What's Left of a Dark Past

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What's Left of a Dark Past

da NaRayquaza » 24 marzo 2015, 1:21

Beh, salve Immagine In molti mi conosceranno, qualcuno magari no, qualcun altro magari non si ricorda di me, o magari il mio post non se lo fila nessuno perché il forum si è desertificato Immagine Sono qui per iniziare una nuova fan fiction (in realtà posto qui all'una di notte per sport Immagine ). Ma vabbè, non perdiamo altro tempo Immagine
La mia fan fiction parla di Bleach, un manga di Tite Kubo. Il racconto è narrato in prima persona, un "genere" a me semi-nuovo.

Ma non perdiamoci in chiacchiere, vala'.

Prologo


Karakura Town.
Una notte di metà agosto. Anno? Non era importante.
L'orologio segnava le 02:17.
«Maledizione» imprecai io in un sussurro guardando l'orologio «Rukia...».
Rukia era una mia amica. Kuchiki Rukia, adottata dal nobile clan Kuchiki, una famiglia di Shinigami.
Beh, “amica”... Io la considero tale, ma non so se lei pensi altrettanto di me.
Quel giorno era piombata dal nulla in casa mia, noncurante del fatto che... Ma non mi sono ancora presentato. Sono Kurosaki Ichigo, Sostituto Shinigami a tempo pieno. Sono un ragazzo alto e magro, ma sono forte lo stesso data la mia corporatura, mi attacco con bulli anche più grandi di me o in maggioranza numerica quasi tutti i giorni.
Venivo considerato un teppista anche se non sono mai andato in giro a cercare rogne, sarà per i miei capelli arancioni...? Sì, miei capelli sono arancioni, e sono sparati un po' in tutte le direzioni.
Come dicevo, Rukia è piombata nella mia vita dal nulla. Sono sempre stato un ragazzo particolare: riuscivo a vedere i fantasmi.
Rukia era uno Shinigami, un Dio della Morte, insomma, che si occupava di portare le anime nella Soul Society, dove avrebbero avuto una nuova vita, e di uccidere gli Hollow, un anima mangiata dal dolore che si è trasformata in un mostro con una maschera bianca e che mangia umani, Shinigami, anime... tutto. Purché abbia una forza spirituale appetitosa.
Questa forza spirituale, reiatsu, è la nostra fonte di vita, come la resistenza quando devi fare uno scatto. L'hai esaurita? Sei fregato.
Diverso tempo fa non penso che avrei mai potuto credere a queste cose. Ricordo che non appena Rukia entrò in camera mia la prima volta (era entrata dalla parete, attraversandola) e provai a parlarle lei non mi rispose, non sapendo che io riuscissi a vederla. Si beccò un calcio in testa e cadde a terra stupita, facendo una faccetta buffa che a ripensarci ora mi viene da sorridere, mentre guardo il soffitto sdraiato sul mio letto. Poverina. Subito dopo un Hollow aveva attaccato casa mia, colpendo Yuzu e Karin, le mie sorelline, ed io mi ero subito precipitato giù per aiutarle, seguito dallo Shinigami.
Alla fine rimase ferita gravemente per proteggerci.
Io non potevo fare nulla.
Allora Rukia mi propose di diventare uno Shinigami.
Dovevo infilzarmi con la sua spada e nel caso avessi avuto abbastanza reiatsu avrei potuto reggere il trasferimento di poteri e diventare come lei.
Era molto rischioso.
Questo lo sapevo.
Ma...
Yuzu... Karin... Dovevo proteggerle. Volevo proteggere tutte le persone a me care.
E così accettai.
Sconfiggere il mostro non fu un problema per me, una volta diventato uno Shinigami.
Dovevo tutto a Rukia. Ha dato i suoi poteri ad un mero umano come me, infrangendo le regole e rischiando la pena di morte. Fortunatamente poi siamo riusciti ad infiltrarci nella Soul Society per fermare tutto e salvarla scoprendo un complotto del quale non sto qui a raccontarvi.
Mi rigirai sul fianco sinistro e vidi il piccolo armadio che, dopo quel giorno, era diventato la seconda casa di Rukia.
Ero preoccupato per lei. E molto. Anche se non lo do mai a vedere quando sono in mezzo agli altri, tentando di mantenere il mio fare duro.
I miei occhi si chiusero senza che nemmeno me ne accorsi. Quella mattina mi ero svegliato presto per andare a scuola e come al solito il mio amico Keigo, un ragazzo della mia età dai capelli marroni di lunghezza media, si era messo a fare l'idiota urlando «I-CHI-GO!» e correndomi incontro, e come al solito lo avevo respinto. Senza contare che prima di lasciare casa mio padre aveva fatto una cosa simile.
Mio padre è un tipo strano. Non capisco se i suoi assalti mattutini siano dei semplici test per verificare la mia preparazione o un modo per dimostrare il suo affetto. E' il classico tipo egocentrico e allo stesso tempo strampalato.
Keigo è simile a lui. Tiene molto all'amicizia e spesso si sente messo da parte quando io e Rukia lasciamo improvvisamente la classe per andare a distruggere un Hollow.
E si, Rukia è entrata anche nella mia scuola... roba da pazzi.
«Kuchiki. Kuchiki? Oh, è assente?» aveva detto la professoressa questa mattina «Kurosaki» si era rivolta poi a me «Tu che spesso esci a random dalla classe insieme a lei, sai dov'è può essere andata?».
Io avevo aspettato qualche secondo prima di rispondere, poi «No. Non lo so, sensei. Mi spiace», intanto Keigo stava facendo una faccia disperata.
Poi ripensai agli eventi successivi. Oltre ai vari test scolastici piuttosto complicati, non era successo nulla di così “anormale”. Una giornata tranquilla dopo tanto tempo, finalmente.
Una volta a casa non ho nemmeno mangiato. Ero salito dritto in camera mia, evitando addirittura lo studio.
Rukia mancava da tre giorni. Mi aveva detto che sarebbe tornata entro un giorno, per le due di notte. Facevo bene a preoccuparmi, no?
Aprii gli occhi.
L'orologio segnava le 02:30.
«Se la caverà» dissi ad un tratto, deciso «Rukia se la caverà. E' forte. Ma se non torna entro stanotte domani vado a cercarla».
Richiusi lentamente gli occhi quando tutto ad un tratto sentii dei passi molto rapidi nel corridoio. Alzai la testa sentendomi un po' frastornato.
«Ichi-nii!» Yuzu aprì rapidamente la porta e accese la luce. Aveva uno sguardo terrorizzato e stava piangendo.
«Yuzu»dissi io alzandomi dal letto «Cosa succede? Perché hai quella faccia?».
Yuzu corse verso di me e mi prese per mano, trascinandomi verso il corridoio «Rukia-chan» disse con la voce tremante «Rukia-chan è...».
Un brivido percorse la mia schiena «R-Rukia...?» dissi io accelerando il passo e trascinando Yuzu.
Una volta arrivato all'entrata vidi una scena terrificante. Rukia giaceva a terra con sguardo vuoto, pancia in su e con un taglio che partiva dalla spalla destra fino ad arrivare all'inizio della gamba sinistra. C'era una pozza di sangue per terra, ma ormai il sangue non correva più.
«Rukia...» mormorai io.
No.
Non era possibile.
Non ci credevo.
Mi rifiutavo di crederci.
E' un incubo.
Sì.
Decisamente si tratta di un incubo.
Perché non volevo svegliarmi allora?
La mia faccia era dipinta di un'espressione a dir poco terrorizzata.
Sentivo Yuzu singhiozzare dietro di me.
Aspetta. Yuzu. Lei non può vederla. Quello deve essere solo il suo gigai, ovvero un corpo fittizio creato per permettere agli Shinigami o ad altre forme di vita composte da particelle spirituali di potersi muovere liberamente nel Mondo dei Vivi.
Controllai meglio il “cadavere” e notai che stringeva una pallina verde nella mano destra <<Ma quella...>> dissi io. Sì. Si trattava sul serio del suo gigai, Rukia non vi era dentro. E quella pallina era l'anima finta creata apposta per mettere al sicuro il gigai. La raccolsi e me la misi in tasca.
«Yuzu» esordii poi.
«Uh?» Yuzu alzò la testa.
«Questa non è Rukia» dissi io, sicuro «Questo è un... fantoccio».
Yuzu mi guardava incuriosita.
«Tu resta qui» mi diressi verso la porta e la aprii «Vado a cercare aiuto».
Yuzu tornò velocemente in camera sua ed io uscii «Bene» dissi una volta fuori «Urahara saprà cosa far...».
«Kurosaki» mi interruppe una voce familiare.
«Uh?» cercai l'origine della voce con lo sguardo guardando in cielo.
«Quassù» parlò di nuovo la voce familiare, e notai che veniva da dietro.
Mi voltai e alzai lo sguardo. Sul tetto della mia casa c'era un ragazzo basso dai capelli bianco-argentati e con una sopravveste bianca sopra il kimono nero da Shinigami. Chiunque lo avrebbe definito un ragazzino delle elementari, ma io sapevo che era il Capitano della Decima Brigata, Hitsugaya Toushirou.
«Toushirou!» esclamai io.
«Capitano Hitsugaya, per te» disse lui con fare scocciato, come al solito, portandosi una mano dietro la testa e scrutandomi dall'alto.
«Cosa ci fai qui?» chiesi io «Sei solo?».
Lui annuì e saltò giù dal tetto «Sono venuto da solo a cercare Kuchiki».
«Rukia? Le è successo qualcosa? Il suo gigai era qui e...».
Non feci in tempo a finire di spiegare che qualcuno mi interruppe di nuovo «Capitano Hitsugaya!» cantilenò una voce femminile.
«Matsumoto...» sospirò Hitsugaya portandosi la mano sulla faccia.
Io mi voltai verso la direzione della voce e vidi una donna alta con dei lunghi capelli arancioni, un kimono nero con una scollatura molto notevole e un petto molto generoso arrivare di corsa con un sorriso stampato sul volto mentre agitava la mano sinistra. Quella donna era il Vice-Capitano della Decima Brigata, Matsumoto Rangiku.
«Rangiku-san?» chiesi io «Anche tu qui?».
«Oh, ma guarda chi si vede!» disse lei «Ichigo! Cosa ci fai qui?».
«E' casa mia questa» dissi io un po' irritato «Avete fatto gli abusivi diverse volte qui dentro, non ti ricordi?».
«Davvero?» chiese Rangiku, alzando un po' lo sguardo e iniziando a riflettere.
«Matsumoto...» ringhiò Hitsugaya «Ti avevo detto di aspettarmi nella Soul Society!».
Rangiku smise di pensare e posò lo sguardo sul suo capitano, poi rispose sorridendo «Oh, si, infatti sono qui per un'altra missione, non si preoccupi».
«Ossia?» chiese Hitsugaya col suo solito broncio.
«Ricorda quel buco dimensionale che si è creato dal nulla poche ore fa?» Rangiku era diventata seria tutto ad un tratto.
«Mh» rispose Hitsugaya.
«Ecco, appena è partito per il Mondo dei Vivi mi hanno incaricata di venire qui a controllare quel buco».
Hitsugaya la scrutò chinando un po' la testa verso un lato e mettendo le braccia conserte dicendo: «E tu sai dove si trova?».
La risposta arrivò dopo cinque secondi «... No...».
«Beh» esordii io «Potresti aiutarci a trovare Rukia, sicuramente le due cose sono collegate. Rukia non è tipo da sparire per tre giorni, e il suo gigai laggiù di sicuro non ce lo ha messo lei per farci uno scherzo».
«Direi che non abbiamo scelta» disse Hitsugaya guardando prima me e poi di nuovo il suo vice «Kurosaki, Matsumoto. Andiamo».


Qualcuno commenti, pls, datemi dei pareri ;__;
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Re: What's Left of a Dark Past

da NaRayquaza » 27 marzo 2015, 3:27

Nessuno mi ha cacato Immagine
Vabbè, posto lo stesso, sia mai che qualcuno volesse iniziare a seguirla...

Capitolo 1
Misteri


03:15.
L'orologio parlava chiaro.
Toushirou sedeva alla mia destra a gambe incrociate e braccia conserte, gli occhi chiusi, Rangiku invece sedeva sulle ginocchia alla mia sinistra e guardava il soffitto pensierosa.
Io anche ero seduto a gambe incrociate.
Eravamo tutti riuniti attorno al solito tavolino dell'Emporio Urahara dove solitamente discutevamo sul da farsi quando si presentava una nuova minaccia. Urahara Kisuke era il proprietario, un uomo alto e vestito di verde, portava sempre un cappello da pescatore a strisce bianche e verdi e dei sandali, e il suo ventaglio lo accompagnava ovunque come il suo bastone da passeggio, con la differenza che dentro di esso vi era però custodita Benihime, la sua Zanpakutou.
Le Zanpakutou sono le spade degli Shinigami, esse nascono con il proprio Shinigami e muoiono con esso. Sono una seconda identità del nostro io. Solo il padrone di una Zanpakutou può parlare con essa e, imparando il suo nome, può diventare più forte.
Sì. Urahara era uno Shinigami tempo fa. Non chiedetemi come ha fatto ad arrivare qui.
«Quindi» Urahara parlò con il suo solito tono da persona colta e saggia, aprendo il suo ventaglio «Kuchiki-san è sparita e in compenso avete trovato il suo gigai ferito a morte davanti casa di Kurosaki-san?».
«Già» risposi io. Avevo usato il distintivo da Sostituto Shinigami che Ukitake-san, il Capitano della Tredicesima Brigata, mi aveva dato nella Soul Society per uscire dal mio corpo e diventare Shinigami. Faccio sempre così quando c'è un lavoro da sbrigare, e lascio il mio corpo qui al Negozio Urahara. Indossavo anche io il kimono nero, e sulla schiena portavo Zangetsu, la mia Zanpakutou.
Zangetsu è una Zanpakutou a rilascio continuo, ovvero non torna mai ad essere come una normale katana. A dirla tutta, la mia spada nello Shikai, la forma rilasciata, ricorda vagamente un grande coltello da cucina.
«Non so molto al riguardo» riprese Urahara «Ma per quel buco dimensionale di cui parlate» Urahara si fece serio, chiuse il ventaglio e mi guardò dritto negli occhi «Kurosaki-san» fece il mio nome con un tono totalmente diverso dal precedente.
Io rimasi in attesa. Poi: «Cosa?».
Urahara sorrise e disse: «Niente, niente» si rivolse poi agli altri due «Consiglierei di iniziare a cercare vicino alla ruota panoramica. Se i miei calcoli sono giusti, lei dovrebbe trovarsi lì».
«Lei?» chiesi io «Intendi Rukia?».
Urahara non mi rispose, ma si limitò ad aggiungere: «Da un po' Yoruichi-san sta facendo delle ricerche al riguardo» poi si alzò e si avviò verso la stanza affianco, dandoci le spalle; poi si fermò «Kurosaki-san, potrai anche averla dimenticata, ma noi non la abbandoneremo».
«Dimenticata?» ero piuttosto irritato, per questo alzai la voce «Cosa stai dicendo? E' da quando è andata via che penso a lei!» ignorai lo sguardo di Rangiku, che aveva una faccia da “Rivelazione! A Ichigo piace Rukia!”.
Urahara ridacchiò compiaciuto «Hai dimenticato» disse poi girandosi e aprendo il ventaglio, mentre il cappello gettava ombra sugli occhi, nascondendoli, e la bocca si allargava in un largo sorriso «Ma non preoccuparti, è normale».
«Urahara» intervenne Toushirou «Cosa stai blaterando?».
Urahara tornò sui suoi passi, aggiungendo una sola parola «Shinenju».
Toushirou fece sgranò gli occhi per un attimo, incredulo, poi tornò serio e chiese: «Cosa c'entra lo Shinenju con tutto questo?».
«Lo scoprirete presto» rispose Urahara alzando la mano, continuando a darci le spalle.
«Shinenju?» chiesi io, mentre Urahara apriva la porta per andare nell'altra stanza «Che cos-» e tutto ad un tratto mi venne un capogiro.
Portai una mano alla testa, che mi bruciava.
Shinenju.
Dove avevo già sentito quel nome?
Era così familiare...
Eppure...
«Non abbiamo tempo per questo» dissi alla fine, tornando in me «Dobbiamo salvare Rukia».
Feci per alzarmi quando il capogiro tornò, stavolta più forte di prima, e caddi...
Caddi in un'oscurità infinita...
Caddi in un vuoto tetro...
Caddi... nell'Emporio Urahara. Con me c'erano Toushirou e Rangiku, ma erano entrambi alla mia sinistra, e c'era anche il signor Tessai, un uomo alto e massiccio con i capelli da rasta, gli occhiali da sole e dalla carnagione scura, che girava delle pagine illustrate di un album da disegno. Urahara stava parlando ma non lo sentivo.
Nelle pagine dell'album c'erano strane forme. Una indicava la Soul Society e un'altra indicava il Mondo dei Vivi, ma quella al c'entro... cos'era?
Lentamente tutto si offuscò, ed io iniziavo a sentirmi pesante, seppur mi rendevo conto di essere sdraiato sul pavimento di Urahara.
Aprii gli occhi e vidi la faccia di Toushirou «Kurosaki» fece lui con tono scocciato «Ti senti bene?».
«S-Sì» risposi io, mettendomi a sedere «Un capogiro».
«Inizi a ricordare» disse Urahara sbucando da dove era entrato prima e guardandomi dritto negli occhi.
Ce ne andammo dal negozio e ci dirigemmo verso la ruota panoramica di Karakura Town. Sopra di essa si poteva vedere tutta la città.
«Ichigo» fece Rangiku «Cosa potrebbe c'entrare questa ruota panoramica con Rukia? E' molto piccina, quindi potrebbe essere che sia venuta qui per sentirsi più alta?».
«Ehi...» dissi io guardandola con una faccia a metà tra l'abbattuto e il sorpreso.
«Zitti» disse Hitsugaya subito dopo «C'è qualcuno» estrasse Hyorinmaru, la sua Zanpakutou «Fatti vedere!» aggiunse poi.
Silenzio, e poi...
Reiatsu. Tantissima reiatsu mi schiacciava.
Guardai i miei compagni ed anche loro avevo la testa e il corpo chinati, gli occhi socchiusi, per la potenza di quella forza spirituale che ci opprimeva.
«Cosa diavolo è» chiesi io con la voce tremante «Questa... reiatsu...?».
Caddi a terra schiacciato da quella potentissima reiatsu, seguito da Rangiku e Hitsugaya.
Poi la ruota panoramica iniziò a girare da sola. Alzai la testa per vedere meglio ma girava al contrario rispetto alle altre volte. Cosa diamine stava succedendo?
E poi lo vidi.
Perfettamente rotondo come il buco sul petto di un Hollow, un buco si aprì dal nulla. L'interno, dapprima nero, stava prendendo colore.
Nel giro di dieci secondi i colori erano comparsi tutti, ed ero già riuscito a mettere a fuoco un piccolo corpo disteso a terra su un pavimento di sabbia; la faccia era visibile solo per metà e l'occhio che si vedeva era socchiuso. I capelli di quella persona erano neri e partivano dalla testa fino ad arrivare al collo, per poi dividersi in diverse “punte” che scendevano giù sulla schiena per qualche centimetro.
La ragazza indossava un kimono nero da Shinigami e stringeva nella mano destra una bellissima katana bianca con un nastro altrettanto bianco attaccato alla fine dell'elsa che si estendeva per uno o due metri.
«Rukia» chiamai io convinto, la mia faccia dipinta da un'espressione sorpresa e terrorizzata allo stesso tempo «Rukia!» chiamai di nuovo, mentre la reiatsu continuava a schiacciarmi sempre di più. E ancora. E ancora. Alla fine urlai con tutte le mie forze: «RUKIA!».
Vidi Rukia alzarsi di scatto e spalancare gli occhi e guardare proprio verso di me.
La reiatsu sconosciuta però era talmente potente che mi fece perdere i sensi.
L'unica cosa che ricordavo erano i suoi bellissimi occhi blu che rispondevano al mio sguardo, mentre pensavo “Chissà se quel buco le ha permesso di vedermi... Spero di no, non vorrei che mi avesse visto finire così per una misera reiatsu nemica...”.
«Rukia!» mi alzai di scatto, e sentii che la mia testa urtò contro qualcosa.
«Ahia!» si lamentò Rangiku, facendosi da parte e iniziando a massaggiarsi la fronte «Bel ringraziamento verso chi cerca di svegliarti dolcemente sussurrandoti nell'orecchio».
«Cosa... stavi facendo?!» chiesi io imbarazzato «E dov'è Rukia?» mi guardai intorno e non c'era nemmeno Hitsugaya «E Toushirou?».
«E' andato dietro una ragazza» rispose Rangiku alzandosi in piedi «E' comparsa all'improvviso e ci ha attaccati non appena si è chiuso quel buco».
«Una ragazza?» mi alzai anche io.
Rangiku annuì «Era bassina e indossava un kimono nero da Shinigami» spiegò poi «Portava dei capelli di media lunghezza e di un colore violaceo, mentre i suoi occhi erano grandi e arancioni».
«Vi ha feriti?» chiesi subito.
«No» rispose la donna «Non appena sei svenuto la reiatsu che ci opprimeva è sparita e sia io che il Capitano siamo riusciti a rimetterci in piedi senza problemi» Rangiku mi diede le spalle e si allontanò di qualche passo. Poi si voltò con una faccia beffarda dicendo: «Sei piuttosto deboluccio, Ichigo. E' solo una semplice reiatsu».
Non risposi.
Quando mi provocano tendo a zittire il soggetto con un tono di voce duro, ma stavolta non dissi nulla, ma mi limitai ad abbassare la testa.
«Oh?» Rangiku si avvicinò e si chinò per guardarmi dritto negli occhi da sotto «Ehi, ehi» disse poi «Stavo scherzando, non prendertela».
«No» dissi io, continuando a guardare in basso «E' solo che...» mi interruppi.
«Solo cosa?» Rangiku tornò dritta.
Io alzai la testa e sorrisi debolmente «Niente» dissi poi «Raggiungiamo Toushirou».
Cosa mi stava succedendo? Anche stavolta avevo visto delle cose, ma ho solo un ricordo impresso nella mente, a differenza di quando eravamo da Urahara.
Non sentivo voci, vedevo solo scene che mi sembrava di aver già visto.
E quella ragazza... Una tipa bassa, Shinigami, capelli violacei di lunghezza media, occhi grandi e arancioni... Dove potevo averla già vista?
I miei pensieri furono interrotti dal ritorno di Hitsugaya «L'ho persa» si limitò a commentare «Dannazione».
«Come ha fatto a perderla?» chiese Rangiku, incredula.
Hitsugaya la guardò storto dicendo: «Non lo so, la stavo inseguendo e tutto ad un tratto delle foglie autunnali mi sono arrivate in faccia».
Foglie autunnali.
Dove...?
Dove?
Poi mi balenò in mente un'immagine.
Mi venne un tuffo al cuore.
Una lacrima mi scese lentamente dall'occhio destro.
Poi una dall'occhio sinistro.
«Uh?» Hitsugaya si girò verso di me «Kurosaki, cosa succ- Ehi, aspetta!» iniziai a correre verso casa, dovevo assolutamente verificare una cosa.
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Re: What's Left of a Dark Past

da Sam_Hart » 31 marzo 2015, 22:19

Oddio :ehhh:
Non ci posso credere che qui esista ancora qualcuno, sono scomparsi tutti, anche i moderatori, è successo ciò di cui avevo paura sin da quando mi sono iscritto, mi fa piacere vedere finalmente un messaggio.
Bella comunque la ff, prende molto, se hai tempo dai un occhiata anche alla mia (Librogame The lightwalker) e fammi sapere cosa ne pensi
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naal ok zin los vahriin
wah dein vokul mahfaeraak ahst vaal!
Ahrk fin norok paal graan
fod nust hon zindro zaan
Dovahkiin, fah hin kogaan mu draa
http://www.youtube.com/watch?v=bKNdo4-uEQ4
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Re: What's Left of a Dark Past

da NaRayquaza » 3 aprile 2015, 22:42

Grazie! Sono contento che qualcuno mi abbia cacato ;__;
E sì, sono rimasto qui... Ci sono dal 2012, non me la sento molto di abbandonare questo forum, anche se ora ha cambiato nome ed esteso i suoi argomenti.

Alla tua fan fiction darò un'occhiata in questo fine settimana, invece, tanto ho tempo, non ti preoccupare, ora sono appena tornato da lavoro e vorrei rilassarmi un po' xD

Comunque ho fatto il login per postare un nuovo capitolo. Lo avevo ultimato da un po' ma don't know why ho preferito aspettare... Mah... Vabbè.

Capitolo 1b
Cospirazioni


«RUKIA!».
«Ichigo!».
Mi alzai di scatto, sgranando gli occhi.
Era la voce di Ichigo quella.
Mi stava chiamando.
Eppure mi trovavo nell'Hueco Mundo, il mondo degli Hollow, come avrebbe potuto Ichigo raggiungermi?
«No» dissi poi «Ichigo è a Karakura Town. Devo essermelo immaginato».
Lentamente mi misi in piedi, ignorando il dolore al fianco destro dove un Hollow mi aveva artigliata poche ore prima.
«Maledetto» mormorai ripensando all'Hollow e portando la mano sinistra al fianco e tentando di curarmi trasformando la mia reiatsu in un'arte curativa.
Non ero specializzata in quel tipo di cose, quindi potetti solo alleviare il dolore per poter usare la mia Zanpakutou senza troppi problemi.
Ero stata mandata nell'Hueco Mundo per conto della Soul Society, dovevo solamente distruggere un raro Hollow e poi sarei potuta tornare indietro. Il problema era che di quell'Hollow non c'erano tracce.
Da quanto mi avevano detto era un colosso di cinque metri con un cerchio sulla pancia con dei segni attorno che ricordava un orologio, ma nonostante la sua stazza era piuttosto lento, quindi facile da abbattere.
«Beh, meglio continuare» mi incoraggiai e ripresi a camminare verso nord, anche se era tutto deserto ed era difficile capire i quattro punti cardinali.
Ero caduta a terra distrutta e subito mi ero addormentata nel bel mezzo del deserto.
Sinceramente ero sorpresa di essere ancora in vita.
L'Hueco Mundo era un posto pericolosissimo visto che potevano uscire Hollow da tutte le parti, non ci ero mai stata prima, e infatti mi chiedevo perché avessero deciso di mandarmi lì proprio ora, di solito non mandano mai nessuno.
Fino a quel momento avrei detto che nell'Hueco Mundo ci fosse solo deserto, ma dopo tre ore di viaggio iniziai ad intravedere una foresta piuttosto fitta.
Anche lì il paesaggio variava un po', allora.
Mi ci volle una buona mezz'ora di Shunpo per raggiungerla.
Lo Shunpo era una corsa speciale che permette a noi Shinigami di scattare in modo fulmineo, molti riescono addirittura a sparire alla vista di un occhio umano allenato a tutto ciò.
«Sono tre giorni che giro» mi lamentai io, dopo soli venti metri dall'entrata della foresta, fortuna che c'era un sentiero «Per quanto ancora dovrò cercare? Inizio ad essere stanca».
«Oh, non ti preoccupare» una voce fredda parlò «Potrai riposarti quanto vorrai tra poco».
«Chi va là?» chiesi subito, preparando la mia Zanpakutou, Sode no Shirayuki.
Sentii qualcosa che veniva lanciato sinistra e scattai indietro per evitarlo. Di fronte a me passò una spada piuttosto grande ad una velocità tremenda che feci quasi fatica a vederla.
«Bene, bene» riprese la voce «Interessante, Shinigami. Sei degna di far parte del Clan Kuchiki».
«Vieni fuori e combatti, vigliacco!» esclamai io, guardando alla mia sinistra.
Sentii la voce ridere «Mi spiace, ma per questa volta passo» disse poi «Volevo solo testare la tua forza. Ci vediamo quando la storia sarà riscritta, se sopravviverai. Fino ad allora, addio».
La sua reiatsu sparì.
Feci per fare un passo in avanti quando iniziai a sentire il corpo pesante.
Il fianco mi bruciava ed avevo diverse fitte. Possibile che gli artigli di quell'Hollow fossero avvelenati?
Caddi con la faccia a terra, e mentre perdevo i sensi sentii dei passi molto rapidi e una voce familiare fare il mio nome e poi blaterare qualcosa sul fatto di avermi trovata.
Fece il mio nome più volte scuotendomi, ma io ero già nel mondo dei sogni...

Sentivo le mie braccia penzolare, il mento che poggiava su qualcosa di duro e le mie cosce rette da una salda presa.
Aprii lentamente gli occhi guardando per terra e notai dei piedi che si muovevano.
Mi stavo spostando.
«Yo» salutò una voce familiare «Finalmente ti sei svegliata. Certo che ci sei caduta come una pera cotta... Da quando mandano Shinigami in missione nell'Hueco Mundo?».
«Renji!» esclamai, tutto ad un tratto imbarazzata dal fatto che mi stesse portando sulla schiena «Lasciami andare, posso camminare da sola!».
«Non se ne parla» rispose il ragazzo «Hai il quaranta percento del corpo avvelenato, se non stai ferma rischi di crepare, quindi smettila di dimenarti».
Mi fermai, mantenendo comunque l'imbarazzo.
Renji sospirò «Mi hai fatto preoccupare» disse poi «Il Comandante Generale mi ha mandato a cercarti, mi ci è voluto tantissimo per localizzarti al Laboratorio di Ricerche Tecnologiche».
«Il Comandante Generale?» chiesi io «Ma è stato lui a mandarmi in missione. Il Capitano Ukitake mi ha detto che aveva chiesto esplicitamente di me, è venuto persino a Karakura Town per dirmelo».
Genryuusai Shigekuni Yamamoto era il Capitano della Prima Brigata, e comandava tutti noi Shinigami. Il Comandante Generale era un uomo anziano e con la schiena incurvata. Era pelato ed aveva una barba lunga, bianca, delle cicatrici sulla testa ed era vestito di nero come tutti gli Shinigami.
Lo avevo visto solo una volta togliersi il kimono e la sopravveste da capitano per combattere, ed aveva tantissimi muscoli nonostante l'età.
Portava sempre un bastone da passeggio che sembrava lo scettro di Gandalf dove dentro risiedeva la sua Zanpakutou, Ryuujin Jakka.
«No» disse Renji «Era un falso quello, non mi hai sentito prima? Il Capitano Ukitake è a letto da una settimana, come ben sai ha una salute molto cagionevole».
Sgranai gli occhi, incredula «C-Come...» dissi, a corto di parole «Non era il capitano?».
«C'eravamo io e il mio capitano quella mattina da lui e ti possiamo confermare che stava malissimo, come poteva venire nel Mondo dei Vivi fino a casa di Ichigo? Senza nemmeno rimanere segnato nei registri del Cancello Senkai, poi» Renji si fermò «Rukia» aggiunse poi «Capisci cosa significa questo?».
Il Cancello Senkai era un portale che ci permetteva di viaggiare tra le varie dimensioni e nella Soul Society c'era sempre un controllo per evitare cose come questa, quindi l'unica spiegazione possibile era...
«Arrancar» risposi io «Aizen, quindi. Chi altri potrebbe comparire dal nulla? Ma non capisco cosa vogliano ancora...».
Arrancar. Una brutta razza. Degli Hollow molto più potenti che avevano una forma umanoide, ma come conferma al loro “essere Hollow” avevano un pezzo di maschera addosso e il buco sul petto.
Aizen invece era il Capitano della Quinta Brigata, ma ci aveva traditi tempo fa per recarsi nell'Hueco Mundo e allearsi con gli Hollow per distruggere proprio la Soul Society. Aveva inoltre rubato un oggetto particolare dai poteri illimitati, e si presuppone crei Arrancar con quello, ma questa è un'altra storia.
Renji annuì «Anche se non è ancora confermato» aggiunse poi, riprendendo a camminare «Potrebbe essere chiunque, visto che gli Arrancar ci hanno attaccato poco tempo fa, non avrebbe senso attaccare di nuovo».
Ricordavo benissimo cosa era successo nella loro ultima visita di qualche settimana fa. Avevo distrutto un Arrancar con un semplice colpo, per poi scoprire che era l'Arrancar più debole di sempre. Successivamente, ne era apparso un altro che mi aveva bucato lo stomaco con una semplice mano e aveva poi iniziato a combattere con Ichigo, che comunque non era riuscito a fare molto.
Ci siamo salvati solo perché poi è stato richiamato da un suo superiore nell'Hueco Mundo.
Mentre riflettevo sugli eventi passati, sugli Arrancar, sullo speciale allenamento a cui Ichigo si stava sottoponendo mi sentii debole tutto ad un tratto.
Mi venne un lieve mal di testa e un'immagine balenò nella mia mente.
«Renji» dissi ad un tratto, dopo che il dolore fu passato «Potresti portarmi da Ichigo?».
Renji girò la testa verso di me continuando a camminare. Aveva una faccia sorpresa «Rukia» disse poi «Vuoi andare lì ora? Hai bisogno di cure, se non facciamo qualcosa il veleno...».
«Chiederò a Inoue di aiutarmi, devo assolutamente vedere Ichigo. Ho un bruttissimo presentimento».
Renjì sorrise, poi fece dietrofront e sospirò «Accidenti» aggiunse poi «Quando voi donne vi mettete in testa qualcosa non è facile farvi cambiare idea. Penso che mi toccherà accontentarti».
Gli tirai un cazzotto in testa e lui gemette dicendo «Ehi! Perché lo hai fatto, maledetta?!».
«Taci» mormorai io, sorridendo «Idiota».
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Re: What's Left of a Dark Past

da NaRayquaza » 12 aprile 2015, 22:46

Desert, desert everywhere.

Capitolo 2
Memories Of Somebody


Correvo verso casa e ansimavo.
Mi sentivo il viso bagnato.
Lacrime?
Sudore?
O forse stava piovendo e nemmeno me ne accorgevo?
Non facevo caso nemmeno a dove andavo, ormai conoscevo quelle vie a memoria, il mio corpo si muoveva da solo.
Ogni dieci secondi la mia vista si offuscava e vedevo delle cose nuove che interrompevano le precedenti, come in un sogno, continuando a non sentire nessuna voce.
Ormai ero quasi arrivato a casa, ma se volessi riassumere tutte le varie visioni potrei organizzarle in questo modo: degli esseri bianchi con un corno rosso grandi quanto un normale umano stanno fermi davanti ad un palazzo, io e Rukia ci ritroviamo di fronte ad essi e questi ci vengono incontro impedendoci di muoverci, ma poi appare una ragazza.
Bassa, occhi grandi e arancioni, kimono nero da Shinigami, una fascia rossa legata alla vita. Capelli viola, e dietro portava un nastro giallo, ma non aveva una coda; piuttosto i capelli si “allargavano”.
La ragazza manda in Shikai la sua Zanpakutou e un turbine, accompagnato da delle foglie autunnali, colpisce tutti i cosi bianchi facendoli scomparire. La scena cambia, ce la ritroviamo davanti con una maglietta marrone chiaro ed una gonna marrone scuro che saltella dicendo di essere forte per aver sconfitto quei cosi. La scena cambia ancora ed io sto fronteggiando un uomo massiccio mentre la ragazza si trova alle mie spalle, ma dell'uomo vedo solo la figura senza riuscire a metterlo a fuoco, poi la scena cambia di nuovo ed io la sto accompagnando su una strada in salita mentre lei segue un'anima di un bambino. Si capiva che era un'anima perché aveva una catena al petto.
La scena cambia un'altra volta e mi ritrovo a cadere nell'aria con una ferita alla pancia, mentre un uomo che non sono riuscito a mettere a fuoco tiene ferma la ragazza stringendole un braccio attorno alla vita e la rapisce.
Mi ritrovo a guardare un nastro rosso nella mia mano, poi sulla ruota panoramica a scrutare il paesaggio, poi una serie di immagini rapide dove scendo in un buco dimensionale nel fiume che attraversa Karakura Town e mi porta in un altro mondo, poi corro verso il centro e mi ritrovo a fronteggiare la stessa figura che aveva rapito la ragazza, senza riuscire a mettere a fuoco nulla, poi vinco e vedo la ragazza sorridermi.
Usciamo tutti da quel mondo e torniamo sul fiume, ero accompagnato da alcuni Shinigami della Soul Society tra cui Rukia, Hitsugaya e Rangiku, e i ricordi si stabilizzano. Porto la ragazza sul ponte e le porgo il nastro, ma esso mi scivola di mano e il vento se lo porta via.
La ragazza sta sospesa sopra il fiume a guardare verso il buco dimensionale. Si gira verso di me e dice qualcosa con una faccia sofferente. Rivedo i nostri momenti insieme. Quando si è messa a dare spettacolo da equilibrista in un centro commerciale, quando sono andato a comprarle il nastro rosso, quando l'ho portata a casa mia per tenerla al sicuro da altri attacchi...
Una luce la avvolge. Urlo. Non sento la mia voce. Mi sento morire dentro.
Torno in me.
Sono davanti alla porta di casa, praticamente a corto di fiato.
Entro, mi dirigo verso la mia camera e una volta lì inizio a cercare ovunque, poi lo trovo: il nastro rosso. Il suo nastro rosso.
Rimango a fissarlo per diversi minuti.
Guardo l'orologio.
04:00.
Ripartirono i flashback, perché ormai è evidente che altro non sono che flashback. Me la ritrovo sulle spalle, mentre cammino verso il cimitero.
«Voglio verificare una cosa al cimitero di famiglia» finalmente riuscivo a sentire i suoni «Ho detto che erano lì l'altro giorno, vero?» la voce della ragazza tremava. Io continuavo a camminare senza dire una parola.
«Ero viva, una volta» continuò «Vivevo in questa città. Lo so. Come ho detto, avevo dei genitori. Ero viva. Quindi il mio nome deve esserci sulla lapide».
«Qui, giusto?» chiesi io ad un certo punto, con una voce troppo tranquilla.
«Quattro pietre dalla fine» fu la risposta.
Svoltai a sinistra e arrivai al punto indicato, piegando le ginocchia per poter vedere meglio la lapide.
«C'è un nome?» chiese la ragazza «Ormai non vedo più niente...».
La sentii che si sporgeva un po' dalla mia spalla destra.
Guardai bene.
Santou Manabi e Santou Kazuo.
Il suo nome non c'era.
Non vedevo scritto “Senna” da nessuna parte.
Senna non era mai esistita.
«E' lì?» chiese Senna.
«Sì» risposi io «E' qui».
Mi alzai «Tu vivevi qui e avevi una famiglia» ripresi.
Senna iniziò a piangere. Sentii le sue calde lacrime sulla spalla destra che mi bagnavano la maglietta.
«Sono così contenta!» disse lei, ormai arrivata al limite.
Il suo corpo iniziò a brillare di arancione «Sento caldo» disse «Ci rivedremo, vero?».
«Non essere stupida» dissi io, tentando di nascondere la mia voce tremante «Certo che ci rivedremo».
Rimasi in attesa.
Dopo qualche secondo il peso di Senna era completamente sparito dalla mia schiena.
Lasciai andare le mie braccia, che fino a un attimo prima tenevano salde le sue cosce.
Mi inginocchiai a terra lentamente, trattenendo le lacrime e pensando a Senna.
No.
Allo Shinenju.
L'insieme dei ricordi delle anime disperse nella Valle delle Urla, una dimensione a metà tra il Mondo dei Vivi e la Soul Society.
Quei cosi bianchi erano i corpi vuoti delle anime, i Blank, e i loro ricordi erano tutti dentro Senna, per questo ricordava cose non sue.
Senna non sarebbe mai dovuta esistere.
Le avevo mentito.
Ma lo avevo fatto per non farla scomparire con questa brutta notizia, non avevo rimpianti.
Mi era tornato in mente quello che mi aveva detto quando stavamo seguendo quell'anima del bambino. Che quello sarebbe stato il suo ultimo viaggio, e che non sarebbe stato bello farlo andare in Paradiso senza aver esaudito il suo ultimo desiderio di ritrovare il padre.
Rukia arrivò e fermò i miei pensieri. Aveva una maglietta gialla e una gonna viola di media lunghezza.
«L'energia dei Blank sta sparendo» disse, mentre la mia espressione indifferente si tramutava in un'espressione sofferente. Sapevo cosa stava per succedere.
«E tutte le cose collegate a Senna spariranno dai nostri ricordi» continuò Rukia «Non si può ricordare ciò che non sarebbe mai dovuto esistere» terminò poi, amara.
Mi alzai e, lentamente, mi voltai verso di lei «Sai, per pochi istanti» commentai «Mi sembra ancora di poter sentire la sua voce».
Tornai in me.
Tutto questo sembrava solo un lontano ricordo, o un sogno.
Un qualcosa che non era mai accaduto.
Ma era successo in realtà.
Senna non sarebbe mai dovuta esistere, è vero.
Eppure io l'ho incontrata.
Le mie lacrime di disperazione si trasformarono in lacrime di felicità.
Sorrisi e mi asciugai le lacrime con la manica, mentre un altro ricordo balenava nella mia mente.
Ero su un ponte sopra il fiume, camminavo per andare a scuola.
All'improvviso inizia a tirare un vento molto forte, e noto che da sinistra arriva un nastro rosso, portato dal vento stesso.
Viene verso di me, io lo afferro con la mano e il vento si calma. Lo osservo pensieroso.
All'inizio non mi diceva nulla, ma dopo qualche secondo ho iniziato subito a ricordare.
Senna.
Quello era il suo nastro.
«Oh, stai zitta» sentii una voce da un gruppo di ragazze vicino che camminava nella direzione opposta alla mia «Non succederà nulla».
Mi volto e vedo una ragazza lasciare il gruppo.
«Non possiamo fare tardi!» la rimproverò una.
«Non mi interessa, io passo!» si avvicinò a me a mi passò affianco, e mentre la osservavo notai che era molto simile a Senna.
Il fisico, il sorriso... anche il fatto di voler fare comunque di testa sua.
La guardai passare a bocca aperta.
Poi chiusi gli occhi e strinsi il nastro, non sapendo che faccia fare, non sapendo se fosse veramente lei, tornata in qualche modo o se il caso avesse deciso di creare uno Shinenju dalle sembianze di una ragazza già esistente e poi farmela passare davanti.
Alla fine sorrisi e tornai sui miei passi.
Quando il ricordo finì mi sentivo libero.
Finalmente quella sensazione di vuoto era svanita, ricordavo tutto.
Senna era viva.
Non poteva essere qualcun altro quello Shinigami che aveva attaccato Hitsugaya.
Era viva.
Era tornata.
Ma c'era qualcosa che non andava.
Se avevo ricordato della sua esistenza in quell'ultima scena, come mai poco fa non ricordavo nulla?
E perché ci aveva attaccati?
E perché, ancora, era tornata? Come aveva fatto?
Ma non mi importava.
Ero troppo contento per pensare a queste cose.
«Ichigo» i miei pensieri furono interrotti da una voce familiare.
Mi voltai e vidi una porta di legno a scorrimento laterale aprirsi e rivelare un cerchio di luce: un Cancello Senkai si era aperto.
«R-Rukia» dissi incredulo, guardando la vera Rukia uscire mentre il portale si richiudeva «Come... Ti ho vista mezz'ora fa sdraiata sulla sabbia e alzarti di scatto... Ti ho anche chiamato e hai reagito alla mia voce...».
Rukia mi scrutò dubbiosa per qualche istante «Quello è accaduto diverse ore fa» spiegò poi «Quindi la tua voce non me la sono immaginata...».
«Rukia» esordii io, tornando serio «A dopo le spiegazioni, devo assolutamente parlarti» e le raccontai tutto, di come avevo trovato il suo gigai, di come Hitsugaya era venuto a cercarla e di come siamo incappati in Senna, ma appena la nominai Rukia si lasciò andare e sospirò.
«Quindi la ricordi anche tu, tutto ad un tratto» disse poi.
«Sì» risposi io, sorpreso.
Perché solo io e Rukia avevamo dimenticato? Eppure dopo la sua scomparsa tutti gli altri se ne erano dimenticati... Come mai Urahara, Yoruichi e anche Toushirou la ricordavano?
«Qualcuno sta tramando qualcosa» dissi dopo qualche istante di riflessione.
Rukia mi rimase a guardare, in attesa. Io le raccontai i miei pensieri.
Una volta che ebbi finito commentò: «Una cosa è certa: quel qualcuno è in gamba. Ricordi il Capitano Ukitake quel giorno che era venuto ad assegnarmi la missione?» e mi raccontò di come in realtà, secondo il nonnino a capo degli Shinigami, quell'Ukitake fosse un falso e di come Renji fosse venuto a salvarla.
«Beh...» mi grattai la nuca, perplesso «C'è una cosa che non mi spiego. Come ho fatto a vederti e tu a reagire alla mia voce se quell'evento è successo diverse ore fa da te e poco più di mezz'ora fa da me?».
«Questo» disse Rukia, guardando per terra «Non so spiegartelo. Però so una cosa» tornò a guardarmi negli occhi «Se quell'Hollow aveva un cerchio con dei segni che ricordavano un orologio, può significare solo che ha un qualche potere speciale che gli permette di controllare il tempo, o di alterarlo, di renderlo più veloce o più lento in un altro mondo, insomma. Gli Hollow non si tatuano per moda come voi umani».
«Ehi» un altro Cancello Senkai si aprì e ne uscì un ragazzo della mia altezza, capelli rossi legati che si andavano ad allargare dietro, dei segni neri tatuati sulla faccia che scendevano fino al collo e oltre, ma il kimono nero da Shinigami non permetteva di vedere fin dove arrivavano. Sulla fronte aveva una fascia bianca, mentre alla vita portava la sua Zanpakutou, Zabimaru. Quell'uomo era Abarai Renji, il Vice-Capitano della Sesta Brigata, ed un mio ex-rivale.
«Qualcosa contro i tatuaggi?» chiese con la sua solita aria da persona che vuole apparire figa.
«Renji» disse Rukia «Ti sei perso per strada?».
«No, mi sono dovuto subire le prediche del vecchio per non averti riportata subito alla Soul Society» sbuffò lui.
«Ehi, Renji» salutai io.
«Ichigo» ghignò Renji «Vedo che ti sei rammollito. Piangi vedendo un nastro per i capelli».
Renji mi provocava sempre, ma nonostante tutto eravamo amici. Tuttavia non potetti fare a meno di rispondergli «Tu, bastardo, ripetilo se hai il coraggio! Vuoi fare a botte?!».
«Proprio quello che stavo aspettando!» rispose lui, alzandosi le maniche e continuando a ghignare.
«Piantatela, voi due!» ci fermò Rukia alzando la voce «Non è il momento di bisticciare. Andiamo da Urahara, forza. Renji, Ichigo ti spiegherà tutto durante il viaggio».
«Rukia» disse Renji «Non sei ancora passata da Inoue a farti curare, vero?».
Rukia scosse la testa.
«Dannazione» sospirò lui «E ti sei fatta tutta questa strada a piedi?».
«Ehi, potevi dirmelo prima che avevi delle ferite» dissi io «Passiamo a prendere anche Inoue, Chad e Ishida, comunque. Sento che avremo bisogno di quanto più aiuto possibile».
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