Un matrimonio indesiderato

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Re: Un matrimonio indesiderato

da Riario1 » 23 giugno 2014, 19:41

Grazie mille

Aggiunto dopo 1 ore 6 minuti:

UN MATRIMONIO INDESIDERATO

Murtagh e Joceline sono molto preoccupati per Serafina; solo pochi giorni prima avevano ricevuto la notizia del suo rapimento con la richiesta di riscatto. Il re aveva preso in considerazione la possibilità di pagare il riscatto, almeno in apparenza, ma in realtà quello era solo il pretesto per schiacciare del tutto la razza elfica.

“Questo non avrebbero dovuto farlo; non avrebbero dovuto osare così tanto, sottrarre una madre alla figlia e al marito. Questa è crudeltà!” Tutti gli astanti ascoltano il re parlare; quella riunione era stata indetta poche ore prima, ma tutti i generali dell’impero erano arrivati, consapevoli della grande svolta.

Un mormorio di approvazione scorre nel piccolo pubblico; solo Murtagh e la figlia rimangono in silenzio, sono troppo preoccupati per trovare giusta o sbagliata l’idea di Galbatorix.

“Li attaccheremo. Mobiliteremo le truppe oggi stesso; impiegheremo una settimana a raggiungere la grande foresta. Lì io e Shruikan ci uniremo a voi!” Le acclamazioni di giubilo percorrono nuovamente il pubblico ristretto; nessuno si ricordava da quando il re non scendeva in battaglia, questo doveva essere ricordato come un grande giorno.

La riunione si conclude con la definizione di ogni singolo particolare volto a vincere la guerra in poche battaglie. Tutti escono dalla sala del trono, ognuno perso nei propri pensieri e coi propri compiti da svolgere.

“Arya!” Murtagh ferma l’elfa, ha un’importante cosa da dirle, ma non lì, potrebbero sentirli. Entrano nello studio del cavaliere ed entrambi rimangono in silenzio fin che Murtagh inizia a spiegare quello che ha in mente.

“Ho intenzione di far andare via di qui Joceline, così come ho fatto col mio primo figlio” L’elfa spalanca gli occhi sentendo quello che il cavaliere le sta dicendo “Sì, avevo un altro figlio; lo abbiamo mandato dalla tua gente dopo che l’uovo rosso si schiuse davanti a lui; non abbiamo tempo per i dettagli. La tua gente ti crede ancora?” L’elfa annuisce e fruga in una tasca, tirandone fuori un piccolo anello con uno stemma a foglia, minuziosamente decorato.

“Questo è l’unico legame con il mio popolo; se vuoi che ti credano allora questo è l’unico modo” Il cavaliere osserva il piccolo anello e annuisce.

“Lei non ha giurato fedeltà al re, o meglio… Lo ha fatto, ma ho trovato un modo…” La voce gli si rompe nel ricordo, lo sguardo indagatrice di Arya lo fa continuare, anche se contro voglia “Pochi anni fa avevo espresso col re la mia paura sulla morte di vecchiaia di Serafina; lui aveva già pensato a tutto… Ha ucciso il mio bambino per questo” I ricordi lo inondano dolorosi.

“Sapevo che questo momento sarebbe giunto, Murtagh; ho trovato una soluzione tempo fa. Tieni dai questa ha tua moglie, è un potente incantesimo” Galbatroix gli aveva dato una piccola boccetta contenente un liquido trasparente con venature nere che non accennavano a spostarsi.

“Com’è possibile?” Aveva chiesto il cavaliere prendendo quella piccola boccetta.

“È stato semplice; per un desiderio di vita quasi eterna serviva un sacrificio; devo ammettere che non è stato così facile decidere di sacrificare tuo figlio, ma quando ho saputo che erano due tutti i miei problemi si sono risolti. Devo ammettere però che avrei preferito che sopravvivesse il maschio” Il fiato di Murtagh gli si era fermato in gola ed era riuscito solo chiedere:

“Perché?” Il re aveva sbuffato, come fa un genitore quando deve spiegare per la centesima volta una cosa al figlio.

“C’erano due sostanziali motivi: tu non avresti saputo scegliere e in questo modo avresti decretato la morte di entrambi, mentre il secondo motivo deriva dalla morte della tua consorte, non saresti più controllabile se le dovesse succedere qualcosa e tu mi servi mansueto…”

I ricordi si dissolvono mentre l’aria torna a fluire nei polmoni; lo sguardo di Arya indaga preoccupato sul suo viso terreo. Non può perdersi d’animo non ora.

“Non ho dato tutto il liquido che mi aveva fornito a Serafina” Lo sguardo dell’elfa si infiamma di nuova speranza.

“Ne hai dato un po’ anche a Joceline e a Jofri!” Lui la zittisce con un lampo d’occhi, non possono permettersi di essere scoperti.

“Sì, non c’è più traccia del giuramento fatto al re; se incombe una guerra lei deve unirsi al fratello e combattere contro di noi, dalla parte dei giusti”

“Saranno comunque in minoranza” Constata Arya con una smorfia rassegnata sul volto. Murtagh la osserva altrettanto pensieroso; non si vuole arrendere.

“Il tuo popolo è forte, poi tu non verrai, non nelle tue condizioni” Uno sguardo veloce alla pancia sporgente dell’elfa; a giudicare delle dimensioni della pancia doveva essere una gravidanza di sei mesi inoltrati, non avrebbe potuto combattere “Per me e per mio fratello ho altri piani”

***

“Serafina?” Una voce mielata la chiama, è più rude di quella degli elfi ma comunque dolce. Una figura con la pelle del colore dell’ebano le si avvicina; la conosce, lei è Nasuada, la regina che si oppose al re ma perse. La pensavano tutti morta e invece è lì, davanti a lei.

“Vedo che mi conosci” Una voce stupita che mantiene il controllo.

“Sì; qui ti conoscono tutti. Sarò diretta con te, io ho visto Briam; l’ho allevato come se fosse stato mio figlio, lo conosco molto bene e l’ho capito subito di chi era figlio. Avete gli stessi occhi e gli stessi capelli, mai io non ti conoscevo; però le sue labbra sono identiche a quelle di Murtagh” Un sorriso triste le si dipinge sul volto, creando una ragnatela intrigata di piccole rughe.

“Non sai quello che dici” La accusa la donna, se lo aveva capito così velocemente nulla le avrebbe fatto cambiare idea, ma deve tentare, non può arrendersi così facilmente.

“Non ti preoccupare, non lo dirò a nessuno; non finche non lo farai tu. Volevo solo comunicarti che Briam è diventato un uomo saggio e buono; assomiglia molto a Murtagh. Ha un cuore buono” Con queste poche parole esce dalla piccola stanza e se ne va, lasciando a Serafina un caldo torpore al cuore.

***

“So che ti può sembrare assurdo ma devi credermi; lo faccio solo per il tuo bene” Joceline ascolta il padre come lontana venti miglia; non può credere a quello che sta dicendo.

“Il rapimento della mamma ti ha sconvolto le idee” Ribadisce lei sconcertata.

“Diglielo anche tu Kedar” Tutti i volti si spostano sul viso impassibile del ragazzo, che inarca un sopracciglio osservando il cavaliere. Un piccolo respiro per riordinare le idee, si volta verso Joceline e comincia:

“Sono stato addestrato per proteggerti dal re; ho sorvegliato ogni tuo passo e consigliato ogni tua decisione, ti ho guidato alla ragione e criticato le tue scelte sbagliate. Ho fatto tutto questo per un unico scopo, rovesciare il despota che regna su questa terra da troppo tempo. Tu sai qual è la cosa giusta da fare” Gli occhi della ragazza si spalancano a quelle parole; le ha mentito, sempre. Come può fidarsi?

“Hanno ragione, lo sai; lo hai sempre saputo ma non volevi vederlo” Scuote la testa, anche il suo drago è impazzito; vogliono che si ribelli al suo re. No, non può farlo! Sente un fruscio di vestiti e un dolore lancinante alla testa, un braccio che le si avvolge attorno alla vita e il buio.

“La porteremo dagli elfi e la faremo ragionare” Lo voce di Kedar è risoluta. Murtagh annuisce, mentre Jofri emette un piccolo ringhio rivolto al ragazzo ma non lo attacca.

“Prendi queste” Arya porge al giovane due lettere, una più grande con dentro l’anello, che gli viene porta per prima “Questa dalla alla governatrice reggente. Mentre quest’altra è per Briam” Il ragazzo le prende entrambe e le ripone con cura nella bisacca.

“Ora andate” Dice Murtagh imboccando il corridoio a destra; un altro figlio che deve salutare. Non riesce a sopportarlo.
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Re: Un matrimonio indesiderato

da Riario1 » 26 giugno 2014, 18:21

UN MATRIMONIO INDESIDERATO

Jofri vola senza fermarsi, non hanno tempo per discutere; il re li starà cercando e loro non vogliono farsi trovare. Joceline è come assente, non riesce a spiegarsi tutto quello che il suo migliore amico, la sua famglia e persino il suo drago le hanno fatto. Come hanno potuto? Loro avrebbero dovuto volerle bene e non pugnalarla alle spalle.

“Stai bene?” Kedar non sembra minimamente interessato alla sua risposta; ora lo vede per come è davvero, dedito solo alla sua missione qualunque cosa essa comporti. Le sta facendo quella domanda solo per cortesia.

“Non credo ti interessi” Risponde acida e una punta del suo orgoglio si fa spazio tra il dolore.

“Hai ragione, non mi interessa; per lo meno non mi interessano i sentimenti di una stupida ragazzina, quello che mi interessa è il piano che dovrete mettere in atto, tu e tuo fratello per distruggere Galbatorix… E non intendo permetterti di mandarlo a monte.

“Io non ho un fratello!” Un sorriso quasi comprensivo si disegna sul viso del ragazzo.

“Ooo sì, invece” Un sussurro nel vento, inudibile.

***

Arrivano nella grande foresta in meno di due giorni, non trovano ostacoli e il vento è a loro favore. Il custode del bosco non li ferma e Jofri atterra nel centro di una piccola piazza verde, circondata da grandi alberi, i cui rami intrecciati formano delle abitazioni.

“Chi siete?” Un’elfa dai capelli ramati e con un arco in pugno li squadra attentamente, non c’è ombra di paura nei suoi occhi, solo una fredda determinazione. Kedar scivola giù dal dorso del drago e si inchina in segno di rispetto, saluta nell’antica lingua e annuncia che non hanno intenzione di fargli del male.

“Cosa volete?” Chiede ancora l’elfa, mentre una piccola folla di curiosi si stringe attorno ai tre nuovi arrivati. Prima che il ragazzo possa rispondere una dragonessa rossa atterra esattamente davanti a Jofri; il rosso delle sue squame colpisce Joceline, sono completamente diverse da quelle di Castigo, il drago del padre è meno raffinato e le squame sono più opache.

“Cosa ci fate qui?! Non vogliamo servi di Galbatorix e nemmeno sue spie” Briam è furente, la rabbia gli scorre nelle vene come fuoco e il cuore martella nel petto accentuando quel dolore cieco. È così stanco ed arrabbiato, quella che dovrebbe essere sua sorella è cresciuta nell’agio totale, coi genitori; mentre lui ha dovuto lottare contro mille avversità.

Serafina gli aveva rivelato la verità solamente il giorno prima, si era sciolto come un bambino, l’aveva abbracciata e aveva versato qualche lacrima. Non incolpava lei per la sua vita è suo padre che incolpa e ora è furente anche contro sua sorella, lei ha avuto tutto e lui niente.

“Briam ti prego…” La voce della madre giunge affannata dalla corsa, il vestito leggermente sollevato do impedirle di inciampare e i capelli scompigliati dalla brezza estiva. Giunge al fianco del figlio e aggiunge qualcosa sottovoce.

“Mamma…” Anche Joceline è furente e sconvolta, vede sua madre con quel ragazzo che le assomiglia tanto e capisce che avevano ragione, lei ha un fratello di cui non conosceva l’esistenza e la sua vita è stata una falsa, è cresciuta in una campana di vetro e ora che esce nel mondo vero è impreparata e sconvolta. Kedar si avvicina al cavaliere e gli porge le due lettere.

“Queste lettere sono da parte di Murtagh, una è per te, mentre l’altra spiega il nostro arrivo qui” Briam lo squadra e afferra le lettere senza gentilezza. Passa la lettera destinata a lui alla madre e apre l’altra, ne tira fuori un anello e dopo averlo osservato lo passa all’elfa dai capelli argentei.

“Questo apparteneva alla regina Arya; non lo avrebbe mai dato a qualcuno di cui non si fidava, lo avrebbe distrutto piuttosto. Questo chiarisce meglio le loro intenzioni, anche se non possiamo sottovalutare un eventuale minaccia; cosa dice la lettera?” Chiede quella guardando Briam che passa veloce gli occhi sul foglio.

“Non molto a dir la verità; dice solo che Murtagh, Arya ed Eragon hanno stretto una specie di patto contro il re, hanno un piano per sconfiggerlo e ci annunciano che sta arrivando qui, per distruggerci completamente e non solo con l’esercito, ma combatterà in prima persona e infine ci prega di fidarci di Kedar e Joceline” Passa la lettera alla giovane elfa, che la legge e la ripiega per poi emettere la sua sentenza.

“Briam, affido a te i nostri nuovi ospiti, fai in modo che restino ospiti nella nostra città e che non mettano il naso dove non devono” Detto questo si volta e seguita da un piccolo corteo se ne va. Lo sguardo di Briam vaga furente tra i nuovi arrivati e si fissa sulla sorella che scivola lentamente giù dal drago viola, orse essere cavalieri è un difetto di famiglia.

“Mamma?” Serafina le si avvicina abbracciandola maternamente, e Briam non può fare a meno di essere invidioso, lui ha ricevuto pochissimi di quegli abbracci. La sorella sembra stordita più di quanto lo era lui.

“Stai bene?” Gli chiede Francesca, la sua dragonessa; la sua voce ha il potere di calmarlo, anche se lei è molto più scossa, mette sempre il bene del suo cavaliere davanti al suo. Briam scuote la testa con un sospiro, ma non aggiunge altro. Il ragazzo si avvia verso la madre e la sorella.

“Potrete alloggiare tutti e tre nell’alloggio di Serafina; per quanto riguarda il tuo drago dovrà restare vicino a Francesca, in modo che possa tenerlo d’occhio. Lei stava giusto andando a caccia” Jofri sbuffa rivolgendo un’occhiata eloquente a Joceline, per poi avvicinarsi alla dragonessa e spiccare il volo con lei. I quattro seguono Briam tra le strade della città, fino a giungere all’alloggio, per ora, attribuito a Serafina; non è una casa adatta a tre persone, ma il posto non manca.

“Io ora vado; non provate a fare scherzi, sono qui vicino” Serafina gli sorride, facendo cenno a Kedar e Joceline di salire; tornando a rivolgersi a Briam gli porge la lettera di suo padre.

“Prendila e leggila se vuoi; potresti cambiare idea” Lui la guarda esitante, prende la lettera e come se fosse normale da un piccolo bacio sulla guancia alla madre e senza aggiungere niente si volta e sparisce.

***

Nel suo alloggio e con un’enorme forza di volontà Briam apre la lettera; dentro ci sono tre diversi fogli, uno intestato a lui, uno a Serafina e uno a Jocelin; prende il suo e comincia a leggere quelle parole.


Briam, non credo di poter farti cambiare idea con una lettera,
non se somigli almeno un po’ a tua madre, cosa più che buona.
Ti scrivo perché voglio dirti quello che avrei dovuto dirti tanti anni fa.
Penserai che sia un servo di Galbatorix, ma fidati se ti dico che non è
così; tutte le mie scelte sono la conseguenza di una tirannia, persino
il matrimonio con tua madre non è stata una mia scelta, ma è la cosa
migliore che mi sia capitata.
L’unica cosa che conta sono le persone importanti per te, devi proteggerle
sempre; io l’ho fatto, magari ora non capisci come sia stato meglio per te
ma succederà e forse riuscirai a perdonarmi. Proteggi tua madre e aiuta
tua sorella, ora la vedrai come una bambina viziata, ma è molto più fragile
di te; le è caduto il mondo addosso e non ha punti fermi e ora l’unico che può
aiutarla sei tu.
La famiglia è la cosa più bella e io non voglio comportarmi come mio padre,
solo col tuo aiuto posso riuscirci.
Tuo Murtagh



Come suo padre? Non ha mai conosciuto la famiglia di Murtagh ma sa che Morzan era un cavaliere spietato e non deve essere stato un buon padre. Gli dispiace per quello che ha subito, questo non toglie però la sua assenza.

“Non cambia niente” Sussurra, più a se stesso che ad altri. Non cambia niente, eppure qualcosa è già cambiato.
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Re: Un matrimonio indesiderato

da Ickym » 10 luglio 2014, 10:55

Ciao.
Ho letto tutta la tua ff d'un fiato e devo dire che è geniale! anzi di più!
:D


non vedo l'ora di leggere i prossimi capitoli!
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Re: Un matrimonio indesiderato

da Riario1 » 15 luglio 2014, 11:59

grazie mille, mi fa molto piacere che ti sia piaciuta :D

Aggiunto dopo 2 minuti:

UN MATRIMONIO INDESIDERATO


“Ciao…” Briam sta sulla soglia della casa torturandosi le mani; non sa bene come comportarsi, sua sorella e sua madre sono lì e lui non ha mai avuto occasione di chiamare qualcuno mamma… Non è ancora pronto per chiamarla così.

“Serafina; sono qui per portare Joceline a… fare un giro” Non crede di essere tenuto a dirle dove stanno andando, forse lo scoprirà comunque, ma è meglio non rischiare. Serafina annuisce comprensiva e chiama la figlia più giovane, che arriva ancora un po’ stravolta.

“Ciao…” Saluta lei, altrettanto incerta.

“Ciao! Ecco qualcuno che può farci uscire. Io mi sto annoiando e mi devo allenare” Kedar è l’unico che è allegro, l’unico che è ansioso di fare qualcosa ed è tremendamente difficile riuscire a sopportare quel buon umore quando si è tutti tristi e arrabbiati.

“Per ora dovrai rimanere qui. Solo Joceline verrà. Andiamo” Si rivolge brusco al ragazzo e Joceline non può altro che seguirlo fuori dalla porta, giù per le scale.

Camminano verso il limitare della foresta, più avanzano e meno alberi-casa ci sono; sembra che quella zona sia la strada per la casa di un eremita. Joceline è curiosa, ma anche preoccupata; non riesce a percepire Jofri da quando sono arrivati, sembra lontano e al contempo vicino.

“Siamo quasi arrivati” Briam interrompe il flusso di pensieri della sorella, che solleva la testa e osserva per la prima volta il volto del giovane uomo che gli cammina di fianco; ha i capelli biondi e gli occhi grigi, come sua madre, mentre i lineamenti del viso sono spigolosi, ma mantengono nell’aria severa una nota di dolcezza, come quelli del padre.

“Eccoci” Si affacciano su un piccolo spiazzo verde, una piccola casetta è costruita di fianco ad una roccia che si affaccia su un dirupo; gli alberi corrono tutt’intorno al prato verde. Fuori su una piccola panchina è seduto un vecchio elfo dall’aria stanca.

“Chi è?” Chiede Joceline incoriusita; Briam scuote la testa e le fa segno di avvicinarsi e mentre lei lo fa lui rimane indietro, osservando incuriosito la scena. Arrivata vicino all’anziano elfo si ferma esitante, ma lui le fa segno di sedersi e così fa.

“Immagino che avrai già sentito parlare di me, da tuo zio… Ora sono sicuro che non avrai idea di chi sia. Credo che mi crederai morto, tutti mi credono morto” Fa una pausa per riflettere su quelle parole e poi continua “… Io sono Oromis, cavaliere di drago”

In quello stesso momento un drago dorato atterra in quello spiazzo, seguito da altri due draghi, Jofri e Francesca; il drago dorato è leggermente più grande di Francesca, ma non è quello che si aspettava; Eragon le aveva raccontato di un enorme drago senza una zampa, mentre quello ha tutte le zampe, munite di spaventosi artigli.

“Questo è Glaedr; immagino che lo credessi diverso, il suo Eldurnari è ritornato in vita con l’aiuto dello spirito dei draghi” Joceline si alza per andare verso i tre draghi; non ha mai visto delle squame così lucide, sembrano oro liquido.

“È bellissimo…” Si gira verso l’elfo ancora seduto e lui le sorride.

“Grazie di tenermi in considerazione” Sbuffa Jofri, Joceline si morde il labbro e gli lancia un’occhiataccia, ma si sente finalmente felice e il cuore si libera di un peso.

“Sono felice di vedervi vivi… Credo” Dice rivolta a drago e cavaliere.

“Non siamo mai morti veramente; io solo per qualche secondo, dopo di che mi hanno guarito e il mio cuore è ritornato a battere; ma questo è stato sufficiente per distruggere il corpo di Glaedr, come vedi però è tornato più in forma di prima. Questo non si può dire di me… Ero vecchio e stanco anche prima, ma morire mi ha indebolito. È un’esperienza che cambia tutto, radicalmente” Sospira.

“Perché sono qui?” Chiede Joceline ritornando al presente; perché dovrebbero averla condotta lì? Da un vecchio elfo che fatica a camminare.

“Galbatorix sta arrivando, devi scegliere da che parte stare… Tuo padre è stato così coraggioso da darti una scelta, non sprecare questa opportunità” È tutto quello che hanno da dire. Fare una scelta! Come può fare una scelta? Decidere di cambiare per sempre vita o essere una serva? Serva riverita, però; ma sempre serva.

“Sono con voi” Lo sguardo leggermente perso, ma ha appena scelto di combattere e non può darsi già per vinta.

“Bene; hai fatto la scelta giusta. Adesso dobbiamo pensare a istruirti il più possibile, prima dell’arrivo delle armate di Galbatorix; io ti insegnerò tutto sulla magia, mentre Briam ti aiuterà nel combattimento”

***

Passa un’intera settimana, Joceline è sommersa dagli impegni, riesce ad avere un momento libero solo per mangiare e dormire; Briam è un insegnante bravo e comprensivo, in più non le fa pesare di essere stata una pedina di Galbatorix e così Jceline si dedica completamente alla causa.

“Dimmi…” Inizia Briam, dopo un lungo allenamento con la spada “Com’è Murtagh?” Chiede sedendosi vicino ad un albero.

“Lui è… Non so come dirlo, non ci ho mai pensato veramente… Credo che sia un buon padre; sicuramente mi vuole bene e credo ne voglia anche a te, non deve essere stato facile mandarti via, io non so se ci riuscirei” Sospira.

“Credo, però che tu assomigli di più alla mamma” Sorride; passano ore a raccontarsi di come sono stati i primi voli coi loro draghi e di come una volta Joceline sia scappata e Murtagh abbia impiegato due giorni per ritrovarla.

“Dovresti dargli un’opportunità; non so come, ma sento che ti vuole bene” Lui scuote la testa sconsolato.

“È difficile; lui non c’era, non c’è mai stato… Per qualunque ragione l’abbia fatto, non cambia il fatto che lui non c’era” Sospira; nessuno dei due parla più, si godono il tramonto come due normalissimi fratelli.

***

“Arrivano; o meglio sono già qui, si sono appostati al margine della foresta. Credo che attaccheranno il prima possibile, stanno già cercando di rompere le nostre protezioni. Quindi adesso, chiunque non serva o non sia in grado di combattere deve recarsi al palazzo; lì sarete al sicuro. Mentre gli altri dovranno seguire le direttive dei comandanti del loro schieramento” Detto questo la riunione si scioglie e c’è un vorticare di persone che si affaccenda, dedita al proprio compito.

“Joceline! Briam! Io devo andare; vi prego, state attenti” E la voce di Serafina viene inghiottita dalle altre, mentre i suo capelli biondi scompaiono dalla vista dei due ragazzi.

“Voi!” L’elfa che aveva parlato poco prima si avvicina “Andate da Oromis, lui vi dirà cosa fare. È tutto pronto” E così fanno, l’elfo li sta aspettando; nella sua capanna c’è la loro armatura, mentre i tre draghi sono già bardati e pronti.

“Verrai con noi?” Chiede Joceline scrutando attentamente Oromis; non vuole che li accompagni, è sicura che morirà se prova anche solo a combattere in sella a Glaedr. L’elfo scuote la testa con un sorriso dolce.

“No, ma lui verrà” Indica il drago dorato che ringhia, pronto per la battaglia “È un testone, non mi ascolta mai; ma sono d’accordo con lui, vi proteggerà, ascoltatelo” A quelle parole seguono suoni scomposto.

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Re: Un matrimonio indesiderato

da Ickym » 15 luglio 2014, 21:19

Maaaaaaaaaaahhh... L'edunari di Glaedr non c'è l'aveva Eragon? :blink: :wacko:

A proposito di Eragon: si è arreso oppure sta segretamente tramando qualcosa di diabolico? :invisibile: :D

Continua così! Non vedo l'ora di leggere della battaglia. :arms:
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Re: Un matrimonio indesiderato

da Riario1 » 16 luglio 2014, 10:54

In teoria l'Eldunari di Gladr lo dovrebbe avere Eragon, ma ho deciso di ignorare questo "piccolo" particolare, perché altrimenti la storia non avrebbe avuto molto senso... ;)
Non ti preoccupare per Eragon, lui e il fratello hanno qualche idea...
Ciao e grazie
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Re: Un matrimonio indesiderato

da Riario1 » 22 luglio 2014, 14:16

UN MATRIMONIO INDESIDERATO

“È iniziata” Le parole rimbombano nelle orecchie di Joceline; non ha mai combattuto in una vera battaglia, è ben allenata, ma adesso è diverso; deve pensare a sopravvivere e vincere. Non ha intenzione di tornare ad essere schiava, ora che ha assaggiato la liberta non vuole rinunciarci.

“Joceline! Joceline!” La voce di Kedar arriva dai boschi e bochi secondi dopo è seguita dal ragazzo in armatura che corre all’impazzata verso di loro.

“Vogli venire anche io; Jofri può portarmi?” Chiede con il viso paonazzo e con il fiato leggermente alterato dalla fatica della corsa in armatura.

“Non credo sia…” Inizia Joceline, ma sia Briam che Ormois trovano l’idea ottima; in modo che il ragazzo possa coprire le spalle alla giovane. E così Joceline acconsente.

“Allora ragazzi, ascoltatemi bene perché sono le ultime cose che posso fare per voi; voi spiccherete il volo da qui, fra un’ora, in modo che il combattimento sia già iniziato e le macchine da guerra dell’impero siano distrutte e non possano causarvi problemi. Aggirerete gli alberi arrivando alla schiena del nostro nemico” Fa una piccola pausa e li osserva intensamente; sono tutti e tre seduti davanti a lui e lo ascoltano assorti.

“Da quello che ci ha scritto Murtagh Arya non parteciperà, sappiamo inoltre che Galbatorix col suo drago marceranno e combatteranno; non sottovalutate il drago nero” Evita volutamente di pronunciarne il nome “ Per quanto sia grande è estremamente veloce e forte. Voi due soli non avreste possibilità di batterlo, ma tuo padre ci ha assicurato che ha un piano per aiutarvi in questo compito e noi ci fidiamo, ma… Qualcosa potrebbe andare storto e dovrete cavarvela da soli. Il consiglio che vi do è di non separarvi; uno di voi dovrà stancarlo e cercare di fargli abbassare le difese e l’altro dovrà ucciderlo” Le sue parole vengono accolte da un silenzio carico di preoccupazioni.

***

“Murtagh?” Eragon è sulla soglia della tenda del fratello e guarda l’interno buio, rischiarato solo da una piccola candela; la voce del fratello lo invita ad entrare e lui lo fa.

“Ecco” Il cavaliere rosso gli porge la boccetta contenente quella strana sostanza ed Eragon la prende con attenzione; la porta alla bocca, ma il fratello lo ferma.

“No aspetta, devi farlo quando vedrai che Galbatorix è intento a combattere, o si accorgerà che non sei più sotto il suo controllo” Spiega Murtagh finendo di indossare la sua armatura, coronata da un mantello rosso con lo stemma di Galbatorix; Eragon è vestito con la stessa armatura argentea, solo il mantello è blu, ma anch’esso porta lo stemma di Galbatorix ricamato sopra.

“E tu? Non credo che riuscirò a passarti la boccetta” Lui china la testa di lato e sospira.

“Non c’è abbastanza… liquido, per entrambi; dovrai stordirmi quando sarai libero, non mi ribellerò; se ho fatto bene i conti ce la farete anche senza di me. Fa in modo che il sacrificio dei miei figli non sia andato perduto” La voce di Murtagh è roca e gli occhi trattengono a stento le lacrime, ma il suo sguardo è sicuro.

Una voce giunge da fuori la tenda del cavaliere: “Signori; il re richiede la vostra presenza sul campo di battaglia, i nostri stregoni sono riusciti ha penetrare la muraglia della grande foresta e lo scontro è iniziato” La vice dell’araldo giunge affannata dalla corsa; subito Murtagh si precipita fuori e lo congeda assicurandogli che sanno dov’è la strada. Eragon lo raggiunge appena dopo aver nascosto la boccettina sotto l’armatura.

“Se Galbatorix dovesse comandarmi di combattere non esitare. Uccidimi” Dice il cavaliere rosso mentre raggiunge Castigo.

***

Jofri e Francesca stanno sorvolando gli alberi il più lontano possibile dalla battaglia, hanno già aggirato i fuochi appiccati agli alberi e le grida; ora stanno tornando indietro e tutti e tre non hanno voglia di parlare, forse non torneranno indietro.

Eccola, la battaglia è incorso; un enorme drago nero sta dando fuoco alle truppe sotto di lui, gli elfi si difendono con la magia e continuano imperterriti a combattere per la loro vita, la loro foresta e la loro libertà; Murtagh ed Eragon in sella ai rispettivi draghi svolazzano dietro all’enorme figura nera riversando sugli elfi svogliate vampate di fuoco.

“Attiriamoli lontano dai soldati” Grida Briam e nello stesso momento in cui Joceline annuisce Francesca ruggisce; il suono raggiunge veloce gli altri cavalieri, che come aveva pensato Briam si voltano per raggiungerli. In poco si ritrovano lontani dal crepitio del fuoco, dal clangore delle armi e dalle grida.

I due draghi sembrano minuscoli rispetto al grande animale nero dagli occhi color del ghiaccio; Galbatorix li osserva dalla sella nera su cui è seduto, un sorriso vittorioso stampato in volto e gli occhi folli iniettati da crudele furbizia.

“Eccoti Joceline, sono molto felice di rivederti; tuo padre non approva la tua fuga, lo hai fatto stare in pensiero e quando la guerra sarà finita e gli elfi ci avranno restituito tua madre potremo finalmente essere in pace, quindi vieni e unisciti a noi…” Dice con gentilezza melliflua nella voce. Lei lo guarda con odio e sputa verso di lui; lo sguardo del re si fa cruciato e gli occhi gli si assottigliano.

“Devo prenderlo come un no” Sospira “Vedo che non sei più una bambina credulona. Beh, meglio così; quando ritornerai sotto il mio comando sarai più forte” Sposta gli occhi sui Briam e Francesca; li osserva a fondo prima di parlare.

“Ecco per chi si è schiuso il mio uovo; tu mia cara dragonessa appartieni a me” Un basso ruggito di Francesca segue le parole di Galbatorix “Che tu lo voglia o no tornerai sotto il mio controllo, una così rara bellezza non deve andare sprecata… E tu, piccolo Briam; tuo padre pensava che io non sapessi della tua esistenza. Ma si sbagliava, io so sempre tutto e poi ho sempre pensato che la stirpe di Morzan fosse predisposta a diventare Cavaliere; anche se devo ammettere che voi e vostro padre non siete affatto simili a Morzan” Prorompe in una rauca risata.

“Noi siamo in tre e tu sei solo” Dice Briam con furia negli occhi.

“Non stai facendo bene i conti ragazzo; con me ci sono vostro padre e vostro zio. Ma come credete che due cavalieri che vanno ancora imboccati e un misero umano traditore possano battermi?” Domanda lui con un ghigno malevolo; ma con sua grande sorpresa Briam ricambia il sorriso.

“Ma il terzo non è lui “ Indica Kedar “E tu sei solo” Indica dietro alla sua schiena; il re si gira e rimane inorridito dallo spettacolo che si apre davanti ai suoi occhi.

***

Eragon e Murtagh stanno seguendo il re, quando il più grande fa un segno al fratello; Eragon stappa la boccetta e i fili do materia colorata premono per uscire e prima che possano disperdersi il cavaliere porta la fiala alla bocca e beve il liquido vivo; non sente nessun sapore e quando inghiottisce il liquido non sente niente scendergli per la gola.

Pochi secondi dopo sente come dei fili che si attorcigliano intorno alla sua trachea impedendogli di prendere fiato, gli occhi iniziano ad annebbiarglisi e respirare diventa sempre più faticoso; è come se qualcosa gli raschiasse lo stomaco. Saphira continua a seguire Shruikan, anche se è molto preoccupata per il suo cavaliere.

“Stai bene piccolo mio?” Chiede ansiosa, rallentando.

“Si… vola” Risponde lui utilizzando tutta la forza di volontà che possiede per articolare le parole; pochi secondi dopo il dolore sparisce e il fiato torna ad entrargli nei polmoni. Deve faticare per non respirare raucamente e farsi scoprire.

Castigo gli si affianca, Murtagh annuisce e pochi secondi alta dalla sella del suo drago a quella di Saphira; Eragon estrae il pugnale e con l’impugnatura colpisce Murtagh sul collo vicino all’attaccatura dei capelli; il corpo svenuto del cavaliere rosso cade sul collo della dragonessa. Con formidabile velocità Castigo plana verso gli alberi, dopo aver preso tra gli artigli il suo cavaliere; lasciando Eragon e Saphira a seguire Galbatorix e gli altri tre draghi.

“Chi è?” Chiede Saphira al suo cavaliere, facendo apparire nella sua mente la figura del drago dorato.

“Non lo so… Ma mi ricorda vagamente Glaedr. Ma sarebbe impossibile” Risponde lui.

***

Eragon ha la spada sguainata e la punta dritta verso la figura del re e del suo drago, il volto vittorioso e sprezzante; ora è libero e Galbatorix lo sa.

“Nemmeno così riuscirete a sconfiggermi” Dice e poi il suo sguardo si sposta sulla figura dorata di Glaeder e la sua bocca emette una risata sprezzante “E così il vecchio Oromis è vivo! Ed è riuscito a ritrovare l’Eldurnari del suo vecchi drago, immagino sia stata opera di Murtagh farglielo arrivare. E così il vecchio ha deciso di riavere il suo compagno con se. Vero Glaedr? Dimmi, avete trovato un libro di magia nera?! Non pensavo che gli elfi fossero dediti a queste pratiche… Non va bene; convogliare l’energia dello spirito dei draghi dentro ad un Eldurari per ridargli un corpo, sacrificando così la vita di che portava quell’antico spirito…” Dice Galbatorix in finto tono di rimprovero.

“È stata una loro scelta!” Afferma Briam, senza timore; la sorella gli lancia uno sguardo interrogativo.
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Re: Un matrimonio indesiderato

da Riario1 » 8 agosto 2014, 12:23

UN MATRIMONIO INDESIDETATO

“Eragon, Eragon, Eragon…” Sospira Galbatorix “Sappiamo tutti e due com’è finita la prima volta che ti sei opposto a me, non rifare lo stesso errore”

“Io non rifarò lo stesso errore; questa volta mi assicurerò che tu sia morto e appenderò la tua testa su una picca” Ringhia il cavaliere; ma le sue parole vengono seguite dalla risata isterica del re e in uno scatto d’ira Saphira balza verso di lui.

La dragonessa riesce ad azzannare il collo dell’enorme drago, ma questi con uno scatto furibondo la fa balzare di lato e con uno scatto d’ali si precipita sulla sua preda azzurra; in quel momento Glaedr parte all’attacco e morde con forza la coda di Shruikan, staccandone un pezzo insanguinato.

Il drago nero ringhia di dolore e con il moncherino della coda colpisce il corpo dorato di Glaedr; con poche parole il re fa ricrescere la coda del suo drago, ma in quello stesso momento anche Briam e Joceline scattano; i due draghi mordono il ventre di Shruikan ai due lati opposto.

Il drago nero gira l’enorme testa verso Joffri e lo investe con una vampata di fuoco, ma Joceline evoca un incantesimo di protezione e il fuoco non li sfiora; Francesca a sua volta cerca di bruciare la zampa posteriore del drago nero ed essendo il re impegnato a fermare un fendente di Eragon, che si era riavvicinato, non riesce a proteggere il suo drago; questi ulula di dolore e con un colpo d’ali si porta a distanza dal nemico.

Glaedr è il più veloce e balza nuovamente all’attacco, ma Shruikan lo intercetta e con una zampatta lo stordisce; il corpo del drago dorato cade verso terra, l’impatto con il suolo è attutito degli alberi. Spahira che si era portata più in alto cerca di attaccare Galbatorix seduto sopra la sella, ma il drago si sposta avanti e lei riesce a mordere solamente la sua schiena; si ancora al corpo nero con una tale forza che anche tutti i movimenti di Shruikan non riescono a staccarla e la testa del drago non riesce a raggiungerla.

Eragon balza giù dalla sella e con la spada insguainata, raggiunge il re che si era alzato in piedi e lo aspettava con la spada bianca in mano, i due sfidanti si scrutano e con uno scatto fulmineo Eragon apre le danze; le stoccate del giovane cavaliere vengono intercettate dal re, al terzo tentativo Galbatorix fa scivolare le due lame fino ad invertire la posizione di guardia, spingendo la lama di Eragon verso il suo corpo.

Uno scossone li fa barcollare all’indietro; Joffri aveva addentato nuovamente il corpo nero e Shruikan lo aveva scrollato di dosso muovendosi furiosamente. Tornado all’attacco Galbatorix sorprende Eragon con una velocità che non si potrebbe attribuire al corpo del re; preso alla sprovvista il moro arretra velocemente fino a non trovare più il corpo di Shruikan a sorreggerlo e cade nel vuoto.

Saphira stringe di più la presa sul drago del re, che si agita prendendo contro ad Eragon mentre cade, facendolo allontanare di più; il ragazzo ferma la caduta con la magia e raggiunge Glaedr che sta risalendo, si accomoda sulla sella del drago dorato e torna all'attacco.

Joceline prende il posto dello zio nel combattimento, affiancata da Briam; i duellanti non si risparmiano colpi e poi anche Briam viene sbalzato lontano dal duello, subito intercettato da Francesca che affianca Glaedr tornando ad azzannare i fianchi di Shruikan.

“Siamo rimasti in due, cara” E parte nuovamente all’attacco, Joceline para i primi affondi, ma quando il ritmo del duello si fa più serrato la ragazza fatica a tenere il passo e in poco la spada cade su dorso del drago nero, repentinamente calciata dal re che la fa finire in aria.

Un altro scossone scuote il corpo di Shruikan e Joceline cade sulle squame nere; il re le si avvicina puntandole la spada alla gola.

“Ti dovrei punire…” Riflette lui, ma la ragazza risponde al suo sguardo divertito con uno di sfida e non dice niente “Non hai paura di morire?” Chiede il re.

“E tu?” Ribatte Joceline; in quello stesso momento alle spalle del re, Kedar pianta il pugnale nella spalla sguarnita di Galbatorix, che spalanca gli occhi, troppo sconcertato per gridare di dolore; la lama è penetrata fino al collo ed è quasi impossibile guarire la ferita prima che la vita lo abbandoni, ora ha solo il tempo per sentire le parole di Kedar:

“Quando hai fatto ammazzare la mia famiglia dovevi aspettarti che sarebbe successo questo” Gli sussurra all’orecchio, per poi spingerlo giù dal dorso del suo drago; tutti osservano il corpo nel mantello cadere e volteggiare in balia del vento. Il tiranno è morto.

Ma intanto che la consapevolezza che la tirannia è finita invade le loro menti, l’enorme corpo di Shruikan inizia a cadere e i corpi di Kedar e Joceline finiscono in aria; il ragazzo afferra Joceline e cercando di orientare la loro caduta raggiunge Saphira che li afferra con gli artigli e li accompagna dolcemente a terra.

***
ALCUNI ANNI DOPO
Il corpo di Galbatorix è stato bruciato, in modo che nessuno possa rendere una sua eventuale tomba sede di pellegrinaggio; una svolta curiosa ha avuto il suo compagno, infatti Shruikan non è morto come molti si aspettavano, quando ha riaperto gli occhi al posto di quei bianchi fiammeggianti pozzi d’ira c’erano dei dolci occhi neri. In pochi mesi ha trovato il suo degno compagno, infatti il figlio di Eragon e Arya è nato quando il drago è tornato al palazzo; non si sa come Shruikan si è legato nuovamente al neonato e tutti trovano ironico il fatto che un drago così grande si sia legato ad un bambino appena nato.

Eragon però non è diventato re degli elfi, lui e Arya hanno tremendamente litigato, perché l’elfa non voleva che il figlio diventasse cavaliere dei draghi, mentre Eragon ne era stato immensamente felice; in più lui aveva intenzione di diventare il prossimo capo dell’ordine dei cavalieri e dopo aver recuperato le uova di drago è partito per le nuove terre, con la promessa di tornare per suo figlio e quando sarebbe stato più grande condurlo con se per allenarlo, cosa di cui la madre non era stata affatto felice.

Il trono di Alagaesia è stato assegnato ad un giovane uomo che si era unito agli elfi dopo la grande battaglia in cui Eragon era diventato schiavo del vecchio re; in principio era stato offerto a Nasuada, ma la donna ormai anziana lo aveva rifiutato dichiarando di voler passare tranquilli i suoi ultimi anni.

Briam e Joceline sono partiti con Eragon e tornano regolarmente per salutare i genitori; ormai Briam si è abituato a chiamarli mamma e papà, anche se è stato molto difficile per lui. Alla fine Joceline si è fidanzata con Kedar, che si è trasferito anch’esso con lei e insegna ai giovani cavalieri l’arte della spada.

Dopo due anni è nata la quarta figlia di Murtagh e Serafina, Anna; la bambina assomiglia molto agli elfi e sembra che abbia ereditato da loro la lunga vita; per sollievo di Murtagh e Serafina non è diventata un cavaliere di drago e vive la sua infanzia spensierata.



FINE
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