Una voce per Fírnen

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Re: Una voce per Fírnen

da Daenerys » 17 luglio 2014, 10:00

Ciao a tutti :D ci avviciniamo sempre più alla conclusione :crybaby:
Questo è il penultimo capitolo ed è molto importante per la storia di Fírnen. Volete un nome? Arya :innamorato: Tra l'altro vedremo una scena molto particolare vissuta... Dall'interno dell'uovo :uovo: Ebbene sì, ho inventato di sana pianta :ehehe: ma spero di averlo fatto bene :arrossito:
Ditemi che ne pensate. :)
Buona lettura ;)

#9 - Io e Te

Libertà! Quanto l'avevo attesa! Non riuscivo ancora a crederci! Non si trattava di un sogno o dell'ennesima illusione, al contrario...
Per troppo tempo avevo aspettato la mia libertà, ed ero addirittura arrivato a credere che non l'avrei rivista mai più, eppure, alla fine, dopo un lungo periodo, che i Varden quantificavano come "cento anni" e io definitivo piuttosto "eternità", quella tanto agognata libertà era giunta da me.
Il re era veramente morto, quel giovane ragazzo, il Cavaliere della dragonessa, quel tale di nome Eragon, era riuscito a sconfiggerlo. Nessuno mi aveva fornito notizie dell'altro Cavaliere, Murtagh, sebbene, nel profondo della mia coscienza, dubitassi altamente della sua morte. Sentivo che qualcosa mi accomunava a quel Cavaliere: anche lui, in fondo, era prigioniero come me, e ora poteva riassaporare la sua libertà. Tuttavia, in quel momento, di lui e del suo drago non me ne importava più di tanto...
La mia priorità era uscire dall'uovo.
Finalmente, dopo tanto tempo, avevo l'opportunità di rompere una volta per tutte quell'opprimente guscio color smeraldo e di spiccare il volo. Già iniziavo a pregustare il momento in cui avrei varcato per la prima volta, con le mie ali, la volta celeste, e un'emozione intensa si impossessava del mio corpo, che fremeva, per la prima volta dopo anni, all'interno dell'uovo.
I primi giorni della mia seconda vita furono i più duri. Dovevo abituarmi alla mia nuova condizione, ma, al contrario di quanto pensassi, non era cosa facile. Avevo passato troppo tempo chiuso in una stanza e, nonostante fossi sempre stato lucido e vigile, avevo perso ogni contatto con il mondo esterno.
Fortunatamente gli elfi mi aiutarono nella lenta risalita dall'abisso in cui Galbatorix mi aveva gettato. Non avevo ancora imparato tutti i nomi dei maghi che si occupavano di me, tuttavia mi erano rimasti ben impressi quelli dei miei salvatori: Blödhgarm e, soprattutto, Arya.
Non riuscivo a definire perfettamente il legame che mi stringeva a lei: era questo il sentimento che si prova di fronte a colei che ti aveva salvato la vita, o era forse qualcosa di più? Lei sembrava comprendere il tormento che sentivo, ma non si immischiava mai nella mia mente. Solamente, si sedeva in silenzio accanto al mio uovo: potevo avvertire la sua presenza, rassicurante, ma non invadente, accanto al mio guscio ed aveva l'effetto di un balsamo guaritore.
***
Ben presto venni a conoscenza del mio destino che, come al solito, era sempre scelto dagli altri. Difatti, Eragon, così si chiamava quel giovane cavaliere che era diventato il Capo del Nuovo Ordine dei Cavalieri, aveva già pianificato le prossime mosse, incluse quelle che mi riguardavano da vicino: infatti sarei stato inviato il prima possibile con Arya ad Ellesméra, dove mi avrebbero stato presentato ai giovani elfi smaniosi di diventare Cavalieri.
Sempre che l'aggettivo "smanioso" potesse essere affibbiato ad un elfo.
Ciononostante, la prospettiva di intraprendere quel viaggio mi allettava molto: finalmente sarei uscito, dopo un secolo, da Urû'baen, la città dove tutto mi riportava ad un solo nome, Galbatorix, e avrei visitato nuovi paesi.
Inoltre, non sarei più stato presentato ai soli nobiluomini interessati solo a compiacere il sovrano, ma avrei conosciuto degli elfi, dei veri elfi! Mi tornarono alla mente i ricordi di un tempo passato, in cui avrei tanto voluto schiudermi per una di quelle creature! Nonostante non fossi più, almeno mentalmente, lo stesso drago che veniva presentato nella piazza di Dorú Areaba, ancora aspettavo con trepidazione il giorno in cui mi avrebbero portato nella Du Weldenvarden.
Finalmente l'avrei visitata... Con Arya.
***
"Manca poco, non ti preoccupare"
Il viaggio era stato lungo, anche se non potevo certo definirlo stancante. Arya si era presa cura di me per tutto il tempo, sussurrandomi che presto avrei trovato un degno compagno per cui schiudermi, e che la mia attesa sarebbe terminata. In realtà... non avevo il coraggio di dirglielo, non avevo nemmeno il coraggio di farlo, ma stava nascendo in me la convinzione di aver già trovato il mio Cavaliere.
Era lei. Il compagno che aspettavo era Arya. Questa intuizione nata piano piano dentro di me si stava trasformando sempre più in decisione, ferma e incrollabile come le montagne. Ormai non c'era più nulla che avesse potuto farmi cambiare idea: se non mi fossi schiuso per lei, non mi sarei mai più schiuso per nessun altro.
Forse era così che doveva andare fin dall'inizio...
Sentii un flusso improvviso di energia avvolgere le mie membra, donando un senso di benessere che non avevo mai provato in vita mia; mi sentivo sempre più potente, sempre più vivo. Il guscio che era stato la mia prigione mi pareva sempre più fragile: se mi fossi agitato ancora un po' l'avrei sicuramente rotto.
Avevo ripreso il controllo del mio corpo: mossi sempre più quelle lunghe appendici, che erano le mie ali, fino a che non udii un rumore secco. Spinsi con tutte le mie forze, finché non mi accorso che ero riuscito a creare una crepa. Potevo vedere quella sottile linea frastagliata che brillava di una tenue luce argentata all'interno del buio del mio uovo. Ricominciai allora a spingere e le crepe aumentarono fino a creare una sorta di ragnatela luminescente che confluiva in un punto sopra di me.
Sapevo cosa dovevo fare.
Raccolsi tutte le mie forze e caricai, per quanto mi era possibile, contro quel punto. Cozzai fino a che non vidi altro che schegge color smeraldo attorno a me.
Non ricordo più se sentii dolore: la mia attenzione fu subito calamitata da altro.
Luce. L'azzurro del cielo. Il verde degli alberi. L'odore forte della terra bagnata.
E due occhi verdi, a mandorla, che mi fissavano.
C'era emozione in quello sguardo, e anche paura. Volevo dirle che l'avevo aspettata tanto, che non doveva aver timore perché sapevo che eravamo giusti l'uno per l'altra, ma non riuscii a emettere altro che un verso flebile.
Arya era immobile, ma sapevo che presto avrebbe ripreso il controllo di sé. Difatti, con un battito di ciglia, scacciò ogni impressione che la mia schiusa doveva averle fatto, e allungo lentamente una mano verso di me.
Mi toccò, con gentilezza.
Fu allora che avvertì la scarica. Era dolorosa e piacevole al tempo stesso. Era un fulmine che attraversò in pochi secondi tutto il mio corpo, toccandone ogni punto; era un'onda che sciacquò via impetuosamente tutto ciò che ero; era pura energia che colpì la parte più profonda della mente.
Qualcosa era cambiato, e anche l'espressione di Arya confermò quello che sentivo.
Non eravamo più soli.


Ps: al prossimo, ultimo capitolo :cry: a breve, ma non troppo :cool: sui nostri schermi
Daen
Pps: a proposito di schermi, chissà se è ancora valido il circolo degli scrittori dopo ben un anno :wacko:
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Re: Una voce per Fírnen

da oromiscanneto » 20 luglio 2014, 11:39

Ciao Daen, letto tutto e arriva il commento! Questa ff è un concentrato di emozioni, trasmettere quelle del personaggio al lettore è una delle cose più difficili della scrittura secondo me (insieme al romanzo giallo, in cui per altro ti sei già dimostrata bravissima :cool: ) e ci stai riuscendo alla grande.

Daenerys ha scritto:Ciao Tra l'altro vedremo una scena molto particolare vissuta... Dall'interno dell'uovo :uovo: Ebbene sì, ho inventato di sana pianta :ehehe: ma spero di averlo fatto bene :arrossito:

Ma dai, aspettavamo tutti la schiusa dell'uovo descritta dall'interno, la ff esiste principalmente per questo :lol: davvero, era il momento più atteso di tutti ed eccolo qua finalmente, come sempre brillante. Ormai hai spiccato il volo, mi sentirei ridicolo a criticare chi ne sa (e probabilmente ne ha sempre saputo) molto più di me.

Daenerys ha scritto:Pps: a proposito di schermi, chissà se è ancora valido il circolo degli scrittori dopo ben un anno :wacko:

Purtroppo ci siamo arresi tutti... Io ho ancora una storia in cantiere per il tema cinema, forse la posto lo stesso. Poi se qualcuno volesse postare potrà riattivarsi (almeno per un po') il tutto. Il circolo è stata l'esperienza migliore da quando sono qui, un'esperienza di confronto unica che mi ha fatto imparare dai miei errori (la prima OS postata sul fantasy). Mi piacerebbe vederlo rivivere
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Re: Una voce per Fírnen

da Daenerys » 21 luglio 2014, 16:15

Grazie del commento :arrossito:

oromiscanneto ha scritto:
Daenerys ha scritto:
Pps: a proposito di schermi, chissà se è ancora valido il circolo degli scrittori dopo ben un anno


Purtroppo ci siamo arresi tutti... Io ho ancora una storia in cantiere per il tema cinema, forse la posto lo stesso. Poi se qualcuno volesse postare potrà riattivarsi (almeno per un po') il tutto. Il circolo è stata l'esperienza migliore da quando sono qui, un'esperienza di confronto unica che mi ha fatto imparare dai miei errori (la prima OS postata sul fantasy). Mi piacerebbe vederlo rivivere


Vediamo cosa posso fare :sospettoso: in questo periodo non ho tanto tempo per scrivere ma ne ho abbastanza per pensare a una storia (e una volta pensata ci metto poco a buttarla giù ^^ )
Tu intanto postala ;) (poi al limite mando un mp a saphira1999 per il tema del prossimo... Chissà che vedendo la gente postare... )
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RE: Una voce per Fírnen

da Daenerys » 21 agosto 2014, 17:26

Lo so, sono un po' in ritardo, ma ho avuto qualche difficoltà con questo capitolo. :ehehe: Ho riletto Inheritance (perlomeno la parte che mi serviva) e sono ancora convinta che questa scena non abbia senso :sleep:
Ebbene sì, stiamo parlando delle fantomatiche "Cinquanta Sfumature di Fìrnen" :invisibile: e, pur leggendo e rileggendo, mi chiedo ancora come sia possibile che sia successo. :wacko:
Io do la colpa a Saphira :sospettoso:
Volete vedere questo capitolo (ad alto tasso dragonesco? [smilie=spiteful.gif] )
Buona lettura :P

#10 -Nirvana

Finalmente era arrivato il giorno in cui avrei conosciuto il grande Eragon Ammazzaspettri ed Ammazatiranni. Arya me ne aveva parlato spesso. Le sue parole lasciavano emergere tutto il suo rispetto e la sua ammirazione verso quello che considerava un giovane ed eccezionale essere umano, ma nel profondo potevo sentire che quello che provava nei suoi confronti era qualcosa in più. Indagando nelle profondità più remote della sua coscienza avevo capito che quello che nutriva nei suoi confronti era un sentimento particolare. Non era amore, ma nemmeno semplice amicizia... Piuttosto, l'avrei definita una sorta di fedeltà o lealtà, anche se questi termini continuavano a parermi inadeguati per descrivere quel particolare sentimento. Io sapevo solo che lei esitava a mostrarlo, quasi avesse il timore di rovinarlo. Quello che la mia storia mi aveva insegnato era che ogni emozione andava vissuta come se fosse l'ultima: senza quello che proviamo, o pensiamo, le giornate non sarebbero altro che le perle di una collana sempre uguale a se stessa. Forse un giorno anche lei avrebbe preso qualcosa da me... In fondo il nostro legame andava ben oltre l'amicizia, la lealtà o addirittura l'amore. Era tutto questo e molto altro.
Non avevo mai conosciuto qualcuno in maniera così profonda così come conoscevo Arya. Potevo dire di sapere ogni cosa sul suo conto: la sua gioia mi rallegrava, la sua serenità mi calmava, il suo dolore mi straziava. Ogni emozione che provava toccava le corde del mio corpo, e lo stesso si poteva dire dei miei sentimenti. Il mio entusiasmo la divertiva, la mia giovinezza la deliziava, i miei ricordi l'addoloravano.
Eravamo intimamente legati e niente, forse nemmeno la morte, avrebbe potuto sciogliere il nodo che ci univa. Così, quel giorno, nonostante non l'avessi mai incontrato in vita mia, attendevo la visita di Eragon come un amico che non vedevo da tantissimo tempo.
-Stanno arrivando- annunciò Arya in tono solenne.
Non fui stupito. L'aria attorno a me vibrava. Mi levai in volo, sbattendo le mie ali all'impazzata. Non volevo farmi trovare impreparato: l'ultima cosa che desideravo era che Saphira pensasse che fossi un cucciolo impaurito, anche se forse,a dire il vero, lo ero proprio.
Cucciolo, perché questo ero, non mentalmente ma fisicamente, e non impaurito. Anche io avevo vissuto la mia battaglia, avevo lottato, contro tutti, contro Galbatorix, per mantenere la mia integrità mentale. Anche io ero in fondo un'eroe.
-Cosa dici di fare loro una sorpresa?- mi propose Arya, con un tono che non avevo mai sentito prima. Se non la conoscessi bene, avrei detto che era addirittura "scherzoso".
-Dimmi pure...-
***
Annunciai il nostro arrivo con una fiammata. Ancora non ero abituato a sputare fuoco, e la sensazione mi esaltava. Era la fiammata più grande che avessi mai soffiato: una cascata di fuoco color verde investì il cielo circostante, dividendosi in migliaia di rami.
Ero così soddisfatto di me: Eragon Amazzatiranni e Saphira Squamediluce avrebbero visto di che pasta ero fatto.
La dragonessa si accorse subito di me, lei e il suo Cavaliere salirono a tutta velocità verso di noi, tanto che rimasi sorpreso dalla rapidità della sua azione.
-Non farle del male- mi disse Arya.
-Io mi preoccuperei più per noi- ribattei a metà tra il divertito e il preoccupato. Non volevo che pensassero che fossi un nemico: in fondo, era solo la prima volta che mi vedevano.
Saphira mirava alla mia coda. Io cercai di scansarla: era troppo veloce, troppo esperta per un cucciolo come me. Potevo definirmi un drago veloce e robusto, ma non ero tanto allenato da tenerle testa. Lei mi ruggì contro: la sua voce era possente, ma lievemente acuta, dopotutto era una femmina, l'unica femmina della mia specie sopravvissuta.
Io le risposi: il mio ruggito era molto più profondo del suo. Ne fui soddisfatto.
Agitai la coda freneticamente, ma lei non rispose alla mia provocazione: planò dolcemente verso il fiume Ramr, mentre una voce nella mia testa diceva:
-Seguimi...-
Atterrammo a cento piedi di distanza sull'altura che circondava il fiume.
***
I nostri Cavalieri ci lasciarono soli. Saphira sedeva acquattata, come se volesse saltarmi addosso da un momento all'altro. Non sapendo cosa fare, replicai la sua posizione, sperando che i miei movimenti non lasciassero trapelare tutta la mia insicurezza.
Non avevo mai avuto a che fare con una femmina della mia razza... Come avrei dovuto comportarmi?
Lei muoveva la coda, io facevo lo stesso, senza mai distogliere il mio sguardo dai suoi occhi blu cobalto. Ci annusavamo, ci cercavamo, la nostra era come una danza, un rituale antico come la nostra specie.
Fu lei a prendere l'iniziativa. Di scatto si alzò e mi mostrò le zanne, bianche come la neve.
-Credo di starle antipatico- riferii allarmato ad Arya, che, nella mia mente, rispose con una risata argentina.
-Io direi piuttosto che vuole qualcosa di più da te?-
-Qualcosa di più?-
Nel frattempo le avevo mostrato le zanne di risposta, cercando di intimorirla. "Come se fosse possibile intimorire una dragonessa che ha affrontato Galbatorix in persona..."
Lei mi affiancava, io mi spostavo, fino a che lei non si bloccò.
Mi saltò addosso.
Morse il fianco sinistro con una certa determinazione, cogliendomi di sorpresa. Ero arrabbiato, spaventato... esaltato. Non sapevo cosa dovevo fare, mentre lei mi guardava maliziosa. Il sangue scorreva lungo il mio fianco e il dolore mi toglieva lucidità.
Arya mi consigliò: -Se vuoi che lui ti rispetti, allora devi morderla anche tu-
Fissai stupito il mio Cavaliere, poi la dragonessa, poi di nuovo Arya.
Allora elaborai un piano. Mi eressi, cercando di mostrale alla dragonessa il mio lato più feroce, poi, ruggendo, le morsi la zampa anteriore. Non volevo farle male, ma lei reagì con un ruggito estatico. Capii che voleva che io la catturassi.
Le saltai addosso violentemente, bloccando e mordendola dolcemente. Lei non cercò nemmeno di dimenarsi, scuoteva la coda ritmicamente, mentre io la tenevo ferma a terra.
Stavo quasi per abbassare l'attenzione quando lei mi colse impreparato: si dimenò con più convinzione liberandosi dalla presa, e mi soffiò contro.
Diressi la mia fiammata contro di lei, compiaciuto del fatto che sputare fuoco ormai non era più difficile, ma lei ribatté lanciando una fiammata grande il doppio rispetto alla mia.
Questo era un affronto.
Partii a tutta velocità, costringendola a manovre efferate per evitare l'attacco. Non si aspettava tutta questa iniziativa per me. "Non sono più un cucciolo" pensai "e glielo dimostrerò".
Saphira era una bravissima volatrice, molto meglio di me di sicuro. Si eresse verticalmente, puntando direttamente al sole con una rapidità sovrannaturale, che non apparteneva a nessun'altra specie, se non ovviamente quella dei draghi.
Lei non doveva sfuggirmi.
Decollai a tutta velocità verso di lei, affiancandola. Entrambi sputammo il fuoco, che ci circondò senza mai bruciarci. Risalimmo fino a quando l'aria non si fece rarefatta, poi Saphira si slegò dal mio abbraccio di fuoco e puntò dritto verso terra.
Voleva vedere fino a che punto osavo spingermi.
Ma io ero cosciente delle mie capacità, e, nonostante un piccolo momento di esitazione, mi lasciai precipitare verso il suolo.
Lei mi aspettava lì. Annuiva. Avevo conquistato il suo rispetto.
E allora mi unii a lei...


Ps: i capitoli in origine dovevano essere 10, ma ne ho previsto un undicesimo. Quindi, state aggiornati che presto (si spera :D ) ci sarà la conclusione...
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Re: Una voce per Fírnen

da oromiscanneto » 12 settembre 2014, 22:34

E il primo messaggio sul forum di fantasynow è un mio commento alla tua ff :inchino:
Capitolo coinvolgente fin da subito, è volato. Sei stata costretta da Paolini a descrivere un evento insolito, due draghi che iniziano a corteggiarsi al primo incontro ed è andata bene. Anche se Fìrnen mi fa tenerzza, quasi mi ci rivedo... Certo a lui è andata per il meglio xD
Vabbe comunque più si avvicina alla conclusione la ff più finisco anche io le parole per descrivere le tue ff; hai uno stile ben delineato, anche un po' paoliniano in effetti ma meno astruso (e non può che essere un bene), ma ben riconoscibile. Insomma fra pregi e difetti, dopo tanto allenamento hai un'identità :yes:
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Re: Una voce per Fírnen

da Hazelle » 9 febbraio 2015, 16:35

Ohi! Buongiorno, Madre dei Draghi. Sì, non solo sei la mammina di Drogon, Vyserion e Rhaegal, ma anche di Fìrnen e Castigo. Li hai caratterizzati sicuramente meglio tu di Chris, poco ma sicuro. (Sappi che da quando ho letto A letter. non riesco più a vedere Castigo come un drago terribile e feroce. Ed è tutta colpa tua!)
Well, veniamo a noi... La scena della schiusa è a dire poco adorabile! Che patatino Fìrnen!!! Una volta avevo scritto una OS con POV Arya... (Hazelle, non importa a NESSUNO.) È stato molto carino leggere il POV Fìrner. Ti ho già detto quanto trovi GENIALE questa tua fanfiction, vero? (Ma dove stanno le emoticons in questo nuovo coso?? Mi sento persa senza EI!)
L'ultimo capitolo è ugualmente adorabile. Le mie shiiiip!!! Anche se personalmente trovo il pairing FìrnenxSaphira un po' forzato. Non è colpa tua, anzi! È Chris. (Sono arrabbiata con Chris. Forse perché ieri ho visto Star Wars IV e sono tipo "WHAAAAT?!?"). Vabbe. Bellini però, li hai descritti bene. Fìr è un po' un adolescente di prima liceo occhialuto e brufoloso (unpo'tipoChris) alle prese con la sua prima cotta che, guarda caso, è una studentessa di Letteratura dalla bellezza straordinaria, capelli corvini e occhi blu, ma che ha ben 9 anni in più di lui. (Non chiedermi il perché di tutto ciò che ho scritto.)
Va bene, complimenti come sempre! Sei la migliore!
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(PRIMO COMMENTO SU FANTASYNOWWWW!!! Ragazzi, mi manca EI...)
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Re: Una voce per Fírnen

da Daenerys » 20 febbraio 2015, 17:49

OH GOSH, WE DID IT!!!! *da leggere rigorosamente con accento americano*
Ce l'abbiamo fatta! Con quest'ultimo capitolo si chiude anche questa ff, che a dire il vero mi scocciava molto lasciare incompiuta: mancava solo questo! ^^ (non come una certa ff in cui mi mancano tanti, anzi troppi capitoli per concluderla :crybaby: )
Così, approfittandone di un giorno senza niente (la sessione di esami si è conclusa con 3 esami superati, inglese, fisica e algebra, e di informatica devo ancora sapere il risultato... :cool: ) ho preso in mano il tablet... ed è stato come se non avessi mai smesso di scrivere!
Quindi, vi lascio con la conclusione...
Buona lettura :laugh:

#11- Dono di addio

"Era scritto che andasse così" la luce di Ellesméra andava affievolendosi man mano che ci allontanavamo dalla città, ma quella sorta di groppo in gola, che mozzava il respiro sia a me che al mio Cavaliere sembrava farsi più intenso ad ogni passo.
Avevo imparato in breve tempo a conoscere Arya: mi ricordava sempre più la brezza che spirava nella Du Weldenvarden: a terra poteva anche sembrare fredda e tranquilla, ma in quota spirava impetuosa. L'elfa era fatta così: in superficie, agli occhi degli altri, era una donna che non si lasciava affatto sopraffare dall'emozioni, "una statua di legno" l'aveva definita così quella sorta di signorotto che ci aveva donato la spada Tamerlein, ma io, che riuscivo a leggerle nel profondo, sapevo che anche lei era capace di soffrire. E, in questo momento, stava soffrendo.
Le sue emozioni si riversavano nel mio cuore e si amplificavano, tanto era vero che noi draghi eravamo le creature più passionali di Alagaësia: così stavamo procedendo verso Sílthrim, andando incontro all'inevitabile.
Cercavo di passare quanto più tempo con Saphira possibile: ero così contento all'idea di aver trovato una compagna, impresa non facile dato che era l'unica dragonessa adulta rimasta nel nostro continente e poteva anche non accettarmi, considerando che lei era un'eroina e io, al suo confronto, un cucciolo che la guerra l'aveva vissuta da dentro un duro guscio d'uovo.
Ma lei mi aveva accettato, e ora ero disperata all'idea di perderla.
Lei non capiva. Eragon non capiva. Perché non potevano tornare indietro? "Era scritto che andasse così" dicevano e nessuna risposta mi era sembrata così... stupida, rispetto a tutto quello che avevano vissuto, che tutti noi avevamo vissuto.
Ma non era quello il momento di lamentarmi: avevamo rimasto poco tempo insieme, e non l'avrei passato a deprimermi per poi rimpiangere di aver sprecato quei momenti irripetibili. Se c'era qualcosa che tutta la mia storia, vissuta in prigionia a un passo dalla pazzia, mi aveva insegnato è che la vita va vissuta in ogni suo momento, sia esso triste e felice. Ammirando l'ultima festa di Eragon e Saphira ad Alagaësia, preparata da centinaia di nani, sapevo che Vrei vissuto un momento felice. Ed era prezioso, e me lo sarei goduto al massimo e Arya, seduta accanto a Eragon, era d'accordo con me.
"Devi provarlo anche tu" mi disse Saphira indicandomi i barili di idromele regalatogli dai nani. Sbuffai e ne annusai il contenuto, poco convinto.
"Non eri tu che volevi vivere la vita al massimo?" Mi stuzzicò Arya "ebbene, approfittane per questa nuova esperienza". Ruggii, approvando le sue parole, e buttai giù il contenuto della prima botte.
***
I ricordi di quella notte assumono nella mia memoria i contorni di un fairth sbiadito dal tempo.
Il fuoco e le tenebre.
Gli occhi verdi di Arya che brillavano nell'oscurità.
La urla di giubilo dei nani, che squarciavano il silenzio del bosco.
Le risate di Roran, lo strepitio delle fiamme.
Uno sbattere d'ali nel buio.
Il fuoco e le tenebre.

***
"È arrivata l'ora"
Umani, nani, elfi: dall'alto non sono altro che punti colorati sulla superficie. Vedevo quei punti salire su un sottile vascello di legno, mentre Saphira al mio fianco non diceva una parola.
I draghi non piangono, ma se fossi stato un umano, o un elfo,non avrei esitato ad implorarla di restare. Arya, invece, non l'avrebbe mai fatto: anche con lei la vita era stata dura, eppure era riuscita ad imparare a dominare le pulsioni del suo animo. In fondo, era anche questo che mi aveva spinta a sceglierla come Cavaliere...
"E così ci lasciamo..." Iniziò Saphira. Quel silenzio non piaceva né a me né a lei.
"Non è un addio" presi il coraggio a due mani e le dissi tutte quelle parole che, nelle ore precedenti, la mia mente non era riuscita ad esprimere. Dopotutto ero sì più giovane di lei, ma ne avevo passate talmente tante che avevo imparato che, ella vita, niente era definitivo. E non lo sarebbe stato nemmeno il nostro addio.
"È un arrivederci. Non dare per scontato quello che non sai. Un'indovina ha previsto che non tornerete? Non ha detto che noi non verremo da voi... Ci rivedremo, Saphira, è una promessa."
"Ma..." La dragonessa era coraggiosa, una guerriera micidiale e, talvolta, anche una sbruffone, ma in amore ne sapeva quanto me.
"Le promesse sono flebili solo per gli esseri dalla vita breve. Noi draghi siamo creature dalla vita secolare, e lo stesso i nani, gli elfi, e i Cavalieri: non credere che ti stia mentendo, e, se lo vorrai, userò l'Antica Lingua per dirtelo. Ma non ce n'è bisogno: le mie parole sono ferme come la terra e brillanti come il sole, e come la terra e il sole non avranno fine, e le ricorderai finché avrai memoria per ricordare" Ripresi il fiato, e la dragonessa non replicò.
"Il futuro è incerto: un secolo fa mi immaginavo volare fra le torri di Dorù Areaba, cinquant'anni fa invece mi sarei visto schiavo a vita di Galbatorix, senza futuro, senza libertà.
E oggi? Cosa ci riserverà il domani?
Non esiste un destino, siamo noi gli artefici del nostro fato..."
"E nessuno potrà mai dare ordini a un drago" concluse lei.
Ci fissammo, e il suo sguardo color zaffiro poté molto più di mille rituali di accoppiamento.
Sarei rimasto lì per sempre, sospeso tra un passato che cessava di esistere e un futuro che si apriva misterioso di fronte a noi, là dove il fiume Edda virava verso l'ignoto, finché Arya non mi richiamò.
"È ora dell'addio" La sua voce era calma, apparentemente tranquilla, ma sotto la scorza a prima vista placida potevo sentire l'immensa tristezza che l'affliggeva.
"E se non volessi?" Azzardai. "Potrei sempre lasciarti lì..."
"Non potresti farlo!"
"Perché no?"
"Perché il nostro popolo ha bisogno di noi".
Sbuffai. Aveva sempre ragione lei.
"Il nostro popolo ha bisogno di noi" dissi a Saphira prima di gettarmi in picchiata verso Arya. Non mi voltai dietro: proseguii verso la Du Weldenvarden lasciandomi il fiume Edda, e il mio cuore, alle spalle, volando verso territori conosciuti e un futuro dalle mille possibilità.


Ringraziamenti:
Mi sento quasi in dovere di ringraziare Oromis e Hazelle, che ci sono sempre stati, mi sa già dal primo capitolo! Ormai in questo forum siamo in pochi che giriamo :cry: (anche se credo che se Chris si decidesse di pubblicare qualcosa di nuovo la faccenda qui cambierebbe... e anche molto *ottimismo modalità on* ) e trovare qualcuno che ancora legge la mia storia... mi riempie di gioia :arrossito:
Adesso ho due possibilità:
-riprendere Enchantement;
-dedicarmi alle one-shot quando avrò voglia;
Purtroppo l'università è veramente tosta, e non so quando e se tornerò a postare, in ogni caso, io in giro ci sono ancora!
Daenerys :bye:
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Re: Una voce per Fírnen

da oromiscanneto » 11 marzo 2015, 23:32

Grazie a te Daen che continui a postare, io tutto sommato ho ancora voglia di leggere ff... E questa è stata interessante, è sempre bello considerare i diversi punti di vista di una situazione. E questo finale ha un sapore diverso da quello di Inheritance, nel libro per Arya (tramite Paolini) rimanere in Alagaesia sembra una condanna mentre qui si parla di "mille possibilità". Ora non ricordo se avevo altre considerazioni messe da parte sulla ff lo ammetto :D però sei brava a scrivere e anche se immagino che tu stia perdendo l'allenamento (del resto posti poco ma magari stai scrivendo altro) causa ingegneria, l'ispirazione e anni di preparazione invece restano. Poi se ti piace e trovi tempo mi fa sempre piacere leggere qualcosa, mi raccomando!
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