo in passeggiate a cavallo e a dorso di drago, Castigo si diverte a scortare entrambi e gli piace sentire la voce estasiata di Serafina dirgli che è un magnifico drago.

Ricevono qualche visita di Eragon e Arya che ormai non riescono più a nascondere il loro “fidanzamento”; entrambi trovano Serafina molto simpatica e socievole, trovano adatto il suo carattere per tenere a bada il cavaliere rosso, che notoriamente un po’ burbero, soprattutto coi nobili.

Non danno feste o ricevimenti, ma entrambi si impegnano per rendere la vita del popolo, a loro sottoposto, più dignitosa.

Stanno bene fino a quando un giorno arriva il fatidico richiamo a palazzo; il messaggio reca scritto:


Murtagh,

credo che la tua vacanza sia finta, d’altronde è da tempo che manchi.
È il momento di tornare a palazzo e riprendere il tuo addestramento…
Hai tre giorni di tempo per recarti qui, la tua sposa può restare nel palazzo
di tuo padre; a questo proposito riferiscile che le auguro una felice permanenza.
Tuo sovrano e re Galbatorix.



Lancia il messaggio sul tavolo e Serafina lo legge e gli rivolge uno sguardo interrogativo.

“Mi ha rovinato la vita ed ora vuole tenermi lontano da te” Dice rabbioso.

***

I saluti sono brevi ma intensi, si abbracciano e lei affonda il viso nell’incavo del collo del cavaliere.

“Mi mancherai” Dice in un singhiozzo trattenuto.

“Anche tu. Ma verrò presto a trovarti e ci terremo in contatto tramite le lettere” Magra consolazione, ma sempre meglio di doverla portare a corte, troppo vicina al re.
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RE: Un matrimonio indesiderato

da Saphira00 » 6 febbraio 2014, 18:56

Eccomiiiiiii da tanto che non leggevo questa ff (ho saltato tutti i capitoli praticamente ahahah) Bella storia! E sta venendo molto bene.
Però Nasuada non credo piangerebbe così tanto, rimarrebbe zitta e lo manderebbe via e basta!
Comunque,a parte questo è bellissima!!!!



(Auguri di buon Natale e capodanno in ritardo!!!!) :P
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Re: Un matrimonio indesiderato

da Riario1 » 8 febbraio 2014, 12:51

Ciao, grazie per i complimenti.
Effettivamente non sapevo come interpretare le emozioni di Nasuada, poi ho deciso così e forse non è il modo migliore, ma ormai... :innamorato:
grazie ancora, ciao
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Re: Un matrimonio indesiderato

da elysasvit-kona » 8 febbraio 2014, 13:17

E' veramente bella, me la sono letta tutta d'un fiato non vedo l'ora che arrivi il seguito! Continua così!
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Re: Un matrimonio indesiderato

da Riario1 » 8 febbraio 2014, 16:09

Grazie mille, sono felice che ti piaccia.
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Re: Un matrimonio indesiderato

da Riario1 » 9 febbraio 2014, 13:07

UN MATRIMONIO INDESIDERATO

Murtagh passa cinque mesi al castello; non riesce ad andare a trovare Serafina, ma le scrive ogni settimana. Quando riceve le risposte di sua moglie si sente sempre più felice; una volta gli chiede persino di poterlo andare a trovare, ma lui è perentorio, non deve venire a corte, non fin che può restare lontano dal re.

“Murtagh, puoi andare al castello di tuo padre; ti sei impegnato molto e io premio sempre chi mi dimostra fedeltà” La frecciatina sottile nella frase del re non scuote minimamente il cavaliere, è troppo felice i poter andare da Serafina.

Parte subito, senza salutare nessuno; monta in groppa a Castigo e si allontana. Nemmeno alla notte si ferma e non si cura del freddo, tanta è la sua voglia i tornare a casa; sì, perché è quello che è. Casa sua, dov’ovunque sia lei è casa sua e a nessuno piace stare lontano da casa.

Arriva di sera e trova Serafina a cena, quando lo vede si alza e gli corre in contro; restano abbracciati per un tempo che sembra non bastare, il cavaliere inspira il profumo di Serafina per tutto quel tempo in cui non ha potuto farlo.

Finiscono di mangiare insieme mentre parlano di quei mesi che hanno passato lontani; arrivano nella loro camera felici e sollevati di poter stare vicini. Si spogliano a vicenda, le luci spente e due corpi che si cercano; fanno l’amore con trasporto e in fine si addormentano abbracciati.

Il giorno dopo volano su Castigo e passeggiano per i giardini, come se fosse un giorno assolutamente normale e lo è, almeno per uno di loro.

Durante il pomeriggio Serafina decide di farsi un bagno, lasciando Murtagh appisolato sul letto; fa scorrere l’acqua e quando la vasca è sufficientemente piena ci entra intenta a rilassarsi e a pensare a come trovare le parole per dire quello che deve dire.

“Serafina…” Il cavaliere le si avvicina e le accarezza il collo, è entrato senza che lei lo avesse sentito, non che cambiasse qualcosa, l’aveva già vista nuda; solo che nemmeno a lei piaceva essere colta di sorpresa, nonostante i suoi pensieri fossero stati interrotti Serafina si crogiola nelle carezze di Murtagh.

“A cosa pensi?” Chiede spostandosi difronte a lei e osservandola sorridente, lei ricambia il sorriso, ha delle belle notizie.

“Credo di… Aspettare un bambino, un tuo bambino” Gli dice sfiorandosi la pancia e sorridendo, ma la faccia del cavaliere muta da sorridente a seria, senza nessuna traccia di felicità.

“Ne sei sicura? Credo si a troppo presto… e poi sai che se fosse vero nostro figlio dovrebbe recarsi a corte, non vorrei assoggettarlo al controllo del re, quindi te lo richiedo: Sei sicura?” Sapeva la verità, eppure lui le aveva appena detto che doveva mentire per il bene di loro figlio e quindi cosa dire?

Scuote la testa, sa che è giusto così; anche lei ha paura di mettere il loro figlio in mano al re, ma come avrebbe fatto a nasconderlo? E perché Murtagh non ne vuole sapere niente? Lo sa, invece; Galbatorix guarderà spesso nella mente del suo cavaliere e se dovesse scoprire del bambino…

“No, non sono sicura” Dice abbassando gli occhi, Murtagh sorride rassicurandola.

“Andrà tutto bene”

***

Murtagh rimane un mese; ma vedendo che la pancia di Serafina inizia a sporgere si deve allontanare, per non mettere in pericolo il segrete che nemmeno lui dovrebbe scoprire. Nei mesi successivi la va a trovare raramente e le poche volte che si vedono lui non si può nemmeno avvicinare altrimenti noterebbe troppo la pancia sporgente.

Anche i servi si tengono in un ossequioso silenzio riguardo alla gravidanza della padrona e Serafina deve portare vestiti larghi per nascondere il meglio possibile il termine della sua gravidanza.

Partorisce il 23 di Agosto, in una giornata calda; suo figlio è un maschio, Briam. Non può tenerlo con se a lungo e lo affida alle cure di una sua cameriera, Anna; da questo momento non è più suo figlio, ma figlio di Anna, forse non è mai stato suo figlio, ma almeno il nome lo ha scelto lei.

***

Nei mesi successivi Briam cresce a fianco di Anna, nel castello di Morza; i suoi genitori lo osservano da lontano, con rimpianto e tristezza. Se quand’era appena nato non si distinguevano bene i lineamenti ora si nota bene che ha preso tutto da Serafina; ha i suoi stessi occhi grigi e i capelli biondi, è un bimbo vivace ed è sempre in movimento.

Galbatorix non ha scoperto il loro segreto e ha allentato la presa su Murtagh, che passa molto più tempo con sua moglie e vicino a suo figlio; lo vede crescere e sa che non è parte della sua vita, non gli può stare vicino quando inizia a gattonare e non è lui che verrà chiamato papà.

Spezza il cuore ad entrambi sapere di aver rinunciato a lui perché gli volevano troppo bene, ma a entrambi basta averlo vicino e non in balia del re… Ed è in quei giorni, nei quali riescono ad accettare di aver fatto la cosa giusta, che succede la catastrofe.

***

Murtagh torna come suo solito da un periodo passato a corte, ormai sono due anni che fa avanti e indietro dalla capitale per vedere sua moglie e indirettamente anche suo figlio; questa volta però non è solo, porta buone notizie e qualcosa di più…

Saluta Serafina che è intenta ad osservare Briam, che gioca in giardino, dal balcone della loro camera.

“Vieni a vedere cosa ho portato” Dice Murtagh prendendola per mano e avvicinandosi al tavolo della loro stanza; su di esso è posato uno scrigno d’argento, decorato con piccoli bassorilievi raffiguranti draghi rampanti.

Il cavaliere apre lo scrigno rivelandone il contenuto: su un morbido velluto viola è posata una grande pietra rossa; le venature che la solcano la rendono ancora più… viva. Entrambi sanno di cosa si tratta.

“Saphira ha dato alla luce tre uova; naturalmente sono state destinate ai cavalieri, Galbatorix non avrebbe permesso altro…” Un sorriso triste gli affiora sulle labbra e Serafina vedendolo gli accarezza una guancia, vorrebbe poter fare di più per suo marito.
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Re: Un matrimonio indesiderato

da elysasvit-kona » 9 febbraio 2014, 13:18

:innamorato: :laugh: :O bellissimo! Nient'altro da dire
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Re: Un matrimonio indesiderato

da Riario1 » 9 febbraio 2014, 14:54

Grazie, grazie e ancora grazie; aggiornerò il prima possibile ;)
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Re: Un matrimonio indesiderato

da Riario1 » 10 febbraio 2014, 19:55

UN MATRIMONIO INDESIDERATO

Briam gioca allegro con alcuni legnetti, non capisce il motivo di tanto trambusto; sua madre gli aveva detto che il padrone era tornato, ma lui non sa chi è il padrone e non gli importa, lui è nato libero e non ubbidisce a nessuno, ma quando disubbidisce sua madre non gli risparmia i rimproveri e talvolta anche le botte.

“Briam, vieni dentro, è tardi e io devo ancora rifare la camera della padrona” Lo chiama Anna e lui corre in contro alla mamma con la spensieratezza che solo i bambini di quell’età hanno. Mano nella manina arrivano davanti alla porta della stanza di Murtagh e Serafina.

“Tu resta qui” Gli dice Anna lasciandogli la mano.

“Pperchè mammma?” Domanda lui allungando le consonanti come fa di solito.

“Perché tu rompi tutto” Gli risponde comprensiva Anna; sappiate io parlo di Anna perché so che non è la vera madre, ma il bambino ignora questa verità… e dopo questa mia piccola interruzione riprendiamo col racconto:

Il bambino sbuffa e si siede davanti alla porta con le braccia incrociate e lo sguardo cruciato. Briam non ha mai adorato prendere ordini ed è solito infrangere, regolarmente le regole e i divieti ad esso imposti.

Dopo il lavoro Anna porta il figlio nelle cucine, come di consuetudine, per mangiare con gli altri servi; Briam è un bambino che va d’accordo con tutti ed è il beniamino di quasi tutte le persone che vivono nel castello, soprattutto le donne che lavorano nelle cucine sono solite passargli dolcetti sotto banco.

Si potrebbe definire il figlio di tutti, tranne che dei suoi veri genitori.

Il bambino dorme con Anna nelle stanze dedicate alla servitù e così fa anche questa notte; il piccolo problema è che sua madre si addormenta molto presto, dovendo lavorare tutto il giorno alla sera è molto stanca e qui subentra il problema: Briam è un bambino vivace che non si appisola così facilmente e come se non bastasse Anna aveva solamente socchiuso la porta; così come resistere all’impulso di infrangere le regole?

Briam scivola giù dal suo letto e in punta di piedi esce dalla porta; percorre i corridoi passando inosservato, quelli che sono ancora svegli stanno servendo la cena dei padroni; arriva fino alla camera nella quale era entrata sua madre nel pomeriggio.

La porta non è chiusa a chiave e Briam si mette in punta di piedi per arrivare alla maniglia ed apre la porta proibita; la camera è sontuosa, tappezzata di stoffe rosse e oro. Quello che colpisce di più è il grande letto, il bambino ci si arrampica sopra e saltella a piedi nudi, buttandosi anche a pancia in giù.

Dopo essersi stancato scende e inizia a gironzolare, si arrampica su una sedia e si affaccia al bordo del tavolo; su di esso è posato un piccolo scrigno spalancato e il suo contenuto interessa molto il bambino, sale a carponi sul tavolo e osserva la grande pietra rossa, la accarezza e la osserva.

Perché lo attira così tanto? Quella pietra lo rende felice, ma non è avidità; non sa cosa gli prende, la solleva e la porta vicino agli occhi. La pietra inizia a tremare innaturalmente e il bambino la lascia cadere, spaventato sul tavolo; essa continua a tremare e miriadi di crepe si formano sulla superfice liscia.

***

“Murtagh, sono stanca; ti dispiace se rimandiamo ad un’altra sera la passeggiata?” Chiede Serafina con un sorriso tirato dalla stanchezza; il cavaliere annuisce apprensivo e le prende una mano, insieme si avviano verso la loro stanza.

Il cavaliere apre la porta e si sposta per far entrare Serafina, dopo di che entra anche lui e chiude la porta dietro di loro. Si gira e trova sua moglie immobile e con lo sguardo fisso su un punto della stanza, segue il suo sguardo e lo vede…

C’è loro figlio steso sul pavimento in malo modo, ha il viso pallido e gli occhi chiusi; Murtagh si precipita di fianco a lui, gli solleva la testa ma qualcosa lo blocca mordendolo. Scuote la mano destra, tenendo la testa di Briam con la sinistra e si osserva il palmo.

Un cucciolo di drago sta cercando di masticargli il pollice, con poco successo, anche se è riuscito a farlo sanguinare; con una presa sicura e delicata stacca il piccolo draghetto dalla sua carne e gli chiude il muso nella mano, il piccolo si dimena ma dopo poco si calme e il cavaliere lo lascia andare.

Il cucciolo torna vicino al bambino e gli si accoccola di fianco; Serafina è ancora immobile, non sa cosa fare, è sconvolta, vorrebbe solo piangere.

Hanno steso il bimbo sul letto e stanno analizzando la situazione; tutto sembra andare contro di loro e se prima non volevano dare loro figlio al re adesso non avevano scelta.

“Una soluzione c’è sempre” Serafina ha la voce rotta dalle lacrime, ma non vuole arrendersi; vuole bene a suo figlio più che a qualsiasi altro. Murtagh non vorrebbe, ma sa che è l’unica modo per tenerlo lontano da Galbatorix:

“C’è solo una scelta… Dobbiamo mandarlo nella Du Weldenvarden; dagli elfi” Gli è costato molto dire quello che ha detto; già vedeva poco suo figlio, così facendo non lo avrebbe mai più rivisto.

“Credi sia necessario?” Domanda Serafina sentendo il cuore mancare alcuni battiti; cerca di mantenere la mente fredda, ma l’amore per suo figlio le annebbia il giudizio. Deve riuscirci, restare calma, per il suo bene!

“Sì; è la cosa migliore” Essere soggetto a mille torture sarebbe più gradito a Murtagh, che dover subire quello strazio; sente come se un pezzo della sua anima si staccasse dal suo corpo.

“Dovrà partire il prima possibile e non dovrà mai sapere che siamo noi i suoi genitori; nessuno dovrà saperlo”

***

In due giorni organizzano un trasporto per la grande foresta; assoldano un mercenario, lo istruiscono a dovere sul suo compito, restando attenti a non svelare la loro identità e dopo aver sondato la mente dell’uomo per assicurarsi della sua lealtà lo pagano.

Il giorno seguente l’uomo si presenta all’alba all’uscita della città; i saluti sono strazianti. Briam piange e non si vuole staccare da Anna e la serva è altrettanto riluttante.

“Non lo lascio, non è giusto!” Si mette a sbraitare la donna nel tentativo di tenere Briam con se.

“Ascoltami – inizia Murtagh, con tono compressivo – è per il suo bene; devi capirlo”

“NO, NO! Lui è il mio bimbo” La serva scuote la testa, con riluttanza e continua in preda al panico.

“Non è tuo figlio! È MIO e tu farai come dice mio marito; non lascerò che mio figlio venga assoggettato al volere del re” Serafina non accetta repliche e con il suo tono duro riesce a far ragionare Anna.

La serva lascia andare Briam che continua a piangere; Serafina lo bacia sulla fronte e poi viene il turno di Murtagh, il cavaliere saluta il figlio e dopo pronuncia poche parole nell’antica lingua.

Il bambino crolla addormentato sul carretto e con lui il cucciolo di drago. Gli ha cancellato la memoria, in modo che non ricordi di loro; guardano il carretto guidato da mercenario allontanarsi e quando esso è scomparso ai loro occhi tornano al castello.

Anche ad Anna viene cancellata la memoria e così con tutti gli altri servi; gli unici a sapere di Briam sono Murtagh e Serafina. Tanto ormai anche se il re dovesse venire a sapere di loro figlio non potrà fare più niente, una cosa è certa: lo verrà a scoprire.
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Re: Un matrimonio indesiderato

da Saphira00 » 16 febbraio 2014, 19:53

Povero Briam!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! :cry: :cry: spero che gli elfi lo trattino bene anche se è un umano... :rolleyes:
UNa domanda: Ma parlerai anche di Eragon e Arya?? :)
Coooomunque, bellissimo!!!!!!!! continua così :innamorato: :-P
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Re: Un matrimonio indesiderato

da Riario1 » 17 febbraio 2014, 8:31

Ciao, Eragon ed Arya ci saranno ma più avanti.
Grazie mille per tutti i complimenti

Aggiunto dopo 2 minuti:

UN MATRIMONIO INDESIDERATO

“Murtagh! Hai lasciato che ti scappasse un ragazzino!” La voce del re è alterata dalla rabbia, poco prima il cavaliere lo aveva informato di quello che era successo all’uovo di drago; inutile dire che il re non l’aveva presa bene, infatti ora, il cavaliere è steso a terra ansimante.

Il ragazzo aveva informato volontariamente Galbatorix, senza che esso gli entrasse nella mente, quindi aveva volontariamente omesso alcuni particolari:

“Sire, mi duole informarvi di un fatto spiacevole… - si era interrotto, per prendere fiato, prima di continuare – L’uovo di Saphira si è schiuso d’avanti un giovane servo, un bambino con poco più di due anni; nella notte però lui e sua madre sono riusciti a scappare. Appena l’ho saputo sono partito con Castigo per cercarli, ma senza risultati; ho paura che abbiano raggiunto gli elfi”

Galbatorix aveva ascoltato senza proferire parola, ma a sentir nominare gli elfi aveva sbattuto il pugno sul bracciolo del trono; aveva sibilato alcune parole nell’antica lingua e Murtagh era caduto a terra in preda agli spasmi.

***

“Avrei voluto impedirlo” Biascica Murtagh col sapore metallico del sangue in bocca; ricorda il dolore delle torture, ma questo è di gran lunga peggiore.

“Non mi raccontare frottole; lo avrai persino aiutato!” La voce del re non è ferma e controllata, è un fascio di nervi, pronto ad esplodere alla più piccola parola sbagliata del cavaliere.

“Adesso vai; ti informerò del castigo che sceglierò per te” E con un gesto gli intima di uscire, il cavaliere fa come gli è stato intimato; zoppica fino al portone, mentre un dolore lancinante alla gamba gli mozza il fiato. Serafino lo ha accompagnato a palazzo e lo sta aspettando fuori dalla sala del trono, ha paura, paura per lui; per quanto non conosca questo re sa che è capace di un risentimento grande quanto la sua età, l’unica sua speranza è che il re abbia bisogno di Murtagh e non gli arrechi troppo dolore.

“Serafina…” Un sibilo di voce rotta dal dolore; Murtagh apre la porta della sala del trono e zoppica oltre ad essa; Serafina lo sorregge e lo accompagna verso la loro stanza, lo fa sdraiare sul letto e chiama un curatore.

Si presenta un uomo anziano che osserva il cavaliere con occhio esperto e sentenzia:

“Non posso curarlo con la magia, non sortirebbe un gran effetto; consiglio riposo, tre giorni di riposo. Gli dia da bere tutta l’acqua che chiede, ma niente alcolici. Si rimetterà presto” Il medico si congeda e lascia Serafina ad accudire Murtagh.

Per due giorni il cavaliere rosso rimane sdraiato a letto senza forze, ma al terzo giorno vuole già rimettersi in piedi contro le prediche di Serafina; alla fine giungono ad un compromesso: restano entrambi a sonnecchiare nel letto e a raccontarsi stupide storielle.

***

“Cavaliere, signore; il re vuole vedervi” Nella camera immersa nell’ombra si sente un piccolo lamento e una risata leggera.

“Andrò subito; potete riferirlo”

“Sì, signore; grazie” Il servo esce chiudendo la porta; Murtagh scocca un bacio sulla guancia di Serafina e si alza per vestirsi, in poco è fuori dalla porta e cammina verso la sala del trono.

Entra, si inchina d’avanti al re e si predispone all’ascolto; un movimento meccanico che ha compiuto decine di volte, ma ancora gli provoca quell’odio incontrollabile, un giorno riuscirà a sconfiggerlo e quel giorno sarà lui ad inchinarsi; scaccia quei pensieri e si alza.

“Murtagh – La voce è calma – ho deciso che incolparti per un così disdicevole accaduto sia ingiusto… Così non avrai nessun obbligo; solo qualche piccola richiesta che sento il bisogno di condividere con te, per il bene del nostro grande impero… Serve un erede alla tua casata; sono passati quasi tre anni e la tua sposa non ha ancora partorito un erede, ne abbiamo bisogno. Ora vai e ricordati delle mie richieste, puoi tonare nel castello di tuo padre” E così fa.

***

Passano altri tredici mesi e Serafina è rimasta nuovamente incinta e sta per partorire; è notte fonda e le urla riempiono le pareti del castello; due guaritrici, una balia e Serafina sono chiuse in una delle stanze più grosse, le urla di quest’ultima giungono all’orecchio del cavaliere che è molto in ansia.

Alla nascita di Briam lui non c’era e non ha dovuto passare quello che sta passando adesso ed è del tutto impreparato; certo che lui non è quello che sta soffrendo di più e lo sa bene. Ha paura per suo figlio e per sua mogle.

Ad un certo punto le grida si fermano e i pochi rumori sono il cigolio di una porta, passi che si dirigono verso di lui e un pianto infantile, debole.

“Padrone – Il viso di una serva si affaccia dalla porta della piccola saletta in cui si trova Murtagh, lui la osserva; il suo viso è triste e ha gli occhi bassi – Erano due, signore… Gemelli; il maschio – si interrompe nuovamente, con la voce rauca e le lacrime agli occhi – è morto” Il cavaliere si alza in piedi come una furia lasciando cadere il bicchiere di vino che teneva in mano, corre per i corridoi fino a raggiungere quella porta, ostinatamente chiusa.

Apre quella maledetta porta e si precipita all’interno; la camera è rischiarata dalle tenui luci delle candele, di fianco al letto a baldacchino ci sono due culle, nella prima c’è un piccolo bambino che si muove e mugugna, suo figlio, o meglio sua figlia; ma quello che lo colpisce di più è l’altra culla, un piccolo fagotto avvolto in un telo bianco; quello era suo figlio.

Si avvicina, lo tocca leggermente; avrebbe potuto salvarlo? Forse, ma ormai è troppo tardi; scosta leggermente il lenzuolo e ne osserva il volto: è pallido, gli occhi sono chiusi e non si muove minimamente; torna a coprire quel volto terreo e si avvicina a Serafina che ha gli occhi spenti e inondati dalle lacrime, anche il volto del cavaliere inizia a rigarsi.

“Andrà tutto bene” Le sussurra all’orecchio, ma nemmeno lui sa come faranno a sopportare anche questo.
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Re: Un matrimonio indesiderato

da Saphira00 » 25 marzo 2014, 16:52

BelloBelloBelloBelloBelloBello!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! :D
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Re: Un matrimonio indesiderato

da Riario1 » 2 aprile 2014, 17:27

UN MATRIMONIO INDESIDERATO

Riprendere a vivere come se nulla fosse è difficile, ma entrambi si concentrano sulla piccola Joceline; la bambina assomiglia molto a Murtagh al contrario di suo fratello Briam.

Si muove nella culla allungandosi verso i genitori che la guardano adoranti, la gioia dei loro occhi dopo tanta sofferenza; i suoi pianti li fanno preoccupare e le sue risa li fanno sorridere. Ogni volta che la prendono in braccio potrebbero toccare il cielo con un dito; e quando Murtagh vorrebbe portarla su Castigo Serafina tenta di strangolarlo dalla rabbia ripetendogli che è un’incosciente, alla fine si mettono a ridere, ma Serafina porta via Joceline col pretesto di farle i bagnetto e Murtagh si accorge solo dopo che è stato abilmente ingannato.

Passano alcuni mesi nei quali non vengono disturbati da Galbatorix, ma prima o poi il fatale ritorno a corte sarebbe arrivato e così è:

Caro Murtagh,

Sei stato abbastanza lontano dalla corte; sono dispiaciuto per la

perdita del tuo primogenito e felice nel sapere che la bambina è

sopravvissuta, a questo proposito ti dico che sono in trepida attesa

vorrei conoscerla il prima possibile e così ho deciso di accorciare i

tempi; verrete tutti e tre al castello, non voglio obbiezioni. Verrete

in carrozza, non voglio mettere a rischio la salute della piccola Joceline.

A proposito, nome delizioso; a presto e buon viaggio.

Tuo re e sovrano, Galbatorix

Fanno come il re ha loro ordinato e partono con la carrozza, Castigo li segue compiendo grandi cerchi sopra la carrozza; il drago ha preso in simpatia il piccolo cucciolo di umana che sembra essere entrato a far parte della famiglia. La annusata e ha sentenziato:

“Ha un buon odore, come il tuo, ma sa anche di latte; il latte non mi piace, penso che non la mangerò” I due coniugi si erano messi a ridere e avevano ironizzato sul fatto che quando Joceline sarebbe stata leggermente più grande e avrebbe dato fastidio a Castigo loro non l’avrebbero ripresa visto che il drago aveva già detto che non l’avrebbe mangiata. Castigo aveva sbuffato e aveva spiccato il volo.

***

Dopo una settimana di viaggio giungono nella capitale, il re li vuole vedere subito e tutti e tre si recano nella sala del trono con Joceline che fa piccoli urletti di agitazione.

“Eccovi, vi trovo molto bene; Serafina… Sono molto onorato di vederti, ti trovo bene” La voce melliflua del re si diffonde nella sala del trono, quasi completamente vuota; solo pochi fortunati nobili assistono all’incontro, tra cui i genitori e le sorelle di Serafina.

“L’onore è tutto mio, sire” Risponde Serafina inchinandosi e tenendo sua figlia in braccio; il re sorride e saluta Murtagh.

“Portatemi la bambina la voglio vedere” Il cavaliere rosso prende in braccio Joceline e sale sul soppalco dove si trova il trono e porge la bambina al re, che la prende con cura e fa tornare Murtagh vicino a Serafina.

“Mia cara, vai a salutare i tuoi genitori e Murtagh, sarebbe scortese da parte tua non rivolgere un saluto ai tuoi suoceri” I due si dirigono con passo rigido verso i genitori di Serafina.

La figlia saluta la famiglia mentre tiene d’occhio il re che porge un dito a Joceline che lo afferra e ci gioca, inconsapevole di chi ha davanti.

***

Il tempo passa veloce, giorni, mesi… anni; Joceline cresce e presto inizia a parlare e a camminare, quindi presto giunge il momento in cui il re vuole provare ad aggiungere un nuovo cavaliere tra le sue fila.

“Murtagh, porta qui tua figlia è il momento di vedere se l’uovo si schiuderà per lei; è abbastanza grande ormai”

“Ha solo tre anni” Cerca di ribattere Murtagh, ma con poco successo; infatti poco dopo si presenta con la piccola Joceline che saltella allegra intorno al padre. Poco dopo si presenta un servo con un cuscino di velluto rosso su cui è posata una grande pietra viola.

Il servo si china d’avanti alla bambina che osserva disinteressata l’uovo, non sembra minimamente interessata.

“Piccola, guarda… Ti piace?” Chiede Murtagh avvicinando l’uovo viola alla bimba, lei lo guarda e scuote la testa; le avvicina nuovamente l’uovo fino a farglielo toccare.

“Non credo sia destinato a lei” Dice il cavaliere rosso spostando l’uovo lontano dalla figlia; appena dopo quell’affermazione l’uovo inizia a coprirsi di crepe e un sorriso soddisfatto spunta sul volto del re.

“Sciocchezze, lo avete nel sangue”

***

Joceline cresce addestrandosi come un vero cavaliere dei draghi, eccelle in tutto, nella magia e nel maneggiare la spada; il suo drago si chiama Jofri, uno splendido animale, furbo, scaltro ed intelligente. Entrambi hanno giurato fedeltà da piccolissimi e crescendo a corte pensano che gli ideali di Re Galbatorix siano giusti e saggi.

“Lia!!” Jocelin sbuffa irritata; non le piace essere chiamata così, soprattutto dal suo migliore amico.

“Che c’è, Kedar?” Le chiede lei senza rallentare il passo verso il campo di addestramento. Lui ha diciotto anni, mentre lei ne ha sedici; si conoscono da quattordici anni, prima che lei diventasse un cavaliere.

Ora lui è un semplice soldato che non dovrebbe nemmeno parlarle, ma sono amici da quando erano piccolissimi e nessuno vuole vederli divisi, mentre l’unico che potrebbe avere qualcosa da dire non si interessa a quello che i suoi cavalieri fanno fin che gli sono fedeli.
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Re: Un matrimonio indesiderato

da Riario1 » 8 giugno 2014, 18:54

UN MATRIMONIO INDESIDERATO

“Serafina, amore” Murtagh entra nella piccola biblioteca, dove Serafina stava leggendo “Mi è arrivata una lettera da tuo padre” La ragazza, o meglio la donna, alza la testa dal vecchio tomo e lo osserva attentamente.

“Buone notizie, spero?” Chiede lei, il viso del cavaliere la rassicura, così come le sue parole:

“Sì, vogliono che li andiamo a trovare, tutti e tre; ho già ottenuto il permesso dal re. Tu partirai domani in carrozza, mentre io e Joceline ti raggiungeremo dopo due giorni; arriveremo più o meno nello stesso momento”

Serafina si alza per andargli incontro, lo bacia e lo accarezza teneramente; ormai lui e sua figlia sono tutto quello che ha e non vuole perderli.

***

“Kedar, cosa stai facendo?!” Il ragazzo moro è seduto sul tavolo della biblioteca e osserva Joceline attentamente, la ragazza non sembra gradire gli occhi verdi di Kedar addosso.

“Ti sto guardando” Risponde il ragazzo come se niente fosse; lei lo osserva di sottecchi, a volte il suo aspetto la irrita e non ne capisce il motivo; gli occhi verdi incorniciati da riccioli mori, l’espressione sempre mutevole, il corpo leggermente muscoloso sempre pronto e scattante, ma soprattutto la luce serpentina negli occhi che sembra pronta ad inghiottirti.

La ragazza si scosta una ciocca di capelli dalla fronte e torna a fissare il libro di magia, imbarazzata.

Kedar è un ragazzo furbo ed intelligente; si era accorto subito, fin da piccolo, che Joceline aveva un’attrazione particolare nei suoi confronti. E provenendo da una famiglia povera aveva imparato subito come volgere quella simpatia a suo favore; ora che entrambi sono più grandi capisce che la ragazza è attratta da lui ed è intenzionato a sfruttare questo vantaggio.

Dal canto suo la ragazza è anche attraente, il volto affilato coi lineamenti efici, i capelli e gli occhi neri, come buchi da cui è impossibile uscire, il corpo snello e un’intelligenza sopraffina, ma comunque ingenua; ecco qual è la parola giusta per definirla: Ingenua, ingenua perché non capisce cosa sta facendo il re, ma ancora più ingenua per capire che Kedar la sta prendendo in giro.

Il ragazzo non ha brutte intenzioni, ha solamente bisogno di soldi, per lui e la sua famiglia. Lui tutto sommato le vuole bene e preferisce farle del male lui e proteggerla da qualcun altro…

***

Serafina parte con la carrozza il giorno dopo, saluta Joceline e Murtagh e li guarda allontanarsi dal vetro, mentre i dondolii provocati dalle ruote sulla pavimentazione discostata la rilassa fino a farla addormentare. Il secondo giorno arrivano presso la linea di confine della Du Weldenvarden, la via più breve per raggiungere i suoi genitori; solo che non sempre tutto va per il verso giusto.

Mentre la carrozza procede in linea retta vicino ai grandi alberi della foresta un boato irrompe riempiendo le pareti della piccola carrozza; Serafina si sporge allarmata, poi però vede Castigo planare dal cielo e si calma, mentre esce per andare a salutarlo trova qualcosa di strano nella macchia rossa che sta planando giù e dov’è Joceline?

Il drago continua a scendere inesorabile, è più piccolo di Castigo; un dubbio si insinua della mente di Serafina, è lui? Il suo piccolo Briam; ma se è così lui non si ricorda di lei e non avrà buone intenzioni. Cerca di urlare qualcosa, ma il fiato le muore in gola mentre tutto intorno a lei si fa buio.

Serafina si sveglia, la prima cosa che sente è il profumo di alberi; apre gli occhi e quello che vede è verde, il verde delle foglie dei rami che intorno a lei costruiscono la figura di una stanza, una stanza proiettata nell’azzurro del cielo; così lontana da terra da poter quasi sembrare un altro mondo.

Aveva sempre volato su Castigo, ma vivere nel cielo è tutto un altro effetto; vivere nel cielo è per esseri superiori, esseri che sanno di poter diventare il cielo stesso; ecco cosa sono gli elfi.

Mentre i suoi occhi si abituano alla luce scorge due figure poco distanti da le, una ragazza dai lineamenti sottili e i capelli argentei e un ragazzo più alto e meglio piazzato; le spalle larghe, i capelli biondo scuri e gli occhi grigi; quegli occhi che lei sa, sa che sono i suoi. Gli occhi di suo figlio.

Vorrebbe corrergli incontro, abbracciarlo e chiedergli scusa per non averlo tenuto con se; chiedergli scusa perché quando era un bambino e cercava la madre per essere consolato e rassicurato lei lo ha mandato via, da degli stranieri.

Qualche lacrima le riga le guance, subito scacciate frettolosamente. Si è sempre ripetuta che era per il suo bene e ne è convinta tutt’ora, ma non riesce a non sentirsi in colpa per quello che suo figlio a passato in quegli anni.

“Potrai mai perdonarmi?” Sussurra flebilmente; nessun orecchio umano potrebbe sentire, il problema che lui non è più umano, è un elfo in tutto e per tutto.

“Non è a me che devi chiedere perdono, ma a tutti coloro a cui avete fatto del male” Come si aspettava le sue parole vengono fraintese. Non può capire perché non ricorda; forse è meglio così, perché i nei suoi ricordi non sarebbe lei ad essere chiamata mamma.

“Lo sai perché sei qui?” Domanda l’elfa; Serafina scuote la testa alzandosi in piedi. Perché avrebbero dovuto portarla qui? Lei non ha alcun valore e se cercano delle informazioni resterebbero molto delusi. Non le è mai stato rivelato niente.

“Sei qui perché vogliamo un riscatto”

“Un riscatto?” Domanda Serafina stupita; la donna annuisce. L’intelligenza che le illumina gli occhi, contornata da una buona nota di furbizia.

“Vogliamo chiedere in cambio l’ultimo uovo che ancora non si è schiuso” A Serafina viene da ridere. Crede davvero che Galbatorix si separerà da uno dei suoi tesori più preziosi per lei? La usata e adesso non gli serve più, così facendo gli hanno anche risparmiato la fatica di liberarsi di lei.

“So che non pensi che lo farà, ma prova a rifletterci; due dei suoi cavalieri sono strettamente legati a te. Se ti perdessero potrebbero ribellarsi volontariamente e tutti sappiamo che anche la nostra regina ed Eragon non sono affatto felici; se tutti e quattro si ribellano allora il re avrà qualche problema…” Il discorso non fa una piega, ma Galbatorix ha mille modi per tenere a bada i suoi servi.

“Nessuno sa cosa c’è nella mente del re, vi consiglio di non provare ad anticipare le sue mosse; potreste diventare altrettanto folli” Risponde Serafina con una nota di rammarico.

“Ora riposati, passeremo più tardi per parlare” I due si incamminano verso l’uscita e in un soffio la ragazza aggiunge qualcosa a Briam, pensando che la donna non possa sentirlo, ma Serafina ha sviluppato un buon udito.

“… Pensaci, avete gli stessi occhi e tu non ricordi niente di quand’eri piccolo. Potrebbe essere la nostra risposta”
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Re: Un matrimonio indesiderato

da erica300 » 16 giugno 2014, 17:16

FANTASTICO!!!! era da tanto che non leggevo questa ff mi sono rimessa in pari e è davvero fantastica!!! complimenti :D ;)
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